NO al risparmio sulla pelle degli ATA

Alla Ministra del M.I.U.R
Sen. Valeria Fedeli

Al Direttore Generale per il Personale Scolastico
Dott.ssa Maria Maddalena Novelli

Agli Organi di Stampa

Al personale ATA

Oggetto: NO al risparmio sulla pelle degli ATA.

Spett/li Ministra Sen. Fedeli e Direttore Generale per il Personale Scolastico Dott.ssa Maria Maddalena Novelli,

lo scrivente Sindacato non approva e non condivide le disposizioni contenute nella Nota M.I.U.R 29817 del 10/07/2017 sulle “Disposizioni concernenti la definizione dei criteri e dei parametri per la determinazione degli organici del personale amministrativo tecnico ed ausiliario (A.T.A.) per l’ a.s. 2017/2018” e si dissocia da tali orientamenti e dettami per i seguenti motivi:

  1. Organico D.S.G.A: occorre ripristinare gli Organici prima del Decreto Legge 6 Luglio 2011 n. 98 e s.m.e i., onde evitare le Scuole sottodimensionate, costringendo il D.S.G.A alla reggenza, con mantenimento della titolarità nella Scuola normo dimensionata.

  2. I.T.P. in soprannumero- Accantonamento posti di Assistente Tecnico: non è giusto, né legittimo, in situazioni di esubero di ITP, accantonare un pari numero di Assistenti Tecnici, occorre, pertanto, trovare altra collocazione per questi esuberi, per ridare la giusta dignità lavorativa ai nostri Assistenti Tecnici.

  3. Gestione comune di funzioni e servizi: occorrono delle regole uniformi sul territorio nazionale, giuste e chiare, con delle garanzie retributive per tutto il Personale ATA, eventualmente coinvolto in queste attività, onde evitare il rischio del fai da te, che genererebbe, inevitabilmente, una Torre di Babele.

  4. CPIA: molto squallida la dotazione organica di questi Centri, ai quali viene assegnata in organico, oltre al D.S.G.A, una sola unità di Assistente Amministrativo e di Collaboratore Scolastico.

  5. Terziarizzazione dei servizi- Incarichi CO.CO.CO: è tristemente noto ormai a tutti che non funzionano, costano troppo e non danno i giusti servizi all’utenza scolastica le scelte sbagliate di utilizzare Personale esterno all’Amministrazione delle ditte di appalto che forniscono i servizi di pulizia nelle nostre Scuole; occorre, con la massima urgenza reinternalizzare dette prestazioni, riaffidandole ai nostri Collaboratori Scolastici, preziosissimi ed insostituibili nella vigilanza dei nostri alunni e nel mantenimento del decoro e della pulizia dei nostri ambienti scolastici.

Per quanto riguarda il Personale che svolge funzioni di assistente amministrativo o di assistente tecnico, con incarichi di collaborazione coordinata e continuativa (CO.CO.CO.), si chiede di utilizzare le graduatorie del Personale ATA in primis, in quanto garantiscono omogeneità di reclutamento e continuità del servizio.

Si chiede, inoltre, nuovamente, l’abrogazione del divieto relativo alle supplenze, la norma che impedisce alle Scuole di nominare Assistenti Amministrativi se non in caso di organici inferiori a tre unità, di non sostituire gli Assistenti Tecniciassenti e vieta la nomina dei Collaboratori Scolastici nei primi sette giorni.

Non si può più accettare la costante dilapidazione delle risorse pubbliche destinate alla Scuola, per l’Organico del Personale Docente, che non è l’unico a garantire il buon funzionamento delle nostre Istituzioni Scolastiche, in quanto anche il Personale ATA è fondamentale per l’offerta dei Servizi Amministrativi, Tecnici ed Ausiliari, senza i quali crollerebbe tutto il Sistema Scolastico.

Data l’importanza che il Personale ATA riveste nelle Istituzioni Scolastiche Pubbliche Italiane , si chiede alle SS.VV. un incontro urgente presso il M.I.U.R per discutere le problematiche riguardanti il Personale ATA della Scuola.

Scuola: il contratto per rimettere al centro la professionalità docente

Si è appena concluso il convegno indetto dalla FLC CGIL su professionalità docente e contratto. Dopo otto anni di mancato rinnovo ci avviciniamo finalmente all’avvio delle trattative per il nuovo contratto nazionale di lavoro dei lavoratori pubblici e quindi anche del nuovo comparto Istruzione e Ricerca.

Proprio per questo la FLC CGIL ha riunito studiosi e contrattualisti della scuola, associazioni di categoria, la Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli e, naturalmente, i protagonisti di questa stagione contrattuale: i lavoratori della scuola.

Si registra un complessivo cambio di clima dopo anni di denigrazioni e delegittimazione del ruolo e della professione docente, anni che hanno fatto male al Paese e hanno resi inefficienti i servizi. Adesso i lavoratori pubblici possono riprendersi lo spazio che meritano con un contratto che deve riportare in primo piano un’idea di scuola della Costituzione, che abbandoni la logica aziendalistica e restituisca dignità ai lavoratori. Il contratto dovrà ristabilire un giusto equilibrio tra legge e contrattazione, riportando nel suo alveo tutte le materie sottrattegli in questi anni e dovrà farlo rispettando la specificità e l’autonomia della scuola in quanto comunità educante.

I punti cardine della nostra proposta

  • riappropriazione contrattuale dei temi inerenti la valorizzazione professionale. Principio che vale per docenti, dirigenti, Ata e educatori.
  • superamento di impostazioni premiali demagogiche e autoritarie
  • valorizzazione del ruolo collegiale
  • stanziamento di risorse aggiuntive oltre gli 85 euro
  • inclusività per dare pari dignità al lavoro precario.
Tutto ciò in netta controtendenza con l’idea della scuola  della separazione e della frammentazione di cui è portatrice la legge 107/15, una legge sbagliata in radice.

