Minori con disabilità: riabilitazione fino a 25 anni

Vita.it del 07-07-2017

Minori con disabilita’, la Bicamerale Infanzia chiede riabilitazione fino a 25 anni

di Sara De Carli

È questa la richiesta della Commissione nel documento conclusivo di un’indagine conoscitiva durata un anno sul tema della salute dei bambini con disabilità. In allegato il documento approvato dalla Commissione, con le nuove prospettive della riabilitazione neuromotoria legate a stimolazioni intracerebrali e cellule staminali.

Più risorse economiche per le terapie riabilitative per i bambini con disabilità e l’estensione delle stesse almeno fino ai 21/25 anni: oggi infatti al compimento dei 18 anni si e` adulti, e quindi a 18 anni e un giorno la riabilitazione si conclude. È quanto chiede la Commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza nel documento “Il diritto alla salute dei minori diversamente abili”, approvato il 27 giugno a conclusione di un’indagine conoscitiva durata un anno (in allegato in fondo all’articolo, in anteprima il documento integrale approvato dalla Commissione).

Fra i dati raccolti nel documento spiccano questi: il livello del contenzioso per gli studenti con disabilità è elevato, gacché l’8,5% delle famiglie di alunni con disabilità nella scuola primaria e il 6,8% nella secondaria di I grado hanno presentato ricorso all’Autorità giudiziaria. I tassi di occupazione dei giovani con disabilità all’uscita dalla scuola permangono molto bassi (3,5%) e in particolare i giovani con disabilità psichica rischiano di rimanere permanentemente esclusi dal sistema produttivo. Il 30-35% delle scuole italiane presenta barriere architettoniche (Anagrafe degli edifici scolastici, 2015) e necessita di un intervento di adeguamento alla normativa in materia. Gli alunni con disabilità di origine straniera sono in crescita (il 12% del totale degli alunni con disabilità nell’anno scolastico 2014/15), ma non c’è un’attenzione specifica per loro. Il 42% degli studenti con disabilità ha cambiato l’insegnante di sostegno da un anno all’altro nella scuola primaria e il 16% lo ha cambiato nello stesso anno scolastico. L’incidenza della disabilità nella fascia giovanile ha subìto in linea generale un incremento, destinato ad aumentare, sia in valori assoluti che percentuali. Nella scuola italiana ad esempio in dieci anni (dall’anno scolastico 2004/2005 all’anno scolastico 2014/2015) gli alunni con disabilità sono passati da 167.804 a 234.788 (+39,9%) a fronte di un calo di alunni complessivo, nel decennio, pari a un -0,4%. La maggioranza degli alunni con disabilità frequenta una scuola statale (218.905), mentre 12.221 alunni con disabilità frequentano una scuola paritaria. Gli alunni con disabilità intellettiva sono (anno 2015) 152.551, quelli con una disabilità motoria 5.822, quelli con disabilità uditiva 6.217 e con disabilità visiva 3.638.

Le audizioni (e quindi il documento) hanno approfondito lo status attuale della presa in carico per alcune disabilità specifiche: la sindrome di Down, li disturbi dello spettro autistico, l’epilessia in età pediatrica, le disabilità neuromotorie e in particolare le paralisi cerebrali infantili, la sordità, l’ipovisione. Focus specifici sono stati fatti sulla riabilitazione delle gravi disabilità infantili, in particolare sullle metodiche di riabilitazione nuromotoria, sulle nuove prospettive della riabilitazione neuromotoria (con stimolazioni intracerebrali e con cellule staminali), sulla situazione dei reparti di neuropsichiatria infantile.

