Scuola e vaccini, ecco come mettersi in regola

da Adnkronos

Scuola e vaccini, ecco come mettersi in regola

Meno di un mese al ritorno sui banchi di scuola. E quest’anno i genitori che ancora non hanno vaccinato i propri figli, dovranno per legge mettersi in regola con le immunizzazioni obbligatorie presentando la documentazione completa a scuole e nidi. Pena una salata multa e, nel caso di bimbi da 0 a 6 anni, l’impossibilità ad accedere all’asilo.

Per la scuola dell’obbligo c’è tempo fino al 31 ottobre, mentre per i nidi e la scuola dell’infanzia il termine è fissato per il 10 settembre. Il 31 marzo 2018 è invece il termine ultimo per presentare tutta la documentazione comprovante l’avvenuta vaccinazione dei minori qualora si fosse presentata in precedenza solo un’autocertificazione.

Vediamo nel dettaglio quali sono i vaccini obbligatori per fascia di età e quali documenti devono essere presentanti per l’iscrizione.

In generale, il rispetto degli obblighi vaccinali diventa un requisito per l’ammissione all’asilo nido e alle scuole dell’infanzia – per i bambini da 0 a 6 anni -, mentre dalla scuola elementare in poi i bambini e i ragazzi possono accedere comunque a scuola e fare gli esami, ma, in caso non siano stati rispettati gli obblighi, viene attivato dalla Asl un percorso di recupero della vaccinazione ed è possibile incorrere in sanzioni amministrative da 100 a 500 euro.

Per semplificare l’iscrizione all’anno scolastico 2017-2018 disposizioni specifiche permettono nell’immediato ai genitori di presentare un’autocertificazione sulle vaccinazioni effettuate (o la presentazione della prenotazione presso la propria ASL) e successivamente la consegna della documentazione completa.

QUALI SONO I VACCINI OBBLIGATORI – Per i minori di età compresa tra 0 e 16 anni, sono obbligatorie e gratuite – in base alle specifiche indicazioni del Calendario Vaccinale Nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita – le seguenti vaccinazioni:

Vaccinazioni obbligatorie in via permanente – Vaccinazione anti-poliomielitica; vaccinazione anti-difterica; vaccinazione anti-tetanica; vaccinazione anti-epatite B; vaccinazione anti-pertosse; vaccinazione anti-Haemophilus Influenzae tipo b.

Vaccinazioni obbligatorie sino a diversa valutazione – Vaccinazione anti-morbillo; vaccinazione anti-rosolia; vaccinazione anti-parotite; vaccinazione anti-varicella.

CHI DEVE VACCINARSI – I nati dal 2001 al 2004 devono effettuare – ove non abbiano già provveduto – le quattro vaccinazioni già imposte per legge (anti-epatite B; anti-tetano; anti-poliomielite; anti-difterite) oltre all’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse e l’anti-Haemophilus influenza tipo b raccomandate dal Piano Nazionale Vaccini 1999-2000.

I nati dal 2005 al 2011 devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse e l’anti-Haemophilus influenzae tipo b previsti dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Vaccini 2005 – 2007.

I nati dal 2012 al 2016 devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse e l’anti-Haemophilus influenzae tipo b previste dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2012-2014.

I nati dal 2017 devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse, l’anti-Haemophilus influenzae tipo b e l’anti-varicella previste nel nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019.

Tutte le vaccinazioni elencate sono gratuite, e lo sono anche quando è necessario recuperare somministrazioni che non sono state effettuate in tempo.

DOCUMENTI PER LA SCUOLA – Cosa serve per l’iscrizione a scuola? Per chi già avesse effettuato tutti i vaccini, basterà presentare la documentazione comprovante l’effettuazione. Anche la semplice presentazione alla ASL della richiesta di vaccinazione consente l’iscrizione a scuola, ma solo in attesa che la ASL provveda ad eseguire la vaccinazione – o a iniziarne il ciclo nel caso questo preveda più dosi – entro la fine dell’anno scolastico.

ESONERATI o POSTICIPATI – Sono esonerati dall’obbligo di vaccinazione i soggetti immunizzati per effetto della malattia naturale, ad esempio i bambini che hanno già contratto la varicella non dovranno vaccinarsi contro tale malattia. Esonerati anche i soggetti che si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra. Il vaccino è invece posticipato quando i soggetti si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra, ad esempio quando versino in una malattia acuta, grave o moderata, con o senza febbre.

