Zaia sospende la moratoria sui vaccini, il quesito sui tempi va al Consiglio di Stato

da Il Sole 24 Ore

Zaia sospende la moratoria sui vaccini, il quesito sui tempi va al Consiglio di Stato

La Regione Veneto ha deciso ieri di sospendere temporaneamente il decreto di moratoria di due anni per l’applicazione delle norme sui vaccini, così come aveva chiesto mercoledì scorso il governo. Il governatore Luca Zaia (Lega) ha annunciato anche che verrà portato al Consiglio di Stato il quesito sollevato riguardo ai tempi di applicazione per le iscrizioni dei non vaccinati da zero a sei anni negli asili nido e nelle scuole d’infanzia. Così come aveva preannunciato per lettera ai ministri Beatrice Lorenzin (Salute) e Valeria Fedeli (Istruzione). Nel mentre la Giunta regionale del Veneto, che aveva presentato mesi fa un ricorso contro l’allora Dl sui vaccini obbligatori, ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale anche la legge di conversione dello stesso decreto.

Il decreto sulla moratoria era stato firmato dal direttore generale della sanità regionale Domenico Mantoan e prevedeva che i genitori avessero tempo fino al 2019 per presentare la documentazione necessaria. Zaia ha riferito che Mantoan gli ha scritto una lettera nella quale «conferma la sua posizione» riguardo all’interpretazione della legge sul fronte della possibilità «di fare una dilazione fino al 2019», una interpretazione non condivisa dal ministero. «Mi ha comunicato – ha detto il governatore – di sospendere temporaneamente con decisione autonoma, come era già avvenuto nella formulazione del decreto, di confermare l’interpretazione autentica della legge e di chiedere che l’amministrazione regionale si possa attivare per un parere autorevole sul contenzioso». La parola passa ora al Consiglio di Stato.

Immediato il commento del ministro della Salute dopo l’annuncio del governatore: «Soddisfazione per la decisione di allinearsi alla normativa nazionale», e del ministro dell’Istruzione: «La legge è chiara e va rispettata». L’esecutivo in realtà era già al lavoro sul ricorso contro il decreto Mantoan, e i due ministri avevano scritto a Zaia augurandosi che la Regione ci ripensasse sulla moratoria. Dopo la decisione di Zaia, è arrivato il duro commento del segretario del Pd Matteo Renzi: «Qualcuno sta continuando a giocare sporco su un tema, quello dei vaccini, che dovrebbe essere affidato alla scienza, non alle divisioni di partito». In mattinata, prima che si sapesse del dietrofront, erano intervenuti l’Ordine dei Medici Nazionale, Fnomceo, e di Venezia con una lettera al governatore Zaia: «Non possiamo permetterci coperture a macchia di leopardo, l’85% su un territorio, il 95% su quello vicino, perché questo ci esporrebbe al rischio di epidemie». Dal canto suo, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro (centrodestra) ha fatto sapere che «come Comune, sarà rispettata la legge».

Il ritorno in classe di 100 mila supplenti

da Corriere della sera

Il ritorno in classe di 100 mila supplenti

Per la ministra Valeria Fedeli, questo sarà l’anno in cui tutti i prof — anche i supplenti «lunghi» — saranno al loro posto il primo giorno di scuola. Ma i termini per aggiornare le graduatorie dei supplenti «brevi» — 700 mila aspiranti— scadono il 14 settembre.

di Valentina Santarpia

E rano state annunciate in pompa magna l’8 agosto dal Consiglio dei ministri: 52 mila assunzioni di nuovi prof a scuola entro agosto. A distanza di un mese esatto ne sono state portate a termine solo 30 mila. Mancano 22 mila docenti all’appello: le cattedre vuote sono soprattutto al Centro e al Nord, dalla Toscana in su, in particolare nelle scuole secondarie di primo grado. I «buchi» riguardano i prof di matematica, di sostegno e di lingue, sia nelle graduatorie — ormai esaurite per molte classi di insegnamento — che tra i vincitori dell’ultimo concorso, che ha registrato un record di bocciati.

Il risultato? Anche il prossimo anno ci saranno almeno 100 mila supplenti nelle aule, pronosticano i sindacati. La stima è presto fatta: ai 22 mila posti che non saranno coperti da assunzioni vanno aggiunte 15 mila cattedre che dovevano diventare stabili, cioè passare dall’organico di fatto a quello di diritto. Ma che non sono state autorizzate dal ministero delle Finanze, che ha approvato il consolidamento di soli 15 mila posti dopo un braccio di ferro con il ministero dell’Istruzione, adducendo motivi di bilancio. Poi ci sono da considerare le circa 40 mila deroghe del sostegno, stimate dall’Osservatorio dei diritti della scuola, ovvero gli insegnanti che vengono affiancati agli studenti disabili solo a inizio anno scolastico, su spinta delle sentenze dei tribunali. A questi vanno affiancati circa 10 mila docenti che occupano gli spezzoni di cattedra. Infine, c’è una fetta, che va dai 13 mila in su, di prof che decide di avvalersi di part-time, congedi, aspettative familiari o per dottorati di ricerca.

