Nasce la prima collana di libri realizzati dai ragazzi autistici

Redattore Sociale del 21-11-2017

Nasce la prima collana di libri realizzati dai ragazzi autistici

Il primo volume è già in libreria con Il Papero editore. Scritto, illustrato e tradotto con i simboli della Comunicazione aumentativa alternativa, da quattro giovani dell’associazione “La matita parlante” di Piacenza. Lanciata la campagna di crowdfunding per la pubblicazione di altri quattro libri .

MILANO. Michele, Luca, Alessandro e Stefano leggono molto e sanno inventare storie fantastiche, che scrivono e illustrano con grande maestria. Il loro primo libro, “La scimmia abbracciona”, è già nelle librerie con il Papero Editore. Racconta la storia di – una scimmia molto affettuosa che ha il vizio di abbracciare tutti. Il problema è che non a tutti gli animali della foresta piace essere abbracciati, anche perché a volte la scimmia manifesta tutto il suo affetto in momenti poco opportuni, come quando stringe a sé il leone proprio mentre sta per cacciare l’antilope. Non sveliamo il finale della storia, che riserva molte sorprese. Certo è che i quattro ragazzi hanno in mente molte altre storie e in programma di realizzare altri quattro libri. Ogni mattina lavorano per quattro ore nella redazione de Il Papero. “Si tratta di storie che partono dal loro vissuto – spiega Gabriele Dadati, fondatore de Il Papero editore -. Il primo libro prende spunto dalla storia personale di Michele, che ama abbracciare tutti, anche se pian piano ha capito che ci sono persone che non vogliono essere abbracciate”. Michele, Luca, Alessandro e Stefano sono ragazzi autistici e fanno parte dell’associazione “La Matita Parlante”, nata per volontà di alcuni insegnanti ed educatori del dipartimento di Salute mentale dell’Azienda Usl di Piacenza. L’obiettivo è quello di favorire la partecipazione sociale di ragazzi con disabilità, in particolare con disturbo dello spettro autistico, sia per la promozione sia per la fruizione della cultura. “La scimmia abbracciona” è il primo libro di una collana ideata, scritta e disegnata da ragazzi autistici.

Ma non è tutto. Sia “La scimmia abbracciona” sia gli altri quattro libri in cantiere sono In-Book, ossia libri illustrati, con il testo completamente tradotto in simboli, elementi fondamentali della Comunicazione aumentativa alternativa (Caa). Il sistema facilita la comprensione dei testi ai bambini con disturbi della comunicazione. Anche la “traduzione” dei testi con i simboli è stata curata dai quattro giovani autori. Per riuscire a coprire i costi della pubblicazione dei prossimi quattro libri, La Matita parlante e Papero editore hanno lanciato una campagna di crowdfunding, sulla piattaforma produzionidalbasso.com: obiettivo 5 mila euro che serviranno a coprire i costi vivi della loro realizzazione. La Matita parlante ha anche una pagina su Facebook, con tutte le informazioni sulla campagna. (dp)

MILLE STUDENTI PER PASOLINI A FIRENZE

MILLE STUDENTI PER PASOLINI A FIRENZE

XII EDIZIONE – PERFORMANCE D’AUTORE

Pier Paolo Pasolini: È impossibile dire che razza di urlo sia il mio

Teatro Aurora, Firenze-Scandicci, 24 novembre 2017

 

Mille partecipanti, tra studenti e docenti provenienti da 33 scuole di 9 regioni d’Italia, si ritroveranno al Teatro Aurora per seguire PIER PAOLO PASOLINI.

Un intellettuale fuori dal coro: senza Chiesa, senza Partito, senza Corporazione. Cristiano di formazione e sensibilità marxista eretico, ha vissuto lo scandalo dello scontro tra la natura umana con le sue esigenze ed evidenze e la storia sentita e vissuta come corruttrice, dominata ultimamente da un Potere, con la “P” maiuscola, senza volto, totalizzante.

Un Potere corruttore della natura umana, che ha indotto una mutazione antropologica del popolo, ridotto a massa dominata da un’ansia di consumo che è ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato: l’uomo acquista cittadinanza solo se “consumatore” di beni. Ma è chiaro che i beni superflui rendono superflua la vita.

La XII edizione di Performance d’Autore vuole cogliere la provocazione di questo autore tanto scomodo quanto attualissimo interprete del nostro tempo.

Interveranno al Convegno:

–          il saggista VALERIO CAPASA che introdurrà a una comprensione complessiva di Pasolini;

–          il poeta DAVIDE RONDONI penetrerà nell’esperienza drammatica di Pasolini attraverso la lettura e il commento di una sua poesia.

Nella seconda parte del convegno gli studenti porranno le loro domande e/o contributi sull’autore studiato, in un dialogo con i relatori di approfondimento e ulteriore ampliamento delle tematiche.

