Cassazione: psicologo a scuola senza consenso è violenza privata

PrimaDaNoi del 19-09-2017

Cassazione: psicologo a scuola senza consenso e’ violenza privata

LA SENTENZA. La Corte di Cassazione (Sez. 5, n. 40291/17) ha recentemente riaffermato il rispetto della responsabilità genitoriale, attestando che uno psicologo a scuola senza il consenso dei genitori è una “violenza privata”.
Non solo, trattandosi di un’attività svolta da pubblico ufficiale, la mancata registrazione nel protocollo dell’istituto, e poi il diniego alle domande dei genitori circa l’esistenza della relazione finale, rappresentano un falso per soppressione.

La Quinta sezione penale della Cassazione (sentenza 40291/17, depositata ieri) ha annullato il proscioglimento del Gip di Arezzo nei confronti di due dirigenti scolastici, due insegnanti e della stessa psicologa, tutti portati a giudizio dai genitori di un bimbo di sette anni con presunti problemi comportamentali. Gli insegnanti avevano chiesto, in particolare, la consulenza del medico durante le ore di lezione per osservare , pur dissimulando l’attività, l’atteggiamento relazionale dell’alunno. Al termine dell’analisi, durata due mesi. il medico aveva stilato una relazione di cui i genitori avevano sentito parlare, solo a fine anno scolastico, durante un colloquio con l’insegnante. Da lì la richiesta di accesso agli atti, puntualmente negata – come l’esistenza stessa della relazione – dai due dirigenti scolastici passatisi l’incarico a cavallo degli anni interessati.

La sentenza ha riscosso l’entusiasta approvazione di parecchi cittadini, professionisti della scuola, associazioni a tutela dei minori e genitori. Lo stesso Ordine degli Psicologi, ripetendo ciò che il CCDU ha sempre sostenuto, ha commentato in una nota: «La Corte di Cassazione ha ribadito quanto è già previsto nelle procedure professionali degli psicologi, i quali operano sempre nei contesti minorili col consenso dei genitori e nell’esclusivo interesse del minore».

Vincenza Palmieri, fondatrice dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, che da anni ribadisce la necessità di un intervento sulla didattica, e condanna con forza l’approccio medicalizzato che ha investito la scuola a seguito della L. 170 sui DSA (i cosiddetti Disturbi Specifici dell’Apprendimento – dislessia, disgrafia, discalculia e disortografia), si è occupata personalmente di interventi concreti in favore di bambini e famiglie vittime di abusi diagnostici e, nel corso di una Conferenza Stampa congiunta con la Senatrice Enza Blundo sul tema «DSA e abuso diagnostico a Scuola – Gli interventi istituzionali verso il cambiamento annunciato», aveva riaffermato l’urgenza di una riforma.
Secondo Palmieri la sentenza della Cassazione rappresenta «Un risultato che afferma un punto di vista irrinunciabile: il rispetto della Genitorialità, della Scuola deputata a istruire e formare e non a fare test «predittivi» del disturbo che «sarà», della dignità delle Professioni. La Legge 170 sui DSA deroga su questo e nelle sue linee guida introduce anche screening e valutazioni, dando origini ad equivoci interpretativi. La Cassazione, con questo, fuga i dubbi: «interesse del minore e consenso dei genitori».
«Vediamo tutti i giorni i danni causati sui bambini dalla legge 170, soprattutto per quanto concerne il diritto all’apprendimento» – dichiara Antonella Marzaroli, ex insegnante elementare, Responsabile Nazionale contro la Medicalizzazione della scuola del CCDU Onlus.

«La sentenza della Cassazione rafforza quanto noi sosteniamo da anni: le linee guida sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) stanno trasformando gli insegnanti da esperti della didattica in una sorta di psicologi clinici che osservano i bambini per individuare i sintomi di questi disturbi inseriti nel Manuale Diagnostico Statistico – il testo sacro della psichiatria. Questa sentenza rafforza i nostri dubbi di legittimità su alcuni aspetti della legge 170 già criticati da più parti in relazione al rischio di medicalizzazione della scuola. Secondo la Cassazione, infatti, la mancanza dell’esplicito consenso da parte di chi è legittimato a prestarlo «integra certamente una compressione della libertà di autodeterminazione del soggetto passivo».

L’impresa come strumento di inclusione per gli immigrati

L’impresa come strumento di inclusione per gli immigrati

di Gabriele Capozzi ed Emilia Sarno

Rapporto Monitoraggio Formazione Neoassunti 2015/2016

Il Rapporto di monitoraggio della formazione Neoassunti 2015/2016 contiene i risultati dell’indagine svolta dall’Indire sulla formazione dei circa 84.000 docenti neo-immessi e con passaggio di ruolo nell’anno scolastico 2015/2016.

Il monitoraggio ha indagato in particolare i seguenti aspetti:

  • l’uso da parte dei docenti dei dispositivi formativi progettati e implementati da Miur e Indire nell’ambiente online, alcuni dei quali adottati dal Piano nazionale per la formazione docenti 2016-2019;
  • l’opinione dei docenti sulle attività formative condotte online e su quelle svolte in presenza (laboratori formativi organizzati a livello territoriale e attività di tutoraggio);
  • la tenuta del modello di governance che ha sostanziato la messa a sistema del percorso formativo e che ha visto coinvolti il Miur e i suoi organi periferici, le Scuole Polo, l’Indire, i dirigenti scolastici, i tutor e i docenti in formazione;
  • i tempi di svolgimento della formazione;
  • una parte dei contenuti prodotti dai docenti durante l’anno di formazione e prova.

Complessivamente, l’analisi quantitativa e qualitativa ha utilizzato i dati raccolti tramite i 6 questionari presenti in piattaforma (4 compilati dai docenti in formazione; 1 dai loro tutor; 1 da un campione rappresentativo di dirigenti scolastici); interviste ad attori diversi del sistema; focus group con campioni rappresentativi di docenti in formazione, di tutor e di dirigenti; tavoli di discussione con i referenti degli Uffici Scolastici Regionali e degli Ambiti territoriali e con i dirigenti delle scuole polo; il tracciamento delle azioni svolte dagli utenti in piattaforma; e,  infine, i dati estratti dai 3 bilanci delle competenze e dai curricula formativi compilati dai docenti.

