SENTENZA DIPLOMATI MAGISTRALI

SENTENZA DIPLOMATI MAGISTRALI:

UN’ALTRA DOPPIA TRUFFA AI DANNI DEI PRECARI

STABILIZZAZIONE IMMEDIATA PER TUTTI I PRECARI CON 36 MESI DI SERVIZIO

La recente sentenza del Consiglio di Stato sancisce un altro capitolo della continua truffa ai danni dei precari della scuola. All’indomani della sentenza del 2015 che riconosceva il valore abilitante del diploma magistrale conseguito entro il 2001, sarebbe stato logico individuare una soluzione politica per quanti negli anni erano stati illegittimamente estromessi dalle Graduatorie ad esaurimento (dalle quali si può essere immessi in ruolo), salvaguardando i diritti di chi già era inserito a pieno titolo. Invece il Miur non ha fatto nulla, permettendo così il proliferare di ricorsi giuridici rivolti a questi colleghi (molti dei quali coprivano da anni i posti in qualità di supplenti) e illudendoli di poter ottenere i propri diritti pagando, anziché lottando.

Così circa 5000 insegnanti sono prima stati immessi in ruolo con riserva e ora si ritrovano con un pugno di mosche in mano e diventano nuovamente “la gallina dalle uova d’oro” per altri ricorsi o magari per le solite università che spacciano percorsi più o meno abilitanti, o ancora per i sindacati che offrono costosissimi corsi di preparazione per il prossimo concorso.

In questa vicenda non è poi mancato lo sfruttamento della guerra tra poveri, con la triste vicenda dei tanti precari che in Graduatoria ad esaurimento erano già a pieno titolo e d’un tratto si sono visti scavalcati in graduatoria, con l’agognato ruolo che si allontanava di diversi anni.

Non perdiamo di vista il punto centrale del problema che è la questione di tutti i precari, diplomati o laureati, inseriti in GAE e non, che faremo vivere nelle prossime iniziative. E’ ora di un vero piano di assunzioni che recuperi i tagli di questi anni e sia rivolto a chi ha titolo ed esperienza, altro che chiamata diretta da parte dei presidi.

Il Miur, molto probabilmente, non licenzierà prima della fine dell’anno scolastico in corso i diplomati magistrali che hanno preso il ruolo o incarichi annuali in virtù dell’inserimento con riserva in GAE, per evitare un caos organizzativo senza precedenti e, soprattutto, per non evidenziare le proprie colpe. E’ possibile che a questi colleghi venga esteso l’assurdo sistema del FIT (un percorso di formazione e tirocinio di 2 o 3 anni nei quali si lavorerà quasi gratuitamente) riservato ai precari della scuola secondaria con almeno 360 giorni di servizio, o qualcosa del genere.

Nell’incontro al Miur i sindacato complici si sono limitati a chiedere che prima di licenziare i diplomati magistrali si finisca l’anno scolastico (come fa comodo anche al governo), che il servizio svolto venga riconosciuto ai fini del punteggio nelle graduatorie (e ci mancherebbe altro) e che si riapra l’aggiornamento delle graduatorie d’istituto (quelle da cui si attinge per le supplenze brevi), ufficializzando la loro funzione di facilitatori del governo e la loro inutilità per i lavoratori.

SGB, al contrario, richiama il governo ad assumersi le proprie responsabilità con una soluzione politica della vicenda e rivendica l’immediata stabilizzazione per tutti i precari con almeno 3 anni di servizio, senza FIT o altre forme di sfruttamento travestito da percorsi abilitanti e tirocinio, destinati, tra l’altro, ad insegnanti che hanno anni di esperienza in classe.

Siamo al fianco dei colleghi diplomati magistrali, ma serve una lotta generale per la stabilizzazione di tutti i precari

Nelle prossime settimane dovremo rilanciare una forte vertenza generale per rivendicare i diritti di tutti i precari della scuola, di ogni ordine e grado, e di ogni graduatoria, contrastando con forza le soluzioni truffa del governo o le illusorie scorciatoie giuridiche.

Solo la lotta paga

Tullio De Mauro, intitolata una sala del Miur all’ex Ministro

Tullio De Mauro, intitolata una sala del Miur all’ex Ministro
Fedeli: “Gli dedichiamo questo spazio ricordando il suo amore per l’educazione”

(Venerdì, 05 gennaio 2018) Si è tenuta questa mattina al MIUR la cerimonia di intitolazione di una sala del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca a Tullio De Mauro. L’evento si è svolto in occasione del primo anniversario della scomparsa del celebre linguista e professore universitario, che è stato anche Ministro della Pubblica Istruzione dal 2000 al 2001. La Ministra Valeria Fedeli ha scoperto la targa commemorativa insieme alla professoressa Silvana Ferreri, moglie di De Mauro, e ai figli Giovanni e Sabina.

