“Tocca a Te”, concorso nazionale dell’editoria tattile illustrata

AgenParl del 15-06-2017

Istituto Serafico di Assisi: Al via “Tocca a Te”, concorso nazionale dell’editoria tattile illustrata

ASSISI. Dal 16 al 18 giugno 2017, quasi 250 libri tattili gareggeranno per contendersi il titolo di Miglior libro italiano e accedere alla seconda fase del concorso, quella internazionale, con il Premio Typhlo & Tactus il prossimo ottobre, in Francia. E domenica, 18 giugno, alle ore 10.00, al Serafico di Assisi, proclamazione dei vincitori e esposizione di tutte le opere partecipanti al Concorso

Chi sa cos’è un libro tattile? Cosa legge una persona disabile e non vedente? La prima cosa che ci viene in mente è un testo in caratteri Braille. Ma quello che ancora in pochi conoscono è l’universo dei libri tattili. Ovvero, libri pensati per aiutare i soggetti con deficit visivo a associare la situazione descritta a un’esperienza reale. Si stima che in Italia siano stati pubblicati solo 40 titoli di libri tattili, riprodotti in pochissimi esemplari da un minimo di 50 a un massimo di 1000 copie a libro. Questi testi sono costituiti oltre che dalla doppia scrittura Nero – Braille, anche dalla presenza di immagini in rilievo create con diversi materiali che, attraverso il tatto, stimolano la curiosità del lettore potenziandone le sue capacità di analisi percettiva, di esplorazione tattile e anche motorie. Ecco perché i libri tattili vengono riconosciuti a tutti gli effetti come un valido strumento di apprendimento.

Proprio per sostenere e promuovere l’editoria tattile italiana, l’Istituto Serafico di Assisi, centro che si occupa di riabilitazione, cura ed educazione di bambini e ragazzi con gravi disabilità fisiche, dal 16 al 18 giugno 2017, ha organizzato laIV° edizione di “Tocca a Te!”, Concorso Nazionale di Editoria Tattile Illustrata, insieme alla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro ciechi Onlus, la Fondazione Robert Hollman, con il patrocinio del Comune di Assisi e della Regione Umbria, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Centro per i servizi Educativi del Museo e del Territorio, Istituto Nazionale di Ricerca, Formazione e Riabilitazione per la disabilità visiva – Consiglio Regionale Umbria, Biblioteca Comunale “Gianni Rodari” di Corciano, Gruppo Internazionale Typhlo & Tactus Francia, Belgio, Italia, Finlandia, Paesi Bassi, U.K., Rep. Ceca, Polonia.

Per l’edizione 2017 di Tocca a te!, partecipano in gara 246 bozzetti di libri tattili, provenienti da tutta Italia, che verranno esaminati e valutati, a porte chiuse, da due giurie: Senior, composta da 12 membri, tra esperti nazionali di disabilità visiva e di letteratura per l’infanzia; e Junior costituita da ragazzi al di sotto dei 18 anni, coordinati da un educatore dell’infanzia. Tra gli iscritti compaiono, tra gli altri, anche i nomi di alcune scuole italiane che hanno inviato un loro contributo e alcuni detenuti del carcere di Nuoro, che si presentano con 3 opere.

“Siamo orgogliosi di aver portato all’Istituto Serafico di Assisi il Premio dell’Editoria Tattile, un evento di respiro internazionale che, nel nostro Paese, ogni due anni vede la partecipazione di oltre 200 autori italiani. Inoltre, questo concorso ricorda anche lo spirito con cui è stato fondato l’Istituto, sorto proprio con l’intento di accogliere e fornire assistenza ai ragazzi non vedenti. Il nostro fondatore, San Lodovico da Casoria, voleva assicurare a tutti, anche a chi era affetto da una disabilità fisica, il diritto ad avere un futuro, cosa che implicava anche offrire un’educazione a chi era in difficoltà. Grazie ai libri tattili, un ragazzo con disabilità visiva, ma non solo, ha la possibilità di riconoscere oggetti, ambienti e situazioni anche lontani dalla sua esperienza concreta” ha dichiaratoFrancesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi. “I libri tattili si rivelano utili per lo sviluppo culturale dei bambini non vedenti e con disabilità e per la loro integrazione a scuola e in società. Sono dei validi strumenti anche nei percorsi terapeutici di ragazzi con altre tipologie di disabilità: in alcuni casi, infatti, si rivelano uno dei pochi mezzi con cui instaurare un tipo di comunicazione con loro” ha concluso F. Di Maolo.

