Giornalismo e disabilità

Redattore Sociale del 16-06-2017

Giornalismo e disabilita’: da “handicap” a “menomazione”, parole da non usare

Al bando termini come “diversabile” ma anche espressioni come “costretto su una carrozzina”: si introduca invece l’acronimo internazionale “Prm” (“persona con ridotta mobilità” e non si usi mai “disabile” come sostantivo”). Fiaba chiama a raccolta i giornalisti, per scrivere insieme una nuova pagina di deontologia professionale.

ROMA. Una nuova “carta deontologica” per i giornalisti, che insegni loro a parlare correttamente di disabilità: la proposta arriva da Fiaba, (Federazione italiana per l’abbattimento delle barriere architettoniche), che la presenterà lunedì 19 a Roma, presso l’aula magna della Lumsa, alla presenza della presidente dell’Ordine dei Giornalisti Lazio Paola Spadari. “Utilizzare la terminologia appropriata è indispensabile per il giornalista per poter divulgare un’informazione corretta”, spiega Fiaba, nel documento che chiama a raccolta “tutti i soggetti che vogliono dare un loro contributo alla stesura della Carta vera e propria”.

L’attenzione che c’è… L’iniziativa trae spunto da altre recenti carte deontologiche adottate dall’Ordine dei Giornalisti, prima fra tutte la Carta di Roma, nata nel 2008 “con l’intento di arrestare la diffusione di termini discriminatori nei confronti dei rifugiati politici o degli immigrati economici che alcuni quotidiani, anche di tiratura nazionale, stavano favorendo”. E fa riferimento. Fiaba,.anche alla Carta di Milano, redatta nel 2013 dal Cnog, che al punto 2 invita “a usare termini appropriati in tutti i casi in cui un detenuto usufruisce di misure alternative al carcere o di benefici penitenziari evitando di sollevare un ingiustificato allarme sociale e di rendere più difficile un percorso di reinserimento sociale che avviene sotto stretta sorveglianza”.

… e l’attenzione che manca. Nessuna carta deontologia è stata però finora dedicata dall’Ordine dei giornalisti al tema della disabilità: “non si è riservata la stessa attenzione nell’utilizzo di termini come ‘handicappato’ o ‘menomazione’ – osserva Fiaba – Nella Carta di Perugia, compilata nel 1995, che si occupa dei ‘diritti del malato’, all’articolo 12 si legge: ‘È comune intento la tutela dei diritti dei soggetti deboli, in particolare minori, handicappati ed anziani’. Si dirà che la Carta di Perugia è un documento del ’95 che non ha più valore giuridico, in quanto recepito dal “Testo Unico” del 3 febbraio del 2016”. Osserva però Fiaba che “lo stesso ‘Testo Unico’, presenta, all’articolo 6, la seguente prescrizione: ‘il giornalista rispetta i diritti e la dignità delle persone malate o con disabilità siano esse portatrici di menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali’. Incontestabile è il cinismo espresso nella perifrasi ‘persone portatrici di menomazione’ – commenta Fiaba – in un testo redatto a febbraio del 2016, tuttora in vigore”.

“Persone con ridotta mobilità”, ecco l’espressione corretta. E’ ora, insomma, che il giornalismo ponga attenzione al linguaggio che impiega nel riferirsi alla disabilità: “si è discusso, nel corso dei decenni, su quale fosse il termine più appropriato per indicare la persona con disabilità – riferisce Fiaba – Sono stati creati e diffusi neologismi, ma non si è mai raggiunta una omogeneità né si è mai trovato un termine che raggruppasse diverse sensibilità, storie, convinzioni”. Di qui la proposta di Fiaba: “rifacendoci alla Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, in questa proposta “Carta deontologica delle Prm” ci pare necessario prescrivere alcuni termini, piuttosto che proporne di nuovi”. In particolare, la proposta di Fiaba è che, nel riferirsi alle persone con disabilità, innanzitutto si adotti l’acronimo “Prm”, che sta per “persona con ridotta mobilità” (person with reduced mobility), già adottato a livello internazionale negli aeroporti. Chiede poi che sia completamente abbandonato il termine “handicap”, mentre non venga mai sostantivato l’aggettivo “disabile”. In altre parole, “si può parlare di persona disabile – spiega Fiaba – ma non di disabile. Si rischia altrimenti di creare un termine collettivo, che va ad indicare una minoranza, insomma una discriminazione”.

