Per il benessere dei bambini

Per il benessere dei bambini

di Margherita Marzario

 

Abstract: L’Autrice scava il senso profondo del benessere infantile evidenziandone il contenuto dinamico (e non statico) e mettendo in guardia da comportamenti che possono incidere negativamente sull’equilibrato sviluppo delle persone più piccole d’età.

 

 

In passato si riteneva che il benessere fosse solo o prevalentemente quello economico e collettivo, legato al concetto di utilità o meglio di “ofelimità”, che si riferisce allo stato psicologico di piacere che l’individuo prova di fronte ai beni e servizi a sua disposizione. In seguito si è cominciato a considerare il benessere psicofisico e personale come quello stato di armonia per il quale si possono usare le parole del filosofo Benedetto Croce: “I valori e disvalori estetici, intellettuali, economici ed etici, hanno varie denominazioni nel linguaggio comune, bello, vero, buono, utile, conveniente, giusto, esatto, e così via, che designano il libero spiegarsi dell’attività spirituale, l’azione, la ricerca scientifica, la produzione artistica ben riuscita”. E così ci si è preoccupati del benessere dei bambini per la prima volta nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia nel 1989 (Convention on the Rigths of the Child, nell’acronimo inglese CRC); l’anno successivo è stata sottoscritta la Carta africana sui diritti e il benessere del bambino (o minore), in cui si è rimarcato il binomio “diritti e benessere” sin dal titolo del documento. Da ricordare anche la Charte du Bureau International Catholique de l’Enfance “Pour chaque enfant, un avenir” (Parigi 2007), nel cui paragrafo “Vigilare sullo sviluppo del bambino in tutte le sue dimensioni” si legge: “Il suo benessere psicologico è anche essenziale”.

Allora, come contribuire al vero benessere dei bambini?

Lo psichiatra Paolo Crepet mette in guardia: “Troppo benessere genera il mal-essere. Genera i gaudenti scontenti. Genera il disagio dell’agio!”. Nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia si parla di “benessere del fanciullo” (art. 9) o “suo benessere” (articoli 3, 17, 36) per sottolineare che non si deve seguire una concezione individuale o, peggio, generale o commerciale di “benessere”, ma bisogna perseguire il “bene” ed “essere” a dimensione del bambino, quella persona minore d’età che si ha di fronte. Il parametro imprescindibile è quello indicato nel Preambolo della Convenzione, a proposito della famiglia: “[…] la crescita ed il benessere di tutti suoi membri ed in particolare dei fanciulli”. Bisogna crescere e stare bene insieme.

Tra gli abusi all’infanzia, vi è la cosiddetta patologia delle cure, in primo luogo l’ipercura, eccesso di cure. Ricorrendo ad un’immagine simbolica d’impatto, si può paragonare l’ipercura ad una camera iperbarica, che è efficace solo in alcuni casi e sotto stretto controllo medico. Quei soggetti, però, prima o poi devono uscire dalla camera e affrontare la vita di tutti i giorni senza ossigenoterapia iperbarica. Nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, uno dei verbi più usati è “assicurare”, rendere sicuro. Sicurezza da “sine cura”, senza preoccupazione: questo il compito dei genitori e degli educatori e, al tempo stesso, espressione della loro adultità. Chi cade nell’ipercura (per esempio, dicendo ai figli continuamente “amore, tesoro”, prevenendo ogni caduta, raffreddore o altro, intervenendo nei giochi o nelle baruffe con altri bambini, tenendo in casa i figli o programmando ogni loro attività pomeridiana affinché non manchi loro alcuna opportunità) manifesta, invece, una propria immaturità che fa ricadere sui bambini, rendendoli “vittime” di quest’errore genitoriale e educativo, come pure nel caso di incuria e discuria. Nell’art. 3 par. 2 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia è data un’indicazione ben precisa, “assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere”. In caso contrario si può configurare una delle condizioni previste nell’art. 19 par. 1 della Convenzione: “qualsiasi forma di violenza, danno o brutalità fisica o mentale, abbandono o negligenza, maltrattamento o sfruttamento, inclusa la violenza sessuale”. Quelle situazioni riferibili agli artt. 570-572 cod. pen. “Dei delitti contro l’assistenza familiare” (così come la PAS, sindrome d’alienazione parentale è stata riconosciuta come illecito, ai sensi dell’art. 96 comma 3 cod. proc. Civ., e non come patologia clinicamente accertabile con decreto del 9 marzo 2017 della nona sezione civile del Tribunale di Milano).