Il concorso si concluderà domenica 18 giugno, con la cerimonia di premiazione, aperta al pubblico, durante la quale verranno consegnati 5 premi: “Miglior libro italiano”, “Miglior libro d’artista – Premio Mauro L. Evangelista”, “Miglior libro Giuria giovani”, “Miglior libro didattico – Premio I.Ri.Fo.R. Umbria”, “Miglior libro Primissima infanzia”. I vincitori di Tocca a Te! 2017 inoltre, accederanno automaticamente alla XIII edizione del concorso internazionale Typhlo & Tactus 2017, che dal 2013 ha esteso la competizione a tutti i paesi del mondo e che quest’anno si terrà a Dijon in Francia, dal 27 al 29 ottobre 2017. Al termine della cerimonia di premiazione, il pubblico presente avrà la possibilità di ammirare gli oltre 200 lavori in una mostra che resterà aperta fino alla tarda mattinata di domenica.

LIBRO CHE TOCCHI, EMOZIONI CHE SENTI.
Da oltre 150 anni il lavoro del Serafico di Assisi è orientato in attività di riabilitazione e educazione di persone affette da alterazioni sensoriali, fisiche e psichiche. Importante è il lavoro che porta avanti con i ragazzi con disabilità visive per cercare di ridurre il deficit e ottenere un miglioramento della qualità di vita. Grazie all’aiuto dei terapisti della riabilitazione visiva, gli ospiti del centro intraprendono un percorso che li aiuta, sin dall’inizio, a prendere confidenza con ciò che li circonda, a captare i segnali ambientali e, di conseguenza, a riconoscerli attraverso il tatto. Il libro tattile è un sussidio che viene utilizzato per sviluppare la capacità aptica, cioè la percezione tattile per cui gli oggetti toccati suscitano sulla pelle una sensazione (ad esempio, se una superficie è morbida o dura). In questo modo il non vedente o ipovedente identifica le cose intorno a lui. La difficoltà maggiore che si registra nelle prime fasi di riabilitazione, è data dal rifiuto al tocco da parte del non vedente perché impaurito da ciò che non conosce. Nei casi di ipovisione il lavoro è differente, si cerca stimolare l’abilità motoria di base per poi procedere a potenziare il residuo visivo. I terapisti e educatori del Serafico, in collaborazione con il centro tiflodidattico, si avvalgono di ausili ottici, elettronici e anche informatici come ad esempio MyTobii, un comunicatore vocale a controllo oculare che stimola la coordinazione visiva.

NON SI LEGGE SOLO CON GLI OCCHI.
Un libro tattile nasce grazie al lavoro creativo di autori, realizzatori del prototipo di stampa, illustratori, grafici, supervisori tecnici e assemblatori. La particolarità di questi testi è data dal fatto che sono di fattura artigianale che necessitano di manodopera specializzata e di una serie di materiali che proprio a causa dei costi non permettono la realizzazione di un numero elevato di copie. Il prezzo di un libro tattile può oscillare da un minimo di 30,00 fino a arrivare anche ai 200,00 euro. A ciò si aggiunge anche il tempo impiegato per la lavorazione, circa15 ore di lavoro per ciascun libro. Di conseguenza, il contributo maggiore viene da istituti per ciechi che possiedono collezioni di libri tattili illustrati; dai privati che finanziano la produzione di alcune copie; e da genitori o insegnanti che tentano di farne uno fai da te.

