Transizione al digitale: ci sono obblighi per le scuole?

Transizione al digitale: ci sono obblighi per le scuole?

Negli ultimi giorni, si sono diffuse notizie relative all’imminente scadenza del termine per la nomina del responsabile alla transizione digitale, da parte di tutte le Amministrazioni Pubbliche. Tale adempimento, da attuare entro il prossimo 31 dicembre, è ricordato dalla circolare n. 2/2017 dell’Agenzia per l’Italia digitale. La fonte di legge è indicata nell’art. 17 del Codice dell’Amministrazione Digitale.

Ad avviso di ANP, tale disposizione non è applicabile alle istituzioni scolastiche, per i seguenti motivi:

  • il c. 1 dell’art. 17 del CAD prevede che la “transizione alla modalità operativa digitale e i conseguenti processi di riorganizzazione finalizzati alla realizzazione di un’amministrazione digitale e aperta” sia affidata “a un unico ufficio dirigenziale generale”;
  • il c. 1-ter specifica che “il responsabile dell’ufficio di cui al comma 1 è dotato di adeguate competenze tecnologiche, di informatica giuridica e manageriali e risponde, con riferimento ai compiti relativi alla transizione, alla modalità digitale direttamente all’organo di vertice politico”.

Ancora una volta, risulta evidente che si tratta di una norma pensata “a scala” delle Amministrazioni Centrali e non delle istituzioni scolastiche, che non hanno al proprio interno uffici dirigenziali generali e non rispondono all’organo di vertice politico.

Ad ogni buon fine, abbiamo provveduto a formulare uno specifico quesito all’AGID: vi terremo informati degli sviluppi della questione. Nel frattempo, vi invitiamo a non assumere iniziative irreversibili e probabilmente non dovute, che potrebbero determinare – oltre ai carichi di lavoro – aggravi erariali.

LEGGE 107/2015, CON SENTENZA CONSULTA SU CONCORSI CROLLA PRIMO MATTONE

LEGGE 107/2015, CON SENTENZA CONSULTA SU CONCORSI CROLLA PRIMO MATTONE

“Con la bocciatura da parte della Corte Costituzionale del comma 110 dell’articolo 1 della legge 107/2015, cede un mattone importante della riforma. A questo primo crollo ci auguriamo ne seguano altri, così da demolire i pilastri su cui si fonda la ‘Buona Scuola’, primo fra tutti la chiamata diretta dei docenti”. Così il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio, commenta la sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegittima l’esclusione dai concorsi dei docenti di ruolo in servizio nelle scuole statali”.

SOSTITUIREMO ALTERNANZA CON “APPRENDIMENTO IN AZIONE”

SCUOLA: SOSTITUIREMO ALTERNANZA CON “APPRENDIMENTO IN AZIONE”
 
M5S presenta risoluzione in Commissione Cultura: Stop sfruttamento e manodopera a basso costo, 
più fondi per formazione di alta qualità fuori dall’aula
 
Roma 6 dicembre 2017: “Abbiamo in mente di invertire il paradigma della formazione professionale, letteralmente vanificato dall’impostazione che questo Governo ha dato all’alternanza scuola lavoro. Il costante ripetersi di esperienze di precariato o lavoro non retribuito relega i giovani ad una frustrazione precoce invece che proiettarli in un’opportunità di crescita personale e lavorativa. A quest’impianto, quando saremo al governo, sostituiremo quello dell’Apprendimento in Azione per tracciare un percorso continuativo, lineare e trasparente di formazione. La formazione non può essere divisa in tappe o in “alternanze”; serve, piuttosto, un percorso integrato disciplinare, di cittadinanza e di competenze spendibili professionalmente. Il World Economic Social Forum ci ha ricordato che il 65% dei bambini che oggi si iscrivono a scuola, al termine del proprio percorso di studi, svolgerà un lavoro che oggi non esiste. Ma al futuro dei nostri ragazzi dobbiamo pensare adesso”.
 
I deputati M5S della commissione Cultura hanno presentato una risoluzione per impegnare il Governo a ridefinire l’alternanza scuola lavoro “Apprendimento in Azione” e sottolineano con Luigi Gallo primo firmatario della risoluzione come: “Il nuovo Apprendimento in Azione è uno dei punti programmatici sull’Istruzione che il MoVimento 5 Stelle realizzerà una volta al governo. Abbiamo denunciato in più di un’occasione quanto fosse sbagliato aumentare le ore obbligatorie di alternanza senza aumentare le risorse disponibili. I percorsi di formazione sono diventati un onere burocratico e organizzativo troppo eccessivo per le scuole mentre le aziende non hanno ancora spazi e personale adatto a garantire una formazione di qualità e in totale sicurezza. L’alternanza, quindi, si è trasformata in una vera e propria legittimazione di forme di manodopera a basso costo e di sfruttamento giovanile. A questa visione distorta e parziale dei percorsi di formazione professionale contrapponiamo quella dell’Apprendimento in Azione, con la previsione di percorsi di orientamento per il personale scolastico e di più fondi per l’uso di spazi all’aperto o al chiuso in cui svolgere attività educative sul territorio, premiare l’innovazione didattica, coinvolgere i pedagogisti e incentivare le imprese ad investire in formazione”.

