Social, sì, ma…

Social, sì, ma…

di di Maurizio Tiriticco

 

Enrico Franceschini e Ilaria Venturi pubblicano su “la Repubblica” dell’11 dicembre 2017 un interessante articolo, “Niente apostrofo siamo social”, in cui descrivono le più frequenti modifiche a cui oggi assistiamo nella parola scritta. Nel sommario leggiamo: “Cambia l’ortografia dalla Gran Bretagna all’Italia. Abbreviazioni ed emoticon cancellano la punteggiatura”. E riportano alcuni esempi, ormai più che diffusi: qual è, po’, cè nè, un’amico, un altro, perche’. E riportano un’affermazione di Massimo Arcangeli, autore di un saggio sulla “solitudine del punto esclamativo”, secondo il quale “la comunicazione digitale amplifica la perdita tra oralità e scrittura”.

Il che mi fa pensare che, in fatto di linguaggio, alle tradizionali modalità comunicative – e differenze – che riguardano il parlare, l’ascoltare, il leggere, lo scrivere, il transcodificare (passare da un codice comunicativo a un altro: disegnare, dipingere, suonare, ecc.), occorre aggiungerne un’altra, quella indotta dai cosiddetti social: ad esempio, l’uso sempre più frequente di WhatsApp (sembra, comunque, che tra breve WhatsApp cesserà il supporto su diverse piattaforme mobili). Insomma, si sta affermando una forma nuova e diversa di scambio comunicativo, che non ha ancora un nome, ma della quale chi si occupa di linguistica a livello scientifico deve tenere il debito conto.

Chi è solito scrivere ed è passato nel tempo dalla carta/penna alla macchina da scrivere e poi al computer conosce bene le differenze che corrono tra la carta/penna, appunto, e la carta stampata. Ricordo le mie fatiche, ai tempi in cui facevo lavori redazionali, quando dovevo sistemare testi manoscritti o scritti con la Lettera22, ai fini della stampa tipografica. Per non dire anche oggi dei tanti testi scritti al computer, nei quali l’autore non usa il mostra/nascondi (quel “mostra tutto” a forma di P maiuscolo rivoltato) e che il redattore deve per forza risistemare prima della stampa.

Fin qui (debitamente senza accento!) si tratta di considerazioni di uso, direi, perfino banali, ma penso che siano necessarie altre considerazioni, che riguardano proprio la lingua e il suo uso, quotidiano e non. Una riflessione mi viene suggerita dai compiti scritti dei nostri studenti. Una prima considerazione riguarda la calligrafia, o meglio la grafia, perché in effetti lo scritto non suggerisce, di fatto, e non trasmette nulla di “bello”!. In primo luogo rilevo l’uso molto diffuso dello stampatello: lettere, quindi, non collegate tra di loro. Com’è noto, la scrittura manuale richiede la continuità tra una lettera e un’altra e lo spazio solo tra una parola e un’altra. Se, invece, si ricorre allo stampatello, questa continuità non esiste! E non so – voglio essere estremamente prudente – quanto questo fenomeno possa corrispondere ad una sorta di discontinuità del pensiero produttivo. In secondo luogo, laddove si usa il normale corsivo, le cosiddette zampe di galline sono assolutamente dominanti. Eppure una volta, per lo meno fino al secolo scorso, il corsivo era veramente un corsivo. Conservo lettere di miei antenati di fine Ottocento e dei primi del Novecento, le quali sono scritte con una grafia corsiva ineccepibile!

Ora non so! Ricordo che nelle mia prima classe elementare la maestra insisteva con le pagine di “a”, di “e”, di “u” e così via, prima di farmi scrivere “ape”, “uva”. “oca”, fino a quella famigerata “aiuola”, che era un po’ la prova del nove per tutti noi poveri alunni! Solo in età più matura ho poi appreso e compreso che tra carta, penna, mano, occhio e cervello corre un rapporto continuo e dialettico e che il saper scrivere non è indifferente al saper pensare.

