Autismo, l’assistenza domiciliare e’ per tutta la famiglia

Redattore Sociale del 31-10-2017

Autismo, l’assistenza domiciliare e’ per tutta la famiglia

PALERMO. Assistenza domiciliare per chi ha un disturbo dello spettro autistico e ai familiari. Il servizio in via sperimentale è partito dal mese di ottobre ed è rivolto a tutte le fasce di età. L’Asp di Palermo, in questo modo ha potenziato la sua rete assistenziale rivolta agli autistici ma anche alle rispettive famiglie. L’investimento dell’Azienda sanitaria provinciale è complessivamente di 4.382.400 euro nel triennio ed è stato finanziato attraverso il “Fondo annuale aziendale sull’autismo”. Nel progetto saranno impegnati 23 operatori tra medici, psicologi, assistenti sociali e terapisti della riabilitazione. In particolare, si tratta dell’erogazione di prestazioni specialistiche integrate negli assi clinico riabilitativo e socio relazionale con interventi ambulatoriali e domiciliari. Il servizio avrà una durata di tre anni ed è rivolto a circa 400 persone per ogni anno di Palermo e provincia. Il raggiungimento di questo risultato nasce dalla sinergia tra le associazioni delle famiglie Parlautismo e l’Asp di Palermo, il mondo istituzionale e il terzo settore con l’obiettivo alto di mettere al centro la persona con disabilità e la sua famiglia. “Per noi che ci battiamo da oltre 10 anni per i diritti fondamentali dei nostri figli e di noi familiari – dice Rosi Pennino referente di Parlautismo e mamma di una ragazza con autismo – è una grande vittoria per tutta la città. Dobbiamo specificare che i soldi stanziati provengono dallo 0,1% delle risorse dedicate all’autismo in riabilitazione e servizi. E’ stato frutto di un bando di gara pubblico, svolto in chiave di massima trasparenza, operato dall’unità operativa complessa dedicata all’autismo che si è concluso positivamente riconoscendo per la prima volta la presenza degli operatori specializzati su questo tipo di disabilità. Per il momento si sta partendo per step con la terapia cognitivo-comportamentale dedicata ai più piccoli. Poi si passerà agli adolescenti e poi ancora agli adulti. Una parte di queste terapie è caratterizzata anche da attività di gruppo per i più piccoli e borse lavoro per i più grandi. Una parte significativa del servizio è pure la domiciliare a favore delle famiglie che verranno finalmente prese in carico. Quest’ultimo è sicuramente tra i passi avanti più considerevoli se pensiamo quanto bisogno di essere accompagnati a più livelli ci sia nei familiari di una persona con disabilità”.

Imprenditori con disabilità in Europa

Redattore Sociale del 31-10-2017

Imprenditori con disabilita’ in Europa: ecco le 6 raccomandazioni

Dati e considerazioni al termine del progetto Erasmus + “Creating leaders for the future”, promosso dalla fondazione Prevent. In Italia l’80% delle persone con disabilità è disoccupato, contro il 21% della Francia e il 28,7% della Polonia. L’imprenditoria è una possibilità: ma l’Italia è fanalino di coda, con un tasso inferiore al 5%, rispetto alla media europea del 7,8%.

ROMA. Imprenditoria e disabilità, il binomio è possibile e, in molti casi, auspicabile. E’ il principio e la scommessa del progetto Erasmus + “Creating leaders for the future”, promosso e coordinato dalla Fondazione Prevent, un’organizzazione che si occupa di formazione di persone con disabilità per l’inclusione sociale e l’occupazione. Obiettivo generale del progetto, che si è recentemente concluso, è facilitare la piena integrazione sociale delle persone con disabilità attraverso l’apprendimento e mediante la realizzazione di una formazione di alto livello. Beneficiari del progetto sono quindi le persone con disabilità che avviano la propria iniziativa di auto-impiego o apprendimento. Quattro sono i Paesi europei coinvolti nell’iniziativa: Spagna, Francia, Polonia e Italia: per ciascuno di questi, è stato analizzato da un lato il concetto di disabilità nei suoi diversi aspetti, dall’altro, in particolare, il tema dell’imprenditorialità. Ecco il quadro che ne emerge, da report pubblicato a fine progetto.

I dati: disabilità e disoccupazione. In Spagna, su una popolazione complessiva di 46.711.341, i cittadini disabili (2.813.592) rappresentano il 6,02%. Il tasso disoccupazione globale è il 24,4%, mentre i disoccupati con disabilità sono il 32,2%. In Francia, su una popolazione complessiva di 66.380.602, i cittadini disabili (12 milioni) rappresentano il 18,46%. Il tasso disoccupazione globale è il 9,9%, mentre molto più alta è la percentuale di disoccupati con disabilità: il 21%. In Polonia, su una popolazione totale di 38,5 milioni di abitanti, 4.697.000 persone hanno una disabilità, ovvero il 12,20%. La disoccupazione, che riguarda il 13% della popolazione, arriva a una percentuale del 28,7% tra i cittadini disabili. Il quadro italiano è particolarmente significativo, soprattutto per quel che riguarda la disoccupazione: su una popolazione di 60.665.551 persone, 5,5 milioni hanno una disabilità, cioè il 9,06%. Di queste, ben l’80% è disoccupato, mentre il tasso di disoccupazione globale è pari all’11,5%.

Imprenditorialità. Per quanto riguarda, in generale, l’imprenditorialità, il tasso medio europeo si attesta intorno al 7,8%, a fronte del 13.8% degli Stati Uniti. Tra i Paesi presi in esame dal progetto Erasmus +, l’Italia è il meno “imprenditoriale”, con un tasso del 4,9%, inferiore alla Spagna (5,7%), alla Francia (5,7%) e alla Polonia (9,2%).

L’inchiesta. Per esaminare il rapporto tra disabilità e imprenditorialità nei diversi Paesi europei e ideare strategie e metodi per incrementarlo e favorirlo, i promotori del progetto hanno messo a punto un questionario, che è stato somministrato a 149 imprenditori, di cui 101 con diverse disabilità (55% fisica, 17% sensoriale, 17% multipla, 6% psicologica, 5% cognitiva), per raffrontare le valutazioni e le necessità delle due categorie. Obiettivo generale dell’inchiesta era raccogliere dati quantitativi e qualitativi sulle iniziative di successo che promuovono l’imprenditorialità nelle persone con disabilità in ogni paese partecipante. Il 90,6% degli intervistati considera di aver bisogno di aiuto per avviare un’attività e l’83,2% pensa che la formazione specifica per l’imprenditorialità sia utile. Il 56,4% degli imprenditori intervistati dichiara di aver ricevuto una formazione specifica in imprenditoria e l’83,8% segnala la necessità della presenza di un tutore durante il processo imprenditoriale.

I settori dell’impresa. I settori in cui gli imprenditori con disabilità hanno iniziato o stanno iniziando le loro attività sono: servizi personali, arte e cultura, medico o paramedico, mentre i settori prevalenti tra gli imprenditori non disabili sono turismo e artigianato. Per iniziare un business, gli imprenditori con disabilità reputano proprietario l’aiuto finanziario, mentre i loro colleghi non disabili danno la priorità alla presenza di un tutor durante tutto il processo.

Le “good practice”. Il report del progetto passa quindi in rassegna alcune delle buone prassi esaminate nei diversi paesi coinvolti nell’iniziativa, fornendo una sintetica descrizione di ciascuna. Per l’Italia, figurano progetto “Re Start-up”, sviluppato da Anmil per sostenere progetti d’imprenditorialità presentati da persone disabili; “Imprenderò 4.0”, che ha l’obiettivo di facilitare la creazione di opportunità di occupazione; il “Laboratorio di socializzazione lavorativa” di Progetto H, che ha l’obiettivo di sostenere le opportunità di integrazione e socializzazione; “Ragazzi in Erba”, di Anffas Mestre, che avvia giovani con disabilità al mondo della coltivazione e della produzione agricola; e “Village for All”, il marchio di qualità internazionale di ospitalità per tutti. In generale, le “Good Practices europee sviluppate da entità pubbliche e private – si legge nella conclusione del report – spiccano per la loro innovazione, i loro prodotti, il numero di beneficiari attesi o il loro impatto temporale”.