Antonia Madella Noja, segretario generale di TOG ha sottolineato come l’insertimento obbligatorio nella scuola dei bambini con disabilità abbia una valenza non solo etica-sociale ma anche neorologica. La scuola cioè ha forte ruolo anche in campo riabilitativo: grazie al mirroring (il sistema dei neuroni a specchio) il bambino che vede il comportamento di un compagno modifica la sua struttura cognitiva, cosa che non potrebbe accadere in una classe di soli bambini con disabilità. Anna Mazzucchi invece, neurologa e neuropsicologa coordinatrice della rete Gravi cerebrolesioni acquisite della Fondazione Don Gnocchi ha sottolineato la mancanza di un registro nazionale per queste patologie. Di stimolazioni intracerebrali hanno parlato Letizia Leocani e Maria Grazia Natali Sora, rispettivamente professoressa e neurologa del San Raffaele di Milano: l’elettrostimolazione e la stimolazione magnetica cerebrale sono un approccio sperimentale non ancora riconosciuto dal SSN che consentono di attivare una determinata area del cervello, attivandone i neuroni con corrente elettrica e/o campi magnetici, valutando immediatamente gli effetti. È pertanto possibile attivare l’attività di un’area che si vuole potenziare (ad esempio l’area motoria) o diminuire l’attività di un’area iperattiva. Le applicazioni al momento possibili riguardano la paralisi cerebrale infantile, il trauma cranico, il disturbo del movimento, l’autismo, l’epilessia, la dislessia, l’abuso di alcool, sostanze e anche di cibo. In prospettiva quindi anche l’obesità infantile potrà essere curata con tali metodiche. L’uso delle cellule staminali cerebrali per le terapie innovative e` stato approfondito dalla Commissione nel corso dell’audizione del professor Angelo Vescovi, associato di Biologia cellulare all’Universita` degli studi di Milano Bicocca e Direttore scientifico dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, che ha anticipato i risultati in via di pubblicazione su tutti i 18 pazienti malati di SLA che hanno ricevuto un trapianto di cellule staminali all’interno di una sperimentazione iniziata tre anni fa: «la sperimentazione di fase I si è conclusa con successo e non sono stati rilevati danni collaterali significativi». La fase II della sperimentazione partirà a fine 2017 mentre sono state concesse le autorizzazioni per partire con una sperimentazione di fase I su malati di sclerosi multipla. Vescovi ha anche affermato che, sviluppando la scoperta iniziale del Nobel Yamanaka, nel giro di quattro anni al massimo sarà possibile ottenere staminali cerebrali partendo da cellule epiteliali umane, senza dover utilizzare staminali fetali: «il processo di riproduzione della cellule staminali avverrà in forma autologa, tanto che è in fase di creazione una banca ad hoc».

Diverse le associazioni e le relatà non profit audite – fra cui Fondazione Ariel, Aias, Fondazione Don Gnocchi, Fondazione TOG – che hanno sottolineato alcune criticità. In sintesi, un primo aspetto è la carenza di dati, non omogenei e non rilevati in modo costante e la mancanza di registri di malattia. La seconda è la carenza di risorse economiche a cui «in parte si potrebbe ovviare con le associazioni, che generalmente forniscono un servizio su base prevalentemente volontaria. Una migliore utilizzazione di questa risorsa garantirebbe una riduzione dei costi, non solo nell’assistenza ai ragazzi e alle loro famiglie, ma anche relativamente al problema della formazione di personale compentente». Un altro ambito in cui un intervento è necessario è la famiglia, «che ha bisogno di un sostegno globale nella gestione dei figli con disabilità, in un continuo rapporto di confronto e reciproco arricchimento con il personale specializzato nella cura e nella riabilitazione. Spesso però ci si scontra con la carenza di strutture che coprano l’intero percorso riabilitativo: passata la fase acuta il bambino torna a casa e al famiglia trova gravi difficoltà ad affrontare il seguito del percorso rieducativo e l’inserimento nelle varie realtà sociali».

