Genitori-professori, sopravvivere ai colloqui

da La Stampa

Genitori-professori, sopravvivere ai colloqui

In tutte le scuole d’Italia è il momento del ricevimento. Come trasformare l’incontro in un’occasione di alleanza
federico taddia

Cinque minuti, non un respiro in più: prendere o lasciare. E avanti un altro. Senza lamentarsi: a Padova la dirigente dell’Istituto Francesco Severi ha decretato non più di 180 secondi ad alunno. Con i professori costretti a buttare un occhio sul registro e l’altro sul cronometro, sotto i molteplici sguardi – dal supplichevole all’orgoglioso, passando dal severo, il rassegnato e il sorpreso – di mamme e papà.

Si è aperta la stagione dei ricevimenti generali, spauracchio di docenti e studenti, famiglie e presidi. Maratone di faccia a faccia, pomeriggi trasformati in vorticose giostre da un insegnante all’altro, prove di orientamento tra scale e corridoi alla ricerca della classe giusta e fantasiose lotterie per accaparrarsi il posto. A volte tramite numerino come alle poste, altre dietro complicata iscrizione tramite registro elettronico e altre ancora affidandosi alla regola del chi prima arriva prima entra, tra malumori e sorpassi.

La paura

Non un momento di approfondimento – per quello esistono i ricevimenti settimanali – ma uno strumento di comunicazione del profitto e del comportamento dell’alunno: molto scuole sintetizzano così le finalità dell’appuntamento, che per la maggioranza dei genitori rimane comunque una delle poche occasioni dell’anno in cui confrontarsi con gli insegnanti. «Le giornate di colloquio servono per renderci conto che i nostri figli non sempre sono come li immaginiamo noi – spiega Matteo Bussola, padre e autore del best seller Sono puri i loro sogni, un’appassionata lettera sul rapporto tra casa e scuola – Spesso capita di guardare l’insegnante e chiederti: «Ma di chi mi sta parlando questo qui?». Ci si può porre di fronte a questo spaesamento in due modi: accogliendolo come un’opportunità per vedere meglio i nostri ragazzi – che magari all’esterno si comportano in maniera anche molto diversa da come li conosciamo noi, il che fa parte del normale processo di crescita e della volontà di rendersi autonomi – o rifiutarlo con la scusa che l’insegnante non conosce «veramente» nostro figlio, mentre noi e solo noi sì.

I ricevimenti sovente sono più temuti dai genitori che dai figli: «Hanno paura di scoprire situazioni di cui erano all’oscuro o di venire umiliati – aggiunge Maura Manca, psicologa e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza – I colloqui sono un’opportunità, una risorsa per sapere realmente ciò che accade in classe e per capire come intervenire. Il modo migliore per prepararsi è parlare con i figli, chiedendo onestà da parte loro per evitare di trovarsi davanti a sorprese che poi non si sanno gestire». Non farsi assalire dai sensi di colpa, non aggredire gli insegnanti, non mettersi in competizione con gli altri genitori, non solidarizzare né troppo con i figli, prendendo sempre le loro difese e né troppo con i professori dando loro sempre ragione. E, fondamentale, appuntarsi ciò che viene riferito, per riportare correttamente le informazioni ai figli e all’altro genitore.

L’alleanza

«Anche per noi è un momento delicato: abbiamo il privilegio di osservare giorno per giorno i ragazzi, e la restituzione di quello che vediamo è un compito denso di responsabilità». Parole di Enrico Galiano, docente di lettere a Pravisdomini (PN), autore del romanzo per young adult Eppure cadiamo felici e della webserie Cose da prof. «Per instaurare un dialogo costruttivo è fondamentale iniziare dagli aspetti positivi: se parto dalle critiche mamme e papà si sentono immediatamente giudicati e c’è il rischio di inquinare la comunicazione. Credo poi che il docente dovrebbe fare molte domande, per avere un quadro più completo e sfaccettato della persona che ogni mattina si trova davanti». Ma non solo: sta all’insegnante individuare le lacune, senza nasconderle e offrendo consigli utili per affrontarle. «Non basta il solo “potrebbe fare di più” – sottolinea la Manca – Serve concretezza, perché a volte i genitori non sanno da dove partire e hanno bisogno di indicazioni precise». «Ai professori vorrei dire solo una cosa: capiteci – conclude Bussola – La nostra apparente diffidenza deriva dal fatto che avete a che fare con la cosa al mondo che ci sta più a cuore: i nostri figli. Non guardateci come avversari, riscopriamoci come alleati, nel rispetto dei reciproci ruoli. Solo così potremo farcela: insieme».

