Sport a scuola e cultura del movimento

La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, e il Ministro per lo Sport, Luca Lotti, hanno siglato il 22 settembre 2017 a Palazzo Chigi un Protocollo d’intesa che impegna i due Ministeri a collaborare per una sempre maggiore diffusione della pratica sportiva nelle scuole.

“Lo sport è parte integrante del percorso formativo. Vogliamo che la cultura del movimento sia un fattore di crescita sociale, culturale e civile; uno strumento di prevenzione della dispersione scolastica e promozione di corretti stili di vita; un volano per l’inclusione e la diffusione della cultura del rispetto”, sottolinea la Ministra Valeria Fedeli.

“Vogliamo sviluppare una vera e propria alleanza educativa. Ogni ragazzo in più che crescerà con una cultura del movimento sarà una vittoria per tutti noi”, dichiara il Ministro Luca Lotti.

Il Protocollo, che ha una validità di tre anni, impegna i due Ministeri a promuovere il riconoscimento in ambito scolastico del valore della pratica sportiva; a collaborare alla realizzazione di progetti, manifestazioni ed eventi per la diffusione e l’ampliamento dello sport a scuola; a lavorare congiuntamente sulla formazione e l’aggiornamento del personale dirigente e docente; ad incentivare iniziative che diffondano i valori educativi dello sport e del fair play anche come strumento di prevenzione e contrasto del bullismo e del disagio giovanile, per favorire l’adozione dei corretti stili di vita e la diffusione di una cultura del rispetto, per promuovere integrazione e inclusione attraverso lo sport. Saranno coinvolti istituzioni del terzo settore, il CONI e le Federazioni Sportive.

Nel Protocollo è previsto uno specifico riferimento ai laureati di Scienze Motorie che potranno essere coinvolti nelle sperimentazioni didattiche finalizzate a promuovere l’esercizio della pratica sportiva nelle scuole.

Educazione alla legalità

Un Protocollo per promuovere l’educazione alla legalità. Lo hanno siglato il 22 settembre 2017 il Miur e la Guardia di Finanza nella sede del Comando Generale della Guardia di Finanza, in viale XXI aprile a Roma. Il Protocollo prevede un programma pluriennale di attività nell’ambito dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, con particolare riferimento all’educazione alla legalità e, nello specifico, alla prevenzione dell’evasione fiscale e delle violazioni finanziarie. L’intesa prevede anche la collaborazione per la realizzazione di attività di Alternanza Scuola-Lavoro e di tirocini per le studentesse e gli studenti frequentanti il quarto anno delle scuole secondarie di II grado.

Hanno firmato l’accordo la Ministra Valeria Fedeli ed il Comandante Generale delle Fiamme Gialle, Gen. C.A. Giorgio Toschi.

“Attraverso la firma di questo Protocollo stiamo riflettendo in maniera approfondita sul tema della legalità, quale modus operandi imprescindibile per la vita sociale, civile, economica del nostro Paese. E ci stiamo prendendo la responsabilità – insieme – di educare le nuove generazioni a una cittadinanza attiva e consapevole, determinante per la crescita sana, prospera e sostenibile dell’Italia. Educare le giovani e i giovani alla legalità vuol dire far vivere concretamente attraverso di loro la nostra Costituzione e le leggi che la attuano. Legalità è onestà. È giustizia. È etica. È cultura della responsabilità, del merito”, sottolinea la Ministra Valeria Fedeli.

“È sapere di partire da condizioni eguali per poter ottenere risultati che siano il frutto delle intelligenze e dell’impegno. La legalità è trasparenza. È la base del benessere collettivo. La legalità – prosegue Fedeli – è l’unica strada per un futuro di benessere condiviso e di uguaglianza. Dalle ragazze e dai ragazzi possiamo e dobbiamo ripartire, per diffondere sani, giusti e corretti stili di vita, orientati al bene comune e improntati ai dettami costituzionali. E con questo promuovere una cittadinanza attiva e responsabile, italiana, europea e globale, che attraverso le loro gambe può raggiungere ampi strati delle nostre comunità”.

Studentesse e studenti, non solo potranno avvicinarsi in modo più consapevole al tema della legalità, ma potranno anche accedere ad attività di Alternanza Scuola-Lavoro. Potranno accostarsi a strutture come gli Istituti di formazione del Corpo per lo svolgimento di periodi di osservazione o illustrazione dell’operatività del Comando Generale su tematiche già trattate, sotto il profilo teorico, nelle aule scolastiche; la Banda musicale della Guardia di Finanza, in particolare per i licei musicali; il Centro Sportivo “Fiamme Gialle”, in particolare per i licei sportivi.

