Disabilita’, dal cohousing ai gruppi appartamento

Redattore Sociale del 01-08-2017

Disabilita’, dal cohousing ai gruppi appartamento: tutti i modi per vivere insieme

Nel nuovo numero di SuperAbile Inail l’inchiesta sulla vita indipendente, un’intervista alla ballerina disabile Nicoletta Tinti e la sperimentazione del centro clinico di Milano per “custodire” la voce dei malati di Sla, che in futuro potrebbero perdere la capacità di parlare.

ROMA. Andare a vivere da soli o con amici (meglio se con l’aiuto di un assistente o di un educatore), registrare la propria voce per poi “parlare” quando la si sarà persa a causa di una malattia invalidante, fare parapendio in carrozzina. È online il numero di agosto-settembre di SuperAbile Inail, la rivista cartacea sui temi della disabilità pubblicata dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro consultabile anche online.

Ad aprire il magazine è un’inchiesta sulla vita indipendente delle persone disabili, con storie e progetti di distacco familiare (dal cohousing ai gruppi appartamento) in vista del cosiddetto “dopo di noi”. Ecco allora i coinquilini con la sindrome di Down di “Casa Ponte” a Padova, il “Condominio partecipato” di Bologna e quello “sociale” a Cassano d’Adda (nel milanese) o Villa delle Rogge, la foresteria per i lavoratori con autismo di Pordenone. Volti di chi, come Caterina, Elisa, Marco e Franco, sperimenta l’autonomia abitativa a dispetto della disabilità, grazie all’aiuto di un’associazione o di un centro per l’automazione domestica. Secondo una stima realizzata dall’Istat, sono circa 540 mila i disabili gravi sotto i 65 anni che potrebbero sopravvivere ai propri cari: di questi, 127 mila vivono già da soli o abitano con genitori molto anziani. E se esistono realtà ben avviate, come per esempio i progetti di residenzialità della Fondazione italiana verso il futuro di Roma (il primo inaugurato nel lontano 1998), in Sicilia sta muovendo i primi passi “La casa di Toti”, una masseria-albergo voluta dalla mamma di un ragazzo autistico in cui vivranno e lavoreranno insieme alcuni giovani con ritardo cognitivo.

Sempre sul numero doppio dell’estate è possibile leggere un’intervista alla ballerina paraplegica Nicoletta Tinti, che quest’anno si è fatta notare in tv grazie a Italia’s got talent, e l’esperienza dei primi malati di sclerosi laterale amiotrofica in Italia ad aver partecipato alla “Banca della voce” e all’uso dell’app MyVoice. Due progetti promossi dal centro clinico Nemo dell’ospedale Niguarda di Milano per assistere chi è colpito da patologie neuromuscolari che porteranno alla perdita della capacità di parlare. Si tratta di registrare le frasi più importanti della propria quotidianità, quelle che si vogliono lasciare in eredità, e caricarle nel software del comunicatore artificiale: le parole saranno così trasmesse con la propria voce e non con quella metallica, fredda e impersonale tipica di questi ausili.

Tra i servizi presenti, anche il racconto fotografico di “Wow-Wheels on waves”, la traversata dell’Atlantico su un catamarano accessibile con a bordo un equipaggio misto di persone disabili e non, e la storia di Marius Ganthaler, il primo pilota italiano di parapendio in carrozzina che, pochi mesi fa, ha superato l’esame teorico-pratico ottenendo l’abilitazione al volo con la sua speciale sedia a tre ruote costruita appositamente per il decollo, il librarsi in cielo e l’atterraggio. «In aria provo questa sensazione bellissima di essere uguale a tutti gli altri e di poter vedere le montagne dall’alto – dice –. Anche quando guido l’auto non sento la mia disabilità, ma non è certo così emozionante come volare”.

