LA DISOBBEDIENZA CIVILE DEI DIRIGENTISCOLASTICI

Alla signora Ministra della P.I.
Sen. Valeria Fedeli
E, p.c.
Al Capo di Gabinetto
Dr. Sabrina Bono
LORO INDIRIZZI PEC

Oggetto: Rifiuto compilazione portfolio – disobbedienza civile.

On. Ministra Fedeli
come già annunciato la misura è colma. Ritenevamo che gli impegni, le promesse e gli accordi dei tavoli tecnici, fossero finalizzati a eliminare le inutili molestie burocratiche, invece sono aumentate.
Spiace dover evidenziare, ancora una volta, che, o l’Amministrazione non ha contezza degli impegni e del livello di sopportazione di una categoria ormai sfinita e mal pagata, oppure intende provocarla e costringerla a ribellarsi.
La scrivente associazione è stata costretta a invitare, con l’allegata nota di disobbedienza civile, l’intera categoria a rifiutarsi di compilare il portfolio, che non ha alcun senso vista la miserevole fine che ha fatto la valutazione, almeno fino a quanto il previsto tavolo tecnico non avrà individuato un modello legittimo e snello di valutazione.
In attesa della convocazione del previsto tavolo tecnico, è gradita l’occasione per distintamente salutare.

Il Segretario Generale


LA DISOBBEDIENZA CIVILE DEI DIRIGENTISCOLASTICI

Dal 22 al 26 maggio DIRIGENTISCUOLA-Di.S.Conf., in seguito alla proclamazione dello stato di agitazione della categoria, ha organizzato il sit-in davanti al Ministero.
Nei due (22 e 25 maggio) incontri con la Ministra Fedeli e con il sottosegretario De Filippo, sono stati concordati dei tavoli tecnici per individuare le soluzioni ai tanti problemi che stanno soffocando le scuole e porre, quindi, fine a quelle che sono state definite molestie burocratiche.
Paradossalmente, invece di essere eliminate o ridotte, le molestie sono aumentate.
“Nel corso dei lavori – commenta il segretario Fratta – l’Amministrazione ha proceduto alla rilevazione dei monitoraggi e/o questionari che annualmente vengono chiesti alle scuole. Sono state censite ben 50 richieste dati, proveniente da 13 tipologie di amministrazioni. Ben 15 si concentrano nei mesi di giugno e luglio, ossia nei periodi di maggiori impegni: adempimenti di fine anno scrutini, esami di licenza e di Stato, inserimento dati graduatorie di II e III fascia. Al 30 giugno, peraltro, scadono i contrattidel personale ATA assunto a tempo determinato e il restante personale è, a rotazione, in ferie. I dirigenti scolastici sono ormai allo sfinimento. Di fronte a questi dati l’Amministrazione avrebbe dovuto procedere
all’eliminazione delle richieste inutili e dei doppioni. Invece, e siamo alla provocazione, ha inviato alle scuole un mega questionario per rilevare dati sulla scuola digitale da compilare entro il 20 luglio, nonostante fosse stata invitata a non farlo. Anche il caravanserraglio della valutazione …per non valutare, non è stato ritirato”.
Dopo aver chiesto alla Fedeli di ritirare il questionario sulla scuola digitale e il caravanserraglio della valutazione – definita un morto che cammina – DIRIGENTISCUOLA è ricorso alla disobbedienza civile invitando i dirigenti scolastici a non compilare il porfolio almeno fino a quando non sarà convocato “il preannunciato, e poi inopinatamente slittato, tavolo tecnico per la definizione di un dispositivo snello, essenziale, in grado di rilevare – come la legge prescrive – il comportamento organizzativo e il grado di conseguimento degli essenziali e pertinenti obiettivi assegnati in anticipo nel provvedimento di incarico”.
“Nel corso dei lavori – continua Fratta – ho più volte evidenziato che le scuole sono ormai delle
polveriere che potrebbero esplodere da un momento all’altro. Prevedo un autunno molto caldo perché la categoria è esasperata e non più disposta a essere capro espiatorio di un sistema allo sbando. Come se non bastasse entro il 31 agosto p.v. scade anche il termine per l’invio alle scuole della documentazione inerente la vulnerabilità sismica degli edifici scolastici, introdotto dal c.4, art. 20-bis del D.L. 9/02/2017. I dirigenti scolastici non si assumeranno più alcuna responsabilità. Se le norme non verranno rispettate, se gli enti locali, proprietari degli immobili, non consegneranno la prevista documentazione, si procederà alla chiusura delle scuole con le prevedibili conseguenze per l’avvio dell’anno scolastico.”


RIFIUTO DI COMPILAZIONE DEL PORTFOLIO E SUOI AMMENNICOLI!

