Prolegomeni per la definizione del profilo del dirigente delle Istituzioni scolastiche

Prolegomeni per la definizione del profilo del dirigente delle Istituzioni scolastiche

di Francesco G. Nuzzaci

Per un insegnante creativo

Per un insegnante creativo

di Maurizio Tiriticco

 

Benendetto Vertecchi conclude il suo “La professione degli insegnanti, n. 4. Fra creatività e adempimenti” con questa parole: “Tra i tormentoni che continuano a riproporsi nel dibattito sulla scuola c’è l’insistenza sulla formazione degli insegnanti. Ma di quali insegnanti? Di quelli che saranno impegnati in un lavoro proceduralizzato o di quelli che dall’analisi degli elementi di processo e di contesto saranno in grado di manifestare la loro capacità di rivolvere problemi? Nei casi migliori (degli altri è meglio non parlare), i percorsi ora previsti per l’accesso all’insegnamento appaiono funzionali a un impegno professionale proceduralizzato. Ed è proprio l’angustia temporale che si collega a pratiche composte da un certo numero di adempimenti discreti a destare le maggiori perplessità”.

In altre parole, siamo per un insegnante convergente e riproduttivo o per un insegnante divergente e creativo? Ovviamente per il secondo, soprattutto perché la società di oggi non vuole “sudditi obbedienti”, ma “cittadini creativi”! A questo punto si pone, però, una domanda: la nostra scuola su quali modelli organizzativi funziona? A mio vedere, su quelli di sempre, sia del Regno d’Italia (legge Casati et al.) sia della scuola fascista (riforma Bottai). Non dico che, con la Repubblica, non ci siano state riforme importanti, in primo luogo l’obbligo di istruzione, prima ottonnale (L. 1859/1962), poi decennale (L. 296/2006 e dm 139/2007), ma l’assetto organizzativo, che scherzosamente ho sempre chiamato delle “tre C”, Classe, Cattedra e Campanella, è quello di sempre! E allora, non dovremmo cominciare a pensare… o meglio, a ripensare, se non a rimuovere, in primo luogo, quelle tre C?

La Ministra Fedeli che, dopo le mie prime perplessità, sta dimostrando di essere uno dei migliori ministri PI del terzo millennio, un pensierino al proposito potrebbe e dovrebbe farlo! E che vada oltre la 107, una legge scritta da ignoti, che non innova, ma complica! In effetti, un insegnante creativo non può essere espresso da una scuola la cui organizzazione non è funzionale a un “comportamento insegnante” riproduttivo e creativo. Le eccezioni, ovviamente, ci sono, ma si contano sulla punta delle dita. Mi piace ricordare il Majorana, di Brindidi, il Pacioli di Crema, il Fermi di Mantova, il Volta di Perugia, il Savoia Benincasa di Ancona, il Marco Polo di Bari. Ed altri che non conosco! In questi istituti dirigenti e docenti hanno sconvolto la didattica tradizionale! E vi sono insegnanti che… non insegnano, ma…stimolano apprendimenti! E si tratta di realtà attuate anche a norma vigente! Quindi – 107 sì o no – certe iniziative è possibile avviarle e portarle a compimento. Sono le innovazioni intelligenti a proporre insegnamenti innovativi.

Lo spazio per innovare, quindi esiste, anche se non v’è innovazione che non imponga dei costi, e tra i costi sarebbe proprio il caso di rivedere l’assetto salariale di dirigenti e insegnanti. I prodotti di qualità costano! Ed è un principio che non vale solo per un paio di scarpe!

La conoscenza strategica dei “BIOFOTONI”

La conoscenza strategica dei “BIOFOTONI” nel rinnovo delle conoscenze contemporanee.

Di Paolo Manzelli , Presidente di EGOCREANET egocreanet2016@gmail.com

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EGOCREANET ONG-c/o Incubatore “Universita’ ed Impresa” della Universita’ di Firenze, sviluppa una Iniziativa di trasferimento ed innovazione delle conoscenze su “BIOFOTONI ed ENERGIA per la VITA “, proponendosi di trasferire in modo transdisciplinare la ricerca sui “biofotoni, < quanti di luce UV e Visibile) il cui irraggiamento distingue tutte le forme viventi da quelle inorganiche ovvero inanimate. (1) –

 

I “biofotoni” sono sperimentalmente una certezza ben nota fin dal 1923 , ma che ancora oggi la maggiorparte degli scienziati e della gente non è pronta a riconoscere perche’ vive in un quadro di idee riduzioniste ” meccaniche – lineari nel tempo” che ormai storicizzate non fanno capire la realta’ e le prospettive di evoluzione della conoscenza contemporanea.

 

Di fatto molte prassi considerate “non scientifiche” mettono in evidenza le cosi dette “Energie Sottili” ( nominate a volte : prana, chi, campi morfogenetici , reiki extrasensoriali , … ecc).. ma la scienza le disconosce in quanto sono alla base della omopatia e della pranoterapia e della naturopatia ed altro … cio’ perche’ non seguono i canoni di sperimentazione e concezione meccanica o quantomeccanica della scienza .

Queste prassi di cura e prevenzione del benessere, oggi in ascesa di consenso popolare, spesso si rifanno alla antica medicina alchemica cinese, … ma la scienza moderna e si ostina molto spesso a chiamarle “Bufale” .

 

A nostro avviso ci sono nuovi modi dettati dalla ” fisica quantistica del Biofotoni ” capaci di superare questa illogica incompatibilita’ tra conoscenze diverse , molto utili sia in agricoltura che in medicina cosi come in altri settori, proprio al fine realizzare una piu’ profonda concezione di ” cosa è la vita” e quindi il benessere e la salute di ogni essere vivente.

 

Per avvalorare in termini scientifici nuove ed originali modalita’ di comprendere i biofotoni e il loro impatto sulla salute ed il benessere , in vero purtroppo rischiamo di non essere compresi da nessuno che preferisca la tradizione e non il cambiamento.