Infine le pagine di cultura, con tanti libri, film e mostre. Come Catalonia in Venice. La Venezia che non si vede, una delle opere più interessanti in esposizione a questa 57esima edizione della Biennale d’arte in Laguna. A idearla è stato Antoni Abad, artista spagnolo che qualche anno fa si era inventato BlindWiki, un prototipo di social network per non vedenti basato sull’audio-descrizione degli ambienti urbani. È a partire da quell’idea che Abad ha sviluppato la sua opera per la kermesse veneziana: una mappa interattiva della città, con registrazioni vocali dei luoghi più significativi realizzate da persone cieche, visitabile fino al 26 novembre presso i Cantieri navali. (mt)

Docenti che hanno diritto al “sostegno”

Redattore Sociale del 01-08-2017

Docenti che hanno diritto al “sostegno”: la battaglia (vinta) di Romina

Da settembre potrà avere un assistente in classe: Romina Santini, 38 anni, insegnante d’inglese, ha la Sma 2, che le impedisce di essere indipendente. “Finora questa possibilità mi era stata spesso negata, per ragioni di privacy: ora il Miur ha detto sì”.

ROMA. Potrà tornare a insegnare, finalmente accompagnata e aiutata da un assistente: Romina Santini oggi festeggia la sua piccola grande vittoria. Ci aveva raccontato, pochi mesi fa (per l’inchiesta “Dietro la cattedra”, sulla rivista SuperAbile) la battaglia che stava conducendo do per veder riconosciuto il suo diritto al lavoro: un diritto che non poteva esercitare facilmente, date le difficoltà imposte dalla sua disabilità, dovuta a una grave malattia rara, la Sma 2. Vive a Cattolica, Romina, insegnante di terza fascia. “In altre parole, supplente – ci aveva spiegato – quindi disponibile per le chiamate dell’ultimo minuto. Questo per chi non è indipendente è molto difficoltoso: tante volte mi trovo costretta a rinunciare, perché non ho un accompagnatore fisso ed è difficile trovare all’improvviso qualcuno libero per accompagnarmi e rimanere in classe come assistente. In genere chi mi porta è mio padre, che purtroppo da tempo non sta bene. E così ora sono a casa anch’io”.

Romina è sempre consapevole delle proprie difficoltà, ma anche di quanto sia semplice superarle: “Io sono del tutto inabile fisicamente – ci spiegava – Questo significa che non posso firmare, scrivere, girare tra i banchi… Una situazione, questa, che spaventa i dirigenti scolastici, i quali spesso mi rispondono che non è consentita la presenza di un assistente in aula per questioni di privacy. Con i ragazzi, invece, è tutto più facile: quando entro in aula per la prima volta, mi guardano con stupore o curiosità: ammetto di essere un’insegnante particolare. Ma bastano cinque minuti di presentazione perché tutto diventi normale. I ragazzi sono la mia forza, sono loro che mi spingono a continuare e ad andare contro chi vuole mettermi i bastoni fra le ruote. Per loro la disabilità diventa normalità e questo è semplicemente meraviglioso”.

Tutt’altro che rassegnata, Romina sa esattamente ciò di cui ha bisogno: “La presenza di un assistente pare sia consentita solo agli insegnanti non vedenti. Io però mi sono appellata all’avvocato Salvatore Nocera, della Fish (Federazione italiana superamento handicap), il quale mi ha detto che questa norma deve essere estesa a qualsiasi tipo di disabilità. Da allora, ogni volta che vengo chiamata a scuola, mi batto per avere il posto che mi sono guadagnata con tanti sacrifici e tanto studio”.

Così, pochi mesi fa, ci confidava la sua speranza: “Entro settembre, mi piacerebbe rendermi in qualche modo indipendente da mio padre: a oggi è lui che mi accompagna a scuola e resta con me in classe. Assumere un accompagnatore significa spendere tutto il proprio stipendio e lavorare gratis. Adesso però lui sta male ed è giusto che si riposi un po’. Spero di trovare una persona che scelga di accompagnarmi in questa bellissima avventura lavorativa. E spero che il ministero finalmente me lo permetta, riconoscendomi questo diritto”.

Oggi, la battaglia è vinta: “Dopo tre anni di battaglia, oggi posso festeggiare la mia vittoria! – esulta – Il Miur ha confermato che posso entrare in classe con un assistente così come la legge permette ai docenti non vedenti. Non ci sono disabili di serie A e disabili di serie B. Sono tanto felice e ora farò in modo che questa risposta diventi ufficiale non solo per me, ma per tutti i docenti come me! Infatti voglio che questo diritto non sia solo per me ma anche per gli altri docenti disabili che necessitano di assistenza. E mi sto già attivando perché questo accada, spero di ottenere una circolare del ministero! Con pazienza, costanza, caparbietà, tenacia ed educazione si ottiene tutto. Intanto, devo questa vittoria, per me tanto importante, alla mia famiglia, che combatte sempre al mio fianco, ma anche all’avvocato della Fish Salvatore Nocera, che mi ha accompagnata e continua a farlo in questa battaglia”. (cl)