Nelle conclusioni la Commissione denuncia «lo stato di sempre maggiore criticità delle risposte per bambini e adolescenti con disturbi neuropsichici e per le loro famiglie», si richiedono «trattamenti tempestivi e appropriati, preceduti da una diagnosi precoce, in grado di cambiare il decorso dei disturbi», si denuncia «una storica insufficienza di investimenti nel settore ed un loro uso spesso non basato su evidenze scientifiche aggiornate, nonché le enormi differenze tra i sistemi organizzativi regionali», e si richiede al Ministero della Salute e alle Regioni di «garantire adeguati investimenti di risorse e la condivisione di modelli organizzativi, la presenza omogenea in tutto il territorio nazionale di un sistema integrato di servizi di Neuropsichiatria infantile, sia in termini di professionalità che di strutture, territoriali ed ospedaliere». Fra le altre richieste segnalate nelle conclusioni c’è la necessità di introdurre un fisioterapista nelle terapie intensive neonatali e un’estensione delle terapie riabilitative previste in età pediatrica almeno fino ai 21/25 anni, dal momento che la gran parte delle disabilità dei minori sono di durata long life: l’offerta riabilitativa oggi – afferma la commissione Infanzia – è «carente sia in termini qualitativi che quantitativi», nonché estremamente disomogenea sul territorio nazionale, «un problema questo che non può più essere ignorato».

Le ultissime parole delle 92 pagine del documento sono queste: «È evidente che per affrontare i problemi emersi nel corso dell’indagine, soprattutto per quanto riguarda la riabilitazione, è assolutamente necessario investire risorse adeguate. L’ideale sarebbe fare uno sforzo elevatissimo nei primi anni di vita, con quella che è stata opportunamente definita una sorta di “aggressione” riabilitativa a tutto campo: psicologica, motoria, nutrizionale e così via, perché proprio in questi primi anni il bambino è estremamente ricettivo. Negli anni successivi, l’impegno della mano pubblica potrebbe diminuire, se persone competenti, anche volontari, potessero aiutare a gestire questi bambini disabili sia a casa che a scuola».

Un fendente, uno solo, definitivo

Un fendente, uno solo, definitivo

di Vincenzo Andraous

 

Sui giovani, sui loro comportamenti, sugli stili di vita che permeano i minuti e le ore da trascorrere in famiglia, in classe, in oratorio, al pub, nella stessa identica terra di nessuno, con le inevitabili e conseguenti condotte criminogene, continuo a sentire domande talmente banali e sonnolente da fare rabbrividire, di contro giungono risposte tremebonde e inconcludenti, che lasciano gli interrogativi a bocce ferme, così tutto si mimetizza dentro una sorta di tempesta mediatica, affinché nugoli di sabbia negli occhi consentono di non vedere, non sentire, in fin dei conti sono accadimenti che ci inseguono dalla notte dei tempi, certo, dico io, finchè non ci scappa il morto.

Allora e solo allora c’è un risveglio obbligante della rete neuronale, che costringe a correre immediatamente ai ripari, a prendere atto che non si tratta di bullismo, disagio relazionale, disconoscimento delle regole, perché volenti nolenti, siamo già all’inferno, dove la trasgressione veste i panni consunti della devianza.

Ragazzini violentano ripetutamente per giorni, per mesi, una coetanea, in gruppo pestano giù duro fino a scarnificare al fondo delle ossa. Adolescenti con in tasca il tira pugni, il serramanico, come a dire: io non sono trasparente, io non sono un fantasma, io non ci sto dietro a tutti voi. Bicipite palestrato e arnese freddo come una lama, diventano un connubio affascinante-devastante, una presenza costante in chi nulla più ha da raccontare, da inventare, da creare attraverso la fatica di un ragionamento appropriato con cui confrontarsi e magari imparare che gridare e imprecare non sempre rappresenta la realtà, la verità, se non soltanto la tua. Oppure quanto possa diventare importante il sudore di un impegno, l’espulsione delle tossine.

Invece ecco la scelta opposta e contraria ad ogni più naturale libertà, è la resa farsi avanti, a nascondersi nell’impetuosità e imbizzarrimento del fendente secco, uno solo, definitivo, bastante a inchiodare la vita di un innocente. Penso che a volte siano le convinzioni costruite a misura, emulazione copia incolla, a creare le condizioni del dis-valore non dei nuovi digitali, ma dei nuovi esterefatti bamboccioni assassini, risultato opprimente delle parole lasciate in giro come mine vaganti dagli adulti e sempre dagli stessi stoltamente autorizzate.