DIRIGENTISCUOLA-Di.S.Conf., continuando lo stato di agitazione permanente proclamato dal proprio Consiglio Nazionale sin da Febbraio 2007;

PREMESSO

che con nota dal 07.07.17 chiedeva alla Ministra Fedeli il ritiro dell’intero dispositivo sin qui apprestato per la valutazione della dirigenza scolastica;

PRESO ATTO

della mancata risposta da parte della Signora Ministra;

INVITA

la categoria a non ottemperare a tutte le inerenti incombenze, a partire dalla compilazione del Portfolio e

GARANTISCE

la piena e totale copertura di un sindacato rappresentativo a tutti i colleghi, soci e non, che si determineranno per un sacrosanto rifiuto di una valutazione che progressivamente:

– è stata svincolata da ogni legame con la retribuzione di risultato;

– è stata convertita in una narrazione solipsistica dei destinatari;

– è stata depauperata, contra legem, di ogni differenziazione di merito;

– è stata oggetto di ripetuta proroga dei termini, sino al 31 luglio,

così rendendosi di plastica evidenza il suo svilimento in un’ulteriore improduttiva   molestia burocratica.

SOLLECITA

l’Amministrazione a convocare con la massima urgenza il preannunciato, e poi inopinatamente slittato, tavolo tecnico per la definizione di un dispositivo snello, essenziale, in grado di rilevare – come la legge prescrive – il comportamento organizzativo e il grado di conseguimento degli essenziali e pertinenti obiettivi assegnati in anticipo nel provvedimento di incarico. E che non replichi l’attuale caravanserraglio – copia conforme dei precedenti modelli sperimentali degli ultimi dieci anni, tutti sistematicamente naufragati – testardamente partorito dalla sfrenata fantasia di esperti, di risalente lignaggio e di recente complemento, che nella scuola o non vi hanno mai messo piede o che dalle sue quotidiane anonime fatiche sono scappati per approdare nelle vellutate stanze ministeriali.

AVVERTE

La Signora Ministra che se l’Amministrazione non porrà fine, anche in modo drastico, alle numerose molestie burocratiche che hanno condotto la categoria all’esasperazione, DIRIGENTISCUOLA-Di.S.Conf.:

– proclamerà la disobbedienza civile permanente, con il conseguente rifiuto da parte della categoria di compilare gli oltre 50 questionari, la maggior parte dei quali inutili, che annualmente l’amministrazione chiede alle scuole, costrette a farvi fronte soprattutto nei mesi di giugno e luglio, allorquando, nonostante gli innumerevoli impegni connessi agli adempimenti di fine anno e agli esami di licenza e/o di Stato, il personale è dimezzato o per ferie o per scadenza di propri contratti a tempo determinato;

adotterà azioni anche eclatanti per recuperare alla categoria la dignità calpestata e per l’allineamento retributivo alle altre dirigenze di pari fascia.

Il Segretario Generale
(Attilio Fratta)


Osservatorio nazionale sulla valutazione della dirigenza scolastica

Dott. Damiano Previtali
Dirigente Ufficio IX – MIUR
ROMA

e,p.c.:   Dott.ssa Sabrina Bono
Capo di Gabinetto – MIUR
ROMA

La Segreteria UIL Scuola, congiuntamente a quella del Dipartimento ex Area V dei dirigenti scolastici, in riscontro alla nota (prot. 0006523 del 08-06-2017), con cui si chiede di designare, ai sensi dell’art.2 del D.M. 25 maggio 2017 n. 316, tramite mail a snv@istruzione.it, il proprio rappresentante nell’istituendo “Osservatorio nazionale sulla valutazione della dirigenza scolastica” (art.12 Direttiva 36/2016), con la presente, in coerenza, con il giudizio negativo – più volte espresso – su tutta la procedura di valutazione dei dirigenti scolastici, comunica l’indisponibilità delle scriventi a fare parte di un Organismo che nasce a seguito di una procedura di valutazione che riteniamo sbagliata, in quanto sbilanciata su un profilo dirigenziale, proprio della burocratica amministrativa, tesa a valutare gli atti, piuttosto che i risultati dell’azione didattica, ciò, in netta contraddizione con i principi stessi dell’autonomia della scuola.

La UIL Scuola ritiene che sia necessaria una netta inversione di tendenza che riconosca funzione e ruolo alla Scuola dell’autonomia, sul principio dell’autogoverno della stessa, per cui la nomina di un proprio rappresentante in seno a tale Organismo, si rivelerebbe improduttiva e poco costruttiva.

La UIL Scuola, pertanto, avendo una posizione di netta contrarietà alla direttiva n.36, e avendone richiesto l’immediato ritiro, ritiene coerente con la propria posizione e nel rispetto della professionalità dei dirigenti scolastici, di non dover effettuare alcuna designazione all’interno dell’Osservatorio. Una nostra designazione apparirebbe, infatti, come un’accondiscendenza implicita alla procedura valutativa che, si ribadisce, è da modificare eliminando ogni aspetto burocratico ed eterodiretto e i suoi fini sanzionatori non finalizzati a costruire misure di supporto alla professionalità dei dirigenti.

Riteniamo inoltre inopportuna nei tempi e nei modi, l’attivazione dell’Osservatorio, al di fuori di un quadro organico dell’intera materia della valutazione che trovi specifico approfondimento in sede di rinnovo del CCNL, sia di comparto che della specifica area dirigenziale.

Cogliamo l’occasione per porgere distinti saluti.

