Nel giorno della breccia di Porta Pia parte il concorso per i dirigenti

Nel giorno della breccia di Porta Pia parte il concorso per i dirigenti

di Giuseppe Adernò

 

Si apre finalmente la “breccia” che apre il percorso del “concorso di ammissione al corso di formazione dirigenziale”, e prevede  un articolato percorso strutturato in tre fasi

La pubblicazione del “regolamento” sulla Gazzetta Ufficiale costituisce l’avvio di un cammino procedurale articolato e complesso.

Non si tratta, quindi, di un vero “concorso per dirigenti”,  come negli anni passati, ma prevede innanzitutto  una prova preselettiva unica a livello nazionale, svolta al computer, strutturata in 100 quiz che saranno estratti da una banca dati resa nota tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova. Le domande punteranno a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali.

Nei libri di storia leggiamo: “All’alba del 20 settembre 1870, circa 15.000 soldati pontifici, in massima parte zuavi (volontari quasi tutti di provenienza francese, belga o olandese) erano pronti a fronteggiare le mosse degli assedianti, bersaglieri e fanti dell’esercito italiano che aspettavano da giorni la dichiarazione di resa dello Stato pontifici”.

I quindicimila soldati corrispondono al numero simbolico di quanti desiderano vivere l’esperienza dirigenziale e per alcuni  tutto ciò diventa segno di riscatto, di avanzamento di carriera, desiderio di cambiare, di rinnovare la scuola e renderla sempre più di “qualità”.

Termina il “dominio temporale” delle reggenze che provocano danni alla vita della scuola, si annunciano nuovi orizzonti e prospettive di sviluppo se i futuri vincitori, nel ruolo di dirigenti, metteranno in pratica non solo la regolarità delle procedura, ma saranno in grado di dare un’anima alle scuole, molte delle quali  stanno ancora sedute, nel grigiore delle paludi, del fare poco e non correre rischi .

La cultura delle periferie e del piccolo ritorna ad essere valida e preziosa,

Tra i giovani ufficiali del 20 settembre c’era anche Edmondo De Amicis ed il suo nome ricorda il fantastico e sempre affascinante libro “Cuore”, capace di trasmette e rendere visibili i valori della Patria, dell’amicizia, della fedeltà, dell’impegno, dell’eroismo.

Tutte queste qualità appartengono al “dirigente” che resta sempre un “educatore”  e non deve essere un “burocrate” , un “manager”, uno “sceriffo”, un “ducetto”, ma deve avere la qualità di saper  dirigere, senza imporre, guidare, ma non plagiare o assoggettare.

Dopo tante attese, annunci, dichiarazioni, promesse il pomeriggio del 20 settembre, l’esercito

( della scuola) ottenne, quasi senza sforzo, ciò che appariva, solo pochi anni prima, una chimera, un miraggio”

Ecco finalmente  pubblicato l’atteso Regolamento, lungo 32 pagine, con mille richiami a norme e disposizioni al quale seguirà il bando del corso-concorso che definisce le nuove modalità di selezione per il reclutamento dei dirigenti scolastici.

Sono 1.189 i posti vacanti, 1.748 le reggenze, il 31,6%  dei 6.792 dirigenti ha più di 60 anni.  Obiettivo del concorso è la copertura dei posti disponibili per il prossimo triennio 2018-2021.

Il corso-concorso, al quale possono partecipare i docenti e il personale educativo di ruolo con almeno cinque anni di servizio, ed aggiungerei:  fortemente motivati e ricchi di competenze gestionali e organizzative e quindi  capaci di condurre e dirigere una barca nella bufera, prevede tre  fasi previste di selezione a carattere nazionale:

– una concorsuale vera e propria con prova preselettiva unica a livello nazionale e successiva prova scritta che prevede:

–    cinque domande a risposta aperta su: normativa del settore istruzione, organizzazione del lavoro e gestione del personale, programmazione, gestione e valutazione presso le scuole, ambienti di apprendimento, diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato, sistemi educativi europei.