Il famoso detto del coltello dalla parte del manico, non significa niente se non accompagnato da un esempio importante, un esempio appunto, quello che insegna cos’è il rispetto di se stessi e degli altri, attraverso una testimonianza che non è di comodo, ma un fare quotidiano ripetuto, dunque autorevole. Quando un adolescente pianta una lama nel cuore di un coetaneo, non c’è attenuante che dir si voglia, soprattutto per chi ha dato per scontato che in casa propria, fatti di questo genere non potessero verificarsi, anzi, forse possono accadere, ma a casa tua non nella mia. La morte di un ragazzo innocente richiama sempre la necessità di delucidazioni, spiegazioni, l’indagine sulle motivazioni che hanno spinto all’azione irresponsabile.

Nuovamente saranno le parole valigia a farla da padrone, a rendere comprensibile l’incomprensibile, molteplicità di contenitori in cui costringere a stare al suo posto tutto e il contrario di tutto.

Qualcosa di questa tragedia mi riporta al titolo di un libro edito dalla Comunità Casa del Giovane di Don Enzo Boschetti: Vittime e carnefici, tutt’intorno stanno gli indifferenti, nella società io vinco tu perdi non si fanno prigionieri. Conosco bene i dazi da pagare per la scoperta del mito della forza, il cancro del dolore e della sofferenza imposta, forse occorre ripartire dai valori che già ci sono per contrastare una cultura dilagante della frode grammaticale e della violenza che appiana fintamente e drammaticamente ogni divergenza.

CONOSCERE IL MONDO RIMANENDO A CASA

Ultimi giorni per candidarsi ad accogliere uno tra le centinaia di ragazzi in arrivo a settembre

CONOSCERE IL MONDO RIMANENDO A CASA: PIU’ DI 800 FAMIGLIE OGNI ANNO OSPITANO UNO STUDENTE STRANIERO CON INTERCULTURA

A scegliere l’Italia soprattutto asiatici (24%) e latino americani (29%), alla ricerca del Made in Italy

 

Tramontato, forse, il tempo delle ragazze “au pair”, cercate e ambite con la speranza che riuscisse ad instillare nei pargoli quale parola d’inglese, gli italiani ora decidono sempre più numerosi di accogliere gratuitamente in famiglia uno studente straniero.

Nel 2016 IPSOS ha stimato un numero complessivo di 2.800 adolescenti di tutto il mondo che sono stati accolti da una famiglia italiana e che hanno frequentato una nostra scuola per partecipare a un programma scolastico internazionale (fonte: Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca della Fondazione Intercultura). Ad accoglierli è il 26% delle scuole italiane specialmente i licei (41%) e gli istituti di istruzione superiore (35%), soprattutto del Nord, mentre nel Centro e al Sud, più le Isole, la percentuale scende rispettivamente al 28 e al 20%.

 

Aprire le porte della propria casa a uno studente straniero significa conoscere una nuova cultura, nuove tradizioni, cambiare la propria percezione di quello che si dava per scontato: dalla situazione dei diritti umani, alla storia, a tutto quello che viene insegnato a scuola, nei 4 angoli del mondo. Che cosa spinge una famiglia ad accogliere? Sempre secondo una ricerca che IPSOS ha realizzato qualche tempo fa per Intercultura, ospitare un adolescente da un altro Paese comporta, per il 19% degli intervistati, un momento di confronto culturale, per il 18% rappresenta una crescita personale ed interiore, mentre per un importante 11% è uno stimolo per i propri figli per imparare a confrontarsi con una persona di un’altra cultura. Altre ragioni: quella di migliorare l’apprendimento delle lingue (10%), quella di stimolare i propri figli, a loro volta, ad usufruire di una simile esperienza formativa all’estero (8%) e quella di far conoscere la nostra cultura e le nostre tradizioni (6%).

Il prossimo gruppo di studenti pronti a sbarcare in Italia a inizio settembre con un programma di Intercultura prevede l’arrivo di 500 studenti di ogni nazionalità.