Concludendo, mi chiedo e chiedo a chi ne sa più di me: questo frenetico digitare sul cellulare ad ogni piè sospinto non finisce con il produrre effetti negativi sulla formulazione stessa del pensiero? La parola scritta, come sappiamo – nonostante le profonde diffidenze che nutriva Platone – non è una semplice trasposizione del pensiero su carta, ma è in grado di indurre e produrre attenzione e riflessioni che in genere non si hanno quando si parla. Quanti insegnanti hanno a che fare con un alunno, sempre pronto a dire la sua, il quale invece, di fronte a una foglio su cui deve comporre un qualcosa, guarda in aria e si morde la penna prima di riuscire a scrivere un esile pensierino!

Insomma! La frenesia scrittoria indotta dai social non rischia di ottundere, con il tempo, quella competenza riflessiva e produttiva che la scrittura in genere – e penso da sempre – provoca e induce? E Massimo Arcangeli ha forse ragione?

Contratto Istruzione e Ricerca

Contratto Istruzione e Ricerca: il Governo rispetti i patti e i tempi. Il 14 dicembre saremo di nuovo in piazza

La trattativa per il rinnovo contrattuale del comparto “Istruzione e Ricerca” di fatto non è neppure cominciata e già si fanno filtrare notizie che non lasciano presagire nulla di buono.

Anzi, ci arrivano voci secondo cui al comparto e in particolare al settore Scuola, non verrebbero destinati neppure gli 85 euro medi mensili pattuiti con l’Accordo del 30 novembre 2016 fra Governo e Sindacati, considerata l’esiguità della media retributiva sulla quale verrebbero calcolati gli aumenti contrattuali.

Ciò è inaccettabile.

Inaccettabile perché noi abbiamo chiesto risorse aggiuntive non solo per avvicinare gli stipendi del personale di questo comparto a quelli dell’analogo personale europeo, ma anche per recuperare quanto gli stipendi hanno perso in questi dieci anni di blocco salariale.

Inaccettabile perché in particolare gli stipendi dei docenti e del personale della scuola hanno subito un taglio reale medio del 7,3%, a causa del blocco degli scatti d’anzianità e del taglio dei fondi d’istituto. Basta leggere i dati ufficiali del MEF per averne la prova: la media retributiva del personale della scuola  è passata dal 2009 a oggi da 30.570 a 28.343 euro.

Gli accordi scritti di Palazzo Vidoni del 30 novembre 2016, dai quali è passato più di un anno, spendono parole chiare sul piano giuridico ed economico e di esse rivendichiamo il rispetto. Il contratto deve riprendere il suo primato su materie come valorizzazione professionale, organizzazione del lavoro, salario accessorio, mobilità e formazione. Gli aumenti medi non devono essere inferiori a 85 euro mensili e occorre ridurre la distanza salariale a favore degli stipendi più bassi.

Se i patti e i tempi non verranno rispettati sarà inevitabile la mobilitazione.

Insieme a Cisl Scuola, Uil Rua e Snals Confasl abbiamo già fissato il primo appuntamento per giovedì 14 dicembre in piazza Montecitorio.

Identità e ruolo dell’ispettore

Identità e ruolo dell’ispettore
Note a margine di un convegno Treelle

di Agostina Melucci

Si è svolto a Roma,  ospitato dal MIUR il 5 u.s., un importante convegno organizzato da TREELLE sulla funzione ispettiva. La meritoria iniziativa del convegno ha rapresentato intrinsecamente un segno di risveglio dell’attenzione verso questa figura da un ventennio piuttosto trascurata e numericamente quasi estinta. La tesi prevalente della proposta  è stata quella  di un “nuovo Ispettorato per assicurare la qualità di tutte le scuole”  entro uno scenario di forte rilevanza della valutazione nel sistema scolastico.

 

Era da una trentina d’anni che non si registrava l’organizzazione di un convegno di carattere nazionale sulla figura e la funzione degli ispettori scolastici, alias ispettori tecnici, alias dirigenti tecnici. Alias che non hanno giovato né all’autopercezione né alla comprensione esterna del nostro status e del nostro ruolo, un po’ come accaduto con direttori didattici e presidi ora definiti anonimamente dirigenti scolastici.

