Webtrotter: Il giro del mondo in 80 minuti

“Webtrotter: Il giro del mondo in 80 minuti”

 

APERTE LE ISCRIZIONI ALL’EDIZIONE 2018

La Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l’Autonomia Scolastica del MIUR, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e AICA, Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico promuovono la quinta edizione del progetto “Webtrotter: il giro del mondo in 80 minuti” rivolto agli studenti di prima, seconda e terza classe delle Scuole Superiori di tutta Italia per potenziare le loro capacità di fare ricerche e rispondere a quesiti di natura culturale attraverso l’uso di internet e dei dispositivi digitali.

Tema di questa edizione:  Culture e curiosità dal mondo

Il calendario di questa edizione è il seguente: 

  • martedì 6 marzo 2018: sessione demo per verificare le funzionalità della gara;
  • mercoledì 7 marzo 2018: prova di qualificazione, aperta a tutte le squadre iscritte;
  • giovedì 22 marzo 2018: gara finale riservata alle squadre meglio qualificate.

L’Istituto che intende aderire deve:

  • procedere alla iscrizione online della scuola all’indirizzo: www.aicanet.it/webtrotter
  • identificare un docente interno che funga da Referente del progetto per l’Istituto e che registri i dati degli studenti partecipanti.

La quota di partecipazione è pari a 61,00 € (iva inclusa) e comprende l’iscrizione di massimo tre squadre.

Ulteriori squadre, oltre le tre incluse nella quota di iscrizione, potranno essere registrate successivamente al costo di 20,00 € (iva inclusa) ciascuna.

I docenti Referenti di Squadra riceveranno in omaggio – contestualmente all’iscrizione – un e-book (in formato ePub) che raccoglie i materiali didattici del corso di alcune delle edizioni precedenti e che potrà essere distribuito ai componenti delle squadre che essi rappresentano.

Informazioni, regolamento dettagliato e modalità di iscrizione all’indirizzo: www.aicanet.it/webtrotter .

 

Le iscrizioni verranno chiuse alle ore 24.00 di mercoledì 28 febbraio 2018

Per ulteriori informazioni scrivere a: webtrotter@ecdl.it oppure telefonare al numero 0276455025.

 

La scuola pubblica, madre o matrigna degli studenti con disabilità?

La scuola pubblica, madre o matrigna degli studenti con disabilità?(*)

di Simonetta Morelli

L’anno della maturità è quello in cui tutti i ragazzi attrezzano sogni e li riempiono di un potere sfacciato. Dopo gli esami, faranno i conti con la vita da adulti e non sempre potranno frequenterare l’università. Impegnarli sarà un problema perché il mondo del lavoro, oltre che avaro di occasioni, è spesso avaro di solidarietà. Un mondo occupato in gran parte da persone di mezza età non può essere accogliente per un diciannovenne; a tratti è cinico con chi è disorientato, a maggior ragione se ha una disabilità cognitivo-relazionale e non è in grado di rappresentare se stesso.

A questo pensavo nei primi giorni di giugno, gli ultimi di scuola, mentre con il professore di sostegno ponevamo le fondamenta per il nuovo e ultimo anno scolastico di mio figlio, per accompagnarlo fuori dalla scuola senza abbandonarlo. A fine agosto, con una telefonata – voce affranta e tanto coraggio – il professore mi ha informato che non avrebbe accompagnato il suo alunno per alcuni mesi: un infortunio lo stava costringendo a un lungo ricovero ospedaliero.

Per alcuni secondi non sono riuscita a parlare. Oggi, aspetto che un supplente accetti la nomina solo per alcuni mesi, fino a Natale, e spero che mio figlio, quando tornerà a scuola, accetti il cambiamento.
E quel dolore che prende la forma appuntita della rabbia, quella dei genitori degli alunni con disabilità, quest’anno non lo ascolto. Piuttosto lo rivendico per me ma al contrario: non per lamentarmi ma per ricordare, per lasciarmi traboccare di riconoscenza e per mettere in fila i fondamentali che la scuola pubblica mi ha lasciato.

La scuola narrata dai media è un colabrodo, una pena, quasi un’indecenza in cui talvolta singoli eroi salvano situazioni disperate. Oppure in cui vittime innocenti subiscono ingiustizie tanto più odiose quanto più è delicata la condizione di fragilità. Narrazioni estreme che si incardinano su dati di realtà innegabili ma che non rendono conto della vita vera delle persone che, è pur vero, non senza difficoltà fanno la fatica di cercare soluzioni. E magari le trovano, non perfette ma di buon senso, in una «normalità» di strepitosa bellezza che non fa notizia ma c’è. Quando i media vorranno cercare le storie di fatica e bravura incastonate in un sistema così difficile da vivere, avranno reso un servizio vero creando reti di condivisione e conoscenza della realtà tutta, non a metà: quella della scuola buona che c’è sempre stata.