Il rinnovo di questo contratto è un rinnovo che riguarda tutti perché il migliore investimento che possiamo fare è quello in Conoscenza.

La nostra urgenza, adesso, è sederci il prima possibile al tavolo di contrattazione e portate a casa questo risultato: un nuovo contratto, democratico e inclusivo, che restituisca valore e dignità ad una professione fondamentale per lo sviluppo del Paese.

Autismo, emergenza e soccorsi: ci pensa una app

Redattore Sociale del 12-07-2017

Autismo, emergenza e soccorsi: ci pensa una app, creata da una mamma poliziotta

Si chiama “AutismTalk” ed è stata sviluppata negli Stati Uniti, per aiutare le persone con autismo in caso di emergenza. Basata sulla comunicazione tramite immagini, permette a chi viene soccorso di indicare facilmente il punto in cui sente dolore.

ROMA. Soccorrere una persona con disturbo dello spettro autistico può esser particolarmente complicato, per via soprattutto delle sue difficoltà di comunicazione. Per questo, negli Stati Uniti è stata sviluppata una app dedicata: si chiama Autism Talk e si basa interamente sulla comunicazione tramite le immagini. Il suo compito è aiutare soccorritori e forze dell’ordine a prestare soccorso in modo adeguato a chi ha problemi comunicativi: l’applicazione è infatti dotata di manuali guidati, che si riferiscono alle parti del corpo, in modo tale da permettere a chi viene soccorso di indicare il punto in cui ha subito un trauma o una ferita. C’è anche un dettagliato grafico “universale” del dolore, che rendere più semplice la comunicazione tra chi deve essere soccorso e chi cerca di aiutarlo.

Dietro la app c’è una donna, Stephanie Cooper, che da circa un anno si occupa di insegnare a poliziotti, medici e vigili del fuoco come intervenire di fronte a persone con autismo: una condizione che conosce bene, in quanto mamma di un ragazzo colpito da questo disturbo. “Ho progettato questa app – spiega – perché per un genitore come me è importante sapere che se mi succedesse qualcosa, se fossi coinvolta in un incidente e mio figlio non fosse in grado di parlare, l’agente che arriva sul posto sia in grado di capire rapidamente cosa è accaduto e come intervenire”.

Sempre Cooper è infatti l’autrice di “Alert”, un vero e proprio training sull’autismo dedicato alle Forze dell’ordine. Questo suo impegno è stato raccontato tempo da su Mighty: “Come ex ufficiale di polizia e madre ad un bambino sullo spettro dell’autismo, Stephanie Cooper sa quanto sia importante per gli agenti di polizia poter riconoscere l’autismo. Per contribuire ad assicurare interazioni più sicure tra la polizia e le persone con autismo, Cooper ha avviato la formazione di ALERT, un programma di formazione per gli agenti di polizia, che fornisce agli ufficiali dei kit sensoriali destinati a aiutare le persone autistiche”. È importante, per Cooper, che gli agenti di polizia siano consapevoli del fatto che “il loro approccio tipico, di fronte a una persona con disturbo dello spettro autistico, potrebbe non funzionare”. E proprio dopo aver visto un poliziotto interagire con suo figlio, ooper ha pensato di dar vita ad ALERT: “Quando l’ufficiale è arrivato – racconta la donna – mio figlio stava avendo un sovraccarico sensoriale. L’ufficiale ha fortunatamente capito e mi ha aiutato a mantenere David calmo. Ma mi sono chiesta cosa sarebbe successo se l’ufficiale non avesse conosciuto l’autismo”.

Ora, tramite il programma ALERT, Cooper insegna ai poliziotti come riconoscere una persona con autismo, quali comportamenti possa esibire, quali tipi di chiamate possano arrivare e offre consigli so come interagire. “I poliziotti devono sapere che una persona autistica può fuggire quando viene avvicinata da un ufficiale, o non rispondere all’ordine di fermarsi – spiega Cooper – E non dovrebbero interpretare nessuna di queste azioni come motivo per usare maggiore forza. Gli agenti devono il loro tempo, di fronte a un individuo con autismo, consentire risposte ritardate, parlare lentamente e chiaramente ed essere consapevoli che le persone autistiche reagiscono a modo loro”. Una volta completato il programma di formazione, gli ufficiali ricevono un kit pieno di oggetti destinati a aiutare le persone con autismo, come le schede di comunicazione visiva e una serie di elementi sensoriali calmanti.

Ed è sempre Mighty che, adesso, racconta la nuova impresa di Stephanie Cooper: la app “AutismTalk”, che si ispira al programma di formazione ALERT. “Questa applicazione è importante per me come genitore – spiega a Mighty la Cooper – Se mi accadesse un incidente stradale, fossi ferita e non potessi parlare al posto di mio figlio, i soccorritori dovrebbero essere in grado di capire e avere uno strumento di supporto che permetta loro di comunicare rapidamente con lui”.

1700 istituti rimarranno senza un direttore amministrativo

Dall’Anquap l’allarme al governo: “1700 istituti rimarranno senza un direttore amministrativo”

Il prossimo 1° settembre 1700 istituzioni scolastiche si troveranno senza un direttore dei Servizi Generali e Amministrativi e, se non si correrà ai ripari, il numero nel 2018 supererà i 2000. Il grido di allarme arriva da un’animata tavola rotonda organizzata a Roma da Anquap, l’Associazione Nazionale Quadri delle Amministrazioni Pubbliche. “Il tema dell’amministrazione delle istituzioni scolastiche ed educative – spiega il presidente, Giorgio Germani – è poco conosciuto, spesso dimenticato o maltrattato. Ne è testimonianza l’esclusione dell’argomento dalla recente riforma che va sotto il nome della “Buona Scuola”. Con le rilevanti novità introdotte dalla riforma scolastica del 2015, le funzioni attribuite alle scuole su alunni, personale, risorse finanziarie e strumentali sono aumentate, così come le attività degli uffici di segreteria. A fronte di ciò sono, purtroppo, diminuiti gli organici di oltre 46.000 unità, il processo di digitalizzazione non avanza adeguatamente, mentre la complessità normativa e burocratica aumenta a dismisura. Dinanzi a questo scenario, dopo aver proclamato nello scorso mese di maggio un formale stato di agitazione, l’Anquap ha presentato una proposta di decreto legge”.