Per potersi iscrivere al nido o a scuola, gli esonerati e i ‘posticipati’ dalle vaccinazioni dovranno presentare l’idonea documentazione comprovante l’esonero per intervenuta immunizzazione per malattia naturale o quella comprovante l’omissione o il differimento della somministrazione del vaccino con copia della prenotazione dell’appuntamento presso la azienda sanitaria locale.

COSA SUCCEDE SE NON SI VACCINA – Nel caso in cui il genitore/tutore/affidatario non presenti alla scuola la documentazione attestante l’avvenuta vaccinazione, l’esonero, l’omissione o il differimento, i minori da 0 a 6 anni non potranno accedere agli asili nido e alle scuole dell’infanzia. dai 6 ai 16 anni, invece, potranno comunque accedervi.

In entrambi i casi tuttavia il dirigente scolastico o il responsabile dei servizi educativi è tenuto a segnalare la violazione alla ASL. Da quel momento ed entro 10 giorni, l’ASL contatterà i genitori/tutori/affidatari per un appuntamento e un colloquio informativo, indicando le modalità e i tempi nei quali effettuare le vaccinazioni prescritte. Se i genitori/tutori non si presenteranno all’appuntamento oppure, a seguito del colloquio informativo, non provvederanno a far somministrare il vaccino al bambino, l’ASL contesterà formalmente l’inadempimento dell’obbligo.

A quel punto, la famiglia (o chi tutela il minore) si vedrà applicata una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 euro a 500 euro, proporzionata alla gravità dell’inadempimento (ad esempio, in base al numero di vaccinazioni omesse). Non si incorrerà invece in sanzione quando si provvederà a far somministrare al minore il vaccino o la prima dose del ciclo vaccinale nel termine indicato dalla ASL nell’atto di contestazione. A patto, però, che la famiglia ne completi il ciclo nel rispetto delle tempistiche stabilite dalla ASL.

Tfr e tredicesima ai supplenti

da La Tecnica della Scuola

Tfr e tredicesima ai supplenti

 

Venerdì 18 agosto, secondo l’annuncio di NoiPa, ci sarà un’emissione straordinaria per il personale supplente con contratto scaduto il 30 giugno 2017, però, non comprenderà né la tredicesima (maturata dal 1° gennaio 2017) né tantomeno il TFR in erogazione comunque fra qualche mese.

Infatti, la liquidazione del TFR per questi supplenti, scrive money.it, è prevista 12 mesi dopo dalla scadenza del contratto. Da giugno 2018 inoltre l’INPS avrà tempo altri 3 mesi per versare il TFR all’insegnante; ecco perché nella peggiore delle ipotesi per ricevere la liquidazione bisognerà aspettare fino a luglio del 2018.

Anche per il pagamento della tredicesima maturata dal 1° gennaio 2017, però, gli insegnanti a tempo determinato dovranno attendere fine anno tramite un’emissione speciale “tredicesima”.

Discorso differente, riporta il sito specializzato,  per i progetti che il supplente ha svolto in questi mesi, poiché se finanziati dal fondo di istituto dovranno essere liquidati entro agosto del 2017.

Per quanto riguarda la disoccupazione invece dipende dal tempo impiegato per l’invio della richiesta Naspi all’INPS: chi ne ha diritto ed ha presentato domanda potrà riceverla già ad agosto 2017, mentre gli altri dovranno attendere l’arrivo dell’autunno a meno che nel frattempo non siano riusciti ad ottenere una nuova supplenza.

Stipendi, aumenti grazie al bonus da 500 euro e ai soldi del merito? Il travaso è servito

da La Tecnica della Scuola

Stipendi, aumenti grazie al bonus da 500 euro e ai soldi del merito? Il travaso è servito

 

Dare ai docenti aumenti più sostanziosi, utilizzando il bonus per l’aggiornamento da 500 euro e i fondi per la valorizzazione del merito, legati alle loro singole performance professionali.