Le raccomandazioni per un’imprenditoria “inclusiva”. Queste dunque le raccomandazioni finali, formulate al termine del progetto, in seguito all’elaborazione dei questionari e all’analisi delle buone prassi: primo, “sviluppare contesti inclusivi per la formazione di imprenditori con disabilità”; secondo, “fornire formazione in competenze tecniche e trasversali per l’imprenditorialità”; terzo, “tenere in conto la partecipazione dei collaboratori sociali, imprenditoriali ed educativi”; quarto, “contare sulla partecipazione di una equipe professionale plurale”; quinto, “promuovere lo sviluppo parallelo della formazione teorica con applicazione pratica”; sesto, “convalidare il successo del programma e controllare l’utilità dell’allenamento”. (cl)

LO STIPENDIO DEGLI INSEGNANTI NON È UNA VARIABLE INDIPENDENTE

LO STIPENDIO DEGLI INSEGNANTI NON È UNA VARIABLE INDIPENDENTE
Ha suscitato sconcerto la sperequazione fra gli aumenti stipendiali annunciati dal ministro Fedeli in favore degli insegnanti (circa 80 euro lordi al mese) e quelli previsti per i dirigenti (circa quattrocento netti). Le reazioni degli insegnanti di fronte a questa forbice sono state veementi, e si sono tradotte in richieste di aumenti più sensibili, notevolmente superiori a quelli, invero modesti soprattutto se si pensa alla lunga vacanza contrattuale, resi noti dal ministro.
Ma gli stipendi non sono una variabile indipendente. Essi si ricollegano a fattori quali la condizione economica generale, l’immagine pubblica della categoria, e soprattutto il profilo professionale della medesima. Quest’ultimo altro non è che l’insieme degli elementi che giuridicamente definiscono la professione, elementi cui di seguito ci vogliamo riferire usando il metodo scolastico medioevale della “teologia negativa”.
Godono gli insegnanti di una contrattazione separata all’interno del comparto scuola? No. Hanno gli insegnanti forme di autogoverno? No. Un ordine professionale? No. Il riconoscimento di professione usurante? No. Un aggancio alle retribuzioni di altre categorie che garantisca l’automatismo degli incrementi stipendiali? No. Strumenti giuridici che attenuino gli effetti della “privatizzazione”? No. Una rigida definizione delle mansioni che collochi queste ultime in un ambito squisitamente culturale? No. Possibilità di eleggere i propri superiori gerarchici? No. Efficaci tutele in caso di procedimenti disciplinari a loro carico? No.
Rimosse tutte queste teoriche possibilità per viam negationis, cosa rimane? Rimane l’impiegato. Un impiegato sui generis, ma che sempre impiegato è.
Vorrei ora qui ricordare, con stima e rimpianto, colui che per ultimo, in anni ormai lontani, aveva cercato di ottenere per i docenti uno status professionale di dignitoso profilo, opponendosi alla travettizzazione già allora in atto. Parlo del geniale Sandro Gigliotti e della “sua” Gilda.
Dopo la sua prematura scomparsa, nessuno ha avuto il coraggio di raccogliere e fare propria quella bandiera: non i partiti, non le associazioni (se non pochissime), e meno che meno i sindacati, i quali hanno tutto l’interesse a mantenere i docenti in uno stato di minorità onde salvaguardare se stessi e i loro compiti di tutela in favore del minus habens in cattedra.
La Destra, nella quale chi scrive idealmente si riconosce, ha avuto due legislature consecutive per percorrere questa strada, eppure si è ben guardata non di dice dal percorrerla, ma neppure dall’imboccarla, non riuscendo a dialogare con gli insegnanti e conseguentemente consegnandoli nelle braccia della CGIL scuola, che proprio in quel decennio ha visto aumentare esponenzialmente i propri iscritti.
In luogo di riscoprire e valorizzare l’anima gentiliana della professione, la Destra si lasciò sedurre da suggestioni aziendalistiche, che poi erano e sono le stesse della Sinistra.
Svanita l’idea meravigliosa di Gigliotti, affermatosi definitivamente il modello aziendalistico e burocraticistico della Sinistra-Destra, ne consegue che l’istanza di un più dignitoso trattamento stipendiale manca oggi di una base solida: a lavoro da impiegato, stipendio da impiegato.
Inguaribili ottimisti, crediamo però di vedere degli spiragli di luce nella nebbia impiegatizia. Si tratta per esempio della nascita di piccoli sindacati non ideologizzati che raccolgono iscritti sempre più numerosi, dello smorzarsi nelle scuole di ogni tensione ideologica in favore di un atteggiamento fattivo e pragmatico, di gruppi di docenti che sui social manifestano un salutare fastidio per i sindacati tradizionali e che vorrebbero semplicemente fare il lavoro per il quale hanno studiato, senza essere subissati di mansioni organizzative e burocratiche alle quali non si sentono per niente vocati.
Tutto questo fa ben sperare. Riusciranno ad affermarsi queste linee di tendenza che abbastanza chiaramente si intravedono? Solo in questo caso, e per conseguenza, si potrà pensare a retribuzioni onorevoli.
 
Alfonso Indelicato
Responsabile del Settore Scuola di FdI – AN della Lombardia

SCUOLA, AUMENTARE SALARI DEI DOCENTI NON REGALARE MANCE

SCUOLA, AUMENTARE SALARI DEI DOCENTI NON REGALARE MANCE

“L’aumento previsto nella nuova finanziaria ha tutto il sapore di un contentino che sta assumendo i contorni della beffa. I docenti italiani sono una delle categorie più sottopagate a livello salariale del pubblico impiego. E’ necessario ribadire che i docenti sono coloro che hanno in mano l’educazione e la formazione dei nostri giovani. Oltremodo lo squilibrio salariale è anche a livello europeo, un dislivello netto e chiaro: i docenti italiani sono i meno pagati d’Europa. Non sorprende quindi che si ricorra anche al mezzo della petizione per affermare i propri diritti davanti ad un Governo sordo a legittime richieste. Non ci sorprendiamo di questo dato, avendo come Ministro dell’Istruzione una persona come Fedeli. Siamo sempre stati al fianco degli insegnanti e la dignità professionale deve essere anche riconosciuta da un adeguato e corretto compenso salariale. Gli 85 euro lordi, quindi 40-50 euro netti, di Gentiloni si tramuteranno in una mancia che verrà poi ripresa con gli interessi successivamente, è la prassi del PD, non permetteremo questa ulteriore offesa alla scuola italiana”.
Lo affermano i deputati e i senatori del Movimento 5 Stelle delle commissioni Cultura.

MoVimento 5 Stelle Camera dei Deputati

Un po’ di chiarezza sul rinnovo del contratto

Un po’ di chiarezza sul rinnovo del contratto: non confondere mele e pere!

Si fa un gran parlare, talora in termini scandalizzati da parte di chi non è adeguatamente informato, di presunti consistenti aumenti contrattuali a favore dei dirigenti delle scuole e di un’evidente sproporzione rispetto agli incrementi destinati ad altre categorie (i docenti e il personale ATA).
Cerchiamo di fare chiarezza.
Le risorse destinate in modo specifico ai dirigenti delle scuole (art. 53 del Disegno di legge di bilancio) consentono di realizzare una prima parziale perequazione retributiva rispetto a quella di tutti gli altri dirigenti pubblici e in particolare rispetto a quella dei dirigenti dell’Area C (Istruzione, Università e Ricerca), area nella quale i dirigenti delle scuole sono inquadrati.
Ricordiamo che la perequazione piena è dovuta ai dirigenti della scuola da ben 17 anni!
Le cifre che il Governo ha stanziato dovrebbero consentire di equiparare la retribuzione dei dirigenti delle scuole a quella degli altri dirigenti pubblici di pari fascia in una voce dello stipendio: la retribuzione di posizione parte fissa, quella che spetta al dirigente in quanto tale per il profilo e la funzione che ricopre.
Risulta del tutto evidente che la parziale perequazione dei dirigenti delle scuole non ha nulla a che vedere con l’incremento retributivo medio di 85,00 euro lordi mensili, definito dall’Intesa del 30 novembre 2016, che ANP, tra l’altro, non ha sottoscritto e della quale ha sempre contestato il contenuto.
Non è quindi corretto confrontare gli incrementi legati al rinnovo del CCNL di comparto con le risorse destinate dal Disegno di legge di bilancio ad avviare finalmente la doverosa perequazione retributiva dei dirigenti delle scuole.
Confondere mele e pere non è mai utile, se vogliamo capire la realtà e non banalizzarla. Altrimenti si corre il rischio di alimentare un dibattito che è destituito di ogni fondamento e che, se condotto in questi termini, non giova a chi nella scuola cerca di perseguire l’interesse pubblico, qualunque sia il proprio profilo professionale.

Alternanza scuola lavoro in Liceo Roma

Scuola=

Vicenda polemiche su alternanza scuola lavoro in Liceo Roma approda in Parlamento.

Deputati Sinistra Italiana: vogliamo sapere la verità dal Miur. 

Nelle settimane scorse sui giornali è emersa  la vicenda che coinvolge un’esperienza di alternanza studio-lavoro presso il Liceo Newton di Roma.

Secondo la denuncia di un gruppo di studenti e dell’associazione Rete degli Studenti medi  emergerebbe che 40 ragazzi starebbero facendo l’esperienza presso in call-center, unici lavoratori in un’azienda che non avrebbe dipendenti, e dove il oro unico compito sarebbe quello di chiamare via telefono vari clienti. Gli studenti avrebbero peraltro denunciato alcuni episodi di maltrattamento in cui sarebbero stati pure utilizzate citazioni antisemite;

Dalle denunce pubbliche sembra che uno dei due proprietari dell’azienda coinvolta sia un ex docente dello stesso Liceo Newton, e che sia attualmente il referente del progetto per la stessa scuola;

La dirigente del Liceo Newton, sempre su alcuni organi di informazione, ha affermato di “aver verificato e accertato la bontà del progetto” e ha confermato che uno dei proprietari dell’azienda “il professore in questione era in forza all’organico di potenziamento del Newton, lo scorso anno, e ho pensato di inserirlo nel coordinamento del progetto di alternanza scuola-lavoro… mi capita spesso vista la difficoltà di avere dei progetti in linea, di attingere a contatti interni come anche genitori che hanno delle attività  o studi in grado di ospitare delle convenzioni

Il caso ora approda in Parlamento con un’interrogazione alla ministra Fedeli da parte dei deputati di  Sinistra Italiana Annalisa Pannarale, Giancarlo Giordano vicepresidente della commissione cultura e scuola di Montecitorio, Nicola Fratoianni segretario di SI.

I deputati della sinistra vogliono sapere dal governo se i fatti  corrispondano al vero, e quali iniziative di carattere ispettivo il Miur abbia attivato, e  se il Miur ritenga corretto, se i fatti denunciati corrispondono al vero,  questo utilizzo degli studenti nell’ambito dell’alternanza scuola– lavoro e se ritenga opportune le argomentazioni  e le giustificazioni usate dalla dirigente scolastica nel coinvolgimento di soggetti interni  alla scuola per l’attivazione di progetti.

Un altro caso, se confermato, di quell’alternanza scuola-lavoro all’italiana che ci  allontana da ogni profilo formativo  con il semplice utilizzo degli studenti in mansioni dequalificate ed estranee al loro percorso di studio.

L’uscita degli alunni dalla scuola: una proposta

L’uscita degli alunni dalla scuola: una proposta

La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 21593 del 19 settembre 2017 ha dato avvio, al di là delle intenzioni, ad un dibattito su quanto disciplinato dall’art. 591 del Codice penale (Abbandono di persone minori o incapaci) e sulla sua applicazione in ambito scolastico, con particolare riferimento agli studenti della scuola secondaria di primo grado.

Al di là delle questioni strettamente giuridiche si tratta di contemperare da un lato i doveri delle famiglie e quelli delle scuole, dall’altro la garanzia della sicurezza del minore e l’educazione all’autonomia che la scuola e la famiglia sono chiamate a potenziare, ognuna secondo la propria missione educativa.

È giunto il momento di chiedersi se la normativa vigente riesca ancora a rispecchiare e ad interpretare il quadro attuale delle condizioni socio-culturali in cui si muovono oggi i minori di 14 anni e ad attribuire efficacemente le responsabilità legali ai diversi soggetti in gioco.

ANP rileva la necessità di un’articolazione della disciplina in materia in cui sia prevista una deroga in relazione all’ambito scolastico, che ha già al proprio interno uno strumento, il regolamento di istituto, per determinare le modalità più consone al caso concreto.

ANP propone la delegificazione della materia attraverso un intervento correttivo sull’art. 591 del Codice penale e una conseguente valorizzazione dell’autonomia organizzativa della scuola. L’obiettivo è quello di coinvolgere le volontà di tutte le componenti per un patto tra scuola e famiglia che faccia del Regolamento di istituto uno strumento di gestione condiviso e efficace nell’interesse della crescita e della sicurezza degli studenti.

DAL RUGGITO DEL LEONE ALLO SQUITTIO D’UN CONIGLIO?

DAL RUGGITO DEL LEONE ALLO SQUITTIO D’UN CONIGLIO?

Il quarto intervento in dieci giorni ci consente un rinvio ai precedenti e di confermare che la bozza grezza anticipata dalla stampa è divenuto, con marginali varianti, il disegno di legge di bilancio 2018, dopo la bollinatura della Ragioneria dello Stato incardinato al Senato con il n. 2960, il cui articolo 53, in ragione delle competenze attribuite ai dirigenti scolastici, dispone – in aggiunta alle risorse stanziate dalla legge 107/15, di ripristino (molto) parziale dei tagli selvaggi sul FUN – la loro progressiva armonizzazione nella retribuzione di posizione di parte fissa con 37 milioni di euro per il 2018 (fanno poco più di 100 euro al mese), di 41 milioni per il 2019 e di 96 milioni dal 2020: al termine del quale si dovrebbe realizzare lo stratosferico aumento di 400 euro netti mensili, ma per intanto – con il tipico gioco delle tre carte – mandando in cavalleria il primo biennio della tornata contrattuale 2016-2018 più i cinque mesi del 2015 susseguenti alla sentenza della Corte costituzionale n. 178/15. E, ovviamente, nulla sulle non meno sperequate, rispetto ai normali dirigenti pubblici del medesimo datore di lavoro, retribuzioni di posizione variabile e di risultato; a tacere delle assurde – persistenti – divaricazioni retributive interne, di chi svolge la stessa funzione!

Vorremmo allora (ri)chiedere al tuttora silente granitico cartello CGIL-CISL-UIL-SNALS, se – a queste condizioni – può ritenersi soddisfatta la perequazione economica al resto della dirigenza pubblica, che il nuovo contratto deve assicurare tutta e subito per risolvere finalmente l’intollerabile emergenza salariale dei dirigenti scolastici, stigmatizzata – a parole – nei convegni e nelle assemblee tenute, a tamburo battente, in lungo e in largo lo Stivale.

E vorremmo (ri)chiedere all’ANP se può sempre tranquillamente affermare che non firmerà un contratto che non preveda la piena perequazione economica con le altre dirigenze (comunicato del 19 luglio 2017). Lo vorremmo (ri)chiedere perché sul suo sito (comunicato del 19 ottobre 2017) si legge che ci si potrebbe accontentare di un’anticipazione dei termini di scaglionamento, per provare poi a spuntare   almeno una prima quota del differenziale variabile, in un cammino che sarà ancora lungo.

E quindi, sempre a braccetto con la Quadriate, pronta a sottoscrivere, dopo le innocue schermaglie di rito, il quarto contratto con il consueto codicillo dell’ennesimo rinvio dell’equiparazione al prossimo giro e a futura memoria?

Di quali altre prove ha bisogno la categoria per dare il benservito a chi continua a ruggire quando il clima è caldo, ma poi squittisce dopo aver distratto l’attenzione scatenando una guerra in famiglia tra dirigenti e docenti?

La Costituzione è chiara: a parità di prestazioni dirigenziali parità di retribuzione dirigenziale.

Giornata di mobilitazione nazionale per il 10 Novembre 2017

Il sindacato OR.S.A. TERRITORIALE ha proclamato e aderito insieme a Cobas, USB e Cif – Unicobas una giornata di mobilitazione nazionale per il 10 Novembre 2017.

Dichiara Antonino Barbagallo segretario nazionale che non solo confermiamo i punti dei colleghi ma aggiungiamo dei punti salienti quali sono:

 

  1. Abolizione del bonus premiale per i meritevoli

 

  1. L’abrogazione della legge 107 del 2015 in particolare il comma 131: “ A decorrere dal 1º settembre 2016, i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, per la copertura di posti vacanti e disponibili, non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi”).

 

  1. Contro il mancato riconoscimento del il Buono pasto per tutto il personale scolastico che e in servizio in orario del  pranzo .

 

  1. Carichi di lavoro collaboratori scolastici per sostituzione personale assente per i primi sette giorni, con straordinario obbligatorio

 

  1. L’istituzione di un assistente tecnico in ogni istituto comprensivo

 

  1. Gli stipendi inadeguati degli insegnanti

 

  1. Vergognosa condizione dei docenti

 

  1. Carichi di lavoro indecenti per i docenti

 

  1. No al nuovo concorso2018, prima a svuotare le graduatorie di merito.

 

  1. Ecc ………………….

 

Il Segretario nazionale

OR.S.A. TERRITORIALE

Antonino Barbagallo

Educazione&Scuola Newsletter n. 1082


Educazione&Scuola Newsletter n. 1082

Ottobre 2017 – XXII Anno

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Notizie

Programma annuale

Entro il 31 ottobre – come stabilito dall’art. 2, comma 3, del DI 44/01 – il programma annuale, predisposto dal dirigente scolastico, deve essere proposto dalla Giunta esecutiva con apposita relazione …

Legge di Bilancio al Senato

Il 31 ottobre inizia la sessione di bilancio al Senato

Elezioni OOCC

Il 31 ottobre è il termine per le elezioni degli OOCC di durata annuale e quelle per il rinnovo annuale della rappresentanza studentesca nel consiglio d’istituto

Revisione PTOF

Eventuale revisione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa entro il mese di ottobre

Piano nazionale per l’educazione al rispetto

Roma, 27 ottobre 2017

Giornata delle Eccellenze

Matera, 25 – 27 ottobre 2017

Costituzione e Cittadinanza nelle Scuole al Senato

Il 25 ottobre prosegue in 7a Senato l’esame congiunto dei disegni di legge per l’insegnamento della Costituzione e la valorizzazione dell’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole

Modifiche al DLvo 81/08 in 7a Camera

Il 25 ottobre la 7a ed 11a Commissione della Camera esaminano i DdL per la “Modifica all’articolo 18 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, concernente la responsabilità dei dirigenti in materia …

Biblioteche per apprendere

Roma, 23 ottobre 2017

Io leggo perché 2017

21 – 29 ottobre 2017

Sperimentazione Diploma quadriennale

Dal 20 ottobre al 13 novembre le candidature da parte degli istituti

Contratto Comparto Scuola e Area dirigenziale

Il 19 ottobre 2017 trasmesso all’ARAN l’Atto di indirizzo per il rinnovo del contratto

Educazione di genere alla Camera

Il 18 ottobre in 7a Camera l’esame del DdL Introduzione dell’educazione di genere nelle attività didattiche delle scuole del sistema nazionale di istruzione

Giornata mondiale Alimentazione

Si svolge il 16 ottobre la Giornata mondiale dell’Alimentazione

Legge di Bilancio 2018 in CdM

Il 16 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge relativo alla legge di bilancio 2018

Audizione Ministra nelle 7e Commissioni

Il 10 ottobre si svolge l’Audizione della Ministra sull’avvio dell’anno scolastico 2017-2018

Esame di Stato e Competenze Primo Ciclo

Certificazione delle competenze e Svolgimento degli Esami di Stato conclusivi nel Primo Ciclo di Istruzione

Giornata degli animali

7 – 8 ottobre 2017

Dichiarazione di Roma

Tutela diritti dei minori

OECD National Skills Strategy Diagnostic Report – Italy

MEF, 5 ottobre 2017

Giornata Mondiale degli Insegnanti

Il 5 ottobre si svolge la Giornata Mondiale degli Insegnanti

Giornata della Pace e Giorno del Dono

Il 4 ottobre si celebrano la “Giornata della Pace” ed il “Giorno del dono”

Diffusione Libro in 7a Camera

La Camera esamina il DdL Disposizioni per la diffusione del libro su qualsiasi supporto e per la promozione della lettura

L’Europa inizia a Lampedusa

Lampedusa, 30 settembre – 3 ottobre 2017

Festa nazionale dei Nonni

Il 2 ottobre si svolge la Festa nazionale dei nonni

Settimana Nazionale della Dislessia

2 – 8 ottobre 2017

Norme

Nota 27 ottobre 2017, AOODGSIP 5515

Piano nazionale per l’educazione al rispetto, Linee Guida Nazionali…

Nota 27 ottobre 2017, AOODGCASIS 2539

Anagrafe Nazionale degli Studenti – Iscritti CPIA a.s.2017/2018

Avviso 23 ottobre 2017, AOODGSIP 5327

Scuole ammesse al progetto “A Scuola di OpenCoesione” a.s. 2017-2018

Nota 23 ottobre 2017, AOODGOSV 13224

Bando del Concorso “Il forum della filosofia” a.s. 2017/2018

Atto di indirizzo all’ARAN 19 ottobre 2017

Contratto Comparto “Istruzione e Ricerca” e relativa Area dirigenziale

Edilizia scolastica: posticipata la presentazione delle candidature alle ore 10.00 del 13 novembre 2017

Prot. 36576 del 18 ottobre 2017

Decreto Dipartimentale 18 ottobre 2017, AOOUFGAB 820

Avviso pubblico relativo all’attuazione del piano nazionale di innovazione ordinamentale per la sperimentazione di percorsi quadriennali di istruzione secondaria di secondo grado

Nota 18 ottobre 2017, AOODGOSV 13006

Manifestazione “Maker Faire – The European Edition Rome 2017” Fiera di Roma, dal 1 al 3 dicembre 2017. Proroga dei termini della “Call for schools” al 28 ottobre 2017

Bando 18 ottobre 2017, AOODGOSV 12936

Olimpiadi Nazionali di Problem Solving. Edizione 2017/2018

Decreto Dipartimentale 17 ottobre 2017, AOODPIT 1055

Esito Avviso 673 del 22.06.2017 spazi territoriali e campus residenziali

Nota 10 ottobre 2017, AOODPIT 1865

Indicazioni in merito a valutazione, certificazione delle competenze ed Esame di Stato nelle scuole del primo ciclo di istruzione

Inclusione sociale e lotta al disagio: pubblicazione del manuale operativo per la procedura di Avvio Progetto

Prot. 36400 del 10 ottobre 2017

Inclusione sociale e lotta al disagio: precisazioni sul consenso al trattamento dei dati degli studenti

Prot. 36391 del 10 ottobre 2017

Decreto Dipartimentale 9 ottobre 2017, AOODPIT 1028

Finanziamento di istituzioni scolastiche o educative statali che promuovano il potenziamento delle attrezzature sportive scolastiche e la loro fruizione, nonché l’acquisito di defibrillatori da utilizzare …

Nota 6 ottobre 2017, AOODPIT 1830

Orientamenti concernenti il Piano triennale dell’Offerta formativa

Lettera INVALSI 6 ottobre 2017

Avvio procedure per la realizzazione della rilevazione degli apprendimenti degli studenti per l’anno scolastico 2017-18 (prove INVALSI 2018), in ottemperanza a quanto previsto dal D. Lgs. 62/2017, dalla …

Decreto Ministeriale 3 ottobre 2017, AOOUFGAB 742

Certificazione delle competenze del Primo Ciclo di Istruzione ai sensi dell’art. 9, comma 3, del decreto legislativo 62/2017

Decreto Ministeriale 3 ottobre 2017, AOOUFGAB 741

Svolgimento degli esami di stato conclusivi del primo ciclo, in attuazione dell’art. 8 del decreto legislativo 62/2017

Nota 3 ottobre 2017, AOODGSIP 4835

“La camera e i giovani contro i fenomeni d’odio” e “La camera e i giovani per i diritti e i doveri relativi ad Internet”, anno scolastico 2017/2018

Nota 2 ottobre 2017, AOODGSIP 4816

Celebrazione per il 4 ottobre, giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse

Nota 2 ottobre 2017, AOODGOSV 12071

AUTORITA’ GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI. Nota del 16-3-2017 prot. U.0010074 . Diffusione di dati personali riferiti ad alunni. Invito a conformarsi

Nota 2 ottobre 2017, AOODGOSV 12114

Bando di concorso nazionale per le scuole Biblia IV edizione – Anno scolastico 2017/2018 – Minaccia e salvezza. L’acqua nella Bibbia

Rubriche

 

in Europ@Fondi Strutturali di Fabio Navanteri

 

in Famiglie

Uscita autonoma: leggi reali e presunte e nuove soluzioni normative

di Cinzia Olivieri

L’uscita autonoma, i Regolamenti scolastici ed il timore dell’abbandono

di Cinzia Olivieri

Il TAR riscatterà il panino?

di Cinzia Olivieri

La difficile soluzione normativa per gli omnicomprensivi

di Cinzia Olivieri

 

in Handicap&Società di Rolando Alberto Borzetti

FAQ Handicap e Scuola – 61

a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca

FAQ Handicap e Scuola – 60

a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca

Settimana Nazionale della Dislessia

2 – 8 ottobre 2017

in InformagiovaniLa Rete di Vincenzo Andraous

Follia adolescenziale=strabismo adulto

di Vincenzo Andraous

in LRE di Paolo Manzelli

Brevi Riflessioni sul superamento della concezione del “Mondo EUCLIDEO”

di Paolo Manzelli e Daniela Biganzoli

BIOFOTONI E LUCE PER LA VITA

di Paolo Manzelli

Considerazioni sulle attività EGOCREANET 2017

di Paolo Manzelli

in Psicologia

La funzione psicosociale del gruppo

di Immacolata Lagreca
Alfabetizzazione emergente

di Liliana Bellomo
di Adriana Rumbolo

 

in Recensioni

M. Missiroli, Senza coda

di Mario Coviello

R. Martos, I baci non sono mai troppi

di Mario Coviello

M. De Giovanni, Le solitudini dell’anima

di Antonio Stanca

Alicia Gimenez Bartlett

di Mario Coviello

 

in Scuola&Territorio di Gian Carlo Sacchi

Nuovo regionalismo

di Gian Carlo Sacchi

Il risveglio del regionalismo

di Gian Carlo Sacchi

 

in Software

Capire l’Informatica di Paolo Rocchi

 


Rassegne

Stampa

Sindacato

Gazzetta Ufficiale

 

Dai presidi agli Its: le novità della manovra

da Il Sole 24 Ore

Dai presidi agli Its: le novità della manovra

di Claudio Tucci

I 400 euro netti in più in busta paga per i presidi arriveranno a regime, dal 2020. La conferma arriva dalla relazione tecnica che accompagna la manovra sbarcata ieri in Parlamento. Per raggiungere il risultato il governo mette sul piatto 37 milioni per il 2018, 41 milioni per il 2019, 96 milioni a decorrere dal 2020 da destinare alla contrattazione collettiva nazionale per armonizzare le loro buste paga con quelle degli altri dirigenti pubblici. «Le risorse complessivamente disponibili – si legge nella relazione tecnica -consentono di armonizzare interamente, dal 2020, le predette retribuzioni di posizione di parte fissa».

Sì alle supplenze Ata dal 30esimo giorno di assenza
La manovra, poi, ripristina la possibilità di conferire le supplenze brevi al personale amministrativo e tecnico, disciplinando nel dettaglio il periodo oltre il quale il dirigente scolastico può nominare un supplente breve e saltuario. Nel dettaglio, le scuole potranno sostituire, nei limiti delle ulteriori risorse previste dalla disposizione, gli assistenti amministrativi e tecnici assenti, dal trentesimo giorno di assenza, mentre a normativa vigente tale possibilità è sempre negata salvo che per gli assistenti amministrativi nelle scuole che abbiano non più di tre posti in organico. A tal fine, il predetto limite di spesa è incrementato di 19,65 milioni di euro l’anno.

Più fondi agli Its
Dopo un lungo braccio di ferro arrivano i fondi in più agli Its. La norma autorizza la maggiore spesa di 5 milioni di euro nell’anno 2018, 15 milioni nel 2019 e 30 milioni a decorrere dal 2020, al fine di consentire l’incremento dell’offerta formativa e aumentare il numero di soggetti abilitati all’utilizzo degli strumenti avanzati di innovazione tecnologica ed organizzativa correlati anche al processo Industria 4.0. A titolo esemplificativo, considerato che attualmente sono iscritti ai corsi Its circa 9mila studenti, la norma consentirebbe un incremento degli studenti nel limite di circa 1.000 studenti in più nell’anno 2018, 3.000 studenti in più nell’anno 2019, e 6.000 studenti in più nell’anno 2020, per stabilizzarsi nel numero di circa 15.000 studenti a decorrere dall’anno scolastico 2020/2021.

Ancora fondi a Scuole Belle
Il governo stanzia infine nuove fondi per il programma Scuole Belle. Si modifica infatti l’articolo 64, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 convertito dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, estendendo le disposizioni ivi previste anche ai mesi da gennaio a giugno 2018 dell’anno scolastico 2017/2018 e a tutto l’anno scolastico 2018/2019. La disposizione comporta un onere pari ad euro 192 milioni di euro per il 2018 e 96 milioni di euro per il 2019 al fine di completare il regolare svolgimento dell’anno scolastico 2017/2018 e di garantire lo svolgimento anche per il successivo anno scolastico 2018/2019.

Minori a casa da soli. Il punto normativo e una possibile soluzione ponte. Quanto vale la “liberatoria”?

da Il Sole 24 Ore

Minori a casa da soli. Il punto normativo e una possibile soluzione ponte. Quanto vale la “liberatoria”?

di Nicola Da Settimo

La ministra Fedeli ha commentato in data 26 ottobre la recente pronuncia della Corte di Cassazione che ha riconosciuto la responsabilità del Miur per un sinistro accaduto ad un alunno di 11 anni. La ministra si è sostanzialmente schierata a fianco di quella frangia di dirigenti scolastici (al momento minoritaria) che pretende che le famiglie si rechino a prendere i figli anche all’uscita della scuola secondaria di primo grado, come sinora avveniva solo per la scuola primaria, sostenendo che «le scelte e le decisioni dei presidi, in materia di tutela dell’incolumità delle studentesse e degli studenti minori di 14 anni, sono conformi al quadro normativo attuale, come interpretato ed applicato dalla giurisprudenza».

Come è noto, la motivazione della Suprema Corte è la seguente: «Sussiste un obbligo di vigilanza in capo all’amministrazione scolastica con conseguente responsabilità ministeriale sulla base di quanto disposto all’articolo 3 lettere d) ed f) del regolamento di istituto. Le norme ora richiamate, infatti, rispettivamente pongono a carico del personale scolastico l’obbligo di far salire e scendere dai mezzi di trasporto davanti al portone della scuola gli alunni, compresi quelli delle scuole medie, e demandando al personale medesimo la vigilanza nel caso in cui i mezzi di trasporto ritardino…» (Cass. 21593/2017)”.
«Le leggi e le pronunce giurisprudenziali, come quella recentemente resa dalla Corte di Cassazione, vanno rispettate – ha spiegato la ministra – e se si vuole innovare l’ordinamento su questo tema occorre farlo in Parlamento, introducendo una norma di legge che, a certe condizioni, dia alle famiglie la possibilità di firmare liberatorie che sollevino da ogni responsabilità giuridica, anche penale, dirigenti e personale scolastico al termine dell’orario di lezione».

Ma è proprio indispensabile attendere la norma di legge annunciata dalla ministra, o i dirigenti scolastici possono subito tutelare se stessi e il personale scolastico, mantenendo allo stesso tempo aperto un rapporto di dialogo e collaborazione con le famiglie, in una scuola che si auto-definisce “inclusiva”?
Per capire il ragionamento applicato dai giudici occorre partire dal “leading case” costituito dalla sentenza della Corte di Cassazione 5424/86 secondo cui «il dovere di vigilanza, dell’istituto o di un suo incaricato che ha in affidamento il minore, si estende nel tempo dal momento in cui ha avuto inizio l’affidamento al momento in cui il minore è riconsegnato ai genitori o è lasciato in luogo dove, secondo normalità, non sussistono situazioni di pericolo finché il minore rientri nell’ambito della sorveglianza dei genitori. La vigilanza, diligente ed attenta, del minore (in relazione alla sua età ed al suo sviluppo fisico-psichico) da parte dell’istituto, o di un suo incaricato, deve proseguire finché ad essa si sostituisca la vigilanza, effettiva o potenziale, senza pericoli per il minore, dei genitori. Il modo di esercizio della potestà genitoria non è insindacabile da parte del terzo affidatario del minore quando questi venga a trovarsi in situazione di possibile pericolo se attuate le disposizioni impartite dai genitori, dalle quali il terzo affidatario deve, in tal caso, discostarsi, non potendo i genitori disporre dell’incolumità, eventualmente pregiudicabile, del figlio minore».

Anche la ministra ha citato una sentenza della Cassazione civile (3074/99) di analogo tenore, secondo cui l’istituto scolastico ha il dovere di provvedere alla sorveglianza delle allieve e degli allievi minorenni per tutto il tempo in cui le sono affidati e quindi fino al momento del subentro, almeno potenziale, della vigilanza dei genitori o di chi per loro.
Quindi, per i giudici, le modalità di subentro dei genitori nella vigilanza del minore può essere di due tipi: effettiva, oppure potenziale. In tale secondo caso, il minore può essere lasciato in luogo dove, secondo normalità, non sussistono situazioni di pericolo finché il minore rientri nell’ambito della sorveglianza dei genitori.

La riconsegna del minore ai genitori è sempre effettiva nella scuola primaria, è sempre potenziale nella scuola secondaria di secondo grado. Nella scuola secondaria di primo grado (scuola media), sinora ci si era attenuti al criterio della riconsegna potenziale, che la recente sentenza ha messo in crisi.

Il concetto di riconsegna potenziale del minore è stato ben delineato dalla sentenza Cassazione 3074/99, citata dalla ministra. In quel caso, il minore, che era stato fatto uscire con un’ora di anticipo dalla scuola per l’assenza dell’insegnante dell’ultima ora, era stato accoltellato da soggetti rimasti sconosciuti. La madre dello studente aveva sostenuto di non essere stata avvertita dell’uscita anticipata e di non avere conseguentemente potuto recarsi a prendere il figlio in auto, come faceva di solito, proprio a causa della situazione ambientale poco sicura in cui si trovava il quartiere ove era situata la scuola. Ecco che la Cassazione può argomentare che «l’evento non solo in astratto, secondo un giudizio di probabilità formulabile “ex ante”, ma anche in concreto non si sarebbe verificato se non fosse stato violato il dovere di vigilanza, in quanto, come accadeva tutti i giorni, il ragazzo alla fine delle lezioni sarebbe stato prelevato dalla madre che aveva manifestato appunto il timore che il figlio potesse essere aggredito fuori delle scuola». Ma la Corte non sostiene affatto che la riconsegna alla madre doveva essere effettiva, ma solo che il dovere di sorveglianza non può essere interrotto sino alla riconsegna, almeno potenziale, ai genitori. Il subentro potenziale dei genitori, pertanto, sta in questo: la scuola deve dare loro la possibilità, che è una facoltà, di recarsi a prendere il figlio. I genitori devono essere messi in grado di esercitare tale facoltà e quindi devono essere avvisati per tempo di eventuali uscite anticipate da scuola.

A sostegno della tesi della necessità di riconsegna effettiva alla famiglia fino a 14 anni si invoca il reato di abbandono i minori previsto dall’articolo 591 c.p., che si configura nei confronti di «chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere cura».

L’elemento oggettivo del reato di abbandono di persone minori o incapaci è costituito da qualunque azione od omissione contrastante con il dovere giuridico di cura o di custodia, gravante sull’agente, da cui derivi uno stato di pericolo per l’incolumità della persona, incapace di provvedere a se stessa. Tuttavia, la giurisprudenza insegna che l’elemento soggettivo è costituito dalla coscienza di abbandonare la persona minore o incapace con la consapevolezza del pericolo inerente all’incolumità fisica della stessa con l’instaurarsi di una situazione di pericolo, sia pure potenziale.

Appare dunque assolutamente forzata l’interpretazione in base alla quale la liberatoria firmata dai genitori alla scuola fa scattare la coscienza e volontà di abbandonare il proprio figlio/l’alunno in una situazione di pericolo in cui egli non abbia la capacità di provvedere a se stesso, essendo al contrario l’unico intento della famiglia (e della scuola) quello di permettere la piena realizzazione della personalità del figlio attraverso la promozione di una maggiore autonomia d’azione all’interno di un contesto adeguato alla sua effettiva maturità.
La questione si va a saldare, pertanto, con la definizione della responsabilità della scuola (Cassazione 5424/869 sopra citata), che «si estende nel tempo dal momento in cui ha avuto inizio l’affidamento al momento in cui il minore è riconsegnato ai genitori o è lasciato in luogo dove, secondo normalità, non sussistono situazioni di pericolo finché il minore rientri nell’ambito della sorveglianza dei genitori».

Si tratta dunque di stabilire se lasciare uscire fuori dalla scuola in modo autonomo i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni sia definibile «lasciarli in luogo dove, secondo normalità, non sussistono situazioni di pericolo finché il minore rientri nell’ambito della sorveglianza dei genitori».
Si tratta inoltre di stabilire se tale valutazione spetti alle famiglie o se la scuola, in quanto terzo affidatario del minore, debba discostarsi dalle disposizioni impartite dalla famiglia, quando questi venga a trovarsi in situazione di possibile pericolo se attuate le disposizioni impartite dai genitori.

Prima di rispondere a queste domande occorre precisare che sarebbe un errore far derivare dalla recente pronuncia di legittimità (21593/17) qualsiasi automatismo: si tratta infatti di un caso del tutto particolare, a cui non dovrebbe essere data valenza generale. Nel caso esaminato, infatti, la riconsegna alle famiglie non avveniva all’uscita da scuola, ma alla fermata dello scuolabus. E’ evidente che la scuola e l’ente locale responsabile del trasporto, devono garantire la vigilanza fino alla riconsegna (effettiva o potenziale) ai genitori. Nel caso di specie, durante il tempo in cui il pulmino ha ritardato, il personale scolastico doveva vigilare sui minori, eventualmente trattenendoli all’interno dei locali scolastici, non lasciandoli da soli all’esterno, come del resto era espressamente previsto (correttamente) dal regolamento di Istituto. Dunque, nel caso di specie, il dovere di sorveglianza si è interrotto prima della riconsegna, almeno potenziale, ai genitori.

Qualche conclusione:
1) Non vi è dubbio che, per qualsiasi minorenne, cioè anche di età compresa tra i 14 e i 18 anni, la scuola deve mettere in grado la famiglia – se vuole – di andare a riprendere il figlio che esce da scuola, preavvertendo in modo adeguato di eventuali uscite anticipate o in luogo diverso dal solito. Questo peraltro è un dato assodato e rispettato nella prassi.
2) Non è possibile, stante il diritto positivo espresso nelle leggi interne e l’evoluzione del diritto internazionale (si veda in particolare l’articolo 3 della Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo, che afferma il principio del superiore interesse del bambino) ignorare che esiste, ed è formalizzato, il diritto del bambino alla graduale acquisizione della propria autonomia, inteso come armonioso processo di crescita all’interno di un percorso di personalizzazione e socializzazione che tiene conto dell’età, delle capacità, aspirazioni e naturali inclinazioni (articolo 147 Cc).

L’articolo 3 della Convenzione, già citato, definisce un criterio di prevalenza di tale e interesse, cioè stabilisce a priori che, in caso di conflitto tra diritti del fanciullo e diritti di altri soggetti, sia necessario considerare prevalente il superiore interesse del minore. Dunque, il complesso dei servizi educativi, che hanno per esplicita finalità l’azione di supporto all’evoluzione della personalità del minore e che a tal fine debbono educare i ragazzi loro affidati alla progressiva acquisizione delle necessarie competenze ed autonomie, non possono considerare prevalente l’esercizio della vigilanza, intesa culturalmente ed operativamente come esclusivo esercizio della custodia, da ritenere recessiva rispetto alla vigilanza intesa come predisposizione di un contesto educativo capace di consentire l’esercizio delle progressive abilità. In definitiva, al giorno d’oggi, l’evoluzione dei costumi della società non consente in alcun modo di ritenere, in modo generalizzato e a priori, che lasciare uscire da scuola in modo autonomo i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, finché il minore rientri nell’ambito della sorveglianza dei genitori, sia definibile «lasciarli in luogo dove, secondo normalità, sussistono situazioni di pericolo».

Ricordiamo che per anni è stato attuato il progetto Cnr (intitolato “A scuola ci andiamo da soli”) finalizzato a rendere le città a misura di bambino e favorire l’autonomo spostamento dei piccoli allievi, analogamente a quanto avviene già in molti altri paesi. L’autonomia di spostamento dei bambini italiani nell’andare a scuola si è ridotta, passando dall’11% nel 2002 al 7% nel 2010, mentre l’autonomia dei bambini inglesi è al 41% e quella dei tedeschi al 40%. Per il tragitto di ritorno, soltanto l’8% dei bambini italiani lo compie da solo, a fronte del 25% dei coetanei inglesi e del 76% dei tedeschi. Il divario di autonomia con gli altri paesi sul percorso casa-scuola permane ampio anche per i ragazzi delle medie inferiori: il 34% degli italiani, contro il 68% dei tedeschi e il 78% degli inglesi” (Fonte: dati Istc-Cnr).
Il progetto del CNR è tuttora attuato in varie città ed disponibile on line all’indirizzo: (http://www.lacittadeibambini.org/pubblicazioni/Manuale%20A%20scuola%20ci%20andiamo%20da%20soli.pdf).

3) La decisone sulle concrete modalità di esercizio della riconsegna ai genitori (se effettiva o potenziale) è sicuramente una facoltà rimessa alla valutazione discrezionale della famiglia, che rientra nel diritto dovere di educare i figli, cioè rientra nella sfera educativa della famiglia, all’interno della quale la scuola, normalmente, non dovrebbe ingerirsi, salvo situazioni eccezionali in cui sia evidente che il minore «venga a trovarsi in situazione di possibile pericolo se attuate le disposizioni impartite dai genitori».
Ma anche nel caso di Cassazione 5424/86, se si va a leggere cosa accadde, si scoprirà che i genitori avevano dato disposizioni di lasciare il minore in luogo sicuramente pericoloso, cioè al di qua di un passaggio a livello (il minore fu investito dal treno). Pertanto, la sorveglianza deve essere necessariamente determinata dal contesto effettivo, dalle condizioni ambientali in considerazione delle quali alcuni eventi dannosi si presentano quanto mai prevedibili e non predefinita nella sua rigida staticità.

In concreto: Che fare?
a) Conseguentemente, la scuola non può a priori decidere di rifiutare la cosiddetta liberatoria (o altro documento più idoneo) da parte del genitore, in quanto un provvedimento di diniego necessita di adeguate motivazioni che non possono in alcun modo incidere sull’autonomo e sovrano esercizio della potestà genitoriale, in quanto compito di pura spettanza dell’autorità giurisdizionale. Possono e devono essere sollevate motivazioni specifiche che attengono al caso concreto e che si devono manifestare in una funzione sussidiaria alla potestà genitoriale, proponendo per esempio di realizzare una valutazione approfondita delle capacità effettive del minore o richiedendo una dilazione al fine di rendere più sicura l’autonomia del bambino o della bambina in questione. Se quindi la scuola intende negare al genitore il diritto di far uscire suo figlio da solo, deve offrire motivazioni che afferiscono allo specifico educativo della scuola, proponendo al genitore di realizzare un diverso dialogo ed una migliore valutazione del contesto.

b) Nell’immediato, è quindi opportuno che la scuola riveda le proprie modulistiche relative alle cosiddette liberatorie, in modo da rendere più chiaro e coerente con quanto fin qui esposto, il senso della azione di delega operato dal genitore. Le formule usate «libera da ogni responsabilità» sono in effetti prive di un reale fondamento. Sarebbe più opportuno che i genitori compilassero un modulo nel quale esplicitamente essi: valutato il grado di maturazione del figlio, la collocazione della scuola ed il percorso che il loro figlio deve compiere, verificato che egli è in grado di percorrerlo, assicurata la scuola di aver provveduto al suo necessario addestramento ed alla sua educazione comportamentale, danno indicazione alla scuola in merito alle modalità di riconsegna del figlio, chiedendo che sia fatto uscire in modo autonomo (quindi una riconsegna così detta “potenziale” e non effettiva).

c) Più in generale e a medio termine, in analogia a quanto previsto nel progetto del Cnrsopra citato (peraltro, riferito alla scuola primaria), dopo avere effettuato un adeguato studio di fattibilità in collaborazione con l’Ente locale, in merito alle condizioni ambientali, legate alla particolare ubicazione della scuola, al traffico, alla lontananza dal centro abitato o altro; cioè una volta escluso, con adeguata motivazione di carattere tecnico, che l’uscita autonoma da scuola possa essere considerato “lasciare gli alunni in luogo dove, secondo normalità, sussistono situazioni di pericolo”, la scuola inserisce questo progetto nel Ptof e chiede una semplice dichiarazione scritta alle famiglie di adesione all’iniziativa.
In tal caso, la riconsegna effettiva alla famiglia deve avvenire solo nei casi (chiaramente residuali, come sinora avvenuto, nella fascia di età considerata) in cui la famiglia stessa la richieda.

Contratto, gli aumenti ci sono

da ItaliaOggi

Contratto, gli aumenti ci sono

Arrivano a 89 euro lordi, salvo il bonus degli 80 euro

Marco Nobilio

Ci sono 300 milioni per recuperare il mancato rinnovo del contratto di lavoro nel 2016, 900 milioni per il 2017 e 2,850 miliardi per il 2018. Tutto da dividere tra i dipendenti delle amministrazioni statali, precisa la legge di Bilancio (per le altre amministrazioni locali le risorse saranno a carico dei rispettivi bilanci), dei quali, circa un milione, lavora nella scuola: i docenti sono oltre 700 mila, i rimanenti sono Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari): 89 euro lordo stato al mese a testa. Gli stanziamenti sono stati previsti dal governo e sono indicati nell’articolo 58 del disegno di legge di Bilancio presentato dal governo al senato il 29 ottobre scorso.

L’articolo 18 del dispositivo prevede un ulteriore stanziamento che dovrebbe porre a riparo i redditi di chi ha incassato gli 80 euro disposti dalla finanziaria dell’anno scorso. Il governo, infatti, ha previsto un innalzamento degli scaglioni di reddito nell’ordine di 600 euro l’anno.

Ciò vale sia per coloro che percepivano gli 80 euro per intero, sia per coloro che lo introitavano in forma ridotta. L’adeguamento si è reso necessario perché, a seguito degli incrementi retributivi che dovrebbero seguire al rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici (e dunque anche dei lavoratori della scuola) si correva il rischio di cancellare il bonus degli 80 euro sostituendolo con l’incremento retributivo.

Il bonus degli 80 euro, infatti, è una detrazione fiscale che si traduce in uno sconto sulle tasse di 640 euro annui. Lo sconto viene applicato per interno ai soggetti che non superano un reddito annuo di 24 mila euro. E viene dato in forma ridotta a chi guadagna più di 24 mila euro l’anno, ma non supera i 26 mila.

Per esempio, chi guadagna 25mila euro l’anno, anziché fruire di una detrazione di 640 euro l’anno (80 euro per 12 mesi) ha diritto a una detrazione di 320 euro. La detrazione spettante a chi guadagna più di 24 mila euro l’anno, ma non più di 26mila si calcola in questo modo: si fa la differenza tra 26 mila euro e il reddito effettivo; poi il risultato si moltiplica per 640 e il prodotto si divide per 2 mila. Per evitare che gli aumenti cancellassero o riducessero la detrazione, l’esecutivo ha aumentato il primo scaglione di reddito (quello che dà diritto alla detrazione intera) da 24 mila a 24.600 euro. Mentre il secondo scaglione è stato elevato da 26 mila a 26.600 euro.

Il governo ha previsto un incremento di 5 milioni di euro nel 2018 per promuovere il sistema di formazione terziaria non universitaria. I fondi aggiuntivi saranno pari a 15 milioni nel 2019 e si stabilizzeranno nell’ordine di 30 milioni in più all’anno dal 2020. Con un decreto del ministero dell’istruzione, da emanarsi entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di Bilancio, saranno definiti i programmi di sviluppo a livello nazionale che beneficeranno dei relativi fondi.

Il dicastero di viale Trastevere definirà, sempre per decreto da emanarsi entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di Bilancio, i requisiti che dovranno possedere gli istituti tecnici superiori per poter rilasciare il diploma di tecnico superiore e le modalità di rilascio del diploma. «Crediamo nel percorso post diploma non universitario», ha detto Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’istruzione «ora si facciano avanti le aziende che cercano e non trovano personale, gli Its servono a questo formando insieme le figure professionali che non si trovano».

In più, le convenzioni per i servizi di pulizia e i servizi ausiliari scadute il 31 agosto saranno prorogate fino al 30 giugno 2019. A questo proposito il governo ha previsto una stanziamento di 192 milioni di euro per l’esercizio 2018 e a 96 milioni di euro per il 2019.

Presidi, il dispositivo prevede anche uno stanziamento nell’ordine di 37 milioni per il 2018 e di 41 milioni per il 2019 e di 96 milioni dall’anno 2020 per aumentare le retribuzioni dei dirigenti scolastici in nome dell’equiparazione ai livelli dello stato: circa 400 euro lordi in più al mese.

È previsto, inoltre, un incremento di 19,5 milioni annui del fondo per retribuire i supplenti degli assistenti tecnici e amministrativi chiamati a sostituire i titolari assenti. A questo proposito, il dispositivo prevede che le sostituzioni potranno avvenire a partire dal 30° giorno di assenza in deroga a quanto previsto dalla legge, che prevede il divieto assoluto di disporre supplenze brevi per sostituire assistenti tecnici. E tale preclusione vale anche per gli assistenti amministrativi, salvo che nell’organico dell’istituzione scolastica vi siano solo 3 assistenti amministrativi (si veda l’articolo 1, comma 332, della legge 190/2014).L’autorizzazione ad assumere supplenti si applica, però, solo in caso di assenze superiori a 30 giorni (in un’unica soluzione) e a patto che vi siano soldi a sufficienza.

Nel 2018 sarà bandito anche un concorso per il reclutamento dei direttori generali dei servi amministrativi. Alle selezioni saranno ammessi pure gli assistenti amministrativi che abbiano prestato servizio in sostituzione del dgsa per almeno tre anni anche se non in possesso dei requisiti professionali previsti dal bando.

Scuola, Fedeli: «Tre concorsi entro il 2018». Il rischio di una infinita graduatoria ad esaurimento

da Corriere della sera

Scuola, Fedeli: «Tre concorsi entro il 2018». Il rischio di una infinita graduatoria ad esaurimento

La ministra dell’Istruzione annuncia i tre prossimi concorsi entro i primi mesi del 2018. Uno sarà dedicato agli abilitati, un altro ai prof di terza fascia, l’ultimo ai neo laureati. Ma senza un numero fisso di posti da occupare, in migliaia rischiano di aspettare anni prima di essere assunti

Valentina Santarpia

«Facciamo un concorso nel 2017. E anticipiamo il concorso del 2018: invece di farlo alla fine, lo facciamo all’inizio del 2018 perché vogliamo superare il precariato». L’annuncio arriva dalla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, dal palco della conferenza programmatica del Partito democratico, in corso a Pietrarsa: in realtà i concorsi sono già previsti dalle deleghe, ma non con la tempistica ristretta che la ministra annuncia. E rischiano di creare nel giro dei prossimi una nuova massa di precari in attesa nelle graduatorie ad esaurimento per i successivi prossimi anni. Perché? Cerchiamo di capirlo.

Il concorso per abilitati

Il primo concorso a cui la ministra si riferisce è quello light, che prevede solo un colloquio orale per gli abilitati di seconda fascia- con Sis, Tfa o Pas- che insegnano da tempo e sono rimasti fuori dalle graduatorie e per chi, come gli idonei fantasma, pur avendo superato tutte le prove del concorso non è stato assorbito per colpa del bando, che prevedeva un limite massimo. Loro sono i più scontenti: in base alle prime anticipazioni sui punteggi- che di fatto determineranno la graduatoria- il dottorato di ricerca avrà più valore (15 punti) dell’idoneità al concorso (10 punti), e quindi rischiano di essere ancora una volta da chi, a differenza loro, è stato bocciato alle prove. Del resto sono in pochi, appena 3 mila, mentre la platea di interessati a questo concorso dovrebbe aggirarsi intorno ai 76 mila, compresi i 13 mila delle Gae, ma anche se si tratta di un concorso pro-forma (di fatto verranno tutti immessi nelle graduatorie ad esaurimento per insegnare) sembra difficile che possa essere bandito prima della fine dell’anno. Tanto più che ancora sono in corso le trattative per assegnare i punteggi ai diversi titoli. E non avendo limiti specifici legati ai posti, tutti ne usciranno «vincitori», cioè in grado di ambire ad un posto anche se questo non c’è. In panchina.

Il concorso per la terza fascia

Il secondo concorso a cui si riferiva Fedeli a Napoli è quello dedicato agli insegnanti di terza fascia, ma solo a quelli che insegnano da più di tre anni. In questo caso la prova si appesantisce di uno scritto, oltre che di un colloquio orale, ed è destinata a tutti quelli che non sono riusciti ad abilitarsi ma che di fatto insegnano, grazie alle cosiddette graduatorie di istituto. Anche in questo caso la stima di partecipanti è alta: circa 65 mila quelli che hanno titolo a farlo. Ma questo concorso sarà a cattedra, quindi a ogni vincitore dovrebbe-il condizionale è d’obbligo considerando quello che è successo in passato- corrispondere un posto da occupare.

Il concorso per neo laureati

Il terzo concorso è quello «vero», destinato ai laureati, purché abbiano conseguito i 24 crediti formativi richiesti. È il primo corso- concorso, che prevede che chi supera due scritti più l’orale possa iniziare un percorso di formazione come insegnante, con un anno di specializzazione in università, e due anni di contratti a termine nelle scuole, al termine dei quali si è assunti. In questo unico caso il numero dei vincitori sarà legato al numero dei posti disponibili o stimati tali, quindi per ogni nuovo prof dovrebbe esserci una cattedra, al termine del percorso.

La (difficile) assegnazione delle cattedre

Ma come verranno assegnati i posti che si liberano ogni anno ?Premettendo che il turn-over finora nella scuola non è stato elevatissimo- non a caso abbiamo in Italia la media di età più alta d’Europa tra i docenti- prendiamo come esempio l’ultima tornata: a settembre servivano 21 mila nuovi prof a rimpiazzare quelli andati in pensione. Prima di tutto, bisognerà smaltire il bacino dei concorsi e delle gae precedenti. E verificare che lì si trovino i prof di cui la scuola ha bisogno: ha fatto scalpore il fatto che non siano state coperte proprio a settembre di quest’anno migliaia di assunzioni per mancanza di docenti idonei a occupare quelle specifiche cattedre. Poi, dal primo anno in cui si potrà attingere alle graduatorie nuove (verosimilmente nel 2019 piuttosto che nel 2018) nel primo anno il 100% degli assunti sarà preso dal concorso per abilitati, dal secondo anno la percentuale scenderà all’80% e il 20% sarà preso dal concorso per terza fascia, dal terzo anno cominceranno ad essere introdotti anche i neolaureati, e così via, con uno scalare di percentuali e graduatorie che fa pensare che questi tre concorsi produrranno professori almeno per i prossimi dieci anni. E parliamo solo di docenti per scuole medie e superiori, restano per ora fuori quelli di scuola d’infanzia e primaria, di cui la ministra dice di non essersi «dimenticata».

Il 10 novembre sciopero Cobas scuola: 50 euro agli Ata, 500 ai Ds

da La Tecnica della Scuola

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