 

Alla conferenza hanno partecipato esponenti di diverse forze politiche e addetti ai lavori, tutti concordi sull’urgenza di intervenire al più presto per sanare questo vulnus, a cominciare da Maria Grazia Rocchi (Pd): “Nel merito sono d’accordo con l’idea di un decreto legge. Per quanto riguarda i tempi credo che sia prioritario intervenire nella legge di stabilità con emendamenti ad hoc”. “Ci batteremo – ha annunciato Elena Centemero, responsabile nazionale scuola di Forza Italia – per far funzionare meglio le scuole, senza privilegiare necessariamente il personale docente, ma coinvolgendo in pieno il personale amministrativo. Non condividiamo quello che è stato fatto sul piano delle assunzioni e consideriamo un problema lo strapotere dei sindacati”. “Si parla di strapotere di sindacati e lobby – le ha risposto Luigi Gallo, deputato 5 Stelle – ma poi chi fa le leggi sono i politici, che queste pressioni evidentemente le subiscono. Noi vogliamo ascoltare tutti, ma poi prenderci la responsabilità di ciò che decidiamo. Oggi sono più rappresentativi gruppi che magari si organizzano in rete che certe organizzazioni strutturate”.

 

Forte il malcontento da parte di chi nelle scuole lavora ogni giorno. Alessandra Ferrari, direttore Sga: “Le problematiche negli uffici di segreteria e come assistenti amministrativi sono tante. Negli ultimi anni abbiamo vissuto un aumento del lavoro e della complessità dei compiti a cui non è corrisposto un adeguamento delle dotazioni organiche. Abbiamo anzi subito rilevanti tagli, che hanno coinvolto migliaia di unità”. Licia Cianfriglia, vicepresidente dell’Associazione Italiana Presidi: “Le situazioni complesse sono determinate da una stratificazione normativa e dal progressivo indebolimento delle risorse umane e strumentali. Sui presidi ricadono tutte queste complessità e queste tensioni”. Daniele Grassucci, co-founder del portale Skuola.net: “I fondi di funzionamento per la scuola non sono sufficienti. Le risorse sono necessarie e vanno messe sul piatto. È un contributo importante per il diritto allo studio”. Poco ottimismo anche nelle parole di Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi: “l concorso per la selezione dei futuri dirigenti è un qualcosa di cui si parla almeno da quattro anni e nel frattempo sono cambiate le norme. La legge, mai attuata, che rinnovò profondamente il sistema di reclutamento dei dirigenti prevedeva il coinvolgimento della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, portando la selezione in ambiti tali da evitare contenziosi e superare le difficoltà professionali degli esaminatori. Oggi il regolamento non è stato ancora approvato e pensare che da qui a settembre si possa attivare la macchina concorsuale è pura fantasia”.

 

“Tutte le proposte che portiamo avanti – ha concluso Giorgio Germani – non sono rivendicazioni sindacali, pur legittime, ma misure che se adottate sarebbero oltremodo salutari per il buon andamento delle scuole. Se si creeranno le condizioni per un concreto esame delle proposte avanzate siamo disponibili per ogni utile confronto e approfondimento, anche sul versante della quantificazione dei costi e della loro possibile copertura. Se non con decreto legge, si potrebbe provvedere, almeno in parte, con la legge di bilancio 2018”.

Boldrini: “Stiamo lavorando a un grande progetto per educazione digitale nelle scuole

da La Stampa

Boldrini: “Stiamo lavorando a un grande progetto per educazione digitale nelle scuole

«Con la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, stiamo ragionando su un grande progetto di educazione civica digitale». Lo ha annunciato la presidente della Camera, Laura Boldrini, durante i lavori della Commissione per i diritti e i doveri relativi ad internet.

«La Commissione ha deciso di uscire dal «Palazzo» per cui esperti e deputati sono andati nelle scuole» con la convinzione che serve un percorso didattico «per una maggiore consapevolezza digitale».

Una iniziativa, ha spiegato Boldrini, alla quale parteciperanno più entità, da Google a Facebook, da Confindustria agli editori, oltre, naturalmente il Miur e la Camera dei deputati”. L’obiettivo primario è quello di «entrare nelle classi dei nostri ragazzi e di parlare della grande utilità del digitale», ma anche dei suoi pericoli, della «necessità di farne un uso responsabile».

Mense scolastiche, ecco il ddl del governo: sì qualità, no panino da casa. Ma sparisce l’educazione alimentare

da Il Fatto Quotidiano

Mense scolastiche, ecco il ddl del governo: sì qualità, no panino da casa. Ma sparisce l’educazione alimentare

Presto in Aula al Senato il disegno di legge che introduce importanti novità in un comparto che ogni anno vede uno spreco di 870mila tonnellate di cibo. Nel testo in esame è previsto che “le procedure di selezione dell’offerta avvengano sulla base del criterio dell’offerta più vantaggiosa ma dev’essere comunque garantita l’adozione di una formula di che garantisca la preminenza del criterio della qualità”

Bonus per assumere dopo l’alternanza «scuola-lavoro»

da Il Sole 24 Ore

Bonus per assumere dopo l’alternanza «scuola-lavoro»

di Antonino Cannioto e Giuseppe Maccarone

Al via da ieri la procedura per richiedere le agevolazioni contributive riferite alle assunzioni anche in apprendistato collegate a percorsi di integrazione istruzione, formazione e lavoro di giovani lavoratori. Lo fa presente l’Inps con la circolare 109.