“Dedicare una sala del Ministero a Tullio De Mauro è un segno di affetto, ma soprattutto di stima sconfinata per quanto ha fatto e per quanto ci ha lasciato”, ha spiegato la Ministra. “Un gesto simbolico molto importante. De Mauro ha rappresentato e rappresenta, infatti, ancora adesso una figura di assoluto rilievo nel mondo dell’educazione del nostro Paese. Non è stato solo un linguista di fama internazionale, non è stato solo un intellettuale generoso, o un maestro per decine e decine di allievi. È stato anche, e secondo me soprattutto, un uomo innamorato della scuola, innamorato della missione educativa della scuola. Ed è ricordando questo suo amore per l’educazione, un’educazione democratica, che gli dedichiamo questa sala. Da oggi in poi De Mauro sarà una presenza costante nel suo e nel nostro Ministero”.

“L’intitolazione di una sala del Ministero dell’Istruzione a Tullio De Mauro mi dà conforto e speranza nel domani, per la salvaguardia della scuola pubblica e di qualità”, ha detto la professoressa Silvana Ferreri. Che ha aggiunto: “Lasciare in questa sede una traccia permanente dell’impegno di Tullio per la scuola può favorire la diffusione e la discussione delle sue idee riguardanti l’educazione linguistica democratica”.

Scuola, Fedeli frena i ricorsi: rischio paralisi

da Il Giorno

Scuola, Fedeli frena i ricorsi: rischio paralisi

Docenti col diploma in bilico, il ministro teme il caos: “Chiesto un parere all’Avvocatura di Stato”

Veronica Passeri

Roma, 4 gennaio 2018 – «Dialogo e ascolto» prima di tutto ma guai a tornare indietro sulle innovazioni «qualificanti», a cominciare da quelle della Buona scuola. Parola della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.

Scuola, stop ai maestri diplomati. “Per la cattedra serve la laurea”

Ministra è tempo di bilanci e la riforma della ‘Buona scuola’ ha fatto più male che bene al Pd…
«Non è esattamente così! È corretto prendere atto che nel passaggio dal governo Renzi a quello Gentiloni l’unica ministra cambiata è stata quella dell’Istruzione sull’onda di critiche diffuse e ampie sulle modalità di gestione dei contenuti della legge 107. Lo ha ammesso lo stesso Renzi. Con 100mila assunzioni e di fronte al dibattito che c’è sul lavoro che manca è incredibile che ci sia stata questa opposizione nel mondo della scuola».

A lei è toccato cercare di ricucire i rapporti, c’è riuscita?
«Parlano i fatti. Prima di tutto l’accordo del 29 dicembre 2016 sulla mobilità. Ho sempre creduto nel metodo del confronto e dell’ascolto, sulla possibilità di trovare punti di incontro lavorando per costruire e coinvolgere i soggetti direttamente interessati».

È quello che è mancato a Renzi?
«Una sinistra di governo, riformista, non fa riforme se non coinvolgendo. Questo è stato l’errore della gestione Renzi, l’ho detto anche da vice presidente del Senato: il limite della riforma della Buona scuola è stato scavalcare i soggetti che dovevano realizzare politiche innovatrici e qualificanti».

I sindacati hanno scritto che la «107 va superata…».
«No, non esiste. Io ho potuto attuare la Buona scuola con il confronto ma non si può dire ‘va superata’. Quando sono arrivata al ministero, il 15 dicembre 2016, ho scelto di non fare decadere le otto deleghe della riforma che scadevano il 16 gennaio, era una questione di ore. La mia è stata una scelta politica: ho creduto nei contenuti qualificanti, innovativi e importanti della riforma».

È in corso la trattativa per il rinnovo del contratto del comparto. Prevede tempi brevi e i fondi ci sono?
«Le risorse ci sono. Nella legge di Bilancio sono stati fatti importanti stanziamenti, perché per noi il rinnovo del contratto è una questione di giustizia, un atto doveroso nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori ma anche delle nuove generazioni. Rilanciare i settori della conoscenza significa infatti impegnarsi per garantire un futuro di qualità alle nostre e ai nostri giovani».

