Sempre piu’ scoppi d’ira in classe, l’Emilia-Romagna corre ai ripari

Redattore Sociale del 18-07-2017

Sempre piu’ scoppi d’ira in classe, l’Emilia-Romagna corre ai ripari

BOLOGNA. Le esplosioni di rabbia in classe da parte degli alunni sono “un problema che si rileva con sempre maggiore frequenza e che suscita molta preoccupazione”. Sono “uno dei problemi piu’ scottanti oggi a scuola”, tanto che l’Ufficio scolastico dell’Emilia-Romagna ha impostato le “linee fondamentali del Piano di prevenzione e di gestione delle crisi comportamentali a scuola”. L’Usr raccomanda agli insegnanti di ‘studiare’ bene come gestire queste situazioni. Ed e’ bene che lo facciano quest’estate, per arrivare ‘preparati’ alla riapertura delle scuole. Per questi ‘compiti delle vacanze’, alcuni giorni fa l’Usr ha messo a disposizione dei docenti “suggerimenti, indicazioni, pratiche didattiche che possono aiutare ad affrontare, contenere, depotenziare le crisi comportamentali”. Gli insegnanti “sono invitati a prendere visione” e i presidi “a porre il tema all’attenzione degli organi collegiali delle scuole”. A loro volta, le scuole, per la formazione dei docenti, sono “sollecitate a inserire il tema nella programmazione dei prossimi anni”.

Con una lunga nota, il direttore dell’Usr Emilia-Romagna, Stefano Versari, ricorda che l’estate e’ il tempo in cui, “al contrario di cio’ che la vulgata comune ritiene”, gli insegnanti “studiano e si preparano per l’anno che verra'” e ora e’ importante che sfruttino i mesi prima del ritorno in cattedra per comprendere come gestire le “crisi comportamentali che un numero crescente di alunni manifesta, fin da eta’ precoci”. Ovvero, le “reazioni esplosive di aggressivita’ verbale e fisica (verso se stessi, verso gli altri e verso gli oggetti), non volontarie e non pianificate, quindi fuori dal controllo cosciente dei ragazzi che le manifestano”. E qui bullismo, sopraffazione, vandalismo, sfida all’autorita’ e comportamenti devianti (come le gang giovanili, ad esempio) non c’entrano.

L’Usr dell’Emilia-Romagna spiega che le crisi comportamentali possono manifestarsi in ragazzi con disturbi certificati (dello spettro autistico, dell’attenzione e iperattivita’, oppositivo-provocatori, della condotta; in ragazzi con disabilita’ intellettive importanti, o con rilevanti problemi comunicativi e linguistici), ma anche in casi di “bambini o ragazzi con problematiche sociali complesse, che abbiano subito esperienze traumatiche, che vivano relazioni familiari gravemente conflittuali, che abbiano difficili storie di pre-adozione alle spalle, come pure in ragazzi esposti a modelli comportamentali violenti, reattivi, aggressivi”. Cio’ che accomuna queste situazioni “e’ che, trattandosi di comportamenti involontari e non consapevoli, in esse vi sono soltanto vittime”. Le crisi comportamentali “denotano sempre una grande sofferenza nell’alunno che le emette e derivano dalla sua incapacita’ di comunicare in modo diverso cio’ che prova, sente, di cui ha bisogno; a volte anche la sua incapacita’-impossibilita’ di comunicare con se stesso, di sapere cosa prova e perche'”.

Molte “esperienze e pubblicazioni internazionali” dimostrano pero’ che “esiste la possibilita’ di affrontare e attenuare tali crisi” capendo “quali fattori” le innescano e aiutando il bambino o il ragazzo a sviluppare le capacita’ di comunicare e relazionarsi che gli mancano. Non e’ facile, pero’. “A complicare il quadro vi e’ il fatto che le crisi causano grande preoccupazione nel contesto scolastico e sociale, minano i rapporti tra le famiglie e tra gli alunni, creano climi relazionali tesi e conflittuali, aumentano le difficolta’ che gli insegnanti incontrano nella quotidianita’ di classi sempre piu’ complesse”. Le crisi comportamentali, continua Versari, “provocano profondo turbamento emotivo, spavento e senso di impotenza in coloro che ne sono coinvolti o che vi assistono e determinano rischi per la sicurezza degli alunni e del personale scolastico, oltre che danni a suppellettili e arredi”.