Qui si sono scoperti e giocati i talenti dei ragazzi con disabilità: difficoltà e bellezza, progettualità e visioni; tentativi, cadute e rialzate. Nel bene e nel male la scuola pubblica c’è stata. Per questo l’anno scolastico che chiude definitivamente non un capitolo ma quasi tutta la vita di mio figlio è così importante.
A scuola ho imparato anch’io, da madre, a non contrappormi, ad ascoltare ulteriormente proprio quando il timore di una delusione rodeva testa e anima come un tarlo, lasciando posto solo alla «pancia». Abbassare le difese per prima ha permesso ai miei interlocutori di abbandonarsi del tutto al rapporto con la famiglia. Insieme abbiamo imparato a fare squadra per il bene del loro alunno, mio figlio.

La scuola pubblica può essere anche matrigna, a causa di dirigenti che non rendono conto dello spirito delle leggi che, in Italia, hanno preceduto di molti anni la convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità. La scuola pubblica è l’unico ambiente inclusivo per legge; qui i ragazzi con disabilità si appropriano, con decisione anche se più lentamente rispetto agli altri, della propria identità civile. «Studente» c’è scritto alla voce professione, sulla carta d’identità di mio figlio, anche se non è in grado di studiare. È un cittadino di questa Repubblica che a diciotto anni ha ricevuto il certificato elettorale, anche se non è in grado di votare. Il valore civile di queste scelte dello Stato è altissimo.

La scuola non è un parcheggio. Infatti a scuola si verifica e si mette in discussione anche l’operato di tutti quei professionisti che hanno accompagnato l’alunno fin lì. Le scuole che non si adeguano, che non accolgono, che non prevengono gli atti di bullismo, che eseguono il compitino dell’applicazione della legge, realizzano una pseudo-inclusione, quelle sì, diventano parcheggi per ragazzi.

Anche stare a scuola è una competenza da acquisire, per tutti gli alunni, con e senza disabilità. Per i ragazzi con disabilità intellettivo-relazionale quel pugno di anni scolastici è tutto ciò che avranno in termini di relazione autentica. Per questo il principio dell’inclusione scolastica ci riguarda tutti insieme: dirigenti scolastici e insegnanti curricolari, non solo di sostegno; genitori di tutti gli alunni, non solo di quelli con disabilità. Non sentirsi direttamente coinvolti nelle questioni, non è una giustificazione.

Ai genitori che verranno, non ho altro da lasciare se non la testimonianza di diciotto anni combattuti e appassionati che rendo volentieri per amore di giustizia nei confronti di chi a vario titolo ci ha accompagnato. Sia testimonianza d’amore per i ragazzi della V D che ancora aspettano il loro compagno più fragile. Sia scudo per tutti i docenti appassionati e i dirigenti visionari che ho conosciuto, anche fuori dalle scuole di mio figlio. Sia d’auspicio per chi arriverà dopo di noi, ogni anno, per tutto il tempo che verrà.


(*) blog Invisibili – Corriere.it
http://invisibili.corriere.it/2017/09/26/la-scuola-pubblica-madre-o-matrigna-degli-studenti-con-disabilita/

Erasmus+: il nuovo programma 2018 per l’Università

Erasmus+: il nuovo programma 2018 per l’Università

A Palermo il 14 e 15 novembre l’incontro sulla mobilità degli studenti,
del personale degli Istituti di istruzione superiore e sui progetti di cooperazione

 

Le principali novità 2018 sul programma Erasmus+ per il mondo dell’Istruzione superiore (Università) saranno al centro di un incontro in programma dal 14 al 15 novembre nell’Università degli Studi di Palermo.

La due giorni sarà l’occasione per presentare le nuove proposte della Call 2018 su mobilità e progetti di cooperazione, come: titoli di master congiunti Erasmus Mundus, Mobilità internazionale per crediti (Erasmus extra-Ue), mobilità per studio e tirocinio degli studenti, mobilità dei docenti per formazione, progetti per lo sviluppo delle capacità nel settore dell’istruzione superiore e partenariati strategici. Parteciperanno oltre 200 rappresentanti italiani di Istituti di istruzione superiore titolari di Eche (Erasmus Charter for Higher Education). Apriranno i lavori il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e il Rettore dell’Università degli Studi di Palermo, il Prof. Fabrizio Micari. Tra i relatori dell’incontro di Palermo, Claudia Mondino e Giordana Bruno dell’Agenzia Esecutiva Europea (EACEA), che affiancheranno il personale durante i lavori. Previsti gli interventi dei rappresentanti degli Uffici Erasmus+ del Kazakistan, Shaizada Tasbulatova, e Armenia, Lana Karlova, che illustreranno i sistemi di istruzione superiore dei rispettivi Paesi nonché le priorità regionali.