I risultati che emergono dall’indagine svolta confortano sull’efficacia della struttura del modello formativo e confermano la bontà del modello di governance adottato, pur mostrando alcuni aspetti su cui può essere utile un riesame. Il risultato è ancora più incoraggiante, se si considera che nell’anno scolastico oggetto del monitoraggio, l’a.s. 2015/16, il numero dei docenti coinvolti nel percorso formativo è stato molto alto: 84.000 i docenti in formazione, 64.000 i tutor.

Anche per l’edizione della formazione dei docenti neoassunti e con passaggio di ruolo appena terminata sono previste la redazione e la pubblicazione di un rapporto di monitoraggio in parte analogo a quello dello scorso anno, e in parte finalizzato a indagare altri aspetti di un percorso formativo che ormai appare consolidato e che si pone come modello sia per la formazione iniziale del docente, sia per quella in servizio.

17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs)

Agenda europea 2030
17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs)

  1. Porre fine alla povertà in tutte le sue forme
  2. Azzerare la fame, realizzare la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere l’agricoltura sostenibile
  3. Garantire le condizioni di salute e il benessere per tutti a tutte le età
  4. Offrire un’educazione di qualità, inclusiva e paritaria e promuovere le opportunità di apprendimento durante la vita per tutti
  5. Realizzare l’uguaglianza di genere e migliorare le condizioni di vita delle donne
  6. Garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e condizioni igieniche per tutti
  7. Assicurare l’accesso all’energia pulita, a buon mercato e sostenibile per tutti
  8. Promuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, la piena e produttiva occupazione e un lavoro decoroso per tutti
  9. Costruire infrastrutture resistenti, promuovere l’industrializzazione sostenibile e inclusiva e favorire l’innovazione
  10. Riduzione delle disuguaglianze tra i Paesi
  11. Rendere le città e le comunità sicure, inclusive, resistenti e sostenibili
  12. Garantire modelli di consumo e produzione sostenibili
  13. Fare un’azione urgente per combattere il cambiamento climatico e il suo impatto
  14. Salvaguardare gli oceani, i mari e le risorse marine per un loro sviluppo sostenibile
  15. Proteggere, ristabilire e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, la gestione sostenibile delle foreste, combattere la desertificazione, fermare e rovesciare la degradazione del territorio e arrestare la perdita della biodiversità
  16. Promuovere società pacifiche e inclusive per lo sviluppo sostenibile, garantire a tutti l’accesso alla giustizia, realizzare istituzioni effettive, responsabili e inclusive a tutti i livelli
  17. Rinforzare i significati dell’attuazione e rivitalizzare le collaborazioni globali per lo sviluppo sostenibile

Tutti i paesi sono chiamati a contribuire allo sforzo di portare il mondo su un sentiero sostenibile, senza più distinzione tra paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo: ciò significa che ogni paese deve impegnarsi a definire una propria strategia di sviluppo sostenibile che consenta di raggiungere gli SDGs, rendicontando sui risultati conseguiti all’interno di un processo coordinato dall’ONU.

Con l’adozione dell’Agenda 2030, i paesi si sono volontariamente sottoposti al processo di monitoraggio effettuato direttamente dalle Nazioni Unite rispetto allo stato di attuazione degli SDGs. Il luogo deputato al monitoraggio dell’Agenda è l’High Level Political Forum (HLPF), che si riunisce annualmente sotto l’egida del Comitato Economico e Sociale (ECOSOC) dell’ONU, mentre ogni quattro anni la riunione si svolge sotto l’egida dell’Assemblea Generale (GA).

Il capo dello Stato inaugura il nuovo anno: «La scuola sia motore di cultura, e quindi di libertà»

da Il Sole 24 Ore

Il capo dello Stato inaugura il nuovo anno: «La scuola sia motore di cultura, e quindi di libertà»

di Cl. T.

Un inno alla bellezza della scuola e all’importanza della cultura contro chi la vuole denigrare o distruggere, in certi casi materialmente: l’inaugurazione dell’anno scolastico 2017-2018 a Taranto è stata una festa per tutti, dagli insegnanti agli studenti (in 800 provenienti da tutte le regioni italiane).

È stato il capo dello Stato, nel 2015, a volere che l’inizio ufficiale dell’anno scolastico si svolgesse nei territori, diventasse itinerante. E non è stata certo casuale la scelta del plesso di primaria «Giovanni Falcone» dell’istituto comprensivo «Luigi Pirandello», scuola presa di mira una decina di volte dai vandali, scuola di periferia, di un quartiere nato decenni fa per ospitare gli operai del vicino stabilimento siderurgico dell’Ilva.

Il discorso di Mattarella
«La scuola, ragazzi, non riguarda soltanto voi, i docenti e i vostri genitori: costituisce una grande e centrale questione nazionale – ha sottolineato nel suo breve intervento il presidente Mattarella – perché la scuola è motore di cultura e, quindi, di libertà, di eguaglianza sostanziale. Deve essere veicolo di mobilità sociale». Parole accompagnate da un invito: «Si deve tener conto che i temi della scuola, per la loro delicatezza e importanza, stanno molto a cuore a tante persone, a tutti, in realtà. È comprensibile, quindi, che vi siano diverse opinioni. Proprio per questo vi è bisogno di confronto, sereno e obiettivo, sulle politiche scolastiche, iniziando dalle forze politiche e sociali».

Le parole della Fedeli
Ma il plesso «Falcone» e l’istituto «Pirandello» di Taranto sono anche emblema di periferia. «Io credo – è stato il richiamo della ministra Fedeli – che bisogna investire molto nelle zone di povertà economica e povertà educativa perché lì, come ho detto in una audizione del Parlamento, le scuole devono diventare di eccellenza, orgoglio di tutto il Paese per integrazione e difesa dall’abbandono scolastico». E anche perché, ha aggiunto invitando ad un’alleanza tra scuola e famiglie, «un ragazzo che abbandona la scuola è una sconfitta per tutti»

Verso una scuola più digitale e inclusiva

da Il Sole 24 Ore

Verso una scuola più digitale e inclusiva

di Valeria Fedeli

Al Paese per crescere serve un’educazione e un’istruzione di qualità. Il dipinto della scuola che Alley Oop – L’altra metà del Sole ha fatto attraverso la pubblicazione «Back to School» è in linea con le politiche che abbiamo messo e stiamo mettendo in campo in questi mesi. E che partono tutte dalla volontà di permeare il sistema di valori educativi, di saperi e competenze necessarie.