Gia’ da tempo l’Usr si occupa del tema. Nel 2015 con un seminario, poi con percorsi formativi, ma “e’ tuttavia necessario accompagnare e sostenere le scuole in modo ancora piu’ strutturato e organico, fornendo suggerimenti, spunti, materiali didattici e strumenti operativi, che ne supportino e organizzino la riflessione e ne indirizzino le scelte operative”. E cosi’ l’Usr ha impostato le “linee fondamentali del Piano di prevenzione e di gestione delle crisi comportamentali a scuola”. In alcuni Paesi questo piano e’ obbligatorio, in Italia no, ma l’Usr pensa che alle scuole possa servire inserendolo sia nei Piani triennali dell’offerta formativa sia nei Piani educativi individualizzati o nei Piani didattici personalizzati.

Leggendo il materiale, sottolinea Versari, “si comprendera’ che non si tratta di un adempimento burocratico e formale”. Il lavoro educativo, didattico e organizzativo delineato dall’Usr “ha una marcata matrice relazionale e sociale. E’ infatti la comunita’ (scolastica, ma non soltanto) che viene sollecitata a comprendere le ragioni per cui un ragazzo esplode e che viene chiamata ad agire per insegnare a tutti i ragazzi modalita’ espressive, comunicative, di relazione, di comunicazione, adeguate ed efficaci”. La scuole sono invitate a lavorare in rete con psicologi, pedagogisti, famiglie e associazioni per “offrire strumenti per combattere la solitudine: quella dei ragazzi in crisi, delle loro famiglie, dei loro compagni di classe, dei docenti e del personale scolastico”. (DIRE)

SISTEMA INFORMATICO BLOCCATO

SISTEMA INFORMATICO BLOCCATO, MIUR PROROGHI SCADENZA E TORNI AL CARTACEO
“È inaudito che il sistema informatico del Miur vada in tilt a pochi giorni dalla scadenza dei termini per le assegnazioni provvisorie e l’aggiornamento delle graduatorie di istituto. La piattaforma Istanze OnLine risulta bloccata, centinaia di migliaia di utenti stanno tentando disperatamente di accedere senza riuscirci e le nostre sedi provinciali sono prese d’assalto. È una situazione intollerabile, indegna di un Paese civile”. Così Maria Domenica Di Patre, vice coordinatrice nazionale della Gilda degli Insegnanti, interviene in merito al caos provocato dalle disfunzioni del sistema informatico e dai tempi ristretti stabiliti per l’inserimento telematico del modello B e le assegnazioni provvisorie.
“Il ministero – spiega Di Patre – aveva previsto circa 300mila domande come lo scorso anno e invece ne sono arrivate  oltre 700mila. Ad aggravare ulteriormente la situazione, la brevità dei tempi: 10 giorni contro i 45 dell’anno precedente. In realtà, non si tratta soltanto di un sovraccarico del sistema, perché arrivano numerosissime testimonianze di veri e  propri errori del sistema”. 
“Chiediamo dunque al Miur che vengano prorogati i termini al 31 luglio e che sia data la possibilità di presentare il modello B in forma cartacea. È inutile e soprattutto dannoso ostinarsi a voler essere un’Amministrazione ‘agile’, smart, se poi non si è in grado di fronteggiare una simile situazione”.
“Non è la prima volta – conclude Di Patre – che la piattaforma Istanze OnLine finisce in panne: a questo punto, è più che lecito dubitare delle competenze e della professionalità dell’ente al quale il Miur ha appaltato la gestione del sistema informatico”.  

Anno scolastico a rischio, segreterie nel caos

Anno scolastico a rischio, segreterie nel caos, precari danneggiati. Fermare immediatamente e risolvere i problemi

Senz’altro nessuno si aspettava più di 700 mila domande per il rinnovo delle graduatorie di istituto (significativa dello stato occupazionale del Paese) ma ciò non giustifica le enormi difficoltà che si stanno affrontando per la compilazione del modello B che indica le scuole prescelte per la probabile chiamata a supplenza.

Il sistema è completamente bloccato senza che alcuno al Ministero sappia spiegarne le cause. Riteniamo molto grave quanto sta accadendo e stiamo studiando le possibili azioni di rivalsa.

Il malfunzionamento di questa infrastruttura rischia di pregiudicare l’inizio dell’anno scolastico. Sono danneggiati tutti: gli studenti e le famiglie, le segreterie delle scuole sovraccaricate di tutto il lavoro che il sistema informatico non riesce a svolgere e i precari che rischiano di subire penalizzazioni a causa dei malfunzionamenti continui fino a pregiudicarne la stessa opportunità di lavorare.

È tutto inadeguato, dal sistema informativo alle scadenze insostenibili. Anni di disinvestimenti e tagli si pagano.

Tutta la configurazione è sganciata dalle esigenze reali delle scuole. Bisogna fermare le macchine per risolvere i problemi immediatamente. Serve dare certezza alle scuole e ai diritti dei precari. Chiediamo una convocazione urgente delle organizzazioni sindacali.

FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO SCOLASTICO Elisabetta Turroni

COMUNE DI CESENA Assessorato alla Cultura

EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE

TEATRO BONCI Cesena

con il Patrocinio di

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna

con il sostegno di

Banca Popolare dell’Emilia Romagna Gruppo BPER

 

FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO SCOLASTICO
Elisabetta Turroni

 

TEATRO A. BONCI CESENA 20-24 MARZO 2018

XX edizione

 

È on line sul sito www.teatrobonci.it il bando di selezione riservato alle Scuole Superiori nazionali per la partecipazione alla 20ª edizione del FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO SCOLASTICO Elisabetta Turroni, in programma al Teatro Bonci di Cesena dal 20 al 24 marzo 2018.

Promosso e organizzato da Emilia Romagna Teatro FondazioneTeatro Bonci, in collaborazione con il Comune di Cesena Assessorato alla Cultura e con il sostegno di Banca Popolare dell’Emilia Romagna, il Festival seleziona, attraverso un bando pubblico a livello nazionale, 5 spettacoli, prodotti da Istituti Scolastici Superioriche hanno debuttato nel corso dell’anno scolastico precedente all’edizione in corso – da ospitare a Cesena, presso il Teatro Bonci, nel corso della manifestazione.

La Giuria, formata da esperti di teatro, esamina le domande di partecipazione e i materiali che pervengono al Comune di Cesena (entro il 30 settembre 2017) e, attraverso la visione di filmati e la lettura di copioni e progetti, sceglie gli spettacoli che ritiene più validi per essere presentati al pubblico. La qualità dello spettacolo e, in seconda istanza, il lavoro su temi importanti per le nuove generazioni sono i criteri che decidono l’ammissione alle finali del Festival.

I 5 gruppi scolastici finalisti in occasione del Festival rappresentano i loro lavori sul palco del Teatro Bonci, uno dei migliori esempi di teatri all’italiana, dotato di una straordinaria acustica e di un palcoscenico che si adatta ai monologhi quanto alle grandi produzioni, professionalmente attrezzato e gestito. La troupe scolastica ha a disposizione un pomeriggio per l’allestimento e le prove.

Per la rappresentazione dello spettacolo e il soggiorno a Cesena è previsto un contributo alle spese che varia dai 1500 ai 500 euro a Istituto.

Il Festival si conclude con una nuova valutazione della Giuria, che in base alle performance live assegna un monte premi di 2000 euro e vari riconoscimenti alle Scuole, segnalando le punte d’eccellenza dei singoli spettacoli (drammaturgia, messa in scena, scenografia, adattamento di un testo classico, coralità d’esecuzione, tema civile etc.).

In concorso è previsto anche uno spettacolo che rappresenta il genere del Teatro civile, a cui è assegnato il Premio corrispondente, di 500 euro.

Un referendum assegna, infine, il Premio del pubblico.

 

Segreteria del Festival (indirizzo a cui spedire i materiali)

Emilia Romagna Teatro Fondazione/ Teatro Bonci

Via Sostegni,10 – 47521 Cesena

Studentessa cade e si fa male durante una corsa campestre, la scuola non è responsabile per le lesioni

da Il Sole 24 Ore

Studentessa cade e si fa male durante una corsa campestre, la scuola non è responsabile per le lesioni

di Francesca Malandrucco

Cade e si fa male durante una corsa campestre organizzata dalla scuola nell’ora di ginnastica, secondo la Cassazione la scuola non è responsabile per le lesioni riportate dallo studente. Lo ha stabilito la terza sezione civile della Suprema corte con la sentenza numero 16666, depositata lo scorso 6 luglio.

La sentenza
I supremi giudici hanno respinto così il ricorso presentato da una studentessa dell’Aquila, all’epoca dei fatti minorenne, condannandola a risarcire le spese legali. L’episodio risale al 1995. La ragazza, che all’epoca frequentava la scuola media di Isola del Gran Sasso, durante una corsa campestre su una distanza di mille metri, era inciampata sul marciapiede che costeggiava l’edificio scolastico, e che era parte integrante del percorso da seguire, riportando alcune lesioni. Immediatamente era scattata la richiesta dei danni alla scuola. I giudici di I grado avevano sottolineato la totale assenza di responsabilità da parte del Miur e quindi dell’istituto scolastico, respingendo la richiesta di risarcimento perchè era stata «ritenuta adempiuta l’obbligazione contrattuale del ministero in rapporto alle caratteristiche della gara campestre alla quale si stava allenando la giovane e a quelle di non pericolosità del marciapiede, le cui condizioni erano pure ben note alla vittima, che frequentava i luoghi dove si tenevano le lezioni di educazione fisica». L’assenza di responsabilità del ministero, sia contrattuale che extracontrattuale, era stata sottolineata anche dalla Corte d’appello.

