Sostegno e inclusione scolastica: come segnalare inadempienze

Disabili.com del 17-07-2017

Sostegno e inclusione scolastica: come segnalare inadempienze

Anffas lancia una campagna di mobilitazione per monitorare e individuare eventuali problematiche e lacune nell’applicazione dei diritti degli studenti con disabilità.

Manca poco più di un mese all’avvio dell’anno scolastico 2017/2018 e come avviene ormai costantemente, le domande che si pongono tutti gli studenti con disabilità e le loro famiglie restano sempre le stesse: le ore di sostegno assegnate a mio figlio saranno quelle di cui ha realmente necessità e soprattutto saranno garantite? I miei diritti di alunno saranno rispettati? Potrò andare in gita con la mia classe senza problemi? Il PEI – Piano Educativo Individualizzato, sarà redatto nei tempi e rispettato?

In questo panorama incerto, in cui l’inclusione scolastica sembra quasi essere un miraggio più che un diritto costituzionalmente garantito, si inseriscono come nota positiva le Linee Guida a supporto dell’inclusione scolastica prodotte dalla Regione Lombardia – su impulso di Fish e Ledha, a cui Anffas Onlus aderisce – volte ad assicurare risorse e indirizzi in vista proprio dell’inizio del nuovo anno scolastico e rappresentando una valida base da cui partire per monitorare la preparazione al nuovo anno scolastico con l’obiettivo di tutelare sin dal primo giorno di scuola a livello nazionale tutti gli alunni con disabilità, affinché possano usufruire di tutti i servizi e sostegni loro necessari per esercitare i loro diritti ad una effettiva inclusione scolastica in condizioni di parità con tuti gli altri alunni e studenti.

Nonostante la recente riforma nazionale, infatti, il percorso scolastico degli alunni con disabilità continua a non apparire certo e dubbi, timori e perplessità rimangono tra le famiglie: è per questo motivo che Anffas Onlus ha attivato una campagna di monitoraggio su tutto il territorio, mobilitando l’intera base associativa non solo per promuovere a livello locale la realizzazione di documenti come le Linee Guida lombarde ma anche e soprattutto per sorvegliare la reale applicazione dei diritti degli alunni con disabilità di ogni ordine e grado.

“La scuola è fondamentale per la crescita di tutti i ragazzi, compresi quelli con disabilità” dichiara Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas Onlus “e l’inclusione scolastica di conseguenza deve essere garantita perché è un diritto, non un miraggio o una “gentile concessione” delle istituzioni”. “Come dimostra il numero sempre maggiore di famiglie che si sono rivolte ai Tribunali per vedere rispettati i diritti dei propri figli” continua “nessuno è disposto ad accettare passivamente ulteriori mancanze e attraverso questa nostra campagna desideriamo far venire alla luce tutte le eventuali disfunzioni che si riscontreranno in avvio dell’anno scolastico”.

Conclude: “In tal senso, in caso di accertate violazioni, non esiteremo a rivolgerci anche alla Magistratura, e come sempre siamo anche pronti a batterci nei luoghi deputati poiché Anffas è presente ai Tavoli Ministeriali che trattano questa tematica”.

Prosegue il programma di appalti pre-commerciali MIUR-AgID

Prosegue il programma di appalti pre-commerciali MIUR-AgID: il 20 e 21 luglio tre nuove consultazioni di mercato

Al via nuovi appalti pre-commerciali per soluzioni innovative nella PA, previsti dal programma nazionale gestito dal MIUR in collaborazione con Agid, l’Agenzia per l’Italia Digitale.

Il 20 luglio 2017 dalle ore 09.30 alle ore 17.00, presso la sede dell’Agenzia per l’Italia Digitale, in via Listz 21 a Roma, si svolgeranno due consultazioni di mercato in tema di e-Health: la prima relativa agli “Strumenti e modelli innovativi per la gestione dei processi e dei rischi in sanità”; la seconda su “Sistemi intelligenti per il monitoraggio del paziente anziano”.

