Terremoto, firmato l’accordo Miur-Università di Camerino

Terremoto, firmato l’accordo Miur-Università di Camerino. Stanziate risorse per edilizia e infrastrutture tecnologiche

(Mercoledì, 19 luglio 2017) La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli e il Rettore dell’Università di Camerino Flavio Corradini hanno sottoscritto oggi presso il Miur l’Accordo di programma che prevede lo stanziamento di risorse ad hoc per il rilancio dell’ateneo colpito dal sisma.

“Quello con l’ateneo di Camerino è un impegno che il Ministero aveva preso e a cui abbiamo voluto dare rapida attuazione in una prospettiva pluriennale – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli -. È importante ricostruire e sostenere l’università dopo i gravi danni subiti a causa del sisma. Dobbiamo essere al fianco di Camerino, del personale, delle studentesse e degli studenti: gli atenei sono centri culturali essenziali per lo sviluppo di un territorio”.

L’Accordo ha validità quadriennale 2016-2019 e, a valere sull’FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario), impegna il Miur ad assicurare che per il triennio 2017-2019 il peso dell’UniCAM su quota base e quota premiale FFO non sia inferiore a quello del 2016. E ad integrare l’assegnazione dell’FFO con uno stanziamento massimo pari a 11 milioni di euro per il 2016, a 10 milioni per il 2017, a 8 milioni per il 2018, a 6 milioni per il 2019.

Una quota di questi finanziamenti sarà destinata a compensare le mancate entrate dovute alla minore contribuzione studentesca: 7 milioni dello stanziamento per il 2016 per l’anno accademico 2016/17; 7 milioni per il 2017 per l’a.a. 2017/18; 5 milioni per il 2018 per l’a.a. 2018/19; 3 milioni per il 2019 per l’a.a. 2019/20.

Il contributo per la costruzione e locazione di nuovi edifici, il ripristino e il miglioramento della sicurezza degli edifici propri collocati al di fuori del centro storico di Camerino, parzialmente danneggiati dal sisma, per il 2016 è fissato in 3 milioni di euro e sarà rideterminato per gli anni successivi sulla base di un piano programmatico presentato dall’Ateneo fino a concorrenza massima comunque di 3 milioni di euro annui.

Sempre con riferimento all’anno 2016, viene finanziato un progetto di potenziamento della struttura tecnologica informatica per consentire agli studenti di fruire delle lezioni in diretta telematica e di mettere in sicurezza il Sistema informatico dell’Ateneo, ubicato in un edificio danneggiato dal sisma situato all’interno della “zona rossa”, per l’importo massimo pari a 1 milione di euro. Il Miur inoltre concederà, fino al 2019, il patrocinio di un numero massimo di cinque eventi annui di promozione didattica, scientifica, culturale e di innovazione.

A Palermo per ricordare Borsellino

Scuola, Fedeli: “A Palermo per ricordare Borsellino e dire alla mafia ‘Non ci spaventate’”

(Mercoledì, 19 luglio 2017) “Era giusto essere qui oggi per ricordare Paolo Borsellino e per i fatti dei giorni scorsi. Dopo lo Zen, lo sfregio alla lapide del giudice Livatino è un altro atto vigliacco di persone che hanno paura perché vedono che aumentano le famiglie che scelgono di vivere nella legalità e che scelgono l’istruzione. Si ha paura di tenere la memoria viva, di educare al rispetto delle regole e al contrasto di ogni violenza e sopraffazione. La scuola è un presidio fondamentale. Esserci ed essere qui è dire: ‘Non ci spaventate’”. Sono queste le parole che la Ministra dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ha pronunciato questa mattina in Via D’Amelio, dove si trovava in occasione degli eventi commemorativi del 25esimo anniversario della strage mafiosa in cui persero la vita Paolo Borsellino e cinque agenti della polizia di Stato che lo scortavano: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

La Ministra, accolta da Rita Borsellino e insieme alla Presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, ha incontrato bambine e bambini dei diversi quartieri di Palermo e Monreale, coinvolti nell’iniziativa “Coloriamo Via D’Amelio: il 19 luglio per i cittadini di domani”, prima di spostarsi all’Istituto Comprensivo “Giovanni Falcone”, oggetto nei giorni scorsi di raid vandalici.

“La risposta più straordinaria ai mafiosi – ha dichiarato – oggi l’hanno data le ragazze e i ragazzi. Incontrandoli ho notato che, nonostante i gesti vigliacchi dei giorni scorsi, non hanno un briciolo di paura, sono così convinti del fatto che lo stare insieme, l’educazione alla legalità, a non farsi del male e a crescere nel rispetto delle regole sia la cosa più forte per loro. Più loro crescono, più si allarga la funzione della scuola nel territorio, più si sconfiggono questi gesti di violenza, che sono solo gesti perdenti”.

Rivolgendosi alla dirigente scolastica Daniela Lo Verde, al sindaco Leoluca Orlando e a Maria Falcone, presenti all’iniziativa insieme a una delegazione della comunità scolastica dell’Istituto Alcide De Gasperi, anche questo vandalizzato la settimana scorsa, la Ministra ha aggiunto: “Sono qui per sostenere e continuare a riconoscere la straordinaria attività di educazione e formativa di questa scuola. Dobbiamo puntare sulle cosiddette ‘scuole di periferia’, dove c’è qualità, rendendole prioritarie, con ambienti innovativi per un’istruzione innovativa. Nel provvedimento in corso di discussione al Senato sul Mezzogiorno, il Miur ha fatto inserire programmi per superare la povertà educativa, perché lo sviluppo economico è dato anche dalla qualità delle competenze. Nel secondo provvedimento sul nuovo reddito di inclusione, che è in discussione nelle commissioni competenti di Camera e Senato, abbiamo fatto inserire un passaggio secondo il quale se si hanno figlie e figli al di sotto di 18 anni, questi devono essere mandati a scuola. Cultura e istruzione servono alla vita delle persone e del Paese” .

Una diffida, una risposta e qualche domanda

Una diffida, una risposta e qualche domanda

Gira in rete un documento, indirizzato a tutti e sei i sindacati dell’Area dell’Istruzione e della Ricerca, con cui i firmatari “diffidano” le OO.SS. rispetto alla eventuale sottoscrizione di un contratto che non preveda almeno:

  1. la piena perequazione economica con le altre dirigenze;
  2. l’attribuzione di risorse economiche e di personale aggiuntivo per ogni nuovo adempimento.