–    due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2) su: organizzazione degli ambienti di apprendimento, sistemi educativi europei.

I candidati che otterranno il punteggio minimo di 70 punti potranno accedere all’orale che mira ad accertare la preparazione professionale degli aspiranti dirigenti anche attraverso la risoluzione di un caso pratico. Saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera. Entrambe le fasi sono uniche a livello nazionale.

I candidati che supereranno le prove scritta e orale saranno ammessi, sulla base di una graduatoria che tiene conto anche dei titoli, al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali delle candidate e dei candidati.

Due i mesi di lezione in aula previsti e quattro quelli di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza.

Al termine i candidati dovranno affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale, per essere dichiarati “vincitori del corso-concorso”  e sarà stilata una graduatoria generale di merito per l’assegnazione della sede.

Sarà quindi un lungo e travagliato cammino con tante fase intermedie di valutazioni e selezioni

Il ruolo della dirigenza, come ha anche dichiarato  la Ministra Valeria Fedeli – è fondamentale nelle scuole: per il coordinamento del lavoro, per tenere insieme la comunità scolastica. Il dirigente è anche un punto di riferimento per le famiglie e contribuisce alla qualità del sistema scolastico.

Scuole ferme e sedute, sono l’espressione di dirigenti bloccati e chiusi, schiacciati dalle carte, affetti da inguaribile “contenziosite  acuta”

Anche la fase di tirocinio sarà una novità che vede in campo molti  docenti che hanno già fatto esperienza di collaboratori vicari e quindi già pronti a tale complessità operativa e metterà alla prova coloro che conoscono bene la teoria e non sempre saranno capaci di trovare  nella pratica le soluzioni possibili ed efficaci.

E’ fondamentale, infatti,   verificare sul campo le capacità gestionali e di organizzazione del lavoro dei candidati, chiamati anche a dimostrare la capacità di inserimento nella comunità scolastica, oltre che le loro conoscenze sulla normativa del settore. Si tratta, in sintesi, di un concorso che tiene conto dei cambiamenti che la professionalità del dirigente ha subito in questi anni per selezionare i migliori profili, valorizzando anche titoli accademici, corsi di formazione ed esperienze fatte.

Così ben disegnata la scuola di domani con queste figure di  eccezionali competenze si presenta bella, affascinante e completa, speriamo che tutto ciò non venga offuscato dalle ataviche ombre sindacali e  grigie raccomandazioni politiche, che non sempre favoriscono coloro che veramente valgono o dalle pesanti procedure dei ricorsi che come macigni fanno da zavorra alla vita sociale e scolastica.

Finalmente pubblicato in G.U. il regolamento del concorso a dirigente scolastico

Finalmente pubblicato in G.U. il regolamento del concorso a dirigente scolastico

Dopo un lungo e travagliato iter, è stato finalmente pubblicato, sulla G.U. Serie Generale n.220 del 20 settembre 2017, il D.M. 3 agosto 2017, n. 138 recante Regolamento per la definizione delle modalità di svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli della dirigenza scolastica, la durata del corso e le forme di valutazione dei candidati ammessi al corso, ai sensi dell’articolo 29 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come modificato dall’articolo 1, comma 217 della legge 28 dicembre 2015, n. 208.

Il nuovo Regolamento è in vigore già da oggi, 21 settembre, e risulta quindi spianata la strada per la pubblicazione del bando di concorso.

L’ANP ritiene necessario formulare le seguenti osservazioni:

(1) il riavvio della procedura concorsuale è un fatto positivo, soprattutto perché costituisce l’unica soluzione strutturale alla piaga delle reggenze che, ormai, ha raggiunto dimensioni inaccettabili per la qualità del sistema scolastico e per i dirigenti che se ne fanno carico;

(2) valutiamo negativamente l’assenza, all’interno delle prove concorsuali, di un accertamento dell’attitudine ad assumere la qualifica dirigenziale in quanto riteniamo, da sempre, che questa funzione non sia costituita dalla semplice somma di competenze “tecniche” (giuridiche, gestionali, relazionali ecc.);