Strumenti e modelli innovativi per la gestione dei processi e dei rischi in sanità
La Gara è un Appalto di Ricerca e Sviluppo (R&S) finalizzato allo sviluppo di nuove soluzioni ICT e di nuove soluzioni organizzative che consentano:
la modellizzazione e formalizzazione delle procedure clinico-assistenziali, anche in relazione ai costi e agli esiti di salute;
la valutazione quantitativa dei livelli di rischio;
una guida alla scelta del percorso assistenziale ottimale;
il monitoraggio del percorso assistenziale adottato per il singolo paziente.
Il valore stimato dell’appalto è di € 1.641.379,76 (IVA esclusa), la durata prevista è di 24 mesi.

Registrazione alla Consultazione di mercato:
http://www.agid.gov.it/strumenti-modelli-innovativi-gestione-processi-rischi-sanita

Pagina informativa sulla gara:
http://www.agid.gov.it/agenda-digitale/innovazione-del-mercato/gare-pcp-nazionali/gestione-rischio-clinico-informazioni
E-mail: pcpmiur.bando10@agid.gov.it

“Sistemi intelligenti per il monitoraggio del paziente anziano”
La Gara è un Appalto di Ricerca e Sviluppo (R&S) finalizzato allo sviluppo di uno strumento informatico omogeneo per condividere specifici datasets tra Aziende Ospedaliere, al fine di:
rendere disponibili le informazioni terapeutiche durante le visite ambulatoriali di controllo e/o durante i ricoveri successivi, supportando l’aderenza alle prescrizioni e la riconciliazione farmacologica;
valutare per ciascun paziente i fattori di rischio personali ed ambientali, supportando l’attuazione di interventi mirati di prevenzione ed al contempo ridurre il rischio di caduta;
identificare e monitorare le necessità socio-assistenziali, di prevenzione della fragilità, e di educazione sanitaria dei soggetti anziani, condividendo le informazioni relative allo stato funzionale, alle multimorbilità, ai deficit fisici e mentali ed alle condizioni psico-sociali.
Gli strumenti realizzati dovranno avere i seguenti requisiti fondamentali:
economicità, valutabile secondo il criterio del costo del ciclo di vita della soluzione;
interoperabilità con le infrastrutture informatiche delle Aziende coinvolte (Anagrafica, Laboratorio di Analisi, Radiologia, Order Entry, Farmacia, CUP, Pronto Soccorso, ecc.) e con le piattaforme di flusso dati regionali;
interoperabilità con standard di riferimento riconosciuti.
Il valore stimato dell’appalto è di € 2.446.082,17 (IVA esclusa), la durata prevista è di 30 mesi.

Registrazione alla Consultazione di mercato:
http://www.agid.gov.it/sistemi-intelligenti-il-monitoraggio-del-paziente-anziano

Pagina informativa sulla gara:
http://www.agid.gov.it/agenda-digitale/innovazione-del-mercato/gare-pcp-nazionali/monitoraggio-intelligente-anziano-informazioni
E-mail: pcpmiur.bando06@agid.gov.it

Il 21 luglio 2017 dalle ore 9.30 alle ore 13.30, presso la sede dell’Agenzia per l’Italia Digitale, in via Listz 21 a Roma, si svolgerà una consultazione di mercato in tema di e-Government: “Modelli ICT innovativi e sostenibili per lo sviluppo e la gestione di servizi in reti di Comuni”.

La Gara è un Appalto di Ricerca e Sviluppo (R&S) finalizzato alla individuazione di una soluzione innovativa, rispondente ai fabbisogni di innovazione (sfide) espressi dalle Amministrazioni beneficiarie:

Realizzazione di un sistema informativo per la PA locale nel suo complesso, frutto di una nuova modellazione dei procedimenti organizzativi, basato su:
soluzioni a basso costo e a elevata automazione;
“dematerializzazione” dei flussi documentali;
introduzione di strumenti di workflow delle attività e di business process efficaci;
introduzione di un livello semantico che faciliti l’organizzazione dei documenti e l’accesso intelligente alle informazioni da parte di cittadini e imprese, inclusa la completa tracciabilità nel tempo delle loro istanze alle amministrazioni che fanno parte della rete;
impiego di tecnologie Cloud per il front-office e il back-office della PA locale.

