SMARTPHONE: IN CLASSE SÌ E NELLA CARTA DEL DOCENTE NO, PERCHÈ?

SMARTPHONE, GILDA: IN CLASSE SÌ E NELLA CARTA DEL DOCENTE NO, PERCHÈ?
“Sull’uso didattico degli smartphone in classe continuiamo a nutrire seri dubbi perché, più che appassionare gli studenti, riteniamo che possa danneggiarli. Studi autorevoli sul tema confermano la nostra tesi sostenuta anche da un esperto del settore come il professor Manfred Spitzer, autore di ‘Demenza digitale’ e ‘Solitudine digitale’, il quale afferma che l’uso dello smartphone a scuola riduce di molto le performance degli studenti”. Così la Gilda degli Insegnanti commenta le dichiarazioni della ministra Fedeli.
“Inoltre – sottolinea il sindacato – rileviamo una netta contraddizione tra quanto affermato dalla ministra e le disposizioni contenute nelle faq del Miur sulla Carta del Docente che escludono gli smartphone dall’elenco dei beni acquistabili con il bonus. Forse – conclude la Gilda – sarebbe opportuno che viale Trastevere facesse chiarezza su questo punto, visto che secondo la ministra ‘il tema è insegnare ai ragazzi come si sta sul digitale con la gestione e responsabilità dei docenti’ e che, dunque, lo smartphone diventerebbe uno strumento didattico a pieno titolo”.

#IOLEGGOPERCHÉ 2017

A SETTEMBRE PER LE SCUOLE È TEMPO DI GEMELLAGGI CON LE LIBRERIE: ISCRIZIONI APERTE SULLA PIATTAFORMA WEB FINO AL 2 OTTOBRE. 

UN CONTEST PER PREMIARE LE ATTIVITÁ DI PROMOZIONE DELLE SCUOLE PIÚ CREATIVE

Dal 21 al 29 ottobre  la campagna AIE prenderà vita nelle librerie aderenti con le donazioni di libri da parte dei cittadini, alle quali si sommeranno le donazioni da parte degli Editori.

 

Milano, 14 settembre 2017 – Sta entrando nel vivo, forte della collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), la terza edizione di #IOLEGGOPERCHÉ, l’iniziativa con cui l’Associazione Italiana Editori punta con convinzione a formare nuovi lettori, rafforzando nella quotidianità dei ragazzi l’abitudine alla lettura grazie alla creazione e al potenziamento delle biblioteche scolastiche. Il progetto è patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo (MiBACT) e dalla Rai, sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura e in collaborazione con ALI (Associazione Librai Italiani – Confcommercio) e AIB (Associazione Italiana Biblioteche).

A poche settimane dalla riattivazione delle iscrizioni, sono già oltre 2000 le Scuole iscritte e  oltre 1000 le Librerie che hanno già confermato la propria partecipazione sulla piattaforma con oltre 3000 gemellaggi attivati. 

 

Il progetto

Tutte le Scuole – da quest’anno anche le scuole dell’infanzia, oltre a primarie e secondarie di primo e di secondo grado, statali o paritarie –  sono chiamate a iscriversi e a gemellarsi attraverso il sito www.ioleggoperche.it con una o più Librerie del proprio territorio entro il 2 ottobre 2017.

Per sfruttare al massimo l’opportunità offerta da #ioleggoperché2017 e aumentare il numero delle donazioni per la propria biblioteca interna, le Scuole dovranno impegnarsi a promuovere e divulgare l’iniziativa, coinvolgendo al massimo insegnanti, studenti, genitori e chiunque voglia collaborare a far crescere le biblioteche scolastiche italiane recandosi il libreria per acquistare e donare uno o più libri.

Il  contest #ioleggoperché
Proprio per premiare l’intraprendenza e la creatività delle Scuole nel promuovere il progetto a favore della propria biblioteca, AIE lancerà in questi giorni un nuovo CONTEST (concorso). Scuole e Librerie sono chiamate a organizzare insieme, durante i nove giorni di campagna – dal 21 al 29 ottobre – un evento o un’attività in libreria per promuovere #ioleggoperché2017 e incentivare le donazioni. Letture ad alta voce, incontri con l’autore, flash mob letterari, lezioni, gare di abilità, spettacoli, installazioni in vetrina: nessun limite alla fantasia. Le 5 Scuole  che avranno organizzato le attività più creative, originali ed efficaci, saranno premiate con 5 buoni del valore di 2000 euro per l’acquisto di libri  e avranno la possibilità di ricevere una consulenza professionale sull’organizzazione delle biblioteche scolastiche.