Ci fa piacere che gli ideatori del documento abbiano individuato come obiettivi contrattuali quelli stessi che sono, dichiaratamente e da tempo, i nostri. La domanda però resta: perché diffidarci a fare quello che siamo già fermamente impegnati a fare? Non lo sappiamo, e comunque la sostanza delle cose non cambia. Anp ha la serena coscienza di lavorare per quegli obiettivi da tempo: non sappiamo ovviamente se sarà possibile raggiungerli, ma possiamo con tranquillità affermare che non firmeremo un contratto che non preveda quel risultato. Possono dire lo stesso le altre sigle a noi accomunate nel documento?

Possono, in particolare, dire lo stesso CGIL, CISL, UIL e CONFSAL, che – firmando l’intesa del 30 novembre scorso – hanno accettato in partenza di accontentarsi di un “tetto” di 85 euro mensili in sede contrattuale? 85 euro medi, da distribuire, per di più, in proporzione inversa (cioè privilegiando i livelli funzionali inferiori)?

Ai colleghi che in queste ore hanno sottoscritto la diffida vorremmo ricordare che i sindacati non sono tutti uguali e non hanno tutti le stesse responsabilità in questa vicenda. C’è chi ha firmato fin dall’inizio una clausola capestro che, se mantenuta, impedisce radicalmente qualunque perequazione per i dirigenti; e c’è chi, come noi, a quel tavolo non si è neppure seduto, non ne ha accettato l’esito e continua a battersi per rovesciarlo. Chiamarli tutti insieme sul banco degli imputati non solo non rende giustizia alla realtà dei fatti, ma non aiuta la categoria. La mobilitazione, la raccolta di firme e le iniziative eclatanti non dovrebbero andare contro ogni forma di rappresentanza “a prescindere”: dovrebbero rafforzare chi lavora per la categoria e penalizzare chi opera contro i suoi interessi.

UN SINDACATO CHE NON TRATTA È UN NON SINDACATO

UN SINDACATO CHE NON TRATTA È UN NON SINDACATO

Il rinnovo del contratto è il momento dell’assunzione delle responsabiltà

CREDIBILITÀ E PROPOSTE SUPERERANNO POSIZIONI VECCHIE E PRECONCETTE

Va definitvamente superata l’idea stessa del complotto che, in questo Paese di memoria troppo corta, funziona sempre e, in ogni occasione, può essere utilizzata per fini particolari e a vantaggio di pochi.

L’articolo di Pietro Feliziani, postato da Salvatore Indelicato (su un blog governare la scuola), merita qualche considerazione, non tanto per i contenuti, non certo originali, quanto per la possibile disinformazione che può indurre in un comparto già molto disorientato. A noi è sempre capitato di dover subire l’accusa di svendere questo o quel pezzo di categoria o addirittura tutta, giusto per fare piacere a questo o a quel Governo.

Posizione questa intrisa di pregiudizi, visto che il contratto è molto al di là da venire e non siamo neanche ai presupposti che, molto faticosamente, si stanno costruendo. E’ l’idea stessa del complotto che in questo Paese, di memoria troppo corta, funziona sempre e che in ogni occasione può essere utilizzata per fini particolari e a vantaggio di pochi. I temi e i metodi sono sempre gli stessi: nessuna originalità! Prima si parlava di triplice, ora di quadriade, sempre e solo per evocare complotti e tradimenti. E’ una costante che i traditori aumentino in relazione alle difficoltà oggettive e alla mancanza di idee e di prospettive positive, se non quella della via giudiziaria. Come dire: noi non siamo capaci, ci rivolgiamo al giudice terzo.

Un modo per mettere le mani avanti ed addossare la colpa agli altri. Il solito scaricabarile! Anche qui nulla di nuovo: i ricorsi, le class action, la via giudiziaria al socialismo si sarebbe detto in passato. Inoltre, che si possa concludere un accordo contrattuale nel nostro Paese in agosto è una notizia d’anteprima che sostiene l’dea del complotto, ma, purtroppo, non ha alcun fondamento. Ancora, non mi pare che ci siano comunicati sempre e comunque unitari, ci sono solo quando la c.d. quadriade trova l’accordo sui contenuti. Su quelli e solo sui contenuti, la UIL Scuola, per il comparto e per il dipartimento dei Dirigenti scolastici, esprimerà il proprio giudizio nel momento in cui ci sarà la sintesi e bisognerà assumere decisioni e, come afferma lo stesso autore, senza i nostri voti non si firma alcun contratto, almeno se vogliamo considerare la quadriade.

Anche l’ANP, che parla di “perequazione non trattabile”, deve indicare la strada da percorrere e non limitarsi, in modo preventivo, alla resa scaricando le responsabilità sugli altri. Un sindacato che non tratta è un non sindacato, ma su questo l’ANP è almeno coerente non crede nella contrattazione e rifiuta di riconoscere l’accordo del 30 novembre, che, invece, i contratti permette di aprire. Proprio l’ANP dovrebbe dare conto di una politica, da posizioni di maggioranza in termini di rappresentatività che, dal nostro punto di vista, si connota quasi unicamente per spocchia dialettica e sostanziale accondiscendenza al Governo, vedi 107/2017.

Una politica che ha isolato la categoria e che ora si affida ad una disperata protesta piena di rabbia e con poche idee. Una categoria che, disorientata, si trova in mezzo al guado di una dirigenza senza identità che li candida all’oblio e all’isolamento o, al più, a mettersi nelle mani di avvocati, panacea di ogni male.

E’ stupefacente che solo ora ci si renda conto che per ottenere il giusto adeguamento retributivo, occorre un contratto a cui deve collegarsi la provvista per rinnovarlo e la disponibilità del Governo a finanziarlo. Con l’accordo del 30 novembre, non abbiamo rinnovato il contratto, abbiamo solo creato le premesse per farlo, anche sul lato del finanziamento abbiamo definito il minimo (85 euro), non il massimo.

Occorre, ora, solo trovare nuovi finanziamenti, cosa che stiamo rivendicando, insieme alla quadriade. Chi ha tela per tessere, tessa e smetta di trovare solo alibi. Bisogna dare risposte sindacali. Come sempre, arriva il momento dell’assunzione delle responsabiltà e noi lo faremo nel confronti della categoria in funzione di un sistema scolastico statale messo sempre più spesso vicino al collasso, ma questo sembra non interessi a nessuno.

