Tv accessibile alle persone sorde

Redattore Sociale del 01-09-2017

Tv accessibile alle persone sorde, Ens alla Rai: “Diventi obbligo”

L’organizzazione promuove una petizione per chiedere che il nuovo Contratto di servizio garantisca piena accessibilità su tutti i canali. E che il Parlamento approvi una legge che estenda obbligo di accessibilità anche al settore televisivo privato.

ROMA. “Una petizione per denunciare collettivamente la “situazione decisamente critica dell’accessibilità dell’informazione televisiva – pubblica e privata – per le persone sorde”: l’iniziativa è promossa dall’Ente nazionale sordi, da anni chiede ripetutamente che sia compiuto un passo avanti in tal senso: ma “non si vedono miglioramenti”, osserva l’organizzazione. In particolare, nell’ultimo contratto di servizio la Rai ancora definiva “sperimentale” la sottotitolazione e la traduzione in Lingua dei segni, lasciando così del tutto inadeguata la normativa per l’accessibilità delle trasmissioni e dei programmi tv. Così, mentre la Rai prepara il nuovo schema di Contratto di servizio, Ens segnala, in una circolare recentemente inviata a tutte le sedi territoriale “i disservizi non solo della Rai ma di tutto il comparto televisivo in Italia”. E ha formulato e diffuso una petizione, invitando tutte le persone sorde o ipoacusiche a sottoscriverla e inviarla alle istituzioni competenti: dal presidente della Repubblica ai vertici Rai, dall’Agcom ai ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico, dal Dipartimento Pari Opportunità al Forum europe per la disabilità (Edf).

“Sono una persona sorda/ipoacusica e con la presente voglio manifestare il mio profondo disagio nell’impossibilità di avere una legittima e dignitosa accessibilità ai programmi televisivi – si legge nella lettera – In questi anni l’Ente Nazionale Sordi ha più volte portato all’attenzione di chi di competenza le problematiche inerenti l’accessibilità ai programmi televisivi sulla quale l’Italia, rispetto agli altri Paesi Europei, è colpevolmente in ritardo. L’ultimo contratto di Servizio, dopo una precedente fase sperimentale, definiva, ancora, la sottotitolazione e la traduzione in Lingua dei Segni come sperimentale. È evidente che il lasso di tempo trascorso è sufficiente per chiudere la fase ‘sperimentale’ e giungere ad una più dignitosa e definitiva normativa sull’accessibilità alla programmazione televisiva”.

Un esempio dell’attuale inadeguatezza: la traduzione dei telegiornali in Lingua dei Segni è attualmente limitata alle edizioni brevi dei TG, quando “le persone sorde e ipoacusiche, come quelle udenti, hanno una vita lavorativa e impegni di famiglia e come tutti seguono maggiormente le edizioni delle 13.00 e delle 20.00; le persone sorde e ipoacusiche non si limitano a seguire i programmi delle reti generaliste – si legge ancora nella lettera – ma seguono, o meglio vorrebbero seguire, anche i programmi delle altre reti Rai”. E’ poi assolutamente necessario che divengano accessibili anche i programmi per l’infanzia, visto che “le persone sorde e ipoacusiche hanno dei figli che nascono sordi o ipoacusici”.

Nella petizione si chiede dunque non solo che “venga previsto nel prossimo Contratto di Servizio con la Rai che l’accessibilità sia pienamente garantita sulle reti generaliste, ma che sia anche previsto un cronoprogramma con tappe ben definite per l’accessibilità su tutti i canali Rai e che il Parlamento, come già accaduto in Francia e Inghilterra, avvii lo studio e approvi una legge che preveda il graduale obbligo anche per gli operatori del settore televisivo privato di rendere pienamente accessibile la loro programmazione”.

La scuola riparte dall’inclusione

Vita.it del 01-09-2017

La scuola riparte dall’inclusione

di Sara De Carli

Primo settembre, primo giorno del nuovo anno scolastico. La ministra Fedeli si presenta all’appuntamento nominando i componenti di due Osservatori strategici: quello per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità e quello per l’integrazione degli alunni stranieri.

La Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha firmato i decreti istitutivi dell’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica, previsto da uno dei provvedimenti attuativi della Buona Scuola, e dell’Osservatorio per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura. Si tratta di due osservatori che esistono da tempo: quello per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura è nato nel 2006 (qui gli esperti che hanno composto l’ultimo Osservatorio, designati il 5 settembre 2014 e giunti ormai a scadenza dato che l’incarico è di tre anni) mentre quello per l’inclusione scolastica risale addirittura al 1988, seppure con modifiche, di cui l’ultima risalente al dicembre 2011 (qui tutti i nomi dell’ultimo Osservatorio, nominato nell’agosto 2015). La recentissima delega sull’inclusione scolastica (decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, in vigore dal 31 maggio), all’articolo 15 torna a ridisegnarlo, precisando che si raccorda con l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità e definendone in questo modo i compiti:
◾ analisi e studio delle tematiche relative all’inclusione delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti con disabilità certificata a livello nazionale e internazionale;
◾ monitoraggio delle azioni per l’inclusione scolastica;
◾ proposte di accordi inter-istituzionali per la realizzazione del progetto individuale di inclusione;
◾ proposte di sperimentazione in materia di innovazione metodologico-didattica e disciplinare;
◾ pareri e proposte sugli atti normativi inerenti l’inclusione scolastica.

Le novità della nuova delega sull’inclusione scolastica sostanzialmente impatteranno solo con il 1° gennaio 2019, quando il profilo di funzionamento sostituirà la diagnosi funzionale ed il profilo dinamico funzionale, ma questo Osservatorio è uno degli elementi che entrano in vigore da subito (a questi due link è possibile confrontare i compiti del vecchio e del nuovo Osservatorio).

La ministra Fedeli ha annunciato che l’Osservatorio appena costituito verrà riunito «già nelle prime settimane di settembre, con l’avvio dell’anno scolastico, proprio per condividere priorità e obiettivi». L’Osservatorio infatti «sarà uno strumento di forte partecipazione e rappresenta uno dei primi tasselli dell’attuazione del provvedimento dedicato al tema dell’inclusione, per garantire una scuola sempre più accogliente alle alunne e agli alunni con disabilità, rafforzando il ruolo delle famiglie e delle associazioni nei processi di inclusione e coinvolgendo – anche e soprattutto attraverso la formazione in servizio – tutte le componenti del personale scolastico. Nei prossimi mesi gli effetti del decreto si dispiegheranno attraverso una serie di atti che condivideremo e costruiremo con l’Osservatorio appena costituito».

«Quella italiana – prosegue Fedeli – è già una scuola altamente inclusiva e capace di integrare, di fare della diversità una ricchezza. Abbiamo un sistema molto avanzato, di cui dobbiamo essere orgogliosi. I nostri docenti fanno un lavoro straordinario, che con la riforma e i suoi decreti attuativi vogliamo ulteriormente supportare».

Sul fronte dell’inclusione e dell’intercultura invece la ministra ha ricordato come «la velocità e la profondità dell’integrazione dipendono anche dalla scuola. È grazie al percorso che le ragazze e i ragazzi con cittadinanza non italiana fanno a scuola che il nostro Paese potrà contare anche sui loro talenti, sulle loro intelligenze, è a scuola che studenti, famiglie e comunità con storie diverse possono imparare a conoscere le diversità culturali e religiose, a superare le reciproche diffidenze, a sentirsi responsabili di un futuro comune. Le scuole possono essere veri e propri laboratori di convivenza». Sono oltre 800.000 le ragazze e i ragazzi con cittadinanza non italiana presenti nel sistema scolastico e quasi il 60% di essi è nato in Italia. L’Osservatorio sarà uno strumento per portare avanti questo processo: «Dobbiamo dare risposte efficaci ai bisogni educativi di chi è appena arrivato nel nostro Paese, ma anche dei ragazzi figli di migranti che nascono, crescono e studiano in Italia la cui cittadinanza – penso al dibattito sullo Ius soli, che mi auguro sia rapidamente approvato – si costruisce giorno dopo giorno proprio nelle nostre scuole».