Info e regolamento saranno disponibili sul sito:  http://www.ioleggoperche.it/

I testimonial 2017

Anche quest’anno sono già tantissimi i testimonial, che per tutta la durata della campagna  racconteranno il loro personalissimo #ioleggoperché. Nei prossimi giorni sui social si partirà con le videointerviste di Carlos Luis Zafón, Franco Arminio, Mauro Corona, Erri De LucaLevante, Alessia Gazzola, Beppe Fiorello, Elisabetta Gnone, Piero ColapricoGiovanni Allevi, Giuseppe Festa, Pierfrancesco Favino, Yu HuaGhemon, Carolyn Smith.

Le donazioni di ottobre in Libreria e il contributo degli Editori

Dal 21 al 29 ottobre il progetto entrerà nel vivo con nove giornate in cui gli italiani potranno recarsi nelle Librerie aderenti per fare una o più donazioni di libri, anche seguendo i suggerimenti di titoli forniti ai librai dalle Scuole.  In Libreria troveranno i Messaggeri, volontari che contribuiscono alla promozione del progetto.

Sempre in questo periodo prenderà vita Libriamoci. Giornate di lettura nelle scuole, l’iniziativa promossa da MIUR e MiBACT di cui  #ioleggoperché2017 è alleata per il secondo anno consecutivo.

Parallelamente, le biblioteche civiche, grazie al coordinamento di AIB, daranno un prezioso appoggio non solo per la divulgazione dell’iniziativa, ma anche organizzando eventi, incontri con gli studenti, presentazioni, servizi informativi speciali.

Il contributo degli Editori per le biblioteche scolastiche prevede inoltre la donazione di un numero di libri equivalente alla donazione nazionale dei singoli cittadini (fino a un massimo di 100.000 copie) che verrà suddivisa tra le Scuole che ne avranno fatta richiesta sul sito entro i termini previsti, e sarà ripartita tra febbraio e marzo 2018 tra i vari ordini scolastici, secondo disponibilità (i dettagli sono consultabili nel Regolamento su http://www.ioleggoperche.it/)

Gli eventi

Tutti gli appuntamenti, compresi i tanti eventi spontanei organizzati da Librerie, gruppi di lettura e associazioni, possono essere comunicati e promossi fin da ora sulla piattaforma di #ioleggoperché per fare da cassa di risonanza alla manifestazione e creare così un grande evento diffuso su tutto il territorio dedicato all’amore per il libro e per la lettura.

 

Per saperne di più: www.ioleggoperche.it

 

La formazione accogliente: condivisione di pratiche e scenari di collaborazione

Immigrazione, in arrivo il Manifesto per la Formazione Accogliente

Alla Spezia oltre 150 esperti al lavoro con istituzioni e associazioni del territorio

 

La Spezia, 14 – 16 settembre 2017 – L’Unità italiana Epale INDIRE organizza con il Patrocinio del Comune della Spezia ed in collaborazione con il Centro Provinciale dell’Istruzione degli Adulti, Caritas Diocesana e Università di Firenze il Seminario “La formazione accogliente: condivisione di pratiche e scenari di collaborazione”.

L’incontro si svolge nella Sala Dante, in via Ugo Bassi 4, e nel Liceo Classico “L.Costa” , in Piazza Giuseppe Verdi 15 alla Spezia e ha come obiettivo condividere e valorizzare esperienze e percorsi formativi nella filiera dell’accoglienza. Con il filo rosso del “racconto di storie di formazione” i partecipanti costruiranno un “Manifesto per la Formazione Accogliente” i cui protagonisti sono in primis i richiedenti protezione, ma anche gli operatori della rete integrata dei Servizi e le comunità locali. Un’attenzione particolare sarà data agli incontri tra i patrimoni culturali di chi lascia il proprio paese e di chi accoglie, in collaborazione con il Parco delle 5 Terre.

