26,4 milioni di euro per adeguamento sismico delle scuole

Edilizia scolastica, Fedeli firma decreto: 26,4 milioni di euro per adeguamento sismico delle scuole. Impegno va avanti

La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli ha firmato il 20 luglio il decreto di riparto di 26,4 milioni di euro che le Regioni potranno utilizzare per l’adeguamento sismico degli edifici scolastici. Si tratta della prima delle prossime dieci azioni annunciate dalla Ministra nel corso della conferenza stampa sull’edilizia scolastica tenutasi lo scorso 18 luglio a Palazzo Chigi. Azioni che saranno messe in campo da oggi e fino alla metà di agosto.

“L’impegno sull’edilizia scolastica va avanti e si concretizza attorno a risorse reali e azioni importanti. Abbiamo messo in campo fondi consistenti, ma soprattutto una nuova governance che sta consentendo di portare avanti con serietà e continuità la spesa e il monitoraggio delle opere”, dichiara la Ministra Valeria Fedeli.

Lo stanziamento totale previsto dal decreto firmato oggi è di 26.404.232 euro che si sommano agli altri fondi che vengono stanziati annualmente per l’edilizia scolastica e, in particolare, per l’antisismica. La Campania è la regione alla quale vanno le risorse più consistenti pari a 4.517.764,10 euro. Seguono la Sicilia con 3.952.713,53 euro; il Lazio con 2.806.769,86 euro; la Calabria con 2.273.404,38 euro. Le risorse sono state ripartite secondo i criteri previsti dal dPCM del 12 ottobre 2015. I fondi, gestiti in raccordo con la Protezione civile, potranno essere spesi per interventi di adeguamento strutturale e antisismico degli edifici scolastici di proprietà pubblica situati in zone sismiche e per la costruzione di nuovi edifici scolastici nel caso in cui la realizzazione ex novo sia preferibile alla messa in sicurezza di quelli già esistenti.

Allarme dell’Inpef: quasi il 10% dei bambini con disturbi mentali

Redattore Sociale del 20-07-2017

Allarme dell’Inpef: quasi il 10% dei bambini con disturbi mentali

ROMA. “737mila minori in eta’ pediatrica soffrirebbero di turbe mentali, 162 mila di Deficit di attenzione e iperattivita’ (Adhd) e 190 mila sono stati diagnosticati a scuola per un disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa)”. Dati “allarmanti”, quelli forniti da Vincenza Palmieri, presidente dell’Istituto nazionale di pedagogia familiare (Inpef), in occasione della conferenza sul tema ‘Psicofarmaci e minori’ a Montecitorio, promossa insieme ad Eleonora Bechis, deputata del gruppo misto. “Minori e Psicofarmaci e’ uno strano connubio- prosegue la pedagogista- e non vorremmo mai mettere insieme queste due parole. Ai bambini si abbinano meglio i giochi, i colori, le favole e il futuro. Loro sono come un parco su cui stanno intervenendo troppi fattori e dobbiamo evitare che tale parco si trasformi in un territorio di business. L’assunzione degli psicofarmaci- avverte Palmieri- e’ il risultato di un’escalation che vede prima la prescrizione e ancor prima uno screening e una diagnosi. Qualcuno lo definisce eccesso diagnostico, altri abuso. Io lo chiamo accanimento diagnostico”.

La presidente dell’Inpef Vincenza Palmieri ricorda che “sono 11 le molecole antidepressive in uso in eta’ pediatrica, ma la cui somministrazione e’ stata vietata perche’ ispirava idee suicidarie. Eppure si trovano ancora sul mercato. Nel frattempo, il 25% dei giovani pazienti ha dimostrato dipendenza, senza dimenticare che 8 anni e’ l’eta’ a partire dalla quale viene somministrato anche nel nostro Paese il Prozac, secondo l’Ente europeo di vigilanza”. Per quanto riguarda poi il numero dei centri per la somministrazione di psicofarmaci ai minori, “dovevano essere 20, uno per regione, mentre invece sono 112 gli enti per la somministrazione di stimolanti ai minori, come riferisce l’Istituto superiore di Sanita'”.

Palmieri lancia allora una provocazione: “I minori in eta’ pediatrica in Italia sono 8 milioni. Allora io mi chiedo: ci troviamo nel mezzo di un’epidemia di dislessici, iperattivi e bambini difficili? C’e’ uno strano virus, oppure e’ aumentata la forchetta delle classificazioni psichiatriche sia per gli adulti che per i bambini? Io credo che si tratti di difficolta’ tutte ascrivibili all’area delle emozioni”.

Sempre in Italia “sono 11 milioni gli adulti che assumono psicoformaci, mentre 200 mila sono gli adolescenti che vi ricorrono, di cui il 10% senza prescrizione. Nella mia esperienza diretta- continua il presidente dell’Inpef- il 30% dei ragazzi diventa dipendente dopo la prima prescrizione a fronte di diagnosi condivisibili o meno. Li acquistano anche senza ricetta. Le famiglie sono estremamente preoccupate. Il prozac, sempre in base a ricerche ufficiali, viene assunto da 30-35 mila ragazzi”.

A questo Palmieri collega un altro dato “molto grave: il trattamento sanitario obbligatorio (Tso) ai bambini. Nel 2013 abbiamo denunciato che nel quadriennio 2008-2012 ben 70 bambini l’anno sono stati ricoverati in Tso e 6 mila ragazzi nei reparti di psichiatria per adulti. Oggi il dato ufficiale e’ di 101 ragazzi ricoverati in Tso e 9 mila ragazzi ricoverati nei reparti di psichiatria per adulti”. La presidente Inpef Vincenza Palmieri invita a “non confondere la prevenzione con l’osservazione di quanto c’e’ di sbagliato in un bambino, solo perche’ vivace. La prevenzione deve essere fatta da enti istituzionali- chiarisce la psicologa- la presa in carico, invece, piu’ che sanitaria deve essere sociale e pedagogico-familiare per sostenere le famiglie attraverso soluzioni alloggiative, interventi nei quartieri e parchi-gioco”.

L’adolescenza oggi e’ la terra di nessuno, i giovani non hanno spazi culturalmente e creativamente adatti alla loro fascia di eta’. Non c’e’ bisogno di centri estivi- afferma- ma di centri culturali dove poter essere anche ascoltati. Una buona notizia potrebbe arrivare da un impegno per produrre un cambiamento legislativo, grazie a parlamentari come l’onorevole Bechis che scelgono di abbracciare questa causa. La societa’ tutta deve essere inclusiva”. (DIRE)

Scuola orafa per inclusione

Redattore Sociale del 20-07-2017

Scuola orafa per inclusione, ecco “il valore del gioiello”

Progetto della fondazione Boccadamo che, con il sostegno di Etjca-Agenzia per il Lavoro, vuole realizzare una scuola di formazione sull’antica arte orafa dedicata a persone con disabilità. “Volano di rilancio socio-culturale ma anche lavorativo”.

FROSINONE. Il valore del gioiello. È il titolo di un progetto ambizioso della fondazione Boccadamo che, con il sostegno di Etjca-Agenzia per il Lavoro, ha l’obiettivo di realizzare una scuola di formazione sull’antica arte orafa dedicata a persone con disabilita’ motorie.

Inaugurata lo scorso 14 luglio, la nuova scuola orafa, con sede a Frosinone, sara’ strutturata in corsi pensati per valorizzare gli studenti e per trasmettergli il valore di un’arte millenaria, preparandoli all’inserimento nel mondo del lavoro. Gli studenti potranno frequentare gratuitamente la scuola, presto aperta a persone provenienti da tutta Italia. Per la selezione del profilo dei candidati, sara’ predisposta una commissione di esperti che, insieme al Presidente Tonino Boccadamo, valutera’ secondo diversi criteri tra cui il grado di disabilita’ e lo stato sociale. Tre i turni intensivi di lezioni con cadenza bimestrale per la durata totale di un anno, in cui si alterneranno attivita’ pratiche e teoriche, tutti tenuti nella sede principale della fondazione Boccadamo. Gli allievi fuori sede saranno ospitati in una struttura alberghiera idonea a rispondere a tutte le possibili necessita’.

“Come imprenditore e presidente della Fondazione Boccadamo- ha affermato il commendatore Tonino Boccadamo nel suo intervento durante la cerimonia di inaugurazione- sono cosciente del valore che il nostro progetto di una scuola orafa per giovani ‘speciali’ puo’ rappresentare per tutti. Un volano di rilancio socio-culturale ma anche lavorativo. Un contributo al sostegno di una societa’ dell’inclusione, dove ciascuno possa sentirsi valorizzato. Nel mese di luglio- ha aggiunto- e’ stato attivato il primo corso orafo della durata di un mese, che accoglie giovani locali, in attesa di poter estendere la nostra iniziativa anche a livello nazionale ed internazionale. Un obiettivo che, sono certo, raggiungeremo con l’aiuto di amici e sostenitori, vicini a questa e altre nostre iniziative”.

Secondo una recente indagine Istat in Italia meno di un disabile su cinque riesce a trovare un impiego. Con il supporto al progetto, Etjca assume quindi una posizione netta contro l’esclusione delle persone disabili dal mondo del lavoro e, insieme alla Fondazione Boccadamo, si fa portavoce di un nuovo modo di fare impresa, ‘etico’ e attento alle persone a cui la vita ha posto ostacoli complessi da superare. “Il progetto si pone l’obiettivo di insegnare un mestiere che possa agevolare il futuro di chi gia’ nella vita di tutti i giorni deve affrontare non poche difficolta’- dichiara Elisabetta Tutino, direttore operativo e responsabile sviluppo di Etjca-. Il dato occupazionale delle persone con disabilita’ in Italia e’ allarmante. Speriamo che questa scuola possa essere il primo step per abbattere quelle barriere che ancora oggi ostacolano l’inserimento delle persone con disabilita’ nel mondo del lavoro”.

Lazio, scuola a rischio per 500 alunni ciechi: incontro in Regione

Redattore Sociale del 20-07-2017

Lazio, scuola a rischio per 500 alunni ciechi: incontro in Regione

UICI Lazio incontrerà i rappresentanti della Regione Lazio, venerdì 21 luglio, per chiedere “misure adeguate a garantire il futuro di questi minori con disabilità. Irricevibili le linee guida varate lo scorso giugno: chiediamo uniformità di servizi in tutte le province. Non siano le scuole a gestire fondi dell’assistenza specialistica, ma si crei fondo unico”.

ROMA. Il servizio di assistenza specialistica nel Lazio è a rischio: e così il diritto allo studio di migliaia di bambini con grave disabilità. Tra questi, almeno 500 alunni ciechi. Per questo, venerdì 21 luglio alle 10.30, il presidente dell’Uici Lazio Claudio Cola incontrerà i rappresentanti della Regione. “Sono a rischio i servizi di assistenza scolastica per 500 bambini non vedenti in tutto il Lazio – riferisce l’associazione – Ci aspettiamo che il vicepresidente della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio, mantenga fede agli impegni assunti attraverso i rappresentati della sua segreteria e adotti immediatamente misure adeguate a garantire il futuro di questi minori con disabilità”.

Cola sottolinea quindi “l’importanza delle argomentazioni in discussione. Non è tollerabile – aggiunge – che le decisione siano demandate esclusivamente agli uffici, senza che la politica esprima il proprio indirizzo ricercando la soluzione migliore per gli scolari con disabilità visiva. Per quanto ci riguarda – prosegue il presidente dell’Uici regionale -, giudichiamo irricevibili le linee guida varate lo scorso giugno e chiediamo che la Regione dia uniformità ai servizi per i non vedenti in tutte le province, abrogando la direttiva che affida a ciascuna scuola i fondi necessari all’attivazione dell’assistenza specialistica. Per evitare sprechi e favoritismi – prosegue l’associazione – sosteniamo la creazione di un fondo unico”.

Uici chiede inoltre “la flessibilità dei servizi, in modo da riavviare l’assistenza domiciliare in tutte le province del Lazio, e la creazione di un albo dei fornitori per trascrivere in tempo utile i libri di testo in braille o su altri supporti. Siamo certi che il vicepresidente della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio, non disperderà il patrimonio di trentennale esperienza che mettiamo a disposizione con la nostra proposta e discuterà le nostre soluzioni nell’interesse esclusivo di 500 bimbi non vedenti”, conclude Cola.

Astensione dalla compilazione del ‘portfolio’

Continua la protesta dei dirigenti scolastici italiani. Dopo la rinuncia alla ‘chiamata diretta’, i D.S incrociano le braccia e non compilano il ‘portfolio’ su cui saranno valutati. Non una contestazione della valutazione in sè, si legge nel documento sottoscritto, ma un atto di disobbedienza rispetto a un’ulteriore incombenza compilativa richiesta dal MIUR, di cui si contesta  metodo e merito. Un altro step di contestazione del quadro contrattuale-normativo vigente per cui si richiede la perequazione retributiva e la revisione delle responsabilità previste dal D.lsv 81 sulla sicurezza.


Alla Ministra Valeria Fedeli
ministra@istruzione.it
Ai Direttori UU.SS.RR.
e p.c. Alle OO.SS.
alle Associazioni di Categoria

Oggetto: Astensione dalla compilazione del Portfolio dei Dirigenti Scolastici

I sottoscritti Dirigenti Scolastici, avendo aderito alla mobilitazione proposta dalle OO.SS. e dalle Associazioni di Categoria (anche in attesa del rinnovo contrattuale), premesso che sono favorevoli
– alla formazione in servizio di ogni categoria di lavoratori della scuola, a partire dai dirigenti;
– alla valutazione, anche attraverso strumenti come il portfolio; premesso, altresì, che l’astensione non è una contestazione di questi ultimi, ma è una forma di protesta (a scarso impatto sugli utenti) che rientra nello stato di agitazione della categoria in atto;
si astengono dalla compilazione del Portfolio per le seguenti motivazioni:

  • Assenza di presupposti e di tempi adeguati per un sereno percorso valutativo teso al miglioramento (concentrazione di adempimenti entro lo stesso periodo, come, ad es. la revisione del RAV e del PdM, la valutazione dell’anno di prova dei neo-assunti, gli esami conclusivi del I e II ciclo, aggiornamento delle graduatorie di Istituto, acquisizione degli organici di diritto su piattaforma Sidi a funzionamento alterno, processo di valorizzazione del merito, progettazione PON, attuazione di percorsi ASL);
  • Mancanza di reali strumenti per un efficace governo del sistema scuola (depotenziamento della “chiamata diretta”, inadeguatezza giuridica del CCNL dei docenti in relazione anche alle novità introdotte dalla L. 107/2015, ritardi nell’assegnazione definitiva degli insegnanti alle scuole, ecc., assegnazioni di docenti di potenziamento non coerenti con i PdM);
  • Esiguità di risorse umane e finanziarie a supporto del miglioramento (carenza e/o e/o parziale adeguatezza del personale di segreteria anche alla luce delle continue e pressanti innovazioni specie nel versante della digitalizzazione);
  • Impossibilità di stabilire con certezza e precisione gli obiettivi e le priorità del RAV e le azioni di processo del PdM a causa dell’inesattezza e/o incongruenza dei dati forniti dal Miur/Invalsi a molte scuole;
  • Aggravio di incombenze di carattere burocratico (monitoraggi continui, reiterate richieste di dati già in possesso dell’Amministrazione, ecc.);
  • Responsabilità oggettive su questioni attinenti la sicurezza (ex D.Lgs 81/2008) al di fuori del controllo dei Dirigenti Scolastici.

Si evidenzia, inoltre, come questo processo di valutazione non tenga in adeguato conto tutta una serie di azioni del Dirigente Scolastico attinenti alla complessità anche relazionale del sistema scuola, rilevabili solo attraverso l’osservazione/valutazione in presenza dei membri del NEV.
Alla luce di quanto sopra esposto, si comunica la disponibilità a partecipare al processo di valutazione qualora si configuri come un percorso di supporto professionale e di valorizzazione delle caratteristiche peculiari del ruolo del Dirigente Scolastico e non sia relativo al solo Dirigente scolastico, ma a tutto il personale sia docente che ATA.

In fede
da tutta Italia

Contratto scuola

Contratto scuola / Lo Snals-Confsal riunisce i segretari provinciali e regionali per la stesura della piattaforma contrattuale.

 

Roma, 20 luglio.  Si sono riuniti il 19 e 20 luglio a Tivoli, i segretari provinciali e regionali dello SNALS-Confsal per l’elaborazione della piattaforma contrattuale che il sindacato porterà al tavolo di confronto all’Aran.

“Lo SNALS-Confsal – ha dichiarato il segretario generale, Elvira Serafini – sta lavorando con grande determinazione alla stesura della piattaforma contrattuale che esprimerà le nostre richieste all’Aran per un rinnovo contrattuale che assicuri al personale della scuola le tutele normative ed economiche che riteniamo irrinunciabili”.

“Il lavoro dei segretari provinciali e regionali – ha proseguito Serafini – è stato puntuale ed attento nel tradurre in proposte contrattuali le istanze che vengono dal personale che vive situazioni di forte disagio sia per la modestia della retribuzioni che per il crescente carico di lavoro”.

“Lo SNALS-Confsal – ha concluso Serafini – firmerà il contratto a condizione che siano soddisfatte le richieste che riteniamo irrinunciabili a tutela delle categorie che rappresentiamo, docenti, ata e dirigenti, sia per adeguati riconoscimenti economici che per la salvaguardia delle tutele di tipo normativo”.

A. Delaflotte Mehdevi, Ascoltami

“Ascoltami” un romanzo di Anne Delaflotte Mehdevi,
Frassinelli 2011

di Mario Coviello

Clotildhe ha quattro figli che ha appena accompagnato a scuola all’inizio del nuovo anno scolastico. Il distacco è stato doloroso per i due gemelli David e Adele al loro primo giorno di scuola. A mezzogiorno Clotildhe viene chiamata dalla direttrice perché Madeleine, la maggiore delle sue figlie, è scomparsa e nessuno riesce a trovarla.

Clotildhe, accompagnata da Bello, il suo enorme cane bianco, va alla ricerca della figlia in un bosco. Grida disperata il suo nome, attraversa un fiume, si immerge nel fango, e infine la ritrova. Ma a causa delle urla disperate non ha più voce…l’aria passa nel vuoto..”

Per Clotildhe inizia una nuova vita, comincia a curarsi con la foniatra e usa una lavagnetta, gessi e un computer per comunicare. Gli specialisti le dicono che può riacquistare la voce perché le corde vocali sono a posto ma è necessaria una lunga rieducazione. Le viene consigliato di farsi aiutare dalla signora Maisonneuve, una insegnante di canto, perché il canto può aiutare a superare la balbuzie e rieduca la respirazione.

Clotildhe ama la musica, è diplomata al conservatorio in pianoforte, ha fatto studi di linguistica comparata e parla piuttosto bene tre lingue. Intraprende un viaggio dentro se stessa per recuperare l’antica vocazione di musicista che aveva sacrificato per essere madre di quattro figli e moglie di Vincent, un pilota d’aereo sempre in viaggio che la ama profondamente ma non la accompagna e sostiene nel suo nuovo cammino….” Ma io devo ripartire tra due giorni! Cosa succede qui? Una scappa. L’altra perde la voce..! “.

Vincent, che è bello come Paul Neuwman, come il figlio Antoine preadolescente,  come le amiche Corinne, che ha un supermercato, e Alix, botanica e donna d’affari, vogliono spingerla a curarsi con iniezioni di cortisone nella laringe. Non sanno accettare Clotildhe muta che si ostina a intraprendere la carriera di cantante lirica.

“Una voce interiore disse: “Qualcuno? Come può, signora, dire una cosa simile? Come corre! Crede che, a essere madre, si sia nessuno?” “Si…insomma, no, voglio dire, voglio essere: ‘giusto qualcuno’. Non sempre e soltanto quella creatura che è la madre, che dà la vita, insegna il linguaggio e la morte, che tesse legami che deve imparare a sciogliere. Mi sentivo così a volte quand’ero soltanto madre. O l’opposto di quel personaggio universale e potente: mi sentivo come una bestia, giusto un corpo sottoposto a dei cicli di metamorfosi e a scossoni. Non voglio essere tutto o niente, invisibile, idealizzata, l’uno o l’altro è la stessa cosa…. Voglio che mi lascino essere madre in pace, e per questo bisogna che io sia ‘giusto qualcuno’. E poi non l’ho detto forte, l’ho soltanto pensato fra me e me. Non lo dica a nessuno.”

Per Alix Clotildhe cura l’allestimento di  un negozio “ Anima mundi”, che venderà con grande successo, i saponi, profumi, le essenze,le erbe che l’amica produce e coltiva.

Per tre anni Clotildhe lavorerà con certosino impegno. Scoprirà che “nella musica c’è tutto..” e sorprende tutti  rompendo il silenzio, non più con le parole, bensì con un canto di cristallo, magnifico e perfetto. E il canto della sua anima, restituita intatta agli affetti più veri, quelli che di tanto in tanto è necessario riscoprire, riaccendere e sempre coltivare. Diventa una cantante capace di emozionare i suoi ascoltatori, di farli rimanere incollati alle sedie. Solo nell’ultima delle 306 pagine del romanzo ritroverà la voce,ed è la voce di Clotildhe donna che ha saputo realizzarsi contro tutto e tutti e prima di tutto contro le sue paure, incertezze, cadute, sensi di colpa come amica, madre e moglie.

Il romanzo è ricco di personaggi minori come Baptiste..” l’lluminato, la fatalità di Levayze, quasi una bandiera…”, il padre di Clotildhe, il signor Athilaire, che era stato uno scienziato di fama e macinava farine rinomate nel vecchio mulino in pietra nel quale abitava sugli argini del fiume. Athilaire non si era ripreso dalla morte per cancro della moglie che adorava. E ancora il coro dell’abbazia e suor Magdalena e la …” signora  Maisonneuve che suonava aspettandola..” E Nicolas, un uomo senza parola per un grande dolore, che si innamora di Alix.

Dopo “La rilegatrice del fiume”, Anne Delaflotte Mehdevi ambienta anche la sua seconda storia in Francia, in Borgogna. “ Levayze per Clotildhe bambina era le vigne e l’abbazia… è appollaiata in cima a una collina calcarea, nel cuore di una terra che non offre né montagne vertiginose né un  oceano scatenato. E’ un posto di boschi bui, saturi di profumi, di humus, di prati a conca aperti che ondeggiano sotto il cielo…di vini corposi, di sidro dolce…Contrade di abbazie millenarie..”, così decisive per la musica e il canto che impregnano le pagine del romanzo.

Particolarissimo, intenso, musicale. Trama inusuale, incentrata esclusivamente sulla protagonista e sulla sua protesta inconscia: la perdita della voce come manifestazione esterna della perdita di identità. Una storia d’amore, amicizia e istinto materno, raccontata con profonda sensibilità da un’autrice abilissima nel tratteggiare le delicate sfumature dei sentimenti.

La Cassazione conferma: va riconosciuta anzianità di servizio anche nei contratti a termine

da Il Sole 24 Ore

La Cassazione conferma: va riconosciuta anzianità di servizio anche nei contratti a termine

di Cl. T.

La Cassazione ha dato ragione ai precari della scuola, con una ordinanza attraverso la quale condanna il precariato e stabilisce che agli insegnanti vadano riconosciuti gli scatti di anzianità anche se assunti con contratti a tempo determinato.

Ne dà notizia il Codacons, che ha difeso alcuni docenti precari dinanzi alla Corte in una causa promossa dal Ministero dell’istruzione per la riforma della sentenza della Corte d’Appello di Torino favorevole agli insegnanti.

La motivazione
La sesta sezione della Cassazione ha stabilito – riferisce l’associazione dei consumatori – che «la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva 99/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai CCNL succedutisi nel tempo. Vanno, conseguentemente, disapplicate le disposizioni dei richiamati CCNL che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato. La L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53, che prevedeva scatti biennali di anzianità per il personale non di ruolo, non è applicabile ai contratti a tempo determinato del personale del comparto scuola ed è stato richiamato, D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 69, comma 1, e art. 71, dal CCNL 4.8.1995 e dai contratti successivi, per affermarne la perdurante vigenza limitatamente ai soli insegnanti di religione».

Ora grazie a questa ordinanza tutti i docenti precari che hanno perso in primo o secondo grado la battaglia contro il Miur possono proporre appello, forti della decisione della Cassazione che riconosce in modo definitivo i loro diritti” spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi.

Apertura estiva della scuole, il Miur assicura: i fondi ci sono e sono spendibili

da Il Sole 24 Ore

Apertura estiva della scuole, il Miur assicura: i fondi ci sono e sono spendibili

di Al. Tr.

Le risorse per l’apertura estiva delle scuole con il progetto «La Scuola al centro» ci sono e il 13 luglio scorso gli istituti hanno ricevuto l’autorizzazione a utilizzarle. La precisazione arriva dal Miur dopo che nei giorni scorsi il segretario del Pd, Matteo Renzi, aveva parlato di «clamoroso errore» commentando la notizia riferita dal direttore del quotidiano Il Mattino di Napoli, secondo il quale il progetto per contrastare la dispersione scolastica e favorire l’inclusione sarebbe di fatto rimandato di un anno.

Il Miur: i fondi ci sono
Viale Trastevere in una nota smentisce le notizie «secondo le quali i fondi per i progetti finanziati con il progetto “Scuola al Centro” sarebbero bloccati» e assicura che «le risorse, a seguito dell’autorizzazione, sono immediatamente spendibili». Dopo la pubblicazione delle graduatorie lo scorso 25 giugno, infatti, il Miur – si legge ancora nella nota – ha atteso i 10 giorni di legge previsti per eventuali reclami e successivamente, dopo aver risposto alle istanze delle scuole, ha pubblicato la graduatoria definitiva e autorizzato gli istituti scolastici a spendere le risorse anche per aprire nei mesi estivi.
Il ministero precisa poi che, come indicato nel bando dello scorso settembre, le scuole potevano decidere come modulare i progetti e quindi scegliere se realizzarli in estate, nel corso dell’anno scolastico o in ambedue i periodi. Sono 4.663 i progetti finanziati, per un totale di oltre 187 milioni di euro. A scegliere di realizzare progetti in estate è stato il 10% delle scuole. Tra gli istituti ammessi al finanziamento ci sono 221 scuole che si trovano nelle aree colpite dal sisma. Con il finanziamento le scuole potranno fare più sport, musica, laboratori di lingue, teatro, innovazione digitale. Per un totale di oltre 1 mln di ore di attività aggiuntive da svolgere in orario extra scolastico, di pomeriggio o nei mesi estivi.

In Campania oltre 860 scuole ammesse a finanziamenti
La Campania, spiega ancora Viale Trastevere nella nota, è la Regione con il maggior numero di scuole ammesse ai finanziamenti: sono oltre 860, per un totale di più di 35 milioni di euro assegnati. Seguono la Sicilia, con 692 scuole che riceveranno circa 28 milioni; la Puglia, con 569 scuole che riceveranno oltre 23 milioni di euro, e la Lombardia, con 380 scuole alle quali andranno oltre 15 milioni.
Le città metropolitane che registrano il maggior numero di scuole ammesse al finanziamento sono Napoli (451), Roma (227), Bari (172), Palermo (163) e Catania (150).

Sisma, anche il prossimo anno deroga al numero di alunni consentito in classe

da Il Sole 24 Ore

Sisma, anche il prossimo anno deroga al numero di alunni consentito in classe

di Cl. T.

Anche per il prossimo anno scolastico ci sarà «una deroga al numero di alunni consentito in classe per le scuole danneggiate dal sisma del Centro Italia». In questo modo, comunicano le senatrici del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura, Michela Montevecchi, Enza Blundo, Manuela Serra, permettiamo il proseguimento e l’inizio dell’anno scolastico nelle Regioni colpite dal terremoto, dove le famiglie rischiavano di dover iscrivere i propri figli nei comuni “ospitanti”, ed evitiamo lo spopolamento di questi territori.
Abbiamo colmato la lacuna che si era creata con l’ultimo decreto terremoto, aggiungono le parlamentari, nel quale era stata prevista una deroga, ormai scaduta, per l’anno scolastico 2016/2017 senza che nel frattempo il governo risolvesse il problema per il prossimo anno scolastico.

Oggi l’ok del Senato al decreto sui vaccini obbligatori: saranno prenotabili in farmacia

da Il Sole 24 Ore

Oggi l’ok del Senato al decreto sui vaccini obbligatori: saranno prenotabili in farmacia

di Barbara Gobbi

Con un “allungo” nella seconda metà della giornata, seguito a due settimane di “stop&go”, l’Aula del Senato ha concluso ieri l’esame degli emendamenti alla legge di conversione del decreto legge 73 che istituisce l’obbligo vaccinale a scuola, da zero a sedici anni. Dichiarazioni di voto e via libera finale al testo in otto articoli (AS 2856, relatrice Patrizia Manassero, Pd) sono previsti questa mattina, a partire dalle 9, con mezz’ora di anticipo sull’agenda per accelerare sui tempi, prima della tradizionale Cerimonia del Ventaglio.

Il passaggio alla Camera, già forse a partire da lunedì 24 luglio, si preannuncia rapido: il decreto va infatti convertito in legge entro il 6 agosto. La lunga mattinata di ieri ha fruttato il via libera all’emendamento sui vaccini in formulazione monocomponente o combinata, in alternativa alle profilassi trivalente, quadrivalente ed esavalente, per i bambini che siano naturalmente immunizzati. Una modifica chiesta già la scorsa settimana dalle opposizioni (M5S e Lega), poi fatta propria dalla relatrice, che ha ottenuto il placet della V Commissione Bilancio solo con un preciso vincolo di spesa: i vaccini monocomponenti andranno inseriti nelle procedure accentrate di acquisto «nei limiti delle disponibilità del Servizio sanitario nazionale».

Il clima incandescente della mattinata – sui monocomponenti la ministra Lorenzin aveva dato parere contrario del Governo – si è placato nel pomeriggio. Tra ultime modifiche al testo, che introduce dieci vaccini obbligatori e quattro «ad offerta attiva e gratuita», la semplificazione delle procedure di trasmissione dei dati sui vaccinati, tra scuole ed Asl, la possibilità di prenotare le profilassi anche nelle farmacie, attraverso il Cup; l’istituzione dell’Anagrafe nazionale vaccini e il potenziamento di personale e risorse per la definizione delle procedure di ristoro dei soggetti danneggiati da vaccini, oltre che da trasfusioni.

Campioni nello sport e a scuola, al via il progetto Miur-Figc

da Il Sole 24 Ore

Campioni nello sport e a scuola, al via il progetto Miur-Figc

di Alessia Tripodi

Diventare campioni nello sport e allo stesso tempo frequentare con successo la scuola. Senza essere costretti a scegliere tra la carriera di atleta e la prosecuzione degli studi. È il principale obiettivo di “Scuola e calcio, un’alleanza educativa”, l’iniziativa presentata ieri da Miur e la Federazione italiana gioco calcio (Figc) che punta a per promuovere l’attività sportiva e diffondere i valori del rispetto, della legalità e dell’accoglienza. Il tutto in vista dell’organizzazione dell’Europeo Under 21 del 2019 – in programma nelle città di Bologna, Cesena, Reggio Emilia, Trieste, Udine e nella Repubblica di San Marino – che coinvolgerà con progetti specifici sia la scuola primaria che quella secondaria.

Il programma per studenti e atleti
Tra le iniziative previste dall’intesa c’è anche la sperimentazione del programma di eccellenza dedicato agli studenti-atleti, che utilizza programmi didattici digitali per permettere ai giovani campioni che frequentano le scuole superiori di conciliare lo studio con impegni sportivi ad alto livello, combattendo così l’alto tasso di dispersione. Nel suo anno di sperimentazione, spiega il Miur, il programma ha coinvolto 450 studenti atleti (il 23% impegnati nel calcio, il 12% nel nuoto, il 10% nell’atletica e l’8% nel basket), 196 scuole e 209 insegnanti. Inoltre l’attività agonistica di interesse nazionale, sottolinea ancora il Miur, viene riconosciuta come tirocinio formativo ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di alternanza scuola-lavoro.

Lotti: «Scuola e sport ora si parlano»
«Lo sport e l’istruzione sono due radici della stessa pianta che noi abbiamo la responsabilità di far crescere e fortificare» ha detto il ministro dello sport Luca Lotti, spiegando che grazie all’intesa con Figc «per la prima volta il mondo dello sport e della scuola hanno cominciato a parlare» e ora «ogni ragazzo che potrà fare sport nel tempo libero sarà un ragazzo salvato e rappresenterà una scommessa vinta».
«Il calcio e la scuola – ha detto il sottosegretario Miur Gabriele Toccafondi – possono e devono andare insieme, facciamo lo stesso mestiere quello dell’educazione. Non c’e’ più il bivio ‘o fai sport o vai a scuola’. Abbiamo intrapreso un percorso culturale ed educativo che riguarda anche la conoscenza dei Paesi dell’Europeo e dei loro inni».

I 700mila aspiranti precari nell’Italia che non riesce ad abolire la “supplentite”

da la Repubblica

I 700mila aspiranti precari nell’Italia che non riesce ad abolire la “supplentite”

Boom di domande per le sostituzioni Ecco perché una professione svalutata e sottopagata continua ad attrarre

Maria Pia  Veladiano

LA SCUOLA è un sogno, vien da dire. In questi giorni il Sidi, il Sistema informativo del ministero dell’Istruzione, è andato in crash sotto la pressione di quasi 700.000 richieste di accesso da parte di aspiranti docenti che devono completare entro il 25 luglio la domanda di aggiornamento del punteggio, oppure la domanda di nuovo inserimento, nelle graduatorie di seconda e terza fascia delle scuole. Si tratta delle graduatorie cui le scuole attingono per le supplenze, che possono essere lunghe nel caso non frequente che i posti vacanti non siano stati coperti dalle nomine degli Uffici scolastici, oppure brevi, cioè i giorni della malattia di un titolare, per lo più. I quasi 700.000 sono in parte già presenti in graduatoria e in parte nuove immissioni, neolaureati che chiedono di insegnare.

La notizia c’è, nasce dal fatto che agli accessi dei candidati si aggiungono quelli delle segreterie delle scuole che non hanno ancora finito (i tempi erano strettissimi e il sistema funzionava così così) di fare la loro parte nella procedura, e cioè validare al Sidi le domande cartacee che dovevano essere presentate entro il 24 giugno scorso. Si sarebbe potuto prevedere questo assalto al Sidi? Certo, ma il tutto, al netto del tempo sprecato davanti al computer e delle arrabbiature, non è così grave perché quando le domande sono acquisite, per poterle perfezionare — cioè scegliere sedi di possibile ipotetica supplenza — basta una proroga e la cosa si aggiusta. Tanto più che la “corsa” ha lo scopo opportuno di non dover nominare a inizio anno scolastico docenti provvisori «fino all’avente diritto».

Ma la vera notizia è che ci sono quasi 700.000 persone in Italia che vogliono fare l’insegnante. E che l’attuale sistema di reclutamento glielo permette, o permette di sognarlo, anche se non ci sarà per molti di loro nessuna possibilità di farlo. Oppure sì, perché in effetti è già capitato che si siano assunti docenti di cui non c’era bisogno, soprannumerari dal giorno della firma del contratto.

In forza di una sentenza della Ue che ha applicato allo Stato italiano quello che tutti gli Stati della Ue, anche il nostro, applicano alle aziende, e cioè il divieto di utilizzo sistematico del precariato, a partire dal 2015 sono stati immessi in ruolo i precari storici della scuola, quelli delle Gae, le Graduatorie ad esaurimento, che invece di esaurirsi si erano cronicizzate per la mancanza di concorsi, per modalità confuse di reclutamento, per lo stratificarsi di ricorsi.

Nelle Gae c’erano docenti plurispecializzati bravissimi e docenti che non entravano in classe da anni, appartenenti a classi di concorso in esubero, che alla scuola non pensavano più. Si è trattato della più massiccia assunzione senza selezione del dopoguerra. La politica disse «mai più», da oggi assunzioni regolari, concorsi regolari, modalità limpide. Programmazione dei bisogni. Non è così. Di fronte ai quasi 700.000, con una popolazione scolastica da 5 anni in costante calo, meno 34.426 studenti nel 2015 secondo l’annuario statistico dell’Istat 2016, non è evidente la capacità politica di programmare l’accesso alla professione docente, sulla base della scienza demografica, come più o meno fanno tutti gli altri Stati, con sistemi centralizzati (i concorsi) o aperti (su base territoriale e con criteri differenziati).

E ci si chiede anche se davvero tutti vogliano fare l’insegnante. Il Miur fa sapere ufficialmente che erano previste 300.000 domande, come nei precedenti aggiornamenti delle graduatorie. Ne sono arrivate più del doppio. Si tratta di una professione socialmente poco stimata, come dimostra il fatto che è sottopagata (gli stipendi più bassi d’Europa) e altamente femminilizzata e le professioni “lasciate” alle donne sono quelle meno considerate (ce lo insegna la sociologia). Oppure proprio queste procedure aperte, che di fatto preparano un’altra situazione di precariato, che sappiamo già essere illegittimo, e quindi richiederà sanatorie, sicure perché sono sempre arrivate, inducono a pensare che davvero prima o poi nella scuola si entra e che c’è posto per tutti?

Così non va bene. È un problema che richiede la gestione di una realtà complessa, senza mai cedere alla tentazione di lasciar correre le cose perché la disoccupazione è alta e intanto finché si sogna non ci si dispera.

Il buon governo è anche quello che mostra ai cittadini la differenza fra sogno e illusione.

Obbligo scolastico fino a 18 anni, il Miur spinge in Camera e Senato

da La Tecnica della Scuola

Obbligo scolastico fino a 18 anni, il Miur spinge in Camera e Senato

Portare l’età di obbligo scolastico da 16 a 18 anni: al ministero dell’Istruzione ci stanno lavorando, anzi un primo tentativo è già concreto.

L’annuncio è arrivato dalla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, intervenuta il 19 luglio a Palermo, nell’aula magna della scuola Giovanni Falcone nel quartiere Zen, dove nei giorni scorsi è stato sfregiato il busto in gesso che ritraeva il magistrato ucciso 25 anni fa.

“Nel provvedimento in corso di discussione al Senato sul Mezzogiorno – ha detto la Fedeli – il ministero dell’Istruzione ha fatto inserire programmi per superare la povertà educativa, perché lo sviluppo economico è dato anche qualità delle competenze. Nel secondo provvedimento sul nuovo reddito di inclusione che è in discussione nelle commissioni competenti di Camera e Senato abbiamo fatto inserire che se si hanno figli al di sotto di 18 anni devono essere mandati a scuola, perché cultura e istruzione servono alla vita delle persone“.

Si ricorda che il Reddito di inclusione (denominato Rei), viene riconosciuto alle famiglie con un Reddito (vale l’ISEE), “non superiore a 6.000 euro” e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro.
Quindi, la ministra fa intendere che lo slittamento dell’obbligo formativo, oggi sino a 16 anni, riguarderebbe di sicuro le fasce sociali più a rischio di abbandono scolastico. Forse, ma su questo punto non abbiamo conferme, potrebbe essere esteso a tutti, quindi prescindendo dal ceto sociale e dal reddito.
Nel corso dell’intervento, la ministra ha tenuto a dire: “era giusto essere qui oggi per ricordare Paolo Borsellino e per i fatti dei giorni scorsi. Però sono venuta anche quando non c’erano i fotografi e le telecamere. Dobbiamo puntare sulle cosiddette scuole di periferia, dove c’è qualità, rendendole prioritarie, con ambiente innovativi per un’istruzione innovativa. Bisogna puntare su questo perché diventino scuola di eccellenza”.

Scatti automatici anche ai docenti precari, la Cassazione dice sì

da La Tecnica della Scuola

Scatti automatici anche ai docenti precari, la Cassazione dice sì

Lo stipendio dei docenti precari non vale meno di quello di chi è già di ruolo: quindi, gli vanno corrisposti anche gli scatti automatici.
A sancirlo è stata la sesta sezione della Corte di Cassazione, che ha dato ragione ad un gruppo di precari della scuola, con una ordinanza attraverso cui stabilisce che agli insegnanti vadano riconosciuti gli scatti di anzianità anche se assunti con contratti a tempo determinato.
A riferirlo è il Codacons, che ha difeso alcuni docenti precari dinanzi alla Corte in una causa promossa dal Miur per la riforma della sentenza della Corte d’Appello di Torino favorevole agli insegnanti.
La Cassazione ha stabilito – scrive l’associazione dei consumatori – che “la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva 99/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai CCNL succedutisi nel tempo”.

“Vanno, conseguentemente, disapplicate – continua l’associazione – le disposizioni dei richiamati CCNL che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato. La L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53, che prevedeva scatti biennali di anzianità per il personale non di ruolo, non è applicabile ai contratti a tempo determinato del personale del comparto scuola ed è stato richiamato, D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 69, comma 1, e art. 71, dal CCNL 4.8.1995 e dai contratti successivi, per affermarne la perdurante vigenza limitatamente ai soli insegnanti di religione”.
Per il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, “ora grazie a questa ordinanza tutti i docenti precari che hanno perso in primo o secondo grado la battaglia contro il Miur possono proporre appello, forti della decisione della Cassazione che riconosce in modo definitivo i loro diritti”.