La protesta dei dirigenti delle scuole continua

La protesta dei dirigenti delle scuole continua

Dopo la manifestazione del 25 maggio, l’Amministrazione si è dimostrata disponibile ad ascoltare le ragioni del radicale malcontento dei dirigenti delle scuole ed ha avviato una serie di incontri con le organizzazioni sindacali. In particolare, sono stati affrontati i temi del rinnovo contrattuale – nell’ambito del quale ANP ha chiesto (e chiede) la perequazione retributiva con gli altri dirigenti dell’area C “istruzione e ricerca” – e della semplificazione amministrativa.

Il confronto è iniziato il 12 giugno ed è tuttora in corso. L’ambito in cui sembrano potersi concretizzare, nel corso dei prossimi mesi, alcuni effetti positivi risulta, al momento, quello della semplificazione che riguarda essenzialmente il miglioramento dell’organizzazione datoriale.

Il punto che, ad avviso dell’ANP, risulta gravemente deficitario è quello – di massima rilevanza – relativo alla dinamica retributiva.

È ben noto a tutti che, a seguito dell’intesa del 30 novembre 2016, alcune confederazioni sindacali hanno barattato un maggior ruolo negoziale al prezzo di un modestissimo incremento salariale: i “famosi” 85 euro medi pro capite lordi, per di più distribuiti in maniera inversamente proporzionale al reddito!

Non certo la CIDA, di cui ANP fa parte! CIDA non era presente all’accordo, non lo ha sottoscritto, non lo condivide, non ha mai taciuto il suo profondo dissenso. ANP, quindi, ha le mani libere!

Ma ciò che forse è meno noto è che, al momento, lo Stato non dispone nemmeno delle risorse economiche necessarie a garantire tale “epocale” risultato: 85 euro lordi medi pro-capite! Per non parlare del fatto che da tale somma andrebbe poi sottratta l’indennità di vacanza contrattuale.

A fronte di questa situazione non possiamo che riaffermare – intensificandole – le ragioni della nostra protesta.

Essa si sostanzia in numerose azioni di lotta, per le quali ANP garantisce la piena e totale copertura sindacale, qui di seguito richiamate:

  • indisponibilità ad ottemperare a tutte le incombenze relative alla procedura valutativa a partire dalla compilazione del portfolio, fino a quando non saranno dati ai dirigenti strumenti e poteri coerenti con la qualifica dirigenziale;
  • indisponibilità a gestire la procedura della chiamata diretta in tempi troppo ristretti, in agosto, anche in risposta alle azioni successive dell’Amministrazione che hanno contraddetto l’istituto stesso della chiamata;
  • motivata indisponibilità ad assumere le reggenze;
  • motivata rinuncia preventiva o dimissioni da incarichi non obbligatori affidati dall’Amministrazione scolastica;
  • motivata indisponibilità a sostituire nel primo grado di giudizio l’Avvocatura dello Stato;
  • indisponibilità a rispondere a richieste di dati già in possesso dell’Amministrazione, ponendo un freno alle richieste ripetute di monitoraggio e di rilevazione.

L’Amministrazione non deve pensare che i dirigenti si accontenteranno di un piatto di lenticchie e che, complice la calura estiva, dimenticheranno le ragioni che li hanno spinti in piazza e che, all’occorrenza, ce li riporteranno. L’ANP chiama a raccolta TUTTI I DIRIGENTI delle scuole affinché la situazione si sblocchi!

Ne va della nostra dignità professionale e culturale.

La protesta continua.

LO SVILUPPO ITALIANO E IL RUOLO SOCIALE DELLA DISTRIBUZIONE MODERNA ORGANIZZATA

LO SVILUPPO ITALIANO E IL RUOLO SOCIALE
DELLA DISTRIBUZIONE MODERNA ORGANIZZATA
Martedì 11 luglio – ore 10:00
Sala degli Atti Parlamentari
Biblioteca del Senato «Giovanni Spadolini»
Piazza della Minerva, 38 – Roma
Saluti:
Giorgio SantambrogioPresidente AdmPresenta la ricerca:
Francesco MaiettaResponsabile Area Politiche sociali Censis

Intervengono:
Giovanni TotiPresidente Regione Liguria e Vicepresidente Conferenza delle Regioni
Renato Brunetta – Commissione Bilancio e Tesoro Camera dei Deputati
Massimo Mucchetti – Presidente Commissione Industria, Commercio e Turismo Senato della Repubblica
Yoram Gutgeld – Commissario straordinario per la razionalizzazione e revisione della spesa
Andreas Kipar – Urbanista

Modera:
Massimiliano ValeriiDirettore Generale Censis  

In occasione della pubblicazione del «50° Rapporto sulla situazione sociale del Paese», il Censis ha ripercorso i sentieri di evoluzione della vita economica, sociale e istituzionale italiana. Un ambito decisivo è stato quello dei consumi quotidiani: il carrello della spesa è da sempre la nostra bilancia collettiva per capire meglio le trasformazioni di stili e qualità della vita degli italiani. Dagli anni del miracolo economico fino alla recente crisi, alla storia della spesa degli italiani si affianca quella della Distribuzione moderna organizzata, un protagonista primario non solo dello sviluppo dei consumi, ma dello sviluppo italiano.

Servizi di supporto all’inclusione scolastica, la Lombardia approva le Linee guida

Vita.it del 06-07-2017

Servizi di supporto all’inclusione scolastica, la Lombardia approva le Linee guida

di Sara De Carli

Dopo anni, si conclude la confusione attorno ai servizi per garantire il diritto alla studio degli alunni con disabilità. Regione Lombardia approva delle Linee Guida, definisce i compiti e stanzia 8,5 milioni di euro per il solo anno 2017. L’auspicio è che i 4.650 alunni con disabilità potranno per la prima volta avere tutti i servizi fin dal primo giorno di scuola: primo step, le famiglie devono presentare alla scuola la richiesta di attivazione del servizio.