(3) è necessario pubblicare al più presto il bando di concorso e prevedere, al suo interno, un numero di posti sufficiente tanto ad assegnare un dirigente a tutte le istituzioni scolastiche che ne sono attualmente prive quanto a garantire la copertura dei posti che si renderanno disponibili nel successivo triennio per effetto del fisiologico pensionamento dei colleghi;

(4) le modalità di predisposizione delle prove preselettive e selettive, ad opera del Comitato tecnico-scientifico di cui all’articolo 13 del Regolamento, devono garantire serietà e serenità di valutazione in misura ben superiore a quanto accaduto in passato.

La dirigenza delle scuole è una risorsa strategica per un Paese moderno e deve essere selezionata e formata con la dovuta attenzione, nel rispetto della periodicità assunzionale prevista dal Regolamento.

Resta ancora insoluto il problema dell’assegnazione di dirigenti titolari alle istituzioni scolastiche sottodimensionate che, però, necessita di una soluzione di natura legislativa.

Erasmus+ per la Scuola

L’Europa della scuola si incontra a Firenze per parlare del futuro di Erasmus+

Da oggi al 23 settembre 100 esperti di 32 Paesi europei “riscrivono” il Programma europeo

 

Firenze, 21 settembre 2017 – Da oggi al 23 settembre Firenze è la capitale europea della scuola di domani, in occasione dell’incontro Erasmus+ con 100 esperti delle Agenzie nazionali, che gestiscono il Programma Erasmus+ settore Scuola da 32 Paesi europei, assieme a rappresentanti del Miur e della Commissione europea.

Durante l’incontro, che si svolge nel Centro visite parco delle Cascine, i partecipanti faranno il punto sulla gestione del Programma europeo ed elaboreranno una serie di proposte per il 2020, quando il Programma Erasmus+ si concluderà e sarà sostituito da una nuova generazione di Programmi europei per l’istruzione e la formazione.

Sara Pagliai, coordinatrice dell’Agenzia nazionale Erasmus+ INDIRE, che in Italia gestisce i settori scuola, università ed educazione per gli adulti del programma, dichiara: «Siamo orgogliosi di ospitare a Firenze i colleghi di 32 paesi europei che saranno impegnati a discutere e a condividere idee per il futuro di Erasmus+ e della collaborazione tra scuole in Europa. Un incontro significativo che avviene negli stessi giorni e nella stessa nostra città in cui verrà pronunciato il discorso sulla Brexit da parte del Premier Britannico Theresa May. È nostro auspicio che i risultati concreti di questi 30 anni di Erasmus possano essere sempre la migliore dimostrazione dell’unione e della collaborazione tra Paesi in Europa».

Erasmus+ per la Scuola: i dati italiani

Nel 2017 il budget disponibile in Italia per finanziare attività di mobilità e progetti di cooperazione per la scuola è di circa 36 milioni di euro per la Scuola. Grazie ai progetti di mobilità per l’apprendimento le scuole inviano i docenti o il personale scolastico all’estero per esperienze di insegnamento, formazione e job shadowing. L’Italia ha ricevuto 662 candidature per questa tipologia di progetto, di cui sono stati approvati, dopo selezione formale e qualitativa, 120 progetti che consentiranno a 2.561 (+21% rispetto al 2016) persone tra insegnanti, dirigenti e personale amministrativo della scuola di effettuare un’esperienza di mobilità europea per un corso di formazione, job shadowing (attività di osservazione sul campo) o incarichi di insegnamento. L’impegno finanziario per sostenere la mobilità in quest’ambito è di 5.288.751 euro (+22,6% rispetto al budget 2016). Ogni progetto in media consentirà la mobilità di 21 persone, mentre le regioni più attive sono la Campania, la Sicilia e la Puglia.