I tempi?
«Sono particolarmente impegnata su questo anche se bisogna dire che il negoziato dipende dall’Aran. Senza invadere il campo di nessuno sto spingendo molto per fare bene e rapidamente il rinnovo del contratto della scuola».

L’8 gennaio è previsto lo sciopero delle maestre diplomate…
«Bisogna saper leggere bene la sentenza del Consiglio di Stato, la decisione non ha effetti immediati sulle situazioni soggettive dei diplomati magistrali. Il Consiglio di Stato è intervenuto per assicurare che i giudici interpretino la normativa in modo uniforme visto che in passato ci sono state sentenze con orientamenti differenti».

Chi non è laureato ed è stato assunto perderà il posto?
«In assenza dei nuovi giudizi di merito che prima o poi arriveranno come ministero abbiamo chiesto all’Avvocatura generale dello Stato una interpretazione corretta della sentenza. Innanzitutto bisogna capire se è retroattiva o no e come bisogna ottemperare ai diritti dei già assunti in ruolo in forza di una sentenza del Tar e di quelli che hanno già superato il periodo di prova, come anche dei controinteressati laureati».

Come si muoverà il Miur?
«Noi vogliamo evitare che si vada avanti di contenzioso in contenzioso e che ci siano ulteriori ricorsi. Deciderò in piena autonomia. A furia di usare ricorsi anziché l’applicazione delle legge si creano situazioni di difficoltà per la scuola, per la continuità didattica, quindi per gli studenti, per le famiglie e anche per le singole persone».

Se Gentiloni restasse premier lei sarebbe disposta a continuare il lavoro di ministro dell’Istruzione?
«Il presidente Mattarella ha detto una cosa seria: le elezioni aprono, come sempre, una pagina bianca, a scriverla saranno gli elettori e successivamente i partiti e il Parlamento. Quanto a me, telefoniamoci il 5 marzo! Ora le Camere sono sciolte ma il governo continua a lavorare: abbiamo fatto un accordo con i sindacati prima di Natale perché il prossimo anno scolastico inizi nel modo più serio e preciso con tutti i docenti in classe».

Scuola, le maestre incrociano le braccia le vacanze si allungano fino all’8 gennaio

da Il Messaggero

Scuola, le maestre incrociano le braccia le vacanze si allungano fino all’8 gennaio

Un’agitazione che si estende a macchia d’olio e che coinvolge anche i sindacati rappresentativi della scuola, come Cgil, Cisl, Uil e Snals, che oggi siederanno ad un primo tavolo tecnico al ministero dell’istruzione per trovare una soluzione ma si dichiarano pronti a nuove mobilitazioni

ROMA Tutti in classe dopo le feste di Natale, ma la maestra non c’è. Potrebbe esserci una gran brutta sorpresa ad attendere i bambini delle scuole materne ed elementari che, nel primo giorno di lezione del 2018, troveranno le scuole bloccate dallo sciopero indetto dai Cobas. Ad incrociare le braccia sarà la maestra. Si tratta di una mobilitazione che sta montando di ora in ora: il problema riguarda i diplomati magistrali retrocessi da una sentenza del Consiglio di Stato dopo aver effettuato negli scorsi anni un gran balzo in avanti grazie ai ricorsi in tribunale. E allora ecco che per la scuola, ancora una volta, sono i giudici a decidere. Fuori dalle classi scolastiche, rimescolando tutte le carte in tavola. Questa volta lo stravolgimento riguarda le maestre di scuola dell’infanzia e primaria che, essendosi diplomate magistrali prima del 2001-2002, sono state immesse nelle graduatorie ad esaurimento grazie ai ricorsi effettuati nel corso degli anni. Si tratta di oltre 55mila persone, tra cui quasi 6mila già assunte di ruolo. Va specificato che le graduatorie ad esaurimento sono le uniche da cui il ministero dell’istruzione attinge per assumere a tempo indeterminato i precari della scuola. Per tutti gli altri supplenti, che vengono quindi inseriti nelle graduatorie di istituto nonostante abbiano l’abilitazione, per avere la cattedra è necessario un concorso. I diplomati magistrali quindi, senza un concorso, erano in attesa di passare di ruolo e per alcuni di loro, quasi 6 mila, il passaggio era già avvenuto. Tutto con riserva, sia l’immissione in graduatoria ad esaurimento, sia l’assunzione. Poco prima di Natale però il Consiglio di Stato, in assemblea plenaria, ha deciso che il diploma non può bastare per entrare in graduatoria ad esaurimento.