Invalsi: italiani promossi in lettura, tra i più bravi in Ue

da Il Sole 24 Ore

Invalsi: italiani promossi in lettura, tra i più bravi in Ue

di Alessia Tripodi

Alunni italiani promossi in lettura: con un punteggio medio di 548, gli scolari di quarta elementare superano «significativamente» la media dei Paesi Ocse (541) e dei Paesi europei (544) nelle prove di apprendimento della lettura (Pirls, Progress in International Reading Literacy Study). I più bravi sono gli alunni del Nord e, in generale, le femmine vantano risultati leggermente migliori dei maschi (+7 punti). Meno brillanti, invece, le performance sul fronte della lettura on line, dove gli italiani si piazzano decimi su 14 paesi. Sono i dati dell’indagine Pirls condotta dall’Invalsi su 3.900 bambini, rappresentativi di 520mila studenti di quarta elementare, nell’ambito di una rilevazione internazionale della Iea che mette a confronto 50 Paesi. Rilevazione che, per la prima volta quest’anno, valuta anche la capacità dei ragazzi di leggere testi informativi sul web, misurata con la prova ePirls.

Performance in linea con Ue
Gli alunni del Nord Ovest (con 562 punti ) e Nord Est (557) raggiungono punteggi medi significativamente più alti della media nazionale, mentre al Sud (538) e nel Sud-Isole (525) punteggi significativamente più bassi.
La perfomance dell’Italia, dice Invalsi,è in linea con quella di diversi Paesi Ue – Germania, Svezia, Paesi Bassi, Portogallo, Ungheria, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca- e inferiore alla Federazione Russa (581 punti) e a Hong Kong e Singapore che, insieme a Irlanda, Finlandia, Polonia e Irlanda del Nord, vantaggi un punteggio superiore a 560 punti.

Italiani migliorati di 7 punti dal 2001
Le prestazioni degli studenti italiani sono migliorate dal 2001 al 2016, con un aumento di 7 punti nella scala complessiva di lettura, che – sottolinea Invalsi – è avvenuto contestualmente a un «aumento significativo» della proporzione di studenti immigrati, passati nello stesso periodo di tempo dal 2% al 10%.

Ambiente familiare e scolastico influenzano i risultati
Secondo i dati, chi vive in famiglie in cui ci sono almeno 100 libri (8% bambini in Italia) ottiene risultati migliori (595), rispetto a chi a casa ha meno di 25 volumi (6% con 507 punti). Punteggi più alti anche nelle scuole in cui ci sono più famiglie benestanti, in cui i problemi disciplinari o di sicurezza non sono rilevanti (59% degli istituti) e dove l’ambiente è molto sicuro e tranquillo (20%). Sulla performance incide infine anche la lettura personale al di fuori dell’orario scolastico: il risultato è migliore tra chi legge ogni giorno (41% dei bambini, che ottengono un punteggio medio di 554) rispetto a chi legge una o due volte al mese (16%; 517).

I livelli di rendimento
La scala di lettura proposta agli studenti è stata suddivisa in quattro livelli di difficoltà delle domande, corrispondenti ad altrettanti livelli di capacità di lettura: livello Avanzato, Alto, Intermedio e Basso. Raggiunge il livello avanzato l’11% degli italiani, valore non lontano dalla percentuale media dei Paesi Ue e Ocse e analoga a quella di Paesi come Germania, Nuova Zelanda e Danimarca.
La quasi totalità degli studenti italiani (98%), spiega poi Invalsi, riesce a rispondere almeno ai quesiti più semplici di Pirls, percentuale in linea con quella dei Paesi in cima alla classifica, non distante dalla media Ue (97%) è leggermente più alta della media Ocse (96%).

Più deboli sul web
Nei test di lettura on line (ePirls), che hanno coinvolto 14 Paesi, l’Italia si piazza al decimoposto con un punteggio di 532, ben superiore a quello di Slovenia, Portogallo, Georgia ed Emirati Arabi Uniti. Ma al di sotto di Singapore (che vanta 588 punti), Norvegia e Irlanda (entrambi 560 punti). A livello internazionale, dice l’indagine, in 11 Paesi su 14 la differenza di rendimento nella lettura on line tra maschi e femmine è «statisticamente significativa» e in favore delle femmine. Mentre in Italia, lo scarto tra femmine e maschi non è significativo. La percentuale di studenti italiani che raggiunge il Livello Avanzato – rispondendo con successo ai quesiti più difficili di ePirls – è del 6%, la metà rispetto alla media degli studenti degli altri Paesi. Mentre, anche in questo caso, alle domande più facili di ePirls riescono a rispondere quasi tutti i ragazzi italiani ( 98%).

Il confronto tra carta e Web
Invalsi ha anche messo a confronto i risultati ottenuti dagli studenti alle prove ePirsl (lettura di testi online) con quelli ottenuti alle prove di lettura “tradizionale” Pirls. I ragazzi di Danimarca, Stati Uniti, Singapore, Emirati Arabi Uniti, Norvegia, Israele e Svezia ottengono risultati migliori nella lettura online-ePirls, mentre quelli di Portogallo, Georgia, Slovenia e Taipei Cinese hanno risultati migliori nelle prove Pirls. Anche gli studenti italiani mostrano migliori performance nelle prove su “carta” (punteggio medio 5496) rispetto a quelle sul web (punteggio medio 532) .

Legalità e merito, parte progetto con le scuole

da Il Sole 24 Ore

Legalità e merito, parte progetto con le scuole

di Claudio Tucci

Diffondere la cultura della legalità tra i banchi di scuola, favorendo lo scambio di principi etici e una condivisione di esperienze tra studenti Luiss e alunni di istituti di primo e secondo grado di tutt’Italia, e valorizzare il merito.

Il progetto
È questo l’obiettivo del progetto messo a punto da Luiss, Anac, Csm e Dna, con il ministero dell’Istruzione, che coinvolgerà oltre 60 studenti universitari “tutor della legalità” in 21 scuole italiane da Nord a Sud. L’iniziativa è stata presentata ieri alla Luiss e prenderà il via a febbraio 2018. Previsti incontri con i protagonisti dell’anticorruzione, attività per favorire l’integrazione sociale e la cittadinanza attiva. «L’alleanza tra scuola, università, magistratura e forze ordine può e deve funzionare di più», ha osservato il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini. Insieme «aiutano a far crescere la consapevolezza che viviamo in un tornante della storia” da cui “o si riparte dalla formazione dei giovani e della crescita della consapevolezza oppure i rischi che corriamo sono molto elevati».

I commenti
«I nostri studenti – ha spiegato Paola Severino, rettore della Luiss – hanno accolto con entusiasmo l’iniziativa. Avranno occasione di riflettere sui concetti di cittadinanza attiva, giustizia e responsabilità individuale, acquisire consapevolezza su come promuovere cambiamenti sociali attraverso azioni concrete e costruire con gli allieve delle scuole una cultura della legalità, intesa come impegno civile e senso della collettività». Il compito degli studenti Luiss in qualità di tutor sarà quello di organizzare alcuni cicli di incontri e costruire un vero e proprio “laboratorio per la legalità”, presso le sede degli istituti coinvolti, dopo aver scelto autonomamente gli argomenti da affrontare e approfondire. Insomma, «si tratta di una grande opportunità per tutti», ha concluso il dg della Luiss, Giovanni Lo Storto.

Mobilità, nessuna rivoluzione in vista

da ItaliaOggi

Mobilità, nessuna rivoluzione in vista

Chiesta ai sindacati la proroga del contratto dello scorso anno

Marco Nobilio

Mobilità: tutto come l’anno scorso. Per ridurre i tempi di attuazione delle procedure di mobilità a domanda (trasferimenti e passaggi di cattedra e di ruolo) l’amministrazione ha chiesto ai sindacati di prorogare la vigenza del contratto dell’anno scorso.

Nessuna modifica, dunque, salvo eventuali chiarimenti sulle questioni più controverse da inserire direttamente nell’ordinanza che vi darà attuazione. Anche in questa materia, dunque, il governo ha intenzione di accelerare i tempi per capitalizzare la velocizzazione delle procedure in termini di consenso elettorale.

Mentre scriviamo, i rappresentanti dei sindacati rappresentativi, Cigl, Cisl, Uil, Snasl e Gilda-Unams sono a viale Trastevere per definire gli ultimi elementi e poi firmare. La Gilda ha già fatto sapere che non firmerà, non avendo sottoscritto nemmeno il contratto dello scorso anno per la netta opposizione al sistema della chiamata diretta.