 

Pero la nostra estesa azione di innovazione delle conoscenze potra’ sviluppata sui mass media in internet e quindi potra’ trovare una nuova razionalita’ organizzata il modo da unificare la comprensione ed i linguaggi di interpretazione quantistica dei “Biofotoni” per favorire la emergenza di un <nuovo bio-vitalismo della scienza>.

 

Brevi Riflessioni sulla Diluizione e Dinamizazione dei Prodotti Omeopatici. (2), (3)

 

La diluizione è una delle due fasi importanti del processo di preparazione dei rimedi omeopatici;consiste nel ridurre in dosi infinitesimali  con successive diluizioni e dinamizzazioni il principio terapeutico secondo la Legge di similitudine “simile scioglie simile”  . Questo principio curativo comprensivo della dinamizzazione ( questa consiste in un’azione successiva di forte agitazione e percussione tra 20 e 100 volte del flacone in cui è contenuto la diluizione omeopatica ), è noto fin da le origini della medicina di Ippocrate di Cos il padre della medicina , ma per i ricercatori del campo medico-scientifico ad alto livello di specializzazione, tale principio corrisponde ad una antiquata assurdita’, mentre per un medico omeopata è una prassi olistica della medicina olistica di cui spesso non conosce  interpretazioni scientifiche scientificamente documentate.

Pertanto attualmente diviene necessario affrontare la questione che suddivide la medicina contemporanea in modo da evitare di cadere nelle posizioni opposte, che ormai suonano solo come il segno di una scarsa informazione delle possibilta’ di rinnovata interpretazione della moderna scienza quantistica, la quale ha  in vero efficaci probabilita’ di evitare i contrasti emergenti da un deciso antagonismo nella difesa di due divergenti sistemi di pensiero olistico e analitico.

Supponiamo di diluire 1.0 Gr. di un principio omeopatico (PO) solubile in 100.ml di  acqua, poi separiamo 1.0 cc di questa soluzione dinamizzata e diluiamoli in altri 100ml di acqua . Ripetendo 4 volte la diluizione// dinamizzazione otterremo una soluzione contenente 0.000000001 gr di (PO) . La sostanza (PO) a tale diluizione inizia ad appartenere alla “Nano-dimensione” dove la moderna scienza quantistica e’ capace di ridefinire il cambiamento di proprieta di ogni sostanza nella quale le proprieta’ di superficie sopravanzano le proprieta’ di insieme . Diluendo una quinta volta un cc di soluzione omeopatica  in altri 100 ml di H2O , la successiva concentrazione di PO è di 0.00000000001 gr.  Questa volta abbiamo raggiunte mediamente le dimensioni non piu molecolari ma quelle “atomiche” del soluto che indubitabilmente hanno capacita di elevata affinita’ catalitiche di reazione che vanno fortemente ad interagire con le molecole di acqua della soluzione modificandone la struttura geometrica dei cluster PO-H20 ed incrementandone straordinarie proprieta’ ad attivazione biologica dell’ acqua.

In seguito agli studi di Emilio Del Giudice e Giuliano Preparata sulla base di una visione olistica della teoria quantistica dei campi (biofields- la quale si propone di interpretare la realta’ quanto-biologica nel suo insieme), si capisce pertanto come l’ acqua sia la “matrice della vita”, cio’ in quanto : i legami a ponte di Idrogeno tra le molecole i cluster di acqua ,contenenti principi attivi biologici  diventano coerenti cioe’ presentano un comportamento non piu individuale ma quello di un gruppo “sincronizzato” . (4)

Infatti la frazione di PO-H2O  è organizzata in complesse strutture (CLUSTER DINAMICI o BIOFIELDS -QUANTICI) in grado di interagire anche con segnali elettromagnetici estremamente deboli, come sono i Biofotoni . Pertanto l’ acqua-coerente dei cluster omeopatici PO-H2O costituisce il mezzo di supporto per la trasmissione a distanza della informazione elettromagnetica dei Biofotoni, che diviene pertanto capace di ri-armonizzare o modulare varie funzioni biologiche per eliminare la causa del male o del malessere psicofisico.  Inoltre  possiamo considerare che i bio-fields PO-H3O nelle successive diluizioni possono essere decomposti e quindi simultaneamente  trasferire anche alcune particelle quantiche (fotoni ,elettroni) , rendendoli disponibili per attivare varie  reazioni bio-chimiche capaci di favorire una ottimizzazione metabolica dei sistemi viventi.

Questo“escursus” basato su un concezione quantistica innovativa, individua ed esemplifica la sostanziale ipotesi di Egocreanet che è alla base della nuovo sviluppo del “biovitalismo- contemporaneo”  orientato a favorire la costruzione di strategie concettualmente innovative piu adeguate ed efficaci per innovare la futura ricerca e sviluppo nella scienza e nell’ arte per addivenire alla descrizione di una nuova realta’ post-industriale sociale ed economica attualmente in via di attuazione.  (5)

è  Ringrazio tutti quanti vorranno attivarsi come collaboratori di questa iniziativa di innovazione culturale e scientifica che si concludera’ in occasione  del Convegno del 28 Settembre 2017 a Firenze presso la prestigiosa Accademia dei Georgofili .

Un cordiale saluto Paolo Manzelli

 

BIBLIO ON LINE :

(1)   – http://www.caosmanagement.it/528-biofotoni-ed-energia-per-la-vita;

(2)- http://rimediomeopatici.com/approfondimenti/rimedi-omeopatici-origine/

(3)- http://rimediomeopatici.com/approfondimenti/diluizioni/

(4) –http://porto.polito.it/2597557/1/TESI_PART3_V2.pdf,

… (5)- http://www.scienzaeconoscenza.it/blog/scienza_e_fisica_quantistica/il-crollo-del-vecchio-paradigma-meccanico-della-scienza

Happy Hand in Tour riparte da Forlì

Sono giorni di vigilia per l’avvio della nuova stagione di Happy Hand in Tour, il ciclo di eventi che al suo esordio, tra il 2015 e il 2016, ha ottenuto grande successo in tanti Centri Commerciali IGD di tutta Italia, trasmettendo una nuova cultura sulla disabilità, tramite lo sport e l’espressione creativo-artistica, sempre per volontà della Società IGD (Immobiliare Grande Distribuzione), della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), oltreché dell’Associazione WTKG (Willy the King Group) e – da quest’anno – di due nuovi importanti partner, quali il CSI (Centro Sportivo Italiano) e l’UISP (Unione Italiana Sport per Tutti).