Nel frattempo, il numero di quelli in organico era calato dai 625 del 1990 ai 440 del 2001, ai 301 del 2011 agli attuali 191; in organico, appunto, poiché molti posti sono sempre rimasti scoperti per il blocco del turn over, alcuni dirigenti tecnici svolgono anche funzione di provveditori, altri hanno un distacco presso qualche organizzazione, alcuni –teoricamente assegnati agli USR- lavorano principalmente per la sede centrale del MIUR. Di fatto fino a tre anni fa quelli effettivamente in servizio presso le sedi regionali non superavano la quarantina. Poi vi è stato un piccolo concorso che ha alleviato la situazione  (49 reclutati con il  concorso del 2008  che, sommati a 7 reduci del concorso del 1989,  arrivano a 56)  e vi sono state nomine  (68 di cui 12  con contratto ex cc. 5bis e 6  D.lgs 165/2001  e   56  ex c.94, art.1  Legge 107/2015)  ma il numero è calato di anno in anno, come quello dei rinoceronti bianchi dell’isola di Giava.  E soprattutto precipitava  –differentemente da quanto avveniva in altri Stati europei- la rilevanza del corpo ispettivo nella realtà e nell’immaginario della scuola. Come evidenziato nel convegno cui si fa riferimento dal titolo stesso della relazione di R.Drago,  “C’erano una volta gli ispettori”. Praticamente una lapide.

 

Meritoria dunque l’iniziativa della Treelle finanziata dalla fondazione della Cassa di Risparmio delle province lombarde (a proposito di ispettori…..). La  Treelle è un’organizzazione che, come rilevato dal presidente Oliva nell’apertura del convegno, ha sempre dedicato molta attenzione allo status e al ruolo degli ispettori e al sistema di valutazione. Nella visione del prof. Oliva il compito degli ispettori -che il Presidente Treelle torna opportunamente a chiamare con il loro nome- è quella di valutatori del sistema nella sua complessità e nei soggetti che ne fanno parte come dirigenti scolastici. L’Ispettorato non dovrebbe assolvere a compiti di supporto alle scuole; questi, secondo il Nostro,  dovrebbero essere dell’INDIRE, purchè potenziato.

La stima del numero di ispettori necessari (quantità variabile a seconda dei compiti che si intendono assegnare)  andrebbe da 350 a 450 unità con un costo di 45-60 milioni di euro. Tale spesa inciderebbe per una percentuale che va dallo 0,09% e lo 0,12% della spesa statale per l’istruzione statale  che si aggira sui 50 miliardi.

Il tipo di attenzione mostrato dalla TREELLE è forse dovuto alla cultura propria dell’organizzazione, preoccupata secondo un’ottica specifica dell’ efficienza ed efficacia dell’azione delle scuole e dell’Amministrazione scolastica  e del perfezionamento  del Sistema Nazionale di Valutazione. Si tratta peraltro di tematiche cui la costellazione scolastica si sta dedicando con impegno e ogni contributo esterno merita di essere ascoltato.

 

Mi limito a  ripercorrere gli aspetti, a mio giudizio principali, inerenti la funzione ispettiva che emrgono dalla proposta TREELLE,  ampiamente illustrata nel Quaderno presentato in sede di convegno (1).

Dopo il discorso di Rosario Drago, già preside e poi dirigente tecnico incaricato, in cui si è tracciata una gustosa microstoria della funzione e del suo declino dai fasti del primo Novecento all’evanescenza della fine secolo e particolarmente dei primi due decenni del nuovo, Jaap Scheerens – Professore Emerito Università di Twente, Paesi Bassi, ha condotto un ampio prospetto della situazione degli ispettori scolastici in 6 paesi europei con particolare riferimento all’efficienza e all’efficacia della loro azione. Queste,  perseguite già ora da personale con alto livello scientifico e adeguate esperienze nel settore dell’istruzione, potranno essere ulteriormente elevate grazie a un’organizzazione specifica della loro azione (Ispettorati)  in autonomia ma anche in sinergia  con altri apparati valutativi come, in Italia, l’INVALSI.