L’ISTITUTO SERAFICO DI ASSISI.
Il Serafico, fondato nel 1871, è un modello di eccellenza italiana ed internazionale nella riabilitazione, nella ricerca e nell’innovazione medico scientifica per i ragazzi con disabilità plurime. Convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale per trattamenti riabilitativi residenziali, semiresidenziali ed ambulatoriali, il Serafico accoglie e cura ogni giorno 150 pazienti, provenienti da tutto il territorio nazionale, per un totale di 10.895 trattamenti riabilitativi e 12.322 trattamenti educativi-occupazionali all’anno (dati 2015). In una superficie complessiva di circa 10.000 mq, posta su di un’area di 40.000 mq, sono disponibili 70 posti letto in regime residenziale, 20 posti letto in regime semi-residenziale, oltre ad un servizio ambulatoriale e di valutazione diagnostica-funzionale. Le persone al servizio degli utenti sono 267: circa 170 tra collaboratori e dipendenti e un centinaio di volontari, che mettono in campo non solo capacità e competenze, ma anche un “capitale di umanità” in grado di entrare in sintonia con i pazienti.

ANCORA TROPPI STUDENTI SENZA BORSA DI STUDIO

Claudia Pratelli (responsabile scuola e università Sinistra Italiana):

ANCORA TROPPI STUDENTI SENZA BORSA DI STUDIO

Nel nostro Paese è ancora in piedi lo scandalo degli idonei non beneficiari di borsa di studio universitario, checchè ne dica la Ministra Fedeli e nonostante le ripetute dichiarazioni di intenti. Come dimostrano i dati raccolti da Link coordinamento universitario* il diritto allo studio in Italia non è ancora garantito. Succede nel Paese penultimo in Europa per numero di laureati, dove, con un’inversione di tendenza drammatica e di portata storica, negli ultimi anni diminuiscono i giovani che si iscrivono all’università.

Lo afferma Claudia Pratelli, responsabile nazionale  scuola e università di Sinistra Italiana.

Il nostro paese continua insomma – prosegue l’esponente della sinistra –  a disincentivare l’accesso all’università, determinando, di fatto, una delle più odiose selezioni, quella basata sulla condizione economica. Alle diseguaglianze sociali si sommano quelle territoriali: è in particolare nel mezzogiorno del paese che i dati si fanno allarmanti e ci consegnano l’immagine di un’Italia spaccata in due. Questo Governo ha perso la scommessa di puntare sulla conoscenza, sulla ricerca e sulla formazione. Troppo timidi e non risolutivi gli interventi sul diritto allo studio e feroci le politiche dei tagli sulla ricerca.

Quella di un’università più piccola per pochi privilegiati è una strada che ci porta in un futuro ingiusto e più povero. Serve cambiare rotta e imitare i migliori esempi europei, come quello tedesco dove ormai da qualche hanno sono state abolite le tasse universitarie. La gratuità dell’istruzione, dall’asilo all’università, e un adeguato sistema di diritto allo studio rappresentano una delle battaglie su cui è impegnata sinistra italiana.

Siamo convinti  – conclude Pratelli – che la lotta alle diseguaglianze e per una società più giusta si incardini proprio qui, nella possibilità di accedere alla conoscenza dai primi ai più alti gradi del percorso di istruzione. Perché tutti possano accedere ai gradi più alti dell’istruzione e possano avere in questo modo più opportunità nel costruirsi un futuro migliore.

* L’associazione studentesca denuncia situazioni allarmanti: in Campania gli idonei non beneficiari raggiungono addirittura il 45%, in Calabria si attestano al 30% e in Sicilia oltre al 20%. Il Veneto ha annunciato pochi giorni fa il pagamento delle rate di dicembre e in Puglia vige ancora una situazione di incertezza.

42 mln per i dottorati innovativi negli atenei del Sud

Università, 42 mln per i dottorati innovativi negli atenei del Sud
Fedeli: “Occasione importante per le giovani e i giovani. Risorse aumentate.
Attenzione ai settori strategici, da big data a Industria 4.0”

Quarantadue milioni di euro per i dottorati di ricerca innovativi e di alto profilo internazionale. Li mette a disposizione il bando pubblicato sul sito del Miur nell’ambito del Programma Operativo Nazionale FSE-FESR “Ricerca e Innovazione 2014-2020”, che punta a promuovere una formazione post-laurea in stretta sinergia con le imprese e il mondo del lavoro. Il bando è rivolto alle Università delle otto Regioni del Mezzogiorno che potranno accrescere l’attrattività dei loro dottorati in collaborazione con aziende e soggetti internazionali di eccellenza.