AVVIO ANNO SCOLASTICO

AVVIO ANNO SCOLASTICO, DI MEGLIO: AL FIANCO DEI DOCENTI PER UNA SCUOLA MIGLIORE  
“Auguro un buon inizio d’anno a tutti i docenti e a tutto il personale scolastico che oggi riprendono le attività negli istituti italiani: se la scuola va avanti nonostante tanti problemi e tante difficoltà, è grazie al loro impegno quotidiano”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, nel suo messaggio indirizzato ai lavoratori della scuola.
“Quest’anno scolastico si apre con la notizia, a noi purtroppo già nota e confermata dall’Ocse, che gli insegnanti italiani sono quelli meno pagati d’Europa, con retribuzioni mensili che vanno da meno di 1300 euro a inizio carriera a poco più di 1800 euro a fine carriera. Purtroppo anche sul fronte del rinnovo del contratto, fermo ormai da nove anni, – prosegue Di Meglio – le notizie non sono confortanti perché ad oggi le risorse sono inconsistenti, sia quelle stanziate sia quelle promesse. Come se non bastasse, da parte del Governo si prospetta anche l’intenzione di ridurre ulteriormente i diritti acquisiti. La Gilda – assicura il coordinatore nazionale – si adopererà senza sosta in difesa degli insegnanti e per conquistare al tavolo negoziale con l’Aran un aumento stipendiale dignitoso”.
Di Meglio promette battaglia anche rispetto alle legge 107/2015: “Non ci arrenderemo e continueremo a mettere in campo tutti gli strumenti della critica e della democrazia per modificare i provvedimenti sbagliati”.
Infine il coordinatore della Gilda lancia un appello agli insegnanti affinché la prima rivoluzione parta da loro: “Bisogna avere coscienza di non essere semplici individui ma professionisti, e quindi cominciare ad avere una conoscenza più approfondita dei propri diritti, dei propri doveri e delle proprie responsabilità. Sono convinto – conclude Di Meglio – che solo una categoria più cosciente in questo senso possa riuscire a promuovere il miglioramento delle propria condizione”.

Scontro sui vaccini a scuola, Fedeli stoppa la proroga della Lombardia: fuori legge

da Il Sole 24 Ore

Scontro sui vaccini a scuola, Fedeli stoppa la proroga della Lombardia: fuori legge

di Barbara Gobbi

La riapertura dell’anno scolastico si avvicina, con tutti i rebus aperti dall’applicazione della legge 119/20917 che ha reintrodotto l’obbligo vaccinale per bambini e ragazzi da zero a 16 anni. E lo scontro politico che ha accompagnato il dibattito – sul decreto legge prima e nelle aule parlamentari poi, per la conversione – continua a impazzare. Ieri è stata di scena la Regione Lombardia, che ha annunciato una delibera – da approvare in Giunta lunedì prossimo – con cui consentirà l’ammissione ai nidi anche ai bambini non ancora in regola con il calendario vaccinale. Purché i genitori si mettano al passo entro 40 giorni.

E qui ha tuonato la ministra dell’ Istruzione, Valeria Fedeli, che senza mezzi termini ha dichiarato “fuori legge” tutte le amministrazioni che non rispettano le nuove norme. Che fissano al 10 settembre per i nidi e le materne e al 31 ottobre per le scuole dell’obbligo le deadline di presentazione dei certificati vaccinali, di eventuali esoneri o di autocertificazioni (da “sanare”, in ogni caso, entro il 10 marzo 2018). E se dalle elementari in su, i “no vax” rischiano soltanto la multa ma hanno l’accesso garantito a scuola, per nidi e materne il mancato rispetto dell’obbligo diventa causa di esclusione.