Di Pino Turi – Segretario Generale Uil Scuola

SCUOLA E CALCIO, UN’ALLEANZA EDUCATIVA

SCUOLA E CALCIO, UN’ALLEANZA EDUCATIVA
MIUR e FIGC insieme per promuovere l’attività sportiva e diffondere
i valori del rispetto, della legalità e dell’accoglienza
L’obiettivo è focalizzato sull’Europeo Under 21 del 2019

Si è tenuta questa mattina al Miur la conferenza stampa “Scuola e calcio, un’alleanza educativa”, alla presenza del Ministro dello Sport Luca Lotti, del Sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, del Presidente della FIGC Carlo Tavecchio, del Presidente del settore Giovanile e Scolastico della FIGC Vito Tisci, del Presidente del Comitato Organizzatore del Campionato Europeo UEFA Under 21 Alessandro Costacurta.

Nel corso della conferenza stampa è stata ribadita la collaborazione tra Miur e FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) che vedrà un rafforzamento attraverso la condivisione di percorsi educativi trasversali, che interessano sia la scuola Primaria sia quella Secondaria di I e II grado, che avranno come orizzonte l’organizzazione del Campionato Europeo UEFA Under 21 del 2019. Un grande evento internazionale, che si terrà nelle città di Bologna, Cesena, Reggio Emilia, Trieste, Udine e nella Repubblica di San Marino, e vedrà il mondo della scuola coinvolto con progetti specifici sia per la scuola primaria che per quella secondaria, in collaborazione con la FIGC e con il Ministro per lo Sport in prima linea, per la buona riuscita della manifestazione. Anche in vista di questo obiettivo, i temi che verranno affrontati nel prossimo biennio dai progetti didattico-sportivi oggetto della convenzione tra FIGC e MIUR saranno legati ancora di più a valori quali il rispetto, l’accoglienza, l’integrazione e l’inclusione.

Sono stati inoltre presentati i risultati delle attività del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC per l’anno scolastico 2016/2017 inserite nel solco della collaborazione tra i due enti, denominata ‘Valori in Rete’ e finalizzata alla promozione dei valori sportivi e dei corretti stili di vita grazie all’insegnamento della disciplina calcistica e dei suoi valori positivi.

Tavolo semplificazione

Tavolo semplificazione: si continua a parlare di stress lavoro correlato dei dirigenti e di sicurezza delle scuole

Il 17 luglio 2017 è proseguito al MIUR il lavoro del Tavolo sulla semplificazione avviato nella seduta del 4 luglio scorso. Si è discusso in particolare del tema della rilevazione dello stress da lavoro correlato dei dirigenti e della sicurezza nelle scuole.

L’Amministrazione, presente il Vice Capo di Gabinetto, ha raccolto le osservazioni delle OO.SS. sulla proposta di questionario elaborato nell’ambito della ricerca di cui si dava conto nel comunicato del 4 luglio scorso. Tale strumento, nelle intenzioni dell’Amministrazione, sarà proposto ai direttori degli Uffici scolastici regionali, responsabili della rilevazione dei dati relativi allo SLC, che in quanto tali potranno apportare le modifiche ritenute più opportune.

La delegazione ANP, dopo aver sottoposto all’Amministrazione alcune puntuali proposte di modifica del testo, ha richiesto di avere al più presto informazioni sulla tempistica dell’operazione e, considerata la rilevanza della stessa, ha chiesto all’Amministrazione di gestire in modo unitario a livello nazionale la rilevazione tramite un questionario da somministrare online mediante il Sistema Informativo MIUR appositamente adeguato. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile garantire la semplicità della rilevazione, l’immediatezza dell’elaborazione dei dati e la possibilità di effettuare i necessari confronti tra gli esiti nelle diverse regioni, fermo restando l’anonimato dei rispondenti. L’ANP, inoltre, consapevole dell’ampia letteratura scientifica sul tema e dell’esistenza di strumenti di rilevazione dello stress da lavoro correlato messi a punto nell’ambito della comunità scientifica internazionale e già validati, ha chiesto di avere informazioni di maggiore dettaglio circa la validazione dello strumento di rilevazione.

L’Amministrazione, nel ribadire che il questionario proposto è stato costruito proprio nell’ottica di favorire la confrontabilità dei risultati pur nel rispetto dell’autonomia decisionale dei Direttori USR, ha informato che la somministrazione potrà presumibilmente avvenire non prima del mese di ottobre, secondo le decisioni che saranno assunte a livello regionale.  Ha dichiarato, inoltre, l’intenzione di condividere gli esiti della rilevazione in forma sintetica con la parte sindacale e le modalità di gestione delle problematiche che emergeranno dai dati raccolti.

Per quanto riguarda le proposte di modifica al D. lgs. 81/08 (C. 3830 e C. 3963), l’Amministrazione ha chiesto di essere puntualmente informata delle posizioni che ciascuna organizzazione sindacale assumerà nel corso delle audizioni presso le Commissioni riunite “Istruzione” e “Ambiente e Lavoro” della Camera, così da poter esaminare la questione delle responsabilità del dirigente della scuola anche attraverso un dialogo con il Ministero del lavoro.

La delegazione ANP ha riferito quanto dichiarato dal Presidente Rembado in sede di audizione alla Camera lo scorso 11 luglio sui DDL C. 3830 e C. 3963; ha ribadito la necessità di delimitare con chiarezza e senza ambiguità gli ambiti di competenza degli enti proprietari degli edifici scolastici e quelli del dirigente scolastico, mantenendo salda la distinzione tra gli obblighi di manutenzione strutturale ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici e in particolare degli impianti, in capo agli enti proprietari, e obblighi di gestione e organizzazione, in capo al dirigente o al funzionario preposto. Ha sottolineato che non devono essere incriminabili per interruzione di servizio i dirigenti che decidessero di interdire l’uso dei locali da loro ritenuti inadeguati, né devono essere imputabili ad essi le contravvenzioni in materia di sicurezza se i dirigenti hanno già provveduto a richiedere i necessari interventi agli enti competenti. A questo proposito ANP ha segnalato l’urgenza di introdurre efficaci strumenti di pressione nei confronti dei soggetti tenuti a garantire la sicurezza degli edifici, tematica della massima rilevanza per garantire che i nostri figli frequentino le scuole in condizioni di effettiva serenità.

Miur, sito in tilt per graduatorie dei supplenti temporanei. Sindacati: “Nessuno si aspettava 700mila domande”

da Il Fatto Quotidiano

Miur, sito in tilt per graduatorie dei supplenti temporanei. Sindacati: “Nessuno si aspettava 700mila domande”

A creare questa impasse sembra essere la scadenza del 25 luglio che per ora, nonostante le richieste delle organizzazioni sindacali, il Miur non intende modificare. Entro quella data le scuole, infatti, devono controllare e inserire nel sistema i dati dei docenti che intendono candidarsi a ricoprire questo ruolo

La carica dei 650mila prof a caccia di supplenze

da Il Sole 24 Ore

La carica dei 650mila prof a caccia di supplenze

di Claudio Tucci

Sarà l’elevato tasso di disoccupazione giovanile, che continua a sfiorare il 40 per cento. O una ritrovata “passione” per l’insegnamento nella scuola italiana. O più realisticamente la fame di lavoro che c’è in Italia. Sta di fatto che al consueto aggiornamento triennale delle graduatorie d’istituto, seconda e terza fascia, quelle per capirci da cui i presidi attingono per le supplenze brevi, c’è stato un vero e proprio boom di istanze: ne sono arrivate circa 650mila, spiegano dal ministero dell’Istruzione. Un numero elevatissimo, che in questi giorni sta dando non poco da fare alle segreterie scolastiche chiamate a completare le procedure di inserimento nelle graduatorie.

I nuovi ingressi
La fetta principale di “nuovi ingressi” è in terza fascia: qui non è richiesta l’abilitazione, ma il semplice possesso del titolo di studio valido per insegnare (da precario, e a chiamata) una determinata classe di concorso (materia). È possibile che moltissimi neolaureati abbiano fatto domanda per la terza fascia, un pò anche per non precludersi una possibile chance lavorativa. Ma questa possibilità è stata fatta anche da molti disoccupati, persone magari over40 che hanno perso il lavoro, e sperano di trovarne un altro. Per la seconda fascia invece è richiesta l’abilitazione (qui magari la richiesta è arrivata da i vari abilitati sul sostegno o dai vincitori di contenzioso). La prima fascia delle graduatorie, le cosiddette Gae, non sono interessate da questo “assalto”, in quanto sono a esaurimento e i circa 50mila docenti ancora inseriti saranno tutti assunti nel tempo (intanto, lavorano con contratto annuale).

A settembre tocca alle graduatorie Ata
Adesso le scuole dovranno perfezionare queste 650mila domande ricevute: gli aspiranti professori dovranno indicare entro il 25 luglio le 10-20 scuole, a seconda del grado di istruzione, dove poter essere eventualmente chiamati. E, se non l’hanno già fatto, attivare un indirizzo mail: da settembre infatti le chiamate delle scuole per le supplenze arriveranno per mail. Sempre a settembre poi si apre l’aggiornamento delle graduatorie Ata: e anche qui potremmo avere numeri elevatissimi.

Quelle scelte tra fame di lavoro e la precarietà dell’infrastruttura informatica della Pa

da Il Sole 24 Ore

Quelle scelte tra fame di lavoro e la precarietà dell’infrastruttura informatica della Pa

di Eugenio Bruno

Nei 650mila aspiranti prof, che hanno preso d’assalto (mandandolo in tilt) il sito del ministero dell’Istruzione per aggiornare le graduatorie di istituto e candidarsi a una supplenza breve, c’è una fotografia fedele del paese reale. Di quell’Italia che, secondo l’Ocse, resta terz’ultima per occupati in età lavorativa e, a detta dell’Ue, quart’ultima per indice di digitalizzazione.

Come non vedere la fame di lavoro alla base della corsa a una cattedra, peraltro temporanea e solo eventuale, che è andata in scena nei giorni scorsi e che ha visto raddoppiare, da un anno all’altro, il numero degli interessati all’inserimento in II (se già abilitati) o in III fascia (se semplici laureati) ? Risultato: la piattaforma web per la scelta delle 10 (0 20 scuole) in cui insegnare si è fermata per ore. Come già accaduto in passato sia per le iscrizioni online da parte delle famiglie che per l’invio del plico telematico alle commissioni di maturità. A testimonianza della precarietà che ancora attanaglia l’infrastruttura informatica delle nostre Pa. E che ha fatto rimpiangere ai più la vecchia procedura cartacea.

Edilizia, alle scuole fondi per 2,6 miliardi

da Il Sole 24 Ore

Edilizia, alle scuole fondi per 2,6 miliardi

di Giuseppe Latour

In vista della pausa estiva, il Governo assesta un’accelerazione sul fronte dell’edilizia scolastica. L’annuncio è arrivato ieri da parte della ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli: «Nei prossimi venti giorni mobiliteremo altri 2,6 miliardi per dieci azioni fra cui ci sono la nuova programmazione degli interventi 2018-2020 per 1,7 miliardi, le risorse per l’antisismica e per la costruzione di nuove scuole». Prosegue così il percorso di messa in sicurezza degli istituti di tutto il paese, sul quale ieri il Governo ha fatto un bilancio: in totale dal 2014 sono stati aperti 7.235 cantieri in tutta Italia.

La ministra Boschi: impegno concreto per la scuola
Il lavoro fatto in questi anni sui 42mila edifici scolastici italiani è stato sintetizzato dalla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi che ha spiegato: «Il governo dei mille giorni ha scelto di investire in tre anni maggiori risorse che negli ultimi venti. Un impegno concreto, promosso e rilanciato con decisione anche dall’attuale esecutivo, di cui oggi possiamo cominciare a raccogliere i primi risultati concreti». Nel 2014 l’esecutivo ha avviato un’inversione di tendenza sugli stanziamenti per l’edilizia scolastica, superando quota un miliardo di euro, dopo che negli anni precedenti non si era mai andati oltre il mezzo miliardo.

Gli stanziamenti
Da quel momento sono stati messi in fila stanziamenti per 9,5 miliardi: 4,7 miliardi sono stati già assegnati agli enti locali. E, soprattutto, sono stati aperti oltre 7mila cantieri: di questi, 5.695 sono stati già chiusi e altri 780 saranno completati nel corso del 2017. In queste cifre sono comprese anche le scuole nuove: ne sono state finanziate 303 (209 già completate). «È un’azione che ha i suoi punti di forza nel dire basta agli interventi tampone e che punta a finanziare opere cantierabili, a prediligere ristrutturazioni complete o – in molti casi – nuove costruzioni. Non è più necessario guardare agli esempi stranieri: le belle scuole sono anche in Italia», dice Laura Galimberti, coordinatrice della Struttura di missione per la riqualificazione dell’Edilizia scolastica.

Le nuove risorse
Non ci sono solo gli stanziamenti passati, ma anche le nuove risorse in arrivo. Nelle prossime settimane, prima della pausa estiva, il ministero dell’Istruzione ha in preparazione una raffica di decreti che sbloccherà risorse per 2,6 miliardi. Soprattutto, sarà portata alla Conferenza Stato-Regioni con un decreto interministeriale la nuova programmazione unica nazionale per l’edilizia scolastica per il periodo 2018-2020: vale da sola 1,7 miliardi di euro. Altri 321 milioni saranno inseriti in un decreto per assegnare a Province e Città metropolitane risorse per l’antisismica e la messa in sicurezza. Andrà in pubblicazione a inizio agosto l’avviso relativo al Pon scuola da 350 milioni per la messa in sicurezza nel Mezzogiorno. Senza dimenticare le diagnosi di rischio nelle scuole in zona 1 e 2: saranno finanziate con 100 milioni.

Presidi, un vicario per i vaccini

da ItaliaOggi

Presidi, un vicario per i vaccini

Nel decreto legge, oggi all’esame dell’aula del senato, torna il docente-vicedirigente. La figura ripristinata per un anno, in attesa del concorso

l decreto legge 7 giugno 2017, n. 73 contenente disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, che oggi in prima lettura sarà, salvo imprevisti, convertito in legge dall’aula di palazzo Madama con le integrazioni e le modifiche apportate al testo del decreto nel corso dell’esame da parte delle competenti commissioni e dalla stessa aula, ripristina nella scuola, anche se limitatamente all’anno scolastico 2017/2018, la figura del docente esonerato dall’insegnamento per svolgere attività di collaborazione nello svolgimento delle funzioni organizzative ed amministrative proprie del dirigente scolastico.

La possibilità di disporre l’esonero dall’insegnamento era prevista dall’art. 459 del decreto legislativo n. 297/1994 e successive modificazioni (art. 3 della legge 350/2003 e art. 19, comma 6, del decreto legge n. 98/2011), articolo che era stato abrogato dall’art. 1, comma 329, della legge n. 190/2014 (legge di Stabilità 2015).

Con l’abrogazione dell’art. 459 a decorrere dal 1° settembre 2015 la figura del docente vicario esonerato dall’insegnamento non aveva più ragione di essere soprattutto in considerazione dell’attuazione dell’organico dell’autonomia, funzionale all’attività didattica ed educativa nelle istituzioni scolastiche e educative.

In sua sostituzione l’art. 1 della legge 107/2015, tutt’ora in vigore, dispone che il dirigente scolastico può individuare nell’ambito dell’organico dell’autonomia fino al 10% di docenti che lo coadiuvano in attività di supporto organizzativo e didattico dell’istituzione scolastica senza che da ciò derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. E senza esonero totale dall’insegnamento.

Il ripristino della figura del docente con esonero voluto dal legislatore viene giustificato dalla necessità di assicurare gli adempimenti previsti per le istituzioni scolastiche in applicazione appunto delle disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale contenute nel decreto legge. Per la giustificazione addotta, il ripristino di tale figura sarebbe, nelle more dell’espletamento del primo concorso a dirigente scolastico da bandire ai sensi dell’art. 29 del decreto legislativo n. 165/2001, non solo limitato all’anno scolastico 2017/2018 ma consentito esclusivamente nelle istituzioni scolastiche di dimensioni superiori ai limiti di cui all’art. 19, comma 5, del decreto legge n. 98/2011 (oltre 600 alunni) attualmente prive di dirigente titolare e pertanto affidate in reggenza e senza che da ciò possano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

La norma che consente il ripristino della figura del vicario con esonero totale dal servizio di insegnamento precisa, infatti, che all’onere derivante pari a 11,47 milioni di euro per l’anno 2017 e a 22.93 milioni di euro per l’anno 2018 si dovrà provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’art. 1 della legge n. 440/1997, legge che ha istituito il Fondo per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta formativa e per gli interventi perequativi.

Dubbi sul limite temporale del ripristino del vicario con esonero.

La limitazione all’anno scolastico 2017/2018 della reintroduzione nell’ordinamento scolastico della figura del docente vicario con esonero non appare del tutto credibile tenuto conto che a tutt’oggi non è ancora stato bandito il concorso a dirigente scolastico necessario per coprire tutte le istituzioni scolastiche che oltre ad essere prive di un dirigente titolare sono di dimensioni superiori ai limiti (attualmente oltre un migliaio). È pertanto ipotizzabile che per il successivo anno scolastico si renderà necessario un nuovo provvedimento legislativo che non solo disponga una proroga ma individui le necessarie coperture degli oneri connessi.

Settecentomila domande di supplenza, e il sito del ministero va in tilt

da la Repubblica

Settecentomila domande di supplenza, e il sito del ministero va in tilt

Entro il 25 luglio i candidati devono compilare il modulo online, ma il server del Miur è ko per l’assalto inatteso di centinaia di migliaia di aspiranti precari. Per qualche ora in cattedra può bastare la laurea, anche senza abilitazione.

di Salvo Intravaia

Sito in tilt e precari “sull’orlo di una crisi di nervi” per l’aggiornamento delle graduatorie d’istituto. In queste ore, migliaia di potenziali supplenti stanno tentando di inserire la loro scelta sulle 10 o 20 scuole dove svolgere qualche supplenza nel prossimo triennio: il 2017/2019. Ma il sistema, spiegano i sindacati, è “perennemente inceppato”.

“Stiamo pressando il ministero dell’Istruzione perché slitti il termine ultimo per la compilazione online del cosiddetto modello B: quello che consente al supplente di scegliere le scuole dove svolgere il proprio servizio”, spiega Lena Gissi a capo della Cisl scuola. In quanto i precari stanno incontrando mille difficoltà a portare a termine un’operazione che richiederebbe qualche minuto. La risposta più frequente che dà il sito Istanzeonline del Miur in queste ore è infatti la seguente: “Il sistema è momentaneamente non disponibile, riprovare più tardi”. Una situazione che, spiega una docente, si protrae per ore.

Perché il cervellone ministeriale, a causa dell’enorme numero di accessi contemporanei – si parla di oltre 700mila – va spesso in default e i precari, di conseguenza, in crisi. “I nostri centralini stanno letteralmente esplodendo – continua Gissi – e i supplenti sono preoccupatissimi di non potere completare la procedura”. Da questa domanda, infatti, dipende il futuro lavorativo di decine di migliaia di docenti a tempo determinato che, per via delle graduatorie provinciali quasi vuote in molte province, vedono crescere le possibilità di qualche buona (lunga) supplenza a partire da settembre. Ma prima occorre completare l’iter burocratico per l’inserimento in graduatoria.

Per comprendere il tutto è utile un passo indietro. Quando occorre nominare un supplente, se non ci sono candidati nelle graduatorie provinciali, il dirigente pesca il docente da quelle d’istituto. Dove è possibile iscriversi, per la media e il superiore, anche senza abilitazione all’insegnamento: solo con la laurea. È per questa ragione che le graduatorie d’istituto sono state letteralmente prese d’assalto da giovani e meno giovani in cerca di lavoro.

Dal 13 al 24 giugno scorso, i supplenti d’istituto hanno aggiornato la propria posizione e il proprio punteggio, con la possibilità di inserirsi ex novo. Poi le scuole, entro il 25 luglio, dovranno “acquisire” (controllare e inserire al sistema) le domande inserite dai supplenti. I quali, sempre entro il 25 luglio prossimo, devono compilare online il cosiddetto modello B, quello che consente di scegliere le scuole dove svolgere le supplenze: venti per la scuola media e superiore, dieci per la scuola dell’infanzia e primaria. Ma il sistema sovente entra in crisi e il tempo stringe.

“È il solito problema della differenza tra teoria e pratica”, chiosa Pino Turi, della Uil scuola. “Le domande sono troppe – continua – è il sistema non regge. Se non si stabilizza il sistema si rischia la paralisi”. “Senz’altro, nessuno si aspettava più di 700mila domande – aggiunge Francesco Sinopoli, della Flc Cgil – per il rinnovo delle graduatorie di istituto, ma ciò non giustifica le enormi difficoltà che si stanno affrontando per la compilazione del modello B. Il sistema – conclude Sinopoli – è completamente bloccato senza che alcuno al ministero sappia spiegarne le cause. Riteniamo molto grave quanto sta accadendo e stiamo studiando le possibili azioni di rivalsa”.

Intanto, se slitta la chiusura delle aree, come auspicano precari e sindacati, per consentire a tutti di inserire le sedi, l’anno scolastico inizierà col solito balletto di supplenti ad ottobre/novembre. Una situazione che tutti vorrebbero evitare. Dal Miur spiegano che “l’invio del modello B riguarda centinaia di migliaia di aspiranti docenti”. “Un afflusso che – ammettono da viale Trastevere – ha provocato effettivamente rallentamenti per l’accesso al sistema. In alcuni momenti è stato registrato l’inserimento di 150 domande al minuto. Quest’anno i tempi di compilazione del modello sono poi più ristretti rispetto allo scorso anno e anche questo ha portato ad una maggiore concentrazione di utenti sul portale dedicato. Anche per questo è stata richiesta al fornitore una modifica al sistema di inserimento che al momento sta funzionando correttamente”.

Prof a caccia di supplenze, sito del Miur in tilt: 150 domande al minuto

da Corriere della sera

Prof a caccia di supplenze, sito del Miur in tilt: 150 domande al minuto

di Valentina Santarpia

Centocinquanta domande al minuto: e così il sito del ministero dell’Istruzione rischiava di andare in tilt. È stato necessario modificare alcuni parametri per permettere il flusso impressionante di domande in arrivo per compilare il cosidetto modello B, che permette al supplente di indicare le scuole dove si ambisce a fare una supplenza nei prossimi tre anni. «Ora dovrebbe funzionare tutto regolarmente», assicurano dal Miur. «Il problema è stato già risolto», ha confermato la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli. «Stiamo lavorando h24 – ha aggiunto – per prevenire ogni minimo problema e intervenire subito. Il nostro obiettivo è far aprire tutte le scuole italiane in tempo». Ma il malumore tra i docenti è palpabile

Gli idonei

Sono circa 700 mila – un dato fortemente in aumento rispetto ai meno di 500 mila di tre anni fa – i docenti interessati a compilare quella domanda, che permetterà di avere una supplenza nel prossimo triennio, dal 2017 al 2019: si tratta di precari, per lo più, che lavorano da anni nelle scuole e che sono ancora inseriti nelle graduatorie di istituto; ma anche di neo laureati, che ambiscono a inserirsi nel mondo della scuola; e di diplomati magistrali, che grazie alle sentenze favorevoli dei tribunali amministrativi regionali hanno ottenuto il riconoscimento a insegnare. E poi ci sono gli «idonei fantasma», una categoria che ci tiene particolarmente alle supplenze, visto che si tratta di prof abilitati a tutti gli effetti, che hanno superato un concorso ma che, per i limiti imposti dal bando, non hanno avuto una cattedra. «Non mi fa entrare da ieri, non posso capire se la domanda è andata a buon fine, mai che si possano fare le cose con tranquillità. Anche una domanda si deve complicare», segnalava ieri Monia. «Il sito è bloccato», confermava Ignazio. «Io ho dovuto provare tante volte prima di riuscire. E mi hanno sbagliato i punteggi», conferma Federica Valentini, che segnala: «Stamattina, martedì, è di nuovo bloccato». Molti si sono rivolti al numero verde, cercando aiuti e chiarimenti. Altri hanno preferito rivolgersi ai sindacati, qualcuno ha chiamato la scuola capofila di riferimento per chiedere consigli su come muoversi, altri ancora hanno aspettato la notte per approfittare di un momento con meno traffico online.

Le scelte

Sono venti per la scuola media e superiore, dieci per la scuola dell’infanzia e primaria, le preferenze possibili, qualsiasi classe di concorso si inserisca. Di default il sistema fa comparire le scuole inserite tre anni fa, poi il docente può decidere se cambiare qualcosa. Nella domanda bisogna anche controllare che vengano inseriti tutti i propri titoli, per essere sicuri di essere correttamente candidati alla cattedra. E le supplenze fino a dieci giorni sono possibili solo per infanzia e primaria. Insomma, ci sono diversi aspetti da considerare, e quindi è inevitabile che il tempo trascorso a compilare la domanda per intero finisca per sovraccaricare il sistema.

Il (possibile) rinvio

Il Miur assicura: potrebbe anche slittare il termine, se necessario. «È quello che chiediamo – incalza Maddalena Gissi, segretaria della Cisl scuola -. C’è una struttura informatica programmata male per una quantità di domande sproporzionata: il problema è reale». Secondo Gissi, rischia di ripetersi lo stesso schema dell’algoritmo, che l’anno scorso ha creato diversi problemi (ed errori) nell’assegnazione dei trasferimenti. «E c’è il rischio che il sistema blocchi le assegnazioni provvisorie», spiega Gissi, «perché ci sono delle contraddizioni che non riconosce». Un’altra bomba sarebbe poi destinata ad esplodere a settembre: «Dal 30 agosto sarà possibile presentare le domande di supplenza per gli Ata, gli ausiliari tecnico-amministrativi: saranno più di un milione e mezzo». Allarme per la compilazione delle domande di supplenza anche alla Flc-Cgil: «Il problema esiste ed è enorme», dice il segretario Francesco Sinopoli. «Senz’altro nessuno si aspettava più di 700 mila domande per il rinnovo delle graduatorie di istituto – significative dello stato occupazionale del Paese – ma ciò non giustifica le enormi difficoltà che si stanno affrontando per la compilazione del modello B. Il sistema è completamente bloccato senza al ministero sappiano spiegarne le cause». La Cgil sta anche studiando possibili azioni di rivalsa, considerando che «sono danneggiati tutti: gli studenti, le famiglie, le segreterie delle scuole sovraccaricate di tutto il lavoro che il sistema informatico non riesce a svolgere e i precari che rischiano di subire penalizzazioni a causa di malfunzionamenti continui fino a pregiudicarne la stessa opportunità di lavorare». Ridimensiona Pino Turi (Uil): «Il sistema va in collasso per domande eccessive: non c’è nessuna rottura da riparare. C’è solo una carenza di previsione. Stiamo parlando di 700 mila domande, un evidente bisogno di trovare lavoro. Se la diagnosi è giusta basterebbe “contingentare” per regione, a partire da quelle con graduatorie esaurite». «Occorre – conclude il segretario generale – garantire un avvio ordinato dell’anno scolastico».

Insegnanti di sostegno, la beffa dei 47 mila professori «in deroga»

da Corriere della sera

Insegnanti di sostegno, la beffa dei 47 mila professori «in deroga»

Su 150 mila insegnanti di sostegno, un terzo saranno decisi a inizio anno da sentenze di tribunali e decisioni amministrative. Così il fabbisogno stimato regione per regione non corrisponde alle esigenze reali: penalizzati alunni e professori, costretti a emigrare

Valentina Santarpia

Quarantasettemila insegnanti di sostegno su 150 mila saranno «in deroga» a settembre: ovvero sulla carta non saranno ufficialmente previsti, ma ritenuti necessari a inizio anno scolastico dopo ricorsi delle famiglie e decisioni amministrative dell’ultimo momento. È come se fossero prof d’urgenza, che di fatto servono agli alunni disabili, ma in quanto d’urgenza non permettono alcuna programmazione seria, né a vantaggio dei disabili, né dei professori, che finiscono nel tritacarne degli algoritmi ministeriali e vengono spediti anche a centinaia di chilometri di distanza pur potendo occupare posti in maniera continuativa nelle proprie regioni. A lanciare l’allarme è l’Osservatorio dei diritti della scuola, che sottolinea che almeno 30 mila insegnanti di sostegno vengono assoldati dopo i ricorsi delle famiglie al Tar: ricorsi dovuti al fatto che, sistematicamente, ai disabili non vengono assegnate tutte le ore di sostegno necessarie allo sviluppo e all’educazione del bambino/ragazzo, e le famiglie sono appunto costrette a ricorrere ai tribunali amministrativi regionali per chiedere un’integrazione, spesso corposa. Intendiamo che da 9 ore concesse inizialmente si deve passare a 18, da una «mezza» cattedra ad una intera, per capirci, con un esborso stimato sulle casse dello Stato di 300 milioni di euro.

L’esborso per lo Stato

«Le famiglie in caso di accoglimento della richiesta ricevono un giusto risarcimento di 1000 euro per ogni mese di assenza dell’insegnante di sostengo a partire dalla notifica del ricorso: poiché in genere passano almeno tre mesi prima che la decisione venga presa, e poiché ci sono anche le spese legali da sostenere, stimiamo in circa 5 mila euro a famiglia l’esborso statale, che moltiplicato per 30 mila fa appunto 300 milioni», spiega il prof. Leonardo Alagna che ha realizzato lo studio per l’Osservatorio. Cifra destinata a lievitare: se l’anno scorso sono stati 97 mila gli insegnanti di sostegno in organico di diritto, e 130 mila in totale le cattedre assegnate su posti di sostegno, per il 2017 -2018 si prevede una lievitazione a 150 mila posti con 47 mila insegnanti «in deroga».

Il Sud penalizzato

Una situazione incresciosa che colpisce soprattutto il Sud, dove si concentrano i due terzi degli insegnanti in deroga. «Non come qualche disinformato scrive perché ci sono medici e neuropsichiatri compiacenti che gonfiano il dato delle certificazione della disabilità- spiega Alagna- ma perché al Sud prima che al Nord i cittadini si sono resi conto delle ingiustizie e hanno cominciato a fare ricorsi al Tar». E anche perché sono stati fissati dei limiti di assegnazione di insegnanti di sostegno che risalgono al 2007, che non sono stati più rivisti e che non possono valere per i numeri aumentati di disabili riconosciuti nel tempo. Facciamo un passo indietro. Quando il governo Letta, col decreto Carrozza, nel 2013 ha deciso le immissioni in ruolo sul sostegno (27 mila) è stato seguito un criterio di ripartizione nazionale: doveva essere rispettato un rapporto tra organico di fatto e organico di diritto pari a circa l’88%. Per semplificarla, su 100 insegnanti di sostegno 88 dovevano essere stabilizzati e gli altri potevano essere precari/supplenti. Ma questo criterio è stato applicato a numeri di organico fissati nel 2007 dal governo, che non rappresentavano la situazione che si era venuta a creare nel 2013, tanto più che non teneva conto proprio delle migliaia di posti in deroga. Così la ripartizione dei posti ha penalizzato soprattutto il Sud, dove i posti in deroga erano di più.

Il caso Sicilia

Ad esempio, per fare il caso Sicilia- che è eclatante – il dato di riferimento dell’organico era di 11430 posti, con l’88% si è arrivati a inserire 1500 posti col decreto Carrozza, portando l’organico di diritto da 8500 a 10.020 in tre anni. E non tenendo conto che nel 2013 c’erano già 2 mila posti in deroga. Se si fosse tenuto conto di questi posti, l’organico di diritto siciliano avrebbe dovuto essere di 11.900 posti. Cioè una differenza di 2000 posti che sono esattamente i due terzi degli insegnanti specializzati siciliani deportati successivamente al Nord dalla Buona scuola. In pratica, sulla carta quei posti non c’erano, e quindi quando l’algoritmo ha dovuto distribuire le immissioni in ruolo ha spedito gli insegnanti con decenni di esperienza sul sostegno al Nord. Ma poi di fatto quei posti esistevano eccome, ma ad occuparli sono finiti insegnanti non specializzati, precari, o con meno punteggi nelle graduatorie, che hanno occupato le cattedre rimaste vuote. Perché l’anno scorso è successo anche questo: che per evitare la «deportazione» al Nord è stato concesso ai docenti meridionali stabilizzati dalla Buona Scuola di restare ancora un anno vicino a casa andando ad occupare posti in deroga sul sostegno anche se privi di specializzazione. Un paradosso. Che si ingrandisce di anno in anno: «I posti in deroga oggi sono lievitati a più di 5 mila in Sicilia e conti analoghi si possono fare per tutto il Meridione – denuncia Alagna – in Campania sono circa 6 mila, in Puglia più di 3500, nelle Marche 1000, in Abruzzo 1300 e così via. Lo stesso non vale per le Regioni del Nord, dove i posti in deroga sia in valore assoluto che in termini percentuali rispetto agli alunni sono decisamente inferiori».

Prof esiliati fase B: «Insegnavo sostegno, ora devo fare agraria»

L’emendamento

Così le immissioni in ruolo sono state altissime al Nord (5824 in Lombardia, 4094 nel Lazio, 2461 nel Veneto), dove non c‘erano così tanti insegnanti di sostegno, basse al Sud dove invece ce n’erano molti che sono stati costretti a trasferirsi per prendere il ruolo. Salvo poi pentirsi quando si sono resi conto che le loro cattedre, che di fatto esistevano, venivano occupate da precari o da chi aveva molti meno punteggi ed era finito in basso nelle graduatorie. «Uno scandalo che ha fatto soffrire migliaia di famiglie con figli con disabilità, negando loro la continuità didattica, e nello stesso tempo aver fatto soffrire professori che dopo anni di precariato sono stati costretti a subire l’allontanamento coatto nelle regioni del Nord, subendo anche un’ondata di insulti e offese da parte dell’opinione pubblica», conclude Alagna. Per provare ad arginare i danni, Articolo 1- Mdp ha presentato alcuni o al Ddl sul Mezzogiorno, chiedendo di riportare i docenti al Sud sulle cattedre reali. «I posti ci sono e bisogna darli a chi ha i titoli giusti: la continuità è fondamentale per gli studenti, soprattutto disabili- sottolinea l’on.Eleonora Cimbro, una delle promotrici- E non è giusto che proprio i docenti più preparati pur di ottenere il posto di lavoro siano stati costretti ad emigrare».

Assegnazioni provvisorie: FAQ Miur su ricongiungimento familiare, licei musicali e istanza su altro ordine

da La Tecnica della Scuola

Assegnazioni provvisorie: FAQ Miur su ricongiungimento familiare, licei musicali e istanza su altro ordine

Nella sezione del portale dedicato alla mobilità, il Miur ha pubblicato alcune faq riguardanti le assegnazioni provvisorie per l’a.s. 2017/2018.

Le riportiamo di seguito:

  1. D. Il personale coniuge o parte dell’unione civile convivente del personale militare trasferito d’autorità che fruisce della precedenza, qualora non ottenga assegnazione provvisoria per mancanza di disponibilità, può essere impiegato anche per le attività progettuali o, in subordine, mediante messa a disposizione?

    R. Sì. Ai fini del ricongiungimento al coniuge, in caso di mancata assegnazione provvisoria, può essere disposto l’impiego anche per le attività progettuali o, in subordine, mediante messa a disposizione, tenendo presente il disposto della sentenza del Consiglio di Stato – Sez. VI – n.181 del 19.2.1994. La destinazione in sede viciniore avrà luogo solo qualora nella sede di servizio del coniuge non esistano scuole nelle quali il personale possa prestare servizio in relazione al ruolo e alla classe di concorso di appartenenza.

  2. D. In caso di ricongiungimento al familiare per i motivi di cui all’art. 7 comma 1, in quale ordine vanno indicate le preferenze nel modulo domanda, considerato che non è più possibile inserire il codice del comune di ricongiungimento prima di inserire eventuali scuole di comuni diversi?

    R. Bisognerà esprimere come prima preferenza una scuola del comune di ricongiungimento. In subordine è possibile indicare altre scuole del comune di ricongiungimento o, qualora non esistano posti richiedibili in detto comune, le scuole del comune viciniore, anche di diverso ambito

  3. D. Sono un docente a tempo determinato che ha insegnato lo scorso anno in un Liceo musicale, nel CCNI art 6bis comma 7 si precisa che ho diritto alla riconferma sul posto o sulla quota orario dello scorso anno scolastico secondo quanto previsto dal comma 6, che tuttavia si riferisce agli istituti con sperimentazioni musicali precedenti al D.P.R. 89/2010, quindi la riconferma vale solo se ho insegnato in quei particolari licei?

    R. No la riconferma vale in ogni caso, il riferimento corretto è al comma 2 dell’art 6bis.

  4. D. Sono un insegnante di scuola primaria ma ho anche un’abilitazione per la scuola secondaria di secondo grado: volendo chiedere l’assegnazione provvisoria su quell’ordine di scuola ma anche quella per la scuola primaria devo trasmettere due diverse domande secondo la prevista tempistica?

    R. Sì. Se poi dovesse esservi disponibilità in entrambi gli ordini prevarrà l’assegnazione sulla scuola secondaria.