Durante la conferenza sarà presentata un’indagine dell’Agenzia sulle esperienze di studio e mobilità all’estero, analisi che conferma l’impatto positivo in termini di ricerca del lavoro e miglioramento della carriera professionale.

«Erasmus e i tanti programmi Gioventù succedutisi negli anni – dichiara il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando sono senza dubbio il migliore esempio di ciò che l’Europa potrebbe essere: un ponte fra le culture, uno strumento per ampliare i propri orizzonti professionali, il luogo nel quale il dialogo si fa vita quotidiana. Anche per questo il Comune, sempre più in collaborazione con l’Università e con un ampio gruppo di enti privati sta facendo della promozione di questo programma uno dei punti cardine della propria azione. Anche per questo siamo grati all’Agenzia Indire, che nell’anno in cui Palermo è Capitale dei giovani e si appresta a diventare Capitale della Cultura, ha voluto realizzare questo info-day, strumento di conoscenza e in-formazione essenziale per ampliare e favorire la partecipazione di sempre più attori».

Commentando le novità del programma, il Direttore dell’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire, Flaminio Galli, ha dichiarato: «La nuova agenda di modernizzazione dell’Istruzione Superiore rilancia il ruolo strategico del programma Erasmus+ nel favorire un’istruzione di qualità, che prepari i giovani in modo adeguato ai repentini cambiamenti del mercato del lavoro».

«Per quel che riguarda la mobilità – commenta il Rettore, prof. Fabrizio Micari – l’Università di Palermo ha registrato un costante incremento, circa il 10% annuo, sia per quanto attiene la mobilità in uscita, per studio e per traineeship, che per quella in entrata. Il crescente numero di studenti che sceglie di trascorrere un periodo di studio all’estero o di venire a Palermo testimonia l’impegno che il nostro Ateneo profonde nello sviluppo dei processi di mobilità internazionale che sono ormai diventati parte integrante e fondamentale dei percorsi formativi. La possibilità di confronto tra sistemi educativi differenti si traduce in un ampliamento degli orizzonti culturali, apre per gli studenti nuove prospettive per il mondo del lavoro e stimola la creazione di una generazione europea che, in accordo allo spirito del programma Erasmus, scopre, pur nella diversità delle tradizioni, una dimensione unitaria Europea e multilingue».

DATI UNIVERSITÀ – Per l’anno accademico 2017/2018 l’Agenzia ha attribuito i fondi per finanziare le attività di mobilità Erasmus+ di 32.109 studenti italiani. Tuttavia, sulla base dei numeri della partecipazione alla mobilità negli anni precedenti, si stima una crescita nel numero diuniversitari italiani in uscita nel 2017/18 che dovrebbe raggiungere le 41.000 mobilità. Per quanto riguarda l’anno accademico appena concluso (2016/2017), il budget disponibile in Italia per finanziare attività di mobilità e progetti di cooperazione è stato di oltre 104 milioni di euro, di cui 72 milioni di euro per l’Università. L’Agenzia ha impiegato il 95,6% del budget disponibile e ha utilizzato i fondi residui per finanziare le borse Erasmus di studenti e personale universitario con bisogni speciali.

DATI MOBILITÀ IN EUROPA PER STUDIO – Dall’inizio del programma (1987) fino a oggi, gli studenti universitari complessivamente coinvolti a livello europeo hanno superato i 4 milioni. L’Italia ha contribuito per il 10%, posizionandosi tra i quattro principali paesi per numero di giovani in partenza per esperienze di studio verso destinazioni europee (dopo Spagna, Germania e Francia). Una nota a parte riguarda il tirocinio, dove l’Italia ha raggiunto il terzo posto in Europa dopo Francia e Germania. Se si guarda all’accoglienza il nostro paese è al quinto posto, poco dopo Spagna, Germania, Francia e Regno Unito, con 22.772 studenti europei ospitati nelle nostre università nel 2015-16. Rispetto alla mobilità in uscita, nell’anno accademico 2015-2016 (anno su cui sono disponibili dati definitivi) l’Agenzia Nazionale Erasmus+ Indire ha ricevuto 245 candidature da parte di Istituti di Istruzione Superiore per le attività di scambio previste con i Paesi del programma, che includono gli Stati membri insieme a Islanda, Turchia, Liechtenstein, Ex Repubblica di Macedonia. Nel corso dell’anno sono partiti dall’Italia 34.288 studenti, di cui 7952 per tirocinio, principalmente verso Spagna (9.903 studenti), Francia (4.319), Germania (4.036) e Regno Unito (3.082).