MILANO. Regione Lombardia stanzia 8,5 milioni di euro per l’anno 2017 per garantire i servizi a supporto dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, già di competenze delle Province. Tutte le procedure necessarie per l’attivazione dei medesimi servizi fin dal primo giorno dell’anno scolastico 2017/2018, questa volta sembrano chiare, diversamente dal rimpallo di responsabilità e dai ritardi clamorosi che si sono verificati negli anni scorsi: Regione Lombardia lo scorso 30 giugno ha approvato la delibera 6832 e le “Linee Guida per garantire i servizi a supporto dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità” e la DGR 6832/2017 che disciplina e organizza i servizi (in allegato in fondo all’articolo il testo completo). La Direzione Generale “Istruzione Formazione e Lavoro” curerà i servizi di trasporto scolastico e di assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli studenti di secondo ciclo con disabilità fisica, intellettiva o sensoriale svolti dai Comuni, mentre la Direzione Generale “Reddito di Autonomia e Inclusione Sociale”, tramite le ATS, svolgerà gli interventi per l’inclusione scolastica degli studenti con disabilità sensoriali per ogni ordine e grado dell’istruzione.

«Siamo soddisfatti per l’esito di questa vicenda». commenta Alberto Fontana, presidente di LEDHA, la realtà associativa che più ha seguito da vicino, negli anni, la questione: «il fatto che Regione Lombardia abbia preso l’iniziativa per risolvere un problema molto grave, e che riguardava tanti bambini e ragazzi con disabilità, è un fatto molto positivo». Le Linee Guida indicano con precisione le competenze di ciascuno, mettendo a disposizione quelle che Ledha definisce «risorse adeguate per affrontare la copertura economica dei servizi». Ci sono quindi secondo l’associazione «tutte le premesse necessarie per garantire agli alunni e studenti con disabilità di tutte le scuole lombarde il diritto a frequentare la scuola in condizioni di parità con i loro compagni».

In coerenza con quanto previsto dalla Legge Regionale 15/2017, le Linee Guida approvate attribuiscono le competenze, che un tempo in capo alle Province, in parte ai Comuni e in parte alle nuove ATS (Agenzia di Tutela della Salute). Nello specifico i Comuni dovranno garantire il servizio di assistenza ad personam (“assistenza per l’autonomia e la comunicazione”) e il servizio di trasporto per tutti gli studenti con disabilità che ne hanno bisogno che frequentano le scuole superiori e i corsi di formazione professionale, analogamente a quanto già garantiscono agli studenti con disabilità delle scuole primarie e secondarie di primo grado. Le ATS invece dovranno garantire invece l’insieme di servizi necessari a garantire l’inclusione scolastica degli alunni e studenti con disabilità sensoriale in tutte le scuole, di ogni ordine e grado.

Agli oneri finanziari per la realizzazione degli interventi previsti con le risorse statali e, in caso di insufficienza delle stesse, con eventuali risorse regionali, dicono le Linee guida: per l’anno 2017 in particolare con 8,5 milioni di euro stanziati a valere sulla missione 04 “Istruzione e Diritto allo Studio” del bilancio regionale 2017, successivamente incrementati di 3,5 milioni di euro con il PDL Assestamento 2017, approvato il 19 giugno 2017. Per gli anni successivi si utilizzeranno le risorse che saranno stanziate annualmente con legge di approvazione del bilancio regionale.

Le famiglie interessate potranno rivolgersi alle scuole per richiedere l’attivazione dei servizi di cui i loro figli hanno bisogno e diritto: saranno poi le scuole a mettersi in relazione con i Comuni per l’organizzazione effettiva del servizio. Il testimone quindi passa alle scuole, agli enti locali e alle Ats che dovranno lavorare per garantire una regolare partenza del prossimo anno scolastico, per tutti gli alunni, sin dal primo giorno di scuola. La principale criticità, per l’anno scolastico che inizierà a settembre, è legata al poco tempo a disposizione per concretizzare quanto indicato dalle Linee Guida, poco più di due mesi: «A questo punto è importante che tutti gli enti coinvolti collaborino attivamente per recuperare il tempo perduto e fare in modo che tutti i servizi rivolti agli alunni e studenti con disabilità vengano attivati in tempo», raccomanda Fontana. Le Linee Guida prevedono anche il coinvolgimento delle associazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari all’interno di un gruppo di monitoraggio che permetterà di segnalare tempestivamente eventuali situazioni problematiche e di verificare se le stesse Linee Guida potranno essere migliorate in corso d’opera, per venire meglio incontro alle esigenze dei bambini e ragazzi coinvolti.

«La speranza è che a partire dal prossimo anno scolastico l’attenzione di tutti non debba concentrarsi più sulla presenza o meno delle risorse necessarie, che a questo punto dovrebbero essere garantite, ma a come queste dovranno essere utilizzate quelle risorse per realizzare realmente percorsi di inclusione scolastica», è l’auspicio di Ledha.

Parlamento UE approva nuove norme su libri per non vedenti

Agenzia ANSA del 06-07-2017

Parlamento UE approva nuove norme su libri per non vedenti

STRASBURGO. Un maggiore e più facile accesso ai libri e quotidiani per i non vedenti. E’ questo l’obiettivo della nuova legislazione Ue approvata oggi dal Parlamento europeo e che permetterà alle persone non vedenti o con disabilità visive di avere un più semplice accesso a libri, quotidiani, riviste e altri materiali in formati quali Braille, audiolibri e stampa a caratteri ingranditi.

Le nuove regole prevedono eccezioni al diritto d’autore, permettendo alle persone non vedenti e alle loro organizzazioni di non dover più chiedere il consenso del titolare dei diritti per produrre libri in formato accessibile e altro materiale stampato, una migliore circolazione transfrontaliera ed un sistema di indennizzo opzionale per gli editori coinvolti. Con questo voto, che diventerà normativa Ue non appena il Consiglio darà la sua approvazione finale, Strasburgo allinea la legislazione Ue agli impegni internazionali previsti nel quadro del trattato di Marrakech firmato dall’Ue nel 2014.

L’Unione europea dei ciechi stima in oltre 30 milioni le persone non vedenti e con disabilità visive nella Ue. In Europa la percentuale dei libri pubblicati disponibili in formati accessibili ai non vedenti varia tra il 7 ed il 20%.

Invalsi, il Meridione resta indietro

da Il Sole 24 Ore 

Invalsi, il Meridione resta indietro

di Claudio Tucci

Le scuole del Nord-Est e del Nord-Ovest si confermano piuttosto valide, con gli istituti tecnici che si scrollano di dosso l’etichetta di “scuole di serie B” e ottengono ottimi risultati, in alcuni casi persino migliori dei licei. Al Centro si resta nella media nazionale, con punte di eccellenza soprattutto nel primo ciclo (primarie e medie).