Il nuovo “giro d’Italia” di Happy Hand in Tour, che consentirà ancora una volta di avvicinare moltissime persone, incomincerà dunque sabato 10 e domenica 11 giugno a Forlì, presso il Centro Commerciale Punta di Ferro (Piazzale della Cooperazione, 2), con una serie di proposte aperte a tutti, all’insegna dello sport, del divertimento e della conoscenza di alcune belle realtà.

Basti pensare, ad esempio, alla vicenda di Lorenzo Major, rispetto al quale in molti si chiesero negli anni scorsi: “Come può un paraplegico arrampicarsi su una parete?”. Ebbene, può, eccome, se è vero che Lorenzo, quarantaseienne con paraplegia, è diventato campione del mondo di paraclimbing, ovvero di arrampicata sportiva, tramite la forza delle sole braccia.

Nella mattinata di sabato 10 (ore 11), Major racconterà a Forlì la propria storia ai presenti, anche tramite materiale video.

Altra disciplina che la farà da protagonista nel corso delle due giornate sarà quella del basket in carrozzina, che sia sabato 10(ore 17) che domenica 11 (ore 12 e 17) prevede l’esibizione degli atleti del Wheelchair Basket Forlì, associato all’UISP, insieme ad altri paracestisti afferenti all’Unione Italiana Sport per Tutti.

Sempre dall’UISP di Forlì-Cesena, inoltre, arriveranno anche, sia sabato che domenica (ore 11 e 18), le proposte di alcuni laboratori motòri e dell’interessante iniziativa denominata Un chilometro in salute, progetto basato su gruppi di “camminatori veloci” o di “corridori lenti”, che punta a mettere a disposizione delle persone sedentarie l’attività fisica più adatta per la propria salute. A tale evento è prevista per il sabato mattina anche la partecipazione dell’ANFFAS locale (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), con un gruppo di giovani con disabilità intellettiva e/o relazionale.

Il tutto in una cornice curata da Okay Animazione, Società che ormai da molti anni offre soluzioni di intrattenimento, organizzando eventi e animazione commerciale.

A rappresentare infine la FISH saranno Aristide Savelli della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) e Angelo Dall’Ara.

Vale senz’altro la pena, a questo punto, ricordare rapidamente le cifre della prima stagione di Happy Handy in Tour: in dodici mesi, sono state ben 154 le iniziative in 11 Regioni italiane, con il coinvolgimento di 500 volontari, 200 tra associazioni e gruppi sportivi, culturali e musicali e migliaia di persone ad incuriosirsi e ad appassionarsi. Un grande successo popolare, che ha colto appieno il messaggio culturale basato innanzitutto sul principio che la disabilità non è dipendenza, né malattia, ma un fatto strettamente connesso all’ambiente, alla cultura e ai pregiudizi.

Questo è stato possibile, come detto, innanzitutto grazie alla Società Immobiliare Grande Distribuzione (IGD), uno dei principali player in Italia nel settore immobiliare della grande distribuzione organizzata, con quotazione in borsa, che sviluppa e gestisce Centri Commerciali su tutto il territorio nazionale. E al fianco di IGD la FISH, Federazione che raggruppa decine di Associazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie, il CIP (Comitato Italiano Paralimpico), e l’Associazione WTKG (Willy the King Group), fondata da William “Willy” Boselli, persona con tetraplegia, vero e proprio “veterano” di questo tipo di eventi. Ma anche due nuovi partner come il CSI (Centro Sportivo Italiano) e l’UISP (Unione Italiana Sport per Tutti), vale a dire le due Associazioni che maggiormente favoriscono la promozione dell’attività sportiva in Italia.

SE A PROTESTARE SONO I PRESIDI

da Scuolanapoletana

SE A PROTESTARE SONO I PRESIDI

di Franco Buccino

 

Nel complicato mondo della scuola questa volta a protestare sono i presidi, o meglio i dirigenti scolastici (ds). Sono circa 8000 in Italia. Ma divisi in una moltitudine di sigle: sindacati confederali, autonomi e di ultima generazione (quelli dei ricorsi), associazioni, unioni e conferenze. Divisi anche sulle forme di protesta da adottare: dal sit-in alla direzione regionale mettendosi in ferie, allo sciopero della fame e della sete. Comunque un denominatore comune esiste in questa iniziativa: la mancata perequazione economica con le altre dirigenze pubbliche e i carichi di lavoro divenuti insostenibili. Su tutto il resto i punti di vista sono i più disparati nella categoria, come del resto al di fuori di essa.

Nella qualifica “dirigente scolastico”, scolastico doveva essere un valore aggiunto e invece ne è diventato l’insuperabile limite. Lo Stato fa con i presidi quello che fa con i docenti, amministrativi e tecnici della scuola: li paga poco ma è molto accomodante su prestazioni, valutazione, mobilità, orari; non è interessato, al di là dei costi, a reclutamento, formazione, aggiornamento. Contro ogni idea di dirigenza, i dirigenti scolastici possono continuare a chiedere annualmente il trasferimento, la loro retribuzione tiene in poco conto la complessità della scuola, in nessun conto i risultati raggiunti dal singolo. Nelle settimane scorse è sembrata a tutti una grande vittoria il rinvio al prossimo anno dell’effetto della valutazione del ds sulla retribuzione di risultato!

L’attribuzione della dirigenza ai presidi ha avuto una indubbia efficacia all’interno della scuola, fornendo la possibilità all’Amministrazione scolastica di riversare su di essi ogni tipo di responsabilità, ma dando loro anche, in qualche misura, più autorità e potere. Compreso quello di scegliersi i collaboratori, che non sono certo le figure intermedie che pure dovrebbero esserci, selezionate per competenze ed esperienza, a condividere compiti e responsabilità in un’organizzazione complessa. Da un punto di vista politico il ds ondeggia paurosamente tra rappresentante dell’amministrazione scolastica e rappresentante della scuola autonoma. Da una parte subisce il fascino del potere centrale, più forte, dall’altro vive, per la sua origine, la centralità della didattica e tutte le problematiche della scuola e dei suoi abitanti. Un’esperienza esemplare ha fatto e sta facendo con la “buona scuola”: dall’altare alla polvere, da ipotetico detentore di un potere quasi assoluto a un più realistico gestore di accordi e direttive.