“Si tratta di un’occasione importante per le nostre giovani e i nostri giovani, un’occasione molto qualificata che apre strade significative per il loro futuro e per lo sviluppo del Paese – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli -. Stiamo dando rapida attuazione al Programma nazionale per la ricerca, a partire proprio dalle misure che offrono possibilità e strumenti ai più giovani. Sui dottorati innovativi abbiamo incrementato le risorse e dato attenzione a settori strategici e innovativi guardando al tema dei big data e all’Industria 4.0”.

Il bando “Dottorati Innovativi con caratterizzazione industriale” stanzia, per l’anno accademico 2017/2018, 30 milioni in più rispetto all’anno scorso quando fu lanciato un primo avviso in cui si sperimentava la collaborazione con le imprese per questa tipologia innovativa di percorsi. I dottorati dovranno essere svolti all’estero per minimo 6 e massimo 18 mesi. Quest’anno si potranno presentare 5 domande per corso, contro le 3 del precedente bando. Sono inclusi nel bando gli specifici fabbisogni relativi alla strategia di trasformazione del manifatturiero di Industria 4.0 e relativi alla formazione nel settore dei “big data”, per quelle aree disciplinari a forte vocazione scientifico-tecnologica, maggiormente richieste, in termini di figure ad alta qualificazione, del mondo del lavoro nelle Regioni in ritardo di sviluppo e nelle Regioni in transizione, contribuendo al conseguimento di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

Le domande dovranno pervenire da parte degli atenei, secondo le modalità indicate dal bando, entro e non oltre le ore 12.00 del 24 luglio 2017 e potranno essere presentate, a partire dal 3 luglio 2017, sul sito CINECA destinato al bando, all’indirizzo http://dottorati.miur.it.

Il bando:
http://www.miur.gov.it/web/guest/-/programma-operativo-nazionale-ricerca-e-innovazione-2014-2020

Organici ATA: dissenso totale dei sindacati

Organici ATA: dissenso totale dei sindacati
sugli “aggiustamenti” proposti dal MIUR

Lunedì 19 giugno proseguirà il braccio di ferro tra il Ministero dell’Istruzione e i sindacati sulle dotazioni organiche del personale ATA in vista del prossimo anno scolastico. L’ipotesi avanzata dall’amministrazione nel corso dell’incontro del 13 giugno scorso è stata fortemente contestata dalla FLC CGIL e dagli altri sindacati, che hanno manifestato il loro dissenso verso alcuni “correttivi” che sono stati proposti per fare in modo di non sforare il tetto di organico imposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Un’ipotesi di revisione degli organici condivisa con il sindacato potrà avvenire solo se ci sarà il ripristino dei 2.020 posti tagliati dalla finanziaria del 2015 e il superamento del blocco delle sostituzioni introdotto sempre nel 2015. Il sistema di distribuzione degli organici proposto, invece, non è neppure sufficiente a tenere aperti, in moltissimi casi, i plessi scolastici, figuriamoci se può far funzionare le scuole.

Coerentemente con questa ferma presa di posizione, abbiamo sospeso l’incontro e inviato al Miur una richiesta unitaria per l’attivazione del tavolo di concertazione.

La FLC CGIL, inoltre, il prossimo 21 giugno consegnerà alla Ministra Fedeli le firme della petizione #sbloccATA, raccolte per sbloccare organici e supplenze e misurerà concretamente la volontà e l’impegno politico da parte dell’amministrazione per la soluzione dei problemi.

