Scuola, troppi compiti nelle vacanze non aiutano il rendimento scolastico

da Repubblica

Scuola, troppi compiti nelle vacanze non aiutano il rendimento scolastico

Una ricerca internazionale fatta sugli studenti di terza media e quarta elementare dimostra che i risultati in Matematica e Scienze peggiorano quando le ore dedicate allo studio a casa durano più di tre ore alla settimana

di SALVO INTRAVAIA

Troppi compiti a casa fanno male al rendimento scolastico. Le vacanze di Natale sono agli sgoccioli e per migliaia di alunni, grandi e piccoli, si ripropone il solito problema: immergersi a capofitto nello studio per svolgere tutti i compiti assegnati dagli insegnanti oppure fare solo il necessario e sperare che nessuno se ne accorga? La questione dei compiti da svolgere al di fuori della giornata scolastica, da un po’ di tempo a questa parte, è diventata centrale per le famiglie italiane. I genitori protestano per il carico eccessivo cui sono sottoposti i loro figli durante i pomeriggi. Mentre le maestre, per assegnarli in grande quantità, li considerano fondamentali per l’apprendimento.

Ma qual è la dose giusta di compiti a casa? E sono sempre utili? Una indicazione arriva dai test internazionali svolti nel 2015 dagli alunni di terza media e di quarta elementare di mezzo mondo: il Timss, sugli apprendimenti in Matematica e Scienze. E’ il risultato è sorprendente.

In Matematica, i ragazzini italiani di terza media collezionano 494 punti in Matematica e 499 in Scienze. Ma se si va a guardare il risultato in base alla quantità di compiti assegnati a casa (in termini di minuti di studio a settimana) si scopre che coloro che studiano nel pomeriggio da 45 minuti a 3 ore a settimana di geometria e polinomi – pari al massimo a 25 minuti al giorno, domeniche comprese – lo score sale a 502 punti. Mentre coloro che studiano ancora più delle tre ore settimanali il punteggio precipita a 488 punti. Stesso discorso, anche se con differenze inferiori per le Scienze. “L’effetto del ‘troppo studio’, che ovviamente va spiegato meglio con ulteriori approfondimenti mirati, è coerente con la raccomandazione che, come Invalsi, non ci stanchiamo mai di fare di ‘non esercitarsi eccessivamente sulle prove Invalsi’, perché, trattandosi di prove non nozionistiche, non ha senso incoraggiarne l’allenamento meccanico”, spiega Paolo Mazzoli, direttore dell’Invalsi.

“Credo di poter dire – aggiunge Mazzoli – che lo stesso discorso vale anche nella didattica quotidiana della matematica, e cioè che, ad esempio, fare 10-20 esercizi simili sulle equazioni, o sulle equivalenze, rischia di risultare controproducente rispetto ad un auspicabile apprendimento duraturo e ben padroneggiato”. Anche “per le scienze, sempre riferendoci alla terza media, abbiamo ugualmente un aumento del punteggio degli alunni che studiano meno di tre ore a settimana (ma più di 45 minuti) ma la differenza non è statisticamente significativa”, conclude. E passando ai piccoli di quarta elementare, spesso inondati di compiti che risultano difficili anche per i loro genitori, le cose non cambiano.

In questo caso l’Italia fa bella figura nel confronto internazionale: 507 punti in Matematica e 516 in Scienze piazzano i nostri piccoli nella parte alta del ranking. E spulciando tra una miriade di numeri salta fuori che i risultati migliori in Matematica arrivano dai bambini che studiano a casa da 31 a 120 minuti a settimana. Forse soltanto per ripassare ciò che si è appreso in aula. Per loro il punteggio sale a 513 punti. Mentre per i compagni ai quali le insegnanti assegnano un carico di lavoro pomeridiano superiore alle due ore settimanali la performance si appanna: 484 punti, ben 29 lunghezze in meno.

E in Scienze i dati sono sorprendenti: i piccoli ai quali le maestre non assegnano nessun compito a casa salgono addirittura a 544 punti. Un risultato che avvicinerebbe i bambini di quarta elementare nostrani alle posizioni di vertice della classifica mondiale, guidata da Singapore con 590 punti.