Nel documento l’Istituto detta le istruzioni per la fruizione dell’incentivo introdotto dai commi 308 -310, dell’articolo 1, della legge 232/16 (Legge di Bilancio 2017). La misura – che ha una durata massima pari a 36 mesi- si rivolge più in particolare alle assunzioni, realizzate entro 6 mesi dall’acquisizione del titolo di studio, di studenti che, in precedenza, hanno svolto – presso l’azienda in cui viene instaurato il rapporto di lavoro – delleattività di alternanza scuola-lavoro (almeno il 30 %) così come previste dalla normativa vigente.

Sono premiate anche le assunzioni a tempo indeterminato, sempre entro 6 mesi dall’acquisizione del titolo di studio, di studenti che hanno svolto, presso la medesima azienda, periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione. Il beneficio – riguardante tutti i datori di lavoro del settore privato (tranne le pubbliche amministrazioni) a prescindere dalla loro natura imprenditoriale – consiste nello sgravio della contribuzione a carico del datore di lavoro (esclusi i premi Inail) sino a un tetto massimo di 3.250 euro annui. Per espressa previsione di legge, sono esclusi dall’incentivo i contratti di lavoro domestico, quelli relativi agli operai del settore agricolo nonché i rapporti di lavoro intermittente.

Per fruire delle agevolazioni il datore di lavoro deve essere in regola con contributi e rispettare leggi e contratti. L’accesso all’agevolazione avviene per via esclusivamente telematica, attraverso la procedura on line Diresco; per l’ammissione all’esonero contributivo, rileva l’ordine cronologico di presentazione delle domande.

Trattandosi di un’agevolazione i cui fondi sono predefiniti, la prima istanza assume valenza preliminare, dovendosi quantificare l’impegno economico e verificare la disponibilità delle risorse. Per questo è richiesta (a cura del datore) la predeterminazione del beneficio. L’Inps ricevuta l’istanza, comunica – entro 48 ore – l’esito; in caso positivo, il datore di lavoro, entro 10 giorni di calendario, deve – a pena di decadenza – comunicare gli estremi del contatto a tempo indeterminato confermando così la prenotazione.

Per le sole le assunzioni già effettuate dal 1/1 al 10/7/2017, le cui richieste saranno inoltrate nei 15 giorni successivi (al 10/7), l’ordine di accoglimento sarà quello cronologico rispetto alla data di assunzione. L’esonero riconosciuto al datore di lavoro potrà essere recuperato tramite il collaudato sistema del conguaglio con i contributi dovuti all’Istituto in 36 rate mensili. A tal fine il massimale annuo è suddiviso in 12 quote pari a € 270,83 corrispondente a 8,90 euro per ogni giorno di fruizione. Superata la soglia mensile, il recupero dello sgravio potrà avvenire in corso d’anno, fermo restando il limite massimo di 3250 euro.

«Chiediamo un decreto legge per riordinare l’intero quadro dei ruoli amministrativi nelle scuole»

da Il Sole 24 Ore

«Chiediamo un decreto legge per riordinare l’intero quadro dei ruoli amministrativi nelle scuole»

di Giorgio Germani*

L’Associazione nazionale quadri delle amministrazioni pubbliche (Anquap), aderente alla Cida, intende porre all’attenzione delle istituzioni, della politica e delle amministrazioni centrali dello Stato, il tema dell’amministrazione delle istituzioni scolastiche ed educative; poco conosciuto, spesso dimenticato e/o maltrattato. Ne è testimonianza l’esclusione dell’argomento dalla recente riforma che va sotto il nome della “Buona scuola”.

Con l’autonomia in versione terzo millennio (di inizio 2000) e le rilevanti novità introdotte dalla riforma scolastica del 2015, le funzioni attribuite alle scuole su alunni, personale, risorse finanziarie e strumentali (e tanto altro ancora) sono aumentate, così come le attività degli uffici di segreteria. A fronte di ciò sono, purtroppo, diminuiti gli organici di oltre 46mila unità, il processo di digitalizzazione non avanza adeguatamente, mentre la complessità normativa e burocratica aumenta a dismisura. Le vacanze di posti per dirigenti e direttori sono elevate e alla loro copertura non si provvede adeguatamente (il 1° settembre 2017 1.700 istituzioni scolastiche si troveranno senza un Dsga di ruolo).

Dinanzi a questo scenario, dopo aver proclamato nello scorso mese di maggio un formale stato di agitazione, l’Anquap presenta una proposta di Decreto legge concernente “Misure urgenti in materia di servizi amministrativi, tecnici ed ausiliari delle istituzioni scolastiche ed educative per assicurare il corretto avvio dell’anno scolastico 2017/2018”.

Le richieste
A nostro avviso il Dl, per il quale riteniamo sussistenti tutte le condizioni di necessità ed urgenza, dovrebbe avere i seguenti contenuti: incrementare l’organico di diritto del personale Ata di 5mila unità, con priorità per i profili professionali dei Dsga, degli assistenti amministrativi e tecnici; prevedere l’assunzione straordinaria di personale Ata su tutti i posti vacanti e disponibili; procedere alla reinternalizzazione dei servizi di pulizia e sorveglianza ed al superamento dei rapporti di Cococo. Al personale che svolge il lavoro alle dipendenze delle ditte appaltatrici ed a quello con rapporti di collaborazione deve essere offerta la possibilità di assunzione alle dipendenze dello Stato nelle istituzioni scolastiche;
autorizzare il concorso per l’assunzione dei Dsga su tutti i posti vacanti e disponibili a partire dal 2017/2018 e con proiezione nei due successivi. Al concorso debbono essere ammessi anche gli assistenti amministrativi che hanno svolto le funzioni direttive in questi anni. Il tentativo in corso di un emendamento da inserire nel Dl sulla prevenzione vaccinale (per sbloccare il concorso dei Dsga) rappresenta un passo avanti non del tutto soddisfacente, ma comunque apprezzabile; stabilire la presenza in ogni istituzione scolastica del dirigente e del direttore, a prescindere dal numero degli alunni; rivedere la disciplina delle supplenze del personale Ata, ripristinando quella presente nel regolamento del 2000 con la sola modifica di supplenze annuali anche con riferimento ai contratti a tempo determinato sui posti disponibili degli assistenti amministrativi; riscrivere le regole per la sostituzione del Dsga e fissare l’indennità di funzioni superiori nel differenziale tra lo stipendio tabellare iniziale del Dsga e quello dell’assistente amministrativo.

