In Italia 1 bambino su 8 in povertà assoluta, scuola non colma divario

da Il Sole 24 Ore

In Italia 1 bambino su 8 in povertà assoluta, scuola non colma divario

di Alessia Tripodi

Nel nostro Paese i minori in povertà assoluta sfiorano quota 1,3 milioni, cioè 1 bambino su 8, il 14% in più rispetto allo scorso anno. E con il disagio socio-economico aumenta anche il rischio di insuccesso scolastico: il tasso di ripetenti, infatti, è sei volte maggiore nelle scuole in contesti svantaggiati. È l’allarme lanciato dall’ottavo Atlante dell’Infanzia a rischio di Save the Children, pubblicato da Treccani, che sarà disponibile nelle librerie italiane da fine novembre (su www.atlante.savethechildren.it è disponibile una versione interattiva). Un volume dal titolo emblematico – “Lettera alla scuola” – che denuncia l’incapacità del sistema di istruzione di colmare le disparità, offrendo a tutti le stesse opportunità a prescindere dalla condizione sociale ed economica.

Più poveri, meno istruiti
Secondo i dati, in Italia vivono 669mila famiglie con minori in condizione di povertà assoluta che, una volta sostenuti i costi per la casa e per la spesa alimentare, possono spendere solo 40 euro per la cultura e 7.60 per l’istruzione al mese. È un fenomeno, dice Save The Children, che investe tutto il paese: i bambini in tale situazione rappresentano il 12,5% del totale dei minori (il 12% al Nord, l’11,6% al Centro, il 13,7% al Mezzogiorno) . Diseguaglianze sociali che, spiega l’associazione «continuano a riflettersi sul rendimento degli alunni». Il tasso di ripetenze è 6 volte maggiore nelle scuole che presentano un indice socio-economico e culturale più basso: più di un quindicenne su 4 (27,4%) contro una quota di quasi uno su 23 (4,4%) negli istituti con indice alto. Una differenza di 23 punti percentuali, contro una media Ocse del 14,3%. Inoltre, tra chi proviene da un contesto svantaggiato, quasi uno su due (47%) non raggiunge il livello minimo di competenza in lettura, otto volte tanto rispetto a un coetaneo cresciuto in una famiglia agiata (6%).

La crisi aumenta la sfiducia
La mancanza di lavoro e prospettive tra gli adulti di riferimento, secondo l’Altlante, ha generato sfiducia in molti bambini e adolescenti, aumentando il rischio del fallimento formativo. In Italia meno di 1 un giovane laureato su 2 ha un lavoro (nell’Unione Europea il 71,4% di chi ha terminato l’università trova un’occupazione, in Italia appena il 44,2%, nel Mezzogiorno il 26,7%): non sorprende, dunque – dice Save The Children – che gli “scoraggiati” tra i 15 e i 34 anni, i quali pur dichiarandosi disponibili a lavorare hanno smesso di cercare un’occupazione, siano cresciuti del 43% in dieci anni, raggiungendo quota 420mila, di cui 340mila al Sud.

«Fuoriclasse in movimento» contro la dispersione
Contro la dispersione Save The Children lancia Fuoriclasse in Movimento, il progetto che mette in rete 150 scuole in tutta Italia, coinvolgendo 20mila minori, 2mila insegnanti e mille genitori nei Consigli fuoriclasse, tavoli di confronto su didattica, relazioni, riqualificazione degli spazi scolastici. Nel primo biennio di sperimentazione nelle scuole, il progetto ha dimezzato il numero medio delle assenze, migliorato il rendimento degli studenti e aumentato l’interessamento delle famiglie al profitto scolastico dei figli. Sul portale di Fuoriclasse in Movimento(www.fuoriclasseinmovimento.it ) sono disponibili il manifesto e i criteri di adesione, così come le mappe e i dati per seguire l’iniziativa.

Tanto web, pochissimi libri: allarme sulle nuove povertà educative

da Il Sole 24 Ore

Tanto web, pochissimi libri: allarme sulle nuove povertà educative

di Al. Tr.