Le famiglie interessate a vivere questa esperienza di crescita hanno ancora qualche settimana di tempo per informarsi sugli studenti in arrivo e inviare la propria candidatura. Per informazioni: http://www.intercultura.it/famiglie

A voler venire in Italia sono soprattutto gli adolescenti dell’America latina (29%) e… sorpresa sorpresa, quelli dei Paesi asiatici (24%), certamente attratti dal mito del Made in Italy, ambito dalle giovani generazioni dei Paesi emergenti. Per i restanti: il 24% arriva dall’Europa, il 13% da Canada e Stati Uniti, il 9% da Australia e Nuova Zelanda e l’1 dall’Africa. Questo almeno per quanto riguarda gli 878 studenti di 56 diversi Paesi che in questo anno scolastico hanno partecipato a un programma della Onlus Intercultura.

 

NON SOLO LOMBARDIA, PIEMONTE, LAZIO: SICILIA, BASILICATA, SARDEGNA E PUGLIA LE PIU’ ACCOGLIENTI

E’ interessante analizzare dove vengono accolti questi studenti. Tra le 878 famiglie che nei vari momenti di quest’anno hanno partecipato a un programma di accoglienza con Intercultura, salta subito all’occhio che molti vivono in piccole Regioni dal cuore grande: prima tra tutte la Basilicata che ha aperto le porte di casa a 46 adolescenti stranieri, la Sicilia – ambitissima dai ragazzi – ne ha visti 78, la Sardegna 50, la Puglia 86. Anche le regioni colpite dal terremoto non si sono tirate indietro: in Abruzzo sono stati ospitati 16 ragazzi, nelle Marche 32, in Umbria 19. Tra le regioni più popolose, detiene il primato la Lombardia con 123 adolescenti ospitati, seguita da Emilia Romagna con 73, il Lazio con 63, Veneto con 55, Campania con 34.

Sono esperienze che durano tutta la vita: famiglie italiane che si muovono per i quattro continenti per assistere al matrimonio dei loro “figli” ospitanti cinese, messicano o australiano, oppure bambini italiani ora diventati adulti che vent’anni dopo vengono ospitati dal “fratello” maggiore dall’altra parte del globo, o ancora: vacanze in giro per il mondo vissute fianco a fianco con la “famiglia” gemella…

E alla fine, può capitare di avere persino una star come figlio straniero. Solo per citarne alcuni: l’australiana Andrea Boyd, responsabile delle comunicazioni tra il centro dell’ESA in Germani e la Stazione Spaziale Orbitante, venticinque anni fa è stata ospite di una famiglia catanese, negli stessi anni in cui da Catania partiva per il suo anno all’estero Luca Parmitano, futuro astronauta dell’ESA; Alfreð Finnbogason, punta della nazionale islandese ai recenti Europei tra il 2006 e il 2007 ha passato un semestre in Sardegna con Intercultura: nel suo anno in Italia ha potuto migliorare le sue capacità agonistiche, giocando nelle giovanili della Torres, con la quale ha disputato anche un amichevole contro l’Italia Under-17. Il brasiliano Miguel Ribeiro Teixeira noto pianista ora in Italia, ha trascorso un anno a Taranto nel 2008, e lì ha scoperto il suo talento musicale.

Accogliere uno studente di un altro Paese è un’esperienza che coinvolge tutti in casa – spiega Andrea Franzoi, Segretario Generale di Intercultura – “è un modo per ampliare i propri orizzonti, guardando le cose da una nuova prospettiva, per ritrovare il piacere di stare insieme e per stimolare momenti di dialogo. La convivenza con uno studente straniero porta a riflettere su stereotipi e pregiudizi che sono ancora presenti nella nostra società. Saper cogliere le esigenze di un’altra persona e saperle mediare con le proprie è uno degli elementi chiave per chi partecipa a un programma di scambio: la ricerca di questo punto d’incontro ha un valore profondo e contribuisce al cambiamento della nostra società e alla crescita di nuove generazioni più aperte alle differenze culturali”.