Realizzazione di un sistema innovativo che permetta alle PA di:
razionalizzare le dotazioni informatiche e la gestione dei dati attraverso l’esternalizzazione delle infrastrutture e delle applicazioni con soluzioni cloud innovative ed affidabili;
migliorare l’affidabilità, sicurezza, continuità e la velocità della interazione con i servizi;
ridurre i tempi di esecuzione e migliorare i risultati dei procedimenti amministrativi;
aumentare la trasparenza dell’azione amministrativa;
aumentare la partecipazione dei cittadini attraverso strumenti di e-democracy.

Il valore stimato dell’appalto è di € 4.087.461,93 (IVA esclusa), la durata prevista è di 24 mesi.

Registrazione alla Consultazione di mercato:
http://www.agid.gov.it/modelli-ict-innovativi-sostenibili-sviluppo-gestione-servizi-reti-comuni

Pagina informativa sulla gara:
http://www.agid.gov.it/agenda-digitale/innovazione-del-mercato/gare-pcp-nazionali/ict-sostenibile-reti-comuni-informazioni
E-mail: pcpmiur.bando05@agid.gov.it

Gli incontri pubblici sono indirizzati principalmente agli operatori economici, all’industria, agli enti di ricerca e alle università che hanno interesse ad acquisire maggiori informazioni per un’eventuale partecipazione al bando di gara.

La partecipazione è libera previa registrazione alla relativa pagina sopra indicata.

La Consultazione di mercato è propedeutica a confrontare esperienze ed acquisire conoscenze tecniche, al fine di una migliore predisposizione degli atti di gara, conciliando le esigenze della Stazione Appaltante con l’offerta del mercato.

La Finlandia ha ragione

La Finlandia ha ragione

di Stefano Stefanel

 

Ultimamente sono arrivate due notizie dalla scuola finlandese: la loro accoglienza da noi è stata come sempre molto distratta, anche se leggendo tra le righe le poche reazioni hanno rivelato bene i sintomi del pensiero italiano sulla scuola. La prima notizia è quella secondo cui i risultati degli studenti finlandesi nelle rilevazioni internazionali per la prima volta dalla loro istituzione sono oggettivamente peggiorati, anche se leggermente. Il peggioramento della Finlandia è stato salutato con poca attenzione, ma quella poca ha mostrato il sospiro di sollievo degli italiani addetti alle cose scolastiche, visto che dimostrerebbe che anche il metodo finlandese non porta lontano. Dall’alto del nostro 28° o 29° nelle stesse rilevazioni riteniamo che avendo pazienza prima o poi il “cadavere” della Finlandia passa. E questo sarebbe il primo segnale del “passaggio”. Questo poi può voler anche dire che è ridicolo rincorrere i finlandesi, che tanto prima o poi ci raggiungono in basso: questo atteggiamento dimostra che non serve a niente che noi facciamo qualcosa per migliorare, visto che il nostro sistema scolastico va bene così com’è e che prima o poi i finlandesi scenderanno al nostro livello. La seconda notizia riguarda l’eliminazione delle materie dal curricolo scolastico, sostituite dagli argomenti. Questa seconda notizia è stata vissuta per un paio di giorni come un’eccentrica curiosità nordica ed è stata bocciata da tutto il sistema scolastico italiano guidato da Benedetto Vertecchi che in un’intervista ha detto che “copiare il metodo scolastico finlandese da noi sarebbe un grave errore” (Repubblica.It del 30 maggio 2017). Non c’è stato bisogno di aggiungere molto sull’argomento, visto che Vertecchi ha interpretato il sentire italico come forse mai in passato: giù le mani dalle discipline! Si può solo aggiungere che non si tratta di copiare la Finlandia, ma di comprendere – eventualmente – il problema nel suo insieme. Poi Vertecchi ha anche consigliato di volgere lo sguardo all’Estonia e allora le strade si divaricano.