Il supporto al miglioramento, scrive Schereens  nel suo contributo pubblicato nel Quaderno  (“Per un sistema ispettivo efficiente ed efficace: considerazioni generali”), sta “guadagnando popolarità”;  l’autore è  tuttavia piuttosto scettico e la considera una funzione aggiuntiva rispetto a quelle principali. In tale ruolo, l’ispettore oltre a  restituire  i risultati della valutazione  assume la funzione di “consulente, consigliere, sostegno per le scuole”.    Funzione  controversa in quanto pone l’ispettore in una posizione di coinvolgimento, da “amico critico”  attenuandone il carattere di terzietà rispetto a quello di controllo e valutazione e intaccandone “il lato severo dell’essere valutati e giudicati”.

Anche Ettore Acerra, coordinatore nazionale degli Ispettori, ha inquadrato facendo riferimento al DM 753/2014 la situazione attuale della funzione ispettiva come dedicata principalmente alla valutazione ma comprendente anche  funzioni di indirizzo e supporto tecnico-scientifico alle scuole e all’Amministrazione. Va ripensato il ruolo della funzione ispettiva e delle sue strutture di coordinamento (segreterie tecniche centrali e periferiche) anche  ai fini della formazione (principalmente autoformazione, data la mancanza di un piano nazionale specifico per la categoria) e di un’attività non dispersa tra mille richieste di intervento ma efficace nel conseguimento degli obiettivi più rilevanti.

Giorgio Allulli, consulente della Commissione UE,  ha riferito  delle proposte Treelle. Tali proposte  sono l’esito di un lavoro condotto da Giorgio  Allulli stesso,  Giuseppe Petrolino e da Jaap Scheerens e coordinato da Attilio Oliva.   Ne riporto di seguito gli aspetti che mi sembrano essenziali :

-Istituzione di una Direzione generale dell’ispettorato, incardinata nel Ministero dell’Istruzione, con vocazione tecnica e autonomia funzionale. Al suo vertice andrebbe un Ispettore capo (Direttore generale, I fascia)  da cui dipendono tutti gli ispettori e si articolerebbe in: ufficio studi e ufficio organizzativo (reclutamento, formazione, gestione del personale, valutazione, protocolli di visita…).

– L’Ispettore capo presenta annualmente  al Ministro una Relazione  sull’attività svolta e ogni tre anni un Rapporto sulla valutazione delle scuole con relative proposte di miglioramento.

-Non rientrerebbe in via ordinaria  fra i compiti degli Ispettori la funzione di supporto per il miglioramento delle scuole.

-Revisione del profilo professionale con approfondimento anche  delle competenze in materia di valutazione e analisi quanti-qualitativa.

 -Reclutamento con concorsi triennali seguiti da corso-concorso  e commissione prevalentemente composta da Ispettori.

– Partecipazione limitata nel tempo dei Dirigenti scolastici alla funzione ispettiva.

– Funzioni prevalenti: valutazione esterna delle scuole;  valutazione dei dirigenti scolastici; ispezioni disposte; consulenza  tecnica per il Ministero; autogoverno del corpo ispettivo. Rotazione triennale degli incarichi per ciascuna delle funzioni previste dal profilo.

La Ministra Valeria Fedeli ha concluso il convegno  apprezzando lo sguardo europeo condotto dalla ricerca sfociata nella pubblicazione del Quaderno  e nel convegno, ospitato al MIUR;  ha  ritenuto utile  l’ emanazione di un nuovo Atto di indirizzo  nella prospettiva di rinnovare la  funzione  volta ad  non solo a valutare ma anche ad accompagnare sul piano culturale e tecnico-scientifico i processi di  cambiamento. Ciò implica  nuovi modelli organizzativi e di reclutamento  e  la necessità di formazione. Ha sottolineato l’importanza per il MIUR di  avvalersi di un Rapporto annuale riguardo la valutazione delle scuole.

