Maturita’, arrivano regole ad hoc per studenti ricoverati e dislessici

Italia Oggi del 13-06-2017

Maturita’, arrivano regole ad hoc per studenti ricoverati e dislessici

Le indicazioni del dicastero dell’istruzione.
Maturità nelle corsie di un ospedale senza perdere l’anno scolastico. L’affrontano ogni anno circa dieci studenti, costretti a lunghi ricoveri in ospedale e ancora ricoverati durante la sessione dell’esame di Stato. Per loro il Miur ha disposto la possibilità di sostenere la maturità nella struttura che li ospita, se il medico decide che lo studente è fisicamente idoneo a sostenere la prova. È la commissione esaminatrice che raggiunge il maturando. Dovrebbe farlo anche fuori provincia o regione. Ma per abbattere i costi, già del 2013, è stata attivata la possibilità di svolgere l’esame in via telematica per le prove scritte e in video conferenza per il colloquio orale. Diverso, il caso di un ricovero ospedaliero improvviso, ad esempio in seguito a incidenti stradali lievi. In questi casi, non potendo partecipare all’esame scritto, ha la possibilità di svolgere le prove in una sessione speciale, suppletiva. Stessa cosa per l’orale: il Miur, in accordo con i direttori generali degli usr, organizzerà una sessione straordinaria. Dal ministero arriva poi un promemoria per le commissioni d’esame per i candidati con disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa). Nella circolare sugli adempimenti per la maturità 2017, il Miur ricorda che per dislessici, disgrafici, discalculici, sulla base del Piano didattico personalizzato e della documentazione disponibile la commissione predisporrà adeguate modalità di svolgimento delle prove scritte e orali. Per le prime i candidati Dsa potranno usare strumenti compensativi, come apparecchiature informatiche solo se già impiegati in corso d’anno o se funzionali allo svolgimento dell’esame senza inficiarne l’esito. Inoltre potranno usare dispositivi per l’ascolto dei testi della prova registrati in formati mp3 o, per maturandi che usano sintesi vocali, si potrà prevedere la trascrizione del testo in supporto informatico. Opportuno, infine, ribadisce il Miur, prevedere tempi più lunghi rispetto a quelli normali per lo svolgimento degli scritti e curare con particolare attenzione la predisposizione della terza prova, soprattutto per le competenze in lingua straniera. Se i candidati hanno seguito un percorso didattico differenziato, potranno sostenere prove differenziate. Se invece hanno avuto la sola dispensa dagli scritti di lingue straniere, se questa materia è oggetto della seconda prova scritta, la commissione sottoporrà lo studente a una prova orale sostitutiva dello scritto nello stesso giorno della seconda prova scritta. Stessa procedura per la terza prova scritta se prevede lingue straniere.

Specializzazioni mediche

Specializzazioni mediche, online il decreto
per l’accreditamento delle Scuole
Fedeli: “Avanti con nuove regole per una maggiore qualità del sistema”

Sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è disponibile il decreto con i nuovi parametri per l’accreditamento delle Scuole di Specializzazione in Medicina. Il decreto, funzionale per l’emanazione del prossimo bando per l’accesso alle Scuole, è stato predisposto sulla base degli standard, dei requisiti e degli indicatori di performance individuati dall’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, a seguito di ripetuti confronti con gli attori istituzionali coinvolti nel processo.
“Il provvedimento punta a innalzare ulteriormente il livello e la qualità della formazione medica specialistica – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli -. Abbiamo fatto una scelta precisa: andare avanti con le nuove regole per partire da subito con percorsi accreditati secondo criteri improntati ad una maggiore qualità e trasparenza. Sta andando avanti anche il percorso di modifica delle procedure concorsuali di ammissione alle Scuole, che vogliamo semplificare e rendere più coerenti anche con le aspettative delle giovani e dei giovani medici che sosterranno le prove di ammissione a ottobre. Stiamo lavorando per garantire un percorso di profonda innovazione e qualificazione”.

Il sistema di accreditamento
Le Scuole saranno valutate secondo parametri qualitativi più rigorosi. In particolare, insieme all’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) si procederà ad una verifica della qualità scientifica dei docenti, mentre l’AGENAS (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) individuerà gli indicatori di attività formativa e assistenziale utili per la valutazione delle performance delle strutture.
La procedura di accreditamento delle Scuole secondo i nuovi standard dovrà avvenire in tempo utile per l’emanazione del  prossimo bando di concorso per l’anno accademico 2016/2017, previsto per il mese di luglio. Per poter assegnare i contratti di formazione medica specialistica alle Università, il Miur dovrà disporre infatti del quadro aggiornato di tutte le Scuole di specializzazione. Tutte quelle oggi già esistenti dovranno sottoporsi alla procedura di accreditamento prevista nel decreto. La procedura sarà informatizzata.

Il nuovo concorso
È in corso la revisione del Regolamento sulle modalità di accesso alle Scuole di specializzazione. Il testo è stato trasmesso al Consiglio di Stato e punta ad un’ulteriore semplificazione delle procedure concorsuali in accoglimento delle istanze formulate dalle associazioni di categoria rappresentative dei medici. Tra le proposte di modifica, l’introduzione di una graduatoria ‘unica’ nazionale, la somministrazione a tutti i candidati di una prova unica con nuovi contenuti, la diminuzione del punteggio da attribuirsi ai titoli, il miglioramento della logistica del concorso attraverso la possibilità di aggregazione territoriale delle sedi per area geografica.