1917: un anno, un secolo


Nel quadro del protocollo d’Intesa La storia come esperienza di formazione, siglato tra MIUR DG Ordinamenti e Giunta centrale per gli studi storici, viene organizzato un Progetto dal titolo 1917: un anno, un secolo.
Esso intende promuovere una riflessione sulla storia de Novecento per coglierne quegli elementi di cambiamento profondo che oggi determinano contesti e fenomeni di grande rilevanza che a volte non sembrano ancora storicizzabili. Questa riflessione, che si articola su più piani (scientifico, teorica e didattico-metodologica), viene sviluppata nel progetto anche per fornire strumenti utili alla progettazione e alla pianificazione del lavoro dei docenti.
L’importanza di studiare e approfondire le tematiche del Novecento a scuola, nell’ottica del curricolo verticale e degli obiettivi da conseguire nell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, nasce dall’esigenza di fornire alle giovani generazioni strumenti adeguati per misurarsi con i fenomeni europei e internazionali e realizzare così una piena cittadinanza globale.
Il progetto consiste nella realizzazione di un corso di aggiornamento e di convegno a cui si è arrivati attraverso l’individuazione di problemi specifici che emergono assumendo il 1917 come periodizzante non solo per le vicende della “guerra delle nazioni” (come allora si diceva) ma anche per quelle successive dell’intero secolo. Attraverso questa impostazione si vuole sfuggire alla rituale retorica celebrativa, individuando – fra gli “eventi” militari, politici, sociali, economici e culturali del 1917 – quelli che hanno dato vita a dinamiche di lungo periodo, in alcuni casi “secolari”, e ad essi dedicare un’analisi anch’essa di lungo periodo, non limitata a guerra e dopoguerra.
Le relazioni presentate al Convegno forniranno così la base per un percorso di formazioneaggiornamento (destinato principalmente agli insegnanti dell’ultimo anno delle scuole secondarie di secondo grado) che verrà presentato la mattina del 23 novembre con l’indicazione di alcune delle possibili attività didattiche programmabili a partire dai temi del Convegno.
Lo schema del corso, che riconosce 25 ore di formazione, è il seguente:
23-24 novembre 2017
Partecipazione al Convegno
Dal 25 novembre al 22 gennaio 2018
Lavoro in auto formazione per l’elaborazione di progetti didattici
Laboratori con gli studenti per elaborare un poster o un prodotto multimediale
22 gennaio 2018
Presentazione dei lavori dei docenti e degli elaborati degli studenti
È previsto l’esonero dal servizio per la partecipazione ai lavori del Convegno e del 22 gennaio.


Infortunio a scuola, niente risarcimento se non c’è la prova del danno

da Il Sole 24 Ore

Infortunio a scuola, niente risarcimento se non c’è la prova del danno

di Andrea Alberto Moramarco

L’Amministrazione scolastica e il personale della scuola non sono tenuti a risarcire i danni subiti dall’alunno a seguito dell’incidente avvenuto durante l’orario scolastico, se in giudizio non si raggiunge la piena prova del nesso causale tra la patologia lamentata e l’infortunio subito. A precisarlo è la Cassazione con la sentenza 27573, depositata ieri.

La vicenda
La controversia trae origine da uno sfortunato episodio che ha coinvolto un ragazzo, il quale si era infortunato durante l’orario scolastico. In particolare, l’alunno era caduto al suolo e, in seguito a tale incidente, gli era stata diagnosticata, un paio di mesi più tardi, una epifisiolisi all’anca destra. Successivamente, la madre del ragazzo, in qualità di legale rappresentate del figlio minore, agiva in giudizio nei confronti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nonché degli insegnanti e assistenti presenti in occasione della caduta, per ottenere il risarcimento del danno alla salute occorso al figlio in conseguenza dell’incidente avvenuto in orario scolastico.

La decisione
I giudici di merito, tuttavia, si mostravano in disaccordo con la mamma dell’alunno, la quale non aveva sufficientemente e adeguatamente provato il nesso di causalità tra l’evento e il danno, ovvero tra la caduta del ragazzo e la patologia diagnosticatagli. E lo stesso fa la Cassazione, che dichiarando inammissibile il ricorso presentato dal genitore, conferma la bontà della decisione dei giudici di merito che, in applicazione delle regole di distribuzione degli oneri probatori, avevano ritenuto insussistente il nesso causale tra l’incidente e il danno lamentato. In sostanza, conclude la Corte, la madre dell’alunno non è riuscita a provare in giudizio, neanche con l’ausilio della consulenza tecnica, che effettivamente l’epifisiolisi all’anca di cui soffriva il figlio fosse riconducibile alla caduta a scuola. E l’insussistenza del nesso causale, poi, rende irrilevante la questione della riconducibilità dell’incidente occorso al ragazzo alla responsabilità del personale della scuola.

Ocse: gli studenti italiani non sanno fare squadra

da Il Sole 24 Ore

Ocse: gli studenti italiani non sanno fare squadra

di Giuliana Licini

Gli studenti italiani apprezzano a parole il lavoro di squadra, ma non sanno – o non riescono a – metterlo in pratica come fa la maggior parte dei coetanei degli altri Paesi industrializzati. A puntare i riflettori sul “collaborative problem solving” dei quindicenni è uno studio dell’Ocse, basato sui dati Pisa, che analizza le competenze degli studenti in varie fasi della loro vita scolastica.