Lorenza Venturi, Capo Unità Epale Italia, che gestisce l’azione, dichiara: “EPALE, la community per l’apprendimento degli adulti, torna ad occuparsi del tema dei migranti sotto l’aspetto educativo. Alla Spezia oltre 150 esperti da tutta Italia si confronteranno su alcune buone pratiche da varie città italiane per la redazione di un Manifesto della formazione accogliente. Crediamo che solo attraverso il lavoro di squadra fra tutti i soggetti operanti sul territorio si possano riconoscere le potenzialità del richiedente protezione internazionale, formare gli operatori dell’accoglienza e costruire una comunità accogliente, formata, informata e capace di ripensare e guidare il cambiamento”.

Pierluigi Peracchini, Sindaco di La Spezia, dichiara: “Assieme all’Amministrazione siamo ben lieti di aver dato il Patrocinio del Comune al Seminario sulla “Formazione Accogliente” organizzato dall’Unità Italiana Epale, perché si rende necessario, nel periodo storico che stiamo attraversando, comprendere quali siano i migliori strumenti da utilizzare e le più idonee sinergie da far emergere fra i diversi attori coinvolti nell’orientamento e nella prima formazione dei migranti. Siamo convinti che la solidarietà e la responsabilità, coniugate insieme, rappresentino la chiave di volta fondamentale e che la politica non possa sottrarsi a questa sfida”.

COS’È EPALE

L‘Electronic Platform for Adult Learning in Europe (EPALE) è l’ambiente online aperto a tutti, ma dedicato in particolare a chi opera nel settore dell’educazione degli adulti. Punto di incontro europeo sulle migliori pratiche ed esperienze, la piattaforma ha lo scopo di aprire all’Europa il dibattito nazionale sui tanti temi che intersecano i percorsi educativi pensati per gli adulti, anche a livello non formale. Sulla piattaforma è possibile scambiare notizie, opinioni, idee e risorse con altri professionisti in tutta Europa. Attualmente sono circa 26.000 gli iscritti e circa 3.000 quelli in Italia. Ogni mese circa 120 esperti italiani del settore si registrano al portale europeo e il nostro Paese è il secondo nel mondo per numero di iscritti, dopo la Turchia (3200 iscritti).  L’Unità nazionale EPALE ha sede presso l’Indire.

Chi pensa ai disabili?

Chi pensa ai disabili?
I problemi da quarant’anni  sempre emergenti

di Giuseppe Adernò

All’inizio dell’anno scolastico le difficoltà maggiori le vivranno gli studenti con disabilità. Nonostante le buone intenzioni, espresse a parole dalla Ministra della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli e i diversi impegni assunti pubblicamente, soprattutto nei confronti degli studenti con disabilità, si preannuncia una ripresa delle attività scolastiche con le ormai solite difficoltà.

L’aver inserito nell’organico dell’autonomia il ruolo dei docenti di sostegno avrebbe dovuto ridurre la girandola di docenti che crea sempre disagio, specie agli alunni con difficoltà di apprendimento e di adattamento.

A fronte di un organico di diritto (docenti di ruolo, stabili, docenti di sostegno, e docenti di potenziamento) continua ancora la procedura della “deroga”, che aumenta ogni anno, determinando il conferimento di “ incarichi annuali”, spesso conferiti a docenti senza titolo specifico.

La tanto decantata possibilità di chiedere la conferma del supplente di sostegno da parte delle famiglie degli alunni con disabilità, (diverse lettere sono pervenute al Ministero e alle Direzioni Regionali), di fatto è resa inapplicabile in quanto gli uffici territoriali e i Dirigenti scolastici non hanno ricevuto istruzioni in merito da parte del MIUR. Tutto ciò evidenzia il problema reale e sembra lecito porsi due domande: la prima se erano supplenti chi sostituivano? La seconda se non lo erano perché non stabilizzarli rendendo superfluo l’intervento delle famiglie?

Prevedere posti in organico di diritto significa non aumentare cattedre , ma mutare la loro natura: da tempo determinato a tempo indeterminato. Ciò garantirebbe la continuità del docente per un’efficace integrazione del disabile nel gruppo classe, in modo da realizzare concretamente la tanto declamata “inclusione scolastica”.

Un altro punto critico di questi primi giorni di scuola è quello relativo al numero degli alunni/e per classe. Le classi in organico e il numero degli alunni crea non poche difficoltà. In molti casi risultano ad oggi inapplicate le normative sul numero degli studenti per classe in presenza di certificazioni di disabilità grave che, peraltro, configgono anche con la normativa in materia di sicurezza. Tali questioni vanno affrontate e avviate a risoluzione, non possono più essere rinviate o peggio ancora ignorate.