Qualche esempio delle novità previste: abbiamo lanciato a luglio il Piano per l’educazione alla sostenibilità, pensato per trasformare il sistema di istruzione e formazione – dalla scuola al mondo della ricerca – in agente di cambiamento verso un modello di sviluppo sostenibile, facendo in modo che in ognuno degli ambiti di intervento le politiche del Miur siano coerenti con i 17 obiettivi dell’Agenda 2030. Stiamo predisponendo un Piano per l’educazione al rispetto, per favorire una concreta attuazione, nella scuola, dei valori della Carta costituzionale e combattere qualsiasi forma di stereotipo e discriminazione. La Costituzione, poi, in occasione del suo 70esimo anniversario, sarà distribuita a ogni alunna e a ogni alunno: è in quel testo che risiedono i principi e i valori che fanno parte della nostra cultura e della nostra identità. E quando parliamo di cittadinanza, la intendiamo a 360 gradi. Per l’educazione civica digitale stiamo elaborando un Piano di intervento: contrastare il linguaggio dell’odio, fornire alle ragazze e ai ragazzi conoscenze e strumenti per riconoscere le “bufale” e le cosiddette “fake news” è fondamentale per restituire al Paese un dibattito pubblico non inquinato da manipolazioni e interessi di parte.

Continueremo, poi, a lavorare per l’inclusione delle studentesse e degli studenti disabili. Passo dopo passo il decreto attuativo della Buona Scuola, approvato ad aprile, entrerà a regime, apportando miglioramenti che le famiglie chiedevano da tempo e introducendo un cambiamento culturale di non poco conto: la disabilità non è qualcosa in meno. È qualcosa di diverso. E accogliere vuol dire arricchire le nostre società di talenti, competenze, abilità differenti da quelli che siamo portati a definire “normali”. Lo stesso vale per le alunne e gli alunni stranieri. Abbiamo rinnovato l’Osservatorio per la loro integrazione e per l’intercultura. Nell’anno scolastico 2015/2016 le studentesse e gli studenti stranieri presenti in Italia erano circa 815mila, con un aumento di 653 unità rispetto al 2014/2015 (+0,1%). Sono una risorsa per il nostro sistema di istruzione. Sono una risorsa per la nostra società. Parlano la nostra lingua, studiano la nostra storia, tifano per le nostre squadre di calcio. Dobbiamo mettere in campo interventi normativi affinché vengano sostenuti nel loro percorso di formazione e integrati in maniera naturale e senza forme di emarginazione.

E per quanto riguarda l’innovazione didattica, diventano sempre più strutturali l’Alternanza Scuola-Lavoro e il Piano Nazionale Scuola Digitale. La prima va a regime: 1,5 milioni di giovani quest’anno saranno coinvolti. Per loro arriva la piattaforma per la gestione dell’Alternanza e per favorire l’incontro con le imprese, che conterrà anche un «bottone rosso» per la segnalazione da parte dei rappresentanti di studentesse e studenti di eventuali problemi riscontrati durante l’esperienza. Ci saranno mille tutor a disposizione grazie all’accordo con Anpal, Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro. Entro la fine dell’anno il Ministero organizzerà poi gli Stati Generali dell’Alternanza Scuola-Lavoro.

Stiamo accelerando, inoltre, l’attuazione del Piano Nazionale Scuola digitale con 16 azioni partite contestualmente all’avvio del nuovo anno scolastico. Fra le principali: 140 milioni di euro per i laboratori professionalizzanti in chiave digitale; 15 milioni per estendere il registro elettronico a tutte le classi del primo ciclo; 2,5 milioni per la creazione di ambienti didattici innovativi contro la dispersione scolastica nelle scuole delle periferie; tre gruppi di lavoro al Ministero per portare le competenze digitali in modo strutturale negli ordinamenti scolastici rivedendo le indicazioni nazionali, mappando le nuove metodologie didattiche, intervenendo sui provvedimenti che regolano attualmente l’uso di strumenti personali (dal tablet allo smartphone) in classe. Senza dimenticare, poi, le iniziative per avvicinare sempre più le nostre studentesse alle Stem, le discipline scientifiche dalle quali spesso rifuggono a causa di condizionamenti sociali e per via di stereotipi. E quelle per il contrasto al cyberbullismo, anche alla luce della recente approvazione della legge dedicata.

E ancora, ampliamento dell’offerta formativa, attraverso i bandi Pon, che consentiranno di fare attività anche oltre l’orario scolastico. Più musica, danza, teatro, cinema, pittura, scultura, design grazie al Piano delle Arti, elaborato di concerto con il Mibact. Azioni specifiche per il contrasto della dispersione scolastica e per l’italiano e la lettura, grazie alla preziosa collaborazione di Luca Serianni. Maggiori risorse a disposizione dei giovani, attraverso le nuove misure per il diritto allo studio, e una più particolare attenzione all’adolescenza, per mezzo del gruppo dedicato e il rilancio del Patto di corresponsabilità scuola-famiglia a dieci anni dalla sua prima “edizione”.

Non pretendo di essere esaustiva in questa sede. Anche volendo, non ci riuscirei. Molto stiamo facendo, grazie al contributo e alla collaborazione di tutta la comunità scolastica, per le nostre e i nostri giovani, per le loro e i loro docenti, per dirigenti scolastici e personale amministrativo. Per tutti coloro che la scuola la vivono e la fanno ogni giorno. Ma non ci interessa agire per «fare bene i compiti a casa». Crediamo davvero in un investimento collettivo e che porti a un cambiamento di lungo termine.

Continueremo a investire sulle nuove generazioni, per costruire un mondo diverso nel domani, migliore.