Nella “risoluzione collaborativa dei problemi”, ovvero la capacità di ogni studente di interagire con altri, condividendo sforzi e conoscenze per raggiungere la soluzione, l’Italia è nella parte bassa della graduatoria, con un “voto” di 478 punti contro una media Ocse di 500 punti, per non parlare dei 561 di Singapore dove evidentemente il gioco di squadra va alla grande anche a scuola. L’Italia è così al 26° posto tra i 32 Paesi Ocse che hanno risposto ai test e al 31° se si includono anche i 20 Paesi partner che vi hanno preso parte.

Una competenza vera (e necessaria)

L’importanza del “collaborative problem solving” , sottolinea anche l’Ocse, va ben oltre le mura scolastiche. È la vita di ogni giorno che richiede agli individui di collaborare e in termini di occupazione sono sempre più numerosi i posti di lavoro che richiedono un alto livello di competenze sociali, mentre diminuiscono i lavori in cui bastano livelli bassi. Il non sapere, o non riuscire, a lavorare in gruppo a 15 anni, quindi, può essere un campanello d’allarme, tanto quanto lo sono le basse competenze nelle materie di studio.

Eppure, i 15enni italiani dicono di valutare il lavoro di squadra più della media Ocse, il 71% dice di preferire il lavoro in team rispetto a quello individuale (media 67%), l’88% apprezza la collaborazione con i coetanei, oltre il 90% riferisce di essere contento di ascoltare differenti prospettive (il quarto dato più alto dell’Ocse) e oltre l’85% si definisce un buon ascoltatore e dice di essere contento dei successi dei compagni di classe. Tutti ingredienti, quindi, per un buon gioco di squadra.

Invece, gli studenti italiani – con una performance simile alla Croazia e all’Ungheria – fanno peggio anche di quanto suggerirebbero i loro test Pisa (Invalsi) in matematica, scienze e lettura, già inferiori alla media internazionali. Solo uno studente su 25 (il 4%) nella Penisola raggiunge il Livello 4 (media Ocse 8%). Si tratta di studenti in grado di eseguire mansioni avanzate in problemi complessi che richiedono una collaborazione complessa, ragazzi o ragazze consapevoli delle dinamiche di gruppo e in grado di prendere iniziative o fare richieste per superare ostacoli e risolvere disaccordi. Insomma , i ‘leader’ del gruppo.

Forte divario tra Nord e Sud

Il 35% è invece sotto il livello 2 (media Ocse 28%) e si tratta di studenti che ben che vada sono in grado di portare a termine compiti di bassa complessità sia nel problema che nella collaborazione richiesta. Come accade per le competenze nelle materie di studio, d’altro canto, l’Italia si distingue per i netti divari tra le scuole, all’interno di una stessa scuola e tra le regioni, che anche nel ‘collaborative problem solving’ sono più ampi della media Ocse. Ad esempio, gli studenti di Bolzano con 512 punti sono ai primi posti della graduatoria, migliori anche dei coetanei svedesi. Brillano pure gli studenti trentini (500 punti) e se la cavano i lombardi (498), mentre i ragazzi della Campania (443) sono a fondo classifica.

È invece minore rispetto alla media il “gap” di genere che in questo caso favorisce le ragazze che superano di 23 punti (489) i ragazzi (466) contro i 29 medi Ocse. Le ragazze danno maggiore valore alle relazioni e sono più ‘generose’ nell’apprezzare i successi dei compagni/e di classe, mentre i ragazzi danno maggiore valore al lavoro di squadra e ai suoi benefici.

Come altrove nell’Ocse, in Italia gli studenti di ambito socio-economico avvantaggiato vanno meglio nel “collaborative problem solving” dei coetanei svantaggiati, ma la differenza riguarda solo l’aspetto della collaborazione ed è inferiore alla media. Da rilevare poi che i ragazzi immigrati fanno meglio dei compagni di classe non-immigrati negli aspetti collaborativi e soprattutto gli immigrati di prima generazione valutano i benefici del lavoro di squadra più degli altri.

Tra le tante variabili che influiscono nel fare squadra ci sono ovviamente anche il clima della scuola, le relazioni con i compagni, i professori e i genitori – maggiore è il dialogo e migliori sono le capacità di collaborazione -, ma dipende anche da come i ragazzi passano il tempo libero. In particolare, sono bocciati i video giochi, che fanno perdere 6 punti nella capacità di “collaborative problem solving” agli studenti che li utilizzano rispetto a quelli che li evitano. Promossi, invece, Internet, le chat e i social che migliorano le capacità di collaborazione.

Edilizia scolastica, sbloccati 2,7 miliardi

da Il Sole 24 Ore

Edilizia scolastica, sbloccati 2,7 miliardi

di Massimo Frontera

ROMA

In arrivo nuove risorse per circa 2,7 miliardi destinate all’edilizia scolastica. La luce verde si accende oggi – nella giornata nazionale dedicata alla sicurezza nelle scuole – con la firma della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli a due misure attuative.

La prima è il decreto Miur che sblocca oltre un miliardo di euro – esattamente 1,058 miliardi – nell’arco del triennio 2017-2019 (di cui 291 milioni per l’annualità 2017). Il Dm che la ministra firmerà, e invierà alla Corte dei Conti per la registrazione, distribuisce alle Regioni le risorse riservate alle scuole a valere sul maxi-fondo da 46 miliardi in capo alla presidenza del Consiglio (istituito dalla legge di Bilancio 2016, articolo 1, comma 140). I soldi serviranno in massima parte per finanziare interventi mirati alla sicurezza antisismica delle strutture. Se tutto fila liscio, le risorse saranno nella disponibilità delle regioni entro la fine di quest’anno. Il riparto vede al primo posto la Campania (con quasi 149 milioni di euro), seguita dall’Emilia Romagna (con 94,4 milioni) e dalla Calabria (con 87,5 milioni). All’ultimo posto il Molise, con 17 milioni di euro.