FONDI MOF 2017/2018

FONDI MOF 2017/2018: LA FGU NON SIGLA L’IPOTESI DI CCNI
La delegazione della FGU-Gilda degli Insegnanti non ha siglato l’ipotesi di CCNI sulla distribuzione del MOF 2017/2018. 
“Ci siamo rifiutati di firmare – spiega Maria Domenica Di Patre, vice coordinatrice nazionale della FGU-Gilda degli Insegnanti – perché prevede la riduzione dei fondi per i corsi di recupero, come già è avvenuto negli anni scorsi, e il riutilizzo delle risorse per la pratica sportiva le quali generano economie impiegate poi per coprire spese per attività diverse che, invece, dovrebbero rientrare in altri capitoli di bilancio”.
A  motivare la decisione di non firmare l’ipotesi di CCNI ha contribuito anche la bocciatura, in fase di contrattazione, della proposta della FGU-Gilda di ampliare l’utilizzo dei fondi della pratica sportiva a tutta la progettazione relativa all’attività motoria, in particolare per gli alunni disabili, in tutti gli ordini e gradi di scuola. 
Ora il testo dell’ipotesi di CCNI dovrà passare tutto l’iter della certificazione degli organi di controllo prima della firma definitiva, dopo la quale sarà possibile assegnare le somme alle scuole. 

Nuovi prof, 24 cfu a 500 euro

da ItaliaOggi

Nuovi prof, 24 cfu a 500 euro

ll tetto di spesa per chi ha una laurea magistrale e vuole partecipare al prossimo concorso

Alessandra Ricciardi

Una spesa di 500 euro per mettersi in pari con i crediti formativi e accedere al prossimo concorso per insegnanti anche con una laurea magistrale generica. A prevederlo il decreto sulla fase transitoria della formazione dei nuovi docenti. Il decreto, che ItaliaOggi ha letto, acquisito anche il parere del Cun, il consiglio universitario nazionale, sarà firmato dalla ministra Valeria Fedeli nei prossimi giorni, e comunque prima della pausa estiva. Interessati tutti coloro, potenzialmente decine di migliaia, che vorranno partecipare alla prossima selezione avendo una formazione di base non orientata all’insegnamento. E che si ritrovano dunque nella necessità, alla luce della riforma della Buona scuola, di integrare il loro piano studi.

In ballo esami per 24 Cfu, circa un semestre universitario. Il decreto, e i relativi allegati, ne definiscono i requisiti e gli ambiti. E infine pure i costi: al massimo 500 euro, con criteri di progressività come avviene per le rette universitarie, che, nella loro autonomia, definiranno i singoli atenei, università o accademie. Il costo comprende l’iscrizione, la frequenza e il certificato finale. Il tetto vale per le università statali, le quali potranno anche decidere di spacchettare i singoli esami nel caso in cui il candidato ne abbia già alcuni nel proprio profilo.

Il provvedimento, attuativo di uno dei decreti delegati della Buona scuola, determina come vincolante il possesso di almeno sei crediti in almeno tre ambiti: pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell’inclusione; psicologia; antropologia, metodologie e tecnologie didattiche. Nei relativi percorsi possono essere riconosciuti come validi anche i crediti maturati nel corso di precedenti studi universitari, anche in master e scuole di specializzazione. Una delle modifiche che il decreto potrebbe recepire, rispetto alle richieste avanzate dal Cun, è di ammettere anche i dottorati di ricerca, sempre che i crediti relativi siano coerenti con gli obiettivi indicati nei prospetti allegati al decreto.

Le università, una volta formalizzato il decreto, dovranno organizzarsi per partire da subito con le attività. Si tratta di ampliare corsi in verità già presenti, per la durata di un semestre. In tempo rispetto al calendario del prossimo concorso da tenersi nel 2018. Intanto c’è da definire la nuova formazione a regime per i docenti della secondaria. Di questo si occuperà- la Conferenza nazionale per la formazione iniziale e l’accesso alla professione docente che la Fedeli già sta costituito

La Cassazione tiene il punto: ai precari la carriera pregressa

da ItaliaOggi

La Cassazione tiene il punto: ai precari la carriera pregressa

Ai supplenti Vanno garantite condizioni di lavoro non meno favorevoli dei docenti di ruolo

Giuseppe Mantica

Ai precari va garantita la progressione stipendiale sui servizi svolti in precedenza. È di pochi giorni fa una serie di decisioni della Corte di cassazione che rigetta le tesi restrittive del Miur, incrementando, di fatto, le possibilità remunerative dei molti supplenti dell’universo scuola.