In Erasmus+ sono possibili anche partenariati strategici relativi al tema dell’istruzione scolastica, che possono essere realizzati da scuole di ogni ordine e grado e organizzazioni e imprese attive nell’ambito istruzione, formazione, gioventù e mondo del lavoro. Sono progetti di più ampia dimensione rispetto a quelli realizzati solo dalle scuole e ne sono stati approvati 100 coordinati da scuole italiane, con un impegno finanziario di oltre 30 milioni di euro.

30 anni di Programmi europei per la Scuola

Prima del 2014, con il Programma Erasmus+ il settore scuola ha beneficiato di una serie di programmi europei per l’istruzione scolastica. Dal 1995 gli insegnanti di istituti scolastici hanno potuto svolgere attività di formazione in servizio con borse che hanno permesso di frequentare corsi in Europa. Dal 1995 al 2013 sono partiti 16.773 insegnanti italiani per realizzare mobilità di questo tipo. Analogamente, dal 2014 al 2016 nel Programma Erasmus+ questo tipo di mobilità ha permesso a 5.339 insegnanti e personale della scuola di svolgere attività di formazione in servizio: corsi di formazione, attività di job shadowing (osservazione sul campo) e periodi di docenza presso scuole europee. Dal 1995 al 2013 era attiva anche la misura Assistentato per futuri insegnanti, che ha permesso a circa 2.160 giovani di sperimentare attività di insegnamento in scuole europee.

Per quanto riguarda i progetti di cooperazione fra scuole dal 2000 ad oggi sono stati realizzati circa 5.200 progetti (partenariati scolastici, partenariati strategici) che hanno permesso a Istituti scolastici italiani di lavorare in cooperazione con scuole europee e realizzare attività di mobilità per gli insegnanti e gli studenti, per un totale di oltre 143 mila persone.

Scuola: record di assenze al sud. Oltre 350 ore perse dagli studenti in Puglia, solo 30 in Veneto e Friuli

da La Stampa

Scuola: record di assenze al sud. Oltre 350 ore perse dagli studenti in Puglia, solo 30 in Veneto e Friuli

Mappa di chi salta le lezioni, dal classico al tecnico,  secondo i dati del ministero dell’Istruzione. I risultati dei test Invalsi vanno di pari passo: più presenze, voti alti

di SALVO INTRAVAIA

È fuga dalle classi al Sud. Scorrendo i dati sulle assenze degli studenti per l’anno scolastico 2015/2016 pubblicati di recente dal ministero dell’Istruzione su #Scuolainchiaro, le scuole dell’Italia meridionale assomigliano ad una specie di paese dei Balocchi con tantissimi Lucignolo che anziché restare in classe preferiscono rimanere all’aria aperta, o a casa a dormire, piuttosto che sostare per ore tra le mura di un’aula.

Una situazione che salta all’occhio soprattutto se ci si prende la briga di confrontare le assenze in questione con quelle dei compagni delle regioni settentrionali, che in confronto appaiono come monache di clausura.

Nei licei classici, che non sono condizionati da valori di abbandono elevati sia al nord come al sud, in cima alla classifica degli studenti specializzati nel dribbling della lezione troviamo i ragazzi pugliesi: con 93 ore medie di assenza all’anno in prima, 102 in seconda e via via incrementando le ore perdute nel corso dell’anno scolastico fino in quarta classe, dove si interrompe la statistica ministeriale. Per avere un’idea dell’impatto che può avere un simile comportamento sul rendimento scolastico basta ricordare le ore di lezione complessive nel medesimo indirizzo: il liceo classico. Nelle due classi del biennio il curricolo prevede un impegno orario annuo di 891 ore, 27 ore a settimana, nelle classi del triennio successivo si sale a 1.023: 31 ore settimanali.

Le assenze degli studenti pugliesi dei ginnasi, seguiti dai compagni siciliani e campani, incidono per oltre il 10 per cento in prima e per l’11,5 per cento in seconda. La media nazionale, al classico, si assesta attorno alle 58 ore di assenza in prima e 66 in seconda.