La modifica delle norme sulla fusione delle classi intermedie è indispensabile e urgente per dare adeguate risposte al reale “diritto allo studio”. Classi pollaio e classi con pochi alunni nel medesimo istituto appare una vergognosa incongruenza.

A 40 anni di distanza della Legge 517, emanata il 4 agosto del 1977 e constatare come ancora oggi molti problemi rimangono ancora insoluti, rivela una carente progettualità organizzativa della scuola che presenta segni di eccellenza in alcune regioni e profondo degrado e abbandono in altre.

L’auspicata vitalità del GLI (Gruppo di lavoro per l’inclusione), “con il compito di collaborare alle iniziative educative e d’integrazione predisposte dal piano educativo”, già previsto dalla Direttiva Ministeriale del 2012, in tutte le istituzioni scolastiche, anche con “funzioni di raccordo di tutte le risorse specifiche e di coordinamento, presenti nella scuola” (Circ. 6 marzo 2013), dovrebbe dare all’azione didattica del sostegno una specifica connotazione didattica che supera il semplice assistenzialismo e vigilanza del disabile in classe.

Auguriamo che anche le nuove leve di docenti che hanno superato la selezione per il corso TFA di sostegno possano sviluppare una rinnovata mentalità didattica di attenzione e di efficienza nella prospettiva dell’inclusione sociale che non si consegue mediante norme di leggi, bensì attraverso una nuova cultura e sensibilità educativa, capace di saper guardare tutti e osservare ciascuno e seguire con amorevolezza quanti hanno bisogno di particolari attenzioni.

Troppe agende aperte sulla scuola italiana

Troppe agende aperte sulla scuola italiana

di Stefano Stefanel

 

Se c’è una cosa che la scuola italiana non si fa mancare è la costante apertura di nuovi fronti e nuove modifiche, più proposte che attuate. L’agenda della scuola italiana è in perenne movimento e non accenna a fermarsi, resa frenetica anche dall’attivismo declaratorio dei ministri che si succedono al Miur e che spesso lasciano ricordi di innovazioni solo annunciate o di riforme attuate a metà. La legge 107 del 2015 se non altro ha avuto il merito di essere attuata con modalità tali che è molto difficile capire cosa potrebbe essere abrogato qualora andasse al governo una forza politica che lo vuole fare. Sulla questione della legge 107 sembrano essersi però placati tutti i catastrofisti che la vedevano come la pietra tombale della scuola italiana e i richiami alla lotta ormai rimangono appannaggio solo di quei gruppi residuali che chiamano alla lotta su tutto e che nel 68 facevano i contestatori, mentre oggi fanno i restauratori.

L’agenda scolastica in continuo movimento non aiuta però a tirare le fila dell’innovazione, anche perché spesso non si riesce ad avere i tempi materiali per innovare. Ci sono sempre troppi fronti aperti e non conclusi e alcuni errori purtroppo sono stati portati alle estreme conseguenze. Tutto questo dentro dibattiti superficiali e mediatici di poca durata e ancor più esiguo spessore, che non permettono una reale azioni di modifica dell’esistente se non attraverso cambi parziali e un aumento della burocrazia programmatoria, che spesso non riesce ad andare al di là di se stessa e si perde nel dichiarato perché poi non ci sono i tempi, le risorse e le volontà per applicare quello che si è studiato.

 

BOCCIATURE DI SINISTRA

Si stanno moltiplicando, soprattutto sul web, le invettive di molti docenti di sinistra (se ancora l’etichetta dice qualcosa, anche se spesso sono loro che si definiscono così) o comunque legati a sigle ultracontestatrici che attaccano i dirigenti che non vogliono bocciare o il Miur che tende ad eliminare le bocciature dal primo ciclo. La miopia selettiva della destra che ha in Paola Mastrocola il suo elemento di punta e in Ernesto Galli della Loggia il censore che guarda tutto dall’alto dell’Università viene adesso affiancata da una certa sinistra scolastica che attacca la dirigenza scolastica italiana accusandola di non voler bocciare e che paradossalmente si aggrappa a questa vera sciagura nazionale (siamo il Paese Ocse col più alto tassi di dispersione scolastica).