La decisione
Nelle motivazioni della sentenza, la Cassazione, dunque, non solo ha confermato le sentenze di primo e secondo grado, ritenendo la scuola non responsabile per le lesioni riportate dalla studentessa, ma ha sottolineato che «il riferimento alla problematica dell’insidia o della responsabilità da cose in custodia è del tutto fuori luogo perché la qui gravata decisione ampiamente motiva sulla presenza di un ostacolo come quello origine della caduta come insita nel rischio sportivo connesso al percorso della gara di corsa campestre». La Suprema Corte ha sottolineato inoltre che «la corte territoriale non parla mai di accettazione del rischio, ma di rischio connaturato alla specifica attività di educazione fisica posta in essere, in relazione alla specificità sportiva praticata nel momento».
Ritenendo inammissibili uno dei motivi del ricorso, infine, i supremi giudici sottolineano che: «Le ricorrenti non si confrontano con la ratio decidendi dell’impostazione dell’evento come gara di corsa campestre senza particolari violazioni delle relative regole, con conseguente esclusione, in via principale, della responsabilità extracontrattuale e, in via subordinata, con riconoscimento delle esimenti proprie dell’inerenza del rischio poi corso al regolare esercizio di un’attività sportiva particolare».

Scuola, senza l’aiuto della 104 è impossibile trasferirsi al Sud

da Il Messaggero

Scuola, senza l’aiuto della 104 è impossibile trasferirsi al Sud

Docenti con la valigia, pronti a partire. Ma per alcuni il trasferimento da una cattedra all’altra è più veloce, per tanti altri invece è praticamente impossibile. Ad accelerare i tempi della mobilità degli insegnanti entra in gioco e vince, ancora una volta, la precedenza dettata dalla Legge 104.

Docenti con la valigia, pronti a partire. Ma per alcuni il trasferimento da una cattedra all’altra è più veloce, per tanti altri invece è praticamente impossibile. Ad accelerare i tempi della mobilità degli insegnanti entra in gioco e vince, ancora una volta, la precedenza dettata dalla Legge 104. Tanto che, senza quella, al Sud non si entra.
Un tema delicatissimo, quello dei trasferimenti nella scuola: basti pensare che solo lo scorso anno, con la fase di mobilità straordinaria concessa ai docenti dalla legge della Buona Scuola, si spostarono oltre 150 mila docenti: la maggior parte dei quali utilizzò quella possibilità per lasciare le cattedre del Nord e tornare al Sud, nella provincia di origine. Una fase straordinaria, a cui seguì una altrettanto straordinaria difficoltà nell’avvio dell’anno scolastico, che dimostrò chiaramente quanto sia importante per i docenti poter tornare a casa. Per tutti, ovviamente. Ma per alcuni la strada è sbarrata.

I NUMERI

Basta leggere i dati degli esiti della mobilità richiesta per il prossimo anno scolastico, 2017-2018, e vedere come nella graduatoria dei maestri di scuola elementare, intenzionati a spostarsi da una provincia all’altra e quindi anche in un’altra regione, incide pesantemente la precedenza data dalla legge 104, che sostiene i lavoratori che assistono familiari con disabilità. Senza è difficile, a volte impossibile, ottenere il trasferimento. Secondo i dati del ministero dell’istruzione, rielaborati dal portale Tuttoscuola che denuncia il fenomeno da anni, nelle regioni del Sud la media di trasferimenti da legge 104 supera di gran lunga quella nazionale. Dei 2902 maestri di scuola elementare che hanno avuto il trasferimento interprovinciale, 624 si sono spostati grazie alla precedenza dettata dalla 104. Vale a dire il 21,5%, uno su 5. La percentuale si alza notevolmente nelle regioni del Sud dove raggiunge il 53,9% e nelle Isole con il 59,4%. Con picchi che si registrano in Sicilia, dove 153 dei 210 trasferiti hanno ottenuto il trasferimento con la legge 104, pari al 72,9%, e in Calabria con il 79,5% per cui su 127 trasferiti 101 hanno la 104. In Campania il 66,6% gode della mobilità grazie alla 104 e in Basilicata il 30,3%.