Scuole del Lazio: ancora ritardi nell’attivazione dei servizi

Superando.it del 13-06-2017

Scuole del Lazio: ancora ritardi nell’attivazione dei servizi

Apprezzamento viene espresso dalla FISH Lazio (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), per il percorso di condivisione che la Regione Lazio ha intrapreso con le organizzazioni rappresentative degli studenti con disabilità destinatari dei servizi per l’inclusione scolastica e tuttavia il timore è che si tratti di una collaborazione tardiva, tale da non consentire l’avvio di quegli stessi servizi all’inizio del prossimo scolastico, così come le risorse economiche non potranno rimanere le stesse degli anni precedenti.

ROMA. «Accogliamo con favore l’intento della Direzione Regionale per la Formazione e la Scuola di coinvolgere attivamente le organizzazioni rappresentative degli utenti, ma c’è il timore che si tratti di una collaborazione tardiva. Anche quest’anno, infatti, per le famiglie si prospettano tempistiche inadeguate a garantire l’attivazione dei servizi necessari all’inclusione degli studenti con disabilità a partire dal mese di settembre. È quindi indispensabile un maggiore sforzo da parte della Regione Lazio, per assicurare ai destinatari dei servizi e agli istituti scolastici tempi certi e adeguati per lo svolgimento di tutte le procedure richieste».
Così Daniele Stavolo, presidente della FISH Lazio (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), commenta l’esito dell’incontro avuto con Elisabetta Longo, responsabile della Direzione Regionale per la Formazione e la Scuola, durante il quale sono stati divulgati gli aggiornamenti sulle attività in corso per la programmazione degli interventi relativi ai servizi di assistenza specialistica per studenti con disabilità che frequentano le scuole superiori e le Linee di Indirizzo che verranno adottate per l’integrazione scolastica degli studenti con disabilità sensoriale, specificando che, limitatamente alla Città Metropolitana di Roma Capitale, i relativi dispositivi di attuazione verranno pubblicati entro il mese di giugno.

«In una Nota Regionale – viene sottolineato dalla FISH Lazio – si precisa che la modulistica già approvata e utilizzata per la precedente annualità resterà invariata al fine di agevolare l’accesso delle famiglie ai servizi di assistenza e che le modifiche apportate ai dispositivi per l’annualità 2017-2018 riguarderanno esclusivamente aspetti procedurali e volti alla semplificazione delle fasi di accesso, gestione e rendicontazione degli interventi, nonché ad agevolare i flussi dei pagamenti tra l’Amministrazione Regionale e le Istituzioni formative. In merito a tali interventi, si è reso noto che le risorse complessivamente destinate agli stessi rimarranno sostanzialmente invariate in termini di ammontare complessivo, mentre non è stata comunicata l’entità delle risorse riservata alle Province. In relazione infine al tema del servizio di trasporto scolastico per gli studenti con disabilità – altro argomento affrontato con la nostra Federazione, l’Amministrazione Regionale intende porsi come parte attiva per l’individuazione di soluzioni adeguate, anche attraverso un’apposita Conferenza di Servizi».

Apprezzamento, dunque, viene espresso dalla Federazione laziale, «per il percorso di condivisione che la Regione ha deciso di intraprendere con le organizzazioni rappresentative dei destinatari dei provvedimenti di organizzazione dei servizi per l’inclusione scolastica, come più volte da noi stessi sollecitato nel corso dell’anno appena terminato». E tuttavia, come sottolineato inizialmente dal presidente Stavolo, permane una serie di criticità, espresse durante il citato incontro, e ribadite in una nota inviata alla Direzione Regionale, assieme alle proposte di modifica e integrazione sulle bozze dei dispositivi in questione.
Nello specifico, esse sono rappresentate «dai tempi troppo brevi e probabilmente insufficienti per portare a termine le procedure previste affinché gli istituti scolastici siano in grado di attivare i servizi di assistenza necessari a partire dal primo giorno del prossimo anno scolastico, considerati anche i periodi estivi di inattività».
Un’ulteriore criticità rilevata dalla FISH Lazio riguarda poi «l’entità delle risorse economiche a disposizione per l’attivazione dei servizi, che non possono rimanere le stesse degli anni precedenti, poiché dovrebbero essere proporzionali all’eventuale aumento di certificazioni, ricordando che la Corte Costituzionale, con la Sentenza 275/16, ha ribadito l’inviolabilità del diritto allo studio degli alunni con disabilità per motivi legati a vincoli di bilancio». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa.lazio@fishonlus.it.

Ministro incontra Forum Associazioni Studenti e Genitori

“Rafforzare partecipazione giovani e famiglie alla vita della scuola. A dieci anni dall’emanazione rilanciamo Patto di corresponsabilità educativa”

