Mondiali paralimpici: ecco i 12 azzurri convocati per Londra

Redattore Sociale del 05-07-2017

Mondiali paralimpici: ecco i 12 azzurri convocati per Londra

Sono 12 gli atleti, 5 donne e 7 uomini, che faranno parte della nazionale italiana ai prossimi Mondiali paralimpici di atletica leggera, in programma dal 14 al 23 luglio a Londra. La selezione e’ stata ufficializzata oggi dalla Fispes.

ROMA. Sono 12 gli atleti, 5 donne e 7 uomini, che faranno parte della nazionale italiana ai prossimi Mondiali paralimpici di atletica leggera, in programma dal 14 al 23 luglio a Londra. La selezione e’ stata ufficializzata oggi dalla Fispes, la Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali, con una conferenza stampa organizzata nella sede del Comitato paralimpico italiano a Roma. L’obiettivo, ha spiegato il presidente del Cip, Luca Pancalli, e’ che “nel racconto azzurro le nostre pagine siano numerose come quelle delle Paralimpiadi di Rio 2016 e di Londra 2012”. Proprio la capitale inglese, questa volta con l’imminente rassegna iridata, “e’ la prima tappa importante nel percorso di preparazione in avvicinamento alle Paralimpiadi di Tokyo 2020”, ha sottolineato il presidente della Fispes, Sandrino Porru. Tante le stelle della nostra spedizione, a cominciare dalle campionesse paralimpiche Martina Caironi (100 mt T42) e Assunta Legnante (getto del peso F11). A quest’ultima, inoltre, il presidente della Federatletica ha rivolto l’invito a far parte della Nazionale impegnata il prossimo anno negli Europei di Berlino: “Per noi sarebbe un modo per rendere sostanziale un rapporto gia’ stretto con il Comitato paralimpico”, ha infatti detto Alfio Giomi. –

Gli altri azzurri convocati per Londra sono: Monica Contrafatto (100 metri categoria T42), Arjola Dedaj (salto in lungo categoria T11), Federica Maspero (400 metri categoria T43), Riccardo Bagaini (staffetta 4×100 T42-47), Giuseppe Campoccio (getto del peso e lancio del disco categoria F33), Alvise De Vidi (100 e 400 metri categoria T51), Emanuele Di Marino (200 e 400 metri categoria T44, staffetta 4×100 T42-47), Roberto La Barbera (salto in lungo categoria T44, staffetta 4×100 T42-47), Andrea Lanfri (100 e 200 metri categoria T43), Simone Manigrasso (200 e 400 metri categoria T44, staffetta 4×100 T42-47). Assenti per infortunio Oney Tapia e Oxana Corso.

Ma quella di oggi e’ stata anche l’occasione per presentare, in una sorta di “staffetta”, per usare l’espressione del nuovo direttore tecnico Vincenzo Duminuco, anche la squadra che prendera’ parte ai Campionati mondiali paralimpici giovanili di atletica leggera, in programma a Nottwil in Svizzera dal 3 al 6 agosto prossimi. Gi azzurrini saranno 9, 3 donne e 6 uomini, e tra loro c’e’ anche la giovanissima Margherita Paciolla, classe 2003. (DIRE)

Scuola, la ministra Fedeli promette un inizio d’anno senza caos: ‘Le 52mila assunzioni dei docenti entro Ferragosto’

da Il Fatto Quotidiano

Scuola, la ministra Fedeli promette un inizio d’anno senza caos: ‘Le 52mila assunzioni dei docenti entro Ferragosto’

Il Miur ha previsto un percorso che costringerà i neoassunti a rinviare le vacanze: dovranno scegliere la loro destinazione e firmare il contratto nella prima settimana d’agosto, che sarà caldissima per uffici e segreterie. Ma se l’apparato saprà reggere l’urto della procedura, forse davvero il primo suono della campanella a settembre non sarà contraddistinto dalla solita mancanza di maestri e dai trasferimenti in corso

Vent’anni di “maturità”

Vent’anni di “maturità” (*)

di Maurizio Tiriticco

 

Il “nuovo esame di Stato”, di cui alla legge 425/1997, conteneva – e contiene – tutta una serie di innovazioni che, però, non hanno sortito un grande effetto! Il solo fatto che si continui a parlare e a scrivere di “esami di maturità” la dice lunga. L’innovazione prevista e attesa di fatto non è passata fino in fondo! E ciò che conta sui certificati finali sono i punteggi/voto più che le competenze che il candidato avrebbe dovuto acquisire. In effetti il cittadino europeo che volesse conoscere “che cosa sa fare” il candidato italiano che ha superato l’esame, non può farlo, perché ciò che conta sull’attestato, oggi anche plurilingue, è uno “strano numeretto” che dice poco o nulla circa il suo concreto “saper fare”.