«Ancora una volta sulle assunzioni dei docenti si misura la distanza tra il dire e il fare — commenta amara Maddalena Gissi, segretaria Cisl —. Anche quest’anno migliaia di docenti abilitati continueranno a lavorare come supplenti su posti vacanti e disponibili». Di chi è la colpa? «Di un piano di assunzioni che non ha tenuto conto delle necessità reali della scuola, e di concorsi falliti», dice Pino Turi, della Uil. I candidati giusti infatti ci sono, ma sono nelle graduatorie «sbagliate». Un dato di cui si è reso conto lo stesso Miur, che infatti ha annunciato per febbraio un concorso riservato proprio a quei prof supplenti che sono nelle graduatorie di seconda e terza fascia e che oggi non possono essere assunti. Intanto il film è quello già visto negli ultimi anni: il numero dei supplenti non si è mai abbassato sotto i 100 mila, nonostante l’annuncio della fine della supplentite. Un calo si è avuto nell’anno di approvazione della Buona scuola, 2015-2016, ma si tratta di briciole — circa 10 mila in meno — a fronte di un piano di assunzioni per 86 mila docenti. «Questi dati — conclude Annamaria Santoro, Cgil — dimostrano che i problemi storici della scuola continuano a pesare sulla continuità didattica e sul regolare avvio dell’anno scolastico».

Per la ministra Valeria Fedeli, questo sarà l’anno in cui tutti i prof — anche i supplenti «lunghi» — saranno al loro posto il primo giorno di scuola. Ma i termini per aggiornare le graduatorie dei supplenti «brevi» — 700 mila aspiranti— scadono il 14 settembre.

Ata, i posti liberi si assegnano senza scadenza: bloccato chi deve prendere un ruolo superiore

da La Tecnica della Scuola

Ata, i posti liberi si assegnano senza scadenza: bloccato chi deve prendere un ruolo superiore

 

Il tardivo rinnovo delle graduatorie di terza fascia Ata sta creando un danno a coloro che, di ruolo, avevano la possibilità di passare per un anno ad un ruolo superiore.

Gli Uffici scolastici, infatti, stipulano contratti solo con la modalità dell’avente diritto: in pratica, non si conosce la conclusione del rapporto. Perché a deciderla (possono passare due, tre, quattro mesi), sarà di fatto la pubblicazione delle graduatorie definitive di terza fascia. Le quali, stavolta vedranno la luce solo in inverno, poiché la finestra d’aggiornamento è stata fissata dal 30 settembre al 30 ottobre prossimi.

E nel frattempo, quindi, questi lavoratori dovranno attendere. E rimanere nel loro ruolo. Così, per diversi mesi l’articolo 59 del contratto collettivo nazionale (Il personale ATA può accettare, nell’ambito del comparto scuola, contratti a tempo determinato di durata non inferiore ad un anno, mantenendo senza assegni, complessivamente per tre anni, la titolarità della sede) rimane inapplicabile.

I sindacati non hanno tardato a farsi sentire: “il personale Ata della scuola – dice il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi – rischia di essere trattato in modo difforme a quanto prevede l’attuale contratto della scuola”.

Turi non le manda a dire: “Che cosa succede allora in una scuola italiana se un collaboratore scolastico di ruolo, inserito nella graduatoria degli assistenti amministrativi, chiede di svolgere, per un anno, un lavoro diverso dal suo? Non glielo fanno fare. Perché? Perché il Miur pensa di far prevalere la burocrazia delle liste a quella del contratto”.