“Rafforzare sempre di più la partecipazione delle studentesse, degli studenti e dei genitori alla vita della scuola, perché il nostro sistema di istruzione è responsabilità di tutte e tutti e abbiamo bisogno del contributo di chi la scuola la vive ogni giorno per migliorare e innalzare la qualità dell’offerta formativa dei nostri istituti. È questo l’obiettivo che, come comunità educante, ci siamo dati e che intendiamo perseguire in uno spirito di continua e proficua collaborazione con tutte le componenti della comunità scolastica”. Così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli che ha incontrato oggi al Miur il Forum Nazionale delle Associazioni Studentesche e il Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori, per fare un bilancio dell’anno scolastico che si sta concludendo e avviare un confronto sulle attività e sulla programmazione relative al prossimo.
“Protagonismo e condivisione – aggiunge la Ministra – devono essere i valori alla base di ogni azione messa in campo per la crescita delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. Per questo ritengo che sia necessario programmare nelle istituzioni di ogni ordine e grado interventi specifici di sensibilizzazione e di riflessione ampia sulla partecipazione”.
“Sono passati 10 anni – prosegue Fedeli – dall’emanazione del DPR 235/2007 che ha istituito il ‘Patto di corresponsabilità educativa scuola-famiglia’ e 21 da quella del DPR 567/96 che ha dato vita ai Forum delle associazioni studentesche e dei genitori: il prossimo 21 novembre organizzeremo una giornata dedicata a questi temi per rilanciare questo impegno, affinché il coinvolgimento delle giovani, dei giovani e delle famiglie non sia un mero adempimento burocratico, ma sostanza del nostro essere e fare scuola. Già dai prossimi giorni gli uffici del Miur saranno a lavoro con le rappresentanti e i rappresentanti dei Forum per elaborare proposte concrete di lavoro sinergico e collaborativo. Continuiamo a impegnarci insieme per migliorare il sistema e renderlo più in linea con le esigenze di futuro delle nuove generazioni”, conclude la Ministra.

È fuga dall’istruzione tecnica: in 10 anni -117mila iscritti

da Il Sole 24 Ore

È fuga dall’istruzione tecnica: in 10 anni -117mila iscritti

di Claudio Tucci

È fuga dall’istruzione tecnica: nell’ultimo decennio questo segmento della scuola superiore che sforna geometri, ragionieri e periti nei campi della meccanica, elettronica, trasporti, chimica, tessile, ha perso quasi 120mila studenti, 117.122 ragazzi per la precisione, toccando, nel 2016/2017, l’anno scolastico appena conclusosi, il minimo storico di appena 821.078 alunni (si pensi che a fine anni ’90 gli studenti iscritti “al tecnico” si attestavano intorno al milione).

La fotografia del Miur
Demografia a parte (che pure pesa, con una natalità ai minimi termini) è ormai un po’ che gli istituti tecnici sono abbandonati al loro destino. Lo testimonia il calo delle iscrizioni al primo anno: dal 2010, anno dell’ultima riforma, in poi, le scuole tecniche, suddivise in due macro-settori Economico e Tecnologico e 11 indirizzi, vengono scelte da meno un giovane su tre (30,5% del totale degli iscritti alle superiori). Allo stesso tempo, sono aumentati i ragazzi nei licei: in 10 anni di quasi 40mila unità (l’anno del “sorpasso” è stato il 2007/2008, quando le statistiche forniteci dal ministero dell’Istruzione segnano, in quel periodo, 931.749 studenti ai licei, 930.578 negli istituti tecnici).

I motivi del crollo
Le motivazioni di questa profonda inversione di tendenza nelle decisioni di famiglie e studenti sono diverse, sia di natura didattica, sia soprattutto politiche. Sotto il primo profilo, c’è sicuramente un carente orientamento alle medie (gli istituti tecnici scontano ancora la sbrigativa e ingenerosa etichetta di scuole di “serie B”). C’è poi il numero elevatissimo di discipline nel biennio iniziale (in classe si sta 32-33 ore a settimana, a seconda di come viene collocata l’ora di geografia economica, contro le 28 ore di un liceo, opzione scienze applicate); e la “pratica” laboratoriale è scarsa: «Oggi, per esempio – racconta Maurizio Chiappa, preside di un istituto tecnico – materie come fisica e chimica hanno ciascuna una sola ora laboratoriale a settimana, prima erano due. Anche disegno è sceso da tre ore a una sola. Per non parlare di informatica: qui gli alunni fanno didattica sul campo per appena tre ore a settimana».

Male ragionieri e periti elettronici-elettrotecnici
Così facendo gli istituti tecnici hanno attenuato, o forse sarebbe meglio dire perso, quell’identità professionalizzante, che invece la riforma del 2010 puntava a sviluppare. Il segnale più evidente è la caduta di nuovi alunni nei vari indirizzi: dal 2010/2011 al 2016/2017 le iscrizioni al primo anno all’Elettronico-elettrotecnico sono passate dal 3,2% del totale iscritti alle superiori al 2,6% (una diminuzione del 20% circa – qui a pesare sono programmi un po’ datati e che mettono insieme specializzazioni diverse fra loro). In discesa pure l’indirizzo Cat (ex geometri – dove peraltro è quasi sparito l’insegnamento del diritto); e quello Amministrazione, finanza, marketing (le iscrizioni si sono ridotte da 11,9% a 7,8%). Più o meno resistono gli indirizzi di Meccanica e Moda; in leggera crescita Informatica, Chimica e Trasporti.

La soppressione della dg Istruzione tecnica
Il punto è che da anni l’istruzione tecnica è “terra di nessuno”: gli ultimi i ministri dell’Istruzione si sono voltati dall’altra parte (la legge 107 neppure ne parla pur riformando l’istruzione professionale), e addirittura Maria Chiara Carrozza, in ossequio alla spending review, ha soppresso la cabina di regina ministeriale (la direzione generale per l’Istruzione tecnica). Siamo, inoltre, l’unico paese al mondo a non avere una struttura interdipartimentale dedicata alle scuole tecniche e professionali, e al legame con imprese e territori.