La Lombardia non ci sta e malgrado la tirata d’orecchie della titolare del Miur, rilancia. Una conferenza stampa-lampo, ieri ha ribadito la linea: per l’assessore al Welfare Giulio Gallera la «Regione Lombardia non è fuori legge e la ministra Fedeli si sbaglia. Nessun bambino non vaccinato potrà frequentare le nostre scuole e nessuna proroga è stata concessa per la presentazione della documentazione. Agiamo nel pieno rispetto della legge. Abbiamo solo predisposto un percorso che, attraverso una ragionevole e sistematica interpretazione della norma, aiuterà a raggiungere l’obiettivo. Una norma che ha come finalità quella di far vaccinare i bambini, non di applicare sanzioni o escluderli da scuola». A seguire, una lettera indirizzata a Fedeli e alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin, in cui Regione Lombardia chiede di estendere la sua ricetta a nidi e materne di tutta Italia. La ratio della proposta? Se l’ammissione a scuola è concessa dalla legge a quanti autocertificano o sono in attesa, dopo aver prenotato, del servizio che l’Asl potrà fornire in tempi anche lunghi, non si capisce perché dovrebbero restare esclusi dai nidi (rischiando anche «traumi piscologici», si legge nella lettera inviata da Gallera) bambini i cui genitori accettino di inserirsi, in tempi brevi, in un «percorso di recupero». Da Miur e Salute, al momento, nessuna risposta: fervono i preparativi per una circolare esplicativa, che dovrebbe confermare i termini del 10 settembre e del 31 ottobre.

Parte l’osservatorio per l’inclusione scolastica

da Il Sole 24 Ore

Parte l’osservatorio per l’inclusione scolastica

La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha firmato i decreti per la costituzione dell’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica, previsto da uno dei provvedimenti attuativi della Buona Scuola, e dell’Osservatorio per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura.

I numeri
La ministra ha ricordato che sono oltre 800mila le ragazze e i ragazzi con cittadinanza non italiana presenti nel sistema scolastico. Quasi il 60% di queste alunne e di questi alunni è nato in Italia. «I due Osservatori – spiega Fedeli – saranno importanti spazi di confronto su temi che sono centrali nella nostra scuola e nel Paese e che sono direttamente connessi con l’attuazione dell’articolo 3 della nostra Costituzione». «Quella italiana – prosegue Fedeli – è già una scuola altamente inclusiva e capace di integrare, di fare della diversità una ricchezza. Abbiamo un sistema molto avanzato, di cui possiamo e dobbiamo essere orgogliosi. Inostri docenti fanno un lavoro straordinario, che con la riforma e i suoi decreti attuativi vogliamo ulteriormente supportare con risorse e strumenti che ci consentiranno di venire sempre più incontro alle nuove esigenze di studentesse e studenti e famiglie». «La velocità e la profondità dell’integrazione dipendono anche dalla scuola, come ho ricordato in molte occasioni», sottolinea la ministra Fedeli.

“Subito regole più chiare ma il rinvio è impossibile”

da la Repubblica

“Subito regole più chiare ma il rinvio è impossibile”

La ministra Fedeli: “Al lavoro per nuove linee guida ma proroghe come quelle decise dalla Lombardia sono fuorilegge”

«NESSUN rinvio, su questo io e la mia collega Beatrice Lorenzin siamo fermissime». Dunque la Lombardia, che concede una proroga, «è semplicemente fuorilegge». La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, nell’occhio del ciclone sul caos vaccini, tenta di mettere ordine. E assicura: «Sarà fatto di tutto per facilitare famiglie e scuole».

Ministra, le Regioni procedono in ordine sparso nell’applicazione della legge sull’obbligo dei vaccini per entrare a scuola: perché non si è anticipato quanto già previsto per il 2019, ovvero la trasmissione diretta dei dati tra Asl e scuole, senza gravare sulle famiglie?

«La legge prevede che siano le Asl, attraverso anagrafi digitali, a fornire la documentazione e a fare le segnalazioni rispetto a chi non è in regola. Questo è un punto importante, già inserito. Ma non abbiamo potuto metterlo da subito perché non in tutte le realtà italiane le aziende sanitarie erano pronte dal punto di vista dell’informatizzazione ».

