Terza riunione del tavolo tecnico sulla semplificazione amministrativa

Terza riunione del tavolo tecnico sulla semplificazione amministrativa

Oggi si è tenuta la terza sessione del tavolo tecnico in questione. In particolare, il confronto odierno verteva sulle responsabilità gravanti sul dirigente delle scuole. In apertura di seduta, il Vice Capo di Gabinetto ha informato le organizzazioni sindacali circa le modalità con le quali l’Amministrazione intende affrontare le problematiche già segnalate in precedenza.

In particolare, con riguardo alla gestione del contenzioso giudiziario e alla prassi seguita dall’Avvocatura dello Stato di delegare il dirigente, l’Amministrazione ha comunicato che intende rinforzare gli organici degli uffici per il contenzioso operanti presso gli USR, procedendo all’assunzione di circa 200 nuovi funzionari. Tale impegno preso è subordinato allo sblocco delle assunzioni e all’indizione dei relativi concorsi. Ha anche preso l’impegno a far sì che, quando ciò si verificherà, le competenze dei neoassunti saranno incentrate sulla tematica della gestione del contenzioso (scrittura memorie, supporto ai dirigenti per l’analisi dei vari casi che si presentano a scuola). Nell’immediato, ha promesso di impegnarsi nel ripristino della banca dati delle sentenze di interesse scolastico per agevolare il lavoro di chi si occupa del contenzioso, fornendo al contempo della modulistica utile.

Per quanto riguarda la problematica della responsabilità civile connessa agli incidenti degli alunni, l’Amministrazione ha comunicato che intende centralizzare la predisposizione e l’acquisto, da parte delle singole scuole, di un contratto di assicurazione appositamente studiato. A tale riguardo, ha proposto al tavolo tecnico di “studiarla insieme”.

Circa gli obblighi previsti dal codice dei contratti pubblici, l’Amministrazione sottolinea che non è possibile che le istituzioni scolastiche vi si sottraggano. Sugli obblighi di trasparenza, fa presente che il MIUR ha di recente deciso, con proprio Decreto, che il DS non è più “responsabile della trasparenza” ma solo referente, oltre che ovviamente responsabile della pubblicazione. La responsabilità della trasparenza è stata posta in capo all’USR. Sul punto, ricordiamo la lunga e costante azione svolta dall’ANP per ottenere questo risultato.

La delegazione ANP ha sottolineato quanto già sostenuto in precedenza e cioè che anche il problema del contenzioso è dovuto, in massima parte, all’ inadeguatezza degli organici degli assistenti amministrativi, sia per numero che per qualità della formazione a cui è stato sottoposto. Per rendersene conto, basta pensare che gli organici attuali sono inferiori a quelli del periodo pre-autonomistico pur dovendosi, le scuole, fare carico di compiti e funzioni molto più numerosi (ricostruzioni di carriera, TFR ecc.). A questa carenza di organico si deve aggiungere la difficoltà derivante dal divieto di assumere supplenti, secondo quanto previsto dalla legge di stabilità del 2015 (articolo 1, comma 332, della legge 190/2014). Analoga impossibilità di sostituzione sussiste per i DSGA, a causa della mancata indizione di concorsi da oltre quindici anni.

L’ANP ha anche fatto presente l’impossibilità materiale, per i dirigenti e per il personale delle segreterie, di provvedere – entro il 30 giugno – alla massiccia immissione dati richiesta dall’aggiornamento delle graduatorie di II e III fascia per il conferimento di supplenze nel triennio 2017-2020. Si tratta di un esempio di cattiva organizzazione che abbiamo chiesto di modificare radicalmente per il futuro, prevedendo che tutti gli aspiranti supplenti presentino domanda in modalità dematerializzata e digitale. Nell’immediato, abbiamo chiesto un rinvio di un mese della scadenza del 30 giugno. L’Amministrazione, nel concordare con tale richiesta, si è riservata di comunicare a breve le sue decisioni.

La nostra delegazione, inoltre, ha invitato l’Amministrazione a sfruttare la possibilità, contemplata dal codice dei contratti pubblici, di avvalersi di centrali di committenza regionali per gli acquisti di interesse scolastico.

Infine, quale ulteriore esempio di disorganizzazione, è stato fatto presente che gli uffici scolastici, in alcune province, hanno inviato alle scuole il giorno venerdì 23 giugno – alle ore 17.30! – la richiesta di provvedere, entro martedì 27 giugno (!), a inviare le domande di trasferimento dei docenti soprannumerari. La pretesa è del tutto irrealistica sia per la tempistica che per la circostanza del contemporaneo svolgimento degli esami di Stato. Sia i dirigenti che i docenti, infatti, sono al momento impegnati in tali attività e non è materialmente possibile soddisfare la richiesta degli uffici.