Il Meridione, seppur con qualche eccezione, la Puglia, per esempio, resta più distante, con diversi istituti che puntualmente finiscono sotto i riflettori per gli “aiutini” dati agli alunni nello svolgere le prove (in Calabria, lo scorso anno, il “cheating” è stato rilevato già alle scuole primarie – in Campania dalle medie). Ma al Sud non è tutto “nero”: le difficoltà di partenza (e di contesto) spingono sempre più istituti e insegnanti a rimboccarsi le maniche, e questo si vede. Al netto della preparazione “in ingresso” degli studenti e del livello socio-economico familiare e territoriale nove delle prime 10 scuole (su un totale di 1.400 scelte come campione statistico nel 2016) con più elevato “valore aggiunto” in italiano sono meridionali (in matematica, addirittura, 10 su 10 – si tratta, complessivamente, di un dato che va apprezzato: significa che nel Meridione alcune singole scuole, non poche, malgrado il non lusinghiero “punteggio secco” in italiano e matematica, riescono a far migliorare i loro studenti).

Certo, ci sono anche istituti che generano un “valore aggiunto negativo”, anche questi concentrati nel Sud, totalmente incapaci di far migliorare gli studenti fino al punto di portarli ad un livello inferiore a quello atteso.

Oggi l’Invalsi presenta i risultati delle prove 2017: ma in questi sette/otto anni (i test in italiano e matematica hanno fatto il loro debutto ufficiale nel 2010 a primarie e medie, nel 2011 in seconda superiore) che scuola italiana raccontano? In movimento e con tante sfaccettature, se non ci si ferma al solo divario “Nord-Sud”, che pure è una costante di questi anni di rilevazioni: come mostrano i grafici in pagina già in quinta primaria Nord Est e Nord Ovest si collocano a ogni prova (sia in italiano sia in matematica) sopra la media (in seconda superiore anche di circa 6 punti). A differenza delle regioni meridionali che, in alcuni anni, si collocano al di sotto della media nazionale anche di 10-12 punti.

Un destino già segnato, e immutabile? Non proprio. Abbiamo incontrato i vertici dell’Invalsi, la presidente, Anna Maria Ajello, il dg Paolo Mazzoli, il responsabile prove, Roberto Ricci, e attraverso numeri e tabelle, si è cercato di mettere in fila qualche spunto di riflessione.

Per esempio, che si arriva a scuola “ignoranti o sapienti” allo stesso modo in tutto il Paese: anzi qui, i ragazzi meridionali partono addirittura in vantaggio rispetto ai colleghi settentrionali. Poi, però, qualcosa si interrompe. Anche il livello di istruzione della famiglia d’origine ha un peso: avere entrambi i genitori laureati fa salire l’asticella del “successo scolastico” di 4/5 punti percentuali in più. Il peso degli alunni stranieri è invece “un falso problema”, visto che sono presenti maggiormente nel Centro-Nord.

Del resto, l’Invalsi, in questi anni di rilevazioni, è riuscito a costruire un legame con il corpo docente che, malgrado tutto, è andato migliorando: i boicottaggi sono ormai ridotti ai minimi termini (quasi il 100% degli istituti svolge regolarmente le prove) e anche la restituzione a settembre degli esiti dei test è accolta da presidi e docenti: se i primi anni quasi il 20% di “plessi” snobbava i dati Invalsi oggi appena il 6% di istituti non ha scaricato gli esiti delle rilevazioni.

Su questi numeri, probabilmente, ha influito anche il contenuto delle singole prove, nel tempo sempre più condiviso con i professori e mirato su quesiti mai nozionistici, ma focalizzati su competenze di base. In italiano si chiede ai ragazzi un’interpretazione attenta e approfondita del testo e una sicura padronanza della lingua: ciò ha spinto gli insegnanti a privilegiare una didattica più efficiente, tarata sull’acquisizione di competenze solide e “poco rigide”. Un esempio? In matematica: è probabilmente anche grazie alle prove Invalsi che si sta abbassando l’attenzione sul puro calcolo, privilegiando, piuttosto, l’uso delle rappresentazioni, il ragionamento per la soluzione dei problemi, oltre a numeri, grafici e percentuali (se i test Invalsi si fossero concentrati sulle “espressioni numeriche” l’evoluzione della didattica della matematica, forse, avrebbe potuto prendere un’altra direzione).

In realtà il “dietro le quinte” dei test è molto intenso, e si avvale della consulenza di esperti ben conosciuti anche in campo internazionale e che, nello stesso tempo, padroneggiano il nostro sistema scolastico (tra gli altri, matematici come Giorgio Bolondi e Paolo Boero e italianisti come Maria Grazia Lo Duca e Alberto Sobrero – per di più pochi sanno che alla costruzione di una prova contribuisce il lavoro di circa 250 docenti di livelli scolari e provenienza geografica differenti).

Una spia che, invece, va tenuta sotto osservazione è la “varianza tra classi”, molto elevata al Sud. Ma anche in altre zone del Paese. Parliamo del fatto che gli alunni nelle classi dovrebbero essere distribuiti in modo equo. Così purtroppo non è perché ci sono diverse scuole con sezioni di eccellenza e altre mediocri. Qui è il dirigente che non sa “resistere” alle “pressioni” di famiglie e insegnanti. Ma è una situazione che va corretta: «In fondo anche da qui – concludono dall’Invalsi – passa, o magari si rafforza, la democrazia della scuola italiana».

Apprendistato scolastico al via, 750 contratti

da Il Sole 24 Ore 

Apprendistato scolastico al via, 750 contratti

di Claudio Tucci

A fare da apripista in questi anni sono state due grandi aziende, Enel ed Eni, che – con non poca fatica – hanno accolto nei loro stabilimenti circa 300 studenti-apprendisti. Tra l’estate e l’inizio del nuovo anno scolastico si aggiungeranno altre imprese, qualcuna anche medio piccola: al ministero dell’Istruzione, a oggi, contano poco meno di 400 apprendisti “start-up” impegnati in tutt’Italia in percorsi di apprendimento e inserimento occupazionale.