I consigli dell’Associazione Waidid per la salute fisica e psichica degli studenti

da La Stampa

I consigli dell’Associazione Waidid per la salute fisica e psichica degli studenti 

rosalba miceli

 La riapertura delle scuole rappresenta un momento critico per genitori e studenti: gli orari e la routine giornaliera da organizzare nuovamente, coinvolgendo possibilmente altre figure di supporto (come i nonni), gli sport e le altre attività da riprendere, e come sempre, non mancano gli imprevisti e le novità cui far fronte. L’anno scolastico si inaugura all’insegna dei nuovi obblighi vaccinali che coinvolgono bambini e ragazzi da 0 a 16 anni e impongono ai genitori il percorso per «mettersi in regola». La nuova legge sugli obblighi vaccinali prevede il divieto di accesso alle scuole per i bambini tra 0 e 6 anni non vaccinati, mentre dai 6 ai 16 anni verranno sottoposti a multe fino a 500 euro.
«Niente panico però – commenta la professoressa Susanna Esposito, ordinario di pediatria all’Università degli Studi di Perugia e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici,WAidid – la legge sui vaccini recentemente entrata in vigore nel nostro Paese dà tutto il tempo ai genitori di poter adempiere ai nuovi obblighi. Se per i bambini del nido e della scuola d’infanzia c’è tempo fino a marzo, per tutti gli altri la scadenza è rappresentata dal 31 ottobre. Attenersi alle nuove disposizioni è fondamentale per la tutela della salute dei propri figli e dell’intera comunità. Un grande traguardo è stato raggiunto con la speranza che le coperture vaccinali raggiungano il 95% anche nel nostro Paese, come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità».

Le difficoltà che i genitori devono affrontare al rientro delle vacanze non si esauriscono con gli obblighi vaccinali, ma riguardano problematiche più ampie e articolate che, in vario modo, influenzano la salute fisica e psichica di bambini e ragazzi. Per chiarire gli eventuali dubbi e tranquillizzare mamme e papà, l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, Waidid, ha stilato una sorta di decalogo molto semplice e istruttivo, basato sul buon senso e su buone pratiche.

Oltre ad includere naturalmente i consigli vaccinali, si punta l’attenzione sull’alimentazione. È noto che molte malattie si sviluppano più frequentemente e più gravemente in coloro che mangiano in modo sbagliato. Ciò vale fin dai primi anni di vita quando l’alimentazione diviene fondamentale per una crescita adeguata e per evitare sul lungo periodo lo sviluppo di patologie. Si raccomandano merende sane, pranzi e cene equilibrati con portate sempre varie, senza dimenticare una porzione di frutta e verdura ad ogni pasto e naturalmente un buon apporto di acqua, equivalente a circa 8 bicchieri al dì.

I genitori devono essere consapevoli che l’organizzazione del tempo è alla base di tutto: un assetto equilibrato delle giornate consente ai bambini di avere le energie per fare i compiti e praticare una o più attività sportive o di altra natura senza sovraccarico di stress, ansia o noia.

Riguardo i compiti a casa, spesso i genitori si chiedono: sono utili per il bambino? Secondo WAidid esercitarsi nel lavoro a casa aiuta il bambino a conoscere meglio se stesso, a reagire alla frustrazione, persistendo con costanza al perseguimento dell’obiettivo, in ogni caso sostenuto dall’incoraggiamento dei genitori che lo indirizzano in un percorso di sempre maggiore autonomia. E il peso dello zaino? In generale, un bambino dovrebbe portare sulle spalle un peso massimo pari a circa il 10-15% del proprio peso. Portare uno zaino pesante e con uno schienale inadeguato può causare dolori a schiena, collo e spalla.

Ma per far crescere i bambini forti e sani è importante farli uscire all’aperto a correre e giocare anche quando le temperature si abbassano, ovviamente ben coperti. Perché all’aperto ci sono meno rischi infettivi che negli ambienti chiusi e l’aria fuori è sicuramente migliore. È importante anche aver cura degli spazi in cui i bambini vivono, arieggiando bene la casa e le stanze in cui soggiornano. Le medesime precauzioni valgono per i locali scolastici, spesso troppo riscaldati (o al contrario) e frequentati da tanti (a volte troppi) bambini (come nelle cosidette classi pollaio).

In generale, un’attività fisica regolare in età pediatrica è fondamentale sia nel bambino sano che in quello affetto da malattie respiratorie croniche (come bronchite e asma). È anche un’importante forma di prevenzione dell’obesità ed uno strumento fondamentale per un corretto sviluppo osseo. L’attività fisica rappresenta inoltre uno spazio mentale di gratificazione e di divertimento, con effetti positivi sul tono dell’umore, sull’autostima e sulle competenze relazionali.
E che dire per quei bambini e ragazzi che trascorrono gran parte del tempo libero davanti a cartoni animati, film, computer e videogiochi, chat e telefonate? WAidid suggerisce una semplice strategia: programmare un paio d’ore ogni giorno all’aria aperta in compagnia degli amici e un utilizzo dei videogiochi limitato a qualche ora e solo ai fine settimana.

Infine, non possono mancare i consigli per le ore dedicate al sonno: la National Sleep Foundation ha fornito precise linee guida per i bimbi di ogni fascia d’età: dalle 10 alle 13 ore per quelli in età prescolare, dalle nove alle 11 ore per i bambini fra i 6 e i 13 anni, dalle 8 alle 10 ore per gli adolescenti. La mancanza di sonno può rendere i bambini irritabili, ansiosi, influenzando negativamente l’attenzione e l’apprendimento, esponendoli al rischio di sviluppare obesità e vari problemi comportamentali.

L’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici,WAidid, è nata nel 2014, su un’idea della professoressa Susanna Esposito, per promuovere la ricerca scientifica e l’informazione sulle malattie infettive e i disordini immunologici, in età adulta e pediatrica.