Gli studenti più virtuosi sono invece quelli veneti e friulani che, stando ai numeri, difficilmente si perderebbero anche una sola ora di lezione dei propri prof. I primi si assentano mediamente 30 ore al primo anno e 33 al secondo anno, i secondi 34 e 36 ore rispettivamente. Prendendo in considerazione le assenze del secondo anno, dove troviamo gli studenti che svolgono i test Invalsi, i ragazzini pugliesi si assentano il triplo di quelli veneti.

Una situazione che non cambia significativamente, trovando tutte le regioni meridionali in cima alla classifica e quelle settentrionali in fondo, passando agli altri indirizzi scolastici: licei scientifici, istituti tecnici e istituti professionali. In questi ultimi, troviamo ancora una volta al top i ragazzi pugliesi specializzati nel marinare le lezioni. Per loro, le 352 ore saltate in prima e le 304 in seconda rappresentano il 33 per cento e il 28 per cento delle 1.056 ore annue totali. E lasciano intravedere un folto gruppo di ragazzi che alla fine dell’anno non può essere valutato per le troppe assenze.

Potrebbe anche essere un caso, ma le assenze dalle lezioni in tutti gli indirizzi scolastici vanno di pari passo con i risultati dei test Invalsi dove, con qualche leggera differenza in ordine di graduatoria, dove troviamo tutte le regioni meridionali in fondo al ranking nazionale e quelle settentrionali in cima. E ancora: è un caso che gli studenti veneti, con 212 punti in Italiano e 218 in Matematica, oltre a figurare tra i meno assenteisti siano anche i più bravi negli ultimi test Invalsi?

Scuola, fuori dal tempo (e dall’Europa)

da Il Sole 24 Ore

Scuola, fuori dal tempo (e dall’Europa)

di Carlo Carboni

Se c’è un sistema che necessita d’interventi immediati e di un programma di legislatura è l’arcipelago educativo. È un puzzle in schizofrenica sospensione: tutto sembra cambiato negli ultimi anni gattopardeschi, ma niente all’altezza degli altri principali sistemi educativi europei, poco o niente in sintonia con il XXI secolo. Schizofrenica perché, da un canto, c’è la paura di cadere da una bolla che protegge il sistema educativo. Una bolla, che, nell’era digitale-tecnologica, si va dissolvendo: insegnanti e professori godono di una buona fiducia degli italiani, seconda solo a quella per gli imprenditori, ma è in declino da anni. Causa la critica battente dei media a scuola, università. I media sono stati tra i primi a evidenziarne i limiti strutturali, che si scaricano sull’occupabilità dei nostri giovani e sull’“appetibilità” della loro offerta per la domanda di lavoro. Il dramma dei giovani non è solo il lavoro. Vivono anche le carenze educative-formative.

Dall’altro canto, i sottosistemi educativi avrebbero potenzialità, se non di volare, di migliorare, sviluppando una maggior collaborazione sistemica in funzione dell’occupabilità, della domanda di enti e imprese, delle priorità dello sviluppo del Paese. L’esigenza di “fare sistema” (cooperazione e sinergie) è diffusa un po’ in tutto l’arcipelago educativo e anche nel mondo produttivo. Un primo punto fermo per un nuovo software mentale in tema d’istruzione e formazione è proprio la capacità di fare sistema e governare uno dei principali processi di questo secolo: la centralità dell’educazione e della formazione delle persone, del capitale umano, driver decisivi per tenere il passo dell’innovazione nel mondo globale a trazione tecnologica.

Un secondo punto da metabolizzare è che un buon sistema educativo deve difendersi sia dagli appiattimenti qualitativi della scuola e dell’università di “massa” (di ceto medio) sia da un’iper-selettività che non di rado si risolve in una merito-crazia cetuale. Per diffondere un’istruzione di buon livello a una larga popolazione occorrerebbero investimenti per la formazione dei formatori e per le infrastrutture necessarie. Una buona formazione di massa, in termini di occupabilità, può persino sdrammatizzare la selezione, se il merito formativo è diffuso. L’obiettivo è mettere in grado gli individui di valorizzare le proprie capacità e di aggiornare le proprie competenze con un long life learning. I canali educativi sono potenzialmente grandi livellatori sociali perché creano opportunità per l’inserimento nella vita attiva. Purtroppo, in casa nostra accusano mancanze che si sovrappongono a ritardi tecno-economici. Sono addirittura impalpabili le strutture di formazione professionale: come alcuni studi sottolineano, gran parte è svolta “non formalmente” all’interno delle aziende.