I termini da mettere al bando. Altri termini da bandire del tutto sono “menomazione” e “menomato”, come pure “diversamente abile” e “diversabile”, che “hanno assunto un carattere di politically correct e sembrano avulsi dalla condizione reale della persona con disabilità”. Fiaba definisce poi “semanticamente agghiacciante”, ma “tanto cara allo stile giornalistico di questi anni” l’espressione “costretto su una sedia a rotelle” e riporta diversi esempi, tratti da vari quotidiani, in cui questa espressione viene impiegata. Ma “la sedia a rotelle è un facilitatore, uno strumento di liberazione – osserva Fiaba – e non può diventare lo stesso simbolo dalla disabilità: l’Onu stessa ha fatto un passo indietro epurando dalla simbolistica sulla disabilità l’immagine della persona in carrozzina e sostituendola con un’immagine stilizzata dell’uomo vitruviano. Il messaggio è chiaro: l’uomo come misura di tutte le cose. E proprio così deve essere se si vuole costruire una società inclusiva ed accessibile”.

“Un paletto alla deriva sensazionalistica”. Così il presidente di Fiaba Trieste ci spiega il senso e lo scopo dell’iniziativa: “Abbiamo sentito l’urgenza di una carta deontologica che fissi dei paletti alla deriva sensazionalistica della narrazione giornalistica italiana, particolarmente sul tema delle disabilità, dove il pietismo la fa da padrone. In più secondo la proposta promossa dal nostro ufficio stampa Nicola Stacchietti, vanno rivisti alcuni passaggi del testo unico dei doveri del giornalista, che ha recepito le vecchie carte deontologiche, in alcuni casi senza aggiornare il loro registro lessicale e contenutistico, che risale a oltre 20 anni fa. Non ci aspettavamo questa risonanza – commenta – ci hanno già contattato anche dalla Campania, dal Veneto e da L’Aquila per replicare l’evento”. (cl)

Osservatorio Nazionale per il monitoraggio e la promozione di iniziative sulla parità tra i sessi e il contrasto della violenza contro le donne

Scuola, online l’avviso per la costituzione
dell’Osservatorio Nazionale per il monitoraggio
e la promozione di iniziative sulla parità tra i sessi e
il contrasto della violenza contro le donne

Sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è disponibile da oggi l’avviso di manifestazione di interesse rivolto a enti pubblici e privati, che operano senza scopo di lucro su tutto il territorio nazionale, per la costituzione di un Osservatorio Nazionale per il monitoraggio e la promozione di iniziative in ambito educativo e formativo sui temi della parità tra i sessi, della lotta ad ogni forma di discriminazione, del contrasto alla violenza contro le donne.

L’Osservatorio rientra tra le azioni che il Ministero sta portando avanti da tempo per educare le nuove generazioni al rispetto dell’altro, alla prevenzione della violenza contro le donne e di ogni forma di emarginazione. Azioni potenziate e rilanciate dalla Buona Scuola, per far sì che ragazze e ragazzi siano formati sempre di più come cittadine e cittadini consapevoli, avvertiti e rispettosi. Grazie al confronto costruttivo e al supporto di esperte ed esperti, che da anni sono impegnati nei territori e che hanno competenza ed esperienza su questi temi, l’Osservatorio sarà un luogo di consultazione in merito alle attività e agli interventi rivolti alle scuole in questo settore e affiancherà il Miur nella sua azione di formazione in un’ottica di apertura all’esterno e di dialogo produttivo.

