Le annunciate stabilizzazioni nella scuola non porranno fine alla “supplentite”

Le annunciate 52.000 mila stabilizzazioni del personale docente per l’anno scolastico 2017/2018 si ridurranno purtroppo a circa 37.000.
Ci saranno circa 15.000 stabilizzazioni in meno rispetto a quelle programmate, per mancanza di aspiranti nelle graduatorie ad esaurimento e del concorso 2016. In particolare resteranno liberi almeno 10.000 posti di sostegno. Un danno per la scuola pubblica e per la continuità didattica.

Per questa via non si mette fine alla famosa “supplentite”, annunciata da Renzi, la quale continuerà a incombere sulla continuità didattica e sulla precarietà del lavoro. Non si può certo dire che 37.000 stabilizzazioni non siano una boccata d’ossigeno, ma non bastano a risolvere i guasti profondi provocati dal piano straordinario di assunzioni della legge 107/2015 che si conferma ancora una volta una legge priva di un orizzonte strategico per la scuola pubblica.

La macchina (fallace) delle stabilizzazioni messa a punto dal Miur sconta anche i gravi ritardi e gli errori delle procedure concorsuali. A ciò si aggiunge la carenza di personale negli uffici dell’amministrazione periferica costretto in questi giorni a un vero e proprio tour de force, lesivo della dignità degli stessi lavoratori, nel vano tentativo di rispettare i tempi imposti dal Miur. Non è così che si potrà garantire il sereno e regolare avvio dell’anno scolastico per milioni di studenti, anche perché mancano ancora le assunzioni del personale Ata ed educativo.

Al Miur chiediamo l’immediata apertura di un tavolo di confronto per ottenere la totale copertura dei 52.000 posti annunciati e per le immediate stabilizzazioni di educatori e Ata su tutti i posti liberi.

È necessario un confronto con le parti sociali per valutare i reali bisogni della scuola pubblica e per programmare un piano di stabilizzazioni coerente con i tempi e i bisogni reali della scuola.

IN ALTO ADIGE ASSUNTI SOLO PROF TEDESCHI

SCUOLA: URZI’ (CENTRODESTRA), IN ALTO ADIGE ASSUNTI SOLO PROF TEDESCHI

“Il piano assunzioni di oltre 50mila precari della scuola non riguarderà la provincia di Bolzano, dove la stabilizzazione sinora ha riguardato solo docenti di lingua tedesca”. A denunciarlo è Alessandro Urzì, rappresentante del centrodestra altoatesino e consigliere provinciale di Bolzano e della regione Trentino Alto Adige con il movimento l’Alto Adige nel Cuore.

“I nostri precari – denuncia Urzì – saranno gli unici in tutta Italia, a rimanere per strada, appesi al filo della speranza di assunzioni temporanee di anno in anno, senza la possibilità di programmare la famiglia, di accendere un mutuo, comprare casa, vivere gli altri colleghi italiani”.

“Una situazione che riguarda solo la scuola in lingua italiana – spiega ancora Urzì – e sulla quale il Partito Democratico ha deciso di accettare i diktat della Svp, bocciando aumenti di pianta organica, visto che le 80 assunzioni dello scorso dicembre sono avvenute tutte nelle scuole di lingua tedesca”.

“Un disastro la cattiva scuola altoatesina che, oltre a non accettare la stabilizzazione dettata dalla Buona scuola, tarda a realizzare piani di potenziamento dell’offerta formativa e progetti di integrazione anche per adulti stranieri”.

Lo dichiara in una nota Alessandro Urzì, consigliere della provincia di Bolzano e della regione Trentino Alto Adige con il movimento L’Alto Adige nel cuore.

Una occasione da non perdere!