La riforma Berlinguer degli esami di Stato

In quello scorcio di secolo ero in “servizio volontario” con il Ministro Berlinguer – in effetti ero in pensione dal 1995 – e, in servizio presso il Ministero, lavorai al dpr 323/1998, il decreto che ha reso operativa la legge sotto il profilo procedurale e amministrativo. Ricordo che ebbi molti problemi, nella mia interlocuzione con l’allora Direttore Generale, per mettere in atto quell’articolo 6 della legge e giungere a una corretta definizione dei nuovi termini “chiave” di conoscenze, capacità, abilità, competenze. Di fatto si trattava dei tre “concetti” nuovi per la nostra scuola e per la nostra legislazione scolastica, termini che dovevamo “mutuare” – se si può dir così – da quanto si andava legiferando in materia in sede di Unione Europea. Comunque, di fatto, la legge 425/1997 non era molto esplicita in materia. In effetti possiamo dire che il legislatore traccia il solco, e che poi sta all’amministrativo… fecondarlo!

Competenze, conoscenze e capacità

L’articolo 6 della legge così si esprimeva: “Certificazioni: 1. Il rilascio e il contenuto delle certificazioni di promozione, di idoneità e di superamento dell’esame di Stato sono ridisciplinati in armonia con le nuove disposizioni, al fine di dare trasparenza alle competenze, conoscenze e capacità acquisite secondo il piano di studi seguito, tenendo conto delle esigenze di circolazione dei titoli di studio nell’ambito dell’Unione europea”. Un articolo abbastanza sibillino: che significa “dare trasparenza”? E in armonia con quali “nuove disposizioni”? Sappiamo come la nostra legislazione – non solo quella scolastica – è sempre molto puntigliosa, quando si tratta di rinviare a dati riferimenti normativi. In quel caso, invece, la genericità è stata somma! Per non dire poi che, a proposito di concetti assolutamente nuovi, quali quelli di competenza e capacità – dato per scontato che sul concetto di conoscenza ci fossero idee chiare – il silenzio era assordante! E le abilità? Il nulla!

Prove acerbe per definire concetti complessi

Forte della mia esperienza ispettiva, dei miei studi con Raffaele Laporta, delle mie esperienze a Bruxelles (Comitato per la DEI, Dimensione Europea dell’Istruzione), ritenevo che con il successivo dpr, cioè con il “regolamento applicativo”, si dovessero dare definizioni certe e chiare, ma il Direttore Generale non volle andare ultra crepidam e insistette sul fatto che il Regolamento dovesse essere coerente al massimo con la Legge! Quando invece – com’è noto – nella nostra legislazione un Regolamento è lo strumento che dovrebbe “regolare”, appunto, la Legge! Ebbene, l’articolo 1, comma 3 dell’attuale Regolamento – il dpr 323/1998 – di fatto non esplicita nulla! Ecco il testo: “L’analisi e la verifica della preparazione di ciascun candidato tendono ad accertare le conoscenze generali e specifiche, le competenze in quanto possesso di abilità, anche di carattere applicativo, e le capacità elaborative, logiche e critiche acquisite”.

Un esame impasticciato

Si trattava di una indicazione assai generica, a fronte, invece, di una innovazione profonda, che avrebbe dovuto “stravolgere” i modi stessi dell’insegnare/apprendere nella nostra scuola secondaria superiore! Da quelle premesse normative non poteva che seguire un esame impasticciato! Nonché una terza prova pluridisciplinare che nessun insegnante è mai stato in grado di produrre correttamente!!! In effetti la prova in genere è sempre la somma di più quesiti disciplinari! Per non dire poi del colloquio, anch’esso… pluridisciplinare! Però nulla di più “falso”! La pluridisciplinarità i nostri insegnanti, rigidamente disciplinari per l’intero quinquennio (il dramma dei quadri orari difficilmente aggredibili), non la conoscono! Fatte salve, naturalmente, le dovute e apprezzabili eccezioni!