La questione purtroppo è facilmente riassumibile: poiché ai più bravi non si riesce a dare niente di concreto e soprattutto non li si riesce ad occupare a tempo indeterminato poco dopo la laurea, allora gli si dia almeno lo “scalpo” dei peggiori, di quelli destinati ai 1.000 euro al mese o a diventare Neet. Lo spreco di gioventù italiana dovrebbe preoccupare, invece alimenta dispute ideologiche su chi lasciare indietro, non su chi tutelare in alto. Il merito non si misura in alto, ma solo creando un baratro col basso. Una vera disgrazia sociale che ci fa diplomare troppi studenti disallineandoli da un’età anagrafica che è già penalizzante rispetto ai coetanei europei. Invece di plaudere alla leggera diminuzione della dispersione, ci si dispera perché questa dispersione non è a livelli ancora più alti. Non rendendosi conto che alla base della dispersione italiane e di molte bocciature c’è una totale incompetenza valutativa, che scambia autoreferenziali e mnemoniche misurazioni per valutazioni formative (valutazione = dare valore, imposta sul valore aggiunto, non su quello perso).

E’ vero che ci sono alcuni Paesi che fanno uscire dal ciclo dell’istruzione a 19 anni, ma dentro sistemi fortemente orientanti, con dosi massiccie di opzionalità e un ingresso nel mondo del lavoro molto più armonico e precoce che in Italia. Io credo che basterebbe studiare con attenzione i tre elementi che vengono subito evidenziati dalle aziende in un Curriculum vitae per comprendere bene il problema e la sua entità: l’allineamento dell’età anagrafica al titolo di studio, l’ecletticità delle esperienze documentate, la consistenza di quanto documentato.

In questo momento il mercato del lavoro prevede grosse protezioni per quelli della mia età e nessuna protezione per i giovani. Così si trovano sullo stesso piano sia lo studente che si è laureato nella specialistica con 110 e lode a 24 anni, sia quello chi si è laureato nella triennale a 27 anni con 92. Creare perciò condizione di disallineamento tra l’età anagrafica e l’età del diploma o della laurea crea già un problema, soprattutto se l’unica strategia di recupero dello studente in difficoltà nel sistema dell’istruzione è fargli ripetere per due volte le stesse cose, sia quelle poche che sa, sia quelle molte che non sa. Se poi questo esercizio viene ripetuto due o tre volte allora abbiamo studenti che escono dall’istruzione a 21 o 22 anni con possibilità occupazionali legate al proprio titolo di studio prossime allo zero. E’ vero che in Italia esiste l’esercizio non provvisorio della raccomandazione, ma quella si fa davanti a qualunque numero, come ben dimostrano le Università italiane (argomento su cui Galli della Loggia non si spende mai) quando devono sistemare qualche parente. Disallineate, disallineate qualcosa accadrà: spesso accade però che il percorso scolastico è reso inutilizzabile dai suoi ritardi e dal non aver saputo creare le condizioni per un vero recupero laddove necessario.

Complicata è anche la questione dell’ecletticità del Curriculum vitae: l’alternanza scuola lavoro introdotta nei Licei ha aperto una porta su questo delicato elemento, che Luigi Berlinguer aveva ben compreso introducendo però il pasticcio del credito formativo (dove purtroppo spesso si affastellano certificazioni di attività alto livello formativo e semplici corsi e corsetti o attività studentesche che danno il credito al solo scopo di avere pubblico sugli spalti). La questione è importante, perché la struttura monolitica dello studio contenutistico italiano stenta ad essere messa in discussione e i CV spesso sono avvilenti e mostrano solo tradizionali percorsi scolastici che poco dicono sul ragazzo. L’introduzione del curriculum dello studente con la legge 107/2015 va nella direzione giusta, ma spesso le scuole fanno finta che quel comma non esista. E le commissioni d’esame sono interessate a proporre prove e domande nozionistiche, ma non a comprendere percorsi.

Ancora più complessa è la questione della consistenza di quanto inserito a curriculum: la poca propensione italiana a documentare ciò che non da titolo di studio e non risponde a canoni tradizionali per la scuola, ma spesso astrusi per il mondo del lavoro, porta ad affastellare esperienze interessanti insieme a semplici partecipazione a corsi e a corsetti. Non parliamo poi dell’ambito del volontariato o di quello sportivo dove viene certificato tutto o il suo contrario e spesso si indicano esperienze di grosso spessore orario (tre-quattro allenamenti a settimana) per soggetti che si fanno vedere in palestra una tantum. Qui c’è molto da fare perché l’alternanza scuola lavoro sta facendo vedere come si possono introdurre a scuole eccellenti proposte e ottimi percorsi, ma anche come si può far perdere tanto tempo a studenti ed insegnanti con improbabili simulazioni d’impresa o fantasiosi rapporti con il mondo del lavoro.