LE DENUNCE

Ad abbassare la media invece le regioni del Nord Ovest, con l’1,4% di trasferiti con la precedenza della 104, del Nord Est con l’1,1% e del Centro con il 5,2%. Nel Lazio, che detiene il maggior numero di trasferimenti da altra provincia con 470 docenti, hanno avuto la precedenza con la legge 104 soltanto in 43 pari al 9,1%. Che cosa comporta un quadro simile? Semplice: al Sud e nelle Isole non si entra nelle scuole elementari senza la legge 104. E sono proprio le regioni da cui provengono migliaia di docenti che coprono le cattedre del Nord, docenti che volentieri tornerebbero a casa anche perché la vita da fuori sede è molto più costosa. I posti disponibili al Sud, quindi, non coprono tutte le richieste e la corsa al trasferimento si fa difficilissima. E la precedenza data alla 104 fa la differenza.
In alcuni casi, in passato, è intervenuta anche la magistratura per fare luce su certificazioni irregolari. Soprattutto dopo l’intervento dell’ex sottosegretario all’istruzione, Davide Faraone, che due anni fa denunciò gli abusi della legge in Sicilia. Ma la 104, per la mobilità nella scuola, resta tutt’ora necessaria. Ad Agrigento su 10 posti disponibili 10 sono andati a docenti con precedenza da 104, a Vibo Valentia 14 su 16, a Palermo 53 su 65, a Trapani 10 su 12 e a Ragusa 10 su 13, a Cosenza 34 su 35 e a Reggio Calabria 24 su 37. Per tutti gli altri non restano molte possibilità. Anche la ministra Valeria Fedeli ha annunciato monitoraggi e controlli a sorpresa: «Combatteremo gli abusi sulla legge 104, a breve apriremo un tavolo con Inps, Regioni e ministero della Salute: dobbiamo agire a tutela di chi ne ha veramente bisogno».
Lorena Loiacono

 

Il dipendente si sente male in servizio: il certificato medico copre anche le ore lavorate?

da La Tecnica della Scuola

Il dipendente si sente male in servizio: il certificato medico copre anche le ore lavorate?

Come vanno considerate le ore lavorate se viene successivamente rilasciato un certificato medico nella stessa giornata lavorativa per sopravvenuto malore? In caso di uscita anticipata dal lavoro a seguito di un problema di salute come deve essere considerato il servizio prestato nella stessa giornata?
Sulla questione l’ARAN si è espressa con orientamento applicativo SCU_076, chiarendo innanzitutto che tale problematica non è disciplinata dal CCNL del comparto scuola e quinaid si può solo far riferimento alla giurisprudenza che distingue due ipotesi:
a) certificato medico rilasciato al termine di una giornata lavorativa: la prognosi comprende anche il giorno del rilascio, nonostante risulti lavorato (Cassazione, 6.2.1988 n.1290); non si ritiene che abbia alcun rilievo, a tal fine, la circostanza che il giorno risulti lavorato per intero o solo in parte;
b) La giornata non sarà considerata assenza per malattia se la relativa certificazione medica ha decorrenza dal giorno successivo a quello della parziale prestazione lavorativa.
Pertanto, non è ipotizzabile, in mancanza di una esplicita ed espressa scelta contrattuale in tal senso, la soluzione di riconoscere al dipendente un riposo compensativo di entità pari a quella della prestazione lavorativa resa nella giornata in cui è insorta la malattia; questa, infatti, si traduce nel riconoscimento di un beneficio aggiuntivo al dipendente che, per quella giornata, non solo si vede riconosciuto il trattamento economico di malattia (che riguarda l’intera giornata), ma può beneficiare anche di un riposo ulteriore (con oneri indiretti aggiuntivi per l’amministrazione).

Piccolo Prestito INPS, anche il dipendente della scuola può richiederlo

da La Tecnica della Scuola

Piccolo Prestito INPS, anche il dipendente della scuola può richiederlo

Il Piccolo Prestito INPS può essere richiesto dal dipendente in servizio presso Amministrazioni statali (scuole comprese), obbligatoriamente iscritto al Fondo credito, che versa il relativo contributo mediante trattenuta in busta paga dell’aliquota dello 0,35%.
Per procedere alla richiesta di Piccolo Prestito è necessario utilizzare la funzionalità self-service apposita, presente nell’Area riservata del portale NoiPA, nel menu “Amministrato –> Self Service –> Piccolo Prestito”. Attraverso il servizio è possibile compilare e inoltrare il modulo di richiesta senza la necessità di doversi recare presso la propria Amministrazione o presso le sedi INPS/ex gestione INPDAP.
Dopo la richiesta, mediamente il tempo di durata dell’iter per l’erogazione del Piccolo Prestito è compreso tra i 45 giorni ed i 60 giorni.
La restituzione della somma ricevuta in prestito avviene con applicazione automatica della ritenuta mensile sullo stipendio, in base al piano di ammortamento definito.
Possono essere chiesti importi pari alla singola mensilità, cioè a 1, 2, 3 o 4 mensilità nette di stipendio, rimborsabili rispettivamente in:
– 12 rate (prestiti annuali);
– 24 rate (prestiti biennali);
– 36 rate (prestiti triennali);
– 48 rate (prestiti quadriennali).
I piccoli prestiti annuali, biennali, triennali e quadriennali possono essere richiesti anche in doppia mensilità (due mensilità nette di stipendio per ogni anno di ammortamento), fino ad un massimo di 8 mensilità restituibili in 48 mesi, a condizione che il richiedente non abbia altre trattenute in corso sullo stipendio.
Sull’importo lordo della prestazione si applicano un tasso di interesse, un’aliquota per spese di Amministrazione e una per fondo rischi, secondo i seguenti valori:
– tasso di interesse nominale annuo: 4,25%;
– spese di Amministrazione: 0,50%.
Per estinguere il contratto di Piccolo Prestito, è necessario rivolgersi all’INPS, che ha in carico la lavorazione della pratica, attraverso l’apposita funzionalità all’interno del portale (INPS).Tale funzionalità permetterà di richiedere l’estinzione del debito residuo.