LA RETROCESSIONE

Le maestre dovranno quindi essere retrocesse alle graduatorie di istituto, dove si trovano oggi i laureati in scienze della formazione primaria, e potranno sperare solo nel concorso per passare di ruolo. Nel frattempo che cosa accadrà? L’anno scolastico sembra essere stato messo al sicuro: qualunque intervento, compresi i licenziamenti degli assunti e dei docenti con contratti annuali, verrà fatto dopo la fine dell’anno scolastico in corso. Un terremoto inaspettato, quindi, che ha portato inevitabili conseguenze. Primo fra tutti lo sciopero per il primo giorno di scuola, indetto dai Cobas: «Se i tribunali dovessero far decadere tutte le supplenze e le immissioni in ruolo, la scuola primaria e quella dell’infanzia entrerebbero in un caos totale. Sarebbe un licenziamento di massa, il problema è strettamente politico: è intollerabile che i diritti dei lavoratori vengano vanificati dai tribunali – spiega Piero Bernocchi, portavoce nazionale – chi è stato immesso in ruolo dovrà mantenere il proprio posto, l’anno di prova vale molto di più di un concorso abilitante. Chi è inserito con riserva nelle graduatorie ad esaurimento deve poter mantenere la propria posizione, così come chi ha avuto un incarico annuale». Al fianco dei Cobas, l’8 gennaio, ci saranno anche altri sindacati come Saese, Cui, Unicobas e l’Anief che sta portando avanti anche iniziative giudiziarie presso le corti europee e nazionali per superare la sentenza della plenaria. Un’agitazione che si estende a macchia d’olio e che coinvolge anche i sindacati rappresentativi della scuola, come Cgil, Cisl, Uil e Snals, che oggi siederanno ad un primo tavolo tecnico al ministero dell’istruzione per trovare una soluzione ma si dichiarano pronti a nuove mobilitazioni. «Non contestiamo la sentenza del Consiglio di Stato – spiega Anna Fedeli, segreteria nazionale della Flc Cgil – ma ci aspettiamo una soluzione politica: chiediamo infatti una fase transitoria, come accade per i docenti di scuola superiore, anche per gli abilitati alla scuola primaria, aperta quindi a laureati e diplomati magistrali. Ne uscirà una graduatoria, su base regionale, stilata in base ai titoli e al punteggio ottenuto nella prova». A scaldare gli animi c’è anche la questione ancora aperta del contratto e degli aumenti: il primo incontro dei sindacati all’Aran, il 2 gennaio, ha sollevato non pochi problemi economici per gli aumenti previsti. Oggi riprenderà al trattativa.
Lorena Loiacono

Contratto scuola: sindacati in difficoltà ?

da La Tecnica della Scuola

Contratto scuola: sindacati in difficoltà ?

E’ difficile commentare l’avvio della trattativa per il rinnovo del contratto scuola.

L’incontro del 4 gennaio

Nella giornata del 4 gennaio si è svolto all’Aran il primo incontro “vero”, quello in cui si è iniziato ad affrontare i nodi della trattativa: risorse economiche e relazioni sindacali.
La posizione dell’Aran è stata chiara, perfettamente in linea con le nostre ultime previsioni : in materia di relazioni sindacali fa fede il decreto Madia, mentre sulle risorse contrattuali fa fede la legge di bilancio. Quanto alla cancellazione della legge 107 il presidente dell’Aran è stato pressoché lapidario: l’Aran non può discostarsi dal mandato contenuto nell’atto di indirizzo e se i sindacati rivendicano cose che non stanno scritte nell’atto devono rivolgersi alla parte politica.

Sindacati contrariati

Il disappunto delle organizzazioni sindacali appare dunque piuttosto incomprensibile: ma i sindacati non conoscevano il testo dell’atto di indirizzo e non avevano studiato il decreto Madia?
Il fatto è che i sindacati hanno già firmato il contratto degli statali che contiene almeno due punti fermi ai quali l’Aran si sta richiamando.
Uno riguarda l’organizzazione del lavoro (il famoso articolo 6 del Contratto del 2007 che però  è stato disapplicato con l’entrata in vigore del decreto Brunetta del 2009) e l’altro riguarda il tema economico.