 

L’Associazione Intercultura Onlus (www.intercultura.it) L’Associazione Intercultura Onlus (www.intercultura.it)

L’Associazione Intercultura (fondata nel 1955) è un ente morale riconosciuto con DPR n. 578/85, posto sotto la tutela del Ministero degli Affari Esteri. Ha status di ONLUS, Organizzazione non lucrativa di utilità sociale, ed è iscritta al registro delle associazioni di volontariato del Lazio: è infatti gestita e amministrata da migliaia di volontari, che hanno scelto di operare nel settore educativo e scolastico, per sensibilizzarlo alla dimensione internazionale. E’ presente in 155 città italiane ed in 65 Paesi di tutti i continenti, attraverso la sua affiliazione all’AFS Intercultural Programs e all’EFIL. Ha statuto consultivo all’UNESCO e al Consiglio d’Europa e collabora ad alcuni progetti dell’Unione Europea. Ha rapporti con i nostri Ministeri degli Affari Esteri dell’ dell’Istruzione, Università e Ricerca. A Intercultura sono stati assegnati il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio e il Premio della Solidarietà della Fondazione Italiana per il Volontariato per l’attività in favore della pace e della conoscenza fra i popoli. L’Associazione promuove organizza e finanzia programmi scolastici internazionali: ogni anno più di 2.000 studenti delle scuole superiori italiane trascorrono un periodo di studio all’estero e vengono accolti nel nostro Paese quasi 1.000 ragazzi da tutto il mondo che scelgono di arricchirsi culturalmente trascorrendo un periodo di vita nelle nostre famiglie e nelle nostre scuole. Inoltre Intercultura organizza seminari, conferenze, corsi di formazione e di aggiornamento per Presidi, insegnanti, volontari della propria e di altre associazioni, sugli scambi culturali. Tutto questo per favorire l’incontro e il dialogo tra persone di tradizioni culturali diverse ed aiutarle a comprendersi e a collaborare in modo costruttivo.

Scriviamoci 2017

Nella serata conclusiva della LXXI edizione del Premio Strega, incoronati anche i tre migliori racconti per il Premio Scriviamoci: un podio tutto al femminile 

7 luglio 2017. Ieri nella suggestiva e iconica cornice di Villa Giulia, durante la serata conclusiva della LXXI edizione del Premio Strega, Romano Montroni, Presidente del Centro per il libro e la lettura, ha premiato Ludovica Polidori (Liceo Scientifico Rossetti, San Benedetto del Tronto), Sabina Carrozzini (Liceo Classico Giannone, Benevento) e Flavia Ricci (Liceo Classico Mamiani, Roma): sono loro le giovanissime autrici dei tre migliori racconti selezionati per la terza edizione del Premio Scriviamoci, promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dal Centro per il libro e la lettura, dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Toyota Motor Italia. Hanno partecipato al concorso 138 ragazze e ragazzi provenienti da 65 istituti superiori di tutta Italia, cimentandosi con una riflessione, in forma di racconto, sul rapporto tra Uomo Macchina Ambiente.

Ho letto con grande curiosità e piacere i racconti selezionati e il livello di maturità e competenza con cui queste ragazze e questi ragazzi hanno affrontato un argomento complesso come il rapporto dell’uomo con le macchine e l’ambiente è davvero notevole. Hanno un’idea precisa, lucida, della nostra società e di come dovremmo costruire il futuro. Ma non solo: dalla loro scrittura emerge l’abitudine alla lettura, dei libri come del mondo in cui vivono, e non a caso, visto che la capacità di immergersi in una storia, di concentrarsi sulle pagine, affina l’acutezza dello sguardo e la consapevolezza di sé, di chi si vuole diventare e delle condizioni in cui si vuole vivere”.