Insomma il “nuovo esame di Stato” non solo necessitava di un dpr più chiaro, ma anche di una governance ispettiva che però non c’è stata! In effetti anche i colleghi ispettori erano tutti disciplinari. E così, in quel primo anno del nuovo esame di Stato (1999), ipertesti diffusi nelle scuole, tre anni di trasmissioni televisive dalla sede Rai di Firenze pro Esame di Stato, sono serviti a poco, soprattutto poi dopo la “brutta fine” che fece il ministro Berlinguer, convinto invece della necessità e dell’importanza del “nuovo” esame di Stato! Pertanto tutta la spinta innovativa di un esame di Stato che avrebbe dovuto essere veramente nuovo e diverso, e produrre positive ricadute sull’intero ultimo triennio delle nostre scuole, è diventata polvere! Sono rimasti i crediti, che sono solo un inutile “appiccicaticcio”!!!

Verso la certificazione delle competenze

Successivamente, nel corso degli anni, anche con il conforto e il concorso della legislazione europea in materia, siamo riusciti a definire i concetti forti del nuovo esame di Stato! Ma non solo! In effetti, oggi, è tutta la nostra scuola che deve far proprie e vive le nuove frontiere dell’insegnare/apprendere, che non si limitano più ad erogare, far apprendere e valutare conoscenze, ma devono andare ben oltre! Di fatto la conoscenza è il primo gradino di una scala di operazioni, che si concludono infine con l’acquisizione e la certificazione di competenze.

Presentiamo ora la definizione dei concetti chiave delle operazioni che presiedono allo sviluppo/crescita e all’apprendimento, desunta anche dalle indicazioni europee. Si vedano al riguardo almeno: a) Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006, relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente; b) Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008 relativa al Quadro Europeo delle Qualifiche.

Definizioni consolidate a livello europeo

Conoscenze – un insieme organizzato di dati (in effetti sono le parole del vocabolario del parlante; es.: Marco, amare, Maria) e informazioni (le parole organizzate secondo la grammatica del parlante; es: Marco ama Maria) relative a oggetti, eventi, tecniche, regole, principi, teorie (si noti il crescendo della complessità concettuale), che il soggetto ap-prende, com-prende, archivia e utilizza in situazioni operative quotidiane eccezionali procedurali o problematiche;

Capacità/Abilità – atti concreti singoli che il soggetto compie utilizzando date conoscenze e dati strumenti; di fatto un’abilità è un segmento di competenza;

Nota: la slash o barretta (/), da non confondere né con il trattino (-) né con la lineetta (–), sta ad indicare che il primo termine è in funzione del secondo. Nel nostro caso un alunno è capace quando possiede i prerequisiti per acquisire una data abilità. Un esempio più che banale, ma chiaro: un nuovo nato che possiede le gambe, ha la capacità di camminare, che poi diventerà abilità in seguito ad un corretto sviluppo/crescita e a ad un corretto apprendimento senso/motorio.

Competenza – la capacità dimostrata da un soggetto di utilizzare: le conoscenze, le abilità e le attitudini (atteggiamenti) personali (il Sé), sociali (il Sé e gli Altri) e/o metodologiche (il Sé e le Cose) in situazioni di lavoro o di studio, e nello sviluppo professionale e/o personale. NB – Nel Quadro Europeo delle Qualifiche le competenze sono descritte in termini di responsabilità e di autonomia.

Come si desume da quanto scritto, l’“armamentario” per una serie di innovazioni profonde c’era, ed era anche ricco e complesso, ma… in seguito la routine l’ha fatta da padrona, e il nostro esame, che dovrebbe accertare e certificare competenze, è ancora un “esame di maturità”!

La Raccomandazione europea del 18 dicembre 2006

Il documento indica e descrive “otto competenze chiave per l’apprendimento permanente”. Di fatto sono competenze necessarie per l’esercizio della cittadinanza attiva e responsabile. Le otto competenze sono: 1. Comunicazione nella madrelingua; 2. Comunicazione nelle lingue straniere; 3. Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia; 4. Competenza digitale; 5. Imparare a imparare; 6. Competenze sociali e civiche; 7. Spirito di iniziativa e imprenditorialità; 8. Consapevolezza ed espressione culturale.