Dovrebbe riflettere bene, il ds, sul fatto che, al di là dei comportamenti discutibili tenuti dai sindacati di categoria, di sicuro non è stato sconfitto dalle altre componenti della scuola. Anzi sul fatto che non è uno sconfitto, ma una vittima. Sconfitta in tutti questi anni, gli stessi da quando lui è dirigente, è la scuola autonoma. Quella che non c’è. Quella con un’autonomia seria, didattica, organizzativa e finanziaria. Una scuola che, seguendo indicazioni generali nazionali, sa individuare i bisogni formativi del territorio, fa le sue scelte di didattica e di personale, e risponde dei risultati. Questa è la scuola in cui si doveva e si deve incardinare la dirigenza scolastica, questa è la scuola nella quale il dirigente scolastico deve esercitare la sua funzione, la sua autorità, la sua capacità di coordinare e coinvolgere. Insieme alla sua scuola egli sarà pronto ad essere valutato e a pagare il prezzo più alto in caso di insuccesso. Ma per questa funzione nella scuola dell’autonomia egli ha diritto a rivendicare, con il sostegno di tutte le componenti, la retribuzione da dirigente, da dirigente scolastico.

Al via la prossima settima gli esami di terza media

da La Stampa

Al via la prossima settima gli esami di terza media

La prima prova per gli adolescenti, una “minimaturità”

Gli esami di Terza Media, qualcuno li chiama anche esami di “minimaturità”, sono alle porte e gli studenti, giovanissimi, sono preoccupati o impauriti tanto quanto i maturandi. Si tratta della prima grande prova che un adolescente si trova ad affrontare.

 Certo un poco di sana paura va bene, ma non troppa, dato che sono i professori che hanno seguito i ragazzi tutto l’anno a giudicarli e solo il presidente sarà esterno.

Ma come funziona? Intanto le date sono diverse da istituto a istituto, la decisione è autonoma e orientativamente, fanno sapere da Skuola.net, gli esami cominceranno nella settimana del 12 giugno, considerando che le lezioni terminano nella settimana tra il 5 ed il 10 giugno. L’unica data certa per i ragazzi di terza media è quella della prova Invalsi, il 15 giugno, uguale per tutti. Quindi le prove scritte di italiano, matematica e lingua straniera dovranno svolgersi prima del 15 giugno. Da evidenziare che gli istituti decideranno autonomamente il contenuto delle tre prove scritte, ma non della Prova Invalsi che, invece, è a portata nazionale. Inoltre dal prossimo anno l’esame di terza media verrà modificato e l’Invalsi non sarà più prova d’esame.

In primis è necessario essere ammessi all’esame di terza media e questo si raggiunge con una votazione di almeno 6 decimi in tutte le materie e compresa la condotta.

La prima prova è il tema di italiano con la quale lo studente deve dimostrare la sua capacità di pensiero, di espressione e l’uso corretto e appropriato della lingua italiana. Lo studente si troverà a dover scegliere una di tre tracce: il testo introspettivo, solitamente scritto in forma di pagina di diario o di lettera, è la tipologia che va per la maggiore; testo argomentativo, che ruota su argomenti di attualità, o il tema libero. Ci sono a disposizione quattro ore di tempo per completare la prova.

La seconda prova scritta è quella sulla principale lingua straniera studiata e la durata dell’esame è di tre ore.

Terza ed ultima prova scritta è quella di matematica che sarà redatta dagli stessi professori, quindi diversa da scuola a scuola. La struttura di base, comunque, è generalmente sempre la stessa, quattro quesiti in genere ripartiti su geometria solida, fisica o scienze o tecnologia, algebra, geometria analitica o probabilità e statistica. Il tempo a disposizione è di tre ore.

E infine l’ultima grande prova: l’esame orale con la discussione di una tesina o di una mappa concettuale, l’argomento delle quali è a piacere. La durata? Non oltre i 15 minuti se si è preparati, altrimenti anche più di 30 minuti.

Conto alla rovescia per la maturità 2017: online i nomi dei commissari

da Il Sole 24 Ore

Conto alla rovescia per la maturità 2017: online i nomi dei commissari

di Claudio Tucci

Il ministero dell’Istruzione ha pubblicato sul sito www.istruzione.it le commissioni della Maturità 2017. L’elenco completo dei commissari è stato fornito anche alle segreterie delle scuole.

I numeri della maturità 2017
Quest’anno saranno 12.691 le commissioni d’esame per 25.256 classi coinvolte. Ad ieri (gli scrutini si concluderanno nei prossimi giorni) sono 505.686 i candidati ammessi alle prove, di cui 489.168 interni e 16.518 esterni.

La prima prova scritta, italiano, si terrà mercoledì 21 giugno 2017, a partire dalle ore 08.30. La seconda prova scritta è in calendario giovedì 22 giugno 2017.

«Nei prossimi giorni – ha detto la ministra Valeria Fedeli –, nell’ambito della campagna di comunicazione che abbiamo voluto dedicare agli studenti, pubblicheremo consigli video su come prepararsi e su come affrontare le prove. Abbiamo coinvolto personalità di spicco che sapranno parlare con semplicità alle ragazze e ai ragazzi, mettendo la propria esperienza a disposizione di chi deve sostenere l’esame»..