Una occasione da non perdere!

 di Maurizio Tiriticco

 

ERA ORA! Finalmente si comincia a pensare che si possa uscire dalla scuola a 18 anni e non a 19, almeno dal prossimo anno scolastico nei licei sperimentali quadriennali! Una considerazione a monte: è una “cosa” tutta italica – tranne qualche rara eccezione – quella di “tenere sui banchi di scuola” alunni maggiorenni!!! E viene da chiedersi: a quando l’uscita generalizzata a 18 anni per tutti i percorsi di studio? Ma qui si pone un problema, che in molti in effetti rilevano: il fatto, cioè, di dovere “stringere” in quattro anni ciò che fino ad oggi “si fa” in cinque!

E di qui emerge una considerazione, affatto peregrina: perché, per quanto riguarda certe decisioni di politica scolastica, occorre pensare e fare sempre con criteri “frammentari” e mai con visioni più “generalizzate”? O meglio: se si deve pensare e decidere a proposito di un “frammento” dei nostri percorsi di studi, perché non inquadrarlo, per giungere ad una decisione costruttiva, nella “generalità” degli interi percorsi? Da quel dì che vado predicando che il nostro percorso di studi obbligatorio è ancora a tutt’oggi una sommatoria di scuola primaria, di scuola media e di primo biennio superiore: tre “pezzi”, ciascuno dei quali è attento più al suo ombelico che al “corpus” nella sua interezza. In effetti, le stesse norme che da sempre si succedono riguardano sempre un “pezzo” e mai – o molto raramente – l'”intero”. Mi chiedo: che senso ha sperimentare un quadriennio superiore, se a monte non “si risistemano” i dieci anni di studio obbligatori? In effetti, una “risistemazione” in tal senso permetterebbe non la sperimentazione di un percorso quadriennale successivo, ma una sua reale e necessaria “messa a regime”!

Ovviamente, non è una cosa semplice costruire un percorso decennale obbligatorio verticale e continuo! Occorre mettere in discussione strutture istituzionali e organizzative che vengono da lontano e che da questo “lontano” traggono la loro stessa ragion d’essere! Basti pensare allo status diverso del maestro – pardon! Forse dovevo dire “maestra”, perché penso che sia difficile oggi trovare nella nostra scuola primaria dei maestri – rispetto a quello del professore… a proposito: esistono ancora professori nella scuola media? E’ un’occasione per riflettere sul fatto che la professione dell’insegnante nel nostro Paese ha subìto nel corso degli anni una vera e propria débacle! Ricordo che al liceo “Giulio Cesare” di Roma ho avuto come “maestri” un Prestipino e un Nicolosi Roncati! Mia madre mi raccontava che un suo zio insegnava al “Massimo” – uno dei licei privati più prestigiosi di Roma allora e oggi – e andava a scuola “con le pacche”, cioè vestito come per le grandi occasioni!

Tutto ciò per dire che la professione insegnante oggi non gode di quel prestigio che, invece, le si dovrebbe! Era relativamente facile insegnare in una scuola per pochi! Ed è estremamente difficile insegnare oggi in una scuola per tutti! Considerando poi che i tutti sono più attratti da un mondo esterno straricco di informazioni e di sollecitazioni, con cui la scuola difficilmente riesce a tenere il passo! Le famose tre C, la Casse d’età, la Cattedra, la Campanella, i programmi di studio (pardon! Volevo dire Indicazioni nazionali e/o Linee guida) sono in effetti dei vincoli pesanti per una scuola in cui gli alunni sono “altra cosa” rispetto a quelli di un immaginario ormai purtroppo molto lontano!

Concludendo: licei quadriennali sì, ma… non dimentichiamo che la nostra scuola secondaria “non si salva” con questa pur necessaria e interessante sperimentazione! Anzi, non si salva la nostra scuola nella sua interezza! Sperimentare sì, ma in una chiave di progettazione di un futuro scolastico vivibile e produttivo! Penso di avere scritto cose che la Ministra Fedeli potrebbe condividere, per quello che sono la sua storia civile e la sua esperienza politica. E so anche che l’azione politica – quella vera, quella che “cambia veramente le cose” – richiede tempi lunghi! Quindi un augurio perché la Fedeli possa continuare a lungo il suo lavoro!