Per quanto riguarda la scuola italiana, le “competenze chiave di cittadinanza da acquisire al termine dell’istruzione obbligatoria” (allegato 2 al dm 139/2007) sono otto: Imparare ad imparare; Progettare (afferiscono alla Persona in quanto tale); Comunicare; Collaborare e partecipare; Agire in modo autonomo e responsabile (afferiscono alla Persona nei suoi rapporti con gli Altri); Risolvere problemi; Individuare collegamenti e relazioni; Acquisire e interpretare l’informazione (afferiscono alla Persona nei suoi rapporti con le Cose, con il Fare).

La Raccomandazione europea del 23 aprile 2008

Il documento, recepito formalmente dall’Accordo Stato-Regioni del 20 dicembre 2012, riguarda l’European Qualifications Framework (EQF), il Quadro Europeo delle Qualifiche (e di qualsiasi altro titolo di studio). I livelli indicati sono otto. Per lo specifico, si rinvia direttamente al testo originale, reperibile al seguente link: https://ec.europa.eu/ploteus/sites/eac-eqf/files/leaflet_it.pdf. Per quanto riguarda la nostra scuola e i titoli da essa rilasciati, queste che seguono sono le relative corrispondenze con i livelli di cui all’EQF: 1. licenza media; 2. certificazione dell’obbligo di istruzione; 3. qualifica professionale triennale regionale; 4. ex “maturità” e diploma di qualifica professionale quadriennale regionale; 5. diploma di Istruzione Tecnica Superiore; 6. laurea triennale; 7. laurea magistrale e master di 1° livello; 8. dottorato e master di 2° livello.


(*) articolo apparso su Scuola7

Scuola, la ministra Fedeli: “Entro il 14 agosto assunzioni per 52mila docenti”

da La Stampa

Scuola, la ministra Fedeli: “Entro il 14 agosto assunzioni per 52mila docenti” 

Cinquantadue mila nuovi prof assunti entro il 14 agosto. Lotta agli abusi per un «rigoroso» utilizzo della legge 104/92 e nessuna mobilità «forzata» per i docenti. La parola d’ordine della ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, per il prossimo anno scolastico 2017-2018 è fare presto e fare bene, perché l’avvio dell’anno sia «ordinato». E a due mesi dal suono della prima campanella la titolare del dicastero di viale Trastevere ribadisce l’impegno del Miur a far sì che «già dal primo giorno di scuola tutti i ragazzi e le ragazze trovino in classe gli stessi docenti che resteranno con loro per tutto l’anno».

Cronoprogramma serrato anche per le nomine dei supplenti, da farsi entro l’inizio delle lezioni (nel 2016 si conclusero a ottobre), e per le assegnazioni provvisorie, entro il 31 agosto (nel 2016 terminarono a fine ottobre). Le assegnazioni provvisorie, ha avvertito Fedeli, avverranno con «maggior rigore»: «ad esempio i posti di sostegno saranno consentiti solo ai docenti specializzati». E ci saranno controlli anche sull’uso dei benefici previsti dalla legge 104/92: «Con una lettera formale, che invieremo oggi pomeriggio, chiederò l’avvio di un tavolo con il Ministero della Salute, l’Inps e le Regioni per effettuare controlli e monitoraggi»: «i diritti di legge vanno garantiti rigorosamente e combatteremo strenuamente ogni abuso».

Anticipate rispetto al 2016 le procedure di mobilità, avvenute quest’anno «esclusivamente su base volontaria e non forzata». Finora sono 5.200 i docenti – dall’infanzia alla scuola secondaria di I grado – che cambiano regione su loro richiesta e si riavvicinano a casa. I risultati della mobilità relativa alla scuola secondaria di II grado saranno pubblicati il 21 luglio.

Il nuovo anno porterà poi tra i banchi una serie di novità, introdotte dai decreti attuativi della `Buona Scuola´. «Questa settimana – ha spiegato la ministra – va in Conferenza Stato-Regioni la proposta di ripartizione dei fondi per la costruzione di nuovi Poli per l’infanzia 0-6 anni. A settembre avremo la ripartizione del Fondo da 209 milioni per l’ampliamento dei servizi per questo ambito. Alla primaria partiranno i Poli ad orientamento artistico e performativo. Finalmente più pratica e cultura dell’arte e della musica nelle scuole». Per la scuola media «cambiano gli esami: a settembre arriverà la circolare per informare scuole, alunni, famiglie. Da quest’anno arriva anche la prova di certificazione della lingua inglese a cura dell’Invalsi».