DATI UNIVERSITÀ (MOBILITÀ EXTRA-UE) – Per il 2017/2018 sono stati finanziati 49 istituti di istruzione superiore italiani con un budget di quasi 14 milioni assegnato all’Italia dalla Commissione europea. I fondi finanzieranno 3.386 tra studenti e docenti, (+9% rispetto al 2016), così suddivisi: 2.156 mobilità in entrata dai paesi extraeuropei tra studenti, docenti e personale accademico, provenienti principalmente dalla Tunisia (190), Albania (174), Serbia (167), Federazione Russa (135), Ucraina (129); 1.230 mobilità in uscita, che dall’Italia hanno come destinazione paesi del resto del mondo, in primis l’Albania (143), seguita dalla Federazione Russa (108), Serbia (103), Tunisia (94), Georgia (61). Tra le università italiane che riceveranno più studenti dal resto del mondo, il Politecnico di Torino è al primo posto, seguito dall’Università degli Studi di Padova, dall’Università degli Studi della Tuscia, dall’Alma Mater di Bologna e dall’Università degli Studi di Torino. Rispetto alla mobilità verso i paesi extra UE, i primi cinque istituti italiani per numero di studenti in partenza sono l’Alma Mater di Bologna, l’Università degli Studi della Tuscia, il Politecnico di Torino, dall’Università degli Studi di Torino e l’Università degli Studi di Padova.

IDENTIKIT DELLO STUDENTE ERASMUS – Lo studente Erasmus che ha scelto l’Europa come destinazione ha un’età media di 23 anni, che diventano 25 per un tirocinante. Nel 59% dei casi è una studentessa, valore che sale al 63% quando lo scopo della mobilità è uno stage in azienda. Spagna, Francia, Germania e Portogallo sono i Paesi con i quali si effettuano più scambi per studio, con una permanenza media di 6 mesi; gli studenti privilegiano, nell’ordine, Spagna, Regno Unito, Germania e Francia per i tirocini che in media durano 3 mesi.

Dispersione scolastica A.S. 2015/2016


Dispersione scolastica, fenomeno in calo ma resta divario Nord-Sud

Da oggi disponibile la pubblicazione con i dati aggiornati

Fedeli: “A dicembre le linee guida elaborate dalla cabina di regia Miur”

Rossi Doria: “Documento terrà conto di quanto emerso dai territori, necessario mettere a sistema le buone pratiche raccolte”

Il fenomeno è in calo, ma resta il divario fra Nord e Sud. Sia nella scuola secondaria di I che di II grado. I maschi sono più coinvolti delle femmine, così come percentuali più alte si registrano fra studentesse e studenti di cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia.

Questo il quadro che emerge sulla dispersione scolastica dalla pubblicazione curata dall’Ufficio Statistica e Studi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

“La dispersione scolastica – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli – è un fenomeno che va contrastato con forza, perché dove la dispersione è alta vuol dire che non sono garantite a sufficienza pari opportunità alle ragazze e ai ragazzi. Nel nostro Paese, come evidenziano anche i dati raccolti dal Ministero, il fenomeno è in calo, c’è stato un miglioramento negli ultimi anni. Ma restano forti divari sociali e territoriali rispetto ai quali serve un’azione importante che parta dal Miur, ma che coinvolga anche tutti gli altri attori in campo: le famiglie, il terzo settore, i centri sportivi, l’associazionismo, le istituzioni del territorio. Per mettere insieme questa rete e per far emergere le buone pratiche che già esistono e che possono essere prese a modello – spiega Fedeli – abbiamo voluto un apposito gruppo di lavoro, una cabina di regia guidata da Marco Rossi Doria che ha una lunga esperienza in materia, anche come ex Sottosegretario all’Istruzione”.

“Il gruppo in questi mesi ha lavorato anche sulla base dei dati che oggi rendiamo pubblici ed entro dicembre consegnerà al Paese delle linee guida per il contrasto e la prevenzione della dispersione. Un piano d’azione che avrà come punto di riferimento l’articolo 3 della nostra Costituzione, che in questi mesi abbiamo sempre messo al centro del nostro lavoro, nella convinzione che garantire pari opportunità alle ragazze e ai ragazzi sia il compito principale del sistema di istruzione”, chiude Fedeli.

“La cabina di regia per il contrasto della dispersione scolastica in questi mesi ha fatto tesoro dei dati dettagliati del Miur e ha raccolto le esperienze delle scuole, esaminato decine di buone prassi di ogni parte d’Italia e in particolare il lavoro in rete tra le scuole e le altre realtà educative: centri sportivi, terzo settore, parrocchie, volontariato – spiega Marco Rossi Doria -. Ha recepito linee di indirizzo da regioni, enti locali e proposte dalle parti sociali. La relazione finale sarà pronta entro dicembre. Intende essere uno strumento di lavoro che metterà insieme i dati quantitativi e le analisi qualitative dei contesti elaborando articolate linee di indirizzo e raccomandazioni per l’azione”.