La svolta di Mister italiano: “Dalle medie alla maturità meno temi e più riassunti”

da la Repubblica

La svolta di Mister italiano: “Dalle medie alla maturità meno temi e più riassunti”

Parla Luca Serianni, il linguista che guiderà la task force istituita dal ministero per arginare le carenze degli studenti

di ILARIA VENTURI

MENO TEMI e più riassunti in classe. Per “allenare i ragazzi a strutturare un testo”. E dare loro più parole a disposizione per “aumentare il loro lessico” ora compresso in un tweet e nel linguaggio abbreviato dei social e degli smartphone. Luca Serianni, tra i maggiori linguisti italiani, lancia la sfida nel suo nuovo incarico ministeriale come consulente per l’apprendimento della lingua italiana. “Per me sono queste le carenze più gravi a cui porre rimedio”. Il docente di storia della lingua italiana a La Sapienza guiderà una task force del Miur, composta anche da esperti di Invalsi e insegnanti di liceo, per arginare le carenze linguistiche degli studenti alle medie e superiori, dopo l’allarme dei 600 intellettuali e universitari lanciato lo scorso febbraio: “Scrivono male in italiano, servono interventi urgenti”.

Quali obiettivi vi siete dati professore?
“Partiremo dalla fine e cioè lavoreremo sulla rivisitazione delle prove d’esame: prima lo scritto di italiano di terza media, poi quello della Maturità. L’idea è quella di introdurre la tipologia testuale del riassunto”.

Che senso ha riformare gli esami e non prima i programmi di italiano?
“Partiremo dalle prove d’esame perché è la condizione per orientare il percorso formativo degli insegnanti. Non posso fare l’elogio del riassunto se poi all’esame non c’è, indebolirebbe la sua introduzione nel programma scolastico”.

Perché il riassunto secondo lei è la chiave da cui partire?
“Il riassunto non è un esercizio banale, ma ha un peso importante. Si tratta di rendere in modo efficace un testo di partenza senza sbrodolare, gerarchizzando le informazioni. Gli studenti hanno l’ingenua convinzione, quando fanno un tema, che più si scrive e meglio è. La sintesi invece è una dote importante, anche perché in genere il risultato di quanto scriviamo non è “Guerra e pace” di Tolstoj”.

Dunque allenare i ragazzi alla sintesi di un testo per alzare il loro livello di scrittura?
“Voglio essere chiaro: non è che tutti i ragazzi devono diventare scrittori o usare la scrittura per professione. Saranno piuttosto chiamati a interpretare ciò che li circonda nel mondo, a comprendere un testo, sia esso un modulo, una circolare, un documento. La capacità di strutturare un discorso e di riconoscere se è ben fatto è fondamentale, ci sottrae dall’essere in preda del primo imbonitore. Per me un’urgenza è questa: daremo indicazioni su come sviluppare le capacità di argomentazione e cioè su come dominare i connettivi del discorso, l’uso dei quindi, degli infatti e dei perché “.
Come si può fare?
“Intanto occorre evitare di caricare i testi letterari di un compito che non hanno: non si fa il riassunto dell’Infinito di Leopardi. Semmai vanno introdotti testi differenti, anche articoli di giornali “.

I ragazzi mediamente leggono poco, è anche questa una causa della loro in capacità di scrittura?
“Non solo. È ingenuo pensare che leggendo molto si impari a scrivere e a riflettere sulla lingua, questo vale per adulti colti non per i ragazzi”.

Lei parla anche di un’altra urgenza: il lessico.
“I ragazzi hanno un bagaglio limitato di parole. Conoscono forse il significato di evincere o di tergere? Non credo. Su questo occorre lavorare, ci sono esercizi specifici per abituarli a un lessico più centrato e ricco. Senza per questo demonizzare i nuovi linguaggi. Ma la scuola deve essere il luogo dove gli studenti vengono allenati a riflettere su quello che scrivono, cosa che nemmeno gli adulti fanno quando scrivono in Facebook. E gli effetti sono sotto gli occhi di tutti”.

E l’ortografia non è un’urgenza?
“L’errore ortografico ti espone alla presa in giro, fa scattare una sorta di sanzione sociale. Non interverremo su questo nello specifico, daremo piuttosto qualche indicazione per fissare con nettezza quali regole, da apprendere alla primaria, sono irrinunciabili: penso all’uso degli accenti e dell’acca non fonetica, all’eliminazione di alcune forme dialettali. Da Roma in giù, per esempio, può capitare di scrivere legittimo con due “g”. Ma è un lavoro da fare alla scuola primaria “.

Nel parlare di declino dell’italiano si è arrivati, a cascata, a dare la colpa proprio ai maestri di primaria.
“Trovo poco divertente il gioco dello scaricabarile. Ci sono più fattori che chiamano in causa un po’ tutti. La giornata tipo di un adolescente è più ricca di impegni e attività, dobbiamo accettare che il tempo tradizionale di scuola si è ridotto. E si è allargata la platea di chi frequenta le superiori: questo ha qualche costo in termini di preparazione. Ma non parlerei di sfascio o declino, piuttosto di elementi di criticità che possono essere corretti. Per farlo ci siamo dati il tempo di un anno di lavoro”. ridotto. E si è allargata la platea di chi frequenta le superiori: questo ha qualche costo in termini di preparazione. Ma non parlerei di sfascio o declino, piuttosto di elementi di criticità che possono essere corretti. Per farlo ci siamo dati il tempo di un anno di lavoro”.

Carlo Verdone: “I professori sacerdoti del bello, sono eroi”

da la Repubblica

Carlo Verdone: “I professori sacerdoti del bello, sono eroi”

La lunga riflessione del regista e attore sul mondo della scuola ad Alessandro Buttitta (anch’egli docente) nel libro in uscita “Consigli di classe”.

“La scuola aveva problemi prima e ha problemi ora. Il mondo è lentamente e inesorabilmente cambiato. In peggio, sia ben chiaro. Quello nel quale viviamo è un mondo che oggi esprime disagio, paura, incertezza. Un mondo dove nulla è sicuro in quanto dovrai impegnarti per esser pronto, dopo un paio di anni, a cercare un altro lavoro. Un mondo che ha voltato le spalle alla cultura, ai grandi valori etici per prostituirsi ad ideali materiali legati a gruppi bancari, finanziari. Chi studia economia avrà qualche possibilità in più di chi vorrà studiare lettere e filosofia”.

