Specializzazioni mediche

(Roma, 12 agosto 2017) Con riferimento al concorso per l’ammissione alle Scuole di specializzazione di area sanitaria per l’anno accademico 2016-2017, previsto per l’autunno, si comunica quanto segue.

È in fase di conclusione la procedura di accreditamento delle Scuole stesse. Quest’anno, infatti, per esplicita volontà del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sono partite le nuove regole che erano rimaste immutate ormai da dieci anni. Regole che, così come più volte richiesto, sia dal mondo universitario che da quello ospedaliero, rispondono a parametri di valutazione e di selezione più rigorosi, per garantire che le nuove specializzande e i nuovi specializzandi siano inseriti in percorsi attivati secondo criteri di sempre maggiore qualità e trasparenza.

A seguito dell’entrata in vigore del decreto congiunto Miur-Salute (n. 402 del 13 giugno 2017), che contiene le suddette nuove regole, gli Atenei hanno provveduto ad inserire le proprie richieste di accreditamento entro il 10 luglio scorso.

Successivamente, l’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica (organo istituito presso il Miur, con la partecipazione di rappresentanti della Salute e del mondo della medicina universitaria con il compito, fra l’altro, di determinare e verificare i requisiti di idoneità della rete formativa e delle singole strutture che la compongono) ha esaminato tutte le istanze proposte dalle Università italiane, per un totale di 1.433 Scuole.

I pareri, resi dall’Osservatorio il 31 luglio 2017, sono ora al vaglio del Ministero della Salute per la successiva emanazione dei decreti di accreditamento delle strutture che compongono la rete formativa delle Scuole, presupposto necessario per conoscere la mappatura delle stesse, suddividere le borse a disposizione di specializzande e specializzandi ed emanare il bando per l’accesso.

Solamente dopo l’avvenuto accreditamento da parte del Ministero della Salute il Miur potrà infatti emanare il decreto di assegnazione dei contratti di specializzazione finanziati dallo Stato per l’anno accademico 2016-2017.

A quel punto, com’è prassi, le Regioni avranno conoscenza del riparto dei contratti nazionali, divisi per sede universitaria e per tipologia di scuola, e potranno comunicare il numero di contratti aggiuntivi sui propri fondi che saranno poi assegnati definitivamente alle Scuole con il bando di concorso.
Nel frattempo è in corso di perfezionamento l’iter di approvazione del Regolamento che modifica e semplifica notevolmente la struttura del concorso di ammissione. Il Regolamento, che ha ricevuto il parere da parte del Consiglio di Stato il 27 luglio scorso, parere poi trasmesso al Miur il 3 agosto, e il riscontro della Presidenza del Consiglio dei Ministri il 9 agosto 2017, deve essere ora registrato alla Corte dei conti e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Le nuove disposizioni, che prevedono, tra l’altro, una prova unica e l’organizzazione per il suo espletamento a livello di sedi interregionali, sono necessarie per migliorare la procedura di accesso e rappresentano una risposta alle sollecitazioni arrivate, tra gli altri, dalle associazioni delle specializzande e degli specializzandi, dalla Conferenza dei Rettori, dall’Osservatorio Nazionale per le Scuole di Specializzazione, dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari.

Scuola, concorso professori 2018: come acquisire i 24 crediti necessari per partecipare

da Corriere della sera

Scuola, concorso professori 2018: come acquisire i 24 crediti necessari per partecipare

In base ad uno dei decreti attuativi della Buona scuola, ogni aspirante docente dovrà conseguire 24 crediti in materie didattiche: chi non si è ancora laureato potrà farlo gratuitamente, per gli altri ci sarà un tetto massimo di spesa di 500 euro