IL PASTICCIO DELL’ALGORITMO SULLA MOBILITÀ

IL PASTICCIO DELL’ALGORITMO SULLA MOBILITÀ
Si fa luce sul mistero del software utilizzato dal Miur nelle operazioni di mobilità 2016/2017 e che ha provocato molti ricorsi da parte dei docenti vittime degli errori nelle assegnazioni agli ambiti territoriali. A fare luce è una perizia tecnica commissionata dalla Gilda degli Insegnanti, che per prima ha presentato ricorso al Tar Lazio per l’accesso agli atti negato dal ministero dell’Istruzione, a un pool di esperti informatici delle università di Tor Vergata e La Sapienza di Roma.
Confuso, lacunoso, ampolloso, ridondante, elaborato in due linguaggi di programmazione differenti, di cui uno risalente alla preistoria dell’informatica, costruito su dati di input gestiti in maniera sbagliata. Sono questi i termini utilizzati dal pool di esperti informatici delle università di Tor Vergata e La Sapienza per descrivere l’algoritmo della mobilità 2016/2017 responsabile del caos nei trasferimenti dello scorso anno scolastico.
Su richiesta della Gilda degli Insegnanti e dell’avvocato Michele Bonetti, che ha curato il ricorso del sindacato al Tar del Lazio per ottenere l’accesso agli atti negato dal Miur, gli ingegneri Alessandro Salvucci, Maurizio Giorgi, Emilio Barchiesi e Matteo Scafidi hanno analizzato il codice sorgente fornito dal ministero dell’Istruzione dopo la sentenza di condanna nei suoi confronti da parte del tribunale amministrativo. Risultato dello studio è una perizia tecnica dalla quale emergono molte anomalie che lasciano ben poco spazio ai dubbi sulla responsabilità dell’algoritmo negli errori di assegnazione agli ambiti territoriali.
Nella relazione tecnica si legge che sono stati utilizzati due linguaggi di programmazione diversi: per la fase A della mobilità il COBOL, datato e ormai sostituito da nuovi e più performanti linguaggi di sviluppo, anche in termini di sintassi logico-aritmetica; per le fasi B, C e D, il linguaggio C.
“Salta subito all’occhio che non sono stati osservati i più basilari criteri di programmazione che notoriamente si applicano. Difatti – scrivono gli analisti nella perizia – anche alla luce della semplicità dell’operazione richiesta, non si comprende quali siano le ragioni che hanno indotto il programmatore a creare un sistema ampolloso, ridondante e non orientato alla manutenibilità, specie come nel caso della fase A dell’algoritmo. Ciò anche in considerazione del fatto che è statisticamente provato che un software che deve eseguire operazioni elementari dal punto di vista logico, se consta di un gran numero di righe di codice, ha più probabilità di presentare errori e malfunzionamenti al suo interno. L’aver articolato in tale maniera un algoritmo che doveva svolgere funzioni relativamente semplici  – sottolineano gli ingegneri – è anche sinonimo di un lavoro confuso e frammentario, più volte maneggiato nel tempo anche da parte di programmatori diversi che hanno osservato standard di descrizione differenti”.
La scarsa chiarezza del codice si evidenzia anche nella mancanza di alcune righe del listato.
Un altro aspetto rilevante messo in luce dall’indagine riguarda la mancanza di alcuni dati nel codice delle fasi B, C e D: non viene fornita, infatti, la documentazione che attesta la struttura e il formato del  database con cui si gestiscono le informazioni di input e output e necessaria per verificare la correttezza del programma.
“Altra importante zona d’ombra – si legge ancora nella perizia – si riscontra nelle modalità di predisposizione materiale dei dati di ingresso (graduatorie, dati insegnanti ecc.) sui quali è stata eseguita l’elaborazione; in particolare, data la carenza di tale documentazione, non si riesce a comprendere se tali dati siano stati ceduti alla società che ha sviluppato l’algoritmo e da essa elaborati o se, una volta predisposto l’algoritmo, questo sia stato ceduto al Miur che ne ha gestito il funzionamento (input e output dei dati) sino alla pubblicazione delle nomine dei docenti. È evidente che la mancanza di tali precisazioni, così come la mancanza dei file richiamati all’interno del codice, del database, dei file che il software utilizza in lettura e scrittura dei dati (non tanto nei contenuti quanto nella forma) nonché delle specifiche tecniche, configura una condotta poco trasparente, nonostante l’intervenuto ordine di ostensione dei dati e degli atti da parte del Tar, nei confronti del ministero. Tali omissioni inficiano in maniera irreversibile la possibilità di un completo controllo sulle concrete modalità di utilizzo dell’algoritmo e, quindi, sulle modalità che hanno determinato lo spostamento degli insegnanti sul territorio nazionale”.
“Ciò che emerge dall’analisi degli esperti informatici, unito alle numerose sentenze della magistratura che hanno condannato il Miur dando ragione ai ricorsi dei docenti, – commenta Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti – dice chiaramente che l’algoritmo, così come è stato concepito, non poteva funzionare correttamente. Alla luce di quanto rilevato dalla perizia, chiediamo al Miur di spiegare perché nel codice mancano alcune parti e il motivo per cui sono stati utilizzati due linguaggi di programmazione diversi per le fasi della mobilità. Il ministero – conclude Di Meglio – farebbe bene anche a indagare se il costo sostenuto per l’algoritmo è congruo rispetto ai prezzi di mercato”.