La prima classificata partirà per un viaggio d’istruzione messo in palio da Toyota Motor Italia presso uno dei suoi centri di produzione e ricerca europei, la seconda classificata si è invece aggiudicata la partecipazione per due persone a un festival letterario italiano, e per tutte e tre le vincitrici uno stage di due giorni a cura della scuola di scrittura Molly Bloom di Roma. I loro racconti saranno inoltre pubblicati nell’antologia Scriviamoci 2017 insieme agli altri 12 selezionati, presentati lo scorso 20 maggio al Salone Internazionale del libro di Torinoda Flavia Cristiano (direttrice del Centro per il libro e la lettura) insieme a Giovanni Solimine (presidente della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci), Stefano Petrocchi (direttore della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci) e alla giovanissima autrice Cristina Chiperi.

Una significativa novità di questa edizione del Premio Scriviamoci, che ha sicuramente coinvolto ancor più i partecipanti, non solo come autori ma anche come giudici, è stata appunto la richiesta di giudicare essi stessi i testi dei loro colleghi: ognuno ha quindi ricevuto in lettura quattro racconti, che ha dovuto votare e commentare per iscritto contribuendo a scegliere i testi migliori. Oltre alle tre vincitrici premiate ieri sera, ecco gli autori e le autrici dei racconti che appariranno nell’antologia Scriviamoci 2017: Yahia Al Mimi (Liceo Scientifico Copernico di Pavia), Sofia Brizzi (Liceo Classico Statale  D’oria di Genova), Aurora D’Auria (Liceo Scientifico Copernico di Pavia), Lorenzo Feltoni Gurini (Liceo Scientifico Primo Levi di Roma), Pierluca Marotta e Pierluigi Viscariello (Liceo Classico Lombardi di Airola; BN), Aurora Marsicano (Liceo Talete di Roma), Andrea Munari (IIS Belluzzi Fioravanti di Bologna), Denise Panza (Liceo Scientifico Adorisio di Cirò; KR), Raul Pavel Iacob (Liceo Scientifico Majorana di Orvieto; TR), Antonia Maria Strizzi (Istituto Magistrale Maria Immacolata di Cagnano Varano; FG), Claudia Torlino (Liceo Talete di Roma), Angela Zinco (IIS Galilei-Liceo Classico Moro di Manfredonia; FG).

RAV, comandi, utilizzazioni e assegnazioni provvisorie: le scadenze del 10 luglio

da La Tecnica della Scuola

RAV, comandi, utilizzazioni e assegnazioni provvisorie: le scadenze del 10 luglio

Il prossimo 10 luglio è una data da annotare, perché molte sono le scadenze che cadono nella giornata di lunedì.

Innanzitutto, l’autovalutazione della scuola: scade infatti il 10 luglio il termine per rivedere le analisi effettuate nel precedente Rapporto di Autovalutazione (RAV) e, solo se è necessario, per procedere alla revisione delle priorità, dei traguardi e degli obiettivi di processo. In particolare, l’aggiornamento del RAV è dovuto in presenza di cambiamenti sostanziali intervenuti nell’istituzione scolastica, alla luce di nuovi dati e dei dati aggiornati, delle eventuali osservazioni pervenute da parte del Direttore dell’USR ai Dirigenti scolastici in merito alla definizione degli obiettivi, nonché delle osservazioni dei Nuclei esterni di valutazione, se la scuola è stata oggetto di visita.

Il 10 luglio è anche il termine iniziale per la presentazione, su Istanze on-line, delle domande di utilizzazione e assegnazione provvisoria per la scuola primaria e dell’infanzia; le funzioni chiuderanno il 20 luglio, mentre saranno aperte dal 24 luglio al 2 agosto per la scuola secondaria di primo e secondo grado.

Infine, per quanto riguarda i comandi di docenti e dirigenti scolastici, sempre il 10 luglio scade il termine per presentare le richieste di assegnazione a mezzo posta certificata al Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca – Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione – Direzione generale per il personale scolastico – Ufficio IV, al seguente indirizzo mail:  dgpersonalescuola@postacert.istruzione.it

Passaggio da ambito a scuola, le operazioni di competenza dei Dirigenti scolastici

da La Tecnica della Scuola

Passaggio da ambito a scuola, le operazioni di competenza dei Dirigenti scolastici

Tra le indicazioni fornite dal Miur con nota 28578 del 27 giugno 2017, alcune riguardano il passaggio da ambito a scuola dei docenti e le operazioni di competenza dei Dirigenti scolastici.

