Vista: dai broccoli possibile cura per la degenerazione maculare

Il Sole 24 Ore del 08-11-2017

Vista: dai broccoli possibile cura per la degenerazione maculare

Studiosi americani hanno sfruttato un composto presente in natura per creare un trattamento salva-retina.

USA. Una sostanza contenuta nei broccoli, ma potenziata in laboratorio, potrebbe curare la degenerazione maculare senile. Nel corso di uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports, gli scienziati del Buck Institute for Research on Aging di Novato (Usa) hanno trovato il modo di rendere 10 volte più efficace l’indolo-3-carbinolo (I3c), un composto organico presente nelle piante crocifere, che determina un effetto benefico sulla vista.

I ricercatori hanno osservato che l’I3C protegge gli occhi perché stimola l’attivazione di una proteina, chiamata recettore arilico (Ahr), che depura la retina. Tuttavia, hanno constatato che l’azione esercitata dall’indolo-3-carbinolo su Ahr risulta troppo debole per contrastare una malattia seria come la degenerazione maculare legata all’età o senile. Questa patologia rappresenta, infatti, la principale causa di riduzione e di perdita della vista fra gli over 65 che risiedono nei paesi industrializzati.

Gli studiosi hanno quindi provato ad amplificare, in laboratorio, l’efficacia dell’indolo-3-carbinolo. Sono così riusciti a ottenere il composto 2,2′- amminofenil indolo (2AI), che risulta 10 volte più potente dell’I3C. Ne hanno, quindi, testato l’efficacia nel corso di due esperimenti. Durante il primo hanno versato la sostanza su alcune cellule retiniche umane in coltura, sottoposte a stress. Nel secondo, hanno impiegato 2AI sulla retina di alcuni topi esposti a un’illuminazione molto intensa. Al termine di entrambe le sperimentazioni, hanno osservato che la sostanza aveva protetto le cellule, prevenendone il deterioramento.

“Per ottenere un effetto abbastanza forte da proteggere contro la degenerazione maculare senile, sarebbe necessario mangiare una quantità irragionevole di broccoli e di altre verdure crocifere – afferma Arvind Ramanathan, che ha coordinato la ricerca -. Questo metodo ci permette di sfruttare la saggezza della natura per scoprire nuove molecole capaci di fornire benefici terapeutici. 2AI ha protetto le cellule retiniche umane sottoposte a stress e quelle della retina dei topi dai danni dell’esposizione luminosa. Siamo entusiasti del potenziale di 2AI e non vediamo l’ora di svilupparlo ulteriormente”.

Orio al Serio, oltre 300 ragazzi autistici hanno visitato l’aeroporto

Redattore Sociale del 08-11-2017

Orio al Serio, oltre 300 ragazzi autistici hanno visitato l’aeroporto

Bilancio del primo anno del progetto “Autismo, in viaggio attraverso l’aeroporto”, che permette di familiarizzare con gli ambienti, molto prima di un eventuale viaggio. “Sono venuti soprattutto adolescenti con i genitori. Non sempre hanno accettato di vivere l’esperienza completa, ma è utile per la famiglia”.

MILANO. In un anno sono oltre 300 i ragazzi autistici che hanno potuto conoscere l’aeroporto di Orio al Serio, grazie a un percorso pensato appositamente per loro. Il check in, il controllo dei bagagli a mano e dei documenti, così come l’affollamento possono essere fonte di stress per una persona autistica. Ed è per questo che è nato il progetto “Autismo, in viaggio attraverso l’aeroporto”: un modo per cominciare a conoscere gli ambienti, molto prima della reale partenza. Il progetto è partito in via sperimentale nel 2015 all’aeroporto di Bari e da un anno è attivo anche in quello di Bergamo. “Da quando è stato introdotto il Protocollo di assistenza ai soggetti autistici abbiamo accolto in media un soggetto a settimana, generalmente accompagnato da uno dei due genitori – spiega Aldo Vignati, responsabile qualità servizi aeroportuali e rapporti con l’utenza di Sacbo, la società che gestisce l’aeroporto-. Il percorso sociale permette di verificare la capacità del soggetto di seguire i vari passaggi, dall’arrivo in aerostazione al trasferimento sul piazzale per l’imbarco. Non sempre i soggetti autistici, quasi sempre adolescenti, accettano di vivere l’esperienza completa, ma ciò che ne consegue è un’esperienza ugualmente utile per la famiglia, che prende coscienza della possibilità o meno di intraprendere il volo”.