Perizia tecnica preliminare

Alternanza scuola-lavoro, il sondaggio tra gli studenti: “Farla costa anche 400 euro”

da Il Fatto Quotidiano

Alternanza scuola-lavoro, il sondaggio tra gli studenti: “Farla costa anche 400 euro”

L’Unione degli Studenti ha presentato i dati raccolti grazie ad un’inchiesta fatta su un campione di quindicimila studenti. Sul percorso reso obbligatorio dalla cosiddetta Buona Scuola interviene anche la Federazione italiana pubblici esercizi: i ragazzi minorenni, infatti, non possono usare macchinari e coltelli, servire alcolici, e lavorare dopo le ore 22

Vaccini, prime stime: 7 milioni di certificati, 800mila minori da vaccinare e 150mln di euro per le dosi in più

da Il Sole 24 Ore

Vaccini, prime stime: 7 milioni di certificati, 800mila minori da vaccinare e 150mln di euro per le dosi in più

di Barbara Gobbi

Oltre 7 milioni di certificati di vaccinazione che saranno richiesti da bambini e giovani «regolarmente vaccinati». Sette-ottocentomila soggetti non vaccinati e quindi da sottoporrea profilassi, pena richiami e sanzioni. Centinaia di operatori sanitari dedicati al recupero degli inadempienti. Circa 150 milioni di euro per acquistare i vaccini necessari. Queste le prime cifre messe in fila dai tecnici delle Regioni e presentate alla riunione con ministero dell’Istruzione e Salute, richiesta dagli assessori per limare le criticità rilevate del decreto legge del governo sull’obbligo vaccinale.

La proposta delle Regioni
L’obiettivo è più che concreto: si tenta in ogni modo di arginare il rischio di pasticci organizzativi e l’ombra dello scaricabarile che incombe sulle famiglie, chiamate ad autocertificare o a dimostrare di essere in regola. L’idea delle Regioni è di definire al più presto – in una circolare organizzativa – una procedura snella che sgravi i genitori: spetterebbe alle scuole – propongono i tecnici regionali alle ministre Valeria Fedeli e Beatrice Lorenzin – inviare alle Asl gli elenchi dei propri iscritti. Su questa base, ogni singola azienda sanitaria procederebbe alla verifica: a spuntare i nomi dei bambini e dei ragazzi “in regola” e a contattare gli “inadempienti”. Si eviterebbe così uno stress inutile a nuclei familiari e servizi vaccinali, focalizzando l’attenzione su quel 10% circa che sia calcola sia in ritardoCifre che partono dalla stima del 10% dei “disobbedienti” sul morbillo: considerando che il decreto riguarda 15 generazioni e che ogni anno nascono in Italia circa 500mila bambini, si arriverebbe