Sarebbe dunque questo il piano, in base alle fonti della Tecnica della Scuola, escogitato da almeno una parte dei sindacati rappresentativi, i quali dopo l’estate, appena sottoscritto l’Atto di indirizzo per il rinnovo del pubblico impiego, si siederanno al tavolo con la ministra Valeria Fedeli per definire il quantum da assegnare ad ogni insegnante dopo otto anni di blocco stipendiale.

La decisione di tali sindacati, a ben vedere, potrebbe essere più che comprensibile: non essendovi fondi e finanziamenti pubblici ulteriori agli 85 euro lordi medi, tra l’altro ancora in larga parte da finanziare con la Legge di Bilancio di fine 2017, diventerebbe giocoforza accontentarsi di quello che già c’è. Distribuendo dunque in modo diverso le somme già finanziate per la stessa categoria professionale.

Solo che sia il bonus da 500 euro dell’aggiornamento (assegnati a tutti i docenti di ruolo), sia i circa 700-800 euro medi (assegnati in media ad un insegnante su tre), sono stati introdotti con la Legge 107/2015, attraverso i commi 121 e 126 dell’unico articolo, per ben altre necessità.

I 200 milioni complessivi annui del merito avrebbero dovuto per dare linfa al mai applicato merito professionale approvato nel 2009 con la riforma Brunetta della PA (decreto legislativo n. 150/09) e confermato anche dalla stessa riforma Madia.

Stesso discorso per i 400 milioni destinati ogni anno all’aggiornamento: tramite l’attuale “borsellino elettronico”, avrebbero dovuto sostenere i docenti per affrontare i nuovi percorsi formativi obbligatori e permanenti che la stessa Buona Scuola ha introdotto.
Mutare in corso d’opera la destinazione d’utilizzo di entrambi i fondi, quindi, significherebbe abbattere due assi portanti della Legge 107/15. Per questo motivo, l’ipotesi, sebbene lo scopo sia ritenuto probabilmente nobile anche dalla ministra Fedeli, la quale da mesi auspica aumenti maggiori per il corpo docente italiano, non dovrebbe trovare terreno fertile in chi amministra oggi la scuola.
A nostro modesto parere, infatti, dire sì ad una proposta del tenere, avrebbe il sapore di una vera resa incondizionata da parte dei rappresentanti del Miur, ma anche del Governo, verso chi da ormai tre anni sostiene che la Buona Scuola è piena di errori strategici e tecnici.
Il discorso cambierebbe, ovviamente, se la controparte che amministra la scuola fosse composta da un altro Governo, quindi non più da una maggioranza PD. Ma in questo caso i tempi si allungherebbero e probabilmente i sospirati aumenti arriverebbero con un anno di ritardo, quindi solo nel 2019.
Senza contare che, poi, gli stessi insegnanti si dovranno pure sobbarcare di tasca propria le spese per la formazione obbligatoria. E si renderanno conto che parte del sospirato aumento di stipendio è stato solo un cambio di destinazione d’uso di soldi comunque da spendere. E non da trattenere per sé. Insomma, poco più di un… travaso.

Edilizia scolastica, PON da 350 milioni per cinque regioni del Sud

da La Tecnica della Scuola

Edilizia scolastica, PON da 350 milioni per cinque regioni del Sud

 

Al via un bando PON di 350 milioni per interventi di adeguamento sismico e alla normativa antincendio, per la messa in sicurezza e il conseguimento dell’agibilità statica nelle scuole di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

L’avviso, disponibile al link http://www.istruzione.it/pon/asse02_infrastrutture.html, prevede la seguente ripartizione dei finanziamenti tra le cinque Regioni: Sicilia (115,220 milioni di euro), Campania (101,815 milioni), Puglia (62,755 milioni), Calabria (53,655 milioni) e Basilicata (16,555 milioni).

Nello specifico, gli Enti locali potranno spendere i finanziamenti ricevuti per adeguamento e miglioramento sismico delle scuole, interventi volti all’ottenimento dell’agibilità, bonifica dell’amianto e di altri agenti nocivi, accessibilità e superamento delle barriere architettoniche, efficientamento energetico, attrattività degli edifici scolastici.

Per quanto riguarda i 105 milioni destinati alle verifiche di vulnerabilità sismica, il 20% dei fondi sarà riservato agli edifici scolastici che si trovano nelle quattro Regioni interessate dai terremoti del 2016 e del 2017.