LICEO BREVE

LICEO BREVE, DI MEGLIO: SPETTA AI COLLEGI DOCENTI VOTARE LE PROPOSTE
“Poiché spetta ai collegi dei docenti deliberare sulla sperimentazione dei licei brevi, lanciamo un appello ai colleghi affinché valutino attentamente i progetti di adesione al bando del Miur ed esprimano un voto che tenga conto di tutte le criticità e delle ricadute che l’accorciamento del percorso di studi potrebbe avere sulla preparazione degli alunni e sull’organico del corpo docente”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta il Piano nazionale di sperimentazione lanciato da viale Trastevere per portare gli studenti dei licei e degli istituti tecnici a diplomarsi in quattro anni.
“Il testo del decreto non è ancora stato pubblicato, ma l’impressione è che si tratti di uno specchietto per le allodole: ridurre di un anno l’iter formativo dei ragazzi non significa garantire automaticamente un posto di lavoro appena terminata la scuola superiore. Se l’obiettivo è metterci al passo con gli altri Paesi europei, – afferma Di Meglio – la strada da seguire non è questa. Occorrerebbe, invece, realizzare diversi corsi di studio e rivedere l’intera organizzazione”.
Il coordinatore della Gilda sottolinea che “il liceo breve di quattro anni è stato già sperimentato in questi ultimi anni, ma non sappiamo con quali risultati”. Inoltre, secondo Di Meglio, non va sottovalutata la questione occupazionale: “Tagliando di un anno il percorso di studi, si ridurrebbe anche il corpo docenti. Si tratta di un aspetto che inevitabilmente suscita preoccupazione”.  

Scuola, liceo in 4 anni: sperimentazione in 100 classi

da La Stampa

Scuola, liceo in 4 anni: sperimentazione in 100 classi

Si potrà attivare una sola classe per scuola partecipante. Un’apposita Commissione tecnica valuterà le domande

La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha firmato il decreto per il Piano nazionale di sperimentazione in 100 classi per il diploma in quattro anni. Il Piano coinvolgerà Licei e Istituti tecnici.

L’avviso sarà pubblicato a fine mese sul sito del Miur e le scuole potranno fare domanda dall’1 al 30 settembre. Si potrà attivare una sola classe per scuola partecipante. Un’apposita Commissione tecnica valuterà le domande pervenute. Le proposte – possono candidarsi sia scuole statali che paritarie – dovranno distinguersi per un elevato livello di innovazione, in particolare per quanto riguarda l’articolazione e la rimodulazione dei piani di studio, per l’utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali nella didattica, per l’uso della metodologia Clil (lo studio di una disciplina in una lingua straniera), per i processi di continuità e orientamento con la scuola secondaria di primo grado, il mondo del lavoro, gli ordini professionali, l’università e i percorsi terziari non accademici.

Nessuno ’sconto’. Alle studentesse e agli studenti dovrà essere garantito il raggiungimento di tutti gli obiettivi specifici di apprendimento del percorso di studi scelto. Il tutto entro il quarto anno di studi. L’insegnamento di tutte le discipline sarà garantito anche eventualmente potenziandone l’orario.

Nel corso del quadriennio, un Comitato scientifico nazionale valuterà l’andamento nazionale del Piano di innovazione e predisporrà annualmente una relazione che sarà trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Il Comitato sarà nominato dalla Ministra dell’Istruzione e dovrà individuare le misure di accompagnamento e formazione a sostegno delle scuole coinvolte nella sperimentazione.

A livello regionale, invece, saranno istituiti i Comitati scientifici regionali che dovranno valutare gli esiti della sperimentazione, di anno in anno, da inviare al Comitato scientifico nazionale.

SOS: la scuola “aperta” per progettare un modello di insegnamento innovativo e condiviso

da La Stampa

SOS: la scuola “aperta” per progettare un modello di insegnamento innovativo e condiviso

Sostenuto dalla Fondazione Mozilla, il laboratorio ha creato soluzioni tecnologiche per un metodo educativo open source
luca scarcella

Si è da poco conclusa l’edizione 2017 della Scuola Open Source , che ha accolto dal 23 al 31 luglio, nel cuore del centro storico di Bari, 20 docenti, 10 tutor e 55 partecipanti da tutta Italia. Un centro di innovazione sociale e tecnologica, un laboratorio di condivisione, ricerca e co-progettazione aperta e interattiva, con la preziosa partnership della Fondazione Mozilla .

