Seconda riunione al MIUR del tavolo tecnico sulla semplificazione amministrativa

Seconda riunione al MIUR del tavolo tecnico sulla semplificazione amministrativa

In data odierna si è tenuta la prevista seconda riunione del tavolo tecnico dedicato alla semplificazione delle procedure amministrative e già avviato in data 12 giugno, a seguito della mobilitazione del 25 maggio.

La prima parte della riunione ha affrontato il tema della semplificazione amministrativa veicolata dall’approvazione del nuovo Regolamento di contabilità. L’Amministrazione, rappresentata dal Vice Capo di Gabinetto e dal Direttore generale delle risorse umane e finanziarie, ha confermato la propria disponibilità ad addivenire quanto prima alla auspicata semplificazione. In particolare, ha comunicato che il nuovo testo del Regolamento, sul quale è necessario il concerto con il MEF, è quasi definitivo e dovrebbe essere emanato nei primi mesi dell’anno scolastico prossimo. L’Amministrazione ha garantito che esso dovrebbe comportare numerose semplificazioni (ampliamento dell’utilizzabilità delle carte di credito, abolizione del registro unico dei contratti, incremento del ricorso all’aggiudicazione mediante affidamento diretto, effettuabilità dei controlli dei revisori anche a distanza con strumenti telematici…). Dopo l’approvazione da parte del MEF sarà necessario il parere del Consiglio di Stato. Sul nuovo testo del Regolamento si terrà, in data 27 giugno, un apposito incontro di informazione per le parti sindacali.

L’Amministrazione, inoltre, ha riferito che è in corso, in Toscana, una sperimentazione dello help-desk amministrativo-contabile previsto dalla legge 107 e seguito dalla Direzione Generale delle Risorse Umane e Finanziarie. I primi risultati, relativi al periodo 9 aprile – 12 giugno, sono ritenuti soddisfacenti (circa 1400 accessi, con una media di 3,6 giorni per rispondere alle richieste di assistenza) e si pensa di estenderlo prossimamente ad un’altra Regione e poi, progressivamente, a tutte le altre.

La delegazione ANP è intervenuta per chiedere di concentrare gli adempimenti richiesti alle scuole in poche date rese note con congruo anticipo (preferibilmente all’inizio dell’anno scolastico), di integrare la base dati dell’inventario di ogni scuola con il SIDI per evitare continue re-immissioni di dati (avvalendosi anche delle possibilità tecnologiche offerte dal “cloud”) e evitare la ridondanza degli stessi. Inoltre, ha puntualizzato che per migliorare la qualità del clima lavorativo nelle scuole, è necessario distinguere nel Regolamento, più chiaramente che in passato, le competenze e le responsabilità del dirigente da quelle del direttore sga. Inoltre, ha suggerito che il MIUR dirami istruzioni più circostanziate sulla disciplina degli accertamenti/incassi e degli impegni/pagamenti.

A conclusione dell’incontro del mattino, l’Amministrazione ha comunicato che saranno a breve rese disponibili le risorse economiche relative al MOF 2016-2017 nonché quelle relative all’anticipo (di circa l’80% anche per quest’anno) del “bonus” premiale di cui alla legge 107.

La riunione è poi ripresa alle 15, per trattare lo specifico obiettivo della riduzione/semplificazione degli adempimenti relativi alla immissione dei dati su richieste provenienti dal MIUR o da altri soggetti, alla presenza del Vice Capo di Gabinetto e del Direttore Generale dei Sistemi Informativi.

L’Amministrazione ha dichiarato che sta procedendo, anche sulla base di incontri con tali soggetti e con i fornitori dei principali pacchetti software in uso presso le scuole, ad una ricognizione delle procedure che richiedono tali immissioni, per cercare di ottimizzarle. In particolare, l’utilizzo dei flussi informativi sembra in grado di sostituire efficacemente alcuni monitoraggi.

L’ANP ha ribadito la richieste di integrazione tra basi informative già formulata al mattino, argomentadole con l’utilità pratica di tale soluzione per evitare di ridigitare i dati per l’aggiornamento dell’Osservatorio tecnologico, per facilitare il monitoraggio dell’alternanza scuola-lavoro e per evitare che si riversi sulle scuole l’ulteriore aggravio di lavoro derivante dal recente decreto-legge in materia di prevenzione vaccinale.