Disco verde il 21 con il tema d’italiano

da Il Sole 24 Ore

Disco verde il 21 con il tema d’italiano

di Laura Virli

L’esame di Stato per gli studenti dell’ultimo anno del ciclo di studi delle scuole superiori di secondo grado ha un calendario preciso, vediamolo nel dettaglio. Si partirà dalle tre prove scritte, a ognuna delle quali la commissione assegna un massimo di 15 punti per un totale complessivo di 45 punti.
La prima prova
La prima prova punta ad accertare la padronanza della lingua italiana o della lingua nella quale si svolge l’insegnamento, nonché le capacità espressive, logico-linguistiche e critiche del candidato, consentendo la libera espressione della personale creatività.
Essa consiste nella produzione di uno scritto scelto dal candidato tra più proposte di varie tipologie, ivi comprese le tipologie tradizionali, individuate annualmente dal Ministero dell’Istruzione. Sei le ore a disposizione per lo svolgimento.
La seconda prova
Il secondo appuntamento serve a verificare le conoscenze specifiche del candidato, ha per oggetto una delle materie caratterizzanti il corso di studio per le quali l’ordinamento vigente o le disposizioni relative alle sperimentazioni prevedono verifiche scritte, grafiche o scrittografiche.
Qualora la materia oggetto di seconda prova scritta sia la lingua straniera e il corso di studi seguito dalla classe interessata preveda più di una lingua, la scelta è demandata al candidato.
La durata della prova è variabile a seconda dell’indirizzo di studi (di norma da sei a otto ore). In alcune scuole (come i licei artistici) può articolarsi anche in più giorni.
La terza prova
La terza e ultima tappa delle prove scritte è a carattere pluridisciplinare, è intesa ad accertare le capacità del candidato di utilizzare ed integrare conoscenze e competenze relative alle materie dell’ultimo anno di corso.
La prova consiste nella trattazione sintetica di argomenti, nella risposta a quesiti singoli o multipli, ovvero nella soluzione di problemi o di casi pratici e professionali o nello sviluppo di progetti. Le materie oggetto della terza prova scritta possono essere 5 ma non meno di 4.
La prova è strutturata in modo da consentire anche l’accertamento della conoscenza delle lingue straniere se comprese nel piano di studi dell’ultimo anno. La durata della terza prova è definita dalla commissione.

Ammissione senza novità: ci vuole la media del 6 in tutte le discipline

da Il Sole 24 Ore

Ammissione senza novità: ci vuole la media del 6 in tutte le discipline

di Alessandra Silvestri

Nessuna novità circa i criteri di ammissione all’esame di Stato: ancora per quest’anno bisognerà avere la media del sei in tutte le discipline, compreso il comportamento, pena non ammissione agli esami di Stato.
Ammissione
L’Om 257 del 4 maggio 2017 conferma: per essere ammessi agli esami di Stato 2016/17 occorre la media del sei in ciascuna disciplina, compreso il comportamento. Tale disposizione è valida per tutti gli alunni delle scuole statali e non statali compresi gli alunni stranieri privi del permesso di soggiorno e gli alunni delle scuole statali dei percorsi degli adulti di secondo livello. Dal prossimo anno, invece, per poter avere accesso all’esame, non sarà più necessario avere la piena sufficienza in ogni disciplina, ma basterà avere la media del sei calcolata su tutte le materie, compreso il comportamento.
Validità dell’anno scolastico
Via libera a tutti quegli alunni che abbiano frequentato almeno tre quarti del monte ore personalizzato, mentre coloro che avranno riportato un numero di assenze superiore a quello consentito non potranno essere scrutinati a meno che non ricadano nei casi previsti dalle eventuali deroghe stabilite dal collegio dei docenti. Tali deroghe riguardano «..assenze documentate e continuative che non pregiudichino, a giudizio del consiglio di classe la possibilità di procedere alla valutazione degli alunni interessati» (articolo 14 comma 7, Dpr 122/2009).
Le Regioni colpite dal sisma
Le disposizioni relative alla frequenza minima non si applicano Regioni colpite dal sisma , dove la valutazione degli studenti avverrà in base ai programmi effettivamente svolti.
Esito della valutazione
L’ammissione/non ammissione agli esami di Stato può avvenire all’unanimità o a maggioranza, in caso di parità prevale il voto del presidente. L’esito dello scrutinio è reso noto con l’affissione all’albo d’istituto e se positivo riporta il voto in ciascuna disciplina, il credito scolastico dell’ultima classe e il credito complessivo maturato negli ultimi tre anni seguiti dalla dicitura “Ammesso”. Se l’esito è negativo nessun punteggio è pubblicato ma si riporta soltanto la dicitura “Non ammesso”.
Quanto incide il credito sul voto dell’esame
Ogni alunno ammesso all’esame di Stato è accompagnato dal credito scolastico maturato nell’arco del triennio. Tale punteggio è dato dalla somma dei crediti degli ultimi tre anni e concorre al voto finale. La determinazione del credito è effettuata sulla base di una tabella che tiene conto della media dei voti riportati. A quest’ultima corrispondono un minimo e un massimo di crediti attribuibili (ad esempio, ad uno studente di quinta che abbia la media del 6,4 possono essere attribuiti 5 o 6 crediti). Il consiglio, in tal caso, decide in base ai criteri stabiliti dal collegio dei docenti. Questi, generalmente, tengono conto anche dei crediti formativi maturati dallo studente in ambito extra scolastico. Il credito massimo è pari a 25 punti.

Le nuove regole? A decorrere dall’anno scolastico 2018/2019

da Il Sole 24 Ore

Le nuove regole? A decorrere dall’anno scolastico 2018/2019

di Cl. T.

Il ministero dell’Istruzione scrive ai presidi per ricordare che le nuove norme in materia di valutazione e svolgimento dell’esame di Stato, contenute nel decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62 (G.U. n. 112 del 16/5/2017 Suppl. Ordinario n. 23 – cfr. anche art. 15 D. Lgs n. 62/2017) entreranno in vigore dai prossimi anni.

Terza media
In particolare, le nuove modalità di valutazione e di ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, previste dal citato D. Lgs. n. 62/2017, si applicano a decorrere dall’anno scolastico 2017/2018. Pertanto nulla è innovato per l’anno scolastico in corso per l’effettuazione degli scrutini finali e per lo svolgimento dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione.