Dei 321 milioni di euro destinati a Province e Città metropolitane per antisismica, messa in sicurezza e antincendio, la quota maggiore andrà alla Campania (48 milioni), seguita dall’Emilia Romagna (29,8 milioni), dalla Calabria (27,5 milioni) e dalla Lombardia (25 milioni).

L’area del sistema informativo predisposta per l’accreditamento degli enti locali resterà aperta dalle ore
10.00 del giorno 28 settembre 2017. L’area del sistema informativo predisposta per la presentazione delle proposte progettuali sarà aperta dalle ore 10.00 del giorno 18 ottobre 2017 alle ore 15.00 del giorno 30 novembre 2017.

Il Miur ha comunicato anche che è in corso di attivazione l’anagrafica dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione nelle scuole. Sul sito del Miur dedicato all’edilizia è stata predisposta un’apposita sezione che sarà attiva a partire dal 15 settembre, non appena le dirigenti e i dirigenti scolastici riceveranno la comunicazione sulle procedure per la compilazione delle schede.

Precari, lo scacco matto del Miur per cancellare le GaE. Rimangono dei dubbi

da La Tecnica della Scuola

Precari, lo scacco matto del Miur per cancellare le GaE. Rimangono dei dubbi

 

Sul precariato scolastico, male endemico della scuola scuola, dobbiamo “cercare di risolvere e riuscirci in molti casi, ma non in tutti”.

E comunque nel 2018 quasi tutte le GaE saranno finalmente esaurite.

Non è passato inosservato il ‘post’ del 13 agosto di Marco Campione, già capo al Miur della segreteria del sottosegretario Davide Faraone, oggi componente della segreteria tecnica della ministra Valeria Fedeli.

Nello sviluppare una “risposta collettiva” ad alcuni commenti su Facebook, ripresa anche da Docenti #gaeinruolo, Campione ha affrontato tutto il corollario di situazioni che caratterizzano oggi il precariato tra i docenti.

Rispondendo, in particolare, sul fatto che immancabilmente sul web le varie considerazioni “su questa o quella categoria” chiudono con “questo problema non lo avete risolto”, Campione suddivide le problematiche per punti. Eccoli.

 1) La chiave di lettura della frase è in quel “cercare di risolvere”. Cercare. Capisco che siamo stati abituati a governi che promettono una soluzione per tutti e poi non risolvono nulla dando la colpa alla fine anticipata della legislatura, alla congiuntura economica, all’Europa, agli immigrati, al terrorismo islamico, alla grandine… Noi abbiamo fatto una scelta differente: cercare di risolvere e riuscirci in molti casi, ma non in tutti.

 2) Dobbiamo metterci d’accordo anche su cosa intendiamo per “risolvere”. Se si pensa che risolvere voglia dire assumere a tempo indeterminato chiunque abbia fatto almeno un giorno di precariato, vi do una notizia: le persone che avevano fatto almeno un giorno di precariato quando siamo arrivati erano almeno 700mila.

 3) Noi abbiamo fatto una scelta diversa: offrire a ciascuno una prospettiva, possibilmente dire a ciascuno quando ragionevolmente sarà immesso in ruolo. Sapendo che questo “quando” purtroppo per alcuni non sarà prestissimo (sempre per il discorso dei 700.000). Per qualcuno (circa 180.000 persone) il ruolo è arrivato in questi anni; per altri (le seconde fasce della scuola secondaria, circa 70.000) la risposta arriverà a febbraio 2018 e sarà una data certa (al netto del fatto che il numero di assunzioni annuali non è prevedibile con precisione); per gli altri abbiamo immaginato un nuovo percorso che avrà due caratteristiche principali: non crea false illusioni, gli aspiranti docenti durante il percorso vengono retribuiti.

4) Per la scuola secondaria, dal punto di vista strutturale il problema è risolto. Permangono casi specifici di classi di concorso dove la situazione è satura, ma sono casi singoli sui quali si dovrà intervenire puntualmente. Graduatorie a esaurimento esaurite in tempi certi (quasi tutte entro il 2018), abilitati non in GAE (i paria del precariato) assunti tutti in tempi certi più o meno lunghi (i posti sono un numero finito, come sappiamo; e non si fabbricano), non abilitati con tanti anni di servizio (almeno 3) ai quali riserviamo un contingente di posti.