Facciamo due conti

E basta fare due conti per capire che l’obiettivo di riconoscere a tutti 85 euro è difficile da raggiunger
Infatti, riconoscendo un aumento del 3,48% a tutti, come è avvenuto per gli statali, si avrebbe come risultato quello di garantire 95-100 euro a chi ha uno stipendio più alto, lasciando agli stipendi più bassi somme molto più modeste certamente inferiori a 85 euro. A rimanere sotto questa soglia sarebbero tutti i collaboratori scolastici e gli assistenti amministrativi oltre ad un buon numero di docenti con minore anzianità. Potrebbe trattarsi di non meno di 350mila dipendenti, forse di più.

La soluzione dell’elemento perequativo

Se anche per la scuola venisse attivato il meccanismo dell’elemento perequativo riservato agli stipendi più bassi, sarebbero necessari non meno di 150 milioni aggiuntivi. Il bonus per il merito, che vale 200 milioni, sarebbe quindi appena sufficiente per far attribuire l’aumento di 85 euro a tutto il personale con gli stipendi inferiori. Se poi, come è probabile, il Governo non accetterà di dirottare i 200 milioni del merito sulle risorse contrattuali resterà una sola strada: far decorrere i nuovi stipendi non dal 1° gennaio, ma dal 1° marzo o addirittura dal 1° aprile 2018.

Allo stato attuale, quindi, pensare ad aumenti generalizzati superiori addirittura a 100 euro (c’è anche chi parla di 130-140 euro) appare del tutto fuori luogo. Nella migliore delle ipotesi, con qualche artificio contabile, si riuscirà a garantire a tutti 85 euro lordi. Il prossimo incontro Aran-sindacati è previsto per il giorno 11, vedremo se prima di quella data i sindacati saranno riusciti ad avere una risposta politica dal Governo. Il rischio è però che il Governo risponda semplicemente ai sindacati: “E perché mai dovremmo concedere alla scuola più si quanto sia stato concesso agli statali e che voi stessi, sindacati, avete definito un ottimo risultato?”

 

Contratto scuola, l’aumento di 85 euro è valido anche per i precari

da La Tecnica della Scuola

Contratto scuola, l’aumento di 85 euro è valido anche per i precari

Mutui ipotecari Inps, domande entro il 10 gennaio 2018

da La Tecnica della Scuola

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Iscrizioni 2018/19, alunni disabili, DSA e stranieri: le indicazioni

da La Tecnica della Scuola

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Vigilanza, scioperi e straordinario. Diritti e doveri per il personale Ata

da La Tecnica della Scuola

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Trattenimento in servizio: quando è possibile? Novità nella legge di Bilancio

da La Tecnica della Scuola

Trattenimento in servizio: quando è possibile? Novità nella legge di Bilancio

Contratto scuola: la percentuale che non garantisce gli 85 euro di aumento

da Tuttoscuola

Contratto scuola: la percentuale che non garantisce gli 85 euro di aumento 

Secondo quanto dichiarato dal presidente dell’Aran, Gasparrini, sono a disposizione risorse pari all’aumento mensile di 85 euro medi.

L’aumento medio mensile è stato tradotto in una percentuale facendo coincidere l’aumento con una progressione del 3,48% della retribuzione di ogni lavoratore, prendendo come riferimento la retribuzione media del comparto e applicando ad essa la percentuale stabilita.

In attesa di sapere se a quelle risorse saranno aggiunte come chiedono i sindacati, anche quelle previste (per altre finalità) dalla Legge 107/15 (bonus card e premialità, per circa 600 milioni annui), si può calcolare il valore lordo dell’incremento mensile per ciascuna posizione retributiva individuale con una sorpresa clamorosa.

Applicando quella percentuale del 3,48% alla posizione retributiva individuale di ogni lavoratore (la stessa percentuale applicata alla massa dei dipendenti pubblici) si ottiene un risultato lontanissimo dagli 85 euro medi di aumento mensile lordo per i lavoratori del comparto scuola.

Per calcolarlo, Tuttoscuola ha applicato, per il personale docente del comparto, la percentuale del 3,48% alla posizione retributiva individuale mensile complessiva (stipendio + retribuzione professionale docente + indennità di vacanza contrattuale).

Ne risulta una forbice dell’aumento compresa tra i 57 euro della retribuzione iniziale dei docenti di elementare e i 92 euro di fine carriera dei professori delle superiori, valori ben lontani dagli 85 medi di incremento mensile.

Per assicurare l’aumento medio di 85 euro (che comunque non soddisfa i sindacati) la percentuale dovrebbe essere quasi di un punto in più, 4,31%.