È quanto l’Anci continua a chiedere: un protocollo nazionale tra conferenza Stato- Regioni e ministeri. Una proposta che lei stessa ha appoggiato.

«Certo, e infatti si è detto che laddove era possibile si possono anticipare protocolli. Dove si può si facciano».

Eppure ci sono Uffici scolastici regionali che procedono in ordine sparso, anche dove ci sono anagrafi informatizzate: via libera in Toscana e Sicilia, l’Abruzzo ha detto no, l’Emilia è ferma: come mai?

«Perché siamo in attesa del parere ufficiale del Garante per la privacy. Confido sarà favorevole. Tutti stiamo lavorando per garantire la copertura vaccinale».

I tempi sono stretti, saranno possibili proroghe rispetto alla prima scadenza del 10 settembre per asili e materne?

«Nessuna proroga sarà concessa. Altrimenti non avrebbe avuto senso fare il decreto. Qui il tema è serio, non è un problema burocratico, stiamo parlando della tutela della salute pubblica».

La Regione Lombardia ha annunciato una proroga di 40 giorni.

«E io dico che è fuorilegge. Chi rappresenta le istituzioni deve rispettare la legge. Poi, se la si vuole contestare nei contenuti, si faccia una battaglia politica, è legittimo. Ma non capisco come la Regione possa mettersi fuori dall’attuazione di una norma nazionale ».

Le scuole, con i sindacati, lamentano il caos e un sovraccarico di lavoro proprio all’avvio dell’anno scolastico. Come interverrà il suo ministero?

«La preoccupazione per il carico di lavoro e di competenze è vera, ce l’ho ben presente, così come so bene che il personale amministrativo nelle scuole è sotto organico. Nelle condizioni date, stiamo facendo il possibile a tutela dei bambini. E tutto il lavoro, condiviso col ministero della Salute, va nella direzione che siano le Asl a gestire la certificazione sgravando le scuole».

I presidi lamentano l’ennesimo aggravio di incombenze a fronte di una aumento d’istituti assegnati in “reggenza”.

«Capisco i loro timori. A giorni dovrebbe uscire il concorso per ovviare al problema delle reggenze. Faccio appello al senso di responsabilità: è una legge, va applicata».

Le due circolari operative uscite dopo Ferragosto non hanno però evitato il caos.

«Stiamo cercando di fare una circolare aggiuntiva e congiunta tra i due ministeri, Istruzione e Salute, per rendere più trasparente ed efficace l’attuazione della legge, per favorire le famiglie e semplificare le procedure, anche rispetto all’armonizzazione delle diverse aperture dell’anno scolastico nelle Regioni. Ma ripeto: non saranno concesse proroghe».

Si seguirà una linea di dialogo all’inizio rispetto alle famiglie contrarie ai vaccini?

«Dobbiamo essere seri e attenti nelle modalità di attuazione della legge. Chi non vuole vaccinare i propri figli dev’essere consapevole che questi non potranno frequentare la scuola. Mi riferisco alla fascia zero- sei anni. Caso diverso riguarda invece le famiglie che magari hanno provato a prenotare il vaccino e che per qualche motivo non ci sono riuscite. In questo caso basta la volontà di mettersi in regola, da manifestare attraverso l’autocertificazione».

Caos vaccini

da la Repubblica

Caos vaccini

Ogni Regione fa da sé, rebus per le famiglie Privacy, sì del Garante allo scambio dei dati Chi ha figli senza le iniezioni obbligatorie a Torino si vede fissare l’appuntamento a Palermo viene convocato a colloquio a Bolzano può entrare in classe lo stesso