Le manifestazioni di interesse verranno raccolte in un elenco aperto e pubblicato sul sito del Miur e messo a disposizione degli istituti scolastici di ogni ordine e grado. Enti pubblici e privati, università, enti di ricerca, associazioni, imprese e fondazioni hanno tempo fino al 30 giugno 2017 per inviare la propria richiesta di partecipazione all’indirizzo mail dgsip@postacert.istruzione.it.

La candidatura dovrà contenere l’indicazione del rappresentante del tavolo (che dovrà corrispondere al responsabile del settore educativo) e un’autocertificazione dei requisiti che i soggetti interessati devono possedere per partecipare all’avviso:
– avere un interesse dichiarato e un settore specifico per le tematiche dell’istruzione e dell’educazione;
– occuparsi da almeno due anni della promozione della parità tra i sessi, della lotta alle discriminazioni e alla violenza contro le donne;
– avere attuato da almeno due anni progetti mirati alla promozione della parità tra i sessi, alla lotta alle discriminazioni e alla violenza contro le donne nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado con esito positivo certificato dalle scuole stesse.

Iscrizioni Anno Scolastico 2017-2018

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Direzione Generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica
Ufficio Statistica e Studi

Le iscrizioni al primo anno delle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado del sistema educativo di istruzione e formazione – Anno Scolastico 2017-2018

Giugno 2017

L’Invalsi saluta l’esame di terza media: dal 2018 si svolgerà durante l’anno

da Il Sole 24 Ore 

L’Invalsi saluta l’esame di terza media: dal 2018 si svolgerà durante l’anno

di Claudio Tucci

Prova Invalsi per gli studenti di terza media ieri. Oltre 560mila ragazzi hanno dovuto affrontare 29 domande di matematica, alcune delle quali costituite da più di un item (geometria, relazioni e funzioni, statistica e probabilità e algebra) e una verifica di italiano composta di due parti: la prima parte prevedeva la comprensione di un testo letterario di carattere narrativo con 20 domande e la comprensione di un testo di carattere espositivo con 15 domande; la seconda parte prevedeva 10 domande di riflessione sulla lingua. Due ore e mezza di tempo per svolgere il tutto.

Le prove
Come da tradizione, i quesiti proposti hanno scatenato il popolo della Rete, consegnando alla storia personaggi come Edoardo alle prese con il detersivo Rain e altre “chicche” come l’acqua “dura” dell’acquario, i dubbi amletici di Luca per cambiare banco di scuola, il triangolo nascosto nel quadro di Van Gogh. A sentire i ragazzi all’uscita di scuola, e come prevedibile, il test più difficile sembra essere stato quello di matematica.

L’Istituto di valutazione ha comunque reso disponibili dalle ore 12 i link alle griglie di correzione, con le indicazioni per convertire il punteggio del test Invalsi in voto.

La prova Invalsi è l’unica stabilita (sia per quanto riguarda i contenuti sia come data di svolgimento) a livello centrale dal ministero dell’Istruzione. Gli altri scritti (italiano, matematica, inglese e seconda lingua comunitaria) sono calendarizzati dalle commissioni esaminatrici, composte dagli stessi docenti di classe.

Le novità 2018
Quest’anno tuttavia è l’ultimo in cui gli esami di terza media si svolgono con le modalità attuali. Dal 2018 si volta pagina. Entrerà, infatti, in vigore quanto previsto dai decreti attuativi della Buona Scuola e dunque l’esame si baserà su tre scritti e un colloquio, mentre oggi le prove sono quattro più l’orale. I quattordicenni che affronteranno l’esame l’anno prossimo dovranno cimentarsi con una prova di italiano, una di matematica, una sulle lingue straniere e un colloquio per accertare le competenze trasversali, comprese quelle di cittadinanza, mentre la prova Invalsi si svolgerà nel corso dell’anno scolastico.