“I percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro che verranno attivati grazie a questo Protocollo rappresentano un momento formativo e didattico che consentirà alle ragazze e ai ragazzi di arricchire il proprio bagaglio personale acquisendo nuove competenze anche sui temi della cittadinanza attiva. Sono queste la formazione e l’istruzione di cui il Paese ha bisogno. Una formazione e un’istruzione di qualità, potenziate dall’alleanza educativa che stiamo mettendo in campo” chiude la Ministra.

A Firenze 100 esperti per discutere del futuro dell’Erasmus

da Il Sole 24 Ore

A Firenze 100 esperti per discutere del futuro dell’Erasmus

di Cl. T.

Firenze capitale europea della scuola del futuro fino al 23 settembre: in occasione dell’incontro «Erasmus+», oltre 100 esperti delle Agenzie nazionali che gestiscono il programma del settore scuola per conto di 32 paesi, si incontrano con rappresentanti del Miur e della Commissione europea.

L’iniziativa
Il confronto si svolge nel centro visite parco delle Cascine, dove i partecipanti fanno il punto sulla gestione del Programma europeo: obiettivo, elaborare una serie di proposte per il 2020, quando il programma Erasmus+ si concluderà e sarà sostituito da una nuova generazione di programmi europei per l’istruzione e la formazione. «Siamo orgogliosi di ospitare a Firenze i colleghi di 32 paesi europei che saranno impegnati a discutere e a condividere idee per il futuro di Erasmus+ e della collaborazione tra scuole in Europa – commenta Sara Pagliai, coordinatrice dell’agenzia nazionale Erasmus+/Indire – un incontro significativo che avviene negli stessi giorni e nella stessa nostra città in cui verrà pronunciato il discorso sulla Brexit da parte del premier britannico Theresa May. È nostro auspicio che i risultati concreti di questi 30 anni di Erasmus possano essere sempre la migliore dimostrazione dell’unione e della collaborazione tra Paesi in Europa».

Nel 2017, spiega una nota, il budget messo a disposizione in Italia per finanziare attività di mobilità e progetti di cooperazione per la scuola è di circa 36 milioni di euro.

Fedeli: i docenti non possono essere i meno pagati della PA. Il Mef che ne pensa?

da La Tecnica della Scuola

Fedeli: i docenti non possono essere i meno pagati della PA. Il Mef che ne pensa?

 

Torna a parlare di aumenti stipendiali, la ministra dell’istruzione Valeria Fedeli: lo fa, il 21 settembre, alla festa nazionale dell’Unità di Imola.

“Nel nostro Paese – dice la ministra – si è perso il riconoscimento della funzione sociale della professionalità dei docenti e del personale che opera nella scuola, lo si è marginalizzato. Ma quella dei docenti non può essere la professionalità meno pagata nel pubblico impiego. Il riconoscimento deve essere anche economico. E noi su questo ci impegneremo”.

A sentire, però, il ministro dell’Economia, le somme che il Governo intende mettere nella Legge di Bilancio di fine anno, sono ridotte ai minimi termini. Forse, potrebbero non bastare nemmeno per coprire i promessi 85 euro lordi medi a dipendente pubblico, su cui c’è un accordo con i sindacati.

I quali, però, proprio in questi giorni, dalle pagine della Tecnica della Scuola, sono tornati a rivendicare risorse economiche ulteriori.

Il riconoscimento di cui parla la Fedeli, dunque potrebbe ancora una volta avere l’ostacolo maggiore nel ministero dell’Economia e delle Finanze. E comunque, ammesso che si riesca a portare in porto l’accordo del 30 novembre con al Funzione Pubblica, possono bastare alla scuola appena 50 euro netti per far togliere la maglia nera dei compensi della PA? In merito a questo interrogativo, sul dare un risposta di assenso, abbiamo più di qualche dubbio.

Sciopero generale 10 novembre: ok di Cobas e Unicobas

da La Tecnica della Scuola

Sciopero generale 10 novembre: ok di Cobas e Unicobas

 

Il prossimo autunno potrebbe potrebbe portare una novità interessante: dopo molti anni tutte (o quasi) le sigle del sindacalismo di base, dalle più note alle meno conosciute, potrebbero trovarsi unite in uno sciopero generale.

Dopo la decisione di CUB, Sgb, Usi-Ait, Slai-Cobas e Si-Cobas di proclamare uno sciopero per il 27 ottobre, il portavoce nazionale Cobas Piero Bernocchi era intervenuto nel tentativo di far convergere l’intero sindacalismo di base su un’unica data.
In realtà, nel frattempo, l’Usb ha già deciso per uno sciopero di tutto il pubblico impiego per il 17 novembre, ma  possibile che ora il quadro si ricomponga.

Già Bernocchi aveva suggerito nei giorni scorsi di scioperare tutti quanti il 10 novembre, data vicina a quella decisa dall’Usb.
Poche ore fa Unicobas ha diramato un comunicato che potrebbe forse convincere tutte le sigle sulla necessità e sulla opportunità per i sindacati di base di non perdere l’occasione per una azione unitaria.

“Il sindacalismo di base ed alternativo – dichiara il segretario nazionale Stefano d’Errico – deve riuscire a trovare l’unità su di una data comune. Le condizioni ci sono. In molti si sono espressi e la data del 10 novembre risulta al momento il ‘denominatore comune’ possibile: l’hanno proposto i Cobas, vi ha fatto riferimento l’Usb, l’Unicobas concorda, s’è dichiarato disponibile a convergervi il SiCobas (fra i promotori del cartello del 27 Ottobre, che riguarda anche l’Usi, la Cub, lo SlaiCobas, l’Sgb ed altre sigle, che spero vorranno valutare positivamente l’occasione di unità che s’è configurata)”.

Ma quali sono le motivazioni che dovrebbero indurre i lavoratori di tutti i settori pubblici e privati a scioperare uniti?

D’Errico non ha dubbi: “E’ necessario far rinascere il movimento d’opposizione alle politiche neo-liberiste imperanti in Italia e nella UE, contro le finanziarie di rapina a vantaggio degli speculatori e contro la distruzione della scuola pubblica, oggi rappresentata dalla riduzione degli anni di studi, dal Liceo breve, dal minimalismo culturale e dall’abbattimento della qualità, in un contesto di devastante applicazione della L.107/15”.
Secondo il segretario nazione Unicobas l’azione deve essere finalizzata anche a prendere le dovute distanze dai “sindacati di Stato, complici di questa politica, ai quali il liberismo delega la gestione del controllo sociale in cambio di un posto a tavola”.

“Occorre a questo punto – conclude d’Errico – lavorare sulle condizioni date e dare vita ad un autentico percorso condiviso che porti allo sciopero. Chi rimanesse ‘abbarbicato’ ad una data dimostrerebbe di scegliere l’acqua sporca e buttare il bambino, oppure di strozzarsi col nocciolo sputando la polpa”.

Sapremo nelle prossime ore se il tentativo di Cobas e Unicobas andrà a buon fine e se a novembre – proprio nel pieno del dibattito sulla legge di bilancio – ci sarà uno sciopero generale che possa tra l’altro indurre il Governo ad aumentare le risorse per i contratti pubblici che – dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi del ministro Padoan, sembrano davvero ridotte all’osso.

Concorso dirigenti scolastici, vicari delusi: solo un piccolo riconoscimento, abbiamo lavorato in… nero?

da La Tecnica della Scuola

Concorso dirigenti scolastici, vicari delusi: solo un piccolo riconoscimento, abbiamo lavorato in… nero?

 

C’è delusione tra i vicari e collaboratori dei dirigenti scolastici: il regolamento dell’atteso concorso non contiene, infatti, alcuna via preferenziale per loro.

A manifestare il proprio dissenso è l’Ancodis, l’Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici che aveva manifestato le proprie istanze anche al Miur, nel corso di un incontro apposito: letto il regolamento, l’associazione si dice “molto critica su due aspetti del regolamento: non si parla e non si riconosce ufficialmente il ruolo ed il lavoro di quanti in termini di tempo e di energia si sono spesi e si spendono quotidianamente nella collaborazione con il DS, soprattutto in condizioni di reggenza, e senza i quali i DS sarebbero in gravi difficoltà nella governance delle scuole loro affidate”.

Inoltre, Ancodis punta il dito sulla “tabella A, nella sezione titoli di servizio e professionali, al punto B2 sono attribuiti 1.75 punti “Per ogni anno scolastico di servizio prestato come collaboratore del capo d’istituto, ai sensi dell’art. 7, comma  2,  lett. h) del D.lgs. n. 297/1994, come collaboratore del dirigente scolastico nominato ai sensi dell’art. 25, comma 5, del D.lgs. n. 165/2001 e per un massimo di sei anni”.

“Ci appare come l’ennesimo “schiaffo morale” per noi professionisti della scuola che non chiediamo facili scorciatoie ma giusti riconoscimenti in considerazione del fatto – lo si chieda ai nostri DS – che abbiamo acquisito competenze e professionalità che sono sotto gli occhi di tutti”.

“E siamo anche penalizzati nel riconoscimento del servizio: è congruo – si chiede l’associazione – 1.75 punti per anno di collaborazione? Ed è giusto limitarne il riconoscimento a soli 6 anni? Per i collaboratori che hanno oltre i 6 anni di collaborazione quale è la ragione del mancato riconoscimento? Forse il servizio espletato oltre i 6 anni ha avuto una natura virtuale?”.

I vicari si dicono “anche penalizzati nella fase che prevede il corso di formazione. Infatti all’art. 17 si legge che è previsto lo svolgimento del corso di formazione dirigenziale e tirocinio selettivo “finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali e culturali possedute dai candidati, in relazione alle funzioni proprie del dirigente scolastico, con particolare riguardo alle modalità di direzione della scuola alla luce delle innovazioni previste dalla legge, ai processi, all’innovazione e agli strumenti della didattica, all’organizzazione e alla gestione delle risorse umane e ai legami con il contesto e il territorio”.

“Quanto previsto nel corso di formazione è per noi “esperienza quotidiana” sul campo, nel confronto quotidiano con i nostri DS, con i DSGA, con i colleghi, con le famiglie, con gli alunni. Per quale ragione tutto questo non è stato formalmente riconosciuto a quanti supereranno le precedenti fasi?”.

“Riteniamo inaccettabile questo mancato riconoscimento”. E ancora: “Per queste ragioni, affermiamo che il Decreto MIUR 138/2017 abbia manifesti caratteri di discriminazione nei confronti dei Collaboratori non riconoscendone il ruolo, il lavoro espletato a servizio delle i.s., le competenze faticosamente acquisite sul campo, il tempo dedicato alla governance”, conclude Ancodis.

Concorso dirigenti scolastici, il parere dell’Anp

da La Tecnica della Scuola

Concorso dirigenti scolastici, il parere dell’Anp

 

Dopo un lungo e travagliato iter, è stato finalmente pubblicato, sulla G.U. Serie Generale n.220 del 20 settembre 2017, il D.M. 3 agosto 2017, n. 138 recante Regolamento per la definizione delle modalità di svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli della dirigenza scolastica, la durata del corso e le forme di valutazione dei candidati ammessi al corso, ai sensi dell’articolo 29 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come modificato dall’articolo 1, comma 217 della legge 28 dicembre 2015, n. 208.

Il nuovo Regolamento è in vigore già da oggi, 21 settembre, e risulta quindi spianata la strada per la pubblicazione del bando di concorso.

L’ANP ritiene necessario formulare le seguenti osservazioni:

  1. Il riavvio della procedura concorsuale è un fatto positivo, soprattutto perché costituisce l’unica soluzione strutturale alla piaga delle reggenze che, ormai, ha raggiunto dimensioni inaccettabili per la qualità del sistema scolastico e per i dirigenti che se ne fanno carico;
  2. Valutiamo negativamente l’assenza, all’interno delle prove concorsuali, di un accertamento dell’attitudine ad assumere la qualifica dirigenziale in quanto riteniamo, da sempre, che questa funzione non sia costituita dalla semplice somma di competenze “tecniche” (giuridiche, gestionali, relazionali ecc.);
  3. E’ necessario pubblicare al più presto il bando di concorso e prevedere, al suo interno, un numero di posti sufficiente tanto ad assegnare un dirigente a tutte le istituzioni scolastiche che ne sono attualmente prive quanto a garantire la copertura dei posti che si renderanno disponibili nel successivo triennio per effetto del fisiologico pensionamento dei colleghi;
  4. Le modalità di predisposizione delle prove preselettive e selettive, ad opera del Comitato tecnico-scientifico di cui all’articolo 13 del Regolamento, devono garantire serietà e serenità di valutazione in misura ben superiore a quanto accaduto in passato.

La dirigenza delle scuole è una risorsa strategica per un Paese moderno e deve essere selezionata e formata con la dovuta attenzione, nel rispetto della periodicità assunzionale prevista dal Regolamento.

Resta ancora insoluto il problema dell’assegnazione di dirigenti titolari alle istituzioni scolastiche sottodimensionate che, però, necessita di una soluzione di natura legislativa.