A poco sono valsi, finora, gli appelli del mondo politico/istituzionale: su questo giornale, nel tempo, si sono espressi a sostegno dell’istruzione tecnica, tra gli altri, Romano Prodi, Luigi Berlinguer, Mariastella Gelmini, Cesare Damiano, Maurizio Sacconi, Valentina Aprea.
La mancanza di attenzione a questo mondo sta facendo danni: ogni anno sono circa 60mila i profili che le aziende non riescono a trovare, quasi tutti profili tecnici; un dato che stride con un tasso di disoccupazione giovanile che in Italia, seppur in calo, si attesta comunque intorno al 37% (peggio di noi in Eurolandia solo due paesi, Spagna e Grecia). Un peccato mortale, se si pensa, che fino agli anni Novanta, l’istruzione tecnica ha guidato lo sviluppo industriale italiano, creando ricchezza, prodotto, innovazione.

Il Miur: migliorare l’aspetto comunicativo
«Non c’è dubbio che qualcosa si sia bloccato – ammette Fabrizio Proietti, dirigente del Miur che si occupa di istruzione tecnica -. Tuttavia l’offerta didattica resta valida: l’indirizzo Amministrazione, finanza e marketing, per esempio, contiene nel proprio curriculo tutte quelle competenze, dall’imprenditorialità al digitale, che Europa2020 ritiene strategiche. Certamente, va migliorato l’aspetto comunicativo».

Confindustria: basta dimenticarci dell’istruzione tecnica
«Siamo all’emergenza – ha tagliato corto il vice presidente per il Capitale umano di Confindustria, Giovanni Brugnoli -. Non riusciamo a trovare tecnici specializzati per le nostre aziende e nemmeno a coprire il turn-over dei prossimi anni. Dobbiamo certamente potenziare l’orientamento. Ma bisogna coinvolgere famiglie e docenti per far vedere loro quanta impresa c’è nel territorio, e quali opportunità riesce a offrire ai giovani preparati. Siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa, il settimo nel mondo. Dobbiamo fare in modo che tutti ne siano più consapevoli affinchè si acquisisca cultura industriale e coerenza di comportamenti. Basta dimenticarci dell’istruzione tecnica”.

Eame di terza media al via per oltre 560mila ragazzi

da Il Sole 24 Ore

Eame di terza media al via per oltre 560mila ragazzi

di Cl. T.

I candidati all’esame di terza media sono oltre 560mila fra studentesse e studenti. Le classi coinvolte sono più di 31mila. Gli scritti sono elaborati dalle commissioni, fatta eccezione per la Prova Invalsi del 15 che verterà su due discipline (italiano e matematica) e sarà identica su tutto il territorio nazionale.

La comunicazione del Miur
Lo sottolinea il Miur in una nota ricordando che le scuole hanno calendari autonomi ma nella maggior parte degli istituti la partenza ufficiale è scattata ieri con lo scritto di italiano, in attesa della Prova nazionale Invalsi che si svolgerà giovedì 15 giugno.

Novità del 2018
Quest’anno gli Esami di terza si svolgono per l’ultima volta con le modalità attuali. Dal prossimo anno scolastico entrerà in vigore quanto previsto dai decreti attuativi della Buona Scuola. Nel 2018 l’Esame si baserà su tre scritti e un colloquio, mentre oggi le prove sono quattro più l’orale. Nel nuovo Esame ci saranno: una prova di italiano, una di matematica, una prova sulle lingue straniere, un colloquio per accertare le competenze trasversali, comprese quelle di cittadinanza. La prova Invalsi si svolgerà nel corso dell’anno scolastico,
non più durante l’Esame.

Saranno le Asl a definire il piano di recupero per i non vaccinati

da Il Sole 24 Ore

Saranno le Asl a definire il piano di recupero per i non vaccinati

di Matteo Prioschi

Saranno le Asl a definire e gestire i calendari per garantire a tutti i bambini la nuova e più ampia protezione contro dodici malattie, come previsto dal recente decreto legge varato dal governo. Ciò significa che dovranno individuare i minori (fino a 17 anni non compiuti) che non sono stati vaccinati del tutto o lo sono stati solo parzialmente.

Fino al 18 giugno, data di entrata in vigore del Dl 73/2017, erano obbligatorie solo quattro vaccinazioni: contro l’epatite B, il tetano, la poliomelite e la difterite. Ora sono state aggiunte quelle contro pertosse, hemophilus b, meningococco B e C, morbillo, rosolia, parotite e varicella.

Mentre i nati da quest’anno in poi dovranno farle tutte, per quelli nati dal 2001 le vaccinazioni aggiuntive rispetto alle quattro obbligatorie variano in base all’età: i nati dal 2001 al 2011 dovranno farne altre cinque, quelli dal 2012 al 2016 altre sei (sempre che alcune non obbligatorie ma raccomandate in passato siano già state fatte). Il “piano di recupero”, come precisato nella circolare del ministero della Salute pubblicata ieri, sarà definito tenendo conto dell’età, dei vaccini già somministrati, delle dosi necessarie, delle incompatibilità e della possibilità di effettuare più vaccinazioni nella stessa data.