“Competizione e discriminazioni rendono l’aria malsana a scuola”

da La Stampa

“Competizione e discriminazioni rendono l’aria malsana a scuola”

Nell’udienza all’Associazione Italiana Maestri Cattolici, Papa Francesco caldeggia la diffusione di una «ecologia integrale» che difenda tanto gli animali e l’Amazzonia quanto anziani e lavoratori

IACOPO SCARAMUZZI

CITTÀ DEL VATICANO

Gli insegnanti cristiani devono promuovere a scuola la «cultura dell’incontro» e formare ragazzi «liberi dal pregiudizio diffuso secondo il quale per valere bisogna essere competitivi, aggressivi, duri verso gli altri, specialmente verso chi è diverso, straniero o chi in qualsiasi modo è visto come ostacolo alla propria affermazione», secondo il Papa, che ha esortato l’Associazione Italiana Maestri Cattolici (Aimc), ricevuta oggi in udienza, a far respirare ai bambini «un’aria diversa, più sana, più umana» ed ha avvertito che senza essere «nostalgici del passato» anche oggi che «è rotto il patto educativo tra famiglia, scuola e Stato» è necessaria una «alleanza con i genitori».

Francesco ha poi caldeggiato anche a scuola la promozione di una «ecologia integrale» che eviti la schizofrenia di curarsi ad esempio degli animali in estinzione o della foresta amazzonica e non degli anziani e dei lavoratori.

Il Papa ha esortato gli insegnanti dell’Aimc a promuovere una «cultura dell’incontro» a scuola: «Gli insegnanti cristiani, sia che operino in scuole cattoliche sia in scuole statali, sono chiamati a stimolare negli alunni l’apertura all’altro come volto, come persona, come fratello e sorella da conoscere e rispettare, con la sua storia, i suoi pregi e difetti, ricchezze e limiti. La scommessa è quella di cooperare a formare ragazzi aperti e interessati alla realtà che li circonda, capaci di cura e di tenerezza, liberi dal pregiudizio diffuso secondo il quale per valere bisogna essere competitivi, aggressivi, duri verso gli altri, specialmente verso chi è diverso, straniero o chi in qualsiasi modo è visto come ostacolo alla propria affermazione. Questa purtroppo è un’“aria” che spesso i nostri bambini respirano, e il rimedio è fare in modo che possano respirare un’aria diversa, più sana, più umana».

Per questo scopo, ha proseguito Jorge Mario Bergoglio, «è molto importante l’alleanza con i genitori»: «Tutti sappiamo che questa alleanza è da tempo in crisi, e in certi casi del tutto rotta. Io sono convinto che il patto educativo è rotto. È rotto – ha sottolineato – il patto educativo tra famiglia scuola e Stato. Bisogna ricostruirlo. Una volta c’era molto rinforzo reciproco tra gli stimoli dati dagli insegnanti e quelli dati dai genitori. Oggi la situazione è cambiata, ma non possiamo essere nostalgici del passato. Bisogna prendere atto dei mutamenti che hanno riguardato sia la famiglia sia la scuola, e rinnovare l’impegno per una costruttiva collaborazione, per il bene dei bambini e dei ragazzi».

Per prima cosa, ha detto il Papa, è necessario rinunciare a «pensarsi come fronti contrapposti, colpevolizzandosi a vicenda, ma al contrario mettendosi nei panni gli uni degli altri, comprendendo le oggettive difficoltà che gli uni e gli altri oggi incontrano nell’educazione, e così creando una maggiore solidarietà».

Il Papa dell’enciclica Laudato si’ ha poi chiesto che anche a scuola si promuova una educazione ecologica, ossia di educare «a uno stile di vita basato sull’atteggiamento della cura per la nostra casa comune che è il creato. Uno stile di vita che non sia schizofrenico, che cioè, ad esempio, si prenda cura degli animali in estinzione ma ignori i problemi degli anziani; o che difenda la foresta amazzonica ma trascuri i diritti dei lavoratori ad un giusto salario, e così via. L’ecologia a cui educare dev’essere integrale. E soprattutto l’educazione deve puntare al senso di responsabilità: non a trasmettere slogan che altri dovrebbero attuare, ma a suscitare il gusto di sperimentare un’etica ecologica partendo da