Le precarie condizioni socio economiche in cui versano molte famiglie italiane sono spesso anche fonte di nuove povertà educative. I dati dell’Atlante dell’Infanzia di Save The Children e Treccani infatti, rivelano che in un anno quasi il 60% dei minori non legge un libro, mentre 1 quindicenne su 4 è collegato a Internet per oltre 6 ore al giorno. Le scarse risorse destinate all’istruzione, poi, si traducono in scuole poco attrezzate in termini di laboratori e palestre.

Poca cultura, moltissimo Web
Secondo i dati 6 ragazzi su 10 (il 59,9%) tra i 6 e i 17 anni non arrivano a svolgere, in un anno, quattro delle seguenti attività culturali: lettura di almeno un libro, sport continuativo, concerti, spettacoli teatrali, visite a monumenti e siti archeologici, visite a mostre e musei, accesso a internet .
Mentre i bambini in condizioni svantaggiate non accedono mai, in un anno, al web, c’è una folta schiera di ultraconnessi: in Italia quasi 1 quindicenne su 4 (23,3%) risulta collegato a internet più di 6 ore al giorno, a fronte di una media Ocse ferma al 16,2% . L’età in cui un bambino riceve il primo smartphone è scesa a 11 anni e mezzo (erano 12 e mezzo nel 2015), l’87% dei 12-17enni ha almeno un profilo social e 1 su 3 vi trascorre 5 o più ore al giorno.

Scuola (non) a misura di bambino
Secondo Save The Children, l’impossibilità della scuola italiana di offrire risposte adeguate alle problematiche socio economiche dipende anche dalla quota di risorse pubbliche investite nel sistema, che non supera il 4% del Pil nazionale contro una media Ue del 4,9%. Poche risorse che si traducono in scuole poco attrezzate: alle medie, per esempio, 4 scuole su 10 possono fare affidamento su meno di un laboratorio ogni 100 studenti, mentre solo il 17,4% degli istituti (1 su 6) è dotato di almeno una palestra in ogni sede. Quasi tutte hanno una biblioteca, ma meno di 3 su 4 offrono un servizio di prestito dei libri. In ogni caso, sottolinea Save The Children «sarebbe sbagliato ritenere che il sistema scolastico nazionale sia rappresentato solo da timori, limiti e sfide», visto che «esiste una scuola fatta di innovazione, dedizione, emozioni positive che è ben raccontata all’interno dell’Atlante».

Renzi apre sul tempo pieno

da ItaliaOggi

Renzi apre sul tempo pieno

E i sindacati: al contratto i fondi della Buona scuola

Alessandra Ricciardi

Tempo pieno ovunque in Italia. Un’occasione unica per il precariato della scuola primaria del Sud che così potrebbe trovare soluzione lavorativa senza necessità di trasferimenti in altre regioni. È uno dei punti del programma di Fronte dem, i democratici che fanno capo a Michele Emiliano, ma anche di Mdp. Alla direzione del Pd di ieri il segretario Matteo Renzi ha detto chiaramente che è pronto a farne il suo cavallo di battaglia in campagna elettorale nella logica di una coalizione ampia, che tenga insieme ciò che già prima era unito nel Pd, da Pier Luigi Bersani a Giuliano Pisapia, e che copra dai moderati alla sinistra. «Bisogna ragionare sui grandi temi, anche con coloro che se ne sono andati. Molte delle cose che abbiamo fatto, le abbiamo fatte insieme», ha argomentato l’ex premier, «avremmo idee diverse sull’algoritmo della Buona scuola», il riferimento è al caos della mobilità del 2016, «ma non sul tempo pieno. Si può fare nella prossima legislatura». Per questa legislatura infatti i giochi sono quasi fatti, la legge di bilancio, che nel fine settimana entra in una fase decisiva al senato, i margini di manovra sono veramente stretti.

L’operazione più ardita, anticipata da ItaliaOggi di martedì scorso, è quella che riguarda la scuola dell’infanzia: potenziamento dell’organico con 1700 posti comuni in più e 300 per il sostegno. Costo, 22 milioni nel 2018, che diventano 28 nel 2019. L’emendamento, relativo all’articolo 57 del disegno di legge di bilancio, è a prima firma dei dem Francesca Puglisi e Andrea Marcucci, rispettivamente capogruppo pd in commissione istruzione del senato e presidente della stessa commissione. Il fondo complessivo per le coperture degli emendamenti parlamentari è di 250 milioni di euro, tra camera e senato. E c’è sullo sfondo la partita dello sblocco delle pensioni.

Tra gli emendamenti parlamentari che stanno prendendo quota, la stabilizzazione del fondo di 50 milioni di euro per le scuole dell’infanzia paritarie, l’esonero dall’insegnamento per i collaboratori dei dirigenti scolastici che hanno reggenze di altri istituti, la completa statizzazione degli istituti degli istituti superiori musicali, altri 5 milioni nel 2018, 15 nel 2019 e 30 dal 2020. Mano tesa anche ai docenti e ricercatori universitari: dopo aver inserito nella manovra il ritorno agli scatti biennali, un emendamento a firma dem Verducci-Ferrara propone l’una tantum per recuperare quanto avrebbero potuto avere senza il congelamento di un anno imposto nel 2010 dalla riforma Gelmini. Costo salato: 60 milioni.

Sullo sfondo, a partire dal fronte sindacale, si fa forte la richiesta di un fondo ad hoc per la professionalità docente che avvii quel riconoscimento della centralità della figura dopo un decennio di tagli. Operazione analoga stanno provando a condurla in porto sempre i sindacati al tavolo contrattuale. Al primo giro di tavolo all’Aran, le sigle rappresentative hanno concordemente, seppure con toni diversi, evidenziato la necessità di portare a contratto anche i fondi che la legge 107, la riforma della Buona scuola del governo Renzi, in particolare il bonus per il merito e la formazione.

«C’è una profonda revisione normativa da fare anche perché nei nostri settori sono state introdotte negli anni delle norme che con il contratto intendiamo superare. Il riferimento è in particolare alla legge 150», e dunque la Brunetta, «e alla 107 che hanno ridotto gli spazi di democrazia, partecipazione e collegialità», dice il segretario della Flc-Cgil, Francesco Sinopoli. E declina Pino Turi, numero uno della Uil scuola: «Introdurre con il contratto i correttivi necessari per rimettere sui binari giusti gli elementi che la legge 107 ha fatto deragliare. Spostare l’asse delle decisioni dall’organo monocratico agli organi collegiali. Riportare fisiologicamente, al rango che le compete, quello costituzionale, la libertà di insegnamento, così come previsto dalla legge».

14 mila studenti persi alle medie Linee guida contro la dispersione

da ItaliaOggi

14 mila studenti persi alle medie Linee guida contro la dispersione

A rischio soprattutto ripetenti e anticipatari

Emanuela Micucci

Alle medie abbandonano la scuola 14.258 studenti. Nel passaggio alle superiori 34.286 ragazzi escono dal sistema scolastico. I dispersi dei licei, degli istituti tecnici e professionali e dell’IeFp sono 112.240. Numeri allarmanti che nel focus sulla dispersione scolastica nell’anno scolastico 2015/16, appena pubblicato dall’Ufficio statistica e studi del Miur, nascondo volti e storie di alunni che la scuola italiana ha respinto (www.miur.gov.it). Un fenomeno su cui in questi mesi è al lavoro al ministero dell’istruzione una cabina di regia guidata da Marco Rossi Doria per consegnare a dicembre le linee guida di indirizzo e d’azione per il contrasto e la prevenzione della dispersione. «Un piano che», spiega la ministra dell’istruzione Valeria Fedeli, «avrà come punto di riferimento l’articolo 3 della nostra Costituzione» per garantire pari opportunità a tutti i ragazzi, «compito principale del sistema di istruzione». Sebbene in calo dal 2013, attestandosi per il 2016 al 13,8% rispetto al 20,8% del 2006, tanto da avvicinarsi all’obiettivo europeo del 10% entro il 2020. Il fenomeno dell’abbandono scolastico inizia già alle medie e coinvolge con l’avanzare del grado di istruzione sempre più studenti.

Con forti divari tra Nord e Sud d’Italia, che vedono Sicilia, Campania, Sardegna, Puglia e Calabria sopra la media nazionale. Alle medie ha abbandonato gli studi lo 0,8% degli iscritti, percentuale pari a ben 14.258 ragazzi. La maggior parte, l’1%, lascia in I e in II media, di questi tra lo 0,37% e lo 0,40% abbandona durante l’anno, mentre lo 0,47% di dispersi in III media lascia gli studi durante l’anno. Quasi la metà dei dispersi alle medie, il 40,9%, ha oltre 16 anni. L’abbandono, infatti, è più frequente tra chi è in ritardo con gli studi: la ripetenza può essere considerata un fattore che precede, e in certi casi preannuncia, l’abbandono.

Lascia la scuola media il 5,1% dei ripetenti, rispetto allo 0,4% degli alunni in regola. Ma anche gli anticipatari presentano una percentuale superiore ai compagni regolari: 1,1%. Gli studenti più colpiti dalla dispersione sono gli stranieri, al 3,3% contro lo 0,6% degli alunni italiani, percentuale che sale al 4,2% se sono nati all’estero. Nel passaggio dalla III media alle superiori ben 34.286 ragazzi escono dal sistema scolastico, il 6,16%. La maggioranza passa alla formazione professionale regionale (4,47%), una percentuale minima va in apprendistato (0,02%) o all’istruzione parentale (0,06%), mentre l’1,61% ha abbandonato del tutto gli studi. Alle superiori la dispersione raggiunge il 4,3%, pari a ben 112.240 studenti. Con punti del 7% nel primo anno di corso. Maglia nera il Mezzogiorno con il 4,8% di abbandono, che in Sardegna, Campania e Sicilia supera il 5%. Mentre le percentuali più basse si registrano in Umbria, con il 2,9%, Veneto e Molise con il 3,1%.

I licei sono i percorsi con meno abbandoni, il 2,1%, percentuale che raddoppia negli istituti tecnici arrivando al 4,8%. Quota questa doppiata a sua volta nei professionali, dove tocca l’8,7%. Ma è nell’istruzione e formazione professionale (IeFp) che si registrano più abbandoni, il 9,5%. Tutti dati di cui la cabina di regia ha fatto tesoro, oltre ad aver «raccolto le esperienze delle scuole, esaminato decine di buone prassi di ogni parte d’Italia e in particolare il lavoro in rete tra scuole e le altre realtà educative: centri sportivi, terzo settore, parrocchie, volontariato», sottolinea Rossi Doria. Ed aver «recepito linee di indirizzo da regioni, enti locali e proposte dalle parti sociali».

Medie, gli studenti possono uscire da soli

da ItaliaOggi

Medie, gli studenti possono uscire da soli

Ok in commissione bilancio all’emendamento al dl fiscale

I minori di 14 anni potranno uscire autonomamente da scuola al termine delle lezioni, previa l’autorizzazione dei genitori o dei tutori. Il personale scolastico è in questo caso esonerato dalla responsabilità connessa all’adempimento dell’obbligo di vigilanza. Lo stabilisce un emendamento al dl fiscale approvato ieri dalla commissione bilancio del senato. Il presidente del senato, Pietro Grasso, aveva autorizzato l’emendamento nonostante la non compatibilità con il titolo del decreto in corso di conversione, una sensibilità verso «il problema dell’uscita autonoma dei minori di 14 anni» per la quale lo aveva ringraziato il presidente della VII commissione del senato, Andrea Marcucci. L’emendamento, a cui hanno lavorato pd e governo, e su cui c’è stata la convergenza degli altri partiti di maggioranza, di fatto legalizza le cosiddette liberatorie che già nella prassi venivano concesse dai genitori alle scuole e che una sentenza della Corte di cassazione ha messo in crisi. Appena il dl sarà convertito anche alla camera, nell’identica formulazione, le scuole potranno dunque ritirare le circolari con le quali imponevano al personale di non lasciar andare i minori all’uscita se non alla presenza di un adulto, genitore o tutore o delegato.

Iscrizioni, si parte il 16 gennaio. Debuttano i licei brevi

da ItaliaOggi

Iscrizioni, si parte il 16 gennaio. Debuttano i licei brevi

miur invia la circolare alle scuole con un mese di anticipo. Per l’orientamento solo una bozza

Emanuela Micucci

Anticipare le iscrizioni al prossimo anno scolastico per garantire, poi, a settembre 2018 un regolare avvio delle lezioni. Il Miur replica la strategia già sperimentata lo scorso anno premendo l’acceleratore sulla macchina ministeriale delle iscrizioni al 2018/19, così da poter meglio gestire gli esiti del prossimo concorso per i docenti che arriveranno in cattedra a settembre nel 2018.È, infatti, arrivata ieri, con un mese d’anticipo rispetto al 2017, la circolare sulle iscrizioni alle scuole per il prossimo scolastico: si avrà tempo dal 16 gennaio al 6 febbraio per iscrivere i ragazzi alla scuola dell’infanzia e al primo anno della scuola primaria, secondaria di primo e secondo grado e ai centri di formazione professionale regionali. I genitori intanto potranno registrarsi sul portale dal 9 gennaio. «Il nostro impegno è garantire anche il prossimo settembre un avvio sereno delle lezioni, con tutti i professori in cattedra», commenta la ministra dell’istruzione, Valeria Fedeli. Una nota operativa del Miur, inoltre, regola il disbrigo delle pratiche, fornendo ad esempio indicazioni sull’apertura della piattaforma Iscrizioni online e sulla proliferatura dell’identità digitale Spid necessaria per l’accesso al servizio. Una misura che dovrebbe limitare le molestie burocratiche, denunciate a più riprese dall’associazione nazionale presidi e dalle sigle sindacali della scuola. Prevista anche questo anno per la scuola dell’infanzia l’iscrizione con modalità cartacea, anche se è intenzione del ministero estendere progressivamente la procedura telematica anche a questa tipologia di iscrizioni.

Le principali novità sono introdotte per effetto dei decreti attuativi della legge 107. In particolare, per le iscrizioni alle classi prime degli istituti professionali è in via di definizione il previsto regolamento che definirà i profili di uscita degli indirizzi di studio, i risultati di apprendimento declinati in termini di competenze, abilità e conoscenze, il riferimento alle attività economiche referenziate ai codici Ateco adottati dall’Istat (art. 3, cc. 3 e 4 del dlgs 61/2017).

Intanto, per permettere alle scuole l’organizzazione efficace delle imminenti attività di orientamento, sarà resa loro nota una bozza del regolamento. Per poter frequentare una scuola primaria o media non statale non paritaria lo studente, in base all’art. 10 del decreto legislativo. 62/2017, al termine del quinto anno della primaria e alla fine della III media dovrà sostenere l’esame di idoneità come candidato privatista presso una scuola statale o paritaria o nel caso in cui richiedano l’iscrizione in una scuola statale o paritaria.

Le scuole superiori che vedranno approvati i progetti di sperimentazione del percorso quadriennale saranno informate di essere state selezionate in tempo utile per garantire l’orientamento. La scadenza per la presentazione dei progetti, infatti, era fissata per ieri, 13 novembre, e la commissione che valuterà le proposte è stata già insediata. Considerata l’importanza della piattaforma Scuola in Chiaro per la scelta da parte delle famiglie, il Miur ricorda che nel periodo delle iscrizioni le informazioni che caratterizzano ciascuna istituzione scolastica devono essere aggiornate. In particolare le scuole superiori devono indicarvi gli indirizzi di studio nuovi che intendono attivare per l’anno scolastico 2018/19.

Concorso IRC, Miur chiederà al Mef i fondi per 5mila posti

da La Tecnica della Scuola

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