Scuole secondarie di secondo grado
In relazione alle modalità di attribuzione del credito scolastico nel corrente anno scolastico, si precisa che per tutte le attuali classi (comprese le terze) in sede di scrutinio finale si continuano ad applicare le tabelle allegate al DM n. 99 del 16 dicembre 2009. A decorrere dall’anno scolastico 2018/2019, data in cui andrà a regime tutto l’impianto correlato alla nuova disciplina degli esami di Stato, si applicheranno le tabelle di cui all’Allegato A al decreto legislativo n. 62/2017, operando le necessarie confluenze ivi previste.

Vaccini a scuola, ecco la bozza di decreto

da Il Sole 24 Ore

Vaccini a scuola, ecco la bozza di decreto

di Barbara Gobbi

Dodici vaccinazioni, da settembre, diventeranno obbligatorie e gratuite per tutti i bambini e ragazzi da zero a 16 anni. Le famiglie che non si adegueranno troveranno chiuse le porte di asili nido e materne, per cui l’obbligo vaccinale diventa requisito d’accesso. Mentre, a partire dalle scuole elementari, in caso di mancata osservanza dell’obbligo, genitori e tutori dovranno pagare multe tra 500 e 7.500 euro. Non solo: chi continuerà a ignorare il calendario vaccinale, sarà segnalato dall’azienda sanitaria locale alla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni «per gli eventuali adempimenti di competenza».

La bozza di decreto legge recante “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale” – varato dal Consiglio dei ministri il 19 maggio scorso, e che approderà con ogni probabilità solo il 7 giugno in Gazzetta ufficiale, dopo la firma del Presidente della Repubblica – ripercorre i contenuti annunciati nei giorni scorsi dal premier Paolo Gentiloni. Spetterà poi all’iter parlamentare – il testo che qui siamo in grado di anticipare dovrebbe essere incardinato lunedì 12 giugno dalla commissione Igiene e Sanità del Senato – entrare nei dettagli. Soprattutto delle modalità organizzative: ritardi e carenze in asl e regioni, ma anche i nuovi adempimenti per le scuole, imporranno un rodaggio attento e puntuale. Intanto, i tempi stringono per le 12 vaccinazioni su cui la ministra della salute Beatrice Lorenzin ha chiesto e ottenuto l’obbligatorietà a scuola: a) anti-poliomielitica; b) anti-difterica; c) anti-tetanica; d) anti-epatite B; e) anti-pertosse; f) anti Haemophilusinfluenzae tipo B; g) anti-meningococcica B; h) anti-meningococcica C; i) anti-morbillo; j) anti-rosolia; k) anti-parotite; l) anti-varicella

Il calendario si preannuncia serrato. Entro il 10 settembre, i dirigenti scolastici dovranno chiedere ai genitori la documentazione che comprovi le avvenute vaccinazioni, ovvero l’esonero – possibile solo in caso di accertato e certificato pericolo per la salute del bambino – l’omissione o il differimento delle vaccinazioni. Andranno certificati alla scuola anche gli appuntamenti già fissati con la asl, che dal canto suo dovrà garantire la vaccinazione entro la fine dell’anno scolastico.
Solo in caso di autocertificazione – ma su questo aspetto la bozza di decreto non è del tutto chiara – la documentazione che comprovi l’avvenuta vaccinazione potrà essere presentata, per il prossimo anno scolastico, entro il 10 marzo 2018. Una disposizione transitoria, pensata per dare una boccata d’ossigeno a famiglie e presidi.
A regime, trascorsi dieci giorni dal termine per la presentazione dei documenti, i presidi allerteranno la asl, che avvierà l’iter di sanzioni e segnalazioni. Evitabili, va sottolineato, dalle famiglie che si adegueranno tempestivamente all’obbligo. E spetterà sempre alle scuole inserire i minori non vaccinabili per motivi di salute, in classi a immunizzazione totale; sempre i presidi sono chiamati a indicare alle asl, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi in cui siano presenti più di due alunni non vaccinati.
Un meccanismo complesso, che andrà spiegato: dal 1° luglio al ministero della Salute sono infatti affidate «iniziative di comunicazione e informazione» sul decreto. Per la formazione ad hoc di docenti e alunni il provvedimento autorizza poi la spesa di 200mila euro nel 2017: andranno a supportare corsi su prevenzione sanitaria e vaccinazioni, che coinvolgeranno le associazioni di genitori. A partire dal 2018 queste iniziative saranno finanziate con la metà degli introiti frutto delle multe comminate alle famiglie inadempienti.

La scuola sopravvive grazie ai prof motivati

da Corriere della sera

La scuola sopravvive grazie ai prof motivati

di Dacia Maraini

«Cosa vorresti fare da grande?». «Il calciatore». «E tu»? chiedo a una bambina di una scuola di periferia: «Miss Italia». Spesso ricevo queste risposte dai ragazzi delle medie. Naturalmente ce ne sono tanti altri, già consapevoli e spesso, non a caso buoni lettori, che invece dicono di volere fare il giornalista, il medico, lo scienziato, il ricercatore. Ma il mito del successo e del guadagno facile è diffuso. Si ritiene che sapere dare un calcio al pallone sia già la garanzia di un futuro di popolarità, di esibizioni internazionali e di compensi favolosi. Ancora più adulatoria e fasulla l’illusione delle ragazze che sognano di vincere un concorso di bellezza che le introdurrà nel mondo del cinema e della pubblicità. Hanno imparato che il talento conta poco, lo studio, la disciplina, la competenza portano solo povertà e frustrazione. La bellezza invece può essere un buon strumento per ottenere qualcosa che il mercato offre con apparente facilità: soldi e successo, un binomio perverso e ingannevole. Ma chi mette loro in testa questi miti fasulli? I vari schermi che infestano la nostra vita: quel rettangolo magico in cui tutto sembra facile e alla portata di mano, in cui i corpi contano più dei pensieri e delle parole, in cui il feticcio del successo appare come un diamante alla portata di ogni mano appena un poco scaltra e lesta. Ma che ci sta a fare la scuola in questa propagazione di falsi miti? La mia impressione è che la Istituzione scuola si stia disgregando: incapace ormai di formare il bravo cittadino, impaurita dalle novità, si chiude in se stessa. Per fortuna esiste una fitta rete di insegnanti responsabili e generosi che credono nel carattere missionario del loro lavoro, dedicano le proprie energie a insegnare la consapevolezza e la responsabilità, qualità carenti nel nostro Paese. Per mia esperienza, lì dove gli insegnanti danno il buon esempio, mettendosi in dialogo con gli studenti, aiutandoli a diventare protagonisti dell’arte dell’apprendimento, i ragazzi rispondono più che bene. Mancando un progetto condiviso del futuro comune, in una scuola privata di prestigio e libertà, ogni insegnante è costretto ad andare per conto proprio, inventandosi la nuova scuola. Peccato che ce ne siano molti che, scoraggiati, si sono arresi e chiudono ogni comunicazione. Ma gli altri, quelli che resistono e si spendono con generosità, andrebbero ringraziati, perché è merito loro se la scuola ancora vive.