C’è poi la sperimentazione del nuovo “apprendistato duale” targato Jobs act nel settore dell’Istruzione e formazione professionale regionale: in 16 mesi, ha reso noto il sottosegretario al Lavoro, Luigi Bobba, sono stati sottoscritti oltre 11mila contratti; mentre sono ancora nell’ordine di qualche centinaia, 555 per l’esattezza – l’ultimo dato pubblicato dall’Isfol, ora Inapp, a luglio 2016 – gli apprendisti di terzo livello (impegnati in attività formative).

Certo, si tratta di numeri ancora piccoli; «ma la strada è quella giusta – ha aggiunto il sottosegretario al Miur, Gabriele Toccafondi -. A oggi abbiamo una quarantina di istituti con studenti-apprendisti. Il link scuola-lavoro va rilanciato: è questo il sistema duale italiano».

L’obiettivo è valorizzare gli strumenti esistenti (alternanza, apprendistato, Its) per consentire ai nostri giovani di entrare in un percorso educativo «altamente professionalizzante», e in linea con le richieste del mondo produttivo (si pensi che attualmente abbiamo oltre 350mila laureati disoccupati e oltre 60mila figure tecniche che le aziende non riescono a reperire).

La “spia” è stata accesa nei giorni scorsi da Confindustria: come ripetuto più volte dal numero uno, Vincenzo Boccia, è necessario che il governo punti sui giovani e sul loro futuro. Intanto, azzerando completamente per i primi tre anni gli oneri contributivi e fiscali in caso di assunzioni a tempo indeterminato; e poi, come rilanciato dai vice presidenti, Giovanni Brugnoli e Maurizio Stirpe, disegnando, in prospettiva, una nuova “filiera dell’apprendistato”, che agganciando le tre tipologie previste, sia in grado di strutturare un “cammino” che varia, a seconda delle scelte dello “studente-lavoratore”, da 6 a 8/9 anni, in cui il ragazzo viene formato e inserito in azienda in un’ottica duale.

L’idea è innovativa e valorizza le “attitudini” dei giovani. La “filiera” prende avvio, dopo l’esperienza in alternanza, con l’apprendistato di primo livello. L’apprendista è a tutti gli effetti un lavoratore, e la sua strada è finalizzata al conseguimento del diploma secondario. A questo punto, per il ragazzo e l’azienda si aprono tre differenti scenari. Il primo. Dopo il diploma, il percorso di “filiera” continua con l’apprendistato professionalizzante (in questo modo il datore prosegue il proprio investimento formativo con la risorsa, che riceverà un regolare stipendio – l’azienda potrà contare su una contribuzione ridotta). In caso, poi, di prosecuzione del rapporto a tempo indeterminato, oggi è prevista la conservazione per un anno della contribuzione agevolata. Confindustria chiede di elevarla a due anni. Così facendo, il giovane beneficerebbe di un percorso duale di 6 anni (1 di alternanza, 2 di apprendistato di primo livello e 3 di apprendistato professionalizzante) a cui si aggiungerebbero due anni di contribuzione agevolata per le imprese che proseguono il rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Lo studente, dopo il diploma, potrebbe invece optare per un successivo periodo di studio negli Istituti tecnici superiori (Its) o nella nuova “Laurea Industriale Manifatturiera” (Lim), che gli imprenditori premono per far partire (si tratta di una modalità complementare di offerta formativa professionalizzante, con una forte sinergia tra tutti gli attori coinvolti, Its, atenei, aziende e territori – in pratica, ai due anni degli Its se ne aggiungerebbe un terzo di università). In questo secondo percorso si utilizzerà l’apprendistato di terzo livello per arrivare al titolo terziario (Its o, quando sarà, Lim). Il ragazzo completa poi la formazione con l’apprendistato professionalizzante (serve però una norma per “legare” le tre tipologie di apprendistato). I vantaggi di questa seconda “filiera” sono evidenti: il giovane beneficerebbe di un percorso duale di 8\9 anni (1 di alternanza, 2 di apprendistato di primo livello, 2\3 di apprendistato di alta formazione e ricerca e 3 di apprendistato professionalizzante) a cui si aggiungerebbe 1 anno di contribuzione agevolata per le imprese che assumono stabilmente.

La terza e ultima “filiera” è delineata, infine, per chi dopo il diploma, prosegue all’università. Qui Confindustria propone di utilizzare percorsi di lauree triennali plus, vale a dire corsi di studio “potenziati”: primo anno 100% università, secondo e terzo anno 65% in impresa – 35% università, e quarto anno 100% in impresa. L’aggiunta di un quarto anno rende la laurea “quadriennale”, ma a partire dal secondo semestre del secondo anno il ragazzo instaura un apprendistato di alta formazione e ricerca (terzo livello), iniziando così a lavorare all’interno dell’impresa e integrando le competenze teoriche con quelle professionali acquisite sul campo. Anche in questo caso, come per la prima “filiera”, il governo potrebbe “incentivare” il percorso portando da 1 a 2 gli anni di contribuzione agevolata per l’azienda che investe sul giovane mentre frequenta l’università e poi lo conferma a tempo indeterminato.

Aggiornamento delle Gae: domande entro l’8 luglio

da La Tecnica della Scuola

Aggiornamento delle Gae: domande entro l’8 luglio

Salvo proroghe, i docenti interessati all’aggiornamento delle Gae dovranno presentare domanda, esclusivamente mediante modalità telematica in “Istanze on line”, entro l’8 luglio 2017.

Tutte le indicazioni in merito sono contenute nel D.M. n. 400 del 12 giugno 2017, concernente l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo, valevoli per il triennio scolastico 2014/2017.

Il Decreto disciplina, con effetto dall’a.s. 2017/18, le consuete operazioni annuali di:

  • scioglimento della riserva da parte degli aspiranti già inclusi con riserva perché in attesa di conseguire il titolo abilitante e che conseguono l’abilitazione entro il termine del 8 luglio 2017;
  • aggiornamento degli elenchi per effetto dell’acquisizione dei titoli di specializzazione per il sostegno o dei metodi didattici differenziati entro la medesima data da parte di aspiranti già inclusi in graduatoria;
  • presentazione dei titoli di riserva acquisiti entro la stessa data per usufruire dei benefici di cui alla Legge 12 marzo 1999, n. 68 e successive modificazioni ed integrazioni, in applicazione del comma 2 quater dell’art. 14 del decreto legge 29 dicembre 2011 n. 216 convertito in legge 24 febbraio 2012 n. 14.