I genitori o i tutori dei minorenni saranno contattati dalle Asl per iniziare il ciclo di vaccinazioni. In caso di mancata risposta, verrà spedita una raccomandata con ricevuta di ritorno, con l’invito a un colloquio e se non si presenteranno o, al termine dell’incontro, i genitori non daranno il consenso alle vaccinazioni potranno essere sanzionati per un importo variabile da 500 a 7.500 euro, e successivamente potranno essere segnalati alla procura della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni.

Saranno esentati dalla vaccinazione solo i bambini con adeguata documentazione medica attestante un correlato rischio per la salute oppure quelli che sono già immunizzati a seguito di malattia. Quest’ultima situazione può essere attestata o tramite un test che dimostra la presenza di anticorpi della malattia pregressa oppure con una copia della notifica di malattia infettiva effettuata alla Asl dal medico che l’ha diagnosticata.

Per quanto riguarda la scuola, la documentazione sulle vaccinazioni, eseguite o no, dovrà essere presentata, al momento dell’iscrizione. Le vaccinazioni, però, sono requisito di accesso solo per le scuole dell’infanzia, anche se gli altri gradi di istruzione dovranno comunque richiederle. Per l’anno scolastico 2017-2018 la scadenza è il 10 settembre, dato che le iscrizioni sono già state effettuate. In mancanza della documentazione necessaria, potrà essere fornita una autocertificazione, ma entro il 10 marzo 2018 dovranno comunque essere consegnati i documenti previsti.

Per favorire la campagna di vaccinazione, dal 14 giugno il ministero della Salute attiverà il numero di telefono 1500, raggiungibile dalle 10 alle 16 dal lunedì al venerdì, a cui si potranno chiedere informazioni sui nuovi obblighi.

Arriva la legge contro i «cyberbulli»: ecco come si fermeranno

da Il Sole 24 Ore

Arriva la legge contro i «cyberbulli»: ecco come si fermeranno

di Marisa Marraffino

Bloccare la viralità dei contenuti e prevenire l’azione penale. Sono gli obiettivi del nuovo approccio contro gli atti di cyberbullismo, inaugurato dalle disposizioni contenute nella legge 71 del 2017 che entrerà in vigore domenica 18 giugno. Chiamati a scendere in campo sono direttamente le vittime, alle quali le norme offrono nuovi strumenti di tutela, e i professionisti che le assistono.

L’oscuramento dei contenuti
Anche se i fatti non costituiscono reato, chi ha più di 14 anni potrà inoltrare direttamente una richiesta di cancellazione dei contenuti al sito o alla piattaforma social che avrà l’onere di prenderla in carico entro 24 ore e di intervenire entro le successive 48 ore. Decorsi questi termini, il minorenne, questa volta rappresentato dai genitori o dal tutore, potrà rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali che provvederà entro le 48 ore successive.

In realtà la possibilità di ricorrere alla tutela amministrativa non è nuova. Quello che cambia sono i tempi abbreviati stabiliti per la rimozione dei contenuti.

Si tratta di una tutela attivabile anche quando il minore sia vittima di fatti che non costituiscono reato, come avviene per i selfie a contenuto intimo o erotico («sexting») diffusi spontaneamente dal minore e poi sfuggiti al suo controllo. Per la Cassazione la condotta di chi successivamente divulga i video o le fotografie non costituisce reato di cessione di materiale pedopornografico perché la norma sottende l’uso strumentale del minore che nel caso dei selfie sarebbe escluso (Cassazione, sentenza 11675 del 21 marzo 2016).

È però difficile immaginare che i siti internet e i provider recepiscano le nuove norme previste a tutela dei minorenni italiani intervenendo nei tempi indicati. È più prevedibile invece un ricorso massivo al Garante per la protezione dei dati personali che sarà chiamato a potenziare le proprie risorse per far fronte alle elevate richieste, cui dovrà rispondere in tempi strettissimi. Quanto ai professionisti, potranno assistere facoltativamente i minori e le loro famiglie anche in questa prima fase – non semplicissima – ad esempio garantendo la conservazione degli originali dei contenuti e formulando richieste dettagliate.

Contro gli autori
La nuova legge disciplina un nuovo strumento sul fronte delle attività di contrasto agli autori dei fatti illeciti. Si tratta dell’ammonimento del questore, introdotto per la prima volta dalla legge 38/2009 per il reato di atti persecutori, al quale si potrà ricorrere quando il reato sia procedibile a querela ma anche d’ufficio nel caso del delitto di trattamento illecito dei dati personali (articolo 167 del decreto legislativo 196/2003) e minacce gravi (articolo 612, comma 2, Codice penale). L’iter di pubblica sicurezza può essere attivato direttamente su istanza della persona offesa che potrà essere o no assistita da un legale. A differenza dell’ammonimento previsto per i maggiorenni, il nuovo strumento prevede l’obbligatorietà di sentire l’autore dei fatti illeciti, insieme ad almeno uno dei genitori.

Lo scopo è quello di far cessare l’atto di cyberbullismo, interrompendo la diffusione dei contenuti, soprattutto in tutti quei casi in cui siano veicolati da sistemi di messaggistica (come Whatsapp), ma non ancora dai social network.

L’ammonimento è un atto facoltativo e non impedisce la successiva proposizione della querela. È bene precisare che si tratta comunque di un provvedimento di pubblica sicurezza, ma per i minorenni i suoi effetti cessano al compimento della maggiore età. Il provvedimento può essere impugnato al Tar in modo da evitare eventuali abusi dello strumento.