Rosa Cirillo
Segretaria Area V Uil Scuola

Pino Turi
Segretario Generale UIL Scuola

Trieste sede dell’EuroScience Open Forum 2020

Fedeli: “Risultato importante per l’Italia, premiata candidatura autorevole fortemente sostenuta dal Miur e dal governo”

(Roma, 11 luglio 2017) Sarà Trieste la sede dell’EuroScience Open Forum (ESOF) 2020. La notizia è stata resa nota oggi dagli organizzatori. “Si tratta di un importante risultato per l’Italia, che valorizza il forte impegno del governo e del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che hanno sostenuto dall’inizio la candidatura di Trieste”, dichiara la Ministra Valeria Fedeli.
“Il nostro Paese – prosegue – ha saputo fare gioco di squadra. È stata premiata una candidatura autorevole, molto ben strutturata, in un luogo raggiungibile in modo ugualmente agevole da tutta Europa. È un riconoscimento anche al nostro sistema della ricerca sul quale il governo intende continuare ad investire: ricerca e università sono un’importante leva per lo sviluppo del Paese. Per questo – sottolinea la Ministra – stiamo dando rapida attuazione al Programma Nazionale per la Ricerca e per questo siamo tornati ad investire sul sistema universitario”. “Ringrazio la Commissione dell’Euroscience per la scelta di una città simbolo del progresso scientifico europeo. Per la sua posizione geografica, Trieste è da sempre punto di contatto e di interscambio tra mondi e popoli diversi. Una caratteristica che la rende naturalmente predisposta a parlare uno dei linguaggi universali per eccellenza, quello della scienza, e che la renderà perfettamente all’altezza del difficile incarico che ha chiesto e ottenuto”, conclude Fedeli.
L’impegno del Ministero è stato testimoniato anche dalla presenza del Sottosegretario Gabriele Toccafondi, lo scorso 29 giugno, a Strasburgo, alla presentazione del progetto a sostegno della candidatura di Trieste davanti alla Commissione. La Ministra Fedeli aveva incontrato la Presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, lo scorso 7 giugno e scritto personalmente al segretario di Euroscience Peter Tindemans a sostegno della candidatura.
L’ESOF 2020 sarà ospitato in una Regione, il Friuli Venezia Giulia, che in questi ultimi anni ha creato insieme al Miur un network tra Università, centri di ricerca e imprese finalizzato al trasferimento della conoscenza. Da Trieste, il Forum acquisirà una grande visibilità e potrà svolgere un ruolo senza precedenti nell’integrazione e nelle relazioni tra il nostro Continente, l’Oriente e il Mediterraneo e nella promozione del ruolo della scienza nella società, in un contesto europeo.

Disabilità: riprende l’iter del Programma di Azione

Disabilità: riprende l’iter del Programma di Azione

 

Ieri pomeriggio è stato approvato in Consiglio dei Ministri il “Programma di Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità”.

Il testo passa ora alla valutazione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, per tornare poi in Consiglio dei Ministri prima della firma del Presidente della Repubblica.

“Finalmente riprende l’iter di approvazione di questo documento, licenziato dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità nel lontano ottobre scorso e già trasmesso da mesi dal Ministero del Lavoro alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Programma di Azione è il risultato di due anni di lavoro, condiviso e dettagliato, su aspetti di particolare rilievo e delicatezza, dal riconoscimento della disabilità alla vita indipendente, dalla mobilità al diritto allo studio, dall’inclusione lavorativa alla tutela della salute. Non poteva rimanere ancora in un cassetto.” Cosi commenta Vincenzo Falabella, presidente della FISH, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap.

E che la FISH tenesse particolarmente alla pubblicazione del Programma, quale condizione essenziale per la sua attuazione, appariva evidente nelle dichiarazioni, in crescendo, delle settimane scorse, non ultimo uno stringente editoriale nel sito Superando.it (FISH ne è l’editore) che denunciava e dettagliava l’incomprensibile ritardo.

“Ci auguriamo che dopo questo dovuto passaggio, i successivi atti siano molto celeri per restituire alle amministrazioni, alle regioni, ai ministeri, uno strumento essenziale nell’orientamento di politiche e servizi per la disabilità. Su questi passaggi, ovviamente, FISH manterrà la consueta elevata attenzione.”

Nel frattempo si attende anche la ricostituzione dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, luogo strategicamente essenziale sia per il monitoraggio di quanto previsto nel Programma di Azione che per la declinazione di interventi congruenti.

Ma, al momento, manca ancora il decreto ministeriale di nomina.

Gli insegnanti italiani tra i più penalizzati e poveri al mondo: lo dice l’OCSE!

Gli insegnanti italiani tra i più penalizzati e poveri al mondo: lo dice l’OCSE!

Lo studio Ocse appena pubblicato mette a confronto gli stipendi dei docenti in Europa e nel mondo. Per recuperare il gap di investimenti mancano almeno 17 miliardi di euro. Il governo cominci dal fare un buon contratto per la scuola.

L’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, conferma anche nel Rapporto 2017 l’impoverimento progressivo dei docenti italiani.

Che gli stipendi degli insegnanti, a parità di tempo di lavoro, siano sempre più poveri è un fatto ormai accertato. Essi non hanno avuto più alcun aumento da circa un decennio e fanno molta fatica a fronteggiare le spese necessarie per la vita quotidiana se si considera che un docente appena assunto non supera i 1.300 euro mensili e si ferma a 1.800 a fine carriera.