Il quadro europeo

In Europa l’indicatore utilizzato per la quantificazione del fenomeno è quello degli early leaving from education and training (ELET) con cui si prende a riferimento la quota dei giovani tra i 18 e i 24 anni d’età con al più il titolo di scuola secondaria di I grado o una qualifica di durata non superiore ai 2 anni e non più in formazione.

Per l’Italia tale indicatore mostra un miglioramento  attestandosi, per l’anno 2016, al 13,8%. Nel 2006 era al 20,8%. L’Italia si avvicina dunque all’obiettivo Europa 2020, al raggiungimento del livello del 10%. Il dettaglio regionale evidenzia il divario fra Nord e Sud con Sicilia, Campania, Sardegna, Puglia, Calabria, sopra la media nazionale della dispersione.

Il quadro nazionale

L’indicatore degli ELET è largamente utilizzato per confronti tra i paesi europei, tuttavia, quantificando la prematura uscita dal sistema scolastico a distanza di alcuni anni, fotografa una situazione riferita ad epoche pregresse.

In aggiunta all’indicatore utilizzato in ambito europeo, molti Paesi hanno elaborato specifiche misure a livello nazionale per quantificare la dispersione, basandosi sulle Anagrafi amministrative o su rilevazioni statistiche. In Italia è possibile quantificare il fenomeno della dispersione scolastica a livello nazionale a partire dai dati dell’Anagrafe Nazionale degli Studenti.

La secondaria di I grado

Il report pubblicato oggi evidenzia che nell’anno scolastico 2015/2016, 14.258 ragazze e ragazzi, pari allo 0,8% di coloro che frequentavano la scuola secondaria di I grado, hanno abbandonato gli studi in corso d’anno o nel passaggio fra un anno e l’altro. Al Sud la propensione all’abbandono è maggiore, con l’1% (l’1,2% nelle isole e 0,9% al Sud). Mentre nel Nord Est la percentuale è più contenuta, con lo 0,6%. Tra le regioni con maggiore dispersione spiccano la Sicilia con l’1,3%, la Calabria, la Campania e il Lazio con l’1%. La percentuale più bassa si evidenzia in Emilia Romagna e nelle Marche con lo 0,5%. I maschi abbandonano più delle femmine. La dispersione scolastica colpisce maggiormente i cittadini stranieri rispetto a quelli italiani: dispersione al 3,3%, contro lo 0,6% relativo agli alunni con cittadinanza italiana. Gli stranieri nati all’estero, con una percentuale del 4,2%, sembrano essere in situazione di maggiore difficoltà rispetto agli stranieri di seconda generazione, i nati in Italia, che hanno riportato una percentuale di abbandono complessivo del 2,2%.

L’abbandono è più frequente, poi, fra coloro che sono in ritardo con gli studi: la ripetenza può essere considerato un fattore che precede, e in certi casi preannuncia, l’abbandono. La percentuale di alunni che hanno abbandonato il sistema scolastico è pari al 5,1% per gli alunni in ritardo, e allo 0,4% per gli alunni in regola. Anche gli alunni anticipatari presentano una percentuale di abbandono superiore a quella degli alunni in regola (1,1%). La distribuzione per fasce di età mostra come l’abbandono sia più elevato per gli alunni che hanno età superiore a quella dell’obbligo scolastico, ossia superiore ai 16 anni.

La serie storica dell’abbandono nella secondaria di I grado evidenzia un calo complessivo, dall’1,08% del 2013/2014 allo 0,83% del 2015/2016.

La dispersione nel passaggio fra i cicli

Nel passaggio dall’anno 2015/2016 al 2016/2017, dei 556.598 ragazze e ragazzi che hanno frequentato il terzo anno di corso, 34.286 sono usciti dal sistema scolastico, pari al 6,16% della platea di riferimento. Il 4,47% di queste ragazze e questi ragazzi è passato alla formazione professionale regionale, lo 0,02% è andato in apprendistato, lo 0,06% ha abbandonato per validi motivi (istruzione parentale, trasferimento all’estero), l’1,61% ha abbandonato del tutto.

La serie storica (considerando tutti i frequentanti della scuola secondaria di I grado) vede anche in questo caso un miglioramento: la dispersione fra i cicli era dell’1,18% nel 2013/2014, dello 0,77% nel 2014/2015, dello 0,52% nel 2015/2016.