Nella scuola superiore ci saranno «il nuovo portale sull’alternanza Scuola-Lavoro e la Carta dei diritti e dei doveri in alternanza»; «mentre è in fase di completamento un accordo con il Ministero del Lavoro che dovrebbe mettere a disposizione mille tutor dell’Anpal», per costruire percorsi di alternanza.

La ministra continua a pensare al futuro e chiede «più fondi per l’istruzione con la legge di stabilità 2018», mentre la responsabile scuola e università di Forza Italia, Elena Centemero, auspica che, a prescindere dai «continui annunci sulle assunzioni», la «priorità» del Governo sia «l’impegno serio affinché il prossimo anno scolastico non debba iniziare all’insegna del caos, come è avvenuto quest’anno».

Assegnazioni sì, ma niente caos

da ItaliaOggi

Assegnazioni sì, ma niente caos

Il sottosegretario De Filippo difende il contratto. E annuncia: non ci saranno deroghe sui tempi

Alessandra Ricciardi

Sarà un avvio di anno regolare, senza girandole di docenti, tra spostamenti Nord-Sud, assegnazioni e supplenze. «Tranne le sostituzioni improvvise e imprevedibili, ogni cattedra sarà coperta sin dai primi giorni di scuola», assicura Vito De Filippo, sottosegretario all’istruzione.

 

De Filippo difende a spada tratta il contratto sottoscritto nei giorni scorsi con i sindacati sulle assegnazioni provvisorie, contratto che consentirà ai docenti assunti con la Buona scuola di chiedere di essere trasferiti, anche se per un solo anno, vicino casa, in deroga al vincolo triennale: «È un atto conseguente alla stabilizzazione di 15.100 nuove cattedre».

Domanda. Attraverso il contratto avete eliminato il vincolo di permanenza per un triennio sulla sede di nomina previsto dalla legge 107. Cosa vi ha convinto a cedere?

Risposta. Nessun cedimento. Piuttosto un atto conseguente a un fatto estremamente positivo, una novità attesa da anni dalla scuola: la trasformazione di una parte dell’organico di fatto in organico di diritto. L’intesa firmata con i sindacati va in continuità ed è coerente con il contratto sulla mobilità firmato negli scorsi mesi, che già prevedeva questa possibilità essendo mutate le condizioni dell’organico. La Buona Scuola ha stabilito infatti un organico triennale, ma con i 15.100 posti aggiuntivi creati grazie all’ultima legge di Bilancio sono cambiate le condizioni in cui è stata fatta la mobilità dello scorso anno, la cornice di assegnazione dei posti del 2016. Per questo, in accordo con i sindacati e solo per un anno, abbiamo dato la possibilità ai docenti di usufruire dei nuovi posti istituiti, con una mobilità ordinaria e volontaria. Lo stesso stiamo facendo, in continuità, con il contratto su utilizzazioni e assegnazioni provvisorie. Con paletti e scadenze precise, però, che mettono al centro due obiettivi: continuità didattica e buon avvio del nuovo anno.

D. Cosa cambia per i docenti è abbastanza chiaro, ma che vantaggi ne hanno gli studenti? Il presidi vi accusano di aver sacrificato la continuità programmatica e didattica agli interessi del personale docente..

R. Ai docenti garantiamo una possibilità, quella di insegnare più vicino a casa in caso di gravi e serie necessità indicate specificatamente dal contratto. Ai ragazzi e alle loro famiglie garantiamo, con paletti precisi, che le assegnazioni avvengano in tempi rapidi, prima dell’avvio del nuovo anno, e che vengano fatte con rigore. Penso alla questione del sostegno: quest’anno nessun insegnante non specializzato potrà essere messo su un posto di sostegno in assegnazione provvisoria. Una scelta importante, a tutela delle studentesse e degli studenti diversamente abili e delle loro famiglie.

D. Le assegnazioni saranno sinonimo di migliaia di tentativi di trasferimento dal Nord verso il Sud.

R. Immaginiamo che prevalentemente ci sarà questo tipo di richiesta. Ma non tutti potranno spostarsi. Ripeto, nel rispetto dei diritti delle e dei docenti, abbiamo comunque voluto regole precise per evitare, in particolare, cambi in corsa durante l’anno scolastico, come avvenuto nel 2016. Sì ai diritti, no agli abusi.