I dati parlano chiaro: lo stipendio dei nostri docenti dal 2005 al 2014 ha subito un taglio del 7%, a orari di lavoro invariati. Secondo il Rapporto Ocse 2017, al contrario, l’incremento medio degli stipendi tra il 2005 e il 2014, in termini reali, è del 6% per la scuola dell’infanzia, del 4% per la scuola elementare, del 3% per le secondarie inferiori e dell’1% per le secondarie superiori, certificando dunque una tendenza diffusa ad investire di più nei diversi sistemi dell’istruzione pubblica, premiando insegnanti e personale. In termini reali, infatti, ciò significa che lo stipendio medio dei docenti in area Ocse è pari a 38.253 dollari all’anno per le scuole dell’infanzia, a 41.300 per le scuole primarie, a 43374 per le secondarie di primo grado, e a 47165 per le secondarie superiori.

Tuttavia, mentre la media Ocse dei salari cresceva, sia in percentuale che in termini assoluti, in alcuni Paesi si è registrata invece una decrescita, e una oggettiva perdita salariale, in alcuni casi molto marcata, come nel Regno Unito, Italia, Grecia, Portogallo e Spagna.

I numeri testimoniamo come la crisi e le difficoltà economiche di questi anni siano state affrontate diversamente dall’Italia rispetto ad altri paesi. C’è chi ha ritenuto di investire nell’istruzione pubblica, e quindi anche negli stipendi dei docenti, quale occasione per superare la crisi, e c’è chi invece – tra questi l’Italia – non ha saputo far di meglio che far soffiare i venti della crisi su una categoria che ricopre invece un ruolo decisivo per la promozione delle nuove generazioni. Così, in Italia le condizioni di lavoro dei docenti, e di tutto il personale della scuola, peggiorano di giorno in giorno.

L’imminente avvio delle trattative per il rinnovo contrattuale, bloccato dal lontano 2009, rappresenta un’occasione formidabile per fare un’operazione di giustizia e di verità. Confidiamo nel fatto che il Governo, dinanzi alla muta eloquenza di questi dati, faccia la sua parte e metta a disposizione le risorse necessarie e allinei gli stipendi dei docenti italiani a quelli dei loro colleghi di area Ocse. Non è solo questione di redditi ma di dignità della professione docente. Perciò, occorre colmare quel divario rilevantissimo che  purtroppo esiste anche tra l’Italia e la media europea riguardo agli investimenti pubblici in istruzione. Un gap di più di 1 punto percentuale che fa la differenza (circa 17 miliardi di euro) e che marca la distanza tra un paese declinante e uno che invece investe in conoscenza per aprire le porte del futuro.

INSIEME AI DOCENTI CHE MANIFESTANO IL 12 LUGLIO A ROMA

I COBAS SCUOLA PALERMO INSIEME AI DOCENTI

CHE MANIFESTANO IL 12 LUGLIO A ROMA

#NONSISVUOTAILSUD

Continua la lotta dei docenti che, dopo essere stati “stabilizzati” nel 2015 su posti vacanti nella propria regione di residenza, come in Sicilia, sono stati poi sparpagliati in maniera casuale lungo tutta la penisola con i trasferimenti 2016, secondo le catastrofiche modalità della legge n. 107/2015.

Il famigerato e misterioso “algoritmo” ministeriale, “ampolloso, ridondante e non orientato alla manutenibilità” secondo la perizia dei docenti de “La Sapienza” e Tor Vergata, ha determinato l’allontanamento di decine di migliaia di insegnanti, quasi tutti meridionali, dalle loro famiglie, catapultandoli negli angoli più remoti d’Italia. Un pressapochismo del MIUR, avallato dalle OO.SS. firmatarie dei contratti sulla mobilità, che rischia di mettere contro docenti precari e docenti vittime dell’algoritmo.

Tutto questo mentre rimangono ancora liberi decine di migliaia di posti in “organico di fatto” e sul sostegno, occupati in quest’a.s. 2016/2017 perfino da docenti non specializzati!

Basterebbe trasformare tutti questi posti in “organico di diritto” e – finalmente – rendere possibile anche al Sud la diffusione del tempo pieno, come avviene nelle regioni del Nord Italia per consentire alle vittime dell’algoritmo di ritornare nelle proprie regioni e ai precari di avere una vera e dignitosa stabilizzazione.

Di fronte alle resistenze del governo e all’inerzia delle OO.SS. “pronta-firma”, i COBAS ribadiscono le proprie richieste per quanto riguarda l’organico del personale docente:

  1. Trasformazione di tutti i posti vacanti/disponibili e in deroga in “organico di diritto”.

  2. Diminuzione del numero di alunni per classe e diffusione del tempo pieno al Sud.

  3. Ripristino delle compresenze, delle materie e del tempo scuola tagliati dalla “riforma” Gelmini e non reintrodotti dalla legge n. 107/2015.

Per queste ragioni, i Cobas scuola di Palermo condividono e sostengono la piattaforma di lotta dei docenti che manifesteranno il 12 luglio davanti Montecitorio a Roma.