Tutte le proposte che precedono non sono rivendicazioni sindacali, pur legittime, ma misure che se adottate sarebbero oltremodo salutari per il buon andamento delle scuole. Se si creeranno le condizioni per un concreto esame delle proposte avanzate siamo disponibili per ogni utile confronto e approfondimento, anche sul versante della quantificazione dei costi e della loro possibile copertura. Se non con Dl si potrebbe provvedere, almeno in parte, con la legge di Bilancio 2018.

*presidente Anquap

Chiuse le aree per infanzia, primaria e media: l’8% dei prof non inserisce il curriculum

da ItaliaOggi

Chiuse le aree per infanzia, primaria e media: l’8% dei prof non inserisce il curriculum

Chiuse le aree per infanzia, primaria e media: l’8% dei prof non inserisce il curriculum

Carlo Forte

Sono circa 1.200 gli insegnanti del primo ciclo (circa il’8% degli interessati) soggetti alla chiamata diretta che non hanno presentato il curriculum su istanze on line. L’operazione andava effettuata, dal 3 al 7 luglio scorso, dai docenti di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado, titolari su ambito. E consisteva nell’inserimento del proprio curriculum e della scuola di partenza, dalla quale il ministero dell’istruzione avrebbe dovuto dare inizio allo scorrimento delle tabelle di viciniorietà all’atto dell’eventuale trattamento d’ufficio. Il mancato inserimento del curriculum impedirà ai dirigenti scolastici di prendere contezza della disponibilità dei docenti inadempienti. E precluderà loro la possibilità di concorrere alla prima fase della lotteria degli incarichi triennali.

Al termine delle procedure di assegnazione degli incarichi, però, l’amministrazione dovrà comunque assegnare a questi docenti una cattedra. E lo farà sulla base delle disponibilità residue, scorrendo la tabella di viciniorietà partendo dalla prima scuola dell’ambito in cui risultano titolari, secondo i punteggi posseduti. Al momento non è dato sapere se il mancato inserimento del curriculum sia dovuto a un comportamento omissivo volontario oppure ad altri fattori. Resta il fatto, però, che tale adempimento non è obbligatorio. Tanto più che la legge 107/2015 prevede espressamente il trattamento d’ufficio nei confronti dei docenti che, essendo titolari su ambito, non abbiano ottenuto alcun incarico. La legge, infatti, consente ai docenti interessati di non accettare le proposte di incarico e, al tempo stesso, non obbliga i dirigenti scolastici ad effettuare la chiamata diretta. Di qui la previsione del trattamento d’ufficio da parte degli uffici scolastici al fine di collocare i docenti rimasti senza incarico al termine delle relative procedure.

In ogni caso, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, l’amministrazione centrale sembrerebbe incline a ritenere possibili anche inserimenti tardivi, se segnalati direttamente all’amministrazione dagli interessati. Fini qui le operazioni del I ciclo. L’inserimento dei curricula e della scuola di partenza per i docenti titolari su ambito nelle scuole del II ciclo (secondarie di II grado) avverrà, invece, dal 20 al 22 luglio. Completate tali fasi, i dirigenti scolastici provvederanno a formulare la proposta di incarico avvalendosi dell’apposita funzione messa a disposizione dal gestore del sistema informatico e ad inserire l’incarico accettato attraverso la relativa funzione SIDI, già utilizzata nell’anno scolastico precedente.

Per il personale docente che sia stato trasferito su ambito all’esito delle operazioni di mobilità, tali operazioni hanno avuto inizio per il I ciclo, l’8 luglio scorso e si concluderanno il 15 luglio. Per il secondo ciclo le operazioni saranno effettuate nel periodo compreso tra il 24 il 29 luglio, mentre per il personale neoimmesso in ruolo, presumibilmente, nella prima decade del mese di agosto. Alla conclusione di ciascuna fase di competenza dei dirigenti scolastici, relativa all’assegnazione del docente da ambito a scuola, gli uffici scolastici procederanno con l’azione surrogatoria nei confronti di eventuali docenti che non abbiano ricevuto o accettato proposte di incarico, da assegnare alle sedi rimanenti dando la priorità ai docenti già di ruolo provenienti dalle operazioni di mobilità: I ciclo dal 17 al 20 luglio; II ciclo dal 31 luglio-1°agosto, compresi i docenti titolari di ambito non in soprannumero che non abbiano partecipato al movimento. Poi sarà la volta dei docenti immessi in ruolo da graduatorie di merito concorsuali, infine, si procederà con l’assegnazione degli incarichi ai docenti immessi in ruolo dalle graduatorie ad esaurimento. In ognuna delle varie fasi saranno garantite le precedenze previste dalla legge. In tali casi, l’assegnazione della sede avverrà con priorità e direttamente con provvedimento dell’ufficio scolastico. Successivamente alla pubblicazione dei trasferimenti per la scuola secondaria di secondo grado, sarà possibile procedere alla determinazione dei contingenti, ripartiti per provincia, classe di concorso/tipo posto, da destinare alle nomine in ruolo.