 

5) Il grande nodo irrisolto resta quello di infanzia e primaria. Irrisolto nel senso che ho detto sopra però: non siamo stati capaci di dare la risposta che meritano, ovvero quando ragionevolmente entreranno in ruolo. Per loro la situazione non è peggiorata, sia chiaro (molti, anzi, sono stati assunti). Ma non è nemmeno migliorata. Bisognerà occuparsene non appena sarà arrivata una sentenza del consiglio di stato sui diplomati magistrali che definisce il quadro di riferimento. Farlo prima sarebbe stato da irresponsabili. Discorso a parte per i laureati in SFP vecchio ordinamento, per i quali spero che si riesca a trovare una soluzione entro la fine della legislatura.

Su alcuni punti toccati, anche sulla scorta delle indicazioni provenienti dai nostri lettori, sarebbe utile che lo stesso Campione faccia però ulteriore chiarezza. In particolare:

  1. chi ha mai detto che il Governo Renzi avrebbe dovuto assumere 700mila docenti?
  2. siamo sicuri che il prossimo anno le GaE di medie e superiori si esauriranno? Ci sono diverse classi di concorso, come le ex A017, A019, A029 e molte altre, soprattutto le materie tecniche, nelle quali il numero di candidati abilitati inseriti nelle Graduatorie ad esaurimento è in numero fortemente superiore ai posti disponibili. E il turn over del prossimo anno non riuscirà di certo a stabilizzarli in toto. Cosa prevede di fare il Governo per assumerli a breve e prima che entri a regime il nuovo reclutamento?
  3. perché attendere i tempi biblici della giustizia per cominciare ad assumere a tempo indeterminato i docenti della scuola della scuola dell’infanzia (non assunti con il piano straordinario e nemmeno un posto di potenzionamento) e primaria, che comunque avevano pieno diritto all’assunzione, prescindendo dall’esito dell’Adunanza Plenaria che dovrebbe arrivare entro fine 2017? Come farà il nuovo Governo ad immettere in ruolo, anche in questo caso in breve tempo, decine di migliaia di candidati oggi ancora presenti nelle GaE e che attendono anche da vent’anni?
  4. c’è poco da dire sul nuovo sistema di reclutamento, che ancora deve partire: non intendiamo fare alcun processo ad un sistema tutto da scoprire. Molti docenti precari interessati ci chiedono, però, se, anche in presenza di posti liberi, era proprio necessario prevedere una tempistica così lunga, alcuni anni, per assorbire chi è oggi già inserito nelle graduatorie d’istituto.

Obbligo scolastico fino a 16 anni, ma sanzioni penali ai genitori solo se figlio non frequenta le elementari

da La Tecnica della Scuola

Obbligo scolastico fino a 16 anni, ma sanzioni penali ai genitori solo se figlio non frequenta le elementari

 

L’obbligo scolastico è fissato fino ai 16 anni, ma le sanzioni penali a carico dei genitori scattano solo se il figlio non frequenta la scuola elementare. Infatti, riporta La Legge per tutti, secondo una sentenza della Corte Costituzionale, non basta iscrivere un figlio a scuola per essere esonerati da responsabilità: occorre anche e soprattutto vigilare sulla sua condotta, tenendo conto delle indicazioni degli educatori scolastici. Nessuna sanzione penale è prevista quindi nel caso di mancata frequentazione delle scuole medie e del liceo.

Se l’alunno salta le lezioni alla scuola elementale, la responsabilità ricadrà sui genitori e si rischia anche un’ammenda salata (fino a 10mila euro). Viceversa se salta la scuola media o il liceo i genitori non ne rispondono. Non esistono norme penali che sanzionano le diverse violazioni previste dalle varie leggi succedutesi nel tempo. Il codice penale – e il relativo reato – resta solo in caso di abbandono della scuola elementare e non per tutte le altre classi.

INFO UTILI

E’ obbligatoria l’istruzione impartita per almeno 10 anni e riguarda la fascia di eta compresa tra i 6 e i 16 anni. L’adempimento dell’obbligo di istruzione è finalizzato al conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il 18° anno di età.