Il D.M. dispone inoltre che, secondo quanto previsto dal D.P.R. 14 febbraio 2016, n. 19 e del D.M. n.259 del 9 maggio 2017, gli aspiranti presenti nelle graduatorie ad esaurimento della scuola secondaria di primo e secondo grado,  inclusi gli aspiranti che presenteranno domanda agli effetti del decreto, figureranno a decorrere dall’a.s. 2017/18 nelle graduatorie corrispondenti alla classe di concorso istituita con il D.P.R. 14 febbraio 2016, n. 19 con i punteggi, nonché i titoli di preferenza e precedenza, posseduti alla data dell’ultimo aggiornamento avvenuto per il triennio 2014-2017. Infatti, la Legge 25 febbraio 2016 n.21, di conversione del D.L. 30 dicembre 2015 n. 210 ha disposto la proroga dell’aggiornamento delle citate graduatorie ad esaurimento all’a.s. 2018/2019, per il triennio successivo.

Relativamente alle classi di concorso istituite con il D.P.R. n. 19/2016 nelle quali sono confluite più classi di concorso di cui al D.M. 39/1998 e successive modifiche e integrazioni, tutti gli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento interessati saranno, analogamente, collocati nella graduatoria di confluenza con i punteggi, nonché i titoli di preferenza e precedenza, posseduti alla data dell’ultimo aggiornamento avvenuto per il triennio 2014-2017 privilegiando:

  • la graduatoria di fascia più favorevole;
  • a parità di fascia, la graduatoria con punteggio maggiore;
  • a parità di fascia e punteggio, la graduatoria con maggiore anzianità di iscrizione.

Il decreto infine dispone che ai docenti già iscritti a pieno titolo in graduatoria, che siano in possesso di abilitazione conseguita in uno dei Paesi dell’Unione Europea e formalmente riconosciuta con decreto di equipollenza dal Miur, è rideterminato, su domanda, il punteggio già conseguito per il titolo di accesso.

L’attribuzione del bonus di 30 punti di cui al punto A4 della tabella di valutazione dei titoli di III fascia delle graduatorie ad esaurimento comporterà la decurtazione dell’eventuale punteggio a suo tempo attribuito per il servizio di insegnamento svolto contemporaneamente alla frequenza obbligatoria dei corsi abilitanti, così come previsto al punto B3 lett. c) della suddetta Tabella dei valutazione dei titoli.

Supplenze, proroga contratti per scrutinio finale

da La Tecnica della Scuola

Supplenze, proroga contratti per scrutinio finale

Dal Miur, fanno sapere che è disponibile su SIDI una nuova tipologia di contratto, la N29 Proroga di supplenza breve.

Infatti, la nota n. 1604 del 03/07/2017, comunica alle Istituzioni scolastiche che “con il nuovo contratto potranno essere stipulati rapporti di lavoro di supplenza per la copertura di eventuali esigenze, maturate dopo il 30 giugno, per lo svolgimento delle operazioni di verifica ed integrazione scrutinio finale a cui il supplente, già titolare di un contratto breve e saltuario, dovrà partecipare nei casi previsti dalla specifica normativa in materia”.
La nota specifica che la proroga di supplenza è applicabile anche al personale ATA di segreteria.

Invece, per quanto riguarda “i supplenti titolari di supplenza in sostituzione di personale in maternità, si dovrà continuare a stipulare, per la copertura del periodo di svolgimento delle operazioni di verifica ed integrazione scrutinio finale, un contratto di tipo N15.
L’inserimento delle variazioni di stato giuridico (compresa la maternità) del personale titolare di un contratto N29 sarà possibile con le consuete modalità previste per le altre tipologie di contratto di supplenza breve”.

Inoltre, in caso di esigenze di “coprire periodi di Settembre per attività residuali legate alla verifica degli esiti nonché alla integrazione dello scrutinio finale per il personale docente delle scuole secondarie di primo e secondo grado, potrà essere soddisfatta con un ulteriore contratto di proroga N29 che abbia inizio dopo il 31 agosto, ma che si concluda entro il 30 settembre”.

La comunicazione agli istituti scolastici sottolinea anche che, “con le nuove funzioni potranno essere trattati anche alcuni casi particolari, quale la eventuale necessità di sostituire un supplente già parte di un contratto N29”.

Infine la nota si sofferma sui contratti N01, N26 e N19, che non saranno più accettati una data di conclusione rapporto successiva la 30 giugno.

Concorso Ds, ancora ritardi: a settembre 1 scuola su 5 senza preside

da La Tecnica della Scuola

Concorso Ds, ancora ritardi: a settembre 1 scuola su 5 senza preside

Siamo alle solite: il bando di concorso per dirigenti non esce, come abbiamo scritto già, e allora si prospetta un’altra annata di reggenze.

Nonostante le rassicurazioni del ministro Fedeli “stiamo affrontando il problema della carenza di personale dirigente negli istituti scolastici e stiamo accelerando”, questo è il programma per il prossimo settembre: una scuola su cinque senza preside, 1600 dirigenti scolastici in meno, presidi costretti a gestire fino a 15 scuole e con i pensionamenti del prossimo anno la situazione è destinata a peggiorare.

Quindi la situazione è particolarmente ingarbugliata e indubbiamente la latitanza del concorso annunciato sin dal 2015, non fa ben sperare.

Concorso dirigenti che infatti non fa altro che essere annunciato a breve per poi cadere puntualmente nel dimenticatoio, prima a dicembre 2016, poi in primavera, e che ancora non vede la luce: anzi, addirittura non è neanche stato pubblicato il regolamento, si legge su Il Corriere della Sera, che deve precedere il bando, perché è tornato al Consiglio di Stato per un’ulteriore verifica.

Per il presidente ANP Rembado si tratta di “un’odissea”e anche se la ministra Fedeli assicura che “per quanto riguarda le competenze del mio ministero siamo già pronti da tempo” e che mancherebbero da perfezionarsi solo alcuni passaggi degli organi di verifica, di fatto le complicazioni burocratiche e il rimbalzo tra istituzioni stanno facendo slittare ulteriormente un concorso che dovrebbe dare nuova linfa dirigenziale alle scuole.

E in effetti, come avviene orami da anni, le reggenze sembrano l’unica soluzione per tappare i buchi. Ma alla lunga, la toppa non può reggere, visto che già si superano 1100 su 8 mila posti.
E questo significa che in ogni istituto, avendo ormai un numero elevato di scuole, dalle 5 alle 10, un preside oggi deve gestire fino a 20 scuole da solo.