Le stime
Le stime presentate dagli assessori a Miur e Salute partono dal 10% dei “non vaccinati” per il morbillo. Considerando i 500mila bambini che ogni anno nascono in Italia, che in 15 generazioni arrivano a 7,5 milioni di minori chiamati dal decreto Lorenzin a dimostrare di essere in regola, il recupero sul 10% dato per assunto porterebbe alla cifra di circa 7-800mila “under 16 da vaccinare”. Un numero certamente più gestibile dei milioni attesi, che implicherebbe – garantiscono i tecnici – uno sforzo immane e ingiustificato per la collettività. Certo è che la proposta delle Regioni parte da un presupposto: che le Asl siano in grado di ricostruire gli elenchi delle vaccinazioni fatte – o mancanti – ai propri iscritti. Situazione non scontta, se si pensa che anche per le politiche vaccinali l’Italia si presenta “a macchia di leopardo”. Asl e Regioni che già dispongono di anagrafi vaccinali, altre che ricorrono ancora ai faldoni. Ma non se ne esce: con numeri moltiplicati all’intera popolazione “papabile”, l’impegno sarebbe forse insostenibile. Il tutto, nell’anno di avvio del nuovo Piano nazionale vaccini, che sta mettendo alla prova servizi gravati da carenze di personale e difficoltà organizzative. Ciliegina sulla torta, scrivo i tecnici regionali in allerta, «i procedimenti amministrativi che saranno avviati in seguito alla segnalazione di mancato assolvimento degli obblighi e il contenzioso legale che ne deriverà».

I problemi sul tappeto
Attivazione delle procedure per il mancato adempimento. Certificazioni e attestazioni della prenotazione, applicazione delle sanzioni, comunicazione da concordare con le Regioni. Questi i nodi da «minimizzare», avvisano le Regioni, mettendo in fila la loro proposta, nella bozza presentata a Miur e Salute:
1. Contenimento delle certificazioni . Sarebbe auspicabile ridurre al minimo la necessità di acquisire ed emettere dichiarazioni e certificazioni sullo stato vaccinale dei soggetti
2. Avvio graduale delle procedure di invito . Per ovviare all’impatto organizzativo e alle carenze informative si potrebbe pianificare (in modo univoco su tutto il territorio nazionale) la partenza graduale degli inviti alla vaccinazione dei soggetti inadempienti iniziando dalle classi di età e dai vaccini che comportano i rischi sanitari più elevati
3. Armonizzazione della comunicazione . Per minimizzare i disagi alle famiglie e alle organizzazioni coinvolte sarebbe indispensabile il raccordo tra le iniziative di comunicazione organizzate dai Ministeri e i responsabili della sanità regionale
4. Standardizzazione degli interventi . Per facilitare l’organizzazione delle azioni di recupero e per ridurre il possibile contenzioso legale si ritiene opportuno che l’interpretazione dei vari aspetti applicativi del Decreto avvenga in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. A tal fine si suggerisce l’organizzazione di un gruppo di coordinamento permanente in cui siano adeguatamente rappresentate le varie organizzazioni e istituzioni coinvolte.

Le «incongruenze»
I riflettori dei tecnici regionali guardano anche ai contenuti del decreto, in termini di profilassi obbligatorie. Controllo di malattie infettive previste da programmi internazionali di eradicazione; vaccinazioni finalizzate a eliminare malattie infettive circolanti sul territorio nazionale; vaccinazioni mirate a proteggere gli individui da infezioni che costituiscono un rischio epidemiologico attuale; profilassi volte a proteggere gli individui da infezioni che costituiscono un rischio epidemiologico solo potenziale. Troppe, in un solo decreto legge, affermano le Regioni. Che scrivono: «L’introduzione indiscriminata della obbligatorietà per questi diversi scopi non appare immediatamente e coerentemente giustificabile. Soprattutto non appare possibile attribuire a tutte queste diverse patologie uno stato di “emergenza sanitaria” tale da richiedere l’adozione di misure preventive di tipo coercitivo». Ma sotto la lente è anche «l’incompletezza e l’incoerenza delle vaccinazioni indicate». Come l’antipneumococco – che non è stato inserito e Lorenzin ha già auspicato sia recuperato dall’ter di conversione del Dl in legge – o come l’antiHIb, reso obbligatorio pure per soggetti di età superiore a 5 anni e privi di fattori di rischio, «che – si legge ancora nel draft delle Regioni – non trova alcuna indicazione in letteratura»