La norma non prevede un’aggravante specifica nel caso in cui il minore, nonostante l’ammonimento, continui a commettere gli atti di cyberbullismo, ma in caso di processo il tribunale per i minorenni potrebbe tenerne conto.

Le scuole
Sul fronte della responsabilità civile delle scuole, la mancata nomina di un referente per ogni istituto, sebbene non sia sanzionata espressamente dalla legge, potrebbe essere posta alla base della responsabilità contrattuale ed extracontrattuale per gli illeciti commessi dagli alunni. Occhi puntati allora sull’intero impianto di progetti educativi e informativi che le scuole saranno chiamate a garantire, in attesa del check-up complessivo previsto dal piano di azione integrato che verrà elaborato dal tavolo tecnico coordinato dal ministero dell’Istruzione.

Scuole aperte d’estate ma senza professori

da La Stampa

Scuole aperte d’estate ma senza professori

La ministra all’Istruzione illustra il piano: i docenti non saranno coinvolti con l’insegnamento

Flavia Amabile

I professori possono stare tranquilli, il piano allo studio del Miur per tenere le scuole aperte anche in estate non li coinvolgerà. Lo ha precisato la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli nel corso di un dibattito alla festa di Radio Popolare a Milano.

«Non ci si può confondere parlando di scuola aperta d’estate, e chi lo fa conosce molto poco la scuola italiana. Non c’è solo l’anno scolastico, ci possono essere attività con associazioni o altri soggetti ma tutto questo non c’entra con la docenza. Quindi non ci saranno docenti in estate».

Il ministro ha spiegato di aver ricevuto «segnalazioni sull’esigenza di rimettere al centro la scuola anche in estate» e quindi «sto valutando come fare e come costruire risposte più forti. Resto però convinta che adesso in questo periodo il ministro abbia altre priorità. Una – ha concluso – è quella di accompagnare le otto deleghe in attuazione» volute dal ministro alla legge 107 sulla Buona Scuola.

Il piano infatti è allo studio degli uffici tecnici del ministero ma vedrà la luce soltanto quando saranno superate tutte le difficoltà che finora hanno impedito all’idea di trovare attuazione nonostante i numerosi tentativi. «Fare lezione in estate è difficile, se non impossibile, soprattutto al Sud dove le temperature sono quelle che conosciamo tutti e le aule non hanno di certo l’aria condizionata. Queste idee sono perfette per l’Europa del Nord non per una larga parte dell’Italia», spiega Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti.

Nel frattempo, però, le scuole fanno di tutto per restare comunque aperte. «Aderiamo a tutte le possibilità», spiega Rosamaria Lauricella preside dell’istituto comprensivo Valente di Roma. Vale a dire i bandi del comune, quello del Miur dello scorso anno, quello di quest’anno. Con il progetto “Scuola al centro” il Miur lo scorso anno ha investito 10 milioni di euro riuscendo a tenere aperte in modo gratuito per le famiglie 400 istituti in quattro grandi città italiane dove c’era alto rischio di dispersione scolastica: Palermo, Napoli, Roma, Milano. Lo scorso autunno ha voluto andare avanti e proporre la seconda puntata del progetto ma stavolta estesa a tutta l’Italia. Stavolta sono stati previsti fondi per 240 milioni di euro che hanno l’obiettivo di permettere le aperture pomeridiane e in orari extra scolastici in 6mila scuole, il 72,4% delle 8.281 presenti in Italia «offrendo in tutta Italia ai ragazzi coinvolti un arricchimento del percorso formativo e garantendo alle famiglie e al territorio un presidio di contrasto alla dispersione scolastica e di recupero delle sacche di disagio sociale», come spiegano dal ministero.

In realtà l’estate è arrivata ma ancora non c’è traccia dei fondi promessi alle scuole che ne hanno fatto richiesta. «Arriveranno al massimo fra dieci giorni- assicurano al Miur – sono state soltanto previste proroghe per concedere anche alle aree terremotate la possibilità di partecipare».

Contratti pubblici: gli aumenti saranno inferiori a 85 euro

da La Tecnica della Scuola

Contratti pubblici: gli aumenti saranno inferiori a 85 euro

E’ in programma per il prossimo 14 giugno un primo incontro fra la Ministra Fedeli e le organizzazioni sindacali per dare avvio alle operazioni propedeutiche per la trattativa contrattuale.

E’ bene dire subito che la trattativa vera e propria decollerà più avanti anche perchè, per il momento, si conosce una bozza di documento generale redatto dal Governo in materia di contratti pubblici ma non esiste ancora l’atto di indirizzo specifico per la scuola.
L’incontro servirà quindi per incominciare a mettere sul piatto i temi che dovranno essere affrontati con la trattativa.
Trattativa che non sarà per nulla semplice tenuto anche conto che nel frattempo sta entrando il vigore il nuovo testo unico sul pubblico impiego che pare non aver recepito le richieste sindacali in materia contrattuale.
Pochi giorni fa, per esempio, la Uil ha diramato una nota di commento alla bozza di atto di indirizzo per l’intero pubblico e non è stata per nulla tenera con il Governo.

Si legge nella nota della Uil: “La direttiva generale del Governo che dovrebbe essere propedeutica all´avvio dei contratti, secondo le indiscrezioni che girano sui mass media, se confermata nella realtà, segnerebbe un notevole passo indietro rispetto all’accordo del 30 novembre e non favorirebbe la chiusura dei contratti del pubblico impiego bloccati da otto anni, anche se dobbiamo correttamente dire che ci sono aspetti positivi di cui tener conto”.
“Per evitare ogni equivoco – aggiunge ancora la Uil – c’è una sola condizione per concludere i contratti per noi della UIL ed è il rispetto integrale dell’accordo del 30 novembre e non le sue interpretazioni negative”.