 

Parere personale*

Ho assunto la funzione ispettiva nelle Marche il 14 marzo del 1991, a seguito del superamento di un concorso indetto nel 1989. La mia biografia professionale vede la ricerca costante di temi di cultura generale e  di pedagogia come di identità professionale;  tanti altri colleghi, in questi decenni, hanno condotto  ricerche, elaborato “manifesti”.  Ricordo con piacere  l’azione meritoria di un’ottima associazione quale è stata l’ANITPI,   associazione che andrebbe riportata a nuova attività. Certo i tempi sono più che maturi per ridefinire la funzione ispettiva-tecnica, in un contesto di autonomia delle istituzioni scolastiche,  di avvio del Sistema Nazionale di Valutazione, di innovazioni introdotte dalla Legge 107 del 2015.

Condivido la proposta di TREELLE riguardo la ripresa e l’autorevole rilancio dell’ idea di  istituire  una Direzione generale autonoma e un Ispettorato, inteso quest’ultimo quale autonomo organismo strutturato  non solo in funzione del controllo delle scuole ma anche della promozione di cultura, dell’innovazione, della ricerca.  Gli ispettori della P. I., alias dirigenti tecnici,  vanno ovviamente impiegati  per la patologia dei casi individuali ma soprattutto per l’orientamento culturale e il miglioramento della qualità delle scuole nei settori in cui la loro preparazione scientifica e tecnica e l’indipendenza di giudizio possono costituire un elemento di impulso e di qualificazione dell’autonomia scolastica.

Requisito per il rilancio della qualità della scuola è il ritenere indispensabile la funzione ispettiva, migliorandone le condizioni di efficienza operativa attraverso un’ adeguata dotazione di personale,  la possibilità di costante formazione, il disporre di mezzi e locali adeguati;  cio’ risulta ancora più necessario in particolare con la scuola dell’autonomia ove è  indispensabile ridefinire, rinnovandola, anche la funzione di controllo esercitata dall’Amministrazione.

Il controllo,  al di fuori ovviamente delle “Ispezioni disposte”, potrebbe essere inteso  e agito quale conoscenza strutturata “in loco” e di offerta in termini di supporto, promozione, accompagnamento, suggerimento.

Gli ispettori intendono porsi come soggetti pensanti e vigilanti nell’interazione costante con le scuole.  In questa prospettiva,  invitano a intendere anche le riforme e le innovazioni come assunzione (non ricevimento dall’alto) di una forma nuova: oltre la lettura dei testi normativi, nella realtà dovranno essere pensate e progettate in primo luogo dalla scuola stessa, chiamata a dar prova di capacità autoprogettuale entro cornici eticamente e scientificamente fondate.

E’ importante che siano organizzati seminari nazionali, anche in ottica europea, almeno due volte l’anno, alcune volte magari insieme ai dirigenti amministrativi e a una rappresentanza dei dirigenti scolastici. E’ “buona prassi” in Emilia-Romagna, da diversi anni organizzare periodicamente incontri congiunti con le due anime dell’Amministrazione.

Occorre  che gli ispettori possano produrre e far valere una elaborazione culturale alta come base della progettazione nazionale, regionale, provinciale  e dello stesso modus operandi  dei vari Uffici, in modo da riportare la cultura e la persona realmente al centro di massimo impegno teleologico dell’organizzazione scolastica.

Un  buon servizio ispettivo può essere l’inizio di una forte ripresa della nostra scuola, come di ogni altra funzione dello Stato. In vista di questa gamma di fini dobbiamo impegnarci per un forte rilancio della nostra missione, da svolgersi nella pienezza di esercizio di quello spessore culturale, di quella fondazionalità scientifica, di quella serenità di valutazione e di espressione e di quella  terzietà che caratterizzano da sempre lo status e le competenze ispettive. Da sempre, ma con particolare attualità oggi.