Sono alcune delle considerazioni di Carlo Verdone contenute nell’intervista esclusiva di Consigli di classe – 10 buone idee per la scuola (Laurana Editore), il libro scritto da Alessandro Buttitta, giovane professore (classe 1987) che mette nero su bianco le responsabilità di chi insegna, prendendo a esempio insegnanti e studenti arruolati tra le fila dell’immaginario scolastico di cinema, letteratura, fumetti e serie tv.

Dieci lezioni con più domande che risposte, dieci punti di vista per arricchire la riflessione sul tema proprio in occasione del ritorno sui banchi, per capire oggi più che mai per chi suona la campanella, e prendere lezione da Lisa Simpson con il suo ditino sempre alzato, dalla lunga barba bianca del preside Albus Silente della scuola di Harry Potter ma anche dal Walter White di Breaking Bad e dall’indimenticabile Professor Keating di L’attimo fuggente.

“La scuola soffre di questa instabilità nel perenne precariato degli insegnanti, nella confusione dei programmi e nella disillusione di molti studenti che potrebbero avere più opportunità ad aprire una pizzeria in Etiopia. – prosegue Verdone – Io sono e sarò sempre dalla parte degli insegnanti, di questi eroi che hanno creduto e credono, giustamente, che essere insegnante sia la professione più bella del mondo. Allenare i giovani per il loro futuro è meraviglioso ed importante. Ma è un corpo continuamente umiliato nella sua precarietà e nella retribuzione economica. Non meritano da decenni questo trattamento. Rischiamo di demotivarli ancora di più”.

E Verdone, che li ha ritratti nel suo Compagni di scuola, forse il suo film più bello e cattivo, osserva ancora: “Passando in rassegna i miei compagni di classe, rifletto sul fatto che sono emersi prepotentemente nella vita professionale quelli che studiavano meno e avevano una condotta discutibile. Gli altri, che secondo me sarebbero diventati grandi personalità per i voti alti, sono rimasti opache figure. Con questo voglio dire che alla preparazione della scuola deve essere abbinata la voglia, l’ambizione di riuscire nella vita. Spesso questa ambizione esplode in chi meno te l’aspetti, in chi ha personalità affamata di emergere”.

Sugli insegnanti, il regista conclude: “Ho avuto professori severi e terrorizzanti che non mi hanno aiutato nell’amare e capire quella materia scientifica. Ne ho avuto altri che, al contrario, mi hanno fatto amare alcune materie. Materie che poi ho approfondito privatamente. Quando un insegnante ti porta ad amare la materia che sta insegnando, lui sta compiendo una grande, immensa missione. Ti sta educando al bello, alla grande cultura, alla curiosità in un’arte. Molto degli insegnanti che ho avuto – ci metto anche mio padre Mario – sono stati autentici sacerdoti del bello. A loro devo dire ancora oggi grazie per avermi fatto nascere delle passioni nel campo umanistico”.

Mattarella: perché i cambiamenti nella scuola innescano scontri e conservatorismi?

da La Tecnica della Scuola

Mattarella: perché i cambiamenti nella scuola innescano scontri e conservatorismi?

 

“Vi è bisogno di un confronto sereno e obiettivo sulle politiche scolastiche, iniziando dalle forze politiche e sociali”.
A dirlo è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella inaugurando a Taranto il nuovo anno scolastico: “si deve tener conto – ha spiegato – che i temi della scuola, per la loro delicatezza e importanza, stanno molto a cuore a tante persone, a tutti, in realtà. È comprensibile, quindi, che vi siano diverse opinioni”, ma senza mai giungere allo scontro.
Mattarella ha quindi puntato il dito contro quel conservatorismo che non vorrebbe mai adeguare la formazione dei giovani ai tempi e all’avanzare delle tecnologie: il presidente della Repubblica ha ricordato che “ogni volta che si annunciano o si prefigurano cambiamenti nel mondo della scuola, si avvia una discussione accesa, con toni talvolta aspri.
Molti denunciano ritardi e inadeguatezze del sistema scolastico di fronte alle sfide dei tempi”, però, “ogni ipotesi di novità trova spesso opposizioni pregiudiziali, suscita malumori e proteste”.

Rivolgendosi ai tanti giovani presenti a Taranto, il Capo dello Stato ha sottolineato che “la scuola, ragazzi, non riguarda soltanto voi, i docenti e i vostri genitori: costituisce una grande e centrale questione nazionale. Perché la scuola è motore di cultura e, quindi, di libertà, di eguaglianza sostanziale. Deve essere veicolo di mobilità sociale”, riferendosi ai troppi giovani che per vari motivi lasciano gli studi già prima della scuola dell’obbligo.
“Non dobbiamo mai smettere – ha concluso Mattarella su questo argomento – di chiederci in che modo sia possibile investire di più, e sempre meglio, nella scuola”.

Contratto: trattativa limitata al tavolo Aran. Per ora niente scioperi

da La Tecnica della Scuola

Contratto: trattativa limitata al tavolo Aran. Per ora niente scioperi

 

Le recenti interviste ai segretari nazionali dei due massimi sindacati italiani (Maddalena Gissi della Cisl Scuola e Francesco Sinopoli della Flc Cgil) forniscono qualche elemento utile per un paio di previsioni sul contratto prossimo venturo.

Intanto il primo dato che emerge è che entrambi i leader sindacali sostengono che gli 85 euro di aumento concordati con il Governo poco meno di un anno fa sono ampiamente insufficienti per rinnovare il contratto: il personale della scuola sarà certamente contento di leggere queste dichiarazioni ma c’è allora da chiedersi per quale motivo i sindacati avessero deciso a suo tempo di sottoscrivere l’accordo.

Un altro aspetto da considerare riguarda gli aspetti normativi: mentre fino ad alcuni mesi fa i sindacati erano assolutamente convinti che il “modello Brunetta” con il quale era stata cancellata la prevalenza del contratto sulla legge introdotta dal decreto legislativo 29 del 1993 e rimasta intatta per 15 anni.
Nelle ultime sortite sindacali è stato manifestato più di un dubbio sulla questione, e mano a mano che la vicenda procede appare sempre più chiaro che, rispetto, ai “tempi bui” di Brunetta (così per lo meno li considerano i sindacati) cambierà davvero ben poco anche perchè nel frattempo molte norme entrate in vigore contengono la clausola della inderogabilità per via contrattuale.