Nel pomeriggio, la riunione è ripresa con l’intervento della Direttrice Generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica che ha riferito di avere effettuato una ampia ricognizione dei monitoraggi e delle richieste di informazioni che pervengono alle scuole su base periodica, individuandone ben 41 (escluse quelle provenienti dagli USR) e dichiarando la massima disponibilità a esaminarle insieme per ridurne il numero. Alcune rilevazioni, però, come quelle effettuate dall’ISTAT nell’ambito del Piano Statistico Nazionale, hanno carattere obbligatorio e si rivolgono direttamente alle istituzioni scolastiche.

L’Amministrazione ha anticipato il rilascio di una piattaforma telematica che consentirà di gestire con semplicità e senza ridondanze i percorsi di alternanza scuola-lavoro, confermando il proprio fermi intendimento di digitalizzazione al massimo tutte le procedure.

La delegazione ANP ha sottolineato che il numero di rilevazioni evidenziato, già di per sé molto elevato, non è completo ed ha ribadito la richiesta – già avanzata nelle scorse settimane – di integrare con il SIDI tutte le basi di dati esistenti, incluse quelle relative all’inventario di ogni scuola.

L’Amministrazione ha invitato i componenti del tavolo a rendere nota l’esistenza di eventuali ulteriori monitoraggi da prendere in considerazione. Nelle prossime riunioni saranno esaminate le richieste provenienti da enti esterni.

Il tavolo è stato aggiornato a domani, per trattare le semplificazioni amministrativo-contabili.

ESAMI MATURITA’

ESAMI MATURITA’; IST. TONIOLO, “PER IL 60,5% DEI GIOVANI ITALIANI L’ISTRUZIONE E’ FONDAMENTALE PER AFFRONTARE LA VITA, PER IL 55,6% UTILE PER TROVARE LAVORO”

 

MILANO – A dispetto di alcuni luoghi comuni, i giovani conservano un’idea forte e articolata della scuola come luogo formativo. Sei intervistati su dieci sono convinti che l’istruzione sia anche una risorsa utile per affrontare la vita (60,5%). Più ridotta, ma comunque significativa, è la quota di coloro che attribuiscono all’istruzione anche un significato strumentale: il 55,6% pensa che possa servire a trovare un lavoro migliore, il 42,1% a trovarlo più agevolmente. Solo il 9,3% degli intervistati è convinto che non serva a nulla.

Sono questi alcuni dei dati del “Focus Scuola” del Rapporto Giovani 2017 (RG2017) dell’Istituto Toniolo che permettono di costruire un quadro esaustivo del background culturale ed emozionale che  porterà oltre 450 mila studenti italiani ad affrontare gli esami di maturità.

Il RG2017 è realizzato con il sostegno di Intesa Sanpaolo e della Fondazione Cariplo. L’intera indagine è raccolta nel volume “La condizione giovanile in Italia – Rapporto Giovani 2017” edito da Il Mulino. Il RG2017 si è basato su un campione di oltre 9.000 giovani tra i 18 e i 32 anni.

Sempre dal Focus Scuola emerge che oltre tre quarti del campione complessivo concorda nel sostenere che l’istruzione scolastica serve in primo luogo ad attrezzare la persona, accrescendone le abilità e le conoscenze (80,5%), promuovendo la capacità di ragionamento (75,9%) e di stare con gli altri (75,3%). Inoltre, la maggior parte dei giovani auspica che possa strutturarsi un maggiore raccordo tra la scuola e il mondo del lavoro.

È interessante notare come il valore di utilità attribuito all’istruzione sia influenzato retrospettivamente dalla situazione di vita nella quale si trovano i giovani al momento della rilevazione. Sono più frequentemente gli studenti ad esprimere una visione positiva dell’istruzione su tutti gli aspetti considerati. Le differenze con i Neet sono marcate, soprattutto sull’utilità dell’istruzione per la vita (68,6% degli studenti; 65,4% degli studenti-lavoratori e 53,2% dei Neet) e per la ricerca del lavoro (rispettivamente 67,7%; 58,5% e 46,4%).