Cobas e Unicobas: il diritto di sciopero non si tocca

da La Tecnica della Scuola

Cobas e Unicobas: il diritto di sciopero non si tocca

Contro la proposta di legge a firma dei senatori Maurizio Sacconi e Pietro Ichino tesa a limitare il diritto di sciopero dei sindacati di base, fanno sentire la propria voce Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas e Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas.

Intanto – sostiene Bernocchi- sarebbe bene ricordare che il diritto di sciopero è garantito dalla Costituzione e può essere esercitato da chiunque e non solo da questo o quel sindacato.  Le norme attualmente in vigore consentono persino ad una associazione o ad un gruppo qualsiasi di cittadini e di lavoratori di proclamare uno sciopero.  E’ ben strano quindi che la maggioranza di Governo stia pensando ad espropriare i sindacati di base del diritto di sciopero”.

“La ‘logica’ sottesa alla proposta di Ichino & C. – afferma per parte sua Stefano d’Errico – affonda su di un assurdo logico e giuridico. Non può essere il pluralismo sindacale a creare problemi. Semplicemente se un sindacato è davvero poco rappresentativo, il problema non si pone, perché anche lo sciopero che proclamerà sarà poco seguito. Viceversa, visto che Ichino e sodali si stracciano invece le vesti perché gli scioperi riescono ed hanno l’effetto che per definizione devono avere (altrimenti che ‘scioperi’ sarebbero?), essi stessi dimostrano che le sigle che li hanno proclamati sono rappresentative de facto, perché in grado di mobilitare intere categorie, anche se non hanno maggioranza di quel 35% che è sindacalizzato”.

“Quanto al tema della rappresentatività – aggiunge Bernocchi – va detto che Cobas e altri sindacati di base appaiono poco rappresentativi solo perché le regole che misurano la rappresentatività sono fatte su misura dei sindacati concertativi. Ma se si cambiassero le regole c’è da stare sicuri che i risultati sarebbero ben diversi. Quando si vota per le RSU non c’è la possibilità di votare anche per una lista nazionale e quindi se in una scuola (o in un altro luogo di lavoro) non ci sono candidati Cobas o di altri sindacati di base, nessuno ha la possibilità di votare per noi. In questo modo sono decine di migliaia di mancati per i sindacati di base.”

“Sono le regole sulla ‘rappresentanza’ che hanno imposto lor signori a farli uscire dai gangheri – sottolinea ancora d’Errico – credevano di poter mettere a tacere i lavoratori assegnando il monopolio dei diritti sindacali ai sindacati di comodo e di partito con calcoli ed elezioni farsa ed ora scoprono che i lavoratori non si fanno abbindolare”.

Ma il segretario nazionale Unicobas non risparmia un attacco polemico anche alla sinistra politica e sindacale: “Siamo in queste condizioni grazie anche a tutta quella cosiddetta ‘sinistra’ appassionatamente inquadrata sotto le gonne di mamma Cgil (la cui leader Camusso ha sostenuto la posizione di Ichino su varie reti televisive), sindacato che, insieme a Cisl, Uil e comprimari ci ha già tolto persino il diritto di assemblea in orario di servizio ed ha voluto per la rappresentatività elezioni senza liste nazionali e senza diritto per i sindacati di base di cercare candidati nei posti di lavoro e – persino quando li troviamo – di farsi campagna elettorale”.

La proposta di legge è ferma al Senato da un paio di anni, ma nelle ultime settimane il dibattito è ripreso e mercoledì 19 verrà reso noto un testo unificato che sarà presentato alle Commissioni unifcate di Lavoro e Affari Costituzionali. Il percorso potrebbe non essere semplicissimo.