C’è infine un dato che emerge chiaramente dalle dichiarazioni di Sinopoli e di Gissi: nel testo delle due interviste curiosamente la parola “sciopero” non compare mai.
Significa forse che i sindacati hanno già deciso che la “battaglia contrattuale” si farà solo nelle stanze dell’Aran senza coinvolgere i docenti e il personale Ata?
Per intanto resta il fatto che la trattativa non è neppure aperta, in quanto il Comitato di settore, formato da rappresentanti del MEF, del Miur e della Funzione Pubblica, non ha ancora firmato l’atto di indirizzo, documento indispensabile per poter aprire il confronto.

Registro elettronico, i prof sono affezionati alla carta, soprattutto al Sud

da La Tecnica della Scuola

Registro elettronico, i prof sono affezionati alla carta, soprattutto al Sud

 

Interessante sondaggio promosso da Skuola.net per verificare il ruolo del registro elettronico all’interno delle aule scolastiche. Sono tanti – in base alla web survery realizzata – i professori che ancora non abbandonano il cartaceo e affiancano la tecnologia alla tradizione.

 

NORD AVANTI, SUD INDIETRO – Mentre il Nord sembra ben avviato verso il futuro, il Sud deve recuperare terreno. La stragrande maggioranza delle classi lo usa quotidianamente: per il 55% degli intervistati ha completamente rimpiazzato quello cartaceo (al Nord si va oltre quota 70%), per un altro 26% ancora ‘convive’ con quello tradizionale.

Solo nel 19% dei casi – meno di 2 su 10 – non ha fatto breccia. Ma non bisogna adagiarsi: al Sud il 45% degli studenti racconta di essere rimasto ancorato al passato.

Va detto che la maggior parte degli studenti – il 58% – sostiene che il docente lo compila personalmente e un altro 18% che il compito viene delegato solo di rado. Ma un quarto di loro – il 24% – dice che sono gli stessi ragazzi a mettere mano al registro, su richiesta degli insegnanti.

 

FAMIGLIE – Il numero dei genitori che consultano il registro elettronico cresce ma non abbastanza. Rispetto al 2016 si segnala un incremento del 3% tra chi entra di frequente nel sistema informatico scolastico: il 47% degli studenti intervistati affermano che i propri genitori lo controllano spesso, il 32% ogni tanto. Al Nord sono quasi 9 su 10 – l’87% – ad essere seguiti dalle famiglie riguardo l’andamento scolastico tramite tecnologie. Al Sud, invece, più di 1 su 3 – il 35% – ha genitori che continuano a preferire un dialogo faccia a faccia con i professori per rimanere aggiornati sui progressi dei ragazzi.

Assunzione docenti Irc, incontro al Miur il 28 settembre

da La Tecnica della Scuola

Assunzione docenti Irc, incontro al Miur il 28 settembre

 

L’ufficio di Gabinetto della ministra Fedeli ha comunicato che il 28 settembre, alle ore 11, si svolgerà il secondo incontro richiesto dalla Fgu/Snadir, insieme a Cislscuola e Snals, al fine di continuare il percorso di approfondimento già avviato nell’incontro precedente per affrontare con maggiore efficacia la procedura assunzionale dei docenti di religione e altre problematiche come il superamento dell’attuale sistema di valutazione dell’Irc per uniformarlo a quello delle altre discipline.

Durante l’incontro sarà richiamata l’attenzione anche sulla protesta, già formalizzata nei giorni scorsi alla Ministra, per il ritardo del sistema nell’elaborare i contratti telematici, correttamente trasmessi entro la data di scadenza, che comporteranno ingiustamente il mancato pagamento dello stipendio di settembre entro i tempi stabiliti.

È stata pertanto richiesta un’immediata emissione straordinaria per assicurare a questi docenti il pagamento entro il mese di settembre dello stipendio spettante.

Contratto, Gissi (Cisl): scuola ostaggio del Mef, su stipendi e organici non se ne può più

da La Tecnica della Scuola

Contratto, Gissi (Cisl): scuola ostaggio del Mef, su stipendi e organici non se ne può più

 

Basta con la scuola ostaggio del Mef: con gli organici hanno fatto ostruzione, è accaduto con il concorso per dirigenti scolastici e ora col rinnovo del contratto.

A denunciarlo alla Tecnica della Scuola è Maddalena Gissi, segretario generale Cisl Scuola.

Durante un lungo colloquio con la nostra testata giornalistica, la leader del sindacato Confederale si sofferma sui tanti punti critici che caratterizzano la scuola pubblica italiana: parte dalla riforma Renzi-Giannini, con il Governo poco perspicace nel comprendere le vere esigenze del comparto, per arrivare proprio alla scarsa sensibilità che il Mef non perde di confermare in ogni occasione.

Un atteggiamento, quello prodotto dal dicastero di Via XX Settembre, che diventa la genesi dei problemi del comparto istruzione: dalla creazione di norme astruse e contraddittorie alle nomine del personale in perenne ritardo, dagli aumenti stipendiali inadeguati alla formazione di organici che non bastano a coprire i posti liberi.

 

Gissi, partiamo dalle recenti parole della ministra: sull’ultima riforma, Fedeli ha detto che il Governo ha sbagliato a non coinvolgere i docenti. Ma gli errori non sono stati anche altri?

La ministra, che ha ereditato la Legge 107/15, chiaramente cerca di giustificare l’operato dell’Esecutivo. Sappiamo bene che il problema non è nella comunicazione, ma nei contenuti della legge. Come quello delle assunzioni, attuate solo per esaurire le graduatorie: è stato deciso di fare un po’ come quando i bimbi giocano a biglie e le tirano a caso, senza pensare alle conseguenze di assunzioni spostate geograficamente di centinaia di chilometri. Secondo noi, tra l’altro, non si è stata fatta una vera riforma, visto che la didattica non è stata toccata più di tanto, ma ci si è concentrati nel realizzare principalmente una modifica architettonica.

 

Cosa intende?