Le due notizie lette insieme dicono che i finlandesi giudicano compiuta la loro riforma del 1992 e che decidono di prendere una nuova strada pedagogica ritenendo arrivati i tempi di cambiare. Nel frattempo noi abbiamo fatto una mezza dozzina di riforme senza riuscire a migliorare i nostri risultati e alternando cambiamenti a restaurazioni. Il sistema ritenuto migliore del mondo decide di cambiare nel momento in cui avverte degli scricchiolii. Noi, invece, forti del citato 28° o 29° posto, ad ogni cambiamento mandiamo avanti il TAR, soprattutto quello del Lazio. Loro applicano noi ricorriamo.

 

INTANTO IL NON FORMALE E L’INFORMALE…

Mentre la Finlandia regredisce leggermente e cambia tutto e noi rimaniamo saldi al nostro posto di rocciosa retroguardia ecco che il non-formale e l’informale aggrediscono in modo molto incisivo la nostra curricolarità riempita di programmi vecchi, cartacei e legati non solo alle discipline (comunque una cifra italica), ma addirittura alle classi di concorso e alle graduatorie, cioè a ciò che c’è di più lontano dal mondo reale. La speranza che il non-formale e l’informale possano essere fermati dal formale scolastico ha mostrato e sta mostrando tutta la sua risibile debolezza nella questione di internet e degli smarthphone o degli strumenti simili. Ormai ogni ragazzino dotato di mini-contratto ha più Giga di quanti ne avesse la Nasa quando mandava la gente sulla luna. E quindi anche la questione del wi-fi e della sicurezza informatica sta già da un’altra parte, mentre le scuole ancora discutono su come vietare l’uso dei cellulari, i gruppi WhatsApp dei genitori o altre incursioni del mondo esterne nella scuola.

C’è stato un altro momento nella storia del dopoguerra in cui la scuola si è trastullata col formale mentre fuori l’informale e il non formale stavano cambiando il mondo. Il ’68 nella società ha aperto la strada a quel ’68 nella scuola e nell’università che non ha permesso di lasciare tutto come prima e che ha aperto ad una stagione di riforme scolastiche di grande portata. Si potrà anche ironizzare sul sei politico (che non è stato così diffuso come si racconta), ma la scuola paludata e lontana dai giovani dei primi anni sessanta è esplosa non solo nella contestazione, ma anche nel cambiamento.

Può essere interessante alla luce del rapporto tra le discipline e il mondo reale considerare alcune evidenze del rapporto tra informale, non formale e formale nei vari ordini di scuola.

  • Scuola dell’infanzia. E’ la scuola che meglio regge alla pressione dell’informale e del non formale. E non potrebbe che essere così, visto che un semplice formalismo didattico non riuscirebbe a far fronte alla pressione delle aspettative educative delle famiglie e della società; l’azione didattica per sfondi integratori e campi d’esperienza è la migliore risposta che la scuola italiana sia riuscita a dare alle esigenze sociali, cultuali ed educative. E’ un peccato che quella scuola non abbia saputo spingere la sua ricerca didattica ed educativa almeno fino alla primaria, rimanendo una riserva di ottime insegnanti, eccellenti pratiche in un ciclo che però si chiude.
  • Scuola primaria. La scuola primaria ha la tendenza a farsi travolgere dall’informale e dal non formale, perché non riesce a distinguerlo. Il suo forte rapporto con la realtà dei bambini le fa credere di essere fuori pericolo. Invece il pericolo c’è eccome. La scuola primaria per sua natura non è disciplinarista, ma le maestre lo stanno diventando e ritengono virtuoso insegnare per tutta la vita le stesse discipline. Il mondo esterno non è disciplinare e l’approccio del bambino al sapere deve essere di tipo olistico e non specialistico. Se infatti si chiude il mondo dentro le discipline quando i bambini sono piccoli (6-8 anni) può accadere che questo mondo non venga riconosciuto e la strada del rapporto tra conoscenza e realtà sia in salita. La scuola primaria può agire per strutture unitarie e la tendenza alla divisione appare veramente una scelta perdente, capace soltanto di rendere teorico ciò che è per sua natura pratico.
  • Scuola secondaria di primo grado. E’ il segmento debole del sistema scolastico italiano, ma non si ritiene tale. La battaglia per il web e sul web è stata persa in partenza. La scuola “media” ha cercato di arginare l’accesso al web facendo fortilizi a difesa dei libri di testo. In realtà è successo e sta succedendo che l’informale e il non formale del web stiano devastando la crescita culturale degli adolescenti intervenendo in maniera scomposta nel complicato meccanismo dello sviluppo e dell’apprendimento, che troppo spesso non riesce ad essere guidato dalle scuole.
  • Scuola secondaria di secondo grado. Lo scontro tra formale e informale e non formale è diventato titanico e l’ingresso dell’alternanza scuola lavoro anche nei Licei ha reso fortissimo l’elemento di confronto con l’esterno. Inoltre la battaglia col web è stata persa in maniera netta, così come l’URSS a suo tempo perse la guerra fredda con gli USA. L’URSS stava ancora facendo le parate del 1° maggio sulla Piazza Rossa mentre l’Occidente americanizzato era diventato una società in cui i consumi sociali sembravano illimitati. Si pensi però anche a questioni molto semplici come le certificazioni linguistiche, che hanno reso inutili e spesso nocivi i voti nelle lingue comunitarie e hanno creato un condizionamento non-formale dentro i formalismi dei programmi di lingue.