L’Anief è pungente: “del ritardo sembra compiacersi il Ministero dell’economia e finanze, perché, conti alla mano, deve pagare per una sede vacante soltanto l’indennità di reggenza, mentre per una sede coperta dal concorso dovrà pagare la retribuzione da dirigente scolastico del vincitore nonché lo stipendio di un altro docente chiamato a ricoprire il posto lasciato vacante dal neo dirigente”.

Per l’ANP, la situazione viene appesantita dalle nuove competenze e responsabilità affidate ai presidi con la legge 107, uno dei temi cardine della protesta dei DS del 25 maggio.
Una fra tutte le responsabilità di cui sopra è quella dei monitoraggi, che tra l’altro sono spesso inutili perché si chiede ai presidi di sintetizzare informazioni che il ministero dell’Istruzione ha già a disposizione, si legge ancora su Il Corriere della Sera.

Dulcis in fundo, gli stipendi: ancora, infatti, nonostante i tavoli di lavoro dello scorso mese, non ci sono novità sull’equiparazione delle retribuzioni dei presidi con quelle degli altri dirigenti statali.

Istanze On-Line: importante avviso per l’aggiornamento delle graduatorie

da La Tecnica della Scuola

Istanze On-Line: importante avviso per l’aggiornamento delle graduatorie

Lo scorso 5 luglio il portale per le operazioni on-line del Miur ha diramato sulla propria home page il seguente messaggio rivolto a tutti gli utenti che a breve dovranno inserire i modelli relativi all’aggiornamento delle graduatorie.

Ecco il testo integrale del messaggio:

“In previsione della prossima apertura delle istanze per la presentazione del modello B da parte del personale docente e dell’allegato D3 (la cui normativa è in corso di definizione) da parte del personale ATA incluso nelle graduatorie di istituto, al fine di ridurre i disagi all’utenza dovuti allo smarrimento delle credenziali di accesso (username e password) al portale “Istanze On Line” (alias POLIS) o alla casella di posta elettronica indicata in fase di registrazione, verranno revocate tutte le utenze che non sono state più utilizzate dal 01/03/2015.

Al fine di evitare la revoca delle utenze e la conseguente necessità di procedere ad nuova registrazione e riconoscimento presso le segreterie scolastiche, si raccomanda agli utenti interessati che dal 01/03/2015 non hanno più effettuato alcun accesso al portale Istanze On Line, di accedere al servizio utilizzando il bottone “ACCEDI” presente nella pagina http://www.istruzione.it/polis/Istanzeonline.htm entro le ore 24:00 del prossimo 12 Luglio.

Per ulteriori dettagli in merito alle credenziali di accesso da utilizzare si raccomanda di leggere con attenzione la pagina http://www.istruzione.it/polis/Novit%C3%A0ServizioIstanzeOnLine_rev11.pdf.”

Invalsi: valide le scuole del Nord. Il Meridione resta indietro

da La Tecnica della Scuola

Invalsi: valide le scuole del Nord. Il Meridione resta indietro

Oggi l’Invalsi presenta i risultati delle prove 2017 e in base a quanto anticipa Il Sole 24 Ore le scuole del Nord-Est e del Nord-Ovest “si confermano piuttosto valide, con gli istituti tecnici che si scrollano di dosso l’etichetta di “scuole di serie B” e ottengono ottimi risultati, in alcuni casi persino migliori dei licei. Al Centro si resta nella media nazionale, con punte di eccellenza soprattutto nel primo ciclo. Il Meridione, seppur con qualche eccezione, la Puglia, per esempio, resta più distante, con diversi istituti che puntualmente finiscono sotto i riflettori per gli “aiutini” dati agli alunni nello svolgere le prove. Ma al Sud non è tutto “nero”: le difficoltà di partenza (e di contesto) spingono sempre più istituti e insegnanti a rimboccarsi le maniche, e questo si vede”.
“Al netto della preparazione “in ingresso” degli studenti e del livello socio-economico familiare e territoriale nove delle prime 10 scuole (su un totale di 1.400 scelte come campione statistico nel 2016) con più elevato “valore aggiunto” in italiano sono meridionali ma  ci sono anche istituti che generano un “valore aggiunto negativo”, anche questi concentrati nel Sud, totalmente incapaci di far migliorare gli studenti fino al punto di portarli ad un livello inferiore a quello atteso”.
I risultati delle prove dunque, anticipa Il Sole 24 Ore, non si ferma al solo divario “Nord-Sud”, che pure è una costante di questi anni di rilevazioni, mostrano pure che “già in quinta primaria Nord Est e Nord Ovest si collocano a ogni prova (sia in italiano sia in matematica) sopra la media (in seconda superiore anche di circa 6 punti). A differenza delle regioni meridionali che, in alcuni anni, si collocano al di sotto della media nazionale anche di 10-12 punti”.

In ogni caso, viene precisato dagli esperti Invalsi,  “che si arriva a scuola “ignoranti o sapienti” allo stesso modo in tutto il Paese: anzi qui, i ragazzi meridionali partono addirittura in vantaggio rispetto ai colleghi settentrionali. Poi, però, qualcosa si interrompe. Anche il livello di istruzione della famiglia d’origine ha un peso: avere entrambi i genitori laureati fa salire l’asticella del “successo scolastico” di 4/5 punti percentuali in più. Il peso degli alunni stranieri è invece “un falso problema”, visto che sono presenti maggiormente nel Centro-Nord”.
Boicottaggi ormai inesistenti, quasi il 100% degli istituti svolge regolarmente le prove e anche la restituzione a settembre degli esiti dei test è accolta da presidi e docenti.
Sembra tuttavia che i professori stiano privilegiando una didattica più efficiente, tarata sull’acquisizione di competenze solide e “poco rigide” e comunque funzionale ai Test, mentre “va tenuta sotto osservazione la “varianza tra classi”, molto elevata al Sud, cioè che gli alunni nelle classi dovrebbero essere distribuiti in modo equo. Così purtroppo non è perché ci sono diverse scuole con sezioni di eccellenza e altre mediocri”.