Per giunta, una buona formazione di massa, di conoscenze codificate, non è sufficiente: in cima alla scala delle competenze c’è la conoscenza generativa, innovativa e creativa, che produce innovazione a mezzo d’innovazione, che brilla di luce propria sulla frontiera tecnologica. In Italia, per sostenerla occorrerebbe un piano per la formazione universitaria superiore e per R&S, sulle quali, com’è noto, l’investimento pubblico resta tra i più bassi nella Ue. Una terza capriola culturale è la comprensione che il nostro sapere umanistico è un valore da difendere, che ci può aiutare a interpretare al meglio il nodo gordiano che il XXI secolo dovrà “risolvere” e che va posto al centro delle scelte del nostro sistema educativo: il progresso scientifico e tecnologico come motore di sviluppo economico e di legittimazione sociale.

Ecco tre criteri direttori da seguire, se si vuol cambiare: maggiori capacità di coordinamento sinergico; diffusione di conoscenze codificate e, accanto, quelle, più selettive, generative; orientamento scientifico-tecnologico. Un cambiamento del sistema educativo per i giovani, su cui si possono incastrare molte delle misure suggerite da queste colonne su scuola, università e formazione professionale.

Mentre si rischia il flop in tema di lavoro e giovani nella legge di Bilancio, con il vento elettorale, si prova anche a gettare il cuore oltre l’ostacolo con l’estensione dell’obbligo scolastico a 18 anni, come avanzato dalla ministra Fedeli. In questo quadro zoppicante, rischia di essere un fuoco di paglia, se non si sistemano in modo credibile alcune cose nel mondo educativo e non si danno segnali di contrasto all’apartheid dei giovani, sul doppio fronte educazione e lavoro. Sul primo dei due, ci sono da scoperchiare pentole zeppe di problemi: dall’apprendimento permanente ai metodi e risultati formativi; dalla declinazione operativa di concetti come credito e competenze, alla frammentazione dell’istruzione e della formazione tecnica; da un apprendistato da sempre in attesa di un incastro vincente tra learning by doing e scuola, all’alternanza scuola-lavoro, all’abbandono scolastico e così via, problemi che si inabissano nei profondi cleavages, come tra Nord–Sud.

L’Ue ci consiglia da anni una geometria dotata di senso per il nostro sistema educativo, con un programma strategico per i giovani (e non). Lavoro 4.0 è un primo appuntamento per ripensare la formazione come credito effettivo per le aziende impegnate in industria 4.0: il lavoro umano e le macchine. Tuttavia, per i giovani sono necessari investimenti molto più consistenti di quelli di cui si parla. Continuare a fare orecchie da mercante su temi così risolutivi per il Paese ci porta all’appiattimento sull’esistente, allo sciupio di risorse giovanili e alla perdita delle conoscenze più ricercate, quelle generative, con giovani talenti in fuga altrove. Un paese “non per giovani” rinuncia all’anticonformismo dell’immaginazione, all’innovazione, alle competenze. Il pre-requisito, per la correzione di rotta, è che il sistema educativo funzioni. Non possiamo rinunciare a provarci proprio ora che la ripresa allevia sfiducia e paure.