 

IL LICEO DI QUATTRO ANNI

Anche l’idea logica di un percorso scolastico differenziato per studenti molto bravi che abbrevi il periodo scolastico è stata fagocitata nell’ennesimo dibattito ideologico. Ogni Liceo ha molti studenti d’eccellenza perfettamente in grado di fare tutto in quattro anni: la legge già glielo concede già oggi, ma le scuole frenano sull’argomento e gli studenti non colgono quell’occasione se non in sparuti casi. E frenano ancora di più sui Licei sperimentali di quattro anni, contro cui si sono scagliati i sindacati. Anche qui il segreto è di Pulcinella: se la sperimentazione parte in 100 Licei e in queste classi confluiscono gli studenti migliori la sperimentazione avrà successo e dunque sarà chiaro a tutti che si può fare. Per cui bisogna bloccare la sperimentazione, altrimenti poi la macchina non si ferma più.

E’ un po’ come la questione del bonus premiante il merito osteggiata da sindacati e docenti: al secondo anno di erogazione non fa più notizia, gli insegnanti se lo aspettano e laddove si richiedono le candidature queste arrivano. Basta sperimentare qualcosa col buonsenso e si vede subito se funziona o no. Infatti la chiamata diretta non funziona perché non è diretta e perché viene annegata tra diritti, trasferimenti, assegnazioni in tempi troppo estivi e troppo stretti. Ma il bonus non ha affatto creato clientele, ma soltanto fatto emergere molto lavoro sommerso.

Il Liceo di quattro anni facoltativo è un’opzione interessante, ma i conservatori della scuola hanno subito attaccato la scelta perché tocca il caposaldo della marmorea immobilità della scuola italiana.

 

LE PROTESTE DEI DIRIGENTI

Le organizzazioni sindacali più estreme hanno inneggiato tutta l’estate alla “ribellione” dei dirigenti scolastici. E questo dovrebbe far riflettere: se la scuola viene destabilizzata dai suoi dirigenti qualcosa nel sistema proprio non funziona. E se i Cobas si dichiarano solidali coi dirigenti allora più di qualcosa non funziona. Però le azioni di lotta non pare abbiano sortito grandi effetti: perequazione ferma, allineamento dello stipendio dei dirigenti scolastici a quello della altre dirigenze là da venire, carichi di lavoro sempre in aumento. La questione delle reggenze non ha scaldato nessuno (che sia assegnata a domanda o d’ufficio è un problema personale che non altera il sistema nervoso né degli utenti né dello stato), la chiamata diretta sia fatta sia non fatta non ha mutato il faraonico sistema dei trasferimenti per anzianità, la mancata compilazione del portfolio non ha toccato l’opinione pubblica che non sa neppure cos’é e non sembra aver sconvolto l’apparato statale che ha reso più dolce senza annullarla la valutazione.

Molto spesso nella scuola le proteste e le richieste sono legate a meccanismi così complessi che il cittadino non è in grado di capire di cosa si sta parlando. D’altronde una categoria come quella dei dirigenti scolastici, ancora denominati presidi, sfugge alla comprensione dei molti cittadini che il 10 giugno chiedono a noi dirigenti se la scuola è finita e quindi non lavoriamo più e il 10 settembre se è ripresa dopo le lunghe vacanze. E questo senza neppure sospettare che molti non smettono di lavorare spesso neppure quando sono in ferie. Se un problema non è compreso difficile comprendere allora le proteste ad esso connesse.

Dopo questa serrata di protesta oggettivamente maggioritaria la questione però non potrà più rimanere invariata, perché se anche i dirigenti si oppongono allo stato che dirigono allora la filiera di comando da qualche parte è saltata. E credo che continuare a riempire l’agenda di cose nuove senza che quanto annunciato venga almeno sperimentato non aiuta a tenere stabile una scuola che di sommovimenti non ne può più.