Valentina Santarpia

Mentre ancora non sono stati assunti tutti i docenti abilitati dall’ultimo concorsone, che prevede una graduatoria valida tre anni, arrivano già le nuove regole per il prossimo concorso, che sarà bandito nel 2018. Saranno 24 i crediti formativi nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle materie didattiche che i candidati dovranno presentare al momento dell’iscrizione: a spiegare come acquisirli è un decreto firmato oggi dalla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli. I crediti potranno essere conquistati in forma curricolare, aggiuntiva o extra curricolare: in pratica, potranno essere parte del percorso di studi che si sta svolgendo o anche essere frutto di corsi e attività extra. L’obiettivo è calmierare i costi: fin troppo noti sono gli effetti della gara tra aspiranti insegnanti per accalappiarsi punti in graduatoria, a suon di corsi strapagati. Adesso chi è ancora all’università potrà integrare il suo piano di studi con queste materie necessarie per partecipare al concorso, gratuitamente. Chi invece è già laureato e deve integrare gli esami potrà farlo pagando al massimo 500 euro, che saranno ridotti in proporzione al reddito e al numero di crediti da conseguire.

Le materie

I crediti potranno essere acquisiti esclusivamente presso enti interni al sistema universitario o dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica. Si potranno acquisire per modalità telematica un massimo di 12 crediti. Sei crediti dovranno necessariamente essere acquisiti in ciascuno di almeno tre di questi ambiti disciplinari: 1) pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell’inclusione; 2) psicologia: 3) antropologia; 4) metodologie e tecnologie didattiche. Potranno essere riconosciuti anche i crediti conseguiti nell’ambito di master, dottorati di ricerca, scuole di specializzazione. Si tratta di «un nuovo modello di reclutamento e formazione iniziale che punta ad evitare che si formino nuove sacche di precariato, ad offrire orizzonti temporali certi e un percorso chiaro fra concorso e immissione in ruolo alle giovani e ai giovani che vogliono insegnare, e a garantire l’elevata qualificazione del percorso di formazione delle future e dei futuri docenti», commenta Fedeli.

La fase transitoria

In fase di prima attuazione delle novità, per favorire le studentesse e gli studenti in questo periodo transitorio, il numero degli esami riconosciuti presso i diversi settori scientifico-disciplinari è stato molto ampliato. Col tempo, la platea verrà probabilmente ristretta. La fase transitoria guarda anche a chi già insegna da tempo: il requisito del possesso dei 24 crediti non è previsto per i docenti già abilitati e quelli che, pur non essendolo, hanno comunque maturato almeno tre anni di servizio come supplenti.

Il dietro-front della Flc-Cgil sui licei brevi: ecco la spiegazione

da La Tecnica della Scuola

Il dietro-front della Flc-Cgil sui licei brevi: ecco la spiegazione

 

Un post su Facebook di Maurizio Lembo, dirigente sindacale di spicco della Flc-Cgil (quando se ne andò Pantaleo se ne parlò come di un suo possibile successore), chiarisce il piccolo giallo del cambio di rotta sulla questione dei percorsi quadriennali.
Maurizio Lembo apre il suo post riportando il comunicato a firma di Francesco Sinopoli con cui si chiede il ritiro del decreto e aggiunge: “Qualcuno aveva frainteso la posizione della FLC. Noi eravamo e siamo semplicemente contrari a questa sperimentazione. Cambia il ministro ma non la linea della FLC”.
Ma c’è subito chi osserva che le dichiarazioni precedenti un po’ attendiste non erano molto chiare.
E qui Lembo chiarisce: La linea della FLC è quella espressa dal segretario generale nel suo comunicato e mi pare che più chiara non poteva essere: ritiro del decreto” e poi aggiunge “Ci dovrebbe essere maggiore sintonia, ma l’importante è che Sinopoli abbia chiarito”.
Si tratta di una spiegazione interessante che sembra in qualche modo avvalorare una ipotesi che avevamo azzardato in un precedente articolo: il “cambio di rotta” potrebbe essere legato ad un chiarimento interno fra le diverse anime che da sempre convivono nella Flc (così come peraltro anche in altri sindacati); chiarimento conseguente magari anche alle proteste che si sono diffuse in rete subito dopo la pubblicazione del decreto.
Il primo comunicato, evidentemente era stato scritto avendo come riferimento più la posizione mantenuta dalla FLC all’interno del CSPI (il parere di cui abbiamo già dato conto era stato approvato all’unanimità e quindi anche dai rappresentanti della FLC) che il dibattito interno al sindacato.
Si tratta comunque di un piccolo giallo ferragostano che sta appassionando gli addetti ai lavori ma che fra pochi giorni nessuno ricorderà.
Per capire cosa davvero che fine farà la proposta della Ministra bisognerà attendere l’apertura dell’anno scolastico e sapere se e quante scuole vorranno cimentarsi nella sperimentazione.