(1)  cfr. Quaderno n.14,    Un nuovo Ispettorato per assicurare la qualità di tutte le scuole, Genova, Dicembre 2017, TREELLE

*Ho ripreso anche alcune considerazioni tratte da un documento di qualche anno fa (2008) del direttore generale Raimondo Murano e degli ispettori Amilcare Bori, Gabriele Boselli e Contardo Romano.

Riforma PA e Sistema integrato Educazione e Istruzione in CdM

Il Consiglio dei ministri, nel corso della seduta dell’11 dicembre 2017, ha approvato

  • tre decreti legislativi che introducono disposizioni integrative e correttive ai decreti di attuazione della riforma della pubblica amministrazione
  • l’Adozione del Piano di azione nazionale pluriennale per la promozione del Sistema integrato di educazione e di istruzione

RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Il Consiglio dei ministri, su proposta della Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia, ha approvato, in esame definitivo, tre decreti legislativi che introducono disposizioni integrative e correttive ai decreti di attuazione della riforma della pubblica amministrazione.

Di seguito le principali innovazioni introdotte.

1. Razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato

2. Codice dell’amministrazione digitale

Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179, recante modifiche e integrazioni al Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n 82, ai sensi dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

Il decreto integra e modifica alcune disposizioni del Codice dell’amministrazione digitale, in conformità a quanto previsto dalla legge delega, al fine di accelerare l’attuazione dell’agenda digitale europea, dotando cittadini, imprese e amministrazioni di strumenti e servizi idonei a rendere effettivi i diritti di cittadinanza digitale.

Le linee portanti del nuovo intervento legislativo sono:

  • a.proseguire nell’opera di razionalizzazione delle disposizioni contenute nel Codice dell’amministrazione digitale e di deregolamentazione già avviata con il precedente intervento;
  • b.rafforzare la natura di “carta di cittadinanza digitale” della prima parte del Codice, concentrando in essa le disposizioni che attribuiscono a cittadini e imprese il diritto a una identità e a un domicilio digitale, quello alla fruizione di servizi pubblici online in maniera semplice e mobile-oriented, quello a partecipare effettivamente al procedimento amministrativo per via elettronica e quello a effettuare pagamenti online;
  • c.promuovere integrazione e interoperabilità tra i servizi pubblici erogati dalle diverse amministrazioni;
  • d.garantire maggiore certezza giuridica in materia di formazione, gestione e conservazione dei documenti digitali;
  • e.rafforzare l’applicabilità dei diritti di cittadinanza digitale e accrescere il livello di qualità dei servizi pubblici e fiduciari in digitale;
  • f.promuovere un processo di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico e garantire un utilizzo più efficace dei dati pubblici attraverso moderne soluzioni di data analysis.

3.Riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le Autorità portuali


PIANO PLURIENNALE PER LA PROMOZIONE DEL SISTEMA INTEGRATO DI EDUCAZIONE E DI ISTRUZIONE

Il Consiglio dei ministri, su proposta della Ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca Valeria Fedeli, ha deliberato l’Adozione del Piano di azione nazionale pluriennale per la promozione del Sistema integrato di educazione e di istruzione, a norma dell’articolo 8 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, concernente l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni.

Il Piano definisce, per un triennio, la destinazione delle risorse finanziarie disponibili per il consolidamento, l’ampliamento e la qualificazione del Sistema integrato di educazione e istruzione sulla base di indicatori di evoluzione demografica e di equilibrio territoriale. Inoltre, prevede interventi in materia di ristrutturazione edilizia, gestione dei servizi educativi per l’infanzia e formazione del personale educativo e docente, al fine di consolidare ed ampliare la rete di tali servizi, agevolando la frequenza su tutto il territorio nazionale e prevedendo altresì l’inclusione di tutte le bambine e di tutti i bambini con disabilità.

Sul Piano, che prevede anche le azioni di competenza di Regioni ed enti locali, è stata sancita l’Intesa in sede di Conferenza unificata.