La scuola italiana in tutte le sue componenti non riesce a mettere in relazione la prepotenza del suo sgangherato disciplinarismo nozionistico e mnemonico con i cattivi risultati dei suoi studenti. Inoltre scambia i suoi studenti migliori (i liceali) come frutto di sistema e non come selezione culturale di una scuola falsamente egualitaria. Se infatti i migliori alunni del primo ciclo vanno ai Licei classici o scientifici; quelli subito sotto vanno agli altri Licei e ad alcuni Tecnici; quindi a scendere si scelgono gli altri Tecnici e i Professionali e poi si va nel girone infernale della Formazione professionale ci si può consolare definendosi democratici, ma in realtà si stanno applicando meccanismi selettivi così forti e definitivi, che quelli delle bistrattate società orientali basate sui test d’ingresso sono al confronto molto più aperti e alla portata di tutti.

L’inclusione non può avvenire con i Licei italiani (tra i migliori del mondo) da una parte e tutto il resto del sistema secondario che produce dispersione, difficoltà e ineguaglianza dall’altra. Inoltre sarebbe interessante analizzare la selezione di certi licei, che si permettono di avere una dispersione alta pur avendo accolto gli studenti migliori richiamati da azione di orientamento in entrata molto aggressive.

 

LE DISCIPLINE SONO IL MEZZO

Le discipline sono il mezzo e diventano il fine solo per coloro che entrano nell’alta specializzazione disciplinare propria degli studi universitari. Quindi questa ossessione italiana per le discipline nella scuola (soprattutto in quella dell’obbligo) è l’elemento principale che determina la dispersione e il distacco col mondo reale:

  • costringere gli studenti ad essere tuttologi fino a 19 anni è una pratica perdente, resa surreale da esami di stato conclusivi congegnati in maniera dannosa ed inutile;
  • piegare il mondo dell’informale e del non formale al formale delle classi di concorso è subordinare la crescita della mente sociale e culturale dei giovani ai livelli occupazionali.

 

Luigi Berlinguer con il POF e l’autonomia aveva tentato di portare la scuola fuori dal suo formalismo, ma era stato costretto a lasciare la riforma a metà: aveva abolito i programmi ministeriali sperando che dal basso arrivasse la spinta a redigere curricoli legati ad esperienze e territorio e invece c’è stato un ispessimento del sapere sugli obsoleti libri di testo e sui vecchi programmi ministeriali. L’attuale Governo sta cercando di spostare il focus della scuola verso l’informale e il non formale (Piano Nazionale Scuola Digitale, Rapporto di Autovalutazione, Piano di Miglioramento, Progetti nazionali, Fondi Pon), ma lo fa senza toccare la questione delle discipline. La strada è finlandese, il metodo italiano: penso ne verrà fuori un disastro.

I finlandesi hanno comunque una profonda ragione: dopo 25 una riforma deve essere rivista dalle fondamenta. Le discipline sono una struttura culturale utile e necessaria per capire il mondo globalizzato veicolato dal web, ma non possono rimanere strutture chiuse e collegate all’occupazione dei docenti, che per loro natura cercano di chiudere il mondo dentro i propri confini.