Ape social, nubi sulla scuola

da ItaliaOggi

Ape social, nubi sulla scuola

Senza le specifiche per il settore, il pensionamento è out

Franco Bastianini

Prima scadenza per i lavoratori pubblici e privati che chiedono, avendone i requisiti, di beneficiare dell’anticipo pensionistico. È la cosiddetta Ape sociale, il nuovo istituto previdenziale introdotto dalla legge 232/2016, regolamentato dal decreto del presidente del consiglio dei ministri n. 88 del 23 maggio 2017 e con le indicazioni operative contenute nella circolare dell’Inps n. 100 del 16 giugno 2017.

Ancora senza risposte sono invece le numerose domande che continua a porsi il personale della scuola relativamente sia a quale attività lavorativa deve svolgere per aspirare a rientrare tra quelli che potranno beneficiare dell’anticipo pensionistico, sia sui tempi di pagamento dell’indennità prevista appunto dall’Ape sociale.

La prima scadenza è quella fissata per il prossimo 15 luglio. Tale scadenza riguarda esclusivamente i lavoratori interessati all’anticipo pensionistico, che entro il 31 dicembre 2017 si troveranno o potrebbero venire a trovarsi in una delle condizioni richieste dal citato decreto. Innanzitutto avere compiuto almeno 63 anni di età, poi poter fare valere uno o più dei seguenti requisiti: essere disoccupati a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, per dimissioni per giusta causa; assistere da almeno sei mesi il coniuge/parte dell’unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità e siano in possesso di una anzianità contributiva di almeno 30 anni; abbiano una riduzione della capacità lavorativa uguale o superiore al 74%, accertata dalla competente commissione per il riconoscimento dell’invalidità civile e siano in possesso di una anzianità contributiva di almeno 30 anni; risultino svolgere o avere svolto in Italia, da almeno sei anni, in via continuativa, una o più delle attività lavorative elencate nell’allegato A annesso al decreto n. 88, potendo fare valere anche una anzianità contributiva di almeno 36 anni.

Entro tale data dovranno infatti presentare all’Inps, esclusivamente in via telematica una domanda finalizzata al riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio.

Le domande presentate successivamente al 15 luglio, purché pervenute entro e non oltre il 30 novembre, potranno essere prese in considerazione dall’Istituto nell’anno 2017, esclusivamente ove residuino le risorse assegnate per tale anno.

La scadenza del 15 luglio riguarda anche il personale scolastico? Sembrerebbe di no stando almeno a quanto di legge in una lettera inviata lo scorso 26 giugno al ministero del lavoro e all’Inps dai sindacati Cgil, Cisl e Uil.

Ad avviso delle organizzazioni sindacali infatti i lavoratori del comparto scuola sarebbero impossibilitati ad accedere, nei tempi e con le modalità indicati nelle circolari Inps, sia all’Ape sociale che al pensionamento anticipato previsto per i lavoratori precoci, in assenza di un coordinamento tra queste norme e quelle sul collocamento a riposo del personale scolastico. Collocamento a riposo consentito solo a decorrere dal 1° settembre di ogni anno.

Di qui la richiesta urgente di indicazioni procedurali ed operative che tengano conto della particolare situazione in cui si trova il personale della scuola. Indicazioni procedurali e operative che avrebbero dovuto essere già presenti tanto nelle circolari dell’istituto di previdenza oltre che nei due decreti del presidente del consiglio dei ministri. Ma non è solo il mancato coordinamento che rende problematica l’estensione al personale della scuola della facoltà di chiedere di accedere al pensionamento anticipato. È presente anche una questione interpretativa sulle attività usuranti tutelabili, se tra il personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia, indicato alla lett. l) di cui all’allegato C annesso alla legge 232/2016, rientrino anche i collaboratori scolastici addetti alle pulizie. Nelle auspicate indicazioni procedurali sarebbe utile una risposta chiara anche a quest’ultima fattispecie.

Assunzioni, rebus graduatorie

da ItaliaOggi

Assunzioni, rebus graduatorie

Entro ferragosto assunti 52 mila docenti. Restano in organico di fatto altri 15 mila posti. Su alcune classi impossibile assumere: mancano candidati

Emanuela Micucci

Entro Ferragosto assunti 52 mila docenti. È la promessa del ministro dell’istruzione Valeria Fedeli per garantire un inizio del prossimo anno scolastico «ordinato» «dal primo giorno di scuola». Un cronoprogramma a tappe forzate per il Miur, partito 6 mesi fa e che ora ingrana l’acceleratore. «Quest’anno le assunzioni avverranno entro il 14 agosto», sottolinea il ministro, «con un mese di anticipo rispetto all’anno scorso, quando si conclusero il 15 settembre».

Si tratta di 52 mila contratti a tempo indeterminato con decorrenza dal 1° settembre «in modo anche da favorire la continuità didattica e del personale».

Per la scuola dell’infanzia si saranno 3.871 posti: 2.529 comuni e 1.342 di sostegno. Alla primaria le assunzioni saranno 10.376, di cui 5.482 sui posti comuni e 4.894 sul sostegno. Alle medie sono disponibili 13.356 posti comuni e 5.720 di sostegno per un totale di 19.076 assunzioni. I restanti 18.677 posti dovrebbero riguardare le superiori, ma per numeri più precisi occorre aspettare il 21 luglio, quando il Miur comunicherà i dati sui trasferimenti nella secondaria superiore.

Tutti i neoassunti dovranno scegliere l’ambito di destinazione e firmare il contratto nella prima settimana del mese. Tuttavia, le assunzioni quest’anno saranno meno di quelle programmate. E non tratterà di posti in più. Lo precisa la stessa Fedeli spiegando che i 52 mila posti di ruolo sono la somma dei 21 mila pensionamenti, cioè il normale turnover che da solo rappresenta la metà delle assunzioni, e dei 16mila posti ancora vacanti disponibili nell’organico di diritto. A questi vanno aggiunti altri 15.100 posti di organico di fatto trasformati in organico di diritto grazie all’intesa del 9 maggio con il Mef per l’attuazione della legge di Bilancio 2017.