Nuovo anno scolastico: il 48% degli studenti sceglie i licei, il 31% gli istituti tecnici

da Il Sole 24 Ore 

Nuovo anno scolastico: il 48% degli studenti sceglie i licei, il 31% gli istituti tecnici

di Alessia Tripodi

Gli alunni che nell’anno scolastico 2017/2018 frequenteranno le scuole statali sono 7.757.849, per un totale di 370.697 classi. La maggior parte degli studenti delle superiori è iscritta al liceo. Gli alunni con disabilità sono 234.658. Sono i dati contenuti in un report del Miur che anticipa i dati delle iscrizioni al nuovo anno scolastico.

Alle superiori vince il liceo
Per quanto riguarda la scuola superiore, il 48,3% degli studenti frequenta i licei, il 31,5% gli istituti tecnici e il 20,2% quelli professionali. In particolare sono 147.818 gli studenti iscritti al liceo classico, 220.872 quelli iscritti al linguistico, 376.465 allo scientifico, 116.221 al liceo artistico. Gli studenti stranieri sono in totale 757.571.

I numeri sui docenti
Sul fronte dei docenti, il Miur spiega che i posti istituiti per l’anno scolastico appena iniziato sono complessivamente 819.049, di cui 680 e 200 sono posti comuni e 138.849 sono posti di sostegno. I posti, sottolinea il ministero, comprendono sia l’organico dell’autonomia, che l’adeguamento di detto organico alle situazioni di fatto e per il sostegno sono comprese anche le deroghe. «Occorre ricordare, infine – aggiunge il Miur – che l’adeguamento dell’organico alle situazioni di fatto per la parte delle deroghe per il sostegno è in via di consolidamento e pertanto i dati sono provvisori».

Scuole paritarie
Per quel che riguarda, infine, le scuole paritarie, i dati contenuti nel report si riferiscono all’anno scolastico appena concluso e – sottolinea il Miur – sono stati elaborati utilizzando le informazioni fornite dagli istituti scolastici. Nel 2016/2017 le scuole paritarie erano 12.966 e gli studenti iscritti 903.871. La scuola dell’infanzia si conferma il settore educativo che assorbe la maggior parte degli iscritti: 560.040 bambini distribuiti in 9.284 scuole.

Nuovo anno, Giuliani: nomine supplenti fino avente diritto danneggiano gli alunni

da La Tecnica della Scuola

Nuovo anno, Giuliani: nomine supplenti fino avente diritto danneggiano gli alunni

 

L’anno scolastico si apre con più docenti in cattedra rispetto al 2016, quando per via degli errori dell’algoritmo le ultime assegnazioni provvisorie si conclusero quasi a Natale.

Tuttavia, ci sono sempre 100mila supplenti da assegnare agli istituti e questo comporta diversi problemi, in particolare quelli derivanti dalla successione di più docenti sullo stesso posto vacante.

A dirlo è stato Alessandro Giuliani, direttore della Tecnica della Scuola, nel corso della trasmissione settimanale ‘L’angolo del direttore’, andata in onda l’11 settembre su Radio Cusano.

“Siccome la maggior parte dei supplenti annuali – ha spiegato Giuliani – sono chiamati ormai da graduatoria d’istituto, le quali proprio in questi giorni sono in via di rinnovazione, i dirigenti scolastici stanno facendo sottoscrivere a moltissimi docenti precari un contratto con scadenza indefinita, sino all’avente diritto: significa che entro qualche giorno o settimana subentrerà un nuovo insegnante”.

“Questo non fa bene alla continuità didattica, ma prima ancora agli alunni disabili, che hanno bisogno di figure di riferimento certe, ad iniziare dal loro docente di sostegno. Il quale, invece, non solo spesso non è più quello dello scorso anno, per via dei trasferimenti e perchè ci sono ancora molti posti liberi: in questo secondo caso, il problema si raddoppia, perché l’insegnante subentrato in questi giorni di inizio anno, sino ad ‘avente diritto’, tra qualche tempo cambierà ancora. E parlare di salvaguardia della continuità didattica a fronte di queste situazioni – ha detto ancora – diventa davvero difficile”.

Durante la trasmissione si è parlato anche di vaccini e scadenze ravvicinate per le famiglie, oltre che del record di alunni di sostegno: “con oltre 40mila posti di docenti specializzati in deroga e fuori dall’organico di diritto”, che poi sono quasi la metà delle supplenze annuali, ha detto Giuliani.