L’accordo è un compromesso tra la necessità di applicare le disposizioni contenute nella legge 107/2015, sulla scelta dei docenti da parte dei dirigenti, e la possibilità, per i docenti, di mantenere o acquisire la titolarità della sede. Beneficio, quest’ultimo, che consente loro di non essere assoggettati al sistema della chiamata diretta. Che prevede, peraltro, anche la scadenza triennale dei contratti di incarico una volta accettata la proposta del dirigente scolastico all’esito della chiamata diretta.

Fin qui la questione del contemperamento tra legge 107/2015 e contratto. L’accordo dell’anno scorso, in fase di proroga per quest’anno, prevede, anche altre limitazioni rispetto al passato. Come per esempio la cancellazione della fase comunale. Che preclude ai titolari di una scuola del comune di godere di una sorta di precedenza di fatto rispetto a coloro che si muovono da altri comuni della provincia, in riferimento a movimenti all’interno del comune. E riduce a cinque le preferenze esprimibili dagli interessati in ciò limitando fortemente le probabilità di ottenere il trasferimento mantenendo il diritto alla titolarità della sede.

Il contratto prevede anche la cancellazione del diritto, per i docenti delle scuole secondarie, di scegliere la sede scolastica in luogo dell’istituzione scolastica nel suo complesso. L’accordo prevede, inoltre, la possibilità del passaggio di cattedra o di ruolo nei licei musicali per i docenti di musica che vi abbiano già insegnato come supplenti o utilizzati.

La pensione è vicina, ma i contributi sono scomparsi

da ItaliaOggi

La pensione è vicina, ma i contributi sono scomparsi

Tutta colpa di una rielaborazione del sistema legato al passaggio dall’Inpdap all’Inps

La notizia contenuta nel decreto ministeriale n. 919 del 23 novembre 2017 e nella circolare ministeriale di pari data con prot. n. 50436 secondo cui l’accertamento del diritto al trattamento pensionistico sarà effettuato direttamente delle sedi competenti dell’Inps sulla base dei dati presenti sul conto assicurativo entro i termini che saranno comunicati successivamente con nota congiunta Miur/Inps, sta creando scompiglio tra i docenti e il personale educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario che si apprestano a presentare, entro il 20 dicembre, la domanda di cessazione dal servizio e, anche in un secondo momento, quella di accesso al trattamento pensionistico con decorrenza 1° settembre 2018.

A causarlo è soprattutto la constatazione che i dati presenti allo stato nel conto assicurativo dell’Istituto di previdenza quasi sempre non riportano, in particolare, tutti o parte dei periodi di servizio non di ruolo né i relativi contributi previdenziali versati. Una discrepanza questa, tra quanto riportato nel conto assicurativo del singolo dipendente scolastico è quanto risulta dai certificati di servizio rilasciati dall’amministrazione scolastica, che l’Inps attribuisce ad una rielaborazione del sistema resosi necessario a seguito del passaggio dei contributi pensionistici dall’ex Inpdap all’Istituto di previdenza assicurando nel contempo che sarà superata attraverso il confronto con i dati contenuti nel conto assicurativo con quelli a disposizione degli uffici scolastici e territoriali.

Un’assicurazione che tuttavia non sembra essere sufficiente ad evitare che lo scompiglio possa trasformarsi in un vero e proprio panico che si comincia già a manifestare nell’affannosa ricerca della documentazione che attesti tutti i periodi di servizio prestati sia in ruolo che fuori ruolo oltre a quelli per i quali negli anni passati era stata chiesta, eventualmente, la ricongiunzione (per periodi di lavoro prestato nel settore privato), il riscatto( corso di laurea o altri titoli utili a pensione) o il computo appunto dei servizi di pre ruolo o equiparati prestati sia nelle scuole pubbliche che in altre pubbliche amministrazioni.

Al panico si sta sommando anche il timore di non riuscire a salire sull’ultimo treno, datato 2018, che consente di accedere al trattamento pensionistico sia di vecchiaia che anticipato utilizzando i requisiti anagrafici e contributivi richiesti dal decreto legge 201/2011(la cosiddetta riforma Fornero). Non poter prendere quel treno significherebbe infatti essere costretti a rimanere in servizio per almeno un altro anno scolastico.

Anche per salire sul treno della «opzione donna», istituto che consente l’accesso alla pensione anticipata, è importante che le interessate verifichino se nel conto assicurativo dell’Inps risultino le anzianità contributive richieste (pari o superiori a 35 anni) e possedute entro il 31 dicembre 2015. La certezza del possesso della anzianità contributiva richiesta assume notevole importanza considerato che quel treno è, al momento dato, autorizzato a viaggiare sono fino al 2018.