La sesta sezione civile ha emesso a luglio le ordinanze nn. 17932, 17940, 17951 (nonché altre, assunte in varie udienze) con le quali ha fatto obbligo in capo al Ministero di dover riconoscere l’anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, tanto ai fini dell’attribuzione della medesima progressione stipendiale, come prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai Ccnl succedutisi nel tempo.

La decisione fa leva sulla clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato del marzo 1999. Questo orientamento era stato già indicato dalle sentenze nn. 22558 e 23868 assunte nel mese di novembre dello scorso anno, a loro volta, sulla scorta di precedenti decisioni della Corte di giustizia europea che avevano marcato l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato «condizioni di impiego» non meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato comparabile.

L’interpretazione delle norme euro-unitarie (quali la Direttiva 99) è riservata alla Corte di giustizia, le cui pronunce hanno carattere vincolante per il giudice nazionale, che può e deve applicarle anche ai rapporti giuridici sorti e costituiti prima della sentenza interpretativa. A tali sentenze, infatti, siano esse pregiudiziali o emesse in sede di verifica della validità di una disposizione, va attribuito il valore di ulteriore fonte del diritto della Unione europea, non nel senso che esse creino ex novo norme comunitarie, bensì in quanto ne indicano il significato ed i limiti di applicazione, con efficacia erga omnes nell’ambito dell’Unione.

La norma in esame (accordo quadro e direttiva) esclude in generale, ed in termini non equivoci, qualsiasi disparità di trattamento non obiettivamente giustificata nei confronti dei lavoratori a tempo determinato (precari, supplenti), sicché la stessa ha carattere incondizionato e può essere fatta valere dal singolo dinanzi al giudice nazionale, che ha l’obbligo di applicare il diritto dell’Unione e di tutelare i diritti che quest’ultimo attribuisce, disapplicando, se necessario, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno. Il principio di non discriminazione non può essere interpretato in modo restrittivo, e le maggiorazioni retributive derivano dalla anzianità di servizio del lavoratore anche precario.

Va esclusa, quindi, la conformità al diritto euro-unitario di quelle norme dei contratti collettivi nazionali per il comparto scuola in forza delle quali si nega il riconoscimento della anzianità di servizio per il personale a tempo determinato. La natura non di ruolo del rapporto di impiego, e la novità di ogni singolo contratto rispetto al precedente, non sono elementi idonei a giustificare la diversità di trattamento proprio perché divergono dalla normativa europea.

Esaminata è stata la considerazione sulla specialità della disciplina delle supplenze del settore scolastico rispetto alla normativa generale, tuttavia ritenuta priva di rilievo poiché la necessità di disapplicare le norme contrattuali (che imporrebbero un diverso trattamento retributivo previsto per gli assunti a tempo determinato) è conseguenza della diretta applicazione della richiamata clausola 4, come interpretata dalla costante giurisprudenza della Corte di giustizia, con efficacia prevalente.

Dirigenti scolastici, il concorso non vede ancora la luce E il Cds accusa: incostituzionale fare una selezione riservata

da ItaliaOggi

Dirigenti scolastici, il concorso non vede ancora la luce E il Cds accusa: incostituzionale fare una selezione riservata

il Consiglio di Stato, sez. VI, con l’ordinanza del 21 giugno 2017 n. 3008 ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, commi da 87 a 90, della legge 13 luglio 2015 n. 107, nella parte in cui si prevede una procedura riservata, a soggetti con determinati requisiti quali essere già vincitori ovvero utilmente collocati nelle graduatorie

di Francesca De Nardi

Sono emersi dubbi sulla legittimità della procedura riservata per l’immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici. Concorso che è ancora fermo, pur avendo ultimo l’iter dei pareri, al ministero dell’istruzione in quanto a bando e regolamento.