L’abolizione delle discipline dal curricolo sta in questo rapporto ineludibile con l’informale e il non formale, che deve essere padroneggiato per non portare a forti squilibri. Tutti i progetti PON porteranno 3 miliardi di euro nelle scuole per farci entrare l’informale e il non formale. Ma le scuole se ne sono accorte oppure pensano che la Finlandia sia comunque fredda e poco popolata?

DDL 2037 servizio di refezione e pasto da casa

DDL 2037 servizio di refezione e pasto da casa:
sarà davvero no al “panino”?

di Cinzia Olivieri

 

È notizia recente che un emendamento all’art. 5 del DDL 2037, in discussione in IX^ Commissione Senato, avrebbe risolto la questione del “panino da casa” (come riduttivamente si definisce la scelta per il pasto domestico).

Il Disegno di Legge 2037Disposizioni in materia di servizi di ristorazione collettiva”, come può evincersi dalle informazioni relative al suo iter, è stato presentato il 4 agosto 2015 ed assegnato alla 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) in sede referente (con il compito quindi di preparare i documenti che saranno poi trasmessi in assemblea per il voto) il 3 febbraio 2016.

Il DDL disciplina i servizi di ristorazione collettiva e cioè: “l’attività di approvvigionamento, preparazione, conservazione, distribuzione e somministrazione di pasti, definita da un contratto stipulato tra il fornitore del servizio e un soggetto privato o una pubblica amministrazione in qualità di committenti” (art. 2)

In particolare l’articolo 5 definisce le caratteristiche della Ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica, considerata servizio pubblico essenziale, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della legge n. 146/1990. Prevede inoltre che le procedure di selezione avvengano sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (articolo 83 codice degli appalti) con esclusione dell’applicazione di quello del prezzo più basso (articolo 82), assumendo maggiore rilievo parametri di qualità.

Il testo normativo presentato non interviene quindi in merito ai rapporti con le famiglie ed in particolare all’esercizio del diritto di scelta alimentare con il pasto domestico.

Peraltro la nota sentenza della Corte d’Appello di Torino è stata pubblicata il 21 giugno 2016, proprio allorquando cominciava la trattazione in sede referente in 9a Commissione Senato.

Ma era inevitabile che la discussione portasse sull’argomento.

Così, si legge nei documenti che nella Seduta del 10 maggio 2017 la 10ª Commissione Industria, Commercio, Turismo ha sollecitato “altresì a valutare l’opportunità di intraprendere iniziative volte a ridefinire il cosiddetto «pasto da casa», ossia i cibi portati da casa a scuola in sostituzione della refezione organizzata”.

Alcune memorie presentate in sede di audizione, pur non contestando il diritto di un genitore di iscrivere i figli alla refezione in quanto servizio a domanda individuale (ANGEM , Legacoop Servizi), rilevano l’impossibilità di consumare il pasto domestico nello stesso locale dove viene distribuito quello della refezione, sia perchè quest’ultimo costituirebbe maggiore garanzia di corretta nutrizione, favorendo l’apprendimento di adeguate scelte alimentari, sia per le difficoltà nell’effettuare una congrua analisi dei rischi, in applicazione dell’HACCP.

Secondo l’ANCI, poi, la sentenza della Corte di Appello di Torino metterebbe in discussione la mensa scolastica quale conquista del “diritto al pasto uguale per tutti”.

Pertanto il predetto emendamento all’art. 5 introdurrebbe il seguente periodo: “I servizi di ristorazione scolastica sono parte integrante delle attività formative ed educative erogate dalle istituzioni scolastiche”.

Premesso l’antico brocardo latino per il quale “quod lex voluit, dixit”, da tanto tuttavia non pare potersi desumersi con certezza una obbligatorietà di adesione ad un servizio a domanda, come riconosciuto innanzi e confermato anche dall’art. 6 del recente Dlgs 63/2017 che recita: “laddove il tempo scuola lo renda necessario, alle alunne e agli alunni delle scuole pubbliche dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado sono erogati, … servizi di mensa, attivabili a richiesta degli interessati.”