I cambiamenti sono arrivati sull’organizzazione. Pensiamo ai dirigenti scolastici, lasciati soli a condurre le scuole pur con un potere decisionale che non hanno. Perché la scuola rimane sempre una comunità, dove le decisioni partono dalla base e passano sempre per gli organi collegiali. Aperture, orari e molto altro sono sempre al vaglio del Consiglio d’Istituto e del Collegio dei Docenti. Questo aspetto, legato all’importanza di far lavorare il personale scolastico in modo democratico, è stato immediatamente colto dalla senatrice Fedeli. La quale, ha portato il nuovo modo di approccio anche nelle aule parlamentari.

 

Ma il ravvedimento di chi dirige la scuola non è tardivo?

Purtroppo in pochi mesi non si potrà fare molto. Però, lo ripeto, il lavoro che sta facendo la ministra è importante per il futuro: finalmente la scuola è tornata ad essere rispettata come comunità.

 

Qual è stata la delusione più grande della Legge 107 del 2015?

La mancata riforma degli organi collegiali: ce ne era un estremo bisogno ed invece è sfumata, perdendo una grande occasione.

 

Dal prossimo Governo anche voi vi aspettate una controriforma?

No. Tutti i Governi che si formano in Italia si sono rincorsi nel mettere mano alla scuola. Invece, il nostro sistema scolastico non ha bisogno di riforme. Altrimenti si ottiene quello che è stato fatto negli ultimi decenni: una stratificazione di norme diversificate, con decreti e norme attuative che vanno a sanare, a volte a mutare e pure contraddire, il senso della legge madre. Quindi, ci ritroviamo leggi e contro leggi, con effetti catastrofici. Un Governo che ha bene in mente tutto questo e vuole amministrare bene, è fondamentale che volti pagina.

 

Su quali priorità bisognerebbe agire?

Di lavorare in serenità. Con regole chiare e finalizzate. Se si vuole cancellare il precariato, uno dei mali più grandi della scuola, si trasformi l’organico di fatto in organico di diritto: lo chiediamo da tempo. E a seguire si scansionino nel tempo le assunzioni. Senza obbligare i precari a spostarsi di regione, quasi sempre da Sud a Nord. Altrimenti, come è stato fatto con la Buona Scuola, si arriva a spendere un miliardo e mezzo per realizzare 100mila assunzioni, con tante polemiche e tanti scontenti.

 

Tuttavia, il problema delle risorse esiste: per il rinnovo del contratto, dopo 9 anni, ce ne sono davvero pochi.

È vero. Per adeguare gli stipendi all’inflazione quelli stanziati e in arrivo, gli 85 euro per intenderci, non possono bastare. Servono sicuramente più soldi di quelli indicati con l’accordo del 30 novembre 2016. Detto questo, ritengo che è sempre meglio rinnovare un contratto e ciò che ne comporta, anche sotto forma di diritti, in modo da far riconoscere un’identità alla scuola normando le richieste della categoria. Non sono d’accordo con chi dice che è meglio rinunciare a questo. Anche perché la società non vuole bene alla scuola e servono punti fermi.

Però la Cisl si è detta soddisfatta di quell’accordo con la Funzione Pubblica?

Certamente. Perché potrebbe diventare una pietra miliare, con i contratti che tornano ad avere la giusta autorevolezza rispetto alle leggi, anche in vista delle prossime elezioni e della legislatura che verrà. Il contratto deve infatti tornare a ripristinare regole che siano esigibili. Non dimentichiamo che il legislatore agisce sui tempi lunghi, mentre i contratti si sottoscrivono incrociando i bisogni ed hanno un’applicabilità sul momento.

 

Torniamo agli aumenti: si parla di trasformare il bonus per l’aggiornamento professionale da 500 euro in incrementi stipendiali, anche se si tratta di emolumenti finalizzati. Cosa ci dice?

È un argomento su cui si può discutere. Esistendo questo vincolo, si potrebbe legare l’incremento a chi opera con maggiore impegno, come chi lavora in condizioni difficili e con evidenti disagi.

 

Quindi, ritenete archiviato il periodo degli aumenti a ‘pioggia’ e automatici per tutti?

Di sicuro, per tutti i lavoratori, Ata compresi, dimenticati dalla riforma, bisogna recuperare l’inflazione e la mancata applicazione dell’indennità di vacanza contrattuale. Perché le retribuzioni devono tornare ad essere un riconoscimento professionale adeguato al lavoro che si svolge. Inoltre, anche gli scatti di anzianità vanno assolutamente mantenuti. Del resto, si potrà parlare in contrattazione.

 

Quando arriverà l’accordo?

Occorre aprire il tavolo della trattativa. Speravamo per l’inizio di settembre. Ora confidiamo per la fine del mese.

 

Da cosa dipende questo ritardo ulteriore che si somma agli otto anni di blocco?

Dal ministero dell’Economia e delle Finanze. È il Mef che decide quando licenziare l’atto di indirizzo. Purtroppo, probabilmente per questo ministero più si avvicina il 31 dicembre e meglio è. I motivi li potete immaginare. Ma per noi non si può più aspettare.

 

Non è la prima volta che il Mef crea problemi alla scuola…

Infatti, è una costante. Non solo per gli stipendi del personale, davvero troppo bassi. È accaduto, di recente, anche con i 25mila posti da portare in organico di diritto, poi ridotti di quasi 10mila unità proprio per l’opposizione del ministero dell’Economia. Eppure, uno dei problemi più rilevanti della nostra scuola è proprio la mancata cancellazione dei tanti posti ancora in organico di fatto. Lo stesso ostruzionismo è stato riscontrato con il personale Ata, trascurato dal legislatore della Legge 107/15. E nei mesi scorsi pure con il concorso per dirigenti scolastici, il cui bando ora dovrebbe finalmente essere in via di pubblicazione.

 

Se la sente di mandare un messaggio al Mef?

Si potrebbe ricordare loro che non hanno ancora capito, con l’appoggio dei Governi, che ogni risorsa investita nella scuola è fondamentale per la società. Perché si tratta di un’opportunità per tutti: per i cittadini, per le industrie, per la politica. Solo la scuola può dare un vero sviluppo alla società. Al ministero dell’Economia, invece, si continua a fare spending review sulla scuola: ormai sono diventati il censore del Miur.