Insegnanti sempre più poveri in 10 anni stipendi giù del 7%

da la Repubblica

Insegnanti sempre più poveri in 10 anni stipendi giù del 7%

Studio dell’Ocse sull’evoluzione dei salari dei docenti in Europa “Calano in Italia, peggio fa la Grecia. Crescono in Germania e Usa”

Salvo Intravaia

Maestre e e professori italiani sempre più poveri. Più di quanto non accada all’estero dove, in alcuni paesi europei, le retribuzioni si sono addirittura incrementate. E superano perfino quanto percepiscono i docenti universitari, come accade alla scuola superiore in Germania, Lussemburgo e Finlandia. In Italia, invece, il calo dello stipendio in termini reali è stato superiore a quasi tutti i paesi presi in considerazione dall’Ocse — l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico — che tre giorni fa ha dedicato ai salari di maestre e professori il suo ultimo focus: «Come si sono evoluti gli stipendi degli insegnanti e come si relazionano con quelli dei docenti universitari? ». Il perché è presto detto: «Il compenso e le condizioni di lavoro — dicono dall’Ocse — sono fattori importanti per attrarre, sviluppare e trattenere una persona altamente qualificata come forza lavoro e, in particolare, i salari degli insegnanti possono avere un impatto diretto sulle decisioni individuali di intraprendere la carriera dell’insegnamento». In altre parole, paghe più alte possono assicurare docenti maggiormente motivati e bravi al sistema formativo di un paese. In Italia il blocco degli stipendi quasi decennale ha determinato una forte erosione degli emolumenti. E probabilmente anche un calo della motivazione in chi sta dietro le cattedre. Basta fare qualche esempio. Fatto cento lo stipendio del 2005 — anno assunto dall’Ocse come punto di partenza — nel 2014, in Italia, il potere d’acquisto delle maestre è calato a 93: si è ridotto del 7 per cento. Un taglio reale che ha riguardato nella stessa misura tutti altri docenti italiani. Ma non tutti quelli europei. Restando nel Vecchio continente, la tabella fornita dall’Organizzazione riserva diverse sorprese. In Germania, locomotiva d’Europa, nello stesso periodo il mensile alla scuola elementare si è incrementato del 10 per cento e in Irlanda addirittura del 13 per cento. Anche i governi dei paesi scandinavi hanno combattuto la crisi sostenendo gli stipendi degli insegnanti. In Norvegia lo scatto in avanti è stato del 9 per cento e in Finlandia di 6 punti. Anche Belgio e Danimarca fanno segnare un segno positivo. A soffrire come gli insegnanti italiani (ma un po’ meno) i colleghi francesi che dal 2005 al 2014 hanno dovuto sopportare un taglio reale del 5 per cento e solo la Grecia fa peggio dell’Italia: con un sonoro 30 per cento in meno in busta paga. «In Italia — spiega Pino Turi, a capo della Uil scuola — abbiamo pagato la crisi economica col blocco degli stipendi. In altri paesi, come la Germania, si è preferito investire sulla scuola e quindi sul futuro ». «Nel nostro paese — aggiunge Francesco Sinopoli, della Flc Cgil — c’è una grande questione salariale. Quella che gli stipendi italiani nella pubblica amministrazione sarebbero più alti che all’estero è semplicemente una favola». Ora all’orizzonte c’è il rinnovo del contratto, congelato al 2009. «In un Paese con mille problemi, i docenti sono l’unico baluardo in tutti gli angoli d’Italia. È per questo — spiega Lena Gissi, della Cisl scuola — che abbiamo bisogno di un riconoscimento sociale e di un reale investimento in termini economici. Colgo positivamente la dichiarazione della ministra Fedeli che ha compreso le difficoltà della scuola a partire dal gap stipendiale dei docenti italiani. Ora aspettiamo azioni concrete ».

Bocciati alla maturità: quando e come si può ricorrere?

da La Tecnica della Scuola

Bocciati alla maturità: quando e come si può ricorrere?

Gli esami di Stato sono ormai conclusi nella maggior parte delle scuole italiane, con una percentuale minima di bocciati che si annoverano per lo più fra i privatisti.

I candidati interni respinti sono pochissimi, come sempre.
Alcuni di loro ci hanno scritto per sapere se e come sia possibile presentare un ricorso.
Per rispondere correttamente a questa domanda bisognerebbe ovviamente conoscere i dettagli di ciascun caso, ma qualche suggerimento generale lo possiamo fornire.
Intanto è bene precisare che ricorrere contro un esito considerato “ingiusto” è molto rischioso perchè il TAR non può entrare nel merito delle decisioni delle commissioni ma si deve limitare ad esaminare la regolarità della procedura, tranne casi molti particolari.
Come quello, ad esempio, di chi viene bocciato pur avendo 5 anni di percorso scolastico positivo (ma si tratta certamente di casi più unici che rari).
Le situazioni che – tipicamente – possono giustificare un ricorso sono di altro genere: all’orale lo studente è stato interrogato da una commissione palesemente incompleta, la commissione non ha mai operato in modo collegiale e così via.
Però, prima di avventurarsi in un ricorso al TAR, che peraltro non è proprio poco costoso, potrebbe essere utile iniziare a presentare una richiesta di accesso agli atti: un legale esperto di procedimenti amministrativi potrebbe essere in grado di capire facilmente se ci sono vizi procedurali da poter impugnare.
Ma la questione non è lo stesso banale, perché bisogna anche considerare che si potrebbe ottenere ragione dal TAR, ma in tempi lunghi, magari anche dopo mesi.
E’ vero che il TAR ha la facoltà di disporre una sospensiva del provvedimento di bocciatura, ma tale decisione non è affatto automatica e viene valutata caso per caso dal tribunale.
Insomma, il ricorso è certamente uno strumento che si può utilizzare ma non è detto che sia risolutivo di ogni situazione.
Un ultima considerazione: se la bocciatura è legata ad una preparazione sommaria (e quasi sempre lo è) forse varrebbe la pena di farsene una ragione e di pensare seriamente a rimettersi a studiare. Potrebbe servire per affrontare meglio il percorso futuro.