Procedimento disciplinare: nuovi termini e competenza del DS a irrogare le sanzioni

da La Tecnica della Scuola

Procedimento disciplinare: nuovi termini e competenza del DS a irrogare le sanzioni

 

L’U.s.r. per la Lombardia, con circolare dell’8 agosto, ha riepilogato le novità introdotte dal D.lgs 75/2017 in materia di sanzioni disciplinari.

In particolare, cambiano i termini del procedimento disciplinare: la contestazione d’addebito deve avvenire con immediatezza, o comunque non oltre 30 giorni dalla conoscenza dei fatti; il dipendente è convocato per l’audizione a sua difesa con preavviso di almeno 20 giorni; il procedimento disciplinare si conclude, con archiviazione o sanzione, entro 120 giorni dalla contestazione d’addebito. Non sussiste dunque più la precedente differenziazione dei termini del procedimento in funzione dell’organismo procedente.

Il decreto prevede inoltre la competenza dei dirigenti scolastici nell’irrogazione di sanzioni fino alla sospensione per 10 giorni. Invece, nei casi di infrazioni più gravi, il dirigente scolastico interessato, immediatamente, e comunque entro 10 giorni, segnala all’Ufficio Competente per i Procedimenti Disciplinari i fatti rilevanti di cui abbia avuto conoscenza. Sebbene la norma in esame non preveda la contestuale comunicazione al dipendente della trasmissione degli atti all’UCPD (comma 3 dell’articolo 55 bis vecchi testo), per l’U.s.r. tale adempimento, anche se non più previsto dalla legge, appare però quanto meno opportuno, date anche le indicazioni a suo tempo fornite dal MIUR con la circolare 88/2010.

Infine, viene previsto l’obbligo delle comunicazioni all’Ispettorato per la funzione pubblica, ai fini del monitoraggio sull’esercizio del potere disciplinare.

Utilizzo e assegnazione provvisorie ATA, domande cartacee entro il 21 agosto

da La Tecnica della Scuola

Utilizzo e assegnazione provvisorie ATA, domande cartacee entro il 21 agosto

 

Come lo scorso anno, le domande di utilizzazione e assegnazione provvisoria del personale ATA devono essere indirizzate all’Ufficio territorialmente competente della provincia di titolarità per il tramite del dirigente scolastico dell’istituto di servizio.

Le domande di assegnazione provvisoria e di utilizzazione in altra provincia devono essere presentate direttamente all’Ufficio territorialmente competente della provincia richiesta; l’Ufficio territoriale della provincia di titolarità ne sarà informato per conoscenza.

L’istanza deve essere prodotta in modalità cartacea utilizzando l’apposito modello.

Percorsi quadriennali: accolte quasi tutte le osservazioni del CSPI

da La Tecnica della Scuola

Percorsi quadriennali: accolte quasi tutte le osservazioni del CSPI

 