Mancano prof di matematica, spagnolo e materie tecniche

da La Tecnica della Scuola

Mancano prof di matematica, spagnolo e materie tecniche

La classe di concorso più sguarnita di personale sarebbe “scienze matematiche alle medie”, ma ci sarebbero province dove la carenza di docenti riguarda diverse discipline. A conti fatti sarebbero almeno “85mila le cattedre che anche quest’estate sono destinate a essere assegnate ai supplenti. Di queste, molte verranno affidate a precari abilitati ma costretti, loro malgrado, a rimanere fuori graduatoria provinciale”. Lo sostiene Anief secondo cui “a Roma dall’estate 2015 per la scuola media non avevano più candidati le graduatorie provinciali di vari strumenti musicali, come chitarra, flauto e percussioni; sempre alle medie, nel 2016 non c’erano più candidati nella ex A033 (Tecnologia), A059 (Scienze matematiche), A455 (Spagnolo). E sempre nella capitale, alle superiori non c’è più nessun docente abilitato nelle GaE nella ex A446 (Lingua e civiltà straniera Spagnolo), mentre nella tabella C (insegnanti tecnico pratici) mancano all’appello docenti di Conversazione di lingua straniera Inglese (C032) e Spagnolo (C033), oltre che la C430 ovvero esercitazione topografiche negli istituti tecnici”.
Lo stesso dicasi per Torino: “nel 2016 non erano state compilate (erano quindi prive di candidati) la classi di concorso ex A001, A004, A006, A011, A012, A014, A016, A020, A022, A027, A035, A035, A040, A042, A044, A053, A055, A062, A063, A065, A067, A069, A070, A074. Anche in questa provincia risultano assenti insegnanti di lingue straniere (A446) e una lunga lista di Itp, appartenenti alle classi concorsuali C032, C033, C034, C035, C040, C050, C100, C130, C200, C230, C240, C300, C310, C370, C380, C390, C430, C450, C460, C470, C480, C490, C500, C510, oltre che degli istituti d’arte (D617)”.

A livello nazionale, risulterebbero vuote, dice Anief, ancora una volta Matematica e Scienze alle medie (ex A059), soprattutto al Nord, a iniziare dalla Lombardia e del suo capoluogo.
“Nella lista vanno poi aggiunte le tante nuove classi di concorso, come l’insegnamento di italiano agli alunni stranieri, che costituiscono quasi il 10 per cento degli iscritti, ma anche la tradizionale lingua spagnola. Mentre alle superiori le GaE rimangono sguarnite di candidati nelle discipline tecniche, sia per quanto riguarda la teoria che la pratica. La mancanza degli Itp, che svolgono insegnamento nei laboratori disciplinari, si fa sentire ormai in modo massiccio addirittura al Sud, anche in province, come Napoli e Palermo, dove notoriamente si registra abbondanza di offerta di prof e scarsità di posti”.

Le tappe del passaggio di un docente da ambito a scuola

da La Tecnica della Scuola

Le tappe del passaggio di un docente da ambito a scuola

Per il passaggio di un docente da ambito a scuola ci sono delle tappe che devono fare il dirigente scolastico, il docente e l’ufficio scolastico provinciale.

Come prima cosa il dirigente scolastico pubblica sul sito istituzionale della scuola un avviso contenente i posti vacanti e i requisiti deliberati dal Collegio dei docenti ai sensi dell’art.3 dell’ipotesi di CCNI sul passaggio da ambito territoriale a scuola per l’anno scolastico 2017/2018.

Successivamente il docente collegandosi al sito del Miur nella sezione istanze online troverà il seguente modulo da compilare:

Ambito

Indicherà su tale modulo anche il codice e la denominazione della scuola di partenza per le eventuali operazioni dell’ufficio scolastico territoriale e caricherà il curriculum vitae nell’apposito spazio, in formato PDF e con una dimensione massima del file di un MB . Infine invierà e-mail di autocandidatura alle scuole, secondo i tempi e le modalità stabiliti negli avvisi. Tutto questo deve essere fatto dal docente della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado entro e non oltre le 24 del 7 luglio. Mentre per i docenti titolari di ambito della secondaria di II grado dal 20 luglio alle ore 24 del 22 luglio.

Quindi il Ds esaminerà le domande pervenute valutandole sulla base dei criteri deliberati dal Collegio dei docenti.  Quindi passerà a formalizzare la proposta di incarico triennale al docente e, avuta accettazione, caricherà al SIDI l’avvenuto incarico. Per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado le procedure dovranno concludersi tra l’8 luglio e il 15 luglio. Per la scuola secondaria di II grado tra il 24 luglio e il 29 luglio.

Infine c’è anche una parte delle operazioni che spetta agli uffici scolastici provinciali.

Infatti gli ATP, prima della fase di individuazione da parte delle scuole, hanno il compito di assegnare i docenti trasferiti su ambito beneficiari di precedenza ai sensi dell’art.21 o art.33 comma 6 della legge 104.  Infine l’ufficio scolastico provinciale, dopo operazioni di competenza dei dirigenti scolastici, assegna sulla base del punteggio di mobilità sulle sedi rimaste.

Invalsi: dal 2018 prove al pc anche per studenti di seconda superiore. Ancora divario tra Nord e Sud

da Tuttoscuola

Invalsi: dal 2018 prove al pc anche per studenti di seconda superiore. Ancora divario tra Nord e Sud

Mouse, schermo e tastiera: dal prossimo anno le prove Invalsi si sosterranno di fronte al pc e con una novità in più. Ad annunciarla è la presidente dell’Invalsi, Anna Maria Aiello, in apertura della presentazione del Rapporto nazionale sulle prove 2017 di oggi, 6 luglio, al Miur. Dai risultati delle prove si apprende che esiste ancora un consiste divario tra il Nord e il Sud Italia.

Le prove computer based per il terzo anno della scuola secondaria di I grado previste per l’ammissione all’esame di licenza, verranno infatti effettuate al computer anche per gli studenti del secondo anno delle superiori.

La novità sta proprio in questa modalità estesa per la prima volta al secondo anno delle superiori. Un passo avanti per il superamento del ricorso al cartaceo che farà piacere anche ai professori gravati fino ad oggi dagli adempimenti di rilevazione e registrazione.