L’istruzione obbligatoria è gratuita.

L’obbligo di istruzione può essere assolto:

-nelle scuole statali e paritarie
-nelle strutture accreditate dalle Regioni per la formazione professionale
-attraverso l’istruzione parentale

L’adempimento dell’obbligo scolastico è disciplinato dalle seguenti leggi:

– Circolare Ministeriale 30/12/2010, n. 101, che, all’art. 1 dispone che “nell’attuale ordinamento l’obbligo di istruzione riguarda la fascia di età compresa tra i 6 e i 16 anni.“.
– Decreto Ministeriale 22 Agosto 2007, n. 139, art. 1: “L’istruzione obbligatoria è impartita per almeno 10 anni e si realizza secondo le disposizioni indicate all’articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296“.
– Legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 622: “L’istruzione impartita per almeno dieci anni è obbligatoria ed è finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno d’età “.

Diverso è l’obbligo formativo, ossia il diritto/dovere dei giovani che hanno assolto all’obbligo scolastico, di frequentare attività formative fino all’età di 18 anni. Ogni giovane, potrà scegliere, sulla base dei propri interessi e delle capacità, uno dei seguenti percorsi:
-proseguire gli studi nel sistema dell’istruzione scolastica.
-frequentare il sistema della formazione professionale la cui competenza è della Regione e della Provincia.
-iniziare il percorso di apprendistato. Esso è contratto di lavoro a contenuto formativo finalizzato a favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro attraverso l’acquisizione di un mestiere e/o di una professionalità specifica ed è finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale.
-frequentare un corso di istruzione per adulti presso un Centro Provinciale per l’istruzione degli adulti.

Visite psicologiche per i docenti? Le norme sulla privacy le rendono improbabili

da La Tecnica della Scuola

Visite psicologiche per i docenti? Le norme sulla privacy le rendono improbabili

 

In questi giorni è tornato d’attualità il tema delle visite psicologiche per gli insegnanti.

In realtà la questione risale al mese di marzo scorso quando il Garante per l’infanzia della Regione Calabria Antonio Marziale aveva scritto alla ministra Fedeli chiedendo di prendere in carico il problema e di assumere iniziative concrete in merito (in quella occasione era stato da noi intervistato).
Le visite psicologiche, scriveva all’epoca Marziale, dovrebbero far parte di un più ampio piano di prevenzione finalizzato a prevenire lo stress da lavoro che, per gli insegnanti, appare sempre più elevato.
Non da oggi, peraltro, diverse ricerche internazionali hanno dimostrato che il mestiere dell’insegnante è ad alto rischio di burnout.

Per questi motivi già l’articolo 27 del decreto legislativo 81 del 2008 prevedeva per il datore di lavoro, che nella scuola è il dirigente scolastico, l’obbligo di attivare iniziative di prevenzione dello “stress lavoro correlato” (in realtà in molte scuole l’obbligo non viene rispettato, in quanto non sono previste specifiche forme di controllo in merito).
Sta di fatto che ora si parla nuovamente dell’introduzione di visite psicologiche per gli insegnanti, ma le difficoltà applicative sono molte.
Prima di tutto c’è la questione economica: se si considera che gli insegnanti italiani sono all’incirca un milione e si calcola un costo medio per insegnante di 50-60 euro per le sole visite, bisognerà prevedere una spesa di almeno 60 milioni all’anno a cui andranno aggiunti anche i costi per iniziative di formazione e informazione.
Senza considerare che Antonio Marziale aveva previsto a suo tempo anche ulteriori visite ove se ne presenti la necessità.
E qui emerge il problema più delicato: chi decide che l’insegnante X deve essere sottoposto ad una ulteriore visita?
E c’è ancora un’altra questione ancora più complessa che si scontra con la normativa sulla privacy: supponiamo che lo psicologo accerti che l’insegnante X necessita di una qualche forma di “intervento”, come dovrà procedere?  Ovviamente non potrà darne comunicazione al datore di lavoro che in nessun caso potrà conoscere gli esiti degli accertamenti.
E allora a cosa potranno servire le visite psicologiche?
La questione, insomma, non è affatto semplice e tenuto conto dei costi appare difficile che l’operazione possa andare in porto in tempi rapidi.