Ma il problema maggiore resta quello delle risorse economiche: se si fanno bene i conti ci si accorge facilmente che gli stanziamenti attuali (300 milioni per il 2016, 900 per il 2017 e 1200 per il 2018) non sono certamente sufficienti per garantire i “mitici”  85 euro mensili promessi da tempo.
E’ facile dunque prevedere che la trattativa sarà complicata e difficile.

Scuole aperte di pomeriggio, con i fondi Ue si può

da La Tecnica della Scuola

Scuole aperte di pomeriggio, con i fondi Ue si può

Le scuole aperte di pomeriggio non sono un miraggio. Almeno in Campania, dove sono quasi 500 gli istituti aperti in orari extra-didattici.
Il dato è stato fornito dal sottosegretario ai beni culturali e al turismo, Antimo Cesaro, intervenuto il 12 giugno al convegno “Programma Scuola Viva -. Alla scoperta della storia per essere cittadini di Cimitile e del Mondo”, svolto presso il Complesso Basilicale Paleocristiano di Cimitile (Na) nell’ambito della XXII edizione del Premio Cimitile.
“Le scuole, così come le biblioteche, i musei, i cinema e i teatri –ha detto il sottosegretario – oltre ad essere luoghi di educazione e svago, rappresentano da sempre importanti presidi di cultura e legalità, specialmente nelle zone del Paese più soggette alle influenze della malavita e del degrado sociale”.

“Per questo va salutato con favore il Programma “Scuola Viva” che, grazie a risorse del Fondo Sociale Europeo, contribuisce a tenere aperti in orari pomeridiani quasi 500 istituti nelle cinque provincie della Campania, garantendo quindi un sostegno alle famiglie contro la dispersione scolastica e rafforzando la relazione tra scuola, territorio, imprese e cittadini”.
“Dal canto suo -ha ricordato Cesaro- il MiBACT ha recentemente attivato un protocollo dìintesa con il MIUR per rafforzare, tra le altre cose, i rapporti tra biblioteche scolastiche e biblioteche di pubblica lettura oltre ad una serie di iniziative per promuovere la lettura nella prima infanzia”.

Esami di terza media, dalla Fedeli in bocca al lupo agli alunni e ringraziamenti ai prof

da La Tecnica della Scuola

Esami di terza media, dalla Fedeli in bocca al lupo agli alunni e ringraziamenti ai prof

“Gli esami conclusivi del primo ciclo sono un momento di sintesi e di passaggio molto importante nella vita delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi”.
A ricordarlo è stata la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli: “a chi sta sostenendo le prove in questi giorni va un caloroso in bocca al lupo”.
La responsabile del Miur ha voluto fare “un grande ringraziamento poi alle docenti e ai docenti che hanno accompagnato studentesse e studenti nel loro percorso di preparazione e che sono al loro fianco durante questi Esami”.
Ricordiamo che per gli esami di licenza media non sono previsti commissari esterni, ma solo un presidente di commissione (quasi sempre un dirigente scolastico) proveniente da un altro istituto.

Graduatorie di istituto ATA, Sindacati: vogliamo scadenze certe

da La Tecnica della Scuola

Graduatorie di istituto ATA, Sindacati: vogliamo scadenze certe

Secondo quanto si sa, il bando per il rinnovo delle graduatorie di terza fascia del personale ATA uscirà presumibilmente a fine agosto.
Le operazioni per il rinnovo saranno piuttosto lunghe e complesse, e richiederanno parecchio tempo.
Quindi, con molta probabilità, le graduatorie saranno definitive solo entro la primavera del 2018.

Considerate le enormi difficoltà per le scuole causate in occasione del rinnovo delle graduatorie per lo scorso triennio, le Organizzazioni Sindacali hanno inviato il 9 giugno 2017 una lettera al MIUR chiedendo garanzie circa la certezza della scadenza per le supplenze annuali del prossimo anno scolastico 2017/2018.
“Per non ripetere la negativa esperienza passata, – scrive la Flc Cgil – abbiamo chiesto garanzie all’Amministrazione circa l’assegnazione delle supplenze con scadenza certa fin dal conferimento all’inizio dell’anno scolastico”.

Vaccini, emanata la circolare del Ministero della Salute

da La Tecnica della Scuola

Vaccini, emanata la circolare del Ministero della Salute

Il Ministero della Salute ha emanato una Circolare recante prime indicazioni operative per l’attuazione del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”.

Nel ribadire che l’obiettivo del decreto legge è di rendere obbligatorie (e gratuite) le vaccinazioni nei confronti di malattie a rischio epidemico, al fine di raggiungere e mantenere la soglia di copertura vaccinale del 95%, come raccomandato dall’OMS per garantire la “immunità di gregge”, sottolinea soprattutto l’importanza di una stretta collaborazione tra tutte le componenti dell’amministrazione statale e territoriale, scuole comprese, al fine di rendere effettivo l’obbligo vaccinale e garantire il bene della tutela della salute, individuale e collettiva.