Michele Bocci

In Italia ci sono tra 1,5 e 2 milioni di famiglie in apprensione per un termine ormai vicinissimo, il 10 settembre. Per raggiungerlo e superarlo indenni, però, non devono seguire tutte la stessa strada, sono ben 20 i percorsi pensati per loro. E cambiano a seconda di dove vivono. Probabilmente in nessun ambito come in quello delle vaccinazioni obbligatorie l’autonomia delle Regioni ha fatto un tale sfoggio di originalità. Raccomandate Asl ai cittadini, colori per identificare chi è in regola e chi no, documenti da scaricare dai siti, scuole che comunicano liste di alunni alle Asl, Asl che comunicano liste di non vaccinati alle scuole, visite a casa, proroghe, telefonate che mettono tutto a posto: la casistica è quasi infinita. Ognuno è andato avanti da solo, creando il proprio percorso di “semplificazione”. Solo in rari casi le indicazioni per le famiglie si assomigliano ma è evidente che le Regioni non si sono molto consultate sul tema. E così tra i cittadini crescono dubbi e apprensione.

In base alla legge sull’obbligo vaccinale voluta dalla ministra alla Salute Beatrice Lorenzin, i genitori dei bambini che vanno al nido o alla materna nell’anno scolastico 2017-2018, appunto tra un milione e mezzo e 2 milioni di alunni, perché i figli possano frequentare, devono presentare entro il 10 settembre alle scuole la documentazione ritirata dalla Asl o dal pediatra di famiglia. E così certificare che le vaccinazioni sono state tutte fatte, oppure che sono state evitate per problemi di salute, o infine che sono state almeno prenotate. Inoltre, si può anche autocertificare che tutto è in regola per poi portare le carte l’anno prossimo.

Questo è lo schema di base, le Regioni si sono poi lanciate in innovazioni che vorrebbero venire incontro ai cittadini. Il risultato non è stato raggiunto ovunque, visto che ogni giorno migliaia di persone chiamano le Asl per avere informazioni, tante passano dai pediatri (quelli rientrati dalle ferie) per sapere cosa fare, e pure le scuole iniziano ad essere prese d’assalto. Solo il numero verde istituito dal ministero per dare notizie sulla legge (il 1500) riceve 800-1.000 chiamate al giorno. Tantissime sono quelle di cittadini del Lazio che non riescono a parlare con la loro Asl.

Nel giro di pochi giorni, potrebbe essere il Garante della privacy a mettere un po’ di ordine nella situazione. È infatti molto atteso, e secondo indiscrezioni sarà positivo, il suo parere su quanto vogliono fare alcune Regioni, come Toscana, Sicilia ed Emilia-Romagna. Si tratta di una procedura prevista nella legge sull’obbligo solo a partire dal 2019-2020. L’idea è quella di escludere completamente i genitori dalla fase precedente all’iscrizione. Gli Uffici scolastici regionali comunicano alle Asl l’elenco degli iscritti alle varie scuole, l’ufficio d’igiene verifica sull’anagrafe vaccinale chi è in regola e rimanda alla scuola i nomi, specificando chi può iscriversi senza problemi e chi no. I genitori dei giovani ai quali manca almeno un vaccino, come prevede la legge, sono invitati a colloqui e poi a fissare gli appuntamenti per mettersi in regola. Chi ha il libretto a posto, invece, non deve fare assolutamente nulla. Questo meccanismo è sicuramente quello che va verso la semplificazione, almeno per i genitori, ma si temeva che il Garante, che nei giorni scorsi pareva preferire soluzioni diverse, bloccasse tutto, in particolare la trasmissione dei nomi degli alunni. E invece a quanto sembra dall’Authority arriverà a breve un sì. A quel punto altre Regioni potrebbero scegliere questo percorso e ci sarebbe una maggiore omogeneità.

A frequentare la scuola dell’obbligo sono oltre il doppio di coloro che frequentano nido e materna, più di 5 milioni di persone. Il numero di bambini e giovani da vaccinare secondo le diverse stime viaggia tra i 600 e gli 800mila. Per chi va a elementari, medie e primi due anni di superiori il termine fatidico è più avanti, il 31 ottobre. E soprattutto chi non è in regola, anche volontariamente, non viene lasciato fuori dalla scuola, ma paga una multa.