MOF e bonus merito: resoconto dell’incontro del 6 luglio

da La Tecnica della Scuola

MOF e bonus merito: resoconto dell’incontro del 6 luglio

Nella giornata del 6 luglio si è svolta la prima riunione del tavolo tra OO.SS. e MIUR per l’assegnazione alle scuole delle risorse per il miglioramento dell’offerta formativa (MOF) per l’anno 2017 – 2018.
Le risorse del MOF riguardano il FIS (Fondo dell’Istituzione scolastica), le Funzioni strumentali, gli Incarichi specifici, le ore eccedenti in sostituzione dei colleghi assenti, le attività complementari di Educazione fisica.
Come riportato dai Sindacati, la bozza esaminata ricalca sostanzialmente il testo dell’anno precedente: le risorse complessivamente disponibili per il prossimo anno scolastico sono le medesime dell’anno in corso (euro 689.210.000) e pertanto sono stati confermati gli stessi parametri del precedente CCNI per la distribuzione delle risorse alle scuole.

A margine della riunione il Ministero ha fornito informazioni anche relativamente al bonus merito: per l’a.s. 2015/2016, sono state ri-accreditate le somme ritirare alla fine di dicembre 2016, relative allo scorso a.s. pari all’80% dell’assegnato. La restante quota rimane accantonata in attesa della sentenza del TAR.
Relativamente al bonus 2016/2017. Analogamente allo scorso anno il MIUR ha predisposto un acconto che dovrebbe attestarsi intorno all’80%, rispetto alla somma comunicata all’inizio dell’anno. Tale acconto dovrebbe essere accreditato entro il mese di luglio. Anche in questo caso per il saldo si dovrà attendere la sentenza del TAR.

Se non si possono raddoppiare gli stipendi, dimezziamo gli alunni delle classi

da La Tecnica della Scuola

Se non si possono raddoppiare gli stipendi, dimezziamo gli alunni delle classi

All’auspicio della Ministra che gli stipendi dei docenti possano raddoppiare risponde in queste ore la senatrice del Gruppo Misto Maria Mussini.

“Il ministro Fedeli, visto che è convinta che gli insegnati dovrebbero essere pagati il doppio rispetto a quanto percepiscono – dichiara la senatrice Mussini – potrebbe cominciare almeno col dimezzare o ridurre di due terzi [ma forse la senatrice intende dire ridurre a due terzi, ndr] il numero di studenti per classe. In questo modo in attesa di trovare il coraggio per uniformare i salari della docenza italiana a quella del resto d’Europa, si potrebbe in parte alleviare la fatica di maestri e professori  sulle cui spalle, da venti anni a questa parte, pesano anche tutte quelle responsabilità che società e famiglie oberate dalle difficoltà non riescono più ad assumersi”.

Difficile comprendere se la dichiarazione della senatrice Mussini debba essere intesa come una provocazione estiva o come una proposta politica.
Ad ogni buon conto, giusto per dare qualche numero e qualche cifra, bisogna ricordare che la spesa che il Miur sostiene per il personale scolastico (un milioni di dipendenti circa) è di 40 miliardi di euro, milione più milione meno.
Dimezzare il numero di alunni per classe (come vorrebbe la Mussini) o raddoppiare gli stipendi (come auspica la Fedeli) significherebbe di fatto portare la spesa da 40 a 80 miliardi.
Non è chiaro, almeno per il momento, dove si possano reperire i 40 miliardi che mancano all’appello. Ma forse ne sapremo di più quando incominceranno a circolare i primi programmi elettorali.

Staccati testa e parte del busto della statua di Falcone presso scuola a Palermo

da La Tecnica della Scuola

Staccati testa e parte del busto della statua di Falcone presso scuola a Palermo

È stata danneggiata la statua di Giovanni Falcone che si trova davanti alla scuola Falcone-Borsellino a Palermo. Alla statua è stata staccata la testa e un pezzo del busto usati poi come ariete contro il muro dell’istituto scolastico. Sulla vicenda – così come riporta l’Ansa – è stata aperta una indagine.

Nel 2012 il busto di Giovanni Falcone, all’ingresso principale dell’istituto, era stato stato danneggiato: era stato rotto rotto il naso e scarabocchiata tutta la superficie.

Nel 2010 altro episodio: la mattina del 17 luglio una pattuglia di carabinieri avevano scoperto che le statue in gesso dei due giudici, posizionate 24 ore prima nel centro della città, in via Libertà, nei pressi del teatro Politeama, erano state danneggiate.