Inoltre non è chiaro come un “servizio” (peraltro a pagamento, per quanto in proporzione al reddito, nella scuola dell’obbligo) identificato all’art. 2 quale “attività di approvvigionamento, preparazione, conservazione, distribuzione e somministrazione di pasti, definita da un contrattopossa finire per integrare attività di tipo formativo ed educativo.

Peraltro il tempo scuola non prevede sempre e necessariamente il tempo mensa ma (solo) nelle scuole dell’infanzia, primaria e (limitatamente) nella secondaria di primo grado il servizio è attivabile “a richiesta degli interessati”.

Ci si chiede quindi se si voglia giungere a condizionare la possibilità di scegliere un tempo scuola che preveda la mensa (pieno o prolungato) all’adesione al servizio.

Occorre poi aggiungere che l’art. 3 della Costituzione parla di uguaglianza “davanti alla legge”, elencando una serie di ragioni che ci rendono diversi: sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali al fine di garantire in condizioni di diversità le stesse opportunità. Perciò appare più corretto affermare che il servizio mensa ha garantito il “diritto di un pasto per tutti” e non “lo stesso” pasto

La corresponsabilità educativa, poi, implica la condivisione e non l’adesione forzata ad un modello.

Intanto per 18 luglio è previsto il seguito dell’esame in Commissione. Ma per i rappresentanti dei genitori della scuola ancora mancano organismi territoriali adeguati in grado di portare le istanze dalle periferie a livello centrale

Il principio della rana bollita e lo stato di agitazione dei DS

Il principio della rana bollita di Chomsky e lo stato di agitazione dei Dirigenti  scolastici

di Carmela De Marco

Il principio della rana bollita, utilizzato dal filosofo americano Noam Chomsky , fa riferimento alle persone  inerti, immobili, remissive, rinunciatarie, noncuranti, che accettano ogni tipo di vessazione .

Il principio della rana bollita.

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda, nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano.
Presto l’acqua diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda, un pò più di quanto la rana non apprezzi. La rana si scalda un pò tuttavia non si spaventa. Adesso l’acqua è davvero troppo calda, e la rana la trova molto sgradevole. Ma si è indebolita, e non ha la forza di reagire. La rana non ha la forza di reagire, dunque sopporta. Sopporta e non fa nulla per salvarsi. La temperatura sale ancora, e la rana, semplicemente, finisce morta bollita. Ma se l’acqua fosse stata già bollente, la rana non ci si sarebbe mai immersa, avrebbe dato un forte colpo di zampa per salvarsi.