Istruzione da 0 a 6 anni, da Cdm via libera al Piano nazionale
Fedeli: “Nuovo sistema è vera svolta culturale”

Via libera definitivo, oggi, in Consiglio dei Ministri, al Piano nazionale pluriennale di azione per la promozione del sistema integrato di istruzione da 0 a 6 anni. Nel Piano sono contenuti principi e regole per dare seguito a una delle principali novità previste dalla legge 107 del 2015 (Buona Scuola) che, per la prima volta, ha sancito la nascita di un sistema integrato di istruzione per la fascia 0-6 anni, stanziando risorse specifiche per il potenziamento dei servizi offerti alle famiglie, per l’abbassamento dei costi sostenuti dai genitori, per garantire alle bambine e ai bambini pari opportunità di educazione, istruzione e cura, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche e culturali.

“Il sistema integrato 0-6 anni rappresenta un cambiamento culturale importante, una vera svolta che mette al centro i diritti dei più piccoli – ricorda la Ministra Fedeli -. Le istituzioni, d’ora in poi, lavoreranno insieme, con risorse certe e regole condivise, per offrire alle famiglie strutture e servizi ispirati a standard uniformi su tutto il territorio nazionale, per aumentare i servizi e sostenere i genitori, per dare alle bambine e ai bambini maggiori opportunità di accesso a un’istruzione di qualità fin dalla nascita. Quando a gennaio abbiamo deciso di portare avanti i decreti attuativi delle legge 107 lo abbiamo fatto nella consapevolezza che sono una parte estremamente qualificante della riforma. E il decreto sul sistema 0-6 anni ne è una chiara dimostrazione”.

Il Piano è stato approvato oggi sulla base di quanto previsto dal decreto legislativo 65 del 2017, uno dei decreti attuativi della Buona Scuola, e contiene gli obiettivi strategici del nuovo sistema: il 33% di copertura della popolazione sotto i 3 anni di età, la presenza di nidi in almeno il 75% dei Comuni, la qualificazione universitaria per le insegnanti dei nidi, la formazione in servizio per tutto il personale, il coordinamento pedagogico fra nidi e scuole dell’infanzia, la riduzione delle rette. Per il primo anno di attuazione sono stati già stanziati 209 milioni (saranno 239 milioni a regime), i cui criteri di riparto hanno avuto il via libera in Conferenza Unificata lo scorso 2 novembre e che, dopo il via libera di oggi, saranno assegnati agli Enti Locali, sulla base della programmazione già fatta pervenire dalle Regioni.

Linee guida diritto studio alunni fuori dalla famiglia di origine

Siglate l’11 dicembre 2017 al MIUR le Linee guida per il diritto allo studio delle alunne e degli alunni fuori dalla famiglia di origine


La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, e la garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Filomena Albano, hanno siglato l’11 dicembre 2017 al MIUR le Linee guida per il diritto allo studio delle alunne e degli alunni fuori dalla famiglia di origine frutto di un Protocollo sottoscritto a maggio per garantire “Pari opportunità nell’istruzione per le persone minori d’età”.

Le Linee guida sono dedicate a tutte quelle alunne e quegli alunni che si trovano, per ragioni diverse, a volte in modo definitivo e talvolta solo provvisoriamente, fuori dalla famiglia d’origine. Si tratta quindi di: bambine e bambini, ragazze e ragazze che sono in affidamento familiare per difficoltà della famiglia di origine a prendersi cura dei figli; alunne e alunni che sono ospiti, provvisoriamente, nelle strutture dei sistemi di protezione (comunità familiari, case famiglia, comunità educative, comunità sociosanitarie) perché non è possibile disporre di un affidamento familiare; minori stranieri non accompagnati, in forte aumento negli ultimi tre anni; ragazze e ragazzi sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria minorile in ambito penale.

A queste alunne e a questi alunni viene per la prima volta dedicato uno strumento specifico per l’accoglienza all’interno del sistema di istruzione, una cassetta degli attrezzi, una bussola pedagogica per le e gli insegnanti sulla via dell’inclusione. Un modello educativo che si basa sulla convinzione che la presenza di alunne e alunni provenienti da contesti sociali e biografici di complessità diverse può essere un’opportunità e un’occasione di cambiamento per tutta la scuola.