Tale procedura, infatti, rappresenterebbe un’eccezione alla regola del pubblico concorso, dal momento che risulta aperta soltanto a soggetti ben determinati, e non alla generalità degli aspiranti in possesso dei requisiti di professionalità richiesti per il ruolo da ricoprire e non pare sorretta dai presupposti necessari per legittimarla.

Per questi motivi il Consiglio di Stato, sez. VI, con l’ordinanza del 21 giugno 2017 n. 3008 ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, commi da 87 a 90, della legge 13 luglio 2015 n. 107, nella parte in cui si prevede una procedura riservata, ai sensi del comma 88 citato, lettere a) e b), a soggetti con determinati requisiti quali essere già vincitori ovvero utilmente collocati nelle graduatorie ovvero aver superato positivamente tutte le fasi di procedure concorsuali successivamente annullate in sede giurisdizionale, etc…

Ebbene i giudici di Palazzo Spada, a questo proposito, osservano come la giurisprudenza della Corte costituzionale abbia affermato che la regola del pubblico concorso ammette eccezioni «rigorose e limitate» subordinate a due requisiti.

In primo luogo, esse devono rispondere ad una «specifica necessità funzionale» dell’amministrazione, ovvero a «peculiari e straordinarie ragioni di interesse pubblico».

In proposito, è stato chiarito che non integrano valide ragioni di interesse pubblico né l’esigenza di consolidare il precariato né quella di venire incontro a personali aspettative degli aspiranti né tantomeno esigenze strumentali di gestione del personale da parte dell’amministrazione.

Al contrario, un concorso riservato può essere giustificato solo quando si tratti di esigenze desumibili da funzioni svolte dall’amministrazione, e in particolare, quando si tratti di consolidare specifiche professionalità che non si potrebbero acquisire all’esterno dell’amministrazione, e quindi giustificano che ci si rivolga solo a chi già ne è dipendente in una data posizione.

In secondo luogo, le eccezioni alla regola del pubblico concorso devono prevedere comunque adeguati accorgimenti idonei a garantire la professionalità del personale assunto. Con particolare riguardo all’assunzione dirigenti scolastici, è stato poi ritenuto che devono essere previste «procedure imparziali e obiettive di verifica dell’attività svolta, per la valutazione di idoneità ad altri incarichi dirigenziali, in grado di garantire la selezione dei migliori», e che in tal senso non basterebbe un generico rinvio al «particolare successo» con il quale l’aspirante avesse svolto un precedente incarico.

Nel caso di specie, i parametri appena delineati non appaiono rispettati.

Insegnanti di sostegno, più posti al Nord ma mancano i pretendenti

da Repubblica

Insegnanti di sostegno, più posti al Nord ma mancano i pretendenti

Il ministero dell’Istruzione ha assegnato ben 8967 posti su 12076 alle regioni del Settentrione, dove ci sono più cattedre libere. Ma tre cattedre su quattro resteranno scoperte perchè non ci sono docenti che ne hanno fatto richiesta

di SALVO INTRAVAIA

ROMA – Sul sostegno, ci sono i posti a disposizione ma mancano i pretendenti al ruolo. E a migliaia. Mentre nelle altre materie d’insegnamento si verifica il contrario: mancano i posti.

In un Paese dove i pochi concorsi pubblici banditi vengono presi sistematicamente d’assalto da migliaia di aspiranti al posto fisso, per il sostegno, nella scuola si realizza il paradosso di migliaia di posti che resteranno vacanti per assenza di docenti titolati ad occuparli. Soprattutto al Nord, dove la carenza di insegnanti di sostegno è endemica e a settembre non sarà possibile immettere in ruolo addirittura tre docenti su quattro.

Il perché è presto detto: mancano sia i vincitori di concorso sia i precari “storici” delle graduatorie ad esaurimento che partecipano alle assunzioni in pianta stabile. Ma andiamo con ordine. Il concorso del 2016 per i posti di sostegno ha messo a disposizione 6.101 cattedre in tutti e quattro gli ordini di scuola: infanzia, primaria, scuola media e scuola superiore. I docenti che sono riusciti a concludere positivamente tutte le prove, sono finora 3.681.