La soluzione, per il sindacalista Uil, sarebbe a portata di mano: “in attesa delle nuove graduatorie, che non ci sono e non ci saranno a breve, sarebbe semplice utilizzare quelle esistenti e, comunque se non si vogliono dare e nomine con quelle esistenti, occorre evitare la beffa per il personale di altro ruolo che aspira ad un contratto e non potrebbe ottenerlo solo perché la procedura prevede una probabile staffetta”.
Secondo Turi, il Miur sta proprio esagerando: “Se una volta era il sindacato a essere tacciato di eccessivo garantismo, ora che il sindacato chiede, sulla base del diritto comune, la procedura che più utile ed efficiente che garantisce l’interesse pubblico è l’amministrazione che si oppone”.
Infine, vale anche per i precari, “i lavoratori hanno il diritto di conoscere, all’atto dell’assunzione, la scadenza del proprio contratto ed il luogo  dove svolgere le attività ad esso connesse. Sono persone e non numeri da spostare a proprio piacimento”.
Anche per Feder.ATA “è inaccettabile l’accanimento verso il Personale ATA, in ogni situazione lavorativa, e nonostante i buoni propositi e le grandi promesse di migliorare questa categoria provenienti da ogni pulpito: il sindacato esprime tutto il proprio disappunto per l’istituzione delle graduatorie ad anno scolastico iniziato e pertanto ribadisce l’esigenza che le stesse siano sempre pronte a partire dal 1° di settembre”.
“È veramente giunta l’ora di finire questa “messinscena ingannevole” verso gli ATA, tutti sanno ma nessuno fa niente, chiediamo rispetto e considerazione, in questo caso che vengano stipulati contratti a tempo determinato, con un termine certo (30 giugno 2018 – 31 agosto 2018) e non ‘fino all’avente diritto’”, conclude il sindacato autonomo.

In pensione più tardi, ma perché se si vive di meno?

da La Tecnica della Scuola

In pensione più tardi, ma perché se si vive di meno?

 

“Forse è giunto il momento di considerare gli aspetti sociali e il fatto che l’aumento della povertà impedisce a molti cittadini di poter curare adeguatamente la propria salute”.
Così Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera, ha commentato la ferma volontà del Governo di non considerare l’inversione di tendenza sull’aspettativa di vita del 2015, dopo diversi anni in calo, probabilmente confermata anche nel 2016 (la conferma la avremo in autunno).
Il deputato Pd, però, non ha dubbi: in Italia si continua a vivere meno a lungo. Con chi ci governa che impone di lavorare fino a 67 anni.
“Anche quest’anno – sottolinea Damiano – secondo alcuni demografi, si vivrà meno a lungo: questa novità ci deve far aprire un dibattito sui meccanismi, esclusivamente ragionieristici, che prevedevano una salita continua dell’aspettativa di vita”.
Insomma, se si voleva trovare il modo di risollevare le casse dell’Inps sembra proprio che si sia fatto centro: si va in pensione sempre più tardi e l’assegno di quiescenza si percepisce per meno anni.

Pensioni, sconto alle donne: 6 mesi a figlio ma è una beffa, vale solo per Ape social

da La Tecnica della Scuola

Pensioni, sconto alle donne: 6 mesi a figlio ma è una beffa, vale solo per Ape social

 

Il Governo viene incontro alle donne che vogliono andare prima in pensione: per ogni figlio applica uno “sconto” di sei mesi, fino ad un massimo di due anni.
Una buona notizia, indubbiamente. Peccato che valga solo per chi può usufruire dell’Ape social, l’anticipo pensionistico – fino a 3 anni e sette mesi, con restituzione di una quota irrisoria per vent’anni – riservato solo a chi svolge lavori gravosi (nella scuola le maestre della scuola d’infanzia), precoci, disoccupati, invalidi o dipendenti che devono assistere parenti in stato di necessità.
Ora, siccome si è scoperto che due persone su tre che hanno sinora fatto domanda sono uomini, appena il 29% delle donne, dall’Esecutivo Gentiloni il 7 settembre, durante l’incontro con i sindacati al ministero del Lavoro, è partita una proposta: bilanciare l’attuale disparità nelle domande per l’Ape social, per arrivare al 40% delle domande, concedendo una sorta di “scivolo” di 6 mesi per figlio, per un massimo di 2 anni.
Lo “sconto” si applicherebbe ai 30 anni di anzianità contributiva per le categorie svantaggiate e ai 36 per le attività gravose.
La proposta è stata ufficializzata dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al termine del tavolo con i sindacati.

Quanto alle risorse, sempre secondo quanto trapela dal tavolo, il Governo sarebbe disposto ad aumentare il budget per agevolare le donne ma non ci sarebbe ancora una quantificazione dei finanziamenti necessari all’operazione.
I sindacati hanno accolto la proposta con moderata soddisfazione. Cgil, Cisl e Uil hanno infatti messo sul tavolo l’ipotesi di rivedere, allargandone le maglie, la legge Dini, che consente un anticipo sull’uscita di quattro mesi a figlio per un massimo di un anno a chi ricade interamente nel sistema contributivo.
Per la leader della Cgil, Susanna Camusso, l’intervento sulle donne non basta: “amplierebbe la platea solo di 4 mila unità” se l’obiettivo è passare dal 29% al 40% sul totale di domande per l’Ape social.
Anche per la segretaria Cisl, Annamaria Furlan “è una risposta parziale ai bisogni delle donne” e non affronterebbe l’aspetto più generale del lavoro di cura, legato non solo ai figli. La richiesta, infatti, è quella di una “contribuzione figurativa” da riconoscere a tutti coloro che assistono familiari.
Per il segretario Uil, Carmelo Barbagallo, è “minimale” l’intervento a favore delle lavoratrici ma giudica “positiva” la disponibilità a un incontro “prima che la legge di bilancio venga incardinata”.