L’altra notizia è la firma – sempre oggi – del protocollo d’intesa tra la ministra dell’Istruzione e il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti Dario Scannapieco per attivare un nuovo maxi-prestito da destinare a interventi di edilizia scolastica. La cifra indicata nel protocollo è di 1,3 miliardi, ma le risorse erogate dalla Bei saranno di più perché si sommano ad altri 310 milioni circa previsti dal precedente accordo Bei ma non ancora “tirati” dagli enti locali. In tutto, le risorse Bei salgono dunque a 1,7 miliardi.

Il protocollo andrà poi a Palazzo Chigi per essere firmato anche dal premier Paolo Gentiloni. Il nuovo mutuo Bei viene pagato dallo Stato con 150 milioni all’anno per dieci anni. La Bei anticipa l’intero importo, mettendolo a disposizione degli enti locali (attraverso Cassa depositi e prestiti) a fronte della presentazione dei progetti e (dopo l’apertura del cantiere) del certificato di avanzamento lavori.

Il protocollo Bei anticipa il Dm Economia-Infrastrutture-Istruzione sulla programmazione nazionale di edilizia scolastica 2018-2010. Lo schema di decreto dovrebbe ricevere il parere nella conferenza unificata di domani pomeriggio (dopo una riunione tecnica nella mattinata con le Province, che avevano chiesto al governo più fondi per le scuole da loro gestite) e poi andare in firma ai ministri.

Le novità non finiscono qui. La ministra Fedeli annuncerà oggi nuovi concorsi di idee per selezionare i progetti di “scuole innovative” in sette città di Veneto, Piemonte, Calabria, Puglia e Lombardia. Il 6 novembre scorso si è chiuso il concorso lanciato dal Miur nel maggio 2016 per selezionare 50 “scuole innovative” da realizzare in varie città d’Italia con i fondi messi a disposizione dall’Inail (in conto investimenti). Tutti i progetti sono ora esposti in una mostra che si apre oggi a Roma.

Sarà inoltre annunciato anche il nome del Comune dove sarà realizzata la “scuola modello” disegnata dai ragazzi delle scuole superiori coordinati dall’architetto Mario Cucinella. Il comune sarà sorteggiato tra gli 11 comuni colpiti dal sisma (in rappresentanza delle quattro regioni colpite dal terremoto del Centro Italia) che si sono candidati a ospitare la struttura.

Infine, domani, sempre a Roma, Inarcassa (con Fondazione Inarcassa) e Miur annunciano il lancio di un fondo di rotazione che metterà a disposizione degli enti locali un milione di euro per anticipare i costi della progettazione di nuovi interventi. «Una iniziativa concreta per gli enti locali e per la sicurezza nelle scuole», sottolinea il presidente di Inarcassa Giuseppe Santoro. A fare da apripista sarà il comune di Barletta.

Collaborazione famiglia-scuola? Inizi già alla primaria

da Il Sole 24 Ore

Collaborazione famiglia-scuola? Inizi già alla primaria

di Claudio Tucci

Estensione alla scuola primaria, apertura agli studenti, maggiore chiarezza sulle sanzioni. Sono alcuni degli “emendamenti” proposti dal gruppo di lavoro istituito, nei mesi scorsi, dalla ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, con il compito di studiare come aggiornare il «patto di corresponsabilità» voluto 10 anni dall’ex ministro Fioroni per rendere effettiva la partecipazione delle famiglie alla vita scolastica dei propri figli.

Le proposte
Delle possibili modifiche al testo hanno parlato ieri al Miur Fioroni e Fedeli assieme ai rappresentanti dei Forum delle associazioni di genitori e studenti e con i componenti del team che ha lavorato per fare il “tagliando” al Patto coerentemente con i cambiamenti in atto nella società contemporanea. «Il bullismo oggi è diventato cyber», ha constatato Fioroni
ricordando che l’idea di un’alleanza scuola-famiglia prese spunto un decennio fa proprio da un grave episodio di violenza nei confronti di un alunno diversamente abile. «Ma resta attuale – ha aggiunto – la convinzione che l’educazione dei nostri figli è una missione comune di docenti e genitori. Bisogna che tutti remino dalla stessa parte».

Se è vero che tanti sono i casi di collaborazione, ce ne sono altri, infatti, in cui famiglie e scuole si scontrano. Il caso del liceo romano Virgilio, da giorni sulle pagine della cronaca, ne è una dimostrazione. «È importante ricercare i punti di massima condivisione possibile» nell’aggiornare il Patto, ha spiegato la ministra Fedeli accogliendo con favore la proposta di includere nell’alleanza anche gli studenti. «Non vogliamo norme burocratiche che poi non hanno un’anima per andare avanti», è utile un «protagonismo positivo» dei ragazzi, ha aggiunto, auspicando che entro gennaio possa essere varato il nuovo documento.

Dopo le pensioni, grana scuola

da ItaliaOggi

Dopo le pensioni, grana scuola

Oggi alla camera il vertice tra i democratici Rosato-Malpezzi e Cgil, Cisl, Uil e Snals. Pressing per risorse e 107, contratto fermo all’Aran

Alessandra Ricciardi

Dopo le pensioni, si prepara un nuovo tema caldo del confronto di fine legislatura tra governo e sindacati, quello del rinnovo del contratto della scuola. Le sigle hanno già detto a chiare lettere all’apertura del tavolo delle trattative all’Aran che non bastano gli 80 euro di aumento mensili messi in campo per tutti gli statali. Che serve uno sforzo in più per recuperare quel gap che separa i docenti italiani dai colleghi europei. E poi che un’operazione di riassetto, finanziario e normativo, va fatta anche sulla Buona scuola, riportando a contrattazione le risorse per il bonus del merito e per la formazione.

Una posizione davanti alla quale l’Aran ha preso tempo. Ufficialmente per definire il percorso anche di armonizzazione delle parti comuni del contratto che raggruppa settori fino a dieci anni fa separati (scuola, università e ricerca), ufficiosamente anche per capire quale indicazione arriva dal governo visto che i margini dati dall’atto di indirizzo non sono chiari. E le richieste sindacali ardite.

Oggi alla camera Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola e Snals-Confsal si vedranno con il capogruppo dei deputati Pd, Ettore Rosato, e con la responsabile scuola del partito, Simona Malpezzi. L’incontro servirà a capire fino a dove le parti sono disposte a spingersi. In ballo ci sono gli emendamenti da presentare alla legge di bilancio. Una grossa parte è stata già formalizzata dal partito democratico: attengono a nuove assunzioni per la scuola dell’infanzia, 2 mila tra posti comuni e sostegno, l’esonero dall’insegnamento per i collaboratori del preside, sblocco delle supplenze per gli Ata, statizzazione degli istituti musicali. Interventi diretti da un lato a dare respiro a un settore, quello dell’infanzia, tralasciato dalla riforma della Buona scuola, dall’altro al miglior funzionamento delle istituzioni scolastiche.

Ci sono però ancora sul tappeto 6 mila assunzioni Ata, maggiori aperture sulle supplenze del personale amministrativo e organici funzionali sempre per Ata e materne tra gli emendamenti caldeggiati dai sindacati con la ministra dell’istruzione Valeria Fedeli e di cui al senato, dove la legge di bilancio è entrata da ieri nella fase decisiva, non vi è traccia. Ora torneranno alla carica con i vertici parlamentari dem.

Ma la partita più sostanziosa è quella delle risorse aggiuntive. Al momento dal Pd non escludono nulla, anche se i margini – politici e finanziari – sono assai stretti. I prossimi giorni potrebbero essere decisivi anche alla luce della trattativa sulle pensioni, dove il fronte sindacale è spaccato, e della contesa per una coalizione di centrosinistra ad ampio raggio, che comprenda anche Si e Mdp.

Quello che appare ancora oggi improbabile è giungere a smontare il bonus per il merito, che suonerebbe come una retromarcia clamorosa sul percorso di attuazione della Buona scuola.

«Il dilatarsi dei tempi del confronto crea preoccupazione e semina dubbi sulla reale volontà del governo di fare il contratto», commenta Francesco Sinopoli, segretario Flc-Cgil. «In questi mesi la scuola ha pagato un prezzo salatissimo alla crisi», ragiona Pino Turi, segretario della Uil scuola, «il contratto dovrà ribaltare la situazione, è una questione di equità, deve risolvere la mutazione genetica che ha introdotto la legge 107 e tornare alla scuola della nostra Costituzione». Rimettere al centro la figura del docente, dice Elvira Serafini, segretario Snals-Confsal, «e non basta farlo a parole». L’auspicio è «che la politica rifletta sulla necessità di stanziare risorse aggiuntive», aggiunge Lena Gissi, numero uno della Cisl scuola, «e di ribadire la centralità della contrattazione per il buon funzionamento del sistema».

Alunni a casa da soli se autorizzati Spuntano nuovi oneri per il personale

da ItaliaOggi

Alunni a casa da soli se autorizzati Spuntano nuovi oneri per il personale

Via libera dal senato alla norma sulle uscite dalle medie

Marco Nobilio

Gli alunni fino a 14 anni di età potranno ritornare a casa da soli al temine delle lezioni solo previa autorizzazione scritta da parte dei genitori. Idem per quanto riguarda la salita e la discesa dallo scuolabus e il tempo di sosta alla fermata. Lo prevede l’articolo 19-bis del disegno di legge 2942, approvato in prima lettura dal senato il 16 novembre scorso. Il testo passa ora alla camera per l’approvazione definitiva. Le nuove disposizioni esonerano dall’obbligo di vigilanza il personale della scuola e gli autisti degli scuolabus. E dovrebbero servire a sedare l’ondata di panico, che si era diffusa tra gli addetti ai lavori dopo la sentenza della Corte di cassazione depositata il 19 settembre 2017 (III sezione civile n.21593).