Contratto, corsa pre-elettorale

da ItaliaOggi

Contratto, corsa pre-elettorale

Il 14 giugno vertice Fedeli-sindacati. Obiettivo: direttiva prima dello scioglimento delle camere. Valutazione e bonus per il merito, due punti chiave

Alessandra Ricciardi

La corsa al voto è partita. E la ministra dell’istruzione, Valeria Fedeli, è decisa a utilizzare gli ultimi mesi, forse settimane, che restano prima dello scioglimento delle camere per portare a casa una partita che potrebbe essere decisiva anche in campagna elettorale, quella del rinnovo del contratto del comparto della conoscenza.

Il 14 giugno, la Fedeli, con il sottosegretario all’istruzione, Vito De Filippo, incontrerà i sindacati rappresentativi per un primo giro di tavolo in vista dell’atto di indirizzo che dovrà poi essere messo a punto con la collega della Funzione pubblica, Marianna Madia. «Siamo impegnati a fare presto e bene», è il commento di De Filippo.

La direttiva è annunciata per fine giugno, il governo dovrebbe dunque riuscire ad approvarla nella pienezza del suo mandato. Subito dopo partirebbe la trattativa tra i sindacati e Aran, l’agenzia governativa per la contrattazione nel pubblico impiego. Il che consentirebbe di mettere un punto fermo sull’apertura della stagione contrattuale, dopo otto anni di blocco, a dispetto del successivo, eventuale, scioglimento delle camere ma anche delle decisioni che saranno assunte in sede di definizione della legge di Bilancio.

Già, perché gli 85 euro di aumento medio mensile che il governo Renzi si impegnò lo scorso anno a dare all’intero pubblico impiego sono coperti solo in parte. Il rinvio del recupero di una quota degli aumenti alla fine dell’ultimo anno del periodo rinnovato, in questo caso il triennio 2016/2018, non sarebbe però ostativo alla firma dell’intesa, fanno rilevare fonti sindacali.

Sul tavolo del confronto, la Fedeli dovrà certamente fare i conti con la richiesta dei sindacati di rivedere alcune delle innovazioni della riforma della Buona scuola. A partire dalla valutazione dei docenti e il relativo bonus per il merito, che ad oggi è disciplinato dalla legge e che il fronte sindacale chiede sia riportato nell’alveo della contrattazione in quanto salario accessorio. A disposizione ci sono 200 milioni di euro. Altri se ne potrebbero aggiungere dall’eventuale recupero di risparmi dai vari capitoli di bilancio interni al ministero. La Fedeli nel frattempo ha chiesto alle strutture ministeriali di avere un report sull’utilizzo dello strumento anche dal punto di vista qualitativo nelle scuole.

C’è poi il capitolo dei dirigenti scolastici. Chiamati dalla Buona scuola ad essere i protagonisti della riforma, lamentano l’inadeguatezza del trattamento stipendiale rispetto ai colleghi della dirigenza pubblica e al contempo la costante crescita dei carichi di lavoro. Se da un lato infatti le leggi assegnano loro nuovi compiti, dalla ricerca del docente attraverso il sistema della chiamata per competenza alle segnalazioni alle Asl per gli studenti non in regola con le vaccinazioni, dall’altro sono numericamente sempre più in affanno.

Le reggenze, e dunque i casi in cui uno stesso preside è diviso su due scuole, sono ad oggi 1133, denuncia l’Anp, su 8mila istituti. Con medie che salgono in alcune realtà. In Friuli Venezia Giulia, per esempio, su 167 istituzioni scolastiche ci sono solo 124 presidi in servizio. Una situazione destinata a peggiorare con il prossimo settembre, quando andranno in pensione sull’intero territorio nazionale altri 450 dirigenti scolastici.

La dirigenza è tra i punti chiave della trattativa anche per i poteri e le responsabilità che essa esercita, attribuzione del bonus ma anche sanzioni disciplinari, e che i sindacati più attenti alle ragioni dei docenti e del personale Ata vorrebbero ridimensionare.

Il 14 si lancerà la palla in campo.

Niente diploma per tre ragazzi su dieci Destino deciso dagli esami delle medie

da ItaliaOggi

Niente diploma per tre ragazzi su dieci Destino deciso dagli esami delle medie

Rilevazione Miur: alle superiori si perdono 190 mila ragazzi

Emanuela Micucci

Dalla licenza media alla maturità si perdono quasi 190 mila studenti. Su 100 ragazzi che, dopo la III media, si è iscritto a un percorso del secondo ciclo, solo 67 arrivano a svolgere l’Esame di Stato nei tempi previsti: il 31,7% non arriva neppure in V superiore e l’1,3% non è ammesso all’esame di diploma. A rivelarlo è un approfondimento del Miur su quanto la formazione ricevuta durante il primo ciclo possa influire nelle regolarità degli studi superiori, elaborata nell’analisi degli esiti dell’esame di Stato e degli scrutini nella secondaria di I grado dello scorso anno scolastico 2015/2016. Dati che oggi il Miur pubblicherà online, insieme con i risultati della maturità e degli scrutini delle superiori.