In realtà l’ultima manovra prevedeva in origine 25 mila posti in più, indicati dal Miur come obiettivo perseguibile a fronte delle risorse disponibili. Ma poi il Mef il ha ridotti di un terzo, anche se in un primo momento si era detto disponibile per soli 9.600 posti. Si tratta, dunque, di 15.100 stabilizzazioni. «Non posti in più», precisano i sindacati, «ma quelli di cui le scuole non potrebbero mai fare a meno, pena l’impossibilità di svolgere l’ordinario servizio. Posti che ammontano, attualmente, a oltre 30 mila e dei quali, pertanto, se ne stabilizza la metà». Comunque, insiste Fedeli, le assunzioni «prima della Buona Scuola in media erano 24 mila l’anno», all’incirca la metà. Critica Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl Scuola: «Le assunzioni non saranno 52 mila semplicemente perché l’ultimo concorso non ha dato i risultati sperati e le graduatorie in molti casi sono vuote».

Il Miur, infatti, scorre le graduatorie per coprire posti vacanti e disponibili: il 50% delle assunzioni avviene scorrendo quelle dei concorsi banditi nel 2016 e il restante 50% scorrendo quelle ad esaurimento (Gae). Ma sempre più frequentemente le Gae sono esaurite, quindi «le assunzioni avvengono tutte tramite le graduatorie dei concorsi», osserva il ministro.

Tuttavia, alcune cattedre resteranno vuote per mancanza di docenti in graduatoria rispetto ai posti disponibili. Preoccupa soprattutto matematica, in particolare alle medie, ammette il ministro. Ma secondo un’elaborazione dell’Anief riguarda anche strumento musicale, tecnologia, spagnolo e alcuni insegnamenti tecnico pratici. Ci sono poi le nuovi classi di concorso. Come l’italiano per gli studenti stranieri, che secondo i dati Miur nel 207/18 alle medie ha appena 229 posti liberi in tutta Italia, di cui appena 10 a Roma, 19 a Milano, 20 in tutta la Sicilia.

Ok alle cattedre orarie esterne anche tra ambiti diversi

da ItaliaOggi

Ok alle cattedre orarie esterne anche tra ambiti diversi

Purché venga rispettato il criterio della vicinanza

MArco Nobilio

Via libera del ministero dell’istruzione alla costituzione di cattedre orario esterne anche tra ambiti diversi. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, l’amministrazione centrale ha autorizzato tutti gli ambiti territoriali provinciali, tramite gli uffici scolastici regionali, ad effettuare i completamenti delle cattedre orario esterne (le cosiddette Coe) anche tra ambiti diversi. Il provvedimento, che sarà utile in modo particolare in sede di compilazione dell’organico di fatto, non fa altro che applicare la normativa vigente in fatto di cattedre costituite con spezzoni ubicati in comuni diversi. Il vincolo dell’ambito, che era stato introdotto quest’anno, infatti, da una parte non garantisce il criterio di vicinanza tra scuole (vi sono alcuni ambiti che si estendono su territori che arrivano ad oltre 3 mila chilometri quadrati) e dall’altra esclude la possibilità di costituire cattedre con scuole vicine se ubicate in ambiti diversi che confinino tra loro.

Per contro, la normativa sulle cattedre orario esterne valorizza in modo particolare proprio il criterio delle vicinanza, ferma restando la preclusione della possibilità di costituire cattedre con scuole ubicate in province diverse. In particolare, l’ordinanza 191/97, che riguarda le scuole secondarie di I grado, all’articolo 6 da una parte vieta la possibilità di costituire cattedre tra più di due comuni: «Non è consentita la costituzione di nuove cattedre orario mediante l’abbinamento di tre scuole, qualora dette scuole abbiano sede in tre distinti Comuni.». Fatto questo che, nonostante il divieto, è diventato ormai una vera e propria prassi. Specie nell’entroterra a causa del forte calo demografico che si registra in questi territori. E dall’altra parte dispone che la cattedra orario esterna possa essere istituita «sempreché venga rispettato il criterio della facile raggiungibilità e sia assicurata al titolare la possibilità di adempiere a tutti gli obblighi di servizio». In più, sempre l’ordinanza, 191/97, prevede che, in presenza delle relative disponibilità, la cattedra orario esterna costituita nell’anno precedente non possa essere modificata nell’anno successivo «sempreché permangano le necessarie condizioni e non sia possibile variarle migliorando la raggiungibilità tra le scuole interessate».

Devono comunque essere modificate le cattedre orario esterne che abbiano evidenziato obiettive difficoltà per il titolare all’assolvimento degli obblighi di servizio.

Per le scuole secondarie di II grado il criterio di facile raggiungibilità assume rilievo in modo ancora più stringente. L’ordinanza 332/96, all’articolo 7, prevede che la conferma, dove possibile, delle cattedre orario già esistenti nell’organico di diritto nel corrente anno scolastico, su cui è assegnato un titolare. E tale possibilità si deve ritenere sussistente fino a quando nell’istituto di titolarità esista un numero di ore pari alla metà del corrispondente orario di cattedra. E il completamento, fatte salve le conferme, deve essere dato secondo il criterio di vicinanza all’istituto di titolarità, indipendentemente dal tipo d’istituto. In tale operazione, recita l’ordinanza, dovrà essere tenuto presente sia il territorio del comune, che dove possibile non deve essere superato, sia la necessità di abbinamento tra spezzoni orari di entità complessiva corrispondente all’orario di cattedra o non inferiore a 18 ore settimanali.

Esaurite le precedenti operazioni, continua l’ordinanza, si potrà procedere agli ulteriori abbinamenti tra istituti situati in sedi diverse facilmente raggiungibili, possibilmente nell’ambito del medesimo distretto e comunque di regola a distanza non superiore ai 30 chilometri. Il superamento di tale distanza potrà essere attuato, entro limiti ristretti, spiega l’ordinanza, nei casi in cui le sedi degli istituti interessati risultino collegate da vie di comunicazione e mezzi di trasporto che assicurano un collegamento rapido ed agevole.