Il progetto è realizzato in collaborazione con la Fondazione Italiana per l’autismo, la Federazione Fantasia e l’associazione Spazio Autismo. Sul sito www.milanbergamoairport.it, nella sezione dedicata alla mobilità ridotta, è scaricabile la guida con i consigli utili per chi deve viaggiare con una persona con autismo. Ed è appunto possibile prenotare una visita di familiarizzazione con l’ambiente dell’aeroporto. Secondo le stime di Sacbo, a Orio al Serio quest’anno transiteranno complessivamente oltre 45mila passeggeri “a ridotta mobilità”, il 6% in più rispetto al 2016. (dp)

LE MOTIVAZIONI DELLO SCIOPERO DI VENERDI’ 10 NOVEMBRE

SCUOLA: LE MOTIVAZIONI DELLO SCIOPERO DI VENERDI’ 10 NOVEMBRE. TUTTI I CONTI SUL CONTRATTO: LE PESANTI CONTRADDIZIONI DI ‘MAMMA’ CGIL (E DEI SINDACATI CONFEDERALI)
Un serio studio della FLC-CGIL di Torino (pubblicato sul relativo sito) denuncia quanto, qualifica per qualifica, abbiano perso docenti, amministrativi, tecnici ed ausiliari nella scuola con il blocco contrattuale.
Limite di questo studio è non tener conto del fatto che l’ultimo aumento del precedente contratto risale al 2006 e che il blocco effettivo data quindi ormai 11 anni (12, visto che l’intesa sul rinnovo promette di metter mano agli stipendi solo da Gennaio 2018). Ma questo è un limite comprensibile (anche se non del tutto accettabile) se si tiene conto del fatto che la FLC-CGIL è stata compartecipe della triennalizzazione della vigenza contrattuale per la parte economica (che prima era biennale) concordata a suo tempo col liberista Tremonti, cosa che ha allungato il periodo di ‘vacanza’ nascondendo l’ulteriore truffa di un anno (per questo Confederali & C. parlano di un blocco di soli 10 anni).
Suo merito, invece, è quello di fornire una fotografia precisa e spietata della perdita del potere d’acquisto subito in questi anni di crisi dai lavoratori della scuola, immagine che, anche se calcolata al ribasso perché confrontata col tasso inflattivo dichiarato dall’ISTAT (e non certo con quello dell’inflazione reale), rende in modo molto credibile e tutt’altro che ‘estremista’ la totale debacle degli stipendi della scuola (i peggiori della UE). Stipendi peraltro già falcidiati senza pietà dalla manovra speculativa parallela all’introduzione dell’euro, quando il primo contratto (firmato sempre dalle OOSS ‘maggiormente rappresentative assai’ con il liberista Tremonti) rese solo il 2% del 50% perso in termini di potere d’acquisto.
Vediamo i dati elaborati dalla FLC-CGIL di Torino: 1) un collaboratore scolastico ha perso 11.128 euro netti; 2) un assistente amministrativo/tecnico ha perso 12.500 euro netti; 3) un coordinatore amministrativo/tecnico ha perso 15.120 euro netti; 4) un dsga ha perso 17979 euro netti; 5) un docente della primaria ha perso 15.303 euro netti; 6) un itp ha perso 15.573 euro netti; 7) un docente delle medie ha perso 16.823; 8) un docente delle superiori ha perso 17.507 euro netti.
La contraddizione della FLC-CGIL sta tutta nei dati (di fatto). Come si fa a firmare, come quest’Organizzazione fece nel Novembre 2016 (creando peraltro ad hoc l’illusione in 3 milioni di dipendenti pubblici, che si apprestavano a votare proprio il 4 Dicembre sulla controriforma renziana della Costituzione, di un contratto che sarebbe arrivato nel 2017) un’intesa per 85 euro lordi di ‘aumento’ a fronte di un massacro salariale del genere? I conti sono presto fatti (e questa volta li facciamo noi): se anche avessimo tutti (ma chi sta nelle posizioni più basse ed ha meno servizio prenderà di meno) e dal prossimo Gennaio 45 euro netti, avrà in busta paga 585 euro l’anno in più e precisamente, a fine vigenza contrattuale avrà avuto solo 1.755 euro complessivi, a fronte di circa 15.000 euro persi negli ultimi 10 anni (ai quali andrebbero aggiunti altri 3.000 euro netti persi negli altri due anni di blocco – i primi – non conteggiati). Infine, se non c’è neppure alcun recupero, di quali ‘aumenti’ cianciano governo e Confederali? Quanti anni servirebbero per recuperare il maltolto, e quanto altro perderemo nel frattempo? Con un contratto così faremmo un altro pesante salto indietro, divaricandoci ulteriormente dalla media retributiva della UE !
La verità è tenuta ben nascosta, ma non solo rispetto al quantum del contratto. La questione principale è stata la privatizzazione del rapporto di lavoro imposta dai tempi del governo Amato con il Dl.vo 29/1993 (che mantenne invece nella funzione pubblica e con le regole precedenti gli universitari, i magistrati, i militari ed altri). Imbrogli contabili, ‘petizioni’ e chiacchiere stanno a zero. La vera lotta per il contratto è la lotta per l’uscita della scuola (di tutta la scuola, dai collaboratori ai docenti) da quelle regole impiegatizie che impediscono per legge aumenti superiori all’inflazione programmata dal ministero dell’economia, che ci hanno tolto il ruolo (precarizzandoci con gli incarichi a tempo indeterminato e determinato) e gli scatti d’anzianità biennali vigenti prima del contratto del 1995 (trasformati in lenti ‘gradoni’, per pagare i quali diminuiscono gli stanziamenti per il fondo di istituto, diminuendo progressivamente la retribuzione oraria degli straordinari degli amministrativi e dei progetti dei docenti).
Occorre un contratto specifico per il comparto istruzione, ma anche la creazione di un Consiglio Superiore della Docenza che impedisca che la scuola da istituzione divenga servizio per gli interessi della casta dei partiti e dei sindacati di partito, dei faccendieri, del privato, del minimalismo culturale dell’impresa, e che difenda il bene costituzionale supremo della libertà d’insegnamento, unica garanzia per la libertà d’apprendimento e per una scuola pubblica, laica e di qualità. Perciò la scuola sciopererà compatta ed assedierà il Ministero dell’Istruzione la mattina del 10 Novembre!
Lo sciopero scuola è indetto nell’ambito dello sciopero generale del sindacalismo di base proclamato da Unicobas, Cobas ed Usb.
Stefano d’Errico (Segretario nazionale dell’Unicobas)