Bonus asilo nido, 1000 euro per le famiglie: domande dal 17 luglio

da La Tecnica della Scuola

Bonus asilo nido, 1000 euro per le famiglie: domande dal 17 luglio

L’INPS ricorda che il bonus nido si potrà richiedere a partire dal 17 luglio 2017. Ecco i requisiti presenti nella circolare dell’Istituto di previdenza.

Il Bonus da 1000 euro all’anno, sarà corrisposto in 11 mensilità dall’Inps, ed è destinato alle famiglie con bimbi nati o adottati dal 1° gennaio 2016 e iscritti a nidi pubblici e privati.

Cos’è il Bonus Nido

Nello specifico, il bonus è destinato al pagamento di rette relative alla frequenza in asili nido pubblici e privati, per bambini fino a tre anni di età. Può essere richiesto, in alternativa, per il pagamento dell’assistenza a casa per bambini della stessa età affetti da gravi patologie.
L’importo di 1000 euro sarà erogato in 11 mensilità, come già accennato, con rate del valore di 90,91 euro ciascuna.

Il bonus verrà erogato a seguito della presentazione da parte del genitore della documentazione attestante l’avvenuto pagamento delle singole rette. Per i bimbi già iscritti al nido verrà riconosciuto l’importo spettante dal 1° gennaio scorso, data di entrata in vigore delle norme che hanno introdotto il contributo.

Invece, nel caso di assistenza a casa, l’importo verrà versato in un’unica soluzione dall’Inps.

Chi può richiedere il Bonus Nido

Possono richiedere il contributo tutti i genitori che posseggono, al momento della presentazione della domanda, i seguenti requisiti:

– Cittadinanza italiana, oppure di uno Stato dell’Unione Europea oppure, in caso di cittadino di Stato extracomunitario, permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni – Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), ovvero una delle carte di soggiorno per familiari extracomunitari di cittadini dell’Unione Europea previste dagli artt. 10 e 17 del D.Lgs. n.30/2007. Ai fini del presente beneficio ai cittadini italiani sono equiparati i cittadini stranieri aventi lo status di rifugiato politico o lo status di protezione sussidiaria (art. 27 del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251). I cittadini extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno considerato valido ai fini del bonus autocertificano il possesso di tale titolo inserendone gli estremi nella domanda telematica (numero identificativo attestazione; autorità che lo ha rilasciata; data di rilascio; termine di validità). Le verifiche dei titoli di soggiorno sono effettuate dall’INPS mediante accesso alle banche dati rese disponibili dal Ministero degli Interni e da altre Amministrazioni. All’esito di tali verifiche, la sede INPS territorialmente competente potrà richiedere l’esibizione del titolo di soggiorno qualora ciò si renda necessario per esigenze istruttorie.

– residenza in Italia;

Presentazione della domanda

 

La domanda deve essere presentata da chi ha sostenuto la spesa per il nido. In caso di supporto presso la propria abitazione, il richiedente deve coabitare con il figlio ed avere dimora abituale nello stesso Comune.

La domanda può essere presentata a partire dal prossimo 17 luglio, fino al 31 dicembre 2017.

Le modalità previste sono:

–      on line tramite i servizi telematici dell’Inps;

–      via telefono chiamando il Contact Center dell’istituto al numero verde 803.164 gratuito da rete fissa o il numero 06164.164 da rete mobile (con tariffazione a carico);

–      di persona rivolgendosi ad un patronato.

Il richiedente può scegliere l’accreditamento del bonus fra le 4 opzioni:

–      bonifico domiciliato

–      accredito su conto corrente bancario o postale

–      libretto postale

–      carta prepagata con IBAN.

E’ utile ricordare, che ogni mese il richiedente deve confermare che i requisiti sono invariati rispetto a quanto dichiarato nella domanda.

L’erogazione dell’assegno è interrotta in caso di perdita di uno dei requisiti di legge o di provvedimento negativo del giudice che determina il venir meno dell’affidamento preadottivo.

Inoltre, l’INPS interrompe l’erogazione dell’assegno a partire dal mese successivo all’effettiva conoscenza di uno dei seguenti eventi che determinano decadenza (ad esempio: perdita della cittadinanza, decesso del genitore richiedente, decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale, affidamento esclusivo del minore al genitore che non ha presentato la domanda; affidamento del minore a terzi).

In totale, in favore di questo provvedimento, sono stati stanziati 144 milioni di euro. Quando verrà esaurito il platfond, l’Inps non accoglierà ulteriori domande.

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Stipendi bassi, calpestata la Costituzione: un docente può guadagnare meno di un impiegato?

da La Tecnica della Scuola

Stipendi bassi, calpestata la Costituzione: un docente può guadagnare meno di un impiegato?

“L’Ocse ha definitivamente tolto ogni velo alla retorica della buona scuola e accertato che lo stipendio medio dei docenti della scuola italiana è inferiore a 1.500 euro netti al mese”.

Lo dicono le deputate Marisa Nicchi, Luisa Bossa, Eleonora Cimbro e il senatore Miguel Gotor di Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista, commentando l’approfondimento di Repubblica sull’impoverimento degli insegnanti italiani rispetto al resto d’Europa (solo in Grecia sono trattati peggio).