47 mila professori di sostegno “in deroga”

da La Tecnica della Scuola

47 mila professori di sostegno “in deroga”

47mila insegnanti di sostegno su 150 mila saranno chiamati «in deroga» a settembre dopo gli immancabili ricorsi delle famiglie. Un maccanismo levantino e  bizzarro ma in grado di evolversi e proliferare solo in Italia.
A riportare l’allarme lanciato dall’Osservatorio dei diritti della scuola è Il Corriere della Sera. In pratica si tratta di almeno 30 mila insegnanti di sostegno che vengono chiamati, su imposizione dei Tar, perché ai disabili non vengono assegnate tutte le ore di sostegno necessarie allo sviluppo e all’educazione del bambino/ragazzo e così dalle 9 ore concesse inizialmente si deve passare a 18, da una «mezza» cattedra ad una intera, con un esborso stimato, precisa Il Corriere, sulle casse dello Stato di 300 milioni di euro.
Cifra destinata a lievitare: se l’anno scorso sono stati 97 mila gli insegnanti di sostegno in organico di diritto, e 130 mila in totale le cattedre assegnate su posti di sostegno, per il 2017 -2018 si prevede una lievitazione a 150 mila posti con 47 mila insegnanti «in deroga».
La situazione più incresciosa colpisce, come sempre soprattutto il Sud, dove si concentrano i due terzi degli insegnanti in deroga. Il motivo? Primo perché al Sud i cittadini si sono resi conto delle ingiustizie e hanno cominciato a fare ricorsi al Tar, e poi perché sono stati fissati dei limiti di assegnazione di insegnanti di sostegno che risalgono al 2007, che non sono stati più rivisti e che non possono valere per i numeri aumentati di disabili riconosciuti nel tempo. In pratica, spiega Il Corriere, su 100 insegnanti di sostegno 88 dovevano essere stabilizzati e gli altri potevano essere precari/supplenti. Ma questo criterio è stato applicato a numeri di organico fissati nel 2007 dal governo, che non rappresentavano la situazione che si era venuta a creare nel 2013, tanto più che non teneva conto proprio delle migliaia di posti in deroga. Così la ripartizione dei posti ha penalizzato soprattutto il Sud, dove i posti in deroga erano di più.

In Sicilia  i casi più eclatanti. Qui l’organico era di 11.430 posti e dove l’organico di diritto da 8500 è passato a 10.020 in tre anni. E non tenendo conto che nel 2013 c’erano già 2 mila posti in deroga. “Se si fosse tenuto conto di questi posti, l’organico di diritto siciliano avrebbe dovuto essere di 11.900 posti. Cioè una differenza di 2000 posti che sono esattamente i due terzi degli insegnanti specializzati siciliani deportati successivamente al Nord dalla Buona scuola”.
«I posti in deroga oggi sono lievitati a più di 5 mila in Sicilia e conti analoghi si possono fare per tutto il Meridione. In Campania sono circa 6 mila, in Puglia più di 3500, nelle Marche 1000, in Abruzzo 1300 e così via. Lo stesso non vale per le Regioni del Nord, dove i posti in deroga sia in valore assoluto che in termini percentuali rispetto agli alunni sono decisamente inferiori»
«I posti ci sono e bisogna darli a chi ha i titoli giusti: la continuità è fondamentale per gli studenti, soprattutto disabili. E non è giusto che proprio i docenti più preparati pur di ottenere il posto di lavoro siano stati costretti ad emigrare».

Verso l’atto d’indirizzo per il rinnovo del CCNL: il nodo tra legge e contratto

da Tuttoscuola

Verso l’atto d’indirizzo per il rinnovo del CCNL: il nodo tra legge e contratto

Dopo l’incontro a livello politico al Miur, i commenti sindacali sul confronto per la predisposizione dell’atto di indirizzo per il rinnovo del CCNL sono stati tutti positivi, sia per il metodo seguito sia per il merito dei contenuti.

Non era mai capitato in passato che prima dell’emanazione da parte del Governo dell’atto di indirizzo per il rinnovo del Contratto il ministero dell’istruzione prevedesse un incontro propedeutico con le rappresentanze sindacali per presentare – e in qualche modo concertare – i problemi più importanti per la prossima contrattazione.

In comunicati separati, i segretari generali dei principali sindacati hanno apprezzato il metodo del confronto preventivo e hanno valutato positivamente l’impianto dell’atto di indirizzo prospettato, pur non essendovi stati approfondimenti di dettaglio.