RINNOVO CONTRATTO

RINNOVO CONTRATTO, IL 15 E 16 NOVEMBRE ASSEMBLEE IN TUTTA ITALIA
Lezioni sospese e assemblee sindacali in tutta Italia per rivendicare il diritto a un contratto  di lavoro dignitoso e difendere la libertà di insegnamento. Il 15 e 16 novembre la Gilda degli Insegnanti chiama a raccolta i docenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado che contemporaneamente sull’intero territorio nazionale si asterranno dal lavoro per partecipare alle iniziative di protesta organizzate dalle sedi provinciali del sindacato.
A Roma l’assemblea si svolgerà il 16 all’ITIS Galilei, in via Conteverde 51, con la partecipazione del coordinatore nazionale Rino Di Meglio.
La Gilda chiede al Governo di stanziare maggiori risorse per l’aumento stipendiale, in vista delle trattative per il rinnovo del contratto all’Aran, meno burocrazia per la funzione docente, il mantenimento degli scatti di anzianità e si oppone fermamente a qualunque ipotesi di aumento dell’orario di servizio.

I CPIA verso l’Europa con Epale e Erasmus+

Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA):
un incontro per aprirsi alla dimensione europea
A Roma 150 dirigenti e docenti per conoscere Erasmus+ e la community Epale

 

Dal 9 all’11 novembre l’Unità italiana Epale Indire organizza a Roma un seminario tematico nazionale in collaborazione con l’Agenzia Erasmus+ indirizzato al mondo dell’istruzione formale per gli adulti, in particolare ai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA), per favorirne la crescita e l’apertura alla dimensione europea.

L’incontro “I CPIA verso l’Europa con Epale e Erasmus+” si svolge nell’Hotel Occidental Aran Park e coinvolge circa 150 docenti e dirigenti scolastici. L’evento vuol far conoscere le opportunità di Epale, la piattaforma elettronica europea per l’educazione degli adulti e allo stesso tempo informare sulle opportunità europee per l’apprendimento degli adulti contenute nell’Invito 2018 a presentare proposte del Programma Erasmus+.

Lorenza Venturi, Capo Unità Epale Italia, dichiara: Un recente studio di impatto curato dall’Agenzia Erasmus+ Indire, responsabile in Italia per il settore dell’educazione degli adulti in Erasmus+, rileva che solo il 37% delle esperienze europee di cooperazione o formazione provengono dal settore dell’istruzione formale (di cui fanno parte anche i CPIA). Eppure i benefici dichiarati dai partecipanti sono molteplici, tra i principali: Internazionalizzazione (87,9% degli intervistati), Miglioramento delle abilità linguistiche (76,7%), Acquizione di nuove metodologie di insegnamento/formazione dei discenti (75,9%); Nuove abilità a livello organizzativo, manageriale e dirigenziale (62,1%) e molto altro ancora. Durante il seminario saranno quindi analizzate le criticità che hanno finora ostacolato l’apertura dei CPIA alla dimensione internazionale, per individuare azioni a supporto della partecipazione e della capacità progettuale dei Centri stessi.”

È prevista anche la presenza del Ministero dell’Istruzione, di Inapp, Ridap e dei principali enti e reti attivi nel settore, nonché la presentazione di esperienze di successo realizzate dai CPIA di Roma, Taranto e Torino, e lavori di gruppo sulla progettazione, guidati dallo staff dell’Agenzia.

COS’È EPALE

L‘Electronic Platform for Adult Learning in Europe (EPALE) è l’ambiente online aperto a tutti, ma dedicato in particolare a chi opera nel settore dell’educazione degli adulti. Punto di incontro europeo sulle migliori pratiche ed esperienze, la piattaforma ha lo scopo di aprire all’Europa il dibattito nazionale sui tanti temi che intersecano i percorsi educativi pensati per gli adulti, anche a livello non formale. Sulla piattaforma è possibile scambiare notizie, opinioni, idee e risorse con altri professionisti in tutta Europa. Attualmente sono oltre 31mila gli iscritti e circa 3.650 quelli in Italia. Ogni mese circa 200 esperti italiani del settore si registrano al portale. L’Unità nazionale EPALE ha sede presso l’Indire.

L’inosservanza dell’obbligo scolastico è sanzionabile solo per la scuola elementare

da Il Sole 24 Ore

L’inosservanza dell’obbligo scolastico è sanzionabile solo per la scuola elementare

di Andrea Alberto Moramarco

La sanzione penale dell’ammenda per i genitori che non mandano i figli a scuola, prevista dall’articolo 731 Cp, si applica soltanto per le scuole elementari e non anche per le scuole medie inferiori. Nonostante l’obbligo scolastico sia esteso sino ai 16 anni, quindi oltre la durata della scuola primaria di secondo grado, manca attualmente nell’ordinamento una norma che sanzioni l’inosservanza dell’istruzione obbligatoria oltre quella elementare. Lo ricorda la Cassazione con la sentenza 50624 depositata ieri.

Il caso
La vicenda giudiziaria scrutinata dai giudici di legittimità riguarda due cittadini stranieri residenti a Salerno, tratti a giudizio dinanzi al Giudice di pace per aver omesso di impartire, senza giustificato motivo, l’istruzione scolastica al proprio figlio minore per l’anno scolastico 2012/2013. Il giudice onorario aveva, però, dichiarato estinto per prescrizione il reato senza, altresì, specificare nella sentenza di quale tipo di istruzione si trattasse, ovvero scuola elementare oppure scuola media.

La prescrizione si calcola dall’ultimo giorno di scuola
Su ricorso immediato del Procuratore generale della Corte d’appello della città campana la questione arriva in Cassazione che bacchetta duramente il Giudice di pace fornendo due chiarimenti su un tema così delicato, quale quello dell’inosservanza dell’obbligo scolastico. In primo luogo, la Suprema Corte ricorda che il reato previsto dall’articolo 731 Cp ha carattere permanente, «poiché la condotta omissiva si protrae per tutta la durata dell’anno scolastico». Ciò vale a dire che il termine quinquennale di prescrizione per tale contravvenzione si calcola a partire dall’ultimo giorno dell’anno scolastico, con la conseguenza che, nella fattispecie, non poteva essere pronunciata una dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione.