D. Quante domande vi aspettate? Alla sola primaria se ne stimano almeno 10mila.

R. Qualunque sia il numero delle domande c’è un punto fermo che conta: le assegnazioni si chiudono a fine agosto. Intendiamo rispettare questa scadenza per un buon avvio del prossimo anno.

D. Non temete che si possano creare sovrapposizioni nelle operazioni di nomina di agosto?

R. Fin dall’insediamento del nostro governo stiamo lavorando per mettere in fila le operazioni di avvio del nuovo anno nel segno della regolarità e serenità. È stato uno dei punti fermi, uno degli obiettivi prioritari individuati da subito dalla ministra Valeria Fedeli. Abbiamo fatto un lavoro costante, dettato da un crono-programma serrato. Pensiamo di aver lavorato nell’interesse della scuola, del personale e di chi la frequenta.

D. Il vincolo di chiudere entro il 31 agosto come sarà reso perentorio?

R. Il vincolo è già nel contratto -lo abbiamo voluto con forza – e non sarà derogato.

D. Cosa succede dal primo settembre sui posti che si renderanno disponibili dopo le assegnazioni?

R. Non ci saranno altre assegnazioni. Anche per le successive supplenze – quelle lunghe e in qualche modo programmabili dai primi giorni di scuola, altro discorso sono quelle brevi dovute ad assenze improvvise, magari per malattia – ci saranno tempistiche serrate. Soprattutto quest’anno le supplenze saranno molte meno proprio per effetto della trasformazione di una parte dell’organico di fatto, assegnato appunto a supplenza, in organico di diritto, stabile.

D. Lo scorso anno, anche a causa dei trasferimenti provvisori delle assegnazioni, ci sono state classi in cui il titolare è mancato fino a novembre. Un caos che costò molto all’allora ministro, Stefania Giannini.

R. A settembre tutto questo non accadrà.

D. Ma senza vincolo di permanenza per i docenti che senso ha il piano dell’offerta formativa triennale previsto dalla Buona scuola? E anche la chiamata per competenza, anch’essa triennale?

R. La legge di Bilancio e l’ampliamento dei posti valgono per quest’anno. E sono una novità importante che consentirà, proprio attraverso una ulteriore stabilizzazione del personale, di dare piena attuazione alla Buona Scuola e alle deleghe approvate proprio sotto il profilo dell’ampliamento e del potenziamento dell’offerta.

Rinnovo del contratto, una strada piena di incognite

da ItaliaOggi

Rinnovo del contratto, una strada piena di incognite

Slitta ai prossimi giorni l’ultimo tavolo tecnico al Miur sull’aTTO DI INDIRIZZO del nuovo comparto

Marco Nobilio

Il 27 giugno scorso All’Aran si è tenuta la prima riunione con i sindacati per dare il via alla contrattazione che terminerà con la stipula del nuovo contratto di comparto. Un comparto che a differenza che in passato non comprende solo la scuola, ma anche l’università, la ricerca e l’Afam (conservatori, accademie e istituti superiori per le industrie artistiche). Il nuovo contratto dovrebbe dare attuazione all’accordo sul pubblico impiego del 30 novembre scorso. Che prevede il ripristino del potere della contrattazione collettiva di derogare le norme di legge e un aumento medio delle retribuzioni di almeno 85 euro al mese. Intanto proseguono al Miur i tavoli tecnici per la specifica direttiva. L’incontro di ieri, l’ultimo di ascolto delle istanze sindacali, è slittato ai prossimi giorni. Il ministero dovrà nel giro di un paio di settimane predisporre il relativo atto di indirizzo da condividere con la Funzione pubblica. Molte le incognite e i nodi da sciogliere. Il decreto Madia, peraltro, ha restituito solo parzialmente il potere di deroga.

Il testo del decreto legislativo 165/2001 (il provvedimento che contiene le regole della contrattazione collettiva nel pubblico impiego) nella stesura originaria, prima della riforma Brunetta, prevedeva, infatti, che i contratti collettivi dovessero regolare i diritti e i doveri dei dipendenti pubblici anche derogando le norme di legge. Tale stesura non faceva altro che estendere alla contrattazione nel pubblico impiego quello che era già previsto per il settore privato.