Maturità, l’utilizzo dello smartphone costerà l’esclusione dalle prove

da Il Sole 24 Ore 

Maturità, l’utilizzo dello smartphone costerà l’esclusione dalle prove

di Laura Virli

Con l’approssimarsi dei tempi d’inizio degli esami di Stato del secondo ciclo, il Miur, con la nota 5754 del 24 maggio 2017, richiama gli adempimenti di carattere tecnico-operativo ed organizzativo finalizzati al regolare svolgimento delle operazioni di esame, alcuni dei quali a cura dei presidi delle scuole sede d’esame. Qui di seguito una sintesi.

Plico telematico
Particolare riguardo dovrà essere data alla scrupolosa osservanza delle disposizioni relative alle modalità di invio tramite il plico telematico delle tracce delle prove scritte degli esami di Stato sulla base delle note, protocollo numero 1382 del 21 aprile 2015 e protocollo numero 1018 del 2 maggio 2013 (per candidati con disabilità visive, candidati che svolgono l’esame presso sezioni carcerarie od ospedaliere).

Locali per gli esami
I locali individuati nelle scuole sede d’esame dovranno essere pienamente idonei allo svolgimento degli esami, sotto il profilo della sicurezza, dell’agibilità e dell’igiene, nonché dignitosi e accoglienti in modo da offrire un’immagine della scuola decorosa e consona alla particolare circostanza. In particolare, dovranno essere attrezzati per permettere alle commissioni lo svolgimento informatizzato e digitale dei lavori.

Disposizioni per i candidati
E’ assolutamente vietato nei giorni delle prove scritte, utilizzare a scuola telefoni cellulari, smartphone di qualsiasi tipo, dispositivi di qualsiasi natura e tipologia in grado di consultare file, di inviare fotografie ed immagini, nonché apparecchiature a luce infrarossa o ultravioletta di ogni genere, portatili di qualsiasi genere in grado di collegarsi all’esterno degli edifici scolastici tramite connessioni wireless, comunemente diffusi nelle scuole, o alla normale rete telefonica con qualsiasi protocollo;
Nei confronti di coloro che fossero sorpresi ad utilizzarli è prevista, secondo le norme vigenti in materia di pubblici esami, l’esclusione da tutte le prove.
I dirigenti devono ricordare tale divieto anche ai presidenti ed ai commissari, che hanno il compito di vigilare sul rispetto del divieto stesso, al fine di evitare il verificarsi di episodi che, oltre a turbare il sereno svolgimento delle prove scritte, risulterebbero gravemente penalizzanti per gli stessi candidati.

Disposizioni per le scuole sede di esame
Nei giorni delle prove scritte dovrà essere disattivato qualunque collegamento con la rete internet e dovranno essere resi inaccessibili, aule e laboratori di informatica, nonché qualunque tipo di personal computer collegato o collegabile alla rete.
Tenuto conto della necessità di consentire l’espletamento delle operazioni collegate alla estrazione e stampa delle tracce delle prove, inviate con la modalità del “plico telematico”, in ognuno dei giorni impegnati dalle prove scritte, sarà consentito, fino al completamento della stampa delle tracce, esclusivamente il collegamento con la rete internet dei computer utilizzati dal referente del plico telematico.
Nella nota si precisa che, al fine di garantire il corretto svolgimento delle prove scritte, la struttura informatica del ministero vigilerà, in collaborazione con la Polizia delle comunicazioni, per prevenire l’utilizzo irregolare della rete internet da parte di qualunque soggetto.

Ius soli al Senato, ecco cosa prevede il ddl

da Il Sole 24 Ore 

Ius soli al Senato, ecco cosa prevede il ddl

di Marta Paris

Il disegno di legge sullo ius soli è tornato ieri in aula al Senato per cercare di percorrere a tappe forzate l’ultimo miglio che lo separa dalla fine della legislatura dopo essere stato bloccato per mesi in Commissione affari costituzionali. Ed è stata subito bagarre. Dentro e fuori Palazzo Madama con il sit in di Casa Pound.

La protesta dai banchi della Lega
La protesta è scattata sulla decisione approvata dall’Assemblea di invertire l’ordine del giorno e anticipare l’incardinamento del Ddl sulla cittadinanza agli stranieri rispetto al voto sui presupposti di costituzionalità del Dl sulla obbligatorietà dei vaccini . Una richiesta arrivata da Loredana De Petris (Misto-Si) e appoggiata dal capogruppo Pd, Luigi Zanda. I senatori del Carroccio hanno esposto cartelli con la scritta “no ius soli” mentre il presidente della commissione, Salvatore Torrisi (Ap), svolgeva la relazione illustrativa sul Ddl, arrivato in Aula senza relatore. Torrisi ha quindi chiesto ed ottenuto di poter depositare la relazione scritta. Mentre il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha espulso il senatore della Lega Raffaele Volpi, decisione successivamente revocata dop0 la richiesta del leghista Calderoli di sospendere la seduta visto che “l’espulso” era rimasto in Aula.

Banchi del governo occupati, la ministra Fedeli in infermeria
Il vero obiettivo del Carroccio era quello di far sospendere la seduta. Per questo i leghisti hanno occupato anche i banchi del governo arrivando di corsa con i cartelloni e hanno spinto contro il tavolo la ministra dell’istruzione Valeria Fedeli, medicata in infermeria. Che subito dopo ha twittato: «Sto bene, grazie a tutte e a tutti. Non saranno i tentativi di sopraffazione a fermare una battaglia di civiltà come lo IusSoli».

Ius soli in parlamento da inizio legislatura
Il percorso del disegno di legge sullo ius soli “temperato”, in Parlamento dal 2013 e a quasi due anni dal primo via libera della Camera (ottobre 2015) , si preannuncia dunque già tutto in salita. Senza relatore e stretto tra il pressing di Governo e Pd per approvare la legge prima delle prossime politiche, le migliaia di emendamenti firmati Lega e i veti incrociati non solo di M5S (che non ha votato il provvedimento alla Camera e ha annunciato al Senato una astensione che a palazzo Madama vale come voto contrario) e Fi ma anche di Ap. Norme quelle sul diritto alla cittadinanza per i figli nati da cittadini stranieri che in Europa avvicinerebbero l’Italia in linea alla Germania e il Regno Unito. Anche se sul tema nella Ue si procede in ordine sparso.

L’attuale disciplina: cittadinanza per «diritto» dopo i 18 anni
Al di là di alcune fattispecie particolari come ad esempio il caso di genitori ignoti o apolidi attualmente il cittadino straniero nato in Italia ha diritto alla cittadinanza una volta diventato maggiorenne a condizione che vi abbia risieduto fino a quel momento «legalmente e ininterrottamente» e dichiari entro un anno dal compimento dei 18 anni, di volerla acquisire. Fin qui per quel che riguarda il “diritto”. La cittadinanza può essere invece acquisita per matrimonio (purché in possesso di requisiti resi più stringenti dalle norme sulla sicurezza emanante in questi anni) oppure per naturalizzazione cioè concessa (con Dpr, sentito il Consiglio di Stato), su domanda dell’interessato, a chi risiede in Italia da almeno 1o anni se cittadino extra Ue e quattro se europeo.

Numeri in crescita per i neo-italiani
In questo scenario il quadro tracciato dagli ultimi dati Istat parla di numeri in crescita. In cinque anni è più che triplicato il numero di cittadini non comunitari diventati italiani: sono passati da meno di 50 mila nel 2011 a quasi 159 mila nel 2015 (quelli comunitari sono stati poco più di 19mila). E se fino al 2008 erano più numerose le acquisizioni per matrimonio rispetto a quelle per residenza, negli anni più recenti sono queste ultime a essere più frequenti: le prime rappresentano poco più del 9% del totale, mentre quelle per residenza superano il 49%. E aumentano i giovani immigrati e ragazzi di seconda generazione che diventano italiani: coloro che acquisiscono la cittadinanza per trasmissione dai genitori e coloro che, nati nel nostro Paese al compimento del diciottesimo anno di età, scelgono la cittadinanza italiana sono passati da circa 10 mila nel 2011 a oltre 66 mila nel 2015, con una crescita costante e molto sostenuta. Tanto che secondo Eurostat vantiamo un primato nella Ue: l’Italia è il primo paese europeo per numero di nazionalità concesse (una su cinque in tutti i paesi dell’Unione).

Le modifiche in Parlamento: ius soli “temperato” e ius culturae
Il Ddl incardinato in aula introduce uno ius soli temperato con il diritto alla cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia purché uno dei due genitori sia in possesso di permesso di soggiorno lungo e residente nel nostro paese legalmente e in via continuativa da almeno 5 anni. Ma non solo. Può acquisire la cittadinanza (necessaria la dichiarazione di volontà) il minore nato da genitori stranieri oppure arrivato in Italia prima dei dodici anni quando abbia frequentato nel nostro paese un percorso formativo per almeno cinque anni. Potrà anche chiederla chi non ancora maggiorenne sia entrato in Italia, vi risieda da almeno sei anni e abbia frequento un ciclo scolastico ( o un percorso di istruzione professionale) ottenendo un titolo di studio (o una qualifica).

In Francia cittadinanza per nascita differita alla maggiore età
Simile all’attuale modello italiano la disciplina della Francia anche se con maglie un po’ più larghe. Per gli stranieri non c’è ius soli: la semplice nascita sul territorio nazionale non ha infatti alcun effetto per l’attribuzione della cittadinanza che invece viene acquisita automaticamente al compimento della maggiore età se, a quella data, lo straniero ha la propria residenza in Francia o vi ha avuto la propria residenza abituale durante un periodo, continuo o discontinuo, di almeno cinque anni, dagli 11 anni in poi. Cittadinanza anche dopo quattro anni di matrimonio con un francese o per naturalizzazione dove il termine obbligatorio di residenza è dimezzato rispetto all’Italia: cinque anni che scendono a due se lo straniero che la richiede non abbia compiuto e ultimato due anni di studi in un’università francese o abbia reso importanti servizi allo Stato.

Dal 200o tedeschi anche i nati da genitori stranieri
Lo ius soli è legge in Germania dal 2000. La cittadinanza tedesca dunque viene acquisita automaticamente dai figli di stranieri che nascono in Germania, purché almeno uno dei genitori risieda abitualmente e legalmente nel Paese da almeno otto anni (requisito più restrittivo rispetto ai cinque anni proposti dall’Italia)  e goda del diritto di soggiorno a tempo indeterminato. I bambini che divengono cittadini tedeschi in base al principio del luogo di nascita acquisiscono contemporaneamente anche la nazionalità dei genitori. Quando diventano maggiorenni entro cinque anni - per il principio generale per cui non è ammessa la cittadinanza doppia o plurima – devono dichiarare la loro volontà di mantenere la nazionalità tedesca o quella del Paese d’origine dei genitori.

Ius soli pieno nel Regno Unito
Sono gli inglesi ad avere la forma più aperta di ius soli per gli stranieri: la cittadinanza spetta al minore nato sul territorio nazionale se uno dei genitori, cittadino non britannico, si sia stabilito nel Regno Unito, ovvero vi risieda a tempo indeterminato e senza soggiacere ai limiti temporali previsti dalla legislazione in materia di immigrazione (in precedenza collegati, di norma, al conseguimento di un permesso di lavoro). Ma anche se residente nel Paese nei dieci anni successivi alla nascita, mentre i tempi della residenza per la naturalizzazione (ossia su richiesta) ammontano a cinque anni.

Vigilia di Maturità per 500mila. Ma tranquilli, saranno quasi tutti promossi

da la Repubblica

Vigilia di Maturità per 500mila. Ma tranquilli, saranno quasi tutti promossi

Statistiche alla mano il vero ostacolo è ottenere il lasciapassare: il numero dei respinti lo scorso anno ha riaperto la polemica sull’utilità degli esami. E’ il penultimo esame “tradizionale” prima che – nel 2019 – parta la rivoluzione prevista dalla Buona Scuola.

Salvo Intravaia

Tra notti insonni, ricerca spasmodica degli argomenti “più probabili” per lo scritto di Italiano e full immersion di studio, parte la maturità 2017. La penultima prima che subentri la rivoluzione dettata dalla Buona scuola. Nell’estate 2019 cambierà tutto ma fra qualche settimana gli oltre 500mila studenti alle prese con l’esame di stato dovranno vedersela ancora con tre prove scritte e un colloquio. E nonostante la paura della vigilia, alla fine, saranno quasi tutti promossi. Perché negli ultimi anni, il numero dei bocciati all’esame si è assottigliato a tal punto da far apparire inutile l’esame stesso. Numeri alla mano, l’ostacolo più insidioso per gli studenti non è superare l’esame davanti alla commissione ma ottenere il lasciapassare per le prove.

Lo scorso anno, il 4 per cento degli studenti non venne ammesso agli esami e della rimanente parte soltanto lo 0,5 per cento non riuscì a superare l’esame. Per questa ragione il ministero dell’Istruzione ha lanciato la campagna #NoPanic: niente panico agli esami, basta studiare. Nell’edizione 2017 sono oltre 505mila gli studenti ai nastri di partenza, quasi 2mila in più rispetto al 2016, suddivisi in 25.256 classi quinte per un totale di 12.691 commissioni, ognuna delle quali abbraccia due classi. Ma l’aumento dei maturandi quest’anno riguarda quasi esclusivamente i privatisti – coloro che si presentano agli esami senza avere seguito neppure un giorno di lezione – sia nelle scuole statali (più 4 per cento) sia nelle paritarie (più 3 per cento). Un ritorno di fiamma per i tantissimi dispersi che non hanno completato gli studi in passato?

Il D-day è stato fissato per mercoledì 21 giugno, quando gli studenti saranno chiamati ad affrontare la prova scritta di Italiano nelle consuete quattro formule: analisi del testo, saggio breve/articolo di giornale, tema storico e tema di attualità. Il giorno successivo, sarà la volta dello scritto d’indirizzo: Latino al classico, Matematica allo scientifico, Lingua straniera al linguistico e Scienze umane nell’omonimo liceo. La terza prova, in genere sotto forma di quiz con domande aperte o a risposta multipla, è in programma lunedì 26 giugno, il giorno dopo dei ballottaggi per le elezioni amministrative che riguarderanno oltre mille comuni italiani. Il punteggio, sempre in centesimi, sarà suddiviso in tre parti: 45 punti, 15 per ognuno dei tre scritti in programma, 30 punti al colloquio finale e 25 punti di credito scolastico collezionati nel corso degli ultimi tre anni.

Anche quest’anno, soltanto in alcune classi gli studenti saranno sottoposti ad una parte del colloquio con la metodologia Clil: una disciplina non linguistica da esporre in lingua straniera. Sarebbe un obbligo per tutte le commissioni ma la formazione degli insegnanti italiani procede a rilento, una novità introdotta dalla riforma Gelmini entrata a regime due anni fa. Novità che si aggiungerà alla mezza rivoluzione che scatterà dal 2016, quando i ragazzi che attualmente frequentano le terze classi faranno da cavia per un esame di stato riformato dalla Buona scuola: due soli scritti, con la terza prova che va in soffitta, e rivoluzione del punteggio. Ai due scritti sarà possibile attribuire al massimo 20 punti così come al colloquio finale. Mentre la carriera scolastica peserà di più: 40 punti. E per essere ammessi agli esami occorrerà avere svolto le 200/400 ore di Alternanza scuola-lavoro e le prove Invalsi che verranno introdotte all’ultimo anno.