Niente ammenda per l’inosservanza dell’obbligo scolastico della scuola media
In secondo luogo, il Collegio ribadisce il principio per cui il reato in questione è configurabile solo in caso di inosservanza dell’obbligo di istruzione elementare e non anche per la scuola media inferiore, annullando con rinvio la sentenza in quanto dagli atti processuali non si capiva di quale grado scolastico si trattasse. Per i giudici di legittimità, questo è, infatti, il risultato paradossale dell’evoluzione della normativa sull’istruzione scolastica: il legislatore ha prima innalzato l’obbligo scolastico sino al conseguimento del diploma di licenza di scuola media, estendendo anche la sanzione di cui all’articolo 731 Cp all’inosservanza di tale obbligo (legge 1859/1962); poi ha esteso l’obbligatorietà sino al conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età, dimenticando però di prevedere la relativa sanzione in caso di inosservanza della durata obbligatoria di tale ciclo di studi (Dlgs 76/2005, legge 296/2006); infine, ha eliminato dall’ordinamento vecchie disposizioni legislative, tra cui la norma (legge 1859/1962) che sanzionava l’inosservanza dell’obbligo dell’istruzione dei minori sino alla scuola media, rendendo di fatto nuovamente sanzionabile la sola inosservanza dell’obbligo di istruzione elementare previsto dall’articolo 731 Cp nella sua originaria formulazione (Dlgs 212/2010). Stante tale quadro normativo, concludono i giudici, l’eventuale estensione della sanzione anche all’inosservanza dell’obbligo scolastico della scuola media «si risolverebbe in un’inammissibile interpretazione analogica in malam partem».

Gli studenti italiani non migliorano in Educazione civica

da Il Sole 24 Ore

Gli studenti italiani non migliorano in Educazione civica

Non migliorano le competenze civiche e di cittadinanza degli studenti italiani. Nonostante le loro performance siano superiori alla media internazionale, dal 2009 a oggi non si registrano segnali di miglioramento. A lanciare l’allarme è l’indagine su educazione civica e cittadinanza Iccs dell’Iea (International association for the evaluation of educational achievement), che ha coinvolto 94 mila studenti 14enni di 23 paesi (14 europei) e di una regione tedesca.

Mentre 11 Stati hanno potenziato i loro risultati nel 2016, l’Italia (3.500 i ragazzi di terza media intervistati dall’Invalsi) non ha fatto altrettanto, passando da un punteggio di 531 a 524 (la media è 517). Una differenza, sottolinea l’indagine, che non risulta statisticamente significativa, ma che denota la «tendenza al peggioramento». In generale, il 99% dei nostri studenti raggiunge almeno il livello minimo di competenza, contro il 97% della media internazionale. L’eccellenza invece è raggiunta dal 35%, contro una media europea del 40%. Nel mondo le migliori performance sono raggiunte in Danimarca, Taipei Cinese, Svezia e Finlandia. Fanalino di coda Repubblica Dominicana, Perù e Messico.

Studentessee più brave
Con una differenza media, in Italia, di 20 punti a vantaggio delle studentesse. I nostri
ragazzi e le nostre ragazze parlano con i genitori di quanto accade nel mondo più dei loro coetanei stranieri (61% contro una media internazionale del 46%). Le modalità di insegnamento a scuola dell’educazione civica variano tra Paese e Paese; in Italia i docenti si sentono più preparati in diritti umani (96% contro una media dell’87%) che in uso responsabile di internet (72%; 79%).

Aumenta sfiducia verso istituzioni
In particolare verso il Governo (ha fiducia il 57% dei ragazzi contro il 74% del 2009) e
verso il Parlamento (65%; 74%), mentre diminuisce verso i tribunali (72%; 69%). Più della metà (52%) ha voglia di partecipare alle attività civiche all’interno della scuola (la media internazionale è del 49%) e, in generale, dichiarano di voler votare da adulti in misura maggiore rispetto alla media dei paesi europei e della media Iccs.

Per 30% ok se politici aiutano parenti
Quasi uno studente italiano su tre considera positivo per la democrazia che i leader politici garantiscano un lavoro nella pubblica amministrazione ai propri familiari, una percentuale più alta rispetto alla media Iccs (17%) e in linea con quelle dei paesi dell’America Latina. Il 47% (contro il 52% della media) ritiene negativo che una sola azienda o il Governo possegga tutti i quotidiani del Paese. Più sentita, rispetto ad altri paesi, la negatività dell’ingerenza del Governo sui tribunali (48% contro 35%).

Aumenta sensibilità su uguaglianza etnica
Tra il 2009 e il 2016, il sostegno all’uguaglianza tra gruppi etnici e razziali è cresciuto (passando dal 49% al 52%), anche se è più basso rispetto alla media internazionale (53%). In aumento anche il sostegno all’uguaglianza di genere (53% contro 52% del 2009), comunque superiore alla media (51%).

Studenti italiani si sentono cittadini Ue
Inoltre chi ha alti livelli di conoscenze civiche è lievemente più favorevole alla libera circolazione nell’Ue; al contrario chi ha bassa conoscenza è più favorevole all’introduzione di limitazioni. Il 94% pensa che gli alunni immigrati debbano avere le stesse opportunità educative dei loro coetanei italiani.