La scuola di II grado

L’abbandono nella scuola di II grado è del 4,3% (112.240 ragazze e ragazzi). L’abbandono è molto elevato nel primo anno di corso (7%). I maschi abbandonano più delle femmine. Il Mezzogiorno ha una percentuale più elevata della media nazionale (4,8%). Tra le regioni con maggiore abbandono spiccano Sardegna, Campania e Sicilia, con punte rispettivamente del 5,5%, del 5,1% e del 5,0%. Mentre le percentuali più basse si evidenziano in Umbria con un valore del 2,9% e in Veneto e Molise con valori del 3,1%. Nelle scuole paritarie si registra un maggiore abbandono con una percentuale del 7,6% contro il 4,1% delle scuole statali. Considerando il dettaglio della cittadinanza degli alunni, anche per  quest’ordine scolastico è evidente come il fenomeno della dispersione scolastica colpisca maggiormente i cittadini stranieri rispetto a quelli italiani. Analizzando il fenomeno dal punto di vista della regolarità del percorso scolastico, come prevedibile la percentuale di abbandono che appare nettamente più elevata è quella degli alunni con ritardo scolastico (14,5% contro 1,2% degli alunni in regola).

L’abbandono complessivo più contenuto si è registrato per i licei che hanno presentato mediamente una percentuale del 2,1%. Per gli istituti tecnici la percentuale è stata del 4,8% e per gli istituti professionali dell’8,7%. La percentuale di abbandono più elevata è relativa ai percorsi IeFP (corsi di Istruzione e formazione professionale realizzati in regime di sussidiarietà presso le scuole), con un abbandono complessivo del 9,5%. Tra i licei spicca il tasso di dispersione complessivo del liceo artistico, con il 4,8%. Per gli istituti tecnici: la percentuale di dispersione si è attestata al 5,2% per i percorsi ad indirizzo economico e al 4,6% per quelli ad indirizzo tecnologico. Tra i professionali gli istituti con indirizzo industria e artigianato hanno presentato una percentuale di abbandono complessivo più alta, con l’11%. L’elevata uscita dal percorso scolastico di studentesse e studenti iscritti agli istituti professionali potrebbe tuttavia rivelarsi meno consistente, ove si consideri che una parte (più o meno cospicua a seconda delle varie realtà territoriali) potrebbe essere transitata nel sistema regionale di istruzione e formazione professionale senza averne dato comunicazione alla scuola.

La serie storica vede anche in questo caso un miglioramento: la dispersione era del 4,4% nel 2013/2014, del 4,6% nel 2014/2015, del 4,3% nel 2015/2016.

Numeri in crescita per il progetto «Studenti-Atleti» targato Miur. Avviata la formazione docenti

da Il Sole 24 Ore

Numeri in crescita per il progetto «Studenti-Atleti» targato Miur. Avviata la formazione docenti 

Prende il via la formazione del Miur per i docenti impegnati nella sperimentazione “Studenti-Atleti”, progettata per conciliare la doppia carriera nella scuola e nello sport degli studenti-atleti di alto livello.
L’iniziativa riguarda oltre 600 docenti delle scuole secondarie di secondo grado, che sono stati coinvolti in attività di formazione in presenza e a distanza.
Il programma sperimentale, previsto dalla legge 107/2015 “Buona scuola”, nasce per offrire l’opportunità ai giovani di praticare l’attività agonistica senza abbandonare lo studio.
Nell’occasione, è stato presentato “Scuola e Sport”, il progetto finanziato dal Miur nell’ambito della sperimentazione e dedicato alla formazione dei docenti, realizzato grazie alla partnership tra l’Ateneo telematico Iul (Italian university line), il liceo scientifico statale “Francesco d’Assisi” di Roma e la società sportiva Eurobasket Roma.
Il corso si articola in quattro moduli di formazione sulle tematiche dell’assessement iniziale degli studenti, della redazione del curricolo personalizzato dello studente-atleta, sulle metodologie didattiche utilizzate nella formazione a distanza e sulla loro integrazione con le metodologie tradizionali. I docenti e i referenti saranno impegnati nelle attività di formazione in presenza nelle strutture del Coni e dello stadio Olimpico.

Per gli insegnanti che non potranno recarsi a Roma, le attività verranno trasmesse in diretta streaming sul portale del ministero http://www.sportescuola.gov.it/. Al termine delle attività, i docenti potranno richiedere la certificazione di 8 Cfu (Crediti formativi universitari), previo superamento di una prova conclusiva. Alla fine dell’anno scolastico, è previsto un evento conclusivo in cui verranno presentati i risultati raggiunti e saranno analizzati gli esiti della sperimentazione.

Il programma tiene conto degli aspetti psicologici legati ai problemi che gli studenti-atleti affrontano quotidianamente e mira a consolidare un approccio didattico fortemente innovativo. La formazione sarà incentrata sulla conoscenza e sulla realizzazione di processi di innovazione didattica volti a integrare le metodologie d’insegnamento convenzionali con le modalità di apprendimento della formazione a distanza.

«Sono profondamente orgoglioso di questo progetto, nato per contrastare l’abbandono scolastico dei ragazzi impegnati a scuola e nello sport ad alto livello». Il sottosegretario Gabriele Toccafondi ha salutato così l’avvio delle giornate di formazione nell’ambito della sperimentazione studenti-atleti. «Sono tanti gli studenti che, praticando attività agonistica ad alti livelli, incontrano notevoli difficoltà nel frequentare regolarmente le lezioni scolastiche e scelgono poi di abbandonare il percorso di studi. È significativo che tanti insegnanti abbiano aderito alla formazione che inizia oggi e abbiano percepito l’importanza del percorso come sostegno per la crescita degli studenti. Dobbiamo continuare a sostenere questi ragazzi e far sì che possano perseguire due obiettivi ugualmente importanti: i risultati sportivi e il completamento della propria formazione. Come dimostrato, le adesioni al progetto sono tante e continuano a crescere. Per ottenere risultati concreti è fondamentale la collaborazione dei dirigenti scolastici e dei docenti. Da oggi la sperimentazione studenti-atleti, nata da un decreto del 2015 siglato con Coni, Lega calcio Serie A e Cip, è parte integrante di un progetto ancora più ampio del Miur, che prevede attività di formazione rivolta ai docenti».
Per quanto riguarda il 2016-17, il sottosegretario ha fornito alcuni dati significativi: «Sono stati 450 gli studenti coinvolti, 187 gli istituti distribuiti in 17 Regioni, con una maggiore concentrazione in Lombardia 23%, Lazio 18% e Piemonte 11%. La Sperimentazione ha visto collaborare 284 tutor scolastici e 263 tutor sportivi. Gli sport più praticati sono stati: calcio (111 studenti), nuoto (52), atletica leggera (40), basket (35) e canoa (29). Il 74% degli iscritti ha seguito un percorso di istruzione liceale, il 18% tecnico e l’8% professionale. Le classi III (33%) e le IV (26%) risultano quelle con maggiori adesioni. «Continuiamo su questa strada – ha concluso Toccafondi – mettendo a disposizione dei ragazzi e dei docenti ambienti e percorsi scolastici sempre più accessibili, poiché la scuola a portata di tutti è anzitutto un diritto degli studenti».

Il presidente del Coni Giovanni Malagò ha sottolineato come si stiano realizzando «un lavoro e un’attività che ci permettono finalmente di recuperare il gap con i paesi anglosassoni- Quello dell’abbandono, ha proseguito, è – un problema che riguarda soprattutto la scuola secondaria superiore, durante la quale gli atleti di alto livello dedicano molto tempo alla pratica sportiva. Il lavoro di squadra che abbiamo fatto insieme in questi anni ci permette di accorciare la distanza tra lo sport e la scuola».

«La partecipazione alla sperimentazione del Miur testimonia l’attenzione sempre maggiore della Iul verso il potenziale educativo della pratica sportiva e in particolare per gli studenti atleti di alto livello – ha dichiarato Flaminio Galli, presidente della Iul – L’esperienza del nostro ateneo, da anni impegnato nella formazione dei docenti, contribuirà a realizzare questa iniziativa che ha l’ambizione di portare un cambiamento concreto all’interno della scuola italiana».

I manager in campo per spingere l’alternanza

da Il Sole 24 Ore

I manager in campo per spingere l’alternanza

di Cl. T.

I manager mettono a disposizione fondi per oltre 70mila euro e il loro tempo: affiancheranno scuole e studenti, per una buona alternanza a sostegno del Centro Italia.

L’evento
La notizia è stata data nel corso del convegno «Alternanza scuola-lavoro: quale futuro?», organizzato in occasione dell’anniversario dei 30 anni di Vises, la Onlus di riferimento di Federmanager.

Grazie alla raccolta fondi attivata da Federmanager, Vises ha una dotazione di oltre 70mila euro che ha deciso di destinare a progetti di formazione “on the job” nelle aree di Abruzzo, Marche e Lazio maggiormente colpite dal terremoto.

L’iniziativa
Con il progetto di Vises «Un’impresa che fa scuola» i manager delle sedi Federmanager coinvolte affiancheranno, in qualità di mentor, gli studenti delle scuole del Centro Italia per realizzare delle “mini-imprese” (imprese formative strumentali) che permettano loro di acquisire competenze trasversali per una migliore comprensione ed inserimento nel mondo lavorativo. L’intervento, in linea con le indicazioni europee ed internazionali, verrà realizzato a partire dall’anno scolastico 2017/2018 e avrà una durata di 12 mesi. Rita Santarelli, Presidente Vises, ha espresso il suo ringraziamento a Federmanager e ha affermato: «Siamo felici di poter realizzare il progetto perché questa esperienza darà l’opportunità ai ragazzi di sviluppare competenze per la loro crescita personale ma anche di offrire un contributo alla rinascita dei propri territori». Le scuole coinvolte, individuate da Anp, l’Associazione nazionale presidi, partner di progetto, potranno innovare la didattica, oltre a rafforzare le proprie dotazioni strumentali.
«L’impegno dei manager è oggi doppiamente testimoniato dalla generosità con cui i colleghi hanno aderito alla nostra raccolta fondi e dal loro coinvolgimento come tutor esterni per trasferire ai giovani esperienza e competenze», ha chiosato Stefano Cuzzilla, Presidente Federmanager.

Scuola, è allarme supplenti «Pochi prof, cattedre vuote»

da Il Messaggero

Scuola, è allarme supplenti «Pochi prof, cattedre vuote»

Si utilizzano gli elenchi di istituto, nei quali ci sono però neolaureati senza abilitazione

Nelle scuole è caccia al supplente. I docenti non si trovano e a scalare le graduatorie ora sono i neolaureati, freschi di studio ma senza esperienza né abilitazione: centinaia di migliaia di giovani in cerca di cattedre per incarichi a tempo determinato.
È lo strano caso della scuola italiana dove vengono a mancare anche i supplenti: le graduatorie ad esaurimento infatti sono state svuotate, prima dalle assunzioni degli ultimi due anni e poi dagli incarichi annuali estivi, e così ora mancano all’appello anche i precari. Alle scuole non resta che abbandonare le liste provinciali e sfogliare le graduatorie di istituto a disposizione, in cui sono iscritti tanti precari già abilitati ma esclusi dalle graduatorie ad esaurimento e si sono aggiunti, a giugno, 700mila neolaureati. Liste infinite, tra titoli e abilitazioni, con cui devono fare i conti ora le scuole in cerca del docente giusto.

LA MAPPA

È così da Nord a Sud. Da Milano a Napoli e Matera, infatti, la storia non cambia. Basta dare un’occhiata alla situazione attuale della provincia di Roma: per la scuola media non ci sono più docenti nelle graduatorie ad esaurimento di arte, inglese e sostegno, musica, insegnamento del pianoforte e del violino. Per le scuole superiori mancano all’appello i supplenti di italiano, greco e latino, filosofia e storia, matematica, scienze e storia dell’arte, tecnologia tessile, moda e abbigliamento e design dei metalli, musica, scienze giuridico economiche e scienze motorie. Non ci sono neanche supplenti per i laboratori di scienze informatiche e per la ricettività nell’alberghiero, né per l’insegnamento delle lingue francese, inglese e tedesco. A Milano non serve neanche consultare le liste dell’ex provveditorato: tutte esaurite. Non ci sono più supplenti da chiamare e le scuole devono cercare nelle loro liste di istituto. Stessa situazione a Firenze e provincia.
A Treviso non ci sono più maestre disponibili per le supplenze nella scuola dell’infanzia. Ma se nelle scuole del Nord il problema della carenza dei docenti è datato, con tanto di polemiche per gli spostamenti dei precari dal Sud, anche nelle scuole del meridione i problemi non cambiano: mancano migliaia di docenti.

DA NORD A SUD

Le graduatorie ad esaurimento della provincia di Napoli sono esaurite dal 26 settembre per storia dell’arte alle medie, dove mancano anche docenti di inglese e musica. Anche a Matera, capitale europea della cultura 2019, non ci sono docenti di arte, matematica e musica, come in tutta Italia ormai, ma anche italiano, greco e latino, fisica, matematica e chimica.
A Brindisi non ci sono più supplenti per le discipline letterarie nelle scuole superiori, per filosofia e storia, matematica e fisica, scienze, tecnologie elettriche ed elettroniche, tecnologie meccaniche, scienze motorie e sportive e scienze naturali, chimiche e biologiche. Mancano docenti di inglese, francese e spagnolo, mancano insegnanti di sostegno nell’area scientifica, quello nell’area umanistica-linguistica-musicale e nell’area tecnica professionale. È rimasto senza insegnanti anche il sostegno, dove spesso confluiscono docenti senza abilitazione, con buona pace dei ragazzi che ne hanno bisogno e delle loro famiglie che confidano nella specializzazione del docente.

LA MANCANZA

Quello del sostegno è un problema a parte, che non sembra avere soluzioni immediate visto che dall’ultima selezione, con una classe di concorso specifica, sono uscite talmente tante bocciature che non si riuscirà a coprire i posti disponibili. Senza abilitazione sono anche i 700mila aspiranti docenti che a giugno hanno chiesto l’iscrizione nelle graduatorie di istituto: un’inaspettata iscrizione in massa che ha mandato in tilt il sistema informatico del ministero dell’Istruzione.

LE CARENZE

Si tratta di neolaureati in varie discipline, compatibili con l’insegnamento, come ingegneria, economia e legge, chimica, agraria e storia della musica. Tutti senza abilitazione ma in cerca di lavoro, disposti a tentare l’insegnamento anche con una supplenza di pochi giorni.
Lorena Loiacono