L’Ufficio Statistica del ministero ha messo in relazione l’uscita dal primo ciclo dell’anno scolastico 2010/211, quando sostennero l’esame di III media circa 575mila candidati, con i risultati della maturità cinque anni dopo, nel 2015. «La regolarità negli studi è legata», spiega il Miur, «alle conoscenze acquisite durante i primi anni di scuola e la maggior parte di chi rimane indietro ha già mostrato carenze formative all’esame finale del primo ciclo: il 67% dei licenziati con il 6 non arriva a svolgere l’esame di maturità al termine dei cinque anni; si cumula, in questo caso, l’effetto dell’uscita dal sistema scolastico, anche a seguito del raggiungimento di una qualifica triennale, con quello del ritardo. Più regolare, è invece, il percorso di coloro che ottengono i risultati migliori».

È ammesso all’esame di Stato l’83% di chi ha conseguito alla licenza media 8, il 93,4% dei 9 e il 97,2% degli eccellenti da 10 con o senza lode. Mentre il 35,6% di chi si è licenziato con 7 non arriva alla maturità, così come un non meno significativo 15,9% di chi ha finito con 8. Non solo. Durante questo periodo circa il 4% dei candidati alla maturità arriva all’esame con una tipologia di percorso diverso da quello iniziato cinque anni prima: ben il 37% di questi è formato da ex liceali approdati all’istruzione tecnica, mentre 19% hanno lasciato la formazione tecnica per quella professionale.

Del resto, la prosecuzione degli studi dopo le medie è fortemente legata al livello di competenze acquisite, più che a un vero orientamento. Come confermano i licenziati dello scorso anno scolastico: il 20% di quelli che hanno avuto la sufficienza decide di accedere a un corso di formazione professionale regionale (verso sui si è indirizzato in generale il 7% dei licenziati) e procedere così verso una rapida entrata nel mondo del lavoro.

Per chi invece consegue valutazioni alte è naturale proseguire in un percorso scolastico che porti ad accrescere la propria preparazione anche in vista di un eventuale accesso agli studi universitari. Così, l’81% di chi ha concluso le medie con il 9 si iscrive al liceo come il 91% di chi ha conseguito 10 e il 94,5% dei 10 e lode. Uno studente su 3 dei licenziati con 8 si indirizza verso una formazione tecnica. Mentre chi si licenzia con 6 si orienta verso studi tecnico-professionali. Sebbene ci siano delle differenze territoriali, per cui nelle regioni del Nord-Est il settore tecnico per chi termina le medie con 9 e 10 è superiore rispetto alle altre regioni d’Italia, mentre al Centro si iscrive al liceo anche chi si è licenziato con 6.

Inoltre, se si considera l’esito del diploma, si ha che il 99% di chi arriva a sostenere l’esame di stato termina il proprio percorso scolastico con un successo e con un voto di diploma che, per la maggior parte dei casi, segue l’andamento di quello ottenuto all’esame conclusivo del primo ciclo. I risultati dell’Esame di Stato 2016 lasciano ben sperare i maturandi 2017. Infatti, è proseguito il trend positivo sia per gli studenti ammessi alla maturità, il 96% degli scrutinati, sia per i diplomati, il 99,5% degli esaminati. Ed è aumentata la percentuale sia dei lodabili sia diplomati con voto alto: i 100 passano dal 4,9% al 5,1% e le lodi dallo 09,% all’1,1%.

La maestra va in pensione con le quote pre Fornero

da ItaliaOggi

La maestra va in pensione con le quote pre Fornero

Ma solo se insegna nella scuola dell’infanzia e negli asili nido. fuori dalle agevolazioni la quota 96

Nicola Mondelli

È ancora possibile accedere alla pensione anticipata di anzianità utilizzando le quote previste dalla normativa previdenziale vigente prima dell’entrata in vigore della riforma Fornero (decreto legge 201/2011). Lo consentono le disposizioni di cui all’articolo 1, commi da 206 a 208, della legge 11 dicembre 2016 n. 232. Tale possibilità non è comunque estesa a tutti i lavoratori e, certamente, non a quel che resta degli oltre 4-5 mila docenti e Ata che hanno combattuto, e perso, la battaglia di «quota 96».

Il diritto al trattamento pensionistico anticipato è esercitabile, infatti, solo dai lavoratori addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo n. 67/2011 e all’allegato E in coda all’articolo 1, comma 199, lett. d) della predetta legge 232/2016, purché abbiano svolto una o più delle predette lavorazioni per un periodo di tempo pari ad almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa ovvero ad almeno la metà delle vita lavorativa complessiva e che, maturino nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2018, maturino i requisiti richiesti (quota 97,6 di cui almeno 35 anni di anzianità contributiva e una età anagrafica non inferiore 61 anni e sette mesi).

Tra il personale scolastico sono solo gli insegnanti della scuola dell’infanzia e gli educatori degli asili nido quelli che la legge fa rientrare tra i lavoratori addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti che possono esercitare il diritto al trattamento pensionistico anticipato. Una limitazione da molti (soprattutto insegnanti di scuola primaria) giudicata discriminatoria. Il numero di tale personale che potrebbe maturare i predetti requisiti anagrafici e contributivi nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2018 dovrebbe aggirarsi – a solo titolo indicativo – intorno alle 25.000 unità, di cui il 99% di sesso femminile.

I termini ordinari per la trasmissione della domanda di accesso al beneficio e relativa documentazione, fissati dalla legge n. 232 erano, il 1° marzo 2017 qualora il lavoratore perfezionava i requisiti entro il 31 dicembre 2017; il 1° maggio 2017, qualora la perfezione dei requisiti sarebbe avvenuta dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018.

La domanda di certificazione per il riconoscimento del beneficio e la relativa documentazione devono essere presentate alla competente struttura territoriale dell’Inps utilizzando la procedura telematica a disposizione dei cittadini o degli enti di patronato.

Con riferimento al personale della scuola (insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido) una recente circolare dell’Inps, la n. 90 del 24 maggio scorso, ha tuttavia precisato che nel caso in cui la domanda venga inoltrata oltre i suddetti termini di legge, e sempre che sia accertato il possesso dei requisiti, il trattamento pensionistico anticipato non potrà avere decorrenza inferiore al 1° settembre dell’anno successivo a quello di maturazione dei medesimi requisiti