Panico ingiustificato, perché la Suprema corte non ha mutato il proprio costante orientamento, secondo il quale, al di fuori delle pertinenze degli edifici scolastici non sussiste alcun obbligo di vigilanza. Tale indirizzo è stato ribadito, da ultimo con la sentenza n. 19158/2014, con la quale la Cassazione ha accertato la inesistenza di responsabilità a carico dei docenti in caso di infortuni occorsi agli alunni al di fuori della scuola. La Suprema corte, inoltre, sostiene costantemente che eventuali azioni risarcitorie non possano essere intentate direttamente nei confronti dei docenti e delle istituzioni scolastiche, ma possano essere rivolte solo nei confronti del ministero dell’istruzione (19160/2014).

Per contro, con la sentenza del 19 settembre i giudici di legittimità hanno semplicemente sancito il principio, secondo il quale, se nel regolamento di istituto c’è scritto che i docenti dell’ultima ora devono vigilare all’uscita degli alunni da scuola, fino a quando questi ultimi salgano sullo scuolabus, la responsabilità dell’istituzione scolastica in caso di sinistri ed infortuni degli alunni sussiste anche nel caso in cui ciò avvenga al di fuori delle pertinenze dell’edificio scolastico. Ma ciò vale solo ed esclusivamente in quelle scuole dove il regolamento di istituto estenda l’obbligo di vigilanza oltre gli oneri ordinariamente previsti dalla legge. Perché il regolamento di istituto si colloca in rapporto di specialità rispetto alla normativa generale prevalendo su quest’ultima.

Nonostante tutto ciò, a seguito di notizie diffuse a mezzo stampa, poi rivelatesi prive di fondamento, nella maggior parte delle istituzioni scolastiche si è creata l’erronea convinzione che gli obblighi di vigilanza comprendessero in via ordinaria anche la vigilanza nelle pertinenze scolastiche dopo l’uscita da scuola. E che non fosse più possibile consentire agli alunni di tornare a casa da soli.

Di qui l’intervento del governo, tramite l’inclusione dell’articolo 19-bis nel maxiemendamento al decreto fiscale, approvato dal senato il 19 settembre scorso. Che rischia di ingenerare ulteriori problemi. Prevedere con legge ordinaria che per tornare a casa da soli gli alunni fino a 14 anni debbano essere autorizzati in forma scritta dai genitori implica, infatti, che in assenza di tale autorizzazione gli oneri di vigilanza di docenti e personale Ata debbano comprendere, in via ordinaria, la vigilanza anche dopo il decorso del termine dell’orario di lezione. Ciò comporta, a sua volta, che gli alunni non autorizzati in forma scritta debbano attendere i genitori a scuola. E in caso di ritardo di questi ultimi, debbano rimanere a scuola oltre l’orario. E ciò pone ulteriori interrogativi su chi debba provvedere alla prestazione di vigilanza e, al decorso del termine dell’orario di servizio, quali responsabilità possano profilarsi in capo ai genitori inadempienti.

Allo stato attuale il contratto di lavoro non prevede oneri di vigilanza a carico dei docenti al temine dell’orario di lezione. Pertanto, ai docenti non può essere richiesto di rimanere a scuola oltre l’orario per provvedere alla vigilanza. Salvo che ciò avvenga con il previo consenso degli interessati e tramite la quantificazione degli oneri in termini di allungamento dell’orario di lavoro e relativa determinazione della retribuzione accessoria spettante. Diverso è il caso dei collaboratori scolastici che, ai sensi della tabella A del vigente contratto di lavoro (si veda area A), sono tenuti ad assicurare la vigilanza sugli alunni «nei periodi immediatamente antecedenti e successivi all’orario delle attività didattiche». Ma ciò non vuol dire che i collaboratori scolastici possano essere obbligati ad assicurare la prestazione di vigilanza senza limiti di tempo. Perché anche i collaboratori sono vincolati solo fino al decorso del termine dell’orario di lavoro. E in ogni caso, essendo tenuti a svolgere anche le loro mansioni ordinarie, se dovesse diventare prassi che il collaboratore scolastico debba provvedere alla vigilanza una volta terminato l’orario delle lezioni, ciò comporterebbe la preclusione dello svolgimento delle ordinarie mansioni di pulizia dei locali scolastici. Ma una volta esaurito anche l’orario di lavoro dei collaboratori scolastici, in capo ai genitori potrebbero profilarsi gravi responsabilità anche di natura penale.

Pensioni, il Miur gioca d’anticipo

da ItaliaOggi

Pensioni, il Miur gioca d’anticipo

Il termine per le domande potrebbe essere il 20 dicembre. Ma non è l’unica novità. L’Inps verificherà i requisiti in base al conto assicurativo

 di Nicola Mondelli 

Stanno per essere emanate con notevole anticipo le disposizioni ministeriali necessarie per consentire ad alcune migliaia di docenti e di personale educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario, ivi compresi gli insegnanti di religione, in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa vigente, di inoltrare per via telematica la domanda di cessazione dal servizio per raggiungimento del limite massimo di servizio, di dimissioni volontarie, di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale con contestuale accesso alla pensione anticipata con effetto dal 1° settembre 2018. Potrà essere utilizzata esclusivamente la procedura web Polis «istanze online» disponibile sul sito del ministero www.istruzione.it.

Le domande di trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1, comma 257, della legge 208/2015 ovvero per raggiungere il minimo contributivo continueranno invece, alla luce della bozza di circolare ministeriale, ad essere presentate esclusivamente in forma cartacea. Una forma quest’ultima da sempre consentita anche al personale in servizio all’estero.

Il numero del personale interessato ad andare in pensione si aggira, secondo una stima di Azienda Scuola, intorno alle ottantamila unità di cui un 10% per raggiunti limiti di età (66 anni e sette mesi al 31 agosto 2018). Del restante 90% un 70% sarebbe costituito da personale che potrebbe accedere al trattamento pensionistico solo a domanda perché in possesso alla data del 31 dicembre 2018 dei requisiti anagrafici e contributivi richiesti dall’articolo 24 del decreto legge n. 201/2011 e successive modificazioni. Dell’ulteriore 20% la parte più numerosa è quella femminile che al fini dell’accesso alla pensione potrebbe utilizzare l’istituto della opzione donna o anche quello dell’Ape social.

Secondo le prime indiscrezioni che trapelano dal dicastero di Viale Trastevere, e confermate in alcune sedi sindacali, il termine fissato per la presentazione della domanda di cessazione dal servizio potrebbe essere quello del 20 dicembre 2017, con un anticipo quindi di oltre un mese rispetto ai termini stabiliti negli anni precedenti.

Questo dell’anticipo non sarebbe tuttavia la sola novità sulla strada che gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado e il personale educativo ed Ata dovranno percorrere qualora fossero realmente interessati a cessare dal servizio e accedere al trattamento di quiescenza dal 1° settembre 2018.

Un’altra novità potrebbe riguardare le modalità per l’accertamento del diritto al trattamento pensionistico, accertamento che, per effetto dell’estensione su tutto il territorio nazionale delle disposizioni contenute nella circolare dell’Inps n. 5 del 11/01/2017, sarebbe effettuato da parte delle sedi competenti dell’istituto di previdenza sulla base dei dati presenti sul conto assicurativo.

Le nuove modalità per l’accertamento del diritto al trattamento pensionistico, se saranno confermate nel decreto ministeriale e nella circolare applicativa, imporranno al personale interessato, prima di presentare domanda di cessazione dal servizio, un controllo preventivo della propria posizione contributiva mediante un confronto tra i dati contenuti nel conto assicurativo Inps, conto che dovrà essere richiesto all’istituto di previdenza direttamente o tramite un patronato, e quelli presenti nel fascicolo personale depositato negli uffici della scuola ove si presta servizio. Da controllare in particolare lo stato di attuazione di domande di riscatto, di computo o di ricongiunzione presentate.

L’eventuale anticipo del termine per la presentazione della domanda di cessazione dal servizio con effetto dal 1° settembre 2018 fissato per i docenti e il personale Ata non dovrebbe invece modificare quello fissato dall’art. 12 del contratto collettivo nazionale per l’Area V della dirigenza(28 febbraio 2018) sottoscritto il 15 luglio 2010.

Caos supplenze Ata, per avere le graduatorie servono mesi E sul ricorso al personale di ruolo, la Ragioneria dice no

da ItaliaOggi

Caos supplenze Ata, per avere le graduatorie servono mesi E sul ricorso al personale di ruolo, la Ragioneria dice no

Circa 2 milioni le domande giunte nelle segreterie per concorrere a una sostituzione

Franco BAstianini

A quasi tre mesi dall’inizio dell’anno scolastico 2017/2018, il primo dei tre anni di validità delle nuove graduatorie di terza fascia di circolo e di istituto del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, secondo quanto dispone il decreto ministeriale n. 640 del 30 agosto 2017, non c’è al momento alcuna indicazione circa i tempi di pubblicazione, ancorché solo in via provvisoria, di tali graduatorie.

La difficoltà che stanno incontrando le segreterie delle scuole che hanno l’onere di esaminare e valutare la montagna di domande che entro il 30 ottobre 2017 sono state presentate in forma cartacea direttamente o mediante raccomandata con ricevuta di ritorno dagli aspiranti alle supplenze di personale Ata (le stime parlano di 2 milioni), sia per i tempi che sono necessari per la valutazione che quelli per immetterli successivamente a sistema, fanno presumere che le graduatorie definitiva potranno iniziare a essere utilizzate non prima della seconda metà dell’anno scolastico in corso.

Nel frattempo le supplenze continueranno a essere conferite, fino alla nomina dell’avente diritto da individuare nelle nuove graduatorie, dai dirigenti scolastici attingendo i nominativi dalle graduatorie di terza fascia la cui validità era stabilita fino al termine dell’anno scolastico 2016/2017.

Le incertezze sui tempi di pubblicazione delle graduatorie definitive, unitamente al silenzio su quelli di apertura della finestra, presente nelle istanze online nel sito www.istruzione.it, nella quale gli aspiranti alle supplenze dovranno indicare le trenta scuole nelle cui graduatorie chiedono di essere inseriti, non solo stanno creando un diffuso malumore tra gli interessati ma stanno anche incidendo su una corretta applicazione di un istituto contrattuale qual è l’articolo 59 del contratto scuola in vigore.

L’articolo 59 del contratto collettivo nazionale scuola dispone, come è noto, che il personale Ata in servizio con contratto a tempo indeterminato può accettare, nell’ambito del comparto scuola, contratti a tempo determinato di durata non inferiore ad un anno, mantenendo senza assegni, complessivamente per tre anni, la titolarità della sede. Nel passato l’applicazione della norma contrattuale, salvo alcune casi particolari quale è appunto quello di un ritardo indeterminato nella pubblicazione delle nuove graduatorie definitiva, non aveva incontrato difficoltà di sorte. Per effetto di tale articolo al collaboratore scolastico di ruolo che ne chiedeva la fruizione l’amministrazione scolastica offriva un contratto a tempo determinato di assistente amministrativo o assistente tecnico a tempo determinato purché di durata non inferiore ad un anno.

Nel corrente anno scolastico alcuni uffici scolastici territoriali e numerosi dirigenti scolastici hanno consentito il ricorso all’art. 59, accogliendo pertanto accolto analoghe richieste ma con la precisazione che la validità del contratto doveva intendersi fino alla nomina dell’avente titolo per effetto della la posizione occupata nella graduatoria definitiva di assistente amministrativo valida per il triennio 2017/2018, 2018/2019 e 2019/2020.

Il ricorso all’art. 59 da parte del personale scolastico di ruolo, di legge tra l’altro nella nota della Ragioneria generale dello stato, prot. n. 201898 del 13 novembre 2017, non sarebbe invece consentito non sussistendo le condizioni per il rispetto della disposizione contrattuale quella che, appunto, richiede che la nomina a tempo determinato sia di durata non inferiore ad un anno. Una tesi, quella sostenuta dalla Ragioneria generale, riscontrabile seppure indirettamente anche in alcune delibere della Corte dei conti laddove veniva evidenziato come la supplenza fino all’aventi titolo non poteva essere assimilata con quella annuale, bensì con la supplenza breve, attesa la sua natura aleatoria. Una tesi comunque non solo non condivisa ma fortemente contestata dalle organizzazioni sindacali.

Per discutere sulla situazione venutasi a creare, sia per quanto riguarda i ritardi che si registrano in tutte le scuole nella formazione delle graduatorie di terza fascia che la posizione assunta dalla Ragioneria Generale dello Stato in materia di art. 59, è previsto per domani un incontro Miur-sindacati.

Un manifesto per la scuola A 50 anni da Barbiana

da ItaliaOggi

Un manifesto per la scuola A 50 anni da Barbiana

Cgil, cisl, uil e snals contro le diseguaglianze

Carlo Forte

Un manifesto per la scuola a quasi 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione e a 50 anni dall’esperienza di Barbiana. Ad elaborarlo sono stati i sindacati Cigl, Cisl, Uil e Snals, che lo hanno pubblicato anche sui propri siti istituzionali, dai quali si può sottoscrivere on line una petizione basata sulle richieste inserite nel manifesto. Il manifesto parte ricordando che la scuola è un bene comune che appartiene al paese e non può essere oggetto di riforme non condivise e calate dall’alto. Citando l’articolo 34 della Costituzione le sigle confederali riaffermano che la scuola è aperta a tutti, anche alle nuove italiane e ai nuovi italiani e a chiunque approdi nel nostro Paese, ed è al servizio della persona e della società. In quanto tale, essa è funzionale alla rimozione delle disuguaglianze, enormemente accresciute in questi anni anche per la sottrazione di risorse operata a danno del sistema di istruzione. Cgil, Cisl, Uil e Snals proseguono facendo presente che l’istruzione, dalla prima infanzia all’età adulta, è una condizione decisiva per lo sviluppo del paese.

Per questo occorrono scelte conseguenti di investimento, a tutti i livelli, allineato alla media dei paesi Ocse. E occorrono politiche mirate, che valorizzino l’autonomia delle istituzioni scolastiche e le diverse professionalità che in esse operano, garantendo a chi lavora un trattamento in linea con il resto d’Europa in termini di considerazione sociale e riconoscimento retributivo. In più è necessario garantire una istruzione di qualità a tutti e una piena accoglienza, anche a chi proviene da culture e mondi diversi, è la premessa al riconoscimento di una piena cittadinanza. Ciò perché la scuola opera per offrire a tutte e a tutti, senza lasciare indietro nessuno, le migliori opportunità di crescita in vista di un inserimento attivo e consapevole nella società e nel mondo del lavoro. E orienta le scelte di ciascuno promuovendo talenti, vocazioni e aspirazioni di cui tutti sono portatori. La scuola, concludo i sindacati, non è un luogo di addestramento al lavoro, ma è una comunità educativa che attraverso l’incontro con la cultura, concorre a rimuovere gli ostacoli che impediscono la crescita e la realizzazione della persona, del cittadino e del lavoratore. «La scuola italiana», conclude il manifesto, «non ha bisogno di proclami o di improbabili riforme epocali, ma di concrete misure, unite ad una visione prospettica fondata su solidi principi educativi e su valori condivisi propri della Costituzione».

Contratto a rischio dopo la posizione Cgil sulle pensioni

da La Tecnica della Scuola

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Docenti neo-assunti: come iscriversi all’ambiente on-line Indire

da La Tecnica della Scuola

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Docente della primaria non può fare supplenza alla scuola dell’infanzia

da La Tecnica della Scuola

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