Ricordiamo che il decreto-legge dispone che dodici vaccinazioni siano obbligatorie per i minori di età compresa tra zero e sedici anni (ovvero 16 anni e 364 giorni), in base alle specifiche indicazioni contenute nel Calendario vaccinale nazionale vigente nel proprio anno di nascita:

  • anti-poliomielitica
  • anti-difterica
  • anti-tetanica
  • anti-epatite B
  • anti-pertosse
  • anti-Haemophilus influenzae tipo b
  • anti-meningococcica B
  • anti-meningococcica C
  • anti-morbillo
  • anti-rosolia
  • anti-parotite
  • anti-varicella

Il predetto decreto-legge estende il novero delle vaccinazioni obbligatorie attualmente previste, includendo tra le stesse l’anti-pertosse, l’anti-Haemophilus influenzae tipo b, l’anti-meningococcica B, l’anti-meningococcica C, l’anti-morbillo, l’anti-rosolia, l’anti-parotite, l’anti-varicella, in ragione della loro elevata contagiosità.

In particolare:

  • per i nati dal 2001 al 2004: vi è l’obbligo di effettuare, ove non siano già state somministrate, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge (anti-epatite B; anti-tetano; anti-poliomielite; anti-difterite), l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse e l’anti-Haemophilus influenzae tipo b, che sono vaccinazioni raccomandate dal Calendario vaccinale di cui al D.M. 7 aprile 1999;
  • per i nati dal 2005 al 2011: vi è l’obbligo di attenersi al Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Vaccini 2005-2007, che prevede, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse e l’anti-Haemophilus influenzae tipo b;
  • i nati dal 2012 al 2016: dovranno attenersi al Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2012-2014, e, quindi, effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse, l’anti-Haemophilus influenzae tipo b e l’anti-meningococcica C;
  • i nati dal 2017 in poi: dal momento che il 19 gennaio 2017 è stato approvato, con Intesa in Conferenza Stato-Regioni il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (G.U. Serie Generale n. 41 del 18 febbraio 2017), dovranno rispettare il Calendario vaccinale in esso incluso; quindi, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, bisognerà effettuare l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse, l’anti-Haemophilus influenzae tipo b, l’anti-meningococcica C, l’anti-meningococcica B e l’anti-varicella.

L’obbligo vaccinale riguarda anche i minori stranieri non accompagnati, vale a dire i minorenni non aventi cittadinanza italiana o dell’Unione Europea che si trovano per qualsiasi causa nel territorio dello Stato.

Restiamo in attesa della circolare del Miur con le indicazioni precise per le scuole.

L’universo sommerso delle ripetizioni private: così i docenti arrotondano. Il 90% è in nero

da La Tecnica della Scuola

L’universo sommerso delle ripetizioni private: così i docenti arrotondano. Il 90% è in nero

Il problema delle ripetizioni private si ripresenta ogni anno. Sul sito della nota rivista Internazionale, si può leggere un interessante articolo a firma di Christian Raimo, giornalista e scrittore. Il tema delle ripetizioni è sempre visto come un tabù: alle volte si tratta di un doppio lavoro per molti docenti che arrotondano il salario. Con il contratto fermo da 10 anni, le ripetizioni rappresentano davvero “un salvagente economico”. Con le lezioni private fatte in nero alcuni arrivano anche a tremila euro

 

COSA PREVEDE LA LEGGE – Ci sarebbe una normativa che regola le ripetizioni. Infatti, dal decreto legislativo numero 297 del 1994 all’interpello 40/2010 del ministero del lavoro, agli insegnanti viene chiesto di avvertire i dirigenti nel caso in cui decidano di dare ripetizioni (e quindi ottenere un salario aggiuntivo) e gli si chiede anche di non farle agli studenti del loro stesso istituto e di dichiarare al fisco le entrate. Ovviamente tutto questo non accade. Si moltiplicano pertanto i centri studi e i siti dedicati alle ripetizioni.

MERCATO FLORIDO – L’indagine più recente, spesso citata come riferimento, è del 2016 e l’hanno svolta i ricercatori Lorenzo Castellani e Giacomo Bandini per la fondazione Einaudi su un campione di 983 famiglie. Il giro d’affari è di 900 milioni di euro all’anno, e che il 90 per cento non è dichiarato al fisco. Un’indagine del 2015 dell’Unione nazionale consumatori (Unc) ha provato a fare una stima, ed è venuto fuori che il costo medio è di 25 euro a lezione, una cifra che può arrivare anche a 40 o 50 euro per una di greco. In un mercato sregolato e non monitorato, i prezzi salgono e scendono a seconda della variabilità dell’offerta.

 

PERCHE’ LE RIPETIZIONI“La ragione che porta così tanti studenti e genitori a sobbarcarsi la fatica e la spesa delle ripetizioni – scrive Raimo – è semplice ed è legata al discorso che facevamo all’inizio sulla dispersione: la bocciatura in Italia è spesso l’anticamera dell’abbandono scolastico. È evidente quindi che le lezioni private sono uno dei più grandi dispositivi di disuguaglianza in Italia. Com’è che scriveva don Milani? La mattina insegniamo a scuola in modo che tutti abbiano le stesse opportunità, il pomeriggio diamo ad alcuni (quelli con le famiglie che possono permetterselo) più opportunità degli altri”.

 

LE ALTERNATIVE – La priorità della scuola non può che essere nella lotta alla dispersione scolastica, e gli investimenti sui corsi di recupero gratuiti sarebbero la risposta più efficace a fronte di una richiesta enorme.