Nuovo anno, Fedeli: le mancate supplenze sono eccezioni, assunzioni anche nel 2018

da La Tecnica della Scuola

Nuovo anno, Fedeli: le mancate supplenze sono eccezioni, assunzioni anche nel 2018

 

“I calendari sono già stati fatti, tutte le scuole sono già state aperte. Siccome non c’era molta discussione sui media, si può dire che è andato tutto bene”.
“Eccezioni ci sono sempre”. Sarebbero quindi dei casi isolati, i ritardi di nomine di supplenti annuali che stanno caratterizzando questi primi giorni di scuola.
Parlando a margine della presentazione della fiera Didacta Italia, la Fedeli ha ricordato che si trattava di un obiettivo importante, che ora sarebbe stato pienamente centrato.
“Dal primo giorno in cui sono arrivata qui – ha detto la ministra – il primo obiettivo che mi sono data era di far iniziare l’anno scolastico 2017-18 con tutti i docenti in classe, credo che questo sia un obiettivo realizzato”.
Fedeli ha anche ricordato che i ‘buchi’ di cattedre maggiori si sono creati a seguito delle mancate assunzioni del concorso a cattedra.

“Abbiamo visto in modo chiaro quali sono i profili professionali che potevamo assumere ma che non c’erano – ha sottolineato – in particolare al centro Nord di italiano e matematica. Su questo dobbiamo fare campagna di accompagnamento e chiarezza per i concorsi 2018”.
Subito dopo, la responsabile del Miur si proietta al prossimo anno scolastico. “Nostro compito è arrivare all’anno scolastico 2018-19 riuscendo a colmare con il tempo indeterminato un’altra parte di docenti, per diminuire ulteriormente la cosiddetta supplentite, che è già diminuita quest’anno. Ci sono 82 mila supplenti, rispetto agli oltre 100 mila dell’anno scorso”.

Concorso dirigenti scolastici, Regolamento in Gazzetta Ufficiale: previste tre fasi

da La Tecnica della Scuola

Concorso dirigenti scolastici, Regolamento in Gazzetta Ufficiale: previste tre fasi

 

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Regolamento che definisce le nuove modalità di selezione per il reclutamento delle e dei dirigenti scolastici.

Lo comunica il Miur, nella serata del 20 settembre, indicando anche il link per rintracciare il documento in G.U..

Si tratta di un atto preliminare al bando di concorso che sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e sul sito del Ministero dell’Istruzione: su prevede un corso-concorso in tre fasi, che ha come obiettivo la copertura dei posti disponibili per il prossimo triennio, il 2018-2021.

Le fasi della selezione

Al corso-concorso possono partecipare le docenti e i docenti e il personale educativo di ruolo con almeno cinque anni di servizio. Tre le fasi previste per la selezione: una concorsuale vera e propria, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole.

La fase concorsuale prevede una prova preselettiva unica a livello nazionale nel caso in cui le candidature siano almeno tre volte superiori ai posti messi a bando. Le candidate e i candidati dovranno rispondere a 100 quiz che saranno estratti da una banca dati resa nota tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova. Le domande punteranno a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali. La prova sarà svolta al computer. Sarà ammesso allo scritto, in base al punteggio ottenuto (il massimo è 100), un numero di candidate e candidati pari a tre volte il numero dei posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale.

La prova scritta prevede:

–    cinque domande a risposta aperta su: normativa del settore istruzione, organizzazione del lavoro e gestione del personale, programmazione, gestione e valutazione presso le scuole, ambienti di apprendimento, diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato, sistemi educativi europei.

–    due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2) su: organizzazione degli ambienti di apprendimento, sistemi educativi europei.

Le candidate e i candidati che otterranno il punteggio minimo di 70 punti potranno accedere all’orale che mira ad accertare la preparazione professionale delle e degli aspiranti dirigenti anche attraverso la risoluzione di un caso pratico. Saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera. Entrambe le fasi sono uniche a livello nazionale.

Le candidate e i candidati che supereranno le prove scritta e orale saranno ammessi, sulla base di una graduatoria che tiene conto anche dei titoli, al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali delle candidate e dei candidati.

Due i mesi di lezione in aula previsti e quattro quelli di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza. Al termine le candidate e i candidati dovranno affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale. Saranno dichiarati vincitori del corso-concorso le candidate e i candidati che saranno collocati in posizione utile in graduatoria generale di merito.