I dirigenti  delle istituzioni scolastiche stavano facendo (e rischiano tuttora di fare) la fine della rana bollita.
Perché il progressivo incremento degli oneri relativi  alle responsabilità civili e penali è stato, nel tempo, corrispondente al progressivo decremento degli onori (le  indennità e lo stipendio).
Tale situazione, perdurata per anni (e, anzi, intensificatasi progressivamente), fino alla primavera del corrente anno scolastico,  non ha suscitato nessuna reazione, nessuna opposizione, anzi, ha provocato nella stessa categoria accettazione e, addirittura, senso di (apparente?) gratificazione.
Il ruolo dei dirigenti scolastici è stato via via demonizzato, vilipeso, offeso, denigrato, umiliato, sfruttato.
Vessazione dopo vessazione, obblighi dopo obblighi, con un decremento progressivo delle indennità e dello stipendio .
Così, i dirigenti scolastici sono diventati i capri espiatori “privilegiati” di un sistema che fa acqua da tutte le parti.
Datori di lavoro che, senza le disponibilità finanziarie e senza le competenze  tecniche atte ad assicurare la sicurezza di locali scolastici di proprietà di Enti  locali inadempienti e indifferenti ad ogni richiesta, rischiano di essere condannati per colpe mai commesse (per le quali  gli unici e veri responsabili risultano, nella maggioranza dei casi, non solo assolti, ma nemmeno indiziati).
Rappresentanti legali delle istituzioni scolastiche a cui si richiedono competenze  sempre più  elevate di tipo contabile, amministrativo, giuridico, didattico ed educativo .
Gli adempimenti obbligatori e pressanti a carico dei dirigenti , negli anni, si sono moltiplicati e sono diventati una vera e propria spada di Damocle che crea ansia e che provoca senso perenne di impotenza.
Perché gran parte degli adempimenti che costituiscono un obbligo richiedono disponibilità finanziarie che nei bilanci delle scuole sono mera utopia e risorse umane e professionali che sono diminuite e che devono essere costantemente formate e aggiornate .
Di recente, i dirigenti scolastici sono stati individuati anche come controllori atti a verificare le avvenute vaccinazioni e a segnalare le inadempienze .
La onnicomprensività a cui fa riferimento il contratto, ormai scaduto da anni, è diventata , talvolta,
la panacea per tante problematiche da risolvere e per tanti mali da curare.
Il dirigente, come datore di lavoro, deve anche valutare lo stress da lavoro correlato  dei suoi dipendenti.
Ma chi valuta il suo stress?
Chi valuta lo stress conseguente al senso costante di impotenza vissuto per l’impossibilità di adempiere
( talvolta con scadenze impossibili) a quanto  gli viene richiesto senza essere, spesso, nelle condizioni di potere espletare quanto di sua competenza?
Cosi , “grazie” ( si fa per dire) a queste costanti condizioni di lavoro,  i dirigenti , che per anni si sono sentiti gratificati, hanno vissuto una condizione che somiglia molto a quella della rana di Chomsky .
Immersi in una pentola in cui l’acqua è stata gradualmente riscaldata, anche con promesse che facevano riferimento a maggiori poteri (e che “dimenticavano” di riferirsi anche a maggiori compensi) si sono adeguati, accettando senza alcuna recriminazione ogni  nuova responsabilità civile e penale agli  stessi attribuita.
Però, contrariamente a ciò che succede alla rana di Chomsky , di recente, i dirigenti scolastici, lungi dall’intorpidirsi  a causa dell’acqua prima tiepida e poi bollente,  hanno avuto un guizzo.
Si sono risvegliati.
Sono riusciti ad uscire dalla pentola e, consapevoli dei rischi e dei pericoli a cui stavano andando e continuano ad andare incontro, sono balzati fuori, per salvarsi.
Sono balzati fuori e hanno esortato le OO.SS. a farsi carico delle gravi problematiche dagli stessi vissute.
Se ed in che modo si salveranno, lo sapremo prossimamente.

Scuola, supplenti in attesa dello stipendio da aprile. Miur: “Fondi non mancano, problema procedurale”

da Il Fatto Quotidiano

Scuola, supplenti in attesa dello stipendio da aprile. Miur: “Fondi non mancano, problema procedurale”

Secondo le indicazioni del sistema NoiPa il clamoroso ritardo è dovuto alla mancanza di coperture. Ma il Miur nega: “Messaggio fuorviante, le risorse sono già presenti nei Pos. Pagamenti entro il 20”

Supplenti senza stipendio da aprile. Per il Miur è solo problema procedurale

da La Tecnica della Scuola

Supplenti senza stipendio da aprile. Per il Miur è solo problema procedurale

Non sono una novità i problemi con l‘accreditamento dello stipendio per i docenti che effettuano le supplenze. Sono tantissimi colore che, tre le 30mila persone che effettuano le supplenze, aspettano il pagamento di quanto svolto.

Nei giorni scorsi NoiPa ha annunciato due “emissioni speciali”, una prevista per il 13 luglio e un’altra per il 19, ma ai supplenti della scuola non è arrivato nulla.

Il Miur – così come riporta il Fatto Quotidiano – prova a rassicurare i supplenti: “I fondi per le supplenze ci sono, nessuna mancanza di copertura sui capitoli di bilancio del Miur. I ritardi relativi al pagamento dello stipendio di maggio e giugno dipendono da un problema procedurale in via di risoluzione – sostengono da Viale Trastevere –  I pagamenti saranno effettuati infatti entro il 20 luglio. Le risorse sono già presenti nei Pos a copertura del pagamento degli stipendi delle supplenze brevi e saltuarie e la procedura NoiPa ha già creato il cedolino di pagamento dei contratti”.