Invalsi 2017 concludono un ciclo

Quest’anno infatti si caratterizza per essere conclusivo di un ciclo, l’ultimo con prove cartacee inserite negli esami di stato della secondaria di primo grado e per il secondo anno della secondaria di secondo grado; dall’anno prossimo – come abbiamo già detto – in questi livelli scolari si effettueranno prove al computer. È anche l’ultimo anno nel quale le prove Invalsi hanno fatto parte delle prove dell’esame di Stato. Dal prossimo anno, infatti, ci sarà la separazione delle prove in altro momento rispetto all’esame di Stato della secondaria di primo grado.

Invalsi 2017: i risultati

Si confermano i divari territoriali caratteristici del nostro Paese e che sono confermati anche dagli esiti delle comparazioni internazionali realizzate dalle ricerche IEA TIMSS, IEA PIRLS e OCSE PISA.

I risultati delle prove Invalsi di Italiano

Nella prova di Italiano, solo due macro-aree, il Nord-Ovest e il Sud e Isole, registrano un punteggio medio che si differenzia dalla media italiana in maniera statisticamente significativa, in positivo per quanto riguarda la prima e in negativo per quanto riguarda la seconda. Tra le regioni delle due macro-aree settentrionali, la Lombardia è l’unica ad avere un punteggio statisticamente superiore alla media dell’Italia. Tra le regioni del Centro, l’Umbria ha un punteggio medio più alto della media italiana, e altrettanto si può dire, fra le regioni del Sud, per il Molise, che registra il punteggio più elevato in assoluto. Tra le regioni del Sud e Isole, infine, la Basilicata raggiunge un punteggio significativamente più elevato della media dell’Italia, mentre la Calabria e la Sicilia conseguono un punteggio più basso. La differenza tra la regione con il miglior risultato (Molise) e quella con il peggiore (Calabria) è di 23 punti.

I risultati delle prove Invalsi di Matematica

Per quanto riguarda le prove di Matematica il quadro complessivo riproduce sostanzialmente quello già visto per l’Italiano: le sole macro-aree che si differenziano significativamente dalla media italiana, rispettivamente in positivo e in negativo, sono il Nord-Ovest e il Sud e Isole. Le regioni con risultati superiori alla media dell’Italia sono il Piemonte (207), il Molise (213) e la Basilicata (208), mentre è ancora la Calabria, con 183 punti, ad avere il risultato peggiore e la sola ad essere statisticamente al di sotto della media nazionale. La distanza fra la regione con il più alto risultato, il Molise, e la Calabria ammonta a 30 punti.

Il Nord meglio del Sud nelle prove Invalsi

Il quadro generale delineato dai risultati delle rilevazioni assume in terza media i tratti che emergono anche dalle indagini internazionali sugli apprendimenti (TIMSS e PISA): il Nord-Ovest e il Nord-Est conseguono risultati significativamente superiori alla media nazionale, il Centro risultati intorno alla media e il Sud e il Sud e Isole risultati al di sotto di questa. Le differenze di risultati fra le macro-aree si confermano e si consolidano ulteriormente nella classe seconda delle scuole superiori.
Nella tornata di rilevazioni 2016-17 vengono segnalati per risultati particolarmente positivi nella scuola primaria, pari o addirittura superiori a quelli delle migliori regioni del Nord, due regioni meridionali, il Molise e la Basilicata.
Nella scuola media conseguono risultati particolarmente elevati in entrambi gli ambiti la Valle d’Aosta, la Lombardia, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna e le Marche. Nella scuola superiore a guidare la classifica delle regioni con i migliori risultati sono, sia in Italiano che in Matematica, la Lombardia, la provincia di Trento, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia. Emergono invece per risultati nettamente al di sotto della media nazionale in tutti i livelli scolari due regioni, la Calabria e la Sicilia.

Invalsi 2017: maschi più bravi in matematica, femmine in italiano

A livello nazionale i maschi ottengono infatti un punteggio più basso delle femmine nella prova di Italiano e un punteggio più alto nella prova di Matematica. Le differenze di risultato tra maschi e femmine sono statisticamente significative, tranne che in Italiano in seconda primaria e tendono ad aumentare nel corso dell’itinerario scolastico, raggiungendo, in seconda superiore, i 14 punti circa in Italiano e i 10 in Matematica.

Vaccini obbligatori per la frequenza a scuola: potrebbero passare da 12 a 10

da Tuttoscuola

Vaccini obbligatori per la frequenza a scuola: potrebbero passare da 12 a 10

L’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha espresso parere favorevole all’emendamento discusso in commissione Sanità al Senato che riduce i vaccini richiesti da 12 a 10 lasciando un’offerta “attiva e gratuita”, da rafforzare, per 4 vaccini raccomandati: gli antimeningococco B e C (che uscirebbero quindi dall’elenco degli obbligatori), l’antipneumococco e l’anti-rotavirus. A riportare la notizia è il Corriere.it. Il nuovo testo dell’emendamento redatto su proposta della presidente della commissione Sanità Emilia De Biasi, ha spiegato la relatrice Patrizia Manassero (Pd),  sarebbe “già arrivato in commissione Bilancio al Senato”.

I vaccini obbligatori

Passerebbero quindi da 12 a 10 i vaccini obbligatori per la frequenza a scuola. Nello specifico si tratterebbe di:

– anti-polio;
– antidifterica;
– antitetanica;
– anti-epatite B;
– anti-pertosse;
– anti-Haemophilus influenzae tipo b;
– anti-morbillo;
– anti-rosolia;
– anti-parotite;
– anti-varicella.

Il testo prevede che entro 10 giorni dall’entrata in vigore del decreto, e poi ogni sei mesi, il Ministero della Salute dovrà fornire indicazioni alle Regioni per assicurare l’offerta attiva e gratuita delle 4 vaccinazioni non obbligatorie, ma consigliate.

Lorenzin soddisfatta

“Sono assolutamente soddisfatta perché abbiamo tenuto insieme l’impianto del decreto dal punto di vista della prevenzione” ha dichiarato la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, commentando la modifica dopo aver detto nel pomeriggio: “Abbiamo fatto una lista che non è stata certamente redatta da me con criteri politici, ma mi è stata data dalle autorità sanitarie. Quando il provvedimento è andato in Senato ho detto che ero pronta a qualsiasi tipo di cambiamento e miglioramento del provvedimento per quanto riguardava gli aspetti politici. Sugli aspetti tecnici non posso fare una mediazione politica, sugli aspetti tecnici sono le autorità sanitarie che mi devono dire se si può fare o non si può fare”.