Mancano all’appello soltanto i vincitori di concorso della scuola dell’infanzia di quattro regioni: Campania, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Molise, che mettono in totale 59 posti a disposizione. Facendo i conti senza la scuola dell’infanzia, dove la selezione è ancora in corso, restano quindi 5.797 cattedre da assegnare ai vincitori del concorso di scuola primaria, media e superiore. Ma con appena 3.433 vincitori di concorso. In altre parole, dal concorso resteranno vacanti oltre 2mila e 300 cattedre: praticamente, 4 su dieci. Ma non basta. Perché le immissioni in ruolo spettano per metà ai vincitori di concorso e per l’altra metà ai precari delle Gae: le Graduatorie ad esaurimento, che contano per il sostegno ancora pochissimi iscritti dopo le immissioni in ruolo della Buona scuola.

Risultato, mancano in diversi territori anche i pretendenti al ruolo provenienti dalle liste dei precari. E in una nazione che esporta cervelli, in cui la disoccupazione giovanile è a livelli imbarazzanti, nelle regioni settentrionali si presenta una situazione surreale. La scorsa settimana, il Miur ha messo a disposizione i posti per le prossime immissioni in ruolo su sostegno. Escludendo sempre dal conteggio la scuola materna, al Nord dovrebbero essere assunti ben 8.967 neo insegnanti di sostegno: tre quarti dell’intero contingente nazionale che supera di poco le 12mila unità. Ma basta fare due conti per comprendere che la maggior parte di questi posti non potrà essere assegnato. Perché i vincitori di concorso sono appena 1.483 e, secondo le analisi dell’Osservatorio diritti scuola, i precari specializzati su sostegno ancora in Gae sono 284. Così, dei 7.200 degli 8.967 presenti al Nord (otto su dieci) non potranno essere attribuiti ad altrettanti aspiranti al ruolo. Posti, che allargheranno la platea di cattedre disponibili per i supplenti.

La situazione è particolarmente pesante in Lombardia dove, tra concorso e Gae, non sarà possibile immettere in ruolo per carenza di aspiranti ben 3.947 posti su 4.566: addirittura 86 su cento. A questo punto, tra posti vacanti e altri posti (in deroga e di organico di fatto), in tutto i settentrione d’Italia, resteranno a disposizione dei supplenti circa 25mila cattedra. Ma l’altra cosa sorprendente è che mancheranno anche i supplenti col titolo di specializzazione per coprire la maggior parte di questi posti. E una buona fetta di queste cattedre verrà assegnata a quelli che la burocrazia ministeriale denomina supplenti “senza titolo”: docenti di posto comune che, per sbarcare il lunario, a settembre si reinventeranno come insegnanti di sostegno. A l’allarme su quest’ultimo aspetto, Gianluca Rapisarda Direttore scientifico dell’Irifor. “Circa 47mila – ha detto nel corso di un recente convegno – degli attuali docenti per il sostegno (il 40 per cento) sono supplenti e, cosa ancor più grave, non sono né specializzati né abilitati”.

Ma il sostegno rappresenta un’isola felice per i precari della scuola. Per le altre discipline d’insegnamento il concorsone 2016 sta riservando brutte sorprese a più di un vincitore di concorso che, dopo una selezione durissima, pensava di ottenere l’agognata immissione in ruolo già ad agosto. Ma non sarà così perché, questa volta al Sud, mancano i posti a fronte di centinaia di vincitori di concorso. In Sicilia, per fare un esempio, hanno vinto il concorso in 708 ma il ministero ha assegnato in tutto 199 immissioni in ruolo, da dividere a metà tra precari delle Gae e vincitori di concorso. Ai quali potranno andare quindi 100 posti al massimo.

A questo ritmo, per assorbire tutti i vincitori occorreranno oltre 7 anni. Ma le graduatorie saranno in vigore fino al 2018/2019. Dopo scadranno, secondo il bando. E i vincitori di concorso temono di subire una beffa: concorso vinto ma nessuna assunzione. Così un centinaio di loro, patrocinati dall’avvocato Fabio Rossi, si sono rivolti al Tar Lazio per comprendere perché i posti sono “spariti” nel nulla. E con un’ordinanza di qualche giorno fa i giudici amministrativi intimano al Miur di consegnare ai ricorrenti le carte che hanno portato alla determinazione dei posti per ogni regione e disciplina d’insegnamento. Gli interessati sembrano determinati e minacciano di non fermarsi al Tar se dalle medesime carte dovesse sortire qualcosa che non li convince.