Ipotesi di incremento mensile del 3,48% (valori in euro)

Anzianità (anni) Infanzia-Primaria Diplomati second. Sec. I grado Sec. II grado
0-8 56,93 56,93 61,72 61,72
9-14 58,45 58,45 63,39 65,16
15-20 63,11 63,11 68,88 70,67
21-27 68,67 68,67 75,31 77,59
28-34 73,95 76,55 81,45 86,25
da 35 79,33 81,88 87,63 92,10

Elaborazione Tuttoscuola

Contratto scuola: i nodi delle relazioni sindacali e delle risorse

da Tuttoscuola

Contratto scuola: i nodi delle relazioni sindacali e delle risorse 

Grazie ad un servizio in diretta da parte della FLC-Cgil, è possibile seguire l’andamento della trattativa per il rinnovo del contratto scuola, a cominciare dall’introduzione dell’intervento dello scorso 3 gennaio da parte del presidente dell’Aran, dott. Gasparrini, sui due principali nodi del confronto: le relazioni sindacali e le risorse economiche.

Sulle relazioni sindacali Gasparrini ha presentato, come base per il lavoro, la riscrittura già avvenuta per la pre intesa delle funzioni centrali siglata il 23 dicembre scorso. Essa è punto di riferimento anche nel Comparto Istruzione e Ricerca, tenendo conto della peculiarità della scuola sulla quale è intervenuta anche la legge 107/15 introducendo un forte elemento decisionale affidato al dirigente scolastico.

Infatti, il Dlgs Brunetta aveva posto limiti molto stringenti sulla contrattazione mentre la modifica del Decreto Madia ha introdotto un elemento mediano tra contrattazione e informazione, che è dato da un modello che prevede un forte coinvolgimento dei sindacati nei momenti clou. C’è la consapevolezza dell’elemento della collegialità presente nella scuola che prevede il coinvolgimento di più soggetti, bisogna dunque tenere dentro tutti questi fattori nella rilettura delle relazioni sindacali nel comparto.

Sulle risorse: sono a disposizione risorse pari all’aumento mensile di 85 euro medi.

L’aumento medio mensile è stato tradotto in una percentuale facendo coincidere l’aumento con una progressione del 3,48% della retribuzione di ogni lavoratore, prendendo come riferimento la retribuzione media del comparto e applicando ad essa la percentuale stabilita.

Il tavolo dovrà individuare, come già fatto, nel caso delle funzioni centrali meccanismo di perequazione per andare a coprire le categorie che hanno retribuzioni più basse.

Diplomati magistrali e GAE, Fedeli: ‘Evitare ricorsi, creano solo difficoltà alla scuola’

da Tuttoscuola

Diplomati magistrali e GAE, Fedeli: ‘Evitare ricorsi, creano solo difficoltà alla scuola’ 

«Noi vogliamo evitare che si vada avanti di contenzioso in contenzioso e che ci siano ulteriori ricorsi. Deciderò in piena autonomia. A furia di usare ricorsi anziché l’applicazione delle legge si creano situazioni di difficoltà per la scuola, per la continuità didattica, quindi per gli studenti, per le famiglie e anche per le singole persone». Con queste parole la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, spiega in un’intervista rilasciata a Quotidiano.net come si muoverà il Miur rispetto alle polemiche riguardanti la sentenza del Consiglio di Stato che ha escluso i diplomati magistrali dalle GAE. Intanto i sindacati di base hanno chiamato i docenti toccati dalla sentenza a partecipare allo sciopero scuola 8 gennaio.

«Bisogna saper leggere bene la sentenza del Consiglio di Stato – dichiara la Ministra in merito proprio alla decisione di scioperare il prossimo 8 gennaio, alla riapertura delle scuole dopo le vacanze di Natale -, la decisione non ha effetti immediati sulle situazioni soggettive dei diplomati magistrali. Il Consiglio di Stato è intervenuto per assicurare che i giudici interpretino la normativa in modo uniforme visto che in passato ci sono state sentenze con orientamenti differenti».

Toccata, durante l’intervista, anche la questione del rinnovo del contratto nazionale del comparto scuola: «Le risorse ci sono – ha ribadito Fedeli -. Nella legge di Bilancio sono stati fatti importanti stanziamenti, perché per noi il rinnovo del contratto è una questione di giustizia, un atto doveroso nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori ma anche delle nuove generazioni». E per quanto riguarda i tempi? «Sono particolarmente impegnata su questo anche se bisogna dire che il negoziato dipende dall’Aran. Senza invadere il campo di nessuno sto spingendo molto per fare bene e rapidamente il rinnovo del contratto della scuola».