“Secondo una ricerca pubblicata sui quotidiani di oggi, gli insegnanti italiani sono malpagati e oberati di oneri burocrati. Tranne i guardiani del renzismo ortodosso, tutti sanno bene che questa è la realtà con cui fare i conti”, dicono gli esponenti di Articolo 1.

“Una retribuzione chiaramente in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione – proseguono – che esige un salario adeguato alla quantità e alla qualità del lavoro prestato. Ai docenti italiani è richiesto un compito delicatissimo per il presente e il futuro del nostro Paese, per il suo apprendimento permanente e il suo sviluppo”.

“Il caos dell’attuazione della legge sulla cosiddetta ‘Buona Scuola’, il taglio delle risorse per gli alunni con abilità diversa, le mediocri riformette degli istituti tecnici e della cultura umanistica già ci avevano fatto dire che la strada era sbagliata. Oggi i dati Ocse tolgono ogni alibi a un governo nemico della scuola pubblica e degli insegnanti”, concludono i parlamentari di Articolo 1.
Difficile essere in disaccordo con i politici aderenti a Mdp. Soprattutto sul fatto che il fermo stipendi rappresenta anche un aggiramento della Costituzione. Il concetto è chiaro: un insegnante, con alta preparazione e responsabilità, può guadagnare meno di un impiegato? Chiaramente no.
Adesso, però, non è più l’ora degli appelli: servono azioni concrete, che corrispondono a più soldi da mettere per il rinnovo del contratto.

In Italia insegnanti sempre più poveri, peggio di noi solo la Grecia

da Tuttoscuola

In Italia insegnanti sempre più poveri, peggio di noi solo la Grecia 

Gli insegnanti dovrebbero guadagnare almeno il doppio. Almeno 3mila euro piò o meno“. A dirlo poco più di una settimana fa è stata la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, toccando il problema della retribuzione dei docenti italiani. Perché, stando agli ultimi dati Ocse del focus “Come si sono evoluti gli stipendi degli insegnanti e come si relazionano a quelli dei docenti universitari?” riportati da Repubblica, i maestri e i professori del Bel Paese starebbero diventando sempre più poveri. Trattati peggio solo in Grecia.

All’estero, in alcuni paesi europei, le retribuzioni sono state invece addirittura incrementate superando persino i compensi dei docenti universitari. Parliamo, per esempio, di Germania, Lussemburgo e Finlandia. Al contrario, in Italia di superiore c’è stato solo il calo dello stipendio in termini reali. 

I salari degli insegnanti possono avere un impatto diretto sulle decisioni individuali di intraprendere la carriere dell’insegnamento“, dicono dall’Ocse. In pratica, “paghe più alte possono assicurare docenti maggiormente motivati e bravi al sistema formativo di un paese” ribadisce Salvo Intravaia dalle pagine di Repubblica. Fatto sta che dal 2005 al 2014 le retribuzioni dei docenti italiani hanno perso 7 punti percentuali. Nello stesso periodo in Germania sono invece incrementate del 10%, in Irlanda addirittura del 13%. In Norvegia gli stipendi degli insegnanti sono aumentati invece del 9%, in Finlandia del 6%. In aumento, seppure di meno, anche gli stipendi dei docenti danesi e belgi.

Nella stessa situazione degli italiani, forse un po’ meglio, si trovano anche i docenti in Francia, dove il taglio agli stipendi è stato del 5%. Peggio di noi solo in Grecia dove invece i docenti hanno subito dal 2005 al 2014 un taglio netto del 30% della loro retribuzione.

In Italia – commenta Pino Turi, Uil scuolaabbiamo pagato la crisi con il blocco delle paghe, altrove si investe nella scuola“. “Nel nostro paese c’è una grande questione salariale. – Afferma Francesco Sinopoli, Flc Cigl – Quella che gli stipendi italiani nella pubblica amministrazione sarebbero più alti che all’estero è semplicemente una favola“. “Abbiamo bisogno di un riconoscimento sociale degli insegnanti e di un reale investimento in termini economici” dichiara Maddalena Gissi, Cisl scuola.

Quello della retribuzione di insegnanti e dirigenti scolastici è un tema verso il quale Tuttoscuola si è dimostrata da sempre molto sensibile. Già nel numero di marzo dello scorso anno, per esempio,  parlando delle competenze del dirigente scolastico che si stavano aggiungendo a quelle già esistenti affermavamo che: “ Il confronto e la discussione tra i soggetti istituzionali, professionali e sociali deve portare ad una visione che non può ribadire vecchie certezze, ma generare contenuti innovativi del sistema delle tutele anche economiche, dei percorsi professionali e chance di carriera. In questo scenario si colloca la questione retributiva dei dirigenti scolastici che va affrontata con serie politiche di qualificazione professionale che incentivino gli investimenti in istruzione. E proprio sulla retribuzione in particolare dei DS siamo tornati anche qualche settimana fa, in occasione della protesta dei dirigenti scolastici dello scorso maggio. Di seguito gli approfondimenti:

Stipendi più bassi degli altri dirigenti, ma responsabilità maggiori: i dirigenti scolastici, ‘sceriffi’ con la stella di latta
Dirigenti scolastici: le competenze aumentano, la sperequazione resta
Dirigenti scolastici: la logica dei numeri e della rana bollita
Dirigenti scolastici in cerca di identità: c’era una volta il preside