Il laboratorio della Scuola è gratuito, multidisciplinare, e con una forte connotazione politica: «vogliamo contribuire con determinazione alla cultura open, contro il brevetto e le restrizioni sui contenuti digitali – afferma il direttore di SOS -. Il sapere, come la creatività, deve poter essere accessibile e condivisibile da tutti, senza barriere, così da poter collaborare per creare qualcosa di più grande, di più importante. La Scuola stessa è un progetto aperto: è di tutti, è tutto online, e chiunque può prendere il modello, riprodurlo e migliorarlo».

Un nuovo approccio alla didattica, aperto e inclusivo, che ha trovato il pieno appoggio di Mozilla, la cui fondazione è promotrice della campagna #ChangeCopyright , ossia contro la riforma del copyright in discussione nel Parlamento europeo. Secondo Mozilla, infatti, l’imposizione data dalla riforma di applicare filtri sui file caricati (i cosiddetti «upload filter») obbligherebbe la maggior parte delle piattaforme online a monitorare ogni singolo contenuto mediale immesso in rete, e finirebbe per inibire la creatività creando una sorta di proibizionismo online a discapito dell’innovazione e della libera espressione.

COME FUNZIONA LA SETTIMANA DI SOS

«La didattica e la ricerca della Scuola Open Source vengono pianificate a partire da istanze proposte dalla comunità di sostenitori – racconta Tartaglia a La Stampa -. L’apprendimento, secondo SOS, è frutto di percorsi non lineari, partendo da una base pianificata per poi svilupparsi dalla contaminazione reciproca dei partecipanti durante il workshop».

Il laboratorio è diviso in tre macroaree: design della comunicazione (identificata con la lettera X), design degli strumenti (Y) e design dei processi (Z). I gruppi sono composti da 18 partecipanti per area, e progettano soluzioni insieme a tutor e docenti di diverse discipline (tra cui filosofi, designer, economisti, ingegneri). Ogni macroarea produce tre progetti, aperti e collaborativi, che è già possibile visionare online .

I PROGETTI FINALI

Alessandro Tartaglia ha illustrato a La Stampa i diversi progetti nati durante l’ultimo laboratorio della Scuola Open Source: «Il team X, di comunicazione, ha lavorato sul design di un nuovo carattere, ossia un font type, su una strategia di propaganda che diventerà un libro racconto sulla Scuola, e, infine, su una piattaforma web di e-learning. La squadra Y, dedicata al design degli strumenti, si è occupata di un sistema di accesso antivandalico, chiamato Asimov, che digitalizza le porte di casa. Utilizzando dei sensori capacitivi, il sistema, collegato a un server, riconosce l’elettromagnetismo del proprietario, aprendo così l’uscio. Y si è anche dedicato ai dati prodotti dalla Scuola (come raccoglierli e utilizzarli), e, infine, disegnando una moneta, una cripto valuta locale sfruttando la tecnologia blockchain , che possa affiancare l’euro».

Il team Z è probabilmente quello che impatta di più sulla prototipazione dei processi educativi della Scuola: «la squadra ha immaginato SOS come un codice web, e lo ha debuggato, ossia ha studiato cosa migliorare e come – racconta Tartaglia -. Inoltre, è stato progettato un master annuale, che partirà a fine anno: quando verrà raggiunto il numero minimo di iscritti, questi si incontreranno e decideranno cosa studiare, tenendo conto di alcuni parametri definiti come il budget e il monte ore. L’ultimo progetto è un kit di pratiche per ingaggiare la comunità di SOS, e per spingere altri a utilizzare il nostro metodo».