Anche se siamo in piena estate, la polemica sulla sperimentazione dei percorsi quadriennali prosegue senza sosta.
Su Facebook è l’argomento del giorno e le proposte si sprecano: c’è chi propone di presentare ricorso al TAR Lazio, chi suggerisce di convocare assemblee sindacali in tutte le scuole a partire da settembre e chi lancia l’idea della “obiezioni di coscienza” e invita i collegi dei docenti a non deliberare nulla.
Per ora, fra i sindacati rappresentativi si è sentita la voce della Flc Cgil e della Cisl Scuola; sono poi intervenuti USB e Unicobas, mentre per il resto non si sa con precisione quale posizione intendano assumere le altre organizzazioni.
Ma, se si sta ai fatti e agli atti di cui abbiamo conoscenza in questo momento possiamo prevedere che il decreto ministeriale non dovrebbe incontrare resistenze particolari.
Per capire la situazione basta mettere a confronto la bozza di decreto che la Ministra aveva inviato al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, i rilievi del CSPI stesso e il testo definitivo del decreto.
Ci si accorgerà che quasi tutte le osservazioni svolte dal CSPI, dove la Flc-Cgil vanta una presenza massiccia e dove il presidente è Francesco Scrima, ex segretario nazionale della Cisl-Scuola, sono state accettate.
Per esempio al comma 2 dell’articolo 1 è stato eliminato il riferimento alla necessità di sperimentare percorsi quadriennali anche “per adeguarsi agli standard internazionali”; il 4° comma sempre dell’articolo 1 è stato cancellato e sostituito con il testo che – nella sostanza – riprende la propososta di modifica del CSPI (riguarda la garanzia del raggiungimento in 4 anni degli obiettivi di apprendimento).
E’ stata accolta la tesi del CSPI di non autorizzare ulteriori classi laddove l’esito della sperimentazione venga giudicato negativo dal Comitato Scientifico Nazionale previsto dall’articolo 9.
Il CSPI aveva anche chiesto di esplicitare che le scuole che intendono candidarsi per la sperimentazione devono acquisire la delibera degli organi collegiali e la proposta è stata inserita nel testo definitivo del decreto.
Nella bozza iniziale del provvedimento si parlava di organizzare le classi coinvolte nella sperimentazione anche mediante gruppi di livello degli studenti; il CSPI aveva bocciato questa ipotesi che nel testo finale è sparita per lasciare posto proprio alla proposta del Consiglio stesso: “articolazioni diverse del gruppo classe”.
C’è un punto sul quale però il Ministero è rimasto fermo sul testo iniziale ed è quello relativo al Comitato scientifico nazionale: il CSPI avrebbe voluto che i progetti delle scuole rispondere ad apposite linee guida del Comitato, ma il Ministero non ha accolto la proposta (è probabile che il Miur non abbia voluto limitare in qualche modo l’autonomia delle scuole).
Il decreto definitivo, insomma, sembra aver accolto buona parte delle proposte del massimo organo collegial della scuola.
Ma evidentemente la Flc-Cgil, che ha già detto che il provvedimento va ritirato, la pensa molto diversamente. Vedremo quale posizione assumeranno gli altri sindacati presenti nel Consiglio.

Servizio scuole paritarie, un’altra sentenza riconosce il punteggio accumulato

da La Tecnica della Scuola

Servizio scuole paritarie, un’altra sentenza riconosce il punteggio accumulato

 

sentenza che conferma il riconoscimento del punteggio accumulato durante il lavoro di docenti svolto in una scuola paritaria.

Stavolta la sentenza è del Tribunale di Siena, che rispecchia gli altri provvedimenti in merito. Nello specifico, sono i legali dello studio legale BFI, che hanno seguito questo ennesimo caso non riconoscimento del punteggio accumulato nella scuola paritaria.

Il caso, per brevità, vedeva la ricorrente contestare il mancato riconoscimento del servizio svolto in scuola paritaria ai fini del punteggio da attribuire nel corso delle operazioni della mobilità professionale 2016/2017.

La sentenza è stata motivata in questo modo dai giudici del tribunale: “In conclusione, non possono residuare dubbi circa l’illegittimità, con riguardo alle molteplici disposizioni normative sopra richiamate in materia di parità scolastica, della contestata disposizione del CCNI per la mobilità del personale docente a.s. 2016/2017 che esclude qualsiasi attribuzione di punteggio, in sede di mobilità, per il servizio d’insegnamento svolto negli istituti paritari. Peraltro, diversamente opinando, si perverrebbe ad un’interpretazione della vigente normativa senz’altro contraria ai principi di uguaglianza e d’imparzialità della Pubblica Amministrazione (artt. 3 e 97 Cost.), non essendovi ragione per discriminare sia in sede di mobilità, sia ai fini della ricostruzione della carriera, tra servizi aventi, per legge, la medesima dignità e le medesime caratteristiche.

L’ordinanza ha permesso alla docente di essere trasferita nella propria provincia, quella di Salerno, ricongiungendosi al proprio nucleo familiare.