Abbattere il muro invisibile che separa lavoro e istruzione

da La Tecnica della Scuola

Abbattere il muro invisibile che separa lavoro e istruzione

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 54/134 del 17 diembre 1999, ha designato il 25 novembre come “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”


Giornata internazionale per l’eliminazione
della violenza contro le donne
Evento Miur-“Cortile dei Gentili”
intervengono la Ministra Valeria Fedeli
e il Cardinale Gianfranco Ravasi

Sabato 25 novembre,in occasione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il “Cortile dei Gentili”, nell’ambito del progetto del “Cortile degli Studenti”, hanno organizzato un momento di dialogo con studentesse e studenti delle scuole superiori romane. Sarà proprio il Ministero ad ospitare l’evento presso la Sala della Comunicazione, in viale Trastevere 76/A a Roma, dalle ore 10.

Nel corso dell’evento, al quale prenderanno parte la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli e il Cardinale Gianfranco Ravasi, si esibirà l’Associazione Opera Liquida, la compagnia teatrale della I Casa di Reclusione Milano Opera, che porterà in scena “Undicesimo comandamento: uccidi chi non ti ama”, spettacolo che si propone di incoraggiare le donne vittime di violenza a reagire utilizzando gli strumenti legislativi esistenti.

La rappresentazione sarà seguita da un dibattito, moderato dalla giornalista Paola Saluzzi, che vedrà la Ministra Fedeli e il Cardinal Ravasi dialogare con le studentesse e gli studenti. Uno scambio di idee attraverso il quale le ragazze e i ragazzi saranno spronati ad analizzare le origini del fenomeno e a chiedersi cosa, nel loro quotidiano, possono fare per porre fine alla violenza e a ogni comportamento aggressivo e discriminatorio.

L’iniziativa conferma l’attenzione che istituzioni e società devono e vogliono dare al tema della violenza contro le donne, fenomeno strutturale che, per essere contrastato, richiede l’impegno di tutte e tutti – a partire proprio dagli
uomini – in modo tale da produrre un reale cambiamento culturale, di atteggiamenti e di comportamenti.

Un impegno, questo, che vede la scuola in primo piano, anche grazie al Piano per l’educazione al rispetto e alle Linee guida per la parità tra i sessi e contro la violenza di genere previste dalla legge 107/2015, presentate dal Miur lo scorso 27 ottobre.

Con questo evento, anche il “Cortile dei Gentili” rinnova nuovamente il proprio impegno sul tema; già lo scorso marzo, infatti, nell’ambito del “Cortile degli Studenti – Prepotenza e Paura”, ha coinvolto 300 liceali in una riflessione sulla violenza fisica, sessuale e psicologica e sulla mancanza di spiritualità e solidarietà nella società occidentale.


Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, sui social del Miur la campagna di sensibilizzazione

In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che si celebrerà il 25 novembre, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, da oggi e fino a sabato, rilancerà sui propri profili social i contenuti chiave delle Linee guida nazionali per la promozione dell’educazione alla parità tra i sessi e la prevenzione della violenza di genere, presentate ufficialmente dalla Ministra Valeria Fedeli lo scorso 27 ottobre, nell’ambito del lancio del Piano nazionale per l’educazione al rispetto.

Le Linee guida, previste in attuazione del comma 16 della legge 107 del 2015, sono state messe a punto da un Gruppo di esperti istituito presso il Miur e offrono alle scuole “uno strumento culturale importantissimo per combattere le disuguaglianze e gli stereotipi: la legge 107 punta a rendere centrale l’educazione al rispetto e alla libertà dai pregiudizi, riconoscendo dignità a ogni persona, senza esclusioni, nell’uguaglianza di diritti e responsabilità per tutte e tutti”, ha ricordato la Ministra.

Insieme all’hashtag della campagna per l’educazione al rispetto, #Rispettaledifferenze, il Ministero utilizzerà in questi giorni anche quello che accompagna la Giornata del 25, #Noviolenzacontroledonne, con lo scopo di sensibilizzare scuole, studentesse e studenti, famiglie su questo tema. Oggi la pubblicazione della prima cartolina: “La violenza sulle donne è un fenomeno strutturale della società e l’educazione alla parità tra i sessi è uno strumento fondamentale per prevenirla. In questa sfida, che riguarda tutte e tutti, il protagonismo maschile è centrale. La scuola per la prevenzione della violenza sulle donne. #RispettaLeDifferenze. #Noviolenzacontroledonne”.