Dal FAI i concorsi nazionali per le scuole a.s. 2017/2018

da La Tecnica della Scuola

Dal FAI i concorsi nazionali per le scuole a.s. 2017/2018

 

Anche quest’anno il FAI (Fondo Ambiente Italiano) propone alle scuole di ogni ordine e grado alcuni concorsi gratuiti.

Il FAI affiancheràle classi partecipanti nello svolgimento dei concorsi fornendo loro:

  • Un manuale guida per l’organizzazione dei contenuti e la ripartizione del lavoro.
  • Una piattaforma digitale, ricca di materiali di approfondimento e spunti di lavoro sul tema dell’Articolo 9 della Costituzione italiana.

I concorsi si suddividono in base al grado di scuola:

Scuola dell’infanzia: dalle regole di classe alle regole che contraddistinguono il vivere civile all’interno della società: i bambini della scuola dell’infanzia scoprono il territorio in cui vivono (la piazza, il parco comunale, gli edifici pubblici…) e in un poster propongono almeno 3 azioni per invitare tutti i cittadini a conservare e migliorare l’ambiente in cui vivono. Premi speciali per le classi iscritte al FAI. Iscrizioni entro il 20 marzo 2018. Scarica il bando del concorso

Scuola primaria e secondaria di I grado: come trasmettere alle future generazioni il concetto di tutela e valorizzazione del patrimonio d’arte e natura italiano? Attraverso l’esplorazione e la ricerca di beni culturali e paesaggistici, gli studenti propongono una locandina o uno spot promozionale per valorizzare i beni culturali e paesaggistici del loro territorio. Premi speciali per le classi iscritte al FAI. Iscrizioni entro il 20 marzo 2018. Scarica il bando del concorso

Scuola secondaria di II grado: Torneo del paesaggio: gara di cultura a squadre. Nella prima fase gli studenti scattano la fotografia di un bene culturale, naturale o paesaggistico del loro territorio e la pubblicano su Instagram; nella seconda fase ne elaborano una proposta di valorizzazione. Gli studenti partecipanti ricevono un attestato valido per l’acquisizione di crediti scolastici. Iscrizioni entro il 10 dicembre 2017. Scarica il bando del concorso

L’Invalsi restituisce i dati alle scuole delle prove 2017

da La Tecnica della Scuola

L’Invalsi restituisce i dati alle scuole delle prove 2017

 

“A partire dalle ore 15.00 di lunedì 4 settembre, circa 8.000 istituti – collegandosi all’area riservata alle scuole – hanno potuto scaricare i dati relativi alle prove INVALSI 2017 dei loro alunni”.

Così scrive l’Istituto in un comunicato.

“Quest’anno – continua – l’INVALSI ha anticipato di molto la restituzione degli esiti delle prove alle scuole del I ciclo d’istruzione (II e V primaria e III secondaria di primo grado) per favorire un più ampio utilizzo dei dati stessi a supporto dell’organizzazione dell’attività didattica dell’anno scolastico appena iniziato”.

Tra i risultati forniti, il personale scolastico potrà trovare anche la stima del valore aggiunto della scuola, ossia una misura dell’ “effetto scuola” ottenuta scorporando dai risultati delle prove l’incidenza di fattori esogeni sui quali la scuola non può agire (come, per esempio, il peso del contesto sociale, la preparazione pregressa degli allievi, ecc..), in modo da mettere in luce il contributo che la singola istituzione scolastica produce.

Ma c’è un’altra novità: infatti, dalle rilevazioni 2017, è a disposizione delle scuole la possibilità di verificare l’evoluzione dei risultati delle singole classi nel corso di tre anni (2014-2017) attraverso l’ancoraggio delle prove tra un livello scolare e l’altro (II e V primaria; V primaria e III secondaria di I grado) tramite cui è stato possibile comparare i risultati delle prove sostenute nel 2017 rispettivamente: dalle classi III secondarie di I grado che nel 2014 avevano sostenuto le prove di V primaria, e dalle classi di V primaria che, sempre nel 2014, avevano sostenuto le prove di II primaria.