“Le Linee guida siglate oggi – sottolinea la Ministra Fedeli – sono il frutto di un impegno preso insieme all’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Questa firma rappresenta un momento importante: stabiliamo interventi operativi per strutturare percorsi didattici ed educativi che mirino al pieno sviluppo di ogni giovane, al di là della sua storia personale, delle condizione economiche della sua famiglia, della sua provenienza geografica. E confermiamo che confermare la straordinarietà del nostro sistema di istruzione e formazione: un sistema che accoglie, include, non lascia indietro nessuno, ponendo le basi di società di eguali diritti e pari opportunità, in cui i valori fondanti della nostra Costituzione – e faccio riferimento in particolare all’articolo 3 di questa – non rimangono enunciazioni di principio, ma trovano concreta attuazione nella vita delle cittadine e dei cittadini”.

“Numerosi e diversificati sono gli ostacoli che rendono difficile, alle ragazze e ai ragazzi allontanati dalla propria famiglia di origine, il poter realizzare il proprio percorso di istruzione e formazione. Queste Linee guida possono contribuire a superarne alcuni – sottolinea la Garante Filomena Albano -. In primo luogo  offrendo al personale scolastico elementi di conoscenza generali sul funzionamento del sistema di tutela dei minorenni. Accanto a ciò fornendo utili indicazioni per semplificare, rendere possibili e strettamente aderenti alle necessità individuali, le attività connesse alle varie fasi del percorso scolastico (iscrizione; scelta della classe d’ingresso; definizione dei tempi di inserimento, scelta dell’orientamento scolastico). Con la speranza – prosegue Albano – di ridurre il più possibile, se non proprio di eliminare, quegli elementi discriminatori che contribuiscono ad aggravare una situazione di per sé complessa e confidando nello spirito di resilienza e consapevolezza che i bambini e i ragazzi dimostrano di avere”.

Le Linee guida sono state elaborate  e redatte da un gruppo composto da rappresentanti del Miur e dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza con l’apporto prezioso e partecipato delle principali associazioni impegnate su queste tematiche. Contengono indicazioni e suggerimenti concreti, a tutti i livelli, dalla governance tra istituzioni diverse, con una chiara e necessaria definizione di  “chi fa che cosa”, alla gestione della classe e delle relazioni tra gli allievi, agli aspetti pratici e amministrativi relativi all’iscrizione a scuola, all’inserimento in classe, alla documentazione del percorso scolastico, spesso molto frammentato, all’orientamento scolastico e al bisogno di percorsi di avviamento al lavoro.  Pertanto la peculiarità di questo documento è di aver posto l’attenzione sulle alunne e gli alunni fuori famiglia a conferma dell’attenzione  della scuola italiana alla centralità della persona in relazione con l’altro.

Premio Nazionale delle Arti 2016/2017

Lunedì 11 dicembre 2017, alle ore 21, il Teatro Argentina di Roma ospiterà la serata finale del Premio Nazionale delle Arti 2016/2017, organizzato dalla Direzione Generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore del MIUR per sostenere la formazione artistica e promuovere l’eccellenza delle studentesse e degli studenti del sistema AFAM (Alta formazione artistica, musicale e coreutica) nel campo delle arti.

Ad aprire questa dodicesima edizione sarà la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli. Seguiranno le esibizioni delle studentesse e degli studenti dell’Accademia Nazionale di Arte Drammatica, l’esecuzione della “Sinfonia n. 9 in mi minore” di Dvořák da parte dell’Orchestra Sinfonica Nazionale dei Conservatori, diretta da Alessandro Cadario, e quella di “Capriccio Italiano” di P. I. Čajkovskij ad opera della stessa orchestra e del Corpo di ballo dell’Accademia Nazionale di Danza, guidato dal coreografo Mario Piazza.

Durante la serata, inoltre, verranno premiati i vincitori del Premio.

L’evento è realizzato con la collaborazione del Conservatorio “Ottorino Respighi” di Latina, del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, del Conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone – CREA, dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche – ISIA di Faenza, dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’amico” e dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma.