Mancato pagamento stipendi ai supplenti

Mancato pagamento stipendi ai supplenti: il Governo ripete la vergogna degli anni passati. Vogliamo soluzioni immediate

Da anni ormai, ad ogni Natale, puntuale arriva la cattiva notizia per i supplenti della scuola: se avete lavorato da settembre a dicembre, sarete pagati a gennaio dell’anno prossimo. E ogni anno viene addotta una ragione diversa.

Quest’anno gli emolumenti maturati dall’inizio dell’anno scolastico sono bloccati da NoiPA, nonostante le scuole abbiano proceduto correttamente e per tempo ad inserire i contratti e questi risultino autorizzati. Sussisterebbe, infatti, un problema con l’elaborazione dei contratti da parte di NoiPA, che avrebbe rallentato tutta la procedura di liquidazione delle retribuzioni spettanti. Questi stipendi non saranno liquidati neppure con l’emissione speciale prevista per il prossimo 13 dicembre.

È una situazione che non può essere accettata. E chiediamo una soluzione immediata del problema. Ritardi, disfunzioni, palleggiamenti di responsabilità fra uffici avrebbero dovuto essere eliminati tanto più da una amministrazione che voglia meritare il rispetto.

Chiediamo alle amministrazioni competenti di porre fine a questa ingiustificata e ingiustificabile vessazione nei confronti dei precari della scuola, che al disagio di un rapporto di lavoro instabile spesso aggiungono anche quello di prestare in servizio lontano da casa e dalle proprie famiglie, senza nessun’altra fonte di sostentamento.

Per conto nostro tuteleremo in ogni sede i lavoratori colpiti pesantemente da questa ennesima débâcle amministrativa.

E. Di Brango – V. Romano, Brigantaggio e rivolta di classe

Di Brango Enzo, Romano Valentino, Brigantaggio e rivolta di classe. Le radici sociali di una guerra contadina, Nova Delphi, Roma 2017

di Salvatore Lucchese

Coerentemente alla perdita d’incidenza della storiografia accademica sulla costruzione del senso storico comune, negli ultimi anni anche il dibattito storiografico sul Sud d’Italia ha travalicato gli ambiti strettamente universitari per coinvolgere registi, giornalisti, blogger e studiosi di varia formazione e di diverso orientamento politico-culturale.

Che la ricerca storica conosca una notevole moltiplicazione dei soggetti, dei luoghi e delle forme della comunicazione che la promuovono e la divulgano, indubbiamente, è un dato positivo in una società aperta e pluralista quale deve essere una società democratica in cui tutti i cittadini sono chiamati non solo ad acculturarsi ma anche a partecipare in modo diretto ed attivo al dibattito pubblico, all’incremento ed alla diffusione delle conoscenze.

Che questo avvenga prescindendo dal rigore critico-metodologico della ricerca, invece, è un aspetto negativo, che, tuttavia, non va contrastato con abiure e scomuniche da parte degli accademici nei confronti di coloro che sono bollati come ‘neofiti’, ‘dilettanti’ ed ‘usurpatori’ di quella che viene considerata una prerogativa professionale di ‘casta’ (?), ma deve essere fronteggiato sul terreno specifico della ricerca storica con dettagliate ricostruzioni, solide documentazioni e rigorose argomentazioni aperte al confronto critico, entrando nel merito e nel metodo delle questioni e non già screditando sul piano personale o su quello ideologico – si veda l’utilizzo a mo di grimaldello della categoria omnicomprensiva di neo-borbonici – i sostenitori di tesi opposte.

La monografia Brigantaggio e rivolta di classe di Enzo Di Brango e Valentino Romano risponde ai requisiti di rigore critico-metodologico, in quanto i due studiosi, già autori di altri testi sull’argomento in questione, espongono la loro tesi circa la matrice socio-economica delle “insorgenze” contadine nel Mezzogiorno post-unitario sulla base di una precisa prospettiva storiografica, la teoria del conflitto tra classi, desunta sia dalla “marxiana” e non “marxista” concezione materialistica della storia incentrata sui rapporti socio-economici sia dalla teoria dahrendorfiana, che fa leva sui rapporti di autorità. Dunque, una prospettiva storiografica il cui perno consta in un’articolata teoria del conflitto socio-economico-politico da loro correttamente utilizzata come metodo di ricerca e non come prontuario ideologico-politico da cui dedurre aprioristicamente cause e conseguenze degli eventi storici, prescindendo, così, dalla loro attenta e scrupolosa ricostruzione su base documentaria.

Chiarita la prospettiva da cui analizzano e ricostruiscono gli aspetti del brigantaggio post-unitario, per una loro adeguata comprensione e valutazione storiografica, Di Brango e Romano collocano gli avvenimenti del decennio 1860-1870 in un arco temporale molto più vasto, dalla rivoluzione napoletana del 1799 alla rivolta di Palermo del 1866, facendo leva sui principali contributi critici sull’argomento in questione, tra gli altri, numerosi i riferimenti ai testi di Molfese e Pedìo, e su un uso intelligente d’inedite fonti di archivio, quali quelle militari, giudiziarie e prefettizie, di cui sono preliminarmente vagliate criticamente la credibilità e l’attendibilità tramite la chiarificazione della collocazione prospettica degli estensori e, soprattutto, la congruenza o meno al contesto storico di riferimento.

Ne segue che la tesi dei due storici circa le origini sociali del brigantaggio da loro interpretato nei termini di una “guerra contadina”, si contrappone sia alla lettura neo-borbonica sia a quella delinquenziale degli stessi avvenimenti, con argomenti non ad nominem, bensì ad questionem, evidenziandone limiti e contraddizioni, come quando, ad esempio, la precisazione della collocazione geografica delle insorgenze contadine post-unitarie nelle aree agricole in cui predominava la proprietà latifondista ne dimostra la radice sociale e ne smentisce quelle identitarista ed antropologico-criminale, che, invece, avrebbero dovuto provocare le insurrezioni e gli atti di banditismo delinquenziale anche nelle zone urbane meridionali se non in modo omogeneo nell’intero Sud d’Italia.

In sintesi, di contro alle letture faziose e pregiudiziali degli ultimi anni, la documentata monografia di Di Brango e Romano è un’accurata ricostruzione critico-storiografica della genesi, degli sviluppi e della conclusione del brigantaggio, che si pone come un testo fondamentale sull’argomento in questione, offrendo anche dei notevoli spunti sia per capire le origini storiche del familismo e del privatismo meridionali, ed oggi non solo meridionali, sia per rilanciare una prospettiva di ricerca incentrata sull’analisi dei conflitti tra classi. Prospettiva finalmente sottratta alle letture dogmatiche e faziose datane in passato più per esigenze di giustificazione ideologica di scelte di potere che per un’effettiva ricostruzione rigorosa del passato tesa alla comprensione critica del presente in vista della costruzione condivisa e libertaria del futuro.

La scuola e il suo territorio: biblioteche e archivi scolastici

Biblioteca Luigi De Gregori

La scuola e il suo territorio: biblioteche e archivi scolastici
Seminario di studi
Roma, 12 dicembre 2017
Sala della Comunicazione del MIUR

Biblioteche scolastiche: le radici del futuro
Ore 9,30-13
COORDINA
Vincenza Iossa, Biblioteca Luigi De Gregori, MIUR
INTERVENGONO
Carmela Palumbo, Capo del Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e
strumentali, MIUR
Donatella Solda, Ufficio di Gabinetto, MIUR
Biblioteche scolastiche innovative, i think tank del futuro: centri di informazione e documentazione anche in ambito digitale-
#azione 24 PNSD
Carla Guetti, Direzione per gli Ordinamenti Scolastici, MIUR
Le Biblioteche e gli archivi nel rinnovamento della scuola italiana – percorsi formativi, D.Lgls 60/2017
Fabio Venuda, Università degli studi di Milano, Associazione Italiana Biblioteche
“Fare” le biblioteche scolastiche, tra realtà e innovazione
Manuele Gianfrancesco, laureato in “Storia contemporanea”, Sapienza Università di Roma
Per una storia delle biblioteche scolastiche in Italia
Antonietta Corea, Liceo classico Pilo Albertelli di Roma
Una storia di biblioteca

Ore 14,30-18
Alla scoperta degli archivi scolastici: percorsi di ricerca e valorizzazione dal territorio romano
INTRODUCE E COORDINA
Lidia Piccioni, Sapienza Università di Roma
INTERVENGONO
Elisabetta Reale, MIBACT, Direzione Generale per gli Archivi
Nina Quarenghi, Istituto romano per la storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza-Irsifar
Gli archivi scolastici: una miniera di voci, il caso della “Francesco Crispi” a Monteverde
Eva Masini, laureata in “Storia contemporanea”, Sapienza Università di Roma
Dai registri di una scuola elementare alla struttura sociale di un quartiere, il caso della “Fratelli Bandiera” a piazza Bologna
Elena Sasso d’Elia, studentessa in “Scienze storiche”, Sapienza Università di Roma
I “ragazzi del ‘99”, dai banchi del liceo alle trincee
Nicoletta Valente, Memoria – Servizi Archivistici, Roma
Le carte della scuola a Roma e nel Lazio: dal censimento alla fruizione

LA FILOSOFIA SIN DAL PRIMO CICLO SCOLASTICO?

Campidoglio, martedì 12 dicembre alle ore 9 al via il convegno “Imparare a pensare”, la Filosofia sin dal 1° ciclo scolastico

Martedì 12 dicembre a Roma, nella Protomoteca del Campidoglio, si svolgerà una giornata di lavoro e studio sul tema “La filosofia sin dal primo ciclo scolastico-Imparare a pensare: la sfida educativa nella società globale”, organizzato dall’Istituto Comprensivo “Borgoncini Duca” di Roma in collaborazione con Roma Capitale, Città metropolitana, Biblioteche di Roma e la sezione romana del CRIF (Centro di Indagine per la ricerca filosofica).

L’iniziativa parte da una rete di scuole romane – coordinate dall’I.S. Borgoncini Duca – che da due anni ha già avviato nella scuola primaria e secondaria di primo grado l’introduzione di un’ora settimanale di pratica filosofica. Nella mattinata, oltre alle esperienze dei docenti e dirigenti scolastici coinvolti e di una sessione con gli studenti dell’istituto, interverranno nella giornata di studio studiosi e docenti universitari in prima fila nella diffusione della Filosofia, a cominciare dalla D.S. dell’Istituto promotore, prof. Anna Maria Lamberti, dal prof. Luciano Lanna (docente di Lettere alla secondaria di primo grado) e dal maestro Salvatore Conforti.

A introdurre i lavori sarà il prof. Antonio Cosentino, pioniere dell’introduzione in Italia della Philosophy for Children. Nel pomeriggio, due tavole rotonde. Alle 14.30, “Verso una nuova paideia: il ruolo della filosofia” con Saveria Addotta, Lucia Bacci, Antonio L. Manfreda, Guido Traversa, Nicola Zippel. Coordina: Giuliano Compagno. Alle 16,00, “La filosofia tra sfida educativa e cittadinanza. Imparare a pensare: obiettivo della scuola dell’obbligo” con Monica Centanni, Riccardo Dottori, Carlo Freccero, Giacomo Marramao, Emidio Spinelli. Coordina: Antonio Gnoli.


I.C. Borgoncini Duca – Roma

Con il patrocinio di: Ministero Istruzione Università e Ricerca /

Ufficio Scolastico Regionale-Lazio / Roma Capitale-Assessorato Scuola /

Regione Lazio / Città metropolitana di Roma

CRIF (Centro Ricerca sulla Indagine Filosofica)

Biblioteche di Roma

12 dicembre 2017

Sala della Protomoteca – Campidoglio

CONVEGNO-GIORNATA DI STUDIO

LA FILOSOFIA SIN DAL PRIMO CICLO SCOLASTICO?

Imparare a pensare: la sfida educativa nella società globale

La giornata si articola in 7 momenti, come a seguire:

  1. 9.00: SALUTI

rappresentanti di Istituzioni, Ministero, Usr, I.C., CRIF

  1. LA PHILOSOPHY FOR CHILDREN: ORIGINI E STORIA
  1. La pratica filosofica nella didattica
  2. 11.00: SESSIONE DI PRATICA FILOSOFICA IN CLASSE

con gli alunni dell’I.C. BORGONCINI DUCA

 

  1. 12.00 ESPERIENZE E MODELLI IN CAMPO
  1. 13-14: pausa buffet

 

  1. 14.30 – TAVOLA ROTONDA

CRITICITA’ DEL SISTEMA EDUCATIVO E FILOSOFIA:

“VERSO UNA NUOVA PAIDEIA”

  1. h. 16.00 – La P4C vista dal teacher e dai genitori
  2. h. 16.30: FILOSOFIA, ECONOMIA E DEMOCRAZIA:

IMPARARE A PENSARE NELLA SOCIETA’ GLOBALE

 

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Intervengono (hanno confermato l’adesione) alle varie sessioni:

 

Saveria ADDOTTA

Dario ANTISERI

Monica CENTANNI

Giuliano COMPAGNO

Salvatore CONFORTI

Antonio COSENTINO

DiegoDI MASI

Riccardo DOTTORI

Carlo FRECCERO

Raffaella GIANFERRI

Carla GUETTI

Luciano LANNA

Antonio L. MANFREDA

Giacomo MARRAMAO

Stefano OLIVERIO

Marina SANTI

Emidio SPINELLI

Maura STRIANO

Guido TRAVERSA

Federico VIRGILIO

AlessandroVOLPONE

NicolaZIPPEL

Memory Safe: la cultura della sicurezza

“Memory Safe: la cultura della sicurezza”
Roma, 12 dicembre 2017, ore 10,30
Acquario Romano
Piazza Manfredo Fanti, 47

Il 12 dicembre l’Indire organizza a Roma il convegno “Memory Safe: la cultura della sicurezza”, un incontro-dibattito sul tema dell’educazione alla prevenzione e alla sicurezza nelle scuole italiane. Nel corso della giornata verranno presentati i risultati del progetto Memory Safe.

All’evento parteciperanno i Sottosegretari di Stato, Vito De Filippo, al Ministero dell’Istruzione, Luigi Bobba, al Ministero del Lavoro, e Davide Faraone, al Ministero della Salute. Introdurrà i lavori il Direttore Generale dell’Indire, Flaminio Galli. Presenti anche i rappresentanti di Confindustria e Anmil, insieme ai maggiori esperti a livello nazionale in materia di sicurezza e prevenzione.


La sicurezza nasce a Scuola

Oltre 43mila studenti coinvolti nel progetto Memory Safe sulla prevenzione

ROMA, 12 DICEMBRE 2017 – Partire dalla scuola per educare le future generazioni alla cultura della sicurezza, della prevenzione e della salute. Con questo obiettivo, oggi 12 dicembre, si è svolto a Roma il convegno “Memory Safe: la cultura della sicurezza”, alla presenza rappresentanti del governo. Il dibattito, moderato dalla giornalista Maria Concetta Mattei, è stato introdotto dal Direttore Generale di Indire, Flaminio Galli, e ha visto la partecipazione di Giovanna Boda, Capo Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, Franco Bettoni, Presidente Nazionale ANMIL, Fabio Pontrandolfi, Area Lavoro e Welfare di Confindustria, Michele Lepore, Docente di Diritto della sicurezza sul lavoro alla Sapienza Università di Roma.

La riflessione è partita dagli ultimi dati dell’INAIL che evidenziano come in Italia nel 2016 si siano registrati 641.345 infortuni sul lavoro, 16.557 malattie professionali e 1.104 vittime derivanti dagli incidenti. A livello europeo, secondo una ricerca dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) realizzata con altri partner stranieri, il costo stimato per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali sostenuti dai paesi dell’Unione è pari a 476 miliardi di euro all’anno, che equivale al 3,3% del PIL Europeo.

«È necessario investire con forza sull’educazione culturale delle nuove generazioni – ha dichiarato il Direttore Generale di Indire, Flaminio Galli per migliorare le condizioni di sicurezza e salute nel lavoro e nella vita. Infatti, nonostante vi siano norme, controlli e sanzioni severissime, gli incidenti e le malattie professionali non diminuiscono in maniera evidente. Dobbiamo spostare l’attenzione dal “dopo”, quando il danno è fatto, al “prima”, con la prevenzione. Possiamo farlo – ha continuato Galli – solo investendo sulla cultura della sicurezza e dando al giovane, al futuro lavoratore, la sensibilità, la conoscenza e la consapevolezza del rischio. Cultura, sicurezza e lavoro devono viaggiare insieme».

Nel corso della giornata sono stati presentati i risultati del progetto Memory Safe. L’iniziativa, grazie agli strumenti introdotti dal Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro (Legge 81/2008), ha rappresentato una grande occasione per diffondere le buone pratiche in tema di prevenzione e cultura della sicurezza, con un impatto su oltre 43 mila studenti, 3100 docenti e 2.175 classi nelle scuole italiane.

Nel pomeriggio sono stati premiati gli istituti scolastici che hanno partecipato a Memory Safe. Dal 2015 a oggi, grazie a un finanziamento del Ministero del Lavoro, Indire ha assegnato 4 milioni di euro a 1342 soggetti, tra scuole, enti e associazioni di categoria, selezionando 41 progetti tra 203 candidature finanziabili.