L’Amministrazione ha dichiarato che intende istituire una sorta di cabina di regia per coordinare il lavoro delle Direzioni Generali, al fine di ridurre le richieste di dati indirizzate alle scuole, e che è suo intendimento addivenire a delle soluzioni condivise già dal prossimo incontro del tavolo tecnico relativo a queste materie, calendarizzato il giorno 26. Per quanto riguarda il decreto-legge sui vaccini, sarà espletato ogni possibile tentativo di semplificazione in fase di conversione in legge.

L’Amministrazione ha inoltre riconosciuto la necessità di accordare alle scuole tempi più distesi per rispondere ad eventuali richieste di dati e l’intenzione di procedere gradualmente al potenziamento delle funzionalità del SIDI. Ha infine concordato sulla esigenza di restituire alle scuole gli esiti dei monitoraggi.

Pubblicati risultati mobilità Scuola Infanzia

Sono disponibili da oggi i risultati della mobilità della scuola dell’infanzia, secondo la scadenza fissata e comunicata dal Ministero alle insegnanti e agli insegnanti.

Il Miur ha previsto, per il 2017, un cronoprogramma anticipato delle operazioni per l’avvio del nuovo anno scolastico, con l’obiettivo di garantire alle alunne e agli alunni continuità didattica e docenti in cattedra fin dal primo giorno di scuola.
Si ricorda che la mobilità è la procedura attraverso la quale le docenti e i docenti possono chiedere di cambiare sede di lavoro o il grado di istruzione in cui insegnano. La mobilità di quest’anno è ordinaria e su base volontaria. Le regole della mobilità sono state concordate dal Miur con i sindacati, come previsto dalla legge.

A livello nazionale sono state presentate 139.583 richieste di mobilità.

I dati della scuola dell’infanzia

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha inviato oggi agli Uffici scolastici territoriali gli elenchi dei trasferimenti della scuola dell’infanzia che sono in corso di pubblicazione sui relativi siti. Per l’infanzia le domande sono state 15.994, di cui 12.814 per cambiamento di sede e 3.180 per passaggi in un diverso grado di istruzione. Il 46,6% delle richieste è stato soddisfatto, 1.012 docenti hanno potuto cambiare regione.

Regione Lombardia e “Dopo di noi”

da LEDHA

Regione Lombardia e “Dopo di noi”

LEDHA, Anffas, Federsolidarietà Lombardia e Uneba commentano il testo della Dgr 6674 recentemente approvata da Regione Lombardia. Molti gli elementi positivi e qualche criticità.

Lo scorso 7 giugno, il Consiglio Regionale lombardo ha approvato la Dgr 6674 di attuazione della legge sul “Dopo di noi” (Legge n. 112/2016) dal titolo “Programma operativo regionale per la realizzazione degli interventi a favore di persone con disabilità grave prive di sostegno familiare”. Con questa Dgr, Regione Lombardia disciplina il programma operativo per la realizzazione degli interventi a favore delle persone con grave disabilità per dare concreta attuazione a quanto previsto dalla normativa nazionale su “Dopo di noi”.

La Dgr presenta diversi elementi positivi. In primis è doveroso sottolineare il fatto che l’iter di approvazione è stato celere, segno concreto dell’attenzione che Regione Lombardia ha dedicato a questo tema. Inoltre Regione Lombardia ha portato avanti un processo partecipato di definizione delle procedure e questo è chiaramente visibile nell’esito finale del testo della Dgr, che ha accolto molte delle proposte espresse dalle associazioni, dagli enti gestori e dalle realtà del terzo settore.

Altro elemento positivo riguarda le modalità con cui viene regolato l’uso delle risorse messe a disposizione per questo capitolo di spesa per il 2016 (circa 15 milioni di euro) e quelle per il 2017 (circa 6 milioni di euro). Inoltre la Dgr offre la possibilità di sperimentare nuove forme di abitare, rispettando lo spirito della legge sul “Dopo di noi”.

Tuttavia non mancano anche alcune criticità. In primis il fatto che Regione Lombardia non abbia stanziato risorse proprie che vadano ad aggiungersi a quelle messe a disposizione dal Ministero. Ma il punto che maggiormente ci preoccupa è il fatto che la Dgr – così come è formulata oggi – sembra escludere le persone con disabilità più complesse, che necessitano di un sostegno maggiore dai percorsi di vita previsti dalla legge sul “Dopo di noi”.

Il nostro auspicio è che questo passaggio venga superato, prevedendo le risorse necessarie, diverse da quelle previste dall’attuale percorso, offrendo anche alle persone con elevati bisogni di sostegno la possibilità di presentare un progetto di vita a casa, personalizzato, in modo da prevenire l’istituzionalizzazione o avviare percorsi di emancipazione non solo dai genitori ma anche, laddove richiesto dall’interessato, dai servizi residenziali.

Con questo provvedimento, Regione Lombardia mette oggi le persone con disabilità (con le loro famiglie e associazioni), i Comuni e gli enti di terzo settore (cooperative sociali associazioni e fondazioni) nelle condizioni di predisporre progetti di vita innovativi a partire dai bisogni e dalle aspettative delle singole persone e dei loro genitori e/o familiari. Progetti che siano in grado da subito di rispondere ai bisogni ed ai diritti di molte persone con disabilità e che in prospettiva possono arricchire e migliorare il complessivo sistema di offerta regionale di sostegni residenziali, comunitari e per l’abitare delle persone con disabilità.

Assistenza educativa, condannata per discriminazione la Città Metropolitana di Milano

da LEDHA

Assistenza educativa, condannata per discriminazione la Città Metropolitana di Milano

Il Tribunale di Busto Arsizio ha riconosciuto la discriminazione indiretta ai danni di uno studente con disabilità che si è visto assegnare un monte ore inferiore rispetto a quello previsto dal piano educativo.

Il Tribunale di Busto Arsizio (Va) ha condannato la Città Metropolitana di Milano per discriminazione ai danni di uno studente con disabilità. In base a quanto prescritto dal proprio piano educativo, Carlo (nome di fantasia ndr) ha diritto a 15 ore di assistenza educativa a settimana per poter frequentare la scuola in condizioni di parità con i suoi compagni di classe. Tuttavia, per l’anno scolastico che si è appena concluso, la Città Metropolitana di Milano gli ha assegnato un numero di ore di assistenza educativa inferiore rispetto a quella prevista.

“Si tratta di una sentenza importante perché è la prima condanna a Città Metropolitana per la mancata erogazione del servizio di assistenza educativa. Ed è una condanna per discriminazione”, spiega Laura Abet, avvocato del Centro Antidiscriminazione di LEDHA – Lega per i diritti delle persone con disabilità che ha sostenuto questo ricorso.

In una situazione di grande caos che si trascina da molti mesi sul tema dei servizi per l’inclusione scolastica degli alunni e studenti con disabilità, la Città Metropolitana di Milano è tenuta a erogare questi servizi. Nello specifico si tratta dell’assistenza alla comunicazione, dell’assistenza ad personam, degli ausili tiflo-didattici e del servizio di trasporto. Servizi che – a partire dall’anno scolastico 2017/2018 saranno in capo a Regione Lombardia.

Per il giudice di Busto Arsizio la condizione in cui si è venuto a trovare Carlo rappresenta una forma di discriminazione indiretta. Dal momento che il diritto all’istruzione per le persone con disabilità “si configura come un diritto fondamentale”, scrive il giudice nella sentenza, la cui fruizione è assicurata tramite “misure di integrazione e sostegno idonee a garantire ai portatori di handicap la frequenza degli istituti d’istruzione”, la scelta discrezionale dell’amministrazione di ridurre le ore di “sostegno” agli studenti agli studenti con disabilità rappresenta una forma di discriminazione indiretta vietata dalla legge 67 del 2006”.

Complessivamente, le più di 30 famiglie assistite dal Centro Antidiscriminazione di LEDHA hanno presentato cinque ricorsi per ottenere l’assistenza educativa per i propri figli. Ma solo nel caso di Busto Arsizio si è arrivati a sentenza in tempi rapidi. In tutti gli altri casi, la decisione di Città Metropolitana di chiamare in causa Regione Lombardia ha provocato un allungamento dei tempi e il rinvio delle udienze anche di molti mesi. In un caso addirittura a settembre, all’inizio del nuovo anno scolastico.

“Siamo soddisfatti di questa sentenza. Tuttavia, siamo convinti che arrivare davanti ai giudici per affermare il diritto degli alunni e studenti con disabilità a frequentare la scuola rappresenti, in un certo senso, una sconfitta – commenta Alberto Fontana, presidente di LEDHA -. Ci auguriamo che non sia più necessario presentare questi ricorsi. I diritti soggettivi degli alunni con disabilità devono essere rispettati da tutti: Regione, Ats e Comuni, in base a quanto previsto dalla nuova normativa che entrerà in vigore con il prossimo anno scolastico. In caso contrario, LEDHA continuerà a tutelare, nelle sedi opportune, i diritti degli alunni e studenti con disabilità”.

#SbloccATA: raccolte 66.969 firme

#SbloccATA: raccolte 66.969 firme. Il 21 giugno, consegna alla Ministra e flash mob del personale ATA

E’ partita a gennaio la nostra campagna di denuncia e mobilitazione per sbloccare organici e supplenze del personale ATA che, pur completamente ignorato dal Governo, e nonostante il forte aggravio dei carichi di lavoro, continua a garantire ogni giorno il funzionamento delle scuole.

La petizione #sbloccATA è arrivata in tutte le scuole d’Italia e grazie all’impegno di tanti tra lavoratori della scuola e genitori, siamo riusciti a raccogliere 66.969 firme, che consegneremo il prossimo 21 giugno alla Ministra Fedeli.

In occasione della consegna delle firme coinvolgeremo i lavoratori e daremo loro voce, rappresentando dal vivo le condizioni in cui si vedono costretti ogni giorno, nonostante tutto, a lavorare, con un flash mob davanti all’entrata del Ministero dell’Istruzione. L’appuntamento è alle 10.

Subito dopo alla Ministra Fedeli, che ci riceverà, consegneremo le firme, e chiederemo un impegno politico affinché si possano subito reintegrare i 2.020 posti tagliati e di abolire il divieto alle sostituzioni in caso di assenza, con l’effetto d’intervenire immediatamente sul sovraccarico di lavoro di tutto il personale ATA.

Scuola, Anief: In pensione sempre più tardi, dal 2019 serviranno 67 anni e l’Ape sociale già non basta

da AGENPARL

Scuola, Anief: In pensione sempre più tardi, dal 2019 serviranno 67 anni e l’Ape sociale già non basta

(AGENPARL) – Roma, 18 giu 2017 – Il decreto del Governo, che supera la riforma Monti-Fornero, è già pronto a livello tecnico: subito dopo l’estate verrà affrontato in ambito politico. Il motivo dell’ulteriore elevazione dell’età si deve al fatto che la speranza di vita dopo i 65 anni si sta allungando. Il provvedimento giunge nelle stesse ore in cui i decreti su lavoratori precoci e Ape sociale, l’anticipo pensionistico con penalizzazioni minime, arrivano in Gazzetta Ufficiale: solo che il sistema è sperimentale, vincolato a dei finanziamenti ridotti e ristretto a poche categorie. Nel comparto Scuola esclusi ingiustamente tutti i docenti dalla primaria in poi.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): le agevolazioni pensionistiche dell’Ape Social, spettanti a chi svolge un lavoro usurante, vanno per forza allargate e tutti i livelli d’insegnamento. Sull’Ape volontaria, invece, con i lavoratori chiamati a restituire fino a 500 euro al mese per vent’anni in cambio di tre anni e mezzo di anticipo pensionistico, continuiamo ad avere grossi dubbi. Non si tratta di proposte da accettare a occhi chiusi: stiamo parlando di un ammortizzatore sociale che il beneficiario dovrà pagare a carissimo prezzo. Non dimentichiamo che le pensioni attuali e future sono state già penalizzate dal nuovo modello di calcolo contributivo: ridurle di un importo così importante significa portarle abbondantemente sotto i mille euro e sempre più vicino all’assegno sociale. E che dire degli effetti devastanti sul fronte dei servizi? Nella scuola, abbiamo già oggi il corpo docenti più vecchio e malpagato. A breve raggiungeremo un record inarrivabile.

Cresce ancora l’età minima per lasciare il lavoro: dal 2019 per accedere all’assegno di vecchiaia bisognerà aver compiuto 67 anni, contro gli attuali 66 anni e 7 mesi e i 66 più 11 mesi già previsti dalla Legge di riforma pensionistica Monti-Fornero. Il decreto maggiorativo del Governo è pronto a livello tecnico, subito dopo l’estate verrà affrontato in ambito politico. Il motivo dell’ulteriore elevazione dell’età si deve al fatto, scrive oggi Il Corriere della Sera, che “la speranza di vita dopo i 65 anni si sta allungando: per gli uomini siamo passati dai 18,6 anni del 2013 ai 19,1 anni del 2016; per le donne da 22 a 22,4 anni. Per questo l’ipotesi è che venga spostata verso l’alto anche l’età della pensione, che potrebbe passare dai 66 anni e sette mesi di adesso a 67 anni. Non subito ma a partire dal 2019. Non sarebbe una differenza da poco. E spingerebbe ancora più in alto quei requisiti previdenziali che già adesso fanno dell’Italia uno dei Paesi dove si va in pensione più tardi”.

La volontà di superare la già pesante riforma Monti-Fornero giunge nelle stesse ore in cui i decreti su lavoratori precoci e Ape sociale, l’anticipo pensionistico con penalizzazioni minime, arrivano in Gazzetta Ufficiale: da ieri è infatti possibile inviare la domanda all’Inps. Secondo le stime del ministero del Lavoro, scrive repubblica.it, nel 2017 potranno lasciare il lavoro fino a tre anni e sette mesi prima, circa 60mila persone (35mila per l’Ape sociale e 25mila per i precoci), mentre altri 45mila potrebbero avere i requisiti per ritirarsi dal lavoro nel 2018 (20mila Ape sociale e 25mila precoci).

“Le domande – scrive il quotidiano romano – potranno essere fatte esclusivamente per via telematica e per il 2017 andranno inviate entro il 15 luglio. Se qualcuno avesse già presentato la richiesta questa andrà nuovamente inviata perché valida solo dopo la pubblicazione dei decreti in Gazzetta. Per l’Ape le domande per il 2017 andranno accolte entro una spesa di 300 milioni. L’Inps metterà a punto una graduatoria entro il 15 ottobre. In caso di risorse insufficienti avranno la priorità coloro che sono più vicini all’età per la pensione di vecchiaia”.

In ogni caso, commenta ancora il Corriere della Sera, l’Ape rimane “una misura sperimentale, valida fino al 2018, anche nella versione volontaria che deve ancora partire e che consentirà l’uscita anticipata con una riduzione dell’assegno previdenziale. Se nel 2019 l’età della pensione salirà davvero a 67 anni, l’Ape sarebbe un efficace strumento di «riduzione del danno», perché consentirebbe qualche uscita anticipata in grado di mitigare l’effetto del nuovo innalzamento generale dei requisiti. L’Ape su base volontaria non ha costi per lo Stato, perché viene «finanziata» con i tagli agli assegni di chi sceglie questa strada. L’Ape social, invece, sì. E non sono trascurabili visto che solo per la sperimentazione sono stati stanziati quasi due miliardi di euro nell’arco di sei anni. Renderla stabile costerebbe. E il problema è quello di sempre, trovare i soldi”.

Il problema non è di facile soluzione. Perché, sullo sfondo, rimane sempre l’ingiusta esclusione degli altri livelli di docenza pubblica: il lavoro dei docenti è tutto ad alto rischio burnout. Il via libera che oggi, giustamente, è stato dato ai maestri della scuola dell’infanzia deve essere esteso anche ai colleghi della primaria e secondaria, di primo e secondo grado: “le agevolazioni pensionistiche dell’Ape Social, spettanti a chi svolge un lavoro usurante, vanno per forza allargate e tutti i livelli d’insegnamento – ribadisce Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – : per quanto riguarda l’Ape volontaria, invece, con i lavoratori chiamati a restituire fino a 500 euro al mese per vent’anni in cambio di tre anni e mezzo di anticipo pensionistico, continuiamo ad avere grossi dubbi. Non si tratta, di certo, di proposte da accettare a occhi chiusi: alla resa dei conti, stiamo parlando di un ammortizzatore sociale, un ponte verso la pensione, che il beneficiario dovrà pagare a carissimo prezzo”.

“Non dimentichiamo inoltre – continua il presidente Anief – che le pensioni attuali e future sono state già penalizzate dal nuovo modello di calcolo contributivo: ridurle di un importo così importante, significa portarle abbondantemente sotto i mille euro e sempre più vicino all’assegno sociale. Ovvero, lavorare e pagare contributi per quasi 40 anni, per poi ritrovarsi in mano poco più di chi non ha svolto nemmeno un giorno di lavoro. E che dire degli effetti devastanti sul fronte dei servizi? Nella scuola, a esempio, abbiamo già oggi il corpo docenti più vecchio (3 su 4 hanno oltre 50 anni, il doppio dell’area Ocse) e malpagato (meno di 30mila euro lordi l’anno). A breve – conclude Pacifico – raggiungeremo un record inarrivabile”.

Si ricorda che, per l’accoglimento della domanda di pensionamento anticipato, rimane necessario aver compiuto 63 anni di età e avere un trattamento pensionistico lordo non superiore ai 1.500 euro mensili. È bene ricordare che attraverso l’Ape Social i lavoratori non attingono a un prestito, ma ricevono dall’Inps una cifra uguale alla pensione certificata al momento della richiesta, fino all’importo massimo dei 1.500 euro lordi.

Per districarsi meglio sulla materia e sulle continue variazioni e opportunità, Anief ha siglato una convenzione con il Centro servizi Cedan, società autorizzata a erogare, per mezzo della confederazione Cisal, servizi di Caf e patronato: tramite i referenti Cedan, sarà possibile conoscere la rata della pensione con l’Ape volontaria, in modo da permettere di affrontare l’eventuale adesione con la massima consapevolezza. Altri servizi sono rappresentati dalla compilazione ed elaborazione del modello 730, Isee e ogni pratica di natura fiscale: domande di pensioni, disoccupazione e assistenza previdenziale. Ricordiamo che è possibile inoltre presentare la prossima dichiarazione dei redditi e di disoccupazione

Dislessia, arriva Alta leggibilità: la ‘cura’ che potrebbe creare i migliori adulti del futuro

da Il Fatto Quotidiano

Dislessia, arriva Alta leggibilità: la ‘cura’ che potrebbe creare i migliori adulti del futuro

Non a tutti i bambini piace leggere. A volte per pigrizia, o come riflesso degli esempi scoraggianti che diamo noi adulti. Ma a volte capita di nascere con problemi di non facile identificazione. E per risolverli occorrono comprensione, competenza , strumenti. Soprattutto, strumenti dedicati. Durante la mia esperienza di libraio mi sono confrontato con genitori che avevano bisogno di libri per bambini con disturbi di apprendimento, desiderosi non solo di leggere per il proprio piacere, ma anche per superare i “complessi” sorti in classe, dove, per la difficoltà di seguire il testo o di comprendere e ricordare ciò che si era appena letto, venivano indicati come svagati, distratti o perfino sciocchi. E invece si trattava solo di dislessia, un disturbo neurologico caratterizzato dall’incapacità di leggere e intendere un testo, pur comprendendone ogni singola parola, diagnosticabile solo dopo i sette anni.

La prima volta che ho sentito parlare di questo disturbo è stato vedendo una puntata della serie Beverly Hills 90210. Potrà sembrare ridicolo, ma in famiglia nessuno ne soffriva e, negli anni della scuola, maestre o professori non ne avevano mai parlato. Quindi nessuno aveva suggerito soluzioni basate su testi specifici. Erano volati solo pregiudizi. Col tempo, la consapevolezza nei confronti di questi disturbi si è fatta maggiore, portando l’Associazione italiana dislessia (Aid) a riscontrare la presenza in ogni classe italiana di almeno un bambino con problemi di apprendimento nella lettura, nelle competenze ortografiche, grammaticali, o nei calcoli matematici.

Come di consueto, rispetto all’estero siamo in arretrato. Ma per fortuna anche in Italia c’è qualcuno che ha scelto di dedicarsi a combattere questi problemi con impegno e professionalità. I pionieri nostrani, fondatori del progetto Alta leggibilità, sono i responsabili della casa editrice Biancoenero che, da oltre venti anni, costruisce storie per riavvicinare bambini e ragazzi dislessici alla lettura. Per far questo hanno lavorato due anni alla realizzazione di un carattere topografico capace non solo di ridurre al minimo le incertezze nei lettori, ma di essere fruibile e godibile da chiunque, anche nella prospettiva di non creare dipendenze dallo stesso, in una visione non statica ma dinamica dell’alta leggibilità. Perché i lettori crescono.