Il Focus del Toniolo evidenzia anche come la scuola sia anche un luogo si possono sviluppare competenze fondamentali anche per lo sviluppo della propria personalità: ha contribuito «molto» o «moltissimo» a formare l’onestà nel 36% dei casi; ad accrescere il senso di responsabilità (39,5%) e il desiderio di apprendere (39%). Meno incisivo è il ruolo percepito della scuola nel sostenere la progettualità (33,4%), l’entusiasmo (31,5%) e la capacità di adattamento (32,2%).

Inoltre, sempre la scuola è il luogo dove si possono sviluppare le capacità di lavorare in modo autonomo (64,3%), di relazionarsi con gli adulti (61,0%), di lavorare in gruppo e la capacità di pensare in modo critico (59,7%). Dato interessante del focus anche quello sulla scuola come momento importante per lo sviluppo di competenze emotive: la capacità di resistere allo stress (49,5%), di avere una visione positiva della vita (46,6%) e un’idea positiva di sé (46,5%).

“Quello che emerge – spiega PIERPAOLO TRIANI, docente di scienze della formazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore e uno dei curatori del Rapporto Giovani  –  è che i ragazzi che escono la percorso scolastico nella maggiore parte dei casi danno un parere positivo sulla scuola anche se auspicano un rapporto e un dialogo più efficace con il mondo del lavoro”.

“Dall’altro lato – prosegue TRIANI –  esprimono un buon giudizio sul rapporto che hanno vissuto con i compagni e con professori sottolineando che in tale contesto la scuola abbia dato delle competenze per affrontare il futuro. Ma sono anche convinti che rispetto alle competenze di leadership e della gestione della vita emotiva la scuola potrebbe fare molto di più”.

Maturità, oggi il quizzone. Ecco come si assegnano i voti

da Il Sole 24 Ore 

Maturità, oggi il quizzone. Ecco come si assegnano i voti

di Laura Virli

La maturità 2017 è entrata nel vivo: oggi toccherà al ”quizzone”, poi da fine giugno sarà la volta degli orali. Le ultime fatiche prima di lasciarsi alle spalle un percorso di studi, durato cinque anni, e per il quale il consiglio di classe ha attribuito, allo scrutinio finale, un credito scolastico fino a un massimo di 25 punti.
In attesa dell’entrata in vigore del Dlgs numero 62, uno degli otto decreti attuativi della «Buona Scuola», che riformerà gli esami di Stato dal 2018-2019, esaminiamo brevemente i meccanismi che le commissioni d’esame utilizzeranno per assegnare i punteggi alle varie prove.

Il punteggio delle prove
Si partirà con le tre prove scritte, la prova di italiano, quella di indirizzo e la terza prova, a carattere pluridisciplinare, intesa ad accertare le capacità del candidato di utilizzare ed integrare conoscenze e competenze relative alle materie dell’ultimo anno di corso.
Seguirà, poi, il colloquio, secondo un calendario stilato e pubblicato all’albo della scuola sede di esame.
Le commissioni disporranno di 45 punti per la valutazione delle tre prove scritte, ciascuna delle quali varrà fino a 15, con la sufficienza a10 punti.
Al colloquio potranno essere assegnati fino a 30 punti, con la sufficienza a 20 punti.

Esisto finale
Il punteggio minimo per superare l’esame è di 60 su 100.
Per integrare il punteggio, la commissione potrà anche utilizzare il cosiddetto “bonus” o assegnare la lode.
Il “bonus” da 1 a 5 punti potrà essere dato a quei candidati in possesso di almeno 15 punti di credito scolastico e 70 tra prove scritte e colloquio, in base a criteri oggettivi prefissati in sede di riunione dalla commissione.
Lo studente che parte con il punteggio massimo di 25 punti di credito, a cui la commissione assegnerà tutti i 45 punti a disposizione per le prove scritte e il punteggio massimo di 30 punti al colloquio, otterrà il più alto voto conseguibile, pari a 100 punti. A questi studenti meritevoli potrà essere conferita la lode, ma solo se in possesso di alcuni prerequisiti di ammissione agli esami, ossia aver ottenuto, nell’ultimo triennio, almeno “8” nel comportamento e in tutte le discipline all’unanimità dei componenti del consiglio di classe.

Bonus in denaro, viaggi di istruzione, pass per i musei: tutti i premi per i «100 e lode»

da Il Sole 24 Ore 

Bonus in denaro, viaggi di istruzione, pass per i musei: tutti i premi per i «100 e lode»

di Francesca Malandrucco

Un bonus in denaro, viaggi di istruzione, tirocini e corsi di formazione gratuiti, ma anche pass per musei e luoghi di cultura in generale. Sono questi i “premi” che il Miur assegnerà a tutti quegli gli studenti che avranno conseguito la votazione di 100 e lode all’esame di Stato. Gli incentivi per i più meritevoli rientrano nel programma nazionale di valorizzazione delle eccellenze, che fa parte dell’azione di programmazione della cultura del merito e della qualità degli apprendimenti nel sistema scolastico italiano, introdotto con la legge n.1 del gennaio 2007, poi disciplinata con il dlgs n.262/2007 e il dm n.182/2015.
I premi del Miur per le scuole secondarie di secondo grado, sia statale che paritarie, coinvolgono accanto agli studenti che avranno ottenuto la lode alla maturità anche i vincitori delle competizioni nazionali e internazionali previste dal programma annuale di valorizzazione delle eccellenze. Per tutti loro scatterà l’inserimento automatico nell’Albo nazionale delle eccellenze pubblicato ogni anno sul sito web dell’Indire, l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa.

Le modalità di erogazione
Sarà compito dei dirigenti scolastici, al termine degli esami di Stato, comunicare al Miur i nominativi degli studenti che avranno diritto agli incentivi. Il ministero, successivamente, stabilirà l’entità del bonus in denaro per l’anno 2016/2017 (lo scorso anno il bonus è stato di 370 euro per studente), e trasferirà le risorse alle scuole incaricate poi di distribuire i premi. I ragazzi potranno scegliere tra benefit di tipo economico, accreditamenti per l’accesso a biblioteche, musei e luoghi di cultura in generale o viaggi di istruzione e visite presso centri specializzati. Anche la formazione rientra nell’elenco degli incentivi previsti dal Miur. Il bonus, infatti, potrà essere utilizzato per essere ammessi a tirocini formativi o partecipare a iniziative organizzate da centri scientifici nazionali con una particolare attenzione alla qualità della formazione scolastica. Per l’anno scolastico 2016/2017, inoltre, il Miur ha previsto un premio aggiuntivo per alcune competizioni che prevedono fasi internazionali, mentre per quelle di gruppo ci sarà un premio unico da suddividere poi tra i componenti del gruppo stesso.

Anche quest’anno il diploma si completa con il «Supplemento Europass»

da Il Sole 24 Ore 

Anche quest’anno il diploma si completa con il «Supplemento Europass»

di Claudio Tucci

Anche quest’anno ai neo-diplomati sarà consegnato il «Supplemento Europass»; lo strumento che descrive in modo standard ciascun percorso e indirizzo ufficiale di istruzione secondaria di secondo grado, consentendo di dare sinteticamente trasparenza ai titoli di studio in termini soprattutto di competenze attese e di possibili sbocchi professionali.

La nota del Miur
Il «Supplemento», ricorda il Miur, costituisce un complemento del diploma finale e del certificato conclusivo del diplomato, e non rappresenta invece una certificazione delle competenze acquisite dai singoli diplomati. Il Supplemento si aggiunge inoltre agli altri documenti del portafoglio Europass (Curriculum Vitae, Europass Mobilità, Passaporto delle lingue, Supplemento al Diploma) previsti dall’Unione Europea per facilitare l’inserimento nel lavoro e la mobilità in generale anche al di fuori del paese in cui il titolo di studio è stato conseguito.

Cosa sono i «Supplementi»
I «Supplementi Europass al Certificato» (con l’avvertenza che “certificato” corrisponde, nella terminologia condivisa dai Paesi Europei, al diploma italiano di scuola secondaria di secondo grado) sono stati elaborati per l’Italia dal Miur e dal Centro Nazionale Europass presso l’Isfol. I Supplementi, distinti per istruzione liceale, tecnica e professionale, dei nuovi ordinamenti e delle vigenti sperimentazioni, saranno disponibili dapprima in lingua italiana e nella lingua in cui si svolge l’insegnamento, e poi nella traduzione in inglese.

L’attività della scuola
Il supplemento sarà precompilato in automatico con i dati della scuola, del diplomato e del numero di diploma di cui costituisce un supplemento. Dovrà essere stampato e consegnato agli studenti diplomati con le stesse modalità adottate per il diploma. Le scuole potranno, tuttavia, come di consueto intervenire sul modello individuale di certificazione conclusivo dell’Esame di Stato, di cui al D.M. 3 marzo 2009 n. 26.

Le giuste politiche sull’educazione per rilanciare il Mezzogiorno

da la Repubblica

Le giuste politiche sull’educazione per rilanciare il Mezzogiorno

Marco Rossi Doria

Una buona notizia: nel decreto legge del governo sul Mezzogiorno vi è una misura educativa innovativa. Da un lato, quando viene dato il “reddito di inclusione” a famiglie povere, queste devono assicurare la frequenza dei figli a scuola. E, dall’altro lato, si danno risorse per le reti tra scuole e privato sociale che sapranno unirsi per allungare il tempo- scuola, anche durante il periodo estivo e intensificare l’azione didattica ed educativa in classe e fuori.

La misura vuole rilanciare l’azione educativa «nelle aree di esclusione sociale, caratterizzate da povertà educativa minorile e dispersione scolastica, nonché ad alto rischio di adesione alla criminalità, organizzata e non». Dunque, si tratterà di azioni concentrate lì dove il 10% della media nazionale di povertà assoluta dei minori diventa quasi il 30%, dove viene raddoppiato il 19% di povertà relativa, dove non vi è scuola a tempo pieno, mancano palestre e spazi verdi, gli interventi dedicati alla prima infanzia riguardano percentuali irrisorie, la disoccupazione femminile è ben oltre il 60% e dominano precariato, lavoro nero, monoreddito. E dove, in aggiunta, la presenza della criminalità organizzata è tanto forte da condizionare la vita quotidiana fin dall’infanzia.

Il decreto indica le cose da fare. Rafforzare gli interventi in età molto precoce, tra 0 e 6 anni — che sono quelli di maggiore impatto preventivo — allargando l’offerta delle scuole dell’infanzia e dei nidi. Assicurare che i ragazzini della scuola primaria e media imparino bene a leggere e scrivere, a consolidare le competenze irrinunciabili in Italiano, Matematica, Scienze, Inglese, Storia, Geografia — le cose senza le quali, in tutto il mondo, non si esce dalla trappola dell’esclusione precoce. Offrire sport regolare, teatro, musica, danza, arte e la fruizione delle nuove tecnologie a chi cresce in zone dove mancano le opportunità ordinarie. Supportare genitori spesso giovanissimi, disorientati, fragili.

L’ispirazione della misura viene dalle cose migliori realizzate sul campo in lunghi anni di fatica educativa. In un Paese dove pare si debba ogni volta ripartire dall’anno zero e dai palazzi anziché dalle esperienze, questo è un bene in sé.

Poi vi sono tre vere novità.

Si dà reddito alle famiglie povere se queste garantiscono la scuola ai figli.

Si sancisce che ci vogliono misure ulteriori lì dove alla povertà si aggiunge la presenza devastante della criminalità. Dunque si sceglie di intervenire in modo mirato individuando le aree di massima gravità a monte dei bandi che regolano l’erogazione dei soldi pubblici. E lo si fa — da parte del Ministero dell’Istruzione, dell’Interno e della Giustizia — sulla base di indicatori inoppugnabili relativi alla povertà delle famiglie e dei minori e alla diffusione territoriale dei fattori di rischio di adesione precoce alla criminalità.

Si sostengono non solo le scuole ma le comunità educanti che vedano impegnati scuole, comuni, privato sociale, centri sportivi, parrocchie, volontariato, su base di parità e cooperazione. E a condizione che le risorse vengano unite a altre già attivate senza sprechi. Così il Miur indirà un bando che premierà chi propone un “contesto di opportunità”, capace di promuovere didattica innovativa, alleanza scuole-famiglie, attenzione al curricolo fondamentale, tempo-scuola prolungato, sport come leva educativa, integrazione tra esperienze e figure-guida in classe e fuori, costante riflessione comune.

Per chi è impegnato nelle città dove interi rioni sono preda delle sirene della criminalità o dove, a Nord come a Sud, si vive la sistematica esclusione di bambini e ragazzi dalle opportunità della vita, questa misura non disegna ancora una politica nazionale di “educazione prioritaria” — sostenuta da fondi ordinari — che in tanti auspichiamo da anni. Ma è un passo giusto nella lunga battaglia contro povertà, fallimento formativo e mafie. Perché dà di più a chi parte con meno. Come raccomandava don Milani. Come dice l’articolo 3 della Costituzione.

Ora va usata bene, valutata con cura negli esiti. E poi estesa.

L’autore è stato Sottosegretario all’Istruzione

La Scuola al Centro: graduatoria finale

Pubblicata la Nota 26 giugno 2017, AOODGEFID 26418 che trasmette  la graduatoria finale del bando “La Scuola al Centro”


“La Scuola al Centro”
pubblicata la graduatoria finale del bando
Sono 4.633 le scuole ammesse al finanziamento
Più di 1 mln le ore aggiuntive che verranno erogate
fra sport, musica, teatro, competenze digitali
221 gli istituti coinvolti nelle aree colpite dal sisma

Più sport, musica, laboratori di lingue, teatro, innovazione digitale. Per un totale di oltre 1 mln di ore di attività aggiuntive da svolgere in orario extra scolastico, di pomeriggio o nei mesi estivi.

Sono disponibili da oggi, sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, le graduatorie finali del bando “La Scuola al Centro”, lanciato lo scorso autunno per favorire il potenziamento dell’offerta formativa delle scuole, contrastare la dispersione scolastica e favorire l’inclusione sociale. Il bando era a carattere nazionale e faceva seguito alla sperimentazione attivata nel corso del 2016 per l’apertura straordinaria, in estate, delle scuole in quattro città: Milano, Roma, Napoli, Palermo.

Le scuole finanziate sono 4.633, per uno stanziamento totale di oltre 187 milioni di euro (fondi PON). Di questi, 74,7 milioni vanno alle scuole delle Regioni più sviluppate, dove si è registrato un tasso di adesione all’avviso del 37,38%; 9,5 milioni vanno agli istituti delle Regioni in transizione, con un tasso di adesione delle scuole del territorio al bando del 41,16%; 102,9 milioni vanno, infine, alle Regioni in ritardo di sviluppo, che hanno registrato adesioni oltre l’81%, un numero atteso. Quello de “La Scuola al Centro” è stato infatti il primo bando PON a carattere nazionale: i precedenti erano sempre riservati alle Regioni del Sud che, per questo, hanno fatto registrare una partecipazione molto alta anche in questa occasione.

Tra gli istituti ammessi al finanziamento ci sono 221 scuole che si trovano nelle aree colpite dal sisma: 47 in Abruzzo, 6 nel Lazio, 84 nelle Marche e altre 84 in Umbria.

Potenziamento delle competenze di base, educazione motoria e sport sono le aree tematiche più scelte per i progetti presentati, insieme a teatro, arte, scrittura creativa, potenziamento della lingua straniera, innovazione didattica e digitale, musica.

“La Scuola al Centro è stato un bando molto innovativo, lanciato dal precedente governo per rafforzare la scuola quale punto di riferimento delle comunità territoriali, a partire naturalmente dalle ragazze e dai ragazzi e dalle loro famiglie, che in molti progetti saranno protagoniste attive della realizzazione delle attività proposte – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli -. Grazie al bando avremo un primo importante potenziamento dell’offerta in orario extra scolastico, con una attenzione significativa allo sport. Nel solco di questa esperienza, a gennaio, abbiamo lanciato un piano in 10 azioni attraverso una serie di bandi che consentiranno di qualificare ulteriormente l’offerta formativa, per una scuola sempre più aperta, anche in orari diversi da quelli abituali, innovativa, inclusiva. Una scuola sempre più capace di rispondere alle sfide educative presenti e future, una scuola davvero di tutte e tutti, strumento di mobilità sociale e spazio di innovazione”.

Complessivamente sono stati proposti progetti per 33.530 moduli didattici, per oltre un milione di ore di attività aggiuntive, di cui 277.980 ore di sport finanziate con 55,5 milioni. Saranno oltre 700mila le studentesse e gli studenti coinvolti e circa 33mila i genitori: le attività potevano infatti prevedere la partecipazione delle famiglie.

Il 10% delle scuole finanziate ha presentato progetti che prevedono aperture durante il periodo estivo, nel corso del quale le scuole del primo ciclo svolgeranno principalmente laboratori sul tema della cittadinanza europea e di potenziamento delle lingue straniere e dello sport. Mentre le scuole del secondo ciclo realizzeranno progetti legati a sport, orientamento e potenziamento delle lingue.

La Campania è la Regione con il maggior numero di scuole ammesse ai finanziamenti: sono oltre 860, per un totale di più di 35 milioni di euro assegnati. Seguono la Sicilia, con 692 scuole che riceveranno circa 28 milioni; la Puglia, con 569 scuole che riceveranno oltre 23 milioni di euro, e la Lombardia, con 380 scuole alle quali andranno oltre 15 milioni.

Le città metropolitane che registrano il maggior numero di scuole ammesse al finanziamento sono Napoli (451), Bari (172), Palermo (163) e Catania (150).