L’IMPEGNO DI MOZILLA IN SOS

La Stampa ha raggiunto telefonicamente Federica Fulghesu, coordinatrice delle attività in Italia e Spagna per la Fondazione Mozilla: «La Fondazione è impegnata a Bruxelles con la campagna #ChangeCopyright fin dal 2015, e ora stiamo coinvolgendo iniziative e creativi in tutta Europa. Quando sono venuta a conoscenza della Scuola Open Source ho subito pensato che sarebbe potuta essere un’ottima opportunità per promuovere l’importanza della cultura dell’open source, e della campagna stessa. Così è stato. SOS è un hub di innovazione in cui gravitano quelle persone e quei professionisti che verranno coinvolti dalla scellerata riforma sul copyright. Porteremo alcuni partecipanti della Scuola a Bruxelles in Parlamento, a presentare i loro progetti, tra settembre e ottobre».

@LuS_inc

Scuola, Madia: da Cdm via libera ad assunzioni di 52 mila prof

da Corriere della sera

Scuola, Madia: da Cdm via libera ad assunzioni di 52 mila prof

La ministra della Pubblica amministrazione Marianna Madia annuncia l’approvazione in Consiglio dei ministri del piano assunzioni per gli insegnanti

Valentina Santarpia

«Assunzioni mirate nella #PA: dopo #ForzediPolizia oggi in Cdm via libera definitivo ad assunzioni #Scuola per l’anno scolastico 2017-18». Così la ministra della P.A, Marianna Madia, via Twitter, al termine del Consiglio dei ministri. Sono 58.348 le assunzioni sbloccate in Consiglio dei Ministri tra prof, presidi e personale Ata. Nel dettaglio i tre decreti (Dpr), su proposta dei ministeri della P.A e del Mef, danno il via libera al ministero dell’Istruzione ad assumere per l’anno scolastico in partenza 51.773 unità di personale docente su posti vacanti e disponibili, di cui 38.380 su posti comuni e 13.393 su posti di sostegno, a cui si aggiungono 56 unità di personale educativo. C’è anche l’ok per far entrare, sempre a tempo indeterminato, su posti effettivamente vacanti e disponibili, 6.260 unità di personale Ata. E ancora, è stato dato semaforo verde a 259 nuovi dirigenti scolastici. Ora manca solo la pubblicazione dei tre decreti in Gazzetta ufficiale, «previa» registrazione da parte della Corte dei Conti. Gli ingressi per i docenti erano attesi: la titolare dell’Istruzione, Valeria Fedeli, un mese fa aveva annunciato che le nuove assunzioni sarebbero state convalidate entro il 14 agosto. La cifra di nuovi prof in entrata nella scuola è stata raggiunta grazie ad un faticoso accordo tra viale Trastevere e ministero dell’Economia per trasformare 15.100 posti dell’organico di fatto, assegnati ogni anno a supplenti, in altrettanti posti dell’organico di diritto da coprire con docenti di ruolo con contratti a tempo indeterminato.

L’esercito di prof

La differenza tra organico di fatto e organico di diritto è praticamente una (spiacevole) prassi del sistema scolastico italiano: una cosa è l’organico che sulla carta serve alla scuola, e che viene considerato fisso e coperto con personale a tempo indeterminato (organico di diritto appunto), che ammontava lo scorso anno a 746 mila docenti. E poi c’è l’organico di fatto, quello che viene aggiunto sulla base di nuove iscrizioni, ragazzi disabili bisognosi di sostegno, e così via: circa 62 mila insegnanti supplenti (tra docenti di sostegno e non), un esercito «ballerino» che, tra deroghe, trasferimenti e assegnazioni provvisorie, rende spesso molto complicata la programmazione didattica per i dirigenti scolastici e la continuità per le famiglie. Aumentare l’organico di diritto significa dare maggiore certezza alla continuità didattica. Ma come si arriva a quasi 52 mila assunzioni di nuovi prof? Ai 15 mila posti «trasformati» bisogna aggiungere 21 mila posti rimasti liberi in seguito ai pensionamenti (il turnover autorizzato dal Mef) e i posti già vacanti e disponibili, circa 16 mila.