Se pur con toni diversi, Maddalena Gissi per la Cisl-Scuola, Francesco Sinopoli per la Flc-Cgil, Pino Turi per la Uil-Scuola ed Elvira Serafini per Snals-Confsal hanno fatto riferimento all’Accordo del 30 novembre scorso tra Governo e Sindacati Confederali per i rinnovi dei contratti pubblici, al fine di “ricondurre alla contrattazione tutti gli aspetti economici e normativi relativi alla gestione del rapporto di lavoro” (Gissi), “quali la  formazione in servizio e la mobilità territoriale e professionale” (Serafini), aprirsi alla “possibilità di un rapporto negoziale non irrigidito da indicazioni prescrittive” (Sinopoli), auspicando “un testo che non veti o divieti” (Turi).

Ricordiamo che l’Accordo del 30 novembre ha previsto l’impegno da parte del Governo “di rivedere gli ambiti di competenza della legge e della contrattazione, privilegiando la fonte contrattuale quale luogo naturale per la disciplina del rapporto di lavoro”.

Tutto facile, dunque? Giustificata la valutazione positiva da parte dei sindacati?

Attenzione, l’accordo del 30 novembre potrebbe anche invece diventare un ostacolo per l’avvio immediato del negoziato. Vediamo perché.

PRIMA

Ricerca, il 18 luglio al Miur la presentazione del progetto PRIMA per l’area euro-mediterranea con la Ministra Fedeli e il vice Ministro Giro

Martedì 18 luglio, alle ore 14.00, presso la Sala della Comunicazione del Miur, in viale Trastevere 76/a, si terrà l’evento nazionale di lancio dell’iniziativa euro-mediterranea PRIMA, la Partnership of Research and Innovation in the Mediterranean Area, alla presenza della Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli e del vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Mario Giro.

Il partenariato PRIMA è un programma euro-mediterraneo di ricerca e innovazione incentrato sullo sviluppo sostenibile di soluzioni tecnologiche ed organizzative in materia di risorse idriche, sistemi alimentari e catene del valore agroalimentare, basato sui principi di parità, interesse comune e benefici condivisi – equal footing, co-ownership, common interest, shared benefit – fra tutti gli Stati partecipanti.

Grazie al contributo dei 19 Paesi che aderiscono e al significativo cofinanziamento da parte dell’Unione Europea, il programma avrà una disponibilità complessiva di circa 500 milioni di euro in dieci anni. Con la recente costituzione della Fondazione per l’attuazione di PRIMA e la nomina a suo Presidente del prof. Angelo Riccaboni dell’Università di Siena, l’Italia assume anche formalmente un ruolo chiave e direttivo.

PRIMA, sostenendo la collaborazione fra ricercatrici e ricercatori delle due coste del Mediterraneo e promuovendo positive ricadute sulle comunità dell’Area, intende contribuire al dialogo fra i Paesi e a società euro-mediterranee più sostenibili e stabili, in una prospettiva di diplomazia scientifica, oggi quanto mai importante.

L’evento del 18 luglio rappresenta un’occasione per consentire a tutti i membri della comunità scientifica italiana di conoscere il Programma e i meccanismi di finanziamento dei bandi, e costituirà un momento di forte impulso e condivisione di informazioni tra Atenei, Centri di Ricerca, Associazioni di categoria.


Programma

Decreto Dipartimentale 18 luglio 2017, AOODPIT 781

Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione
Ufficio II
“Welfare dello Studente, partecipazione scolastica, dispersione e orientamento”

Decreto Dipartimentale 18 luglio 2017, AOODPIT 781

Fornitura dei libri di testo in favore degli alunni meno abbienti delle scuole dell’obbligo e secondare superiori, per l’anno scolastico 2017/2018

Programma Operativo Nazionale – Azione 10.8.1 – Conferma graduatorie definitive regionali delle proposte progettuali degli Istituti scolastici

Fondi Strutturali Europei – Programma Operativo Nazionale “Per la scuola, competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020.
Asse II Infrastrutture per l’istruzione – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) – Obiettivo specifico – 10.8 – “Diffusione della società della conoscenza nel mondo della scuola e della formazione e adozione di approcci didattici innovativi” – Azione 10.8.1 Interventi infrastrutturali per l’innovazione tecnologica, laboratori di settore e per l’apprendimento delle competenze chiave.
Avviso pubblico per la dotazione di attrezzature per impianti sportivi nei licei scientifici a indirizzo sportivo e per la realizzazione di laboratori musicali e coreutici nei relativi licei – Prot. n. AOODGEFID/1479 del 10.02.2017.
Conferma graduatorie definitive regionali delle proposte progettuali degli Istituti scolastici.

Prot. 29241 del 18 luglio 2017

Decreto Dipartimentale 18 luglio 2017, AOODPIT 784

Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione

Decreto Dipartimentale 18 luglio 2017, AOODPIT 784

Ulteriori risorse finanziarie alle regioni per la fornitura di libri di testo in favore degli alunni e degli studenti in obbligo di istruzione