Laddove la contrattazione collettiva può introdurre trattamenti più favorevoli rispetto alla legge. In ciò assegnando alla disciplina legale il potere di fissare un trattamento minimo al di sotto del quale non si poteva e non si può andare. Con la riforma Brunetta, invece, il legislatore introdusse per i dipendenti pubblici trattamenti più sfavorevoli, legando le mani al tavolo negoziale. Con l’avvento del decreto Madia, le norme restrittive del decreto Brunetta sono state solo ammorbidite, facendo salve le disposizioni contenute nella legge 107/2015. Che ha sottratto alla contrattazione collettiva ampi settori in materia retributiva e ha introdotto anche limiti alla mobilità: due materie che non erano state toccate dalla riforma Brunetta. Pertanto, la contrattazione collettiva dovrà fare i conti con una serie di limiti oggettivi che potrebbero vanificare gli sforzi compiuti finora per tentare di non peggiorare ulteriormente le condizioni di lavoro e la qualità della vita degli operatori del settore.

Allo stato attuale, dunque, permangono forti situazioni di incertezza soprattutto per quanto riguarda l’effettiva possibilità di recuperare il potere di acquisito dei salari che, nel corso degli anni, hanno perso circa il 15% del loro valore.

In primo luogo perché i soldi promessi dal governo con l’accordo del 30 novembre ancora non ci sono. Le risorse disponibili, infatti, bastano appena per assegnare a pioggia un aumento di 15 euro netti in busta paga e, al momento, non si ha notizia di ulteriori provvedimenti legislativi tesi a recuperare il gup accumulato. E il governo non sembra nemmeno intenzionato a utilizzare i soldi stanziati per il cosiddetto merito: una dotazione finanziaria di circa 24 mila euro per istituzione scolastica, che il dirigente può assegnare ai docenti secondo criteri discrezionali. Inoltre non sembra vi siano nemmeno le condizione per utilizzare i 500 euro del bonus per l’acquisto di libri, riviste e per l’acquisito di biglietti per il cinema e altre manifestazioni culturali. Fondi che sarebbero stati utilizzati finora solo nell’ordine del 50% dai diretti interessati e che potrebbero essere utili per finanziare gli aumenti. E non vi è traccia di eventuali provvedimenti volti a recuperare il ritardo di un anno della progressione di carriera, introdotto dal governo Monti, che ha determinato una perdita netta a regime di circa 1.000 euro per ogni dipendente.

In più bisogna anche considerare che non sono stati ancora emanati gli atti di indirizzo dei vari comparti. Atti necessari per dare avvio alla contrattazione vera e propria. Insomma, la strada a tutta in salita. Tanto più che, con l’unificazione dei comparti, Aran e sindacati dovranno anche armonizzare le varie discipline di settore, che sono diverse tra loro e che potrebbero rendere ancora più difficile quella che appare fin da ora una stagione di rinnovi contrattuali tra le più difficili degli ultimi 30 anni.

Detto questo, bisogna anche considerare che, negli ultimi anni, la normativa europea e la giurisprudenza di legittimità hanno affermato il principio secondo il quale i lavoratori precari devono essere trattati allo stesso modo dei lavoratori di ruolo. Pertanto, le parti dovranno necessariamente recepire questo orientamento, che ormai costituisce un vero e proprio vincolo legale, adeguando le retribuzioni dei precari. Che ad oggi vengono assunti con condizioni di lavoro più sfavorevoli rispetto ai loro colleghi di ruolo. Ciò vale per le retribuzioni, che non sono suscettibili di aumenti al crescere dell’anzianità, e vale anche per la disciplina dei permessi che, in molti casi, non solo non sono retribuiti, ma non danno titolo nemmeno al riconoscimento giuridico del servizio.

Trasferimenti docenti scuola media, il 51% ha ottenuto la sede che voleva

da La Tecnica della Scuola

Trasferimenti docenti scuola media, il 51% ha ottenuto la sede che voleva

Il 4 luglio il Miur ha inviato agli Uffici scolastici territoriali gli elenchi dei trasferimenti della scuola secondaria di I grado.

I bollettini, relativi a tutti i trasferimenti in entrata e uscita, sono in corso di pubblicazione sui relativi siti.

Il ministero dell’Istruzione ha comunicato che che “le domande sono state 28.239, di cui 25.877 per cambiamento di sede e 2.362 per passaggi in un diverso grado di istruzione”.

Sempre secondo quanto comunicato dal dicastero dell’Istruzione, “il 51,2% delle richieste è stato soddisfatto, 2.009 docenti hanno potuto cambiare regione”.