Paolo Crepet ammonisce: “Ai figli cui è stato dato tutto, è stato fatto il peggior dono possibile”. Nell’art. 18 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia si dice per tre volte “allevare”: è principale dovere dei genitori non dare, ma allevare (“alzare verso” e, quindi, far crescere). Uno dei possibili significati etimologici di “vita” è “attività”, modo di stare al mondo tipico degli esseri animali, al contrario degli esseri vegetali. Educare, perciò, deve essere educare a fare e a darsi da fare: educare alla libertà e alla gratuità.

Lo scienziato Carlo Rubbia (premio Nobel per la fisica 1984, figlio di una maestra elementare) afferma: “Sono contento di non essere stato viziato. Considero una sventura avere dei privilegi nell’infanzia. La mia infanzia è stata dura, non ho conosciuto il benessere e trovo che nascere in una situazione di sana povertà sia il miglior bagaglio che si possa dare ad un bambino”. Il metro del dare e del fare dei genitori è fornito dall’aggettivo “necessarie” del succitato art. 3 par. 2 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. “Necessario”, “ciò che deve essere, perché una cosa sia o si faccia”, e il “miglior necessario” che si possa dare ai bambini è se stessi: il proprio tempo, il proprio ascolto, le proprie mani, il proprio esempio. Fare insieme, stare insieme: meno regali, più rimproveri; meno giocattoli, più giochi; meno tecnologia, più tempo; meno oggetti, più soggetti; meno esagerazioni, più esperienze.

Il pedagogista Pino Pellegrino richiama: “Oggi si tenta di addolcire tutto: il caffè è decaffeinato, il tonno è così tenero che si taglia con un grissino, i “sofficini” trionfano, l’auto è “comodosa”. Ed i frutti si vedono: ragazzi friabili, con la grinta del pesce bollito; ragazzi che vivono al 5%, chiusi nel maledetto triangolo: frigorifero, sofà, televisione. È dovere assoluto reagire!”. “[…] il diritto di ogni fanciullo ad un livello di vita sufficiente atto a garantire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale” (dall’art. 27 par. 1 CRC). Curare lo sviluppo dei bambini, non solo fisico ma da quello fisico a quello sociale, dall’essere individui al divenire persone ogni giorno.

Pino Pellegrino aggiunge: “I genitori troppo morbidi sono quelli che preparano figli simili a quei cubetti di ghiaccio che, appena tirati fuori dal frigorifero, sembrano solidi, ma subito si sciolgono, non appena toccano il tiepido. I genitori troppo morbidi non vanno lasciati soli: vanno aiutati!”. Nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia (art. 24 lettera f) si prevede di “sviluppare la medicina preventiva, l’educazione dei genitori […]”, entrambe necessarie per il benessere psicofisico dei bambini anche al fine di prevenire disturbi e patologie in crescente diffusione (dall’onicofagia ai disturbi del comportamento alimentare). “Educazione dei genitori” non nel senso di un apposito corso, ma di un comune percorso, di genitori e non, alla luce di quella solidarietà di cui all’art. 2 della nostra Costituzione. I genitori devono educare ma, al tempo stesso, essere educati e farsi educare, in quanto il traguardo è lo stesso per tutti: la vita, la vita che comincia, la vita che continua.

Lo psicologo e psicoterapeuta Fulvio Scaparro spiega: “L’insegnamento deve quindi precedere lo sviluppo, tenendo in adeguata considerazione quelle capacità non ancora sviluppate autonomamente dal bambino, ma che esso è in grado di fare emergere con la guida dell’adulto. Se questo non avviene, per la rinuncia degli educatori, genitori o docenti, l’insegnamento non incide sul bambino, ma anzi lo abbandona a se stesso, con un potenziale di sviluppo inespresso. Una grave perdita non solo per le nuove generazioni, ma anche per tutti noi”. In particolare, il fanciullo ha il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione e i genitori (estensivamente tutti gli educatori) hanno il diritto e il dovere di guidarlo (e non sostituirlo o prevaricarlo) nell’esercizio (e non solo nella titolarità) di questo diritto (art. 14 CRC). I genitori, spesso, non si preoccupano dello sviluppo del pensiero e della coscienza ritenendoli secondari alla salute (basti sentire anche il linguaggio mieloso, o peggio ancora, che adottano nei confronti dei figli o notare altri atteggiamenti a dir poco discutibili). Il pensiero e la coscienza giovano alla salute, fanno parte della salute. La vita ha bisogno di linfa fresca, di pensieri nuovi, di giovani pensatori e pensanti.

Fulvio Scaparro soggiunge: “Bambini cresciuti anzitempo e genitori che pretendono troppo sono i protagonisti di una società schiava del successo e della sete di guadagno. Ma sminuire il valore dell’infanzia significa formare adulti acerbi e immaturi”. La necessaria, naturale e imprescindibile gradualità della crescita di un bambino è insita anche nella nostra Costituzione: svolgimento della personalità (art. 2), pieno sviluppo della persona umana (art. 3), infanzia e gioventù (art. 31). Caricare di ampollose aspettative i figli, fare scelte premature per il loro presunto bene (tra cui il generalizzato anticipo scolastico sin dalla scuola dell’infanzia a 2 anni e mezzo, età da asilo nido), metterli in competizione o in un confronto non opportuno con gli altri può causare disagi che si manifestano anche in età matura, proprio perché ci si arriva carichi di zavorra e senza gli strumenti giusti. Come i frutti raccolti prima del tempo e messi nel frigorifero non sono saporiti e perdono le loro proprietà.

Anche il pediatra e pedagogista Marcello Bernardi dichiara: “Il pensiero di poter evitare al proprio figlio tutte le battaglie, tutti i dispiaceri, tutte le delusioni, è un pensiero folle, perché la vita non è così. Anzi, è ben diversa. La vita è fatta di combattimenti”. “Gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto innato alla vita. Gli Stati parti si impegnano a garantire nella più alta misura possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo” (art. 6 CRC). La vita è anche sopravvivenza (letteralmente “vivere sopra”, cioè continuare a vivere dopo e oltre le avversità, contrarietà, le varie forme di morte) e sviluppo (letteralmente “svolgere, ordinare cose avviluppate”) e ai bambini bisogna fornire gli strumenti per far fronte a questo, “nella più alta misura possibile”, né di più né di meno.

A Roma meeting internazionale sull’Hta

da Il Sole 24 Ore

A Roma meeting internazionale sull’Hta

Il 40% della spesa per la salute viene sprecato, in base alle stime dell’Oms e la necessità di rivedere le soluzioni è diventata urgente. Le metodologie scientifiche più rigorose e innovative possono essere un aiuto per i Paesi che vogliono rendere più sistematiche ed efficaci le risposte alla domanda di salute, per tagliare le inefficienze, razionalizzare la spesa e così rendere più trasparente ed etico l’esercizio del diritto a cure appropriate e sostenibili.

L’Italia su questo fronte sta muovendo passi importanti. Non è un caso infatti che la Health Technology Assessment international (HTAi) organizzi in Italia il 14° Meeting annuale con l’obiettivo di valutare i vantaggi e le nuove sfide del settore. L’appuntamento è dal 17 al 21 giugno 2017, a Roma presso l’Ergife Palace Hotel in Via Aurelia 619 (http://htai2017.org/).
Una giornata, il 18 giugno sempre all’Ergife palace Hotel, sarà dedicata in particolare al 10° Congresso della Società Italiana di Health Technology Assessment (SIHTA) che quest’anno ha scelto il titolo “HTA as a human right”, la valutazione della tecnologia sanitaria come diritto umano.

Gli esperti internazionali si incontreranno per approfondire i più recenti approcci, concentrarsi sul futuro del ruolo dell’HTA nei sistemi sanitari e discutere i modi per impegnare i professionisti, sfruttando i contributi oggi disponibili dall’analisi dei big data. Al Congresso annuale, sarà inoltre esplorato il coinvolgimento dei vari stakeholder nell’affrontare i dilemmi etici legati a queste interazioni.

Celiachia: ecco i nuovi requisiti per le strutture specializzate

da Il Sole 24ORE

Celiachia: ecco i nuovi requisiti per le strutture specializzate

di L.Va.

È pronto a passare alla Conferenza Stato-Regioni l’accordo sul documento che individua i requisiti tecnici, professionali e organizzativi dei centri specialistici sulla malattia celiaca.

Con la revisione dei livelli essenziali di assistenza, la celiachia (e la dermatite erpetiforme che ne è la variante clinica) è stata inserita nell’elenco delle malattie croniche invalidanti individuate la decreto ministeriale del 12 gennaio. Per questo i pazienti possono usufruire in regime di esenzione di tutte le prestazioni di diagnosi e cura della malattia, mentre le visite specialistiche non sono più in esenzione. Gli alimenti specifici gluten free rientrano tra le esenzioni.

L’anno scorso, il gruppo di lavoro sulla celiachia istituito al ministero della Salute ha aggiornato i requisiti dei centri specialistici sulla celiachia. L’obiettivo è garantire in tutto il Paese la piena attuazione al nuovo protocollo diagostico che la commissione aveva definito già nel 2015, e che era stato definito in conferenza Stato-Regioni e pubblicato in Gazzetta il 19 agosto 2015.

Il numero teorico delle strutture specialistiche è di 245 su tutto il teritorio nazionale, di cui 120 dedicati all’età pediatrica.

Nel testo dell’accordo i dettagli sui requisiti per i centri di terzo livello, teoricamente ne servirebbero 2 per Regione, di cui uno dedicato ai bambini.

Il follow up della celiachia, si chiarisce all’articolo 6 del provvedimento , è previsto che possa essere effettuato dai medici di famiglia, dai pediatri e dagli specialisti del Ssn.

STOP AGLI INTEGRALISTI CATTOLICI E AI NEOFASCISTI!

STOP AGLI INTEGRALISTI CATTOLICI E AI NEOFASCISTI!

 

Siamo una rete di associazioni, collettivi, spazi sociali, sindacati impegnati da anni nella difesa dei diritti individuali e sociali, sempre più erosi dalle politiche neoliberiste, che hanno creato il terreno fertile per l’avanzare di una cultura retrograda, sessista, volgare e violenta cavalcata dalle destre di questo paese.

 

Tutti gli spazi pubblici pluralisti e portatori dei principi di laicità dello Stato sono oggi sotto l’attacco di associazioni “integraliste cattoliche” e neofasciste: dal mondo della cultura a quello della scuola, dai teatri alle biblioteche, dai consultori agli ospedali, alle manifestazioni nelle piazze.

La saldatura tra la parte più reazionaria del mondo cattolico e gruppi neofascisti non è una novità. In nome di “Dio” e della “Natura” vengono identificati i nemici e programmate azioni esemplari per metterli alla gogna. Il protagonismo di integralisti cattolici e fascisti si concentra oggi sulla lotta contro la “teoria gender”, una teoria inesistente, costruita ad arte con lo scopo di avere un nemico identificabile, un pretesto per riproporre il rifiuto delle differenze e del pluralismo in nome di una verità assoluta, una monolitica identità radicata nella tradizione patriarcale cattolica (“Dio-Patria-Famiglia”) da contrapporre alla “degenerazione” dell’arte, della cultura e della politica e ai nuovi diritti nella società democratica. La scuola pubblica statale, laica e pluralista, è pertanto diventata uno dei terreni principali di questo scontro.

 

Da qualche anno a questa parte le scuole della nostra provincia, come molte altre in Italia, sono sistematicamente vittime di attacchi per aver affrontato a livello didattico temi quali l’educazione all’affettività e alla sessualità, la parità di genere, l’educazione alle differenze, il contrasto all’omofobia, normali attività didattico-educative che da anni vengono svolte all’interno delle scuole. Quello che si è creato in questi mesi è un clima generale di vera e propria caccia alle streghe, portato avanti dal mondo cattolico più reazionario, sostenuto anche da “Bologna 7”, il settimanale dell’arcidiocesi di Bologna, da politici locali in cerca di facile notorietà, da giornali di destra, da associazioni pseudo-culturali in difesa della “famiglia” e infine da movimenti neofascisti come Forza Nuova.

 

Particolarmente grave, quest’anno, è stato il crescere e il convergere di attacchi alle scuole dell’area Reno-Galliera: a gennaio le intimidazioni verso le classi che hanno scelto di andare a vedere al Teatro di Castello d’Argile lo spettacolo “Fa’afafine”, sul tema del bullismo omotransfobico nelle scuole; ad aprile e maggio le proteste contro il festival della letteratura per l’infanzia “Uscire dal guscio” e ora il caso delle presunte “nozze gay” celebrate dalle maestre in una classe della scuola di Poggetto (San Pietro in Casale). Notizia falsa riportata dalla testata on-line de “Il Giornale”, che ha continuato a circolare nonostante le pronte smentite delle interessate e della Preside della scuola.

Alle campagne diffamatorie a mezzo stampa e ai tentativi di boicottaggio dei progetti educativi, sono sempre seguite azioni di intimidazione (attacchinaggio di volantini non firmati, presìdi, striscioni razzisti e omofobi affissi fuori dalle scuole): ultima, in ordine di tempo, la comparsa di uno striscione fuori dalla scuola di Poggetto che recitava: “La vostra cultura è contro natura”, seguita da un comunicato di rivendicazione che attaccava l’operato complessivo delle maestre in quanto “femministe e progender” che “tentano di inculcare l’innaturalezza di comportamenti deviati durante le ore scolastiche”.

Un atto intollerabile contro le insegnanti, le alunne e gli alunni e le comunità coinvolte, nei confronti delle quali vogliamo esprimere con forza la nostra solidarietà.

 

Siamo convinte e convinti, però, che questi casi non siano isolati e non riguardino solo alcune scuole e comunità della provincia di Bologna. Quello a cui stiamo assistendo è il consolidarsi della peggiore cultura reazionaria clericale e neofascista, unite nel contrastare il modello di scuola democratica, laica, pluralista sancito dalla Costituzione. Un attacco chiaro alla scuola, ma volto a colpire un modello di società aperta, che rispetta e promuove ogni differenza.

 

È, quindi, ora che facciamo sentire forte la nostra voce per:

  • rendere pubblica la nostra solidarietà alle/agli insegnanti che quotidianamente educano al rispetto e alla pluralità e per questo continuano a subire minacce e intimidazioni nel silenzio quasi totale delle istituzioni;
  • sostenere la centralità dell’educazione alle differenze e alla parità di genere nella didattica, in ogni ordine di scuola e su tutto il territorio nazionale;
  • denunciare e contrastare la rinascita di movimenti neofascisti e le loro ideologie violente.

 

Il 20 giugno alle 11 ci incontreremo presso l’Ufficio Scolastico Regionale (via de’Castagnoli, 1 Bologna) per chiedere alla Direzione una netta presa di posizione in favore della libertà d’insegnamento e la solidarietà concreta verso le maestre di San Pietro in Casale e le/i docenti che in Emilia Romagna sono oggetto di continue intimidazioni a causa della loro didattica aperta e inclusiva.

 

Lanciamo infine un appello a tutte le cittadine e tutti i cittadini a manifestare il 29 giugno alle ore 18 in piazza Nettuno

 

 

 

per una società plurale, laica, antifascista.

 

ANPI Pratello

Associazione Armonie

Associazione Il Progetto Alice

Associazione Primo Moroni – Nuova Casa del Popolo di Ponticelli “La Casona” (BO)

Centro Sociale TPO

Cesp – Centro Studi Scuola Pubblica – Bologna

CDS ‘70 – Centro di Documentazione della scuola degli anni ‘70

Cobas Scuola Bologna

Comitato Bolognese Scuola e Costituzione

Coordinamento Precari/e della Scuola Bologna

Falling Book

Labas occupato

Mujeres Libres Bologna

Noi restiamo – Bologna

Non Una Di Meno Bologna

Studenti Medi Autorganizzati Bologna

UAAR (Unione Atei Agnostici e Razionalisti) Bologna

 

Per adesioni scrivere a stopcattofascismo@gmail.com

Privacy, il Garante bacchetta le scuole italiane. Una diffondeva informazioni su vita sessuale dello studente

da Il Fatto Quotidiano

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La Relazione annuale dell’authority stigmatizza gli abusi e gli errori che mettono a rischio i dati personali degli alunni: dalle webcam con funzioni di controllo alla divulgazione di parametri biometrici per segnare l’ingresso a scuola, numeri di cellulare di iscritti e famiglie trasmessi a terzi senza consenso

Buona scuola, Fedeli pronta alla revisione della legge: dalla mobilità alla carta dei docenti

da Il Fatto Quotidiano

Buona scuola, Fedeli pronta alla revisione della legge: dalla mobilità alla carta dei docenti

Il cronoprogramma per il “tagliando” alla 107 sembra chiaro per la ministra, intenzionata anche al riordino dei cicli e alla questione della rappresentanza dei genitori. Nei suoi piani anche il monitoraggio qualitativo per capire chi sono gli 11mila bambini bocciati alla primaria

Polemica sui maestri trasferiti al Sud. “Più della metà ha usato la legge 104”

da Repubblica

Polemica sui maestri trasferiti al Sud. “Più della metà ha usato la legge 104”

Alle elementari record di spostamenti grazie alla norma per assistere i familiari disabili. Al Nord il dato è sotto l’1%. I presidi: “Un istituto di civiltà. Ma serve una stretta anti abusi”

di SALVO INTRAVAIA

Record di (lunghi) trasferimenti verso le regioni meridionali grazie alla legge 104. Qualche giorno fa, il ministero dell’Istruzione ha reso noti i dati sui cosiddetti “movimenti” (trasferimenti, passaggi di cattedra e di ruolo, provinciali e interprovinciali) richiesti dai maestri di scuola elementare, molti dei quali spediti al Nord dalla Buona scuola del governo Renzi. E non mancano le sorprese. Perché, su oltre mille movimenti interprovinciali chiesti verso le regioni meridionali, oltre la metà (il 53 per cento) è stata possibile grazie alla norma che tutela alcune categorie di persone. In primis, chi deve assistere un conbiuge o figlio disabile grazie alla legge 104.

Un passo indietro. Parliamo di spostamenti che in genere si ottengono in base al punteggio per titoli e anzianità di servizio. Ma anche in base alle tutele (“precedenze”) previste per alcuni casi particolari. Il più comune è l’applicazione della legge 104 sulla tutela dei disabili. Gli altri casi disciplinati (perdenti posto, coniugi di militari, personale che ricopre cariche pubbliche e sindacalisti al rientro dal distacco) sono evidentemente residuali. A livello nazionale, la quota di trasferimenti agevolati è attorno al 21 per cento.

Al Nord è bassissima: riguarda appena un trasferimento interprovinciale ogni cento. Mentre al Sud oltre metà dei maestri rientrati a casa ha “scavalcato” colleghi con un punteggio maggiore grazie alla legge 104. Sulla questione, già due anni fa, scoppiò la polemica e il Miur assicurò controlli stringenti per stanare i potenziali furbetti. Ma la percentuale dei trasferimenti verso le regioni meridionali con “precedenza” sorprende anche i dirigenti. Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp), è netto: «Nessuno mette in discussione l’importanza della legge 104. Ma questi dati fanno temere un abuso e una totale assenza di presupposti alla base delle certificazioni. O ci sono due Italie, con due livelli di cagionevolezza completamente diversi, o dobbiamo pensare ad abusi in alcune parti del Paese. Altrimenti questi numeri non si giustificano. Le pubbliche amministrazioni si mettano in condizione di fare controlli più stringenti, soprattutto in alcune aree».

È la Calabria la regione che detiene il record: 100 movimenti interprovinciali agevolati su 130. Un 77 per cento che stride con i dati di Lombardia e Piemonte, entrambe sotto l’1 per cento, o del Friuli dove neppure un trasferimento è stato agevolato. Nelle regioni dell’Italia centrale (Umbria, Marche, Lazio e Toscana) la quota di trasferimenti determinati dalle precedenze non raggiunge il 5 per cento. Mentre Sicilia e Campania, con 68 e 65 per cento, sono seconda e terza in classifica. E a livello provinciale si registrano sbalzi ancor più consistenti: in provincia di Cosenza, 33 dei 36 maestri che hanno ottenuto il trasferimento da un’altra provincia hanno scavalcato tutti appoggiandosi alla 104. Un vero e proprio record (92 per cento) che neppure Agrigento arriva a scalfire: con 10 movimenti su 11, si ferma al 91 per cento.

Anche il sindacato auspica controlli più accurati. Lena Gissi, segretaria della Cisl scuola, chiede «più controlli, ma non a macchia di leopardo». «Servirebbe — spiega — un coordinamento del governo per portare avanti queste verifiche. Le differenze nei numeri tra Nord e Sud potrebbero essere determinate dai diversi sistemi sanitari, che sono a gestione regionale, e con diverse sensibilità rispetto alle tutele. Come sindacato non abbiamo interesse a difendere i furbi, ma è pur vero che al Sud ci sono situazioni di povertà e deprivazione tali da spingere i cittadini a cercare più tutele