Entro il termine dell’8 luglio 2017 ogni scuola dovrà pubblicare un avviso sul proprio sito istituzionale, contenente i posti vacanti e disponibili di organico dell’autonomia presenti nell’istituzione scolastica, nonché i requisiti, in numero massimo di sei, richiesti ai docenti per essere assegnati ai posti in relazione al Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF) e al Piano di miglioramento (PdM). Per farlo, dovranno seguiire le indicazioni contenute nella nota DGPER 16977 del 19 aprile 2017. Ogni avviso dovrà inoltre essere tempestivamente aggiornato a seguito delle modifiche intervenute dopo la conclusione delle operazioni di mobilità.

Una volta conclusa la fase di inserimento dei requisiti e dei CV da parte dei docenti di ogni ordine e grado di scuola, i dirigenti scolastici, utilizzando l’apposita funzione SIDI “Buona scuola – Passaggio da ambito a scuola”, procederanno all’esame dei requisiti dei docenti del loro ambito territoriale da parte dei quali è pervenuta la candidatura, formuleranno la proposta di assegnazione utilizzando i recapiti forniti nella e-mail di presentazione della candidatura e, ricevuta l’accettazione, la inseriranno attraverso la apposita funzione SIDI “Fascicolo personale scuola – Gestione corrente – Assunzioni e ruolo – Gestione Incarichi triennali”.

Queste operazioni dovranno effettuarsi rispettando la seguente tempistica:

  • per il personale docente del I ciclo che sia stato trasferito su ambito all’esito delle operazioni di mobilità, tra l’8 e il 15 luglio 2017;
  • per il personale docente del II ciclo che sia stato trasferito su ambito all’esito delle operazioni di mobilità, tra il 24 e il 29 luglio 2017;
  • per il personale neo immesso in ruolo, presumibilmente nella prima decade del mese di agosto 2017.

Vaccini obbligatori anche per gli insegnanti?

da La Tecnica della Scuola

Vaccini obbligatori anche per gli insegnanti?

Potrebbe essere clamorosa, se confermata, la notizia secondo cui, l’obbligo di vaccino a scuola sarebbe anche per i docenti.

Sul sito Ultimora.news, viene riportato infatti, il post della senatrice Maria Mussini, in cui si fa riferimento ad un emendamento fino ad oggi nascosto, secondo cui tutti gli operatori socio-sanitari, sanitari e scolastici dovranno presentare la documentazione dell’avvenuta vaccinazione o l’immunizzazione naturale dalla malattia.
Ciò comporterebbe che anche il personale scolastico che non è in regola con il piano nazionale di vaccinazioni potrebbero essere obbligati a sottoporsi alle infusioni.

 

obbligo vaccini doventi 2018

Ecco il testo dell’emendamento come riportato in foto:

  1. A partire dal 1 Gennaio 2018, gli operatori sanitari, socio-sanitari e gli operatori scolastici presentano, con riguardo alle vaccinazioni obbligatorie di cui l’articolo 1, la documentazione attestante l’avvenuta vaccinazione ovvero l’immunizzazione a seguito di malattia naturale, ovvero l’esonero per accertato pericolo di salute, o la formale richiesta di vaccinazione presentata all’Azienda Sanitaria territorialmente competente.
  2. Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, promuovono, con riferimento ai soggetti di cui il comma 1, l’adesione alle vaccinazioni; sono comunque fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 279 del decreto legislativo del 9 aprile 2008, numero 81 e successive modifiche.

Risulta un po’ a tutti strana questa notizia, ma sicuramente nelle prossime ore si potrebbe sapere di più.
Se così fosse confermato, le domande dei docenti sarebbero: Chi dovrà vaccinarsi? Come si può presentare documentazioni di vaccini effettuati da decenni?
Staremo a vedere come andrà l’iter parlamentare