Quanto all’entità dello spezzone nella cui sede si radica la titolarità, entrambe le ordinanze dispongono che esso debba essere ubicato nella sede dove vi sia lo spezzone con più ore e, in caso di priorità di ore (per esempio 9+9) la titolarità dovrà radicarsi nella sede che dia una maggiore affidabilità di permanenza.

Allo stato attuale, queste norme risultano essere ancora in vigore essendo incorporate in un provvedimento che si atteggia a vero e proprio regolamento. Ciò nonostante, nel corso degli anni la prassi ha disatteso in parte le regole contenute nelle ordinanze consentendo, di fatto, la costituzione di cattedre orario anche su tre comuni e individuando la sede di titolarità anche su spezzoni di sole 6 ore. Tale ultima soluzione, peraltro, non potrebbe essere adottata in via ordinaria, ma solo nel caso in cui vi sia da salvaguardare la titolarità di un docente che, in caso contrario, risulterebbe soprannumerario (in tal senso: Tribunale di Lecce in sede di reclamo n. 66/2011 in ItaliaOggi dell’8 novembre 2011, pagina 48). Ed è prevista in via eccezionale dall’articolo 6 del decreto interministeriale 35/2010

Decreto vaccini, il Pd all’assalto

da ItaliaOggi

Decreto vaccini, il Pd all’assalto

Dal concorso per direttori amministrativi, bocciato, alle reggenze, è raffica di emendamenti

Concorso Dsga fermo al palo. La doccia fredda per i direttori dei servizi generali e amministrativi (Dsga) delle scuole è arrivata dalla Commissione Bilancio del Senato che, giovedì scorso, ha espresso parere contrario alla terza versione dell’emendamento Puglisi (Pd) che apriva al reclutamento dei Dsga nel testo del decreto legge sui vaccini oggi in aula a Palazzo Madama dopo il via libera stanotte della Commissione Salute. Nelle scuole, infatti, sono 1.667 i posti liberi di Dsga che aspettano di essere banditi in un futuro concorso, sul quale nei giorni scorsi dal Miur erano arrivate rassicurazioni ai sindacati proprio alla luce dell’emendamento all’articolo 3 del decreto sull’obbligatorietà dei vaccini. Un testo dall’elaborazione travagliata.

Una prima versione, infatti, prevedeva espressamente «entro il mese di ottobre 2017 un concorso pubblico», «anche in deroga ai requisiti professionali richiesti» per gli assistenti amministrativi che hanno maturato almeno 3 anni di servizio nelle mansioni di Dsga negli ultimi 8 anni. Nella seconda versione scompariva sia l’assunzione per via concorsuale sia il termine entro cui avviare la procedura per il reclutamento. Due modifiche che restano anche nella terza versione del testo e che sono all’origine del parere contrario del Bilancio all’emendamento, che riprende i rilievi già sollevati dal governo proprio sull’opportunità di precisare che la procedura assunzionale «di carattere concorsuale e che venga svolta in tempi congrui per adempiere ai compiti d cui al disegno di legge».

Secondo la relazione tecnica del Miur, infatti, non vi sarebbero oneri aggiuntivi determinati dall’emendamento, tuttavia la ragioneria generale dello Stato ha evidenziato che la deroga a una serie di requisiti professionali per l’accesso alla procedura di reclutamento potrebbe portare a «richieste emulative di altre categorie professionali» con conseguenti «effetti negativi sulla finanza pubblica». Non ci sarebbero problemi di copertura economica invece per altri due emendamenti proposti dalla senatrice dem Francesca Puglisi. Quello che prevede che, nelle more del concorso per i dirigenti scolastici, in ciascuna scuola affidata in reggenza sia esonerato dall’insegnamento un docente individuato dal preside recupererebbe le risorse riducendo di 11,47 milioni per il 2017 e di 22,93 milioni per il 2018 il fondo per la legge 440/1997.

Mentre l’emendamento che incrementa di 10 milioni di euro per l’anno scolastico 2016/17 il fondo unico nazionale per la retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici potrebbe contare sulla riduzione del Fondo La Buona Scuola che, osserva il vice ministro dell’economia Enrico Morando, «presenta attualmente risorse per 15 milioni di euro». Mentre si chiude questo numero del giornale, la Commissione Salute deve riprendere in seduta notturna l’esame conclusivo del decreto vaccini, rinviato mercoledì dopo la votazione sugli emendamenti all’art. 1. Accantonando, per essere esaminato dalla Commissione Bilancio, l’emendamento che dal 1° gennaio 2018 estende l’obbligo vaccinale anche agli operatori scolastici e sanitari.

Via libera invece alla riduzione a 10 dei vaccini obbligatori: anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite ed anti-varicella. A queste vaccinazioni si ne aggiungono altre 4 consigliate, per le quali non sono previste sanzioni: anti-meningococco B, anti-meningococco C, anti-pneumococcica ed anti-rotavirus. Per morbillo, rosolia, parotite e varicella, resta la verifica a tre anni con la possibilità di far cessare l’obbligatorietà. Modifiche anche sulle sanzioni a genitori e tutori segnalati dalla Asl per la mancata vaccinazione dei figli: il tetto massimo scende a 3.500 euro ed è stato cancellato ogni riferimento alla possibilità di perdita della patria potestà. Le vaccinazioni potranno essere somministrate anche in farmacia.

Spaccate le regioni sul decreto vaccini. Il parere favorevole dato ufficialmente dalla Conferenza Unificata, giovedì, vede smarcarsi la Valle d’Aosta contraria e il Veneto che ricorrerà alla Consulta.

Pur dando l’ok al documento, Lombardia e Liguria, se le modifiche sostanziali al decreto proposte dalle regioni «non verranno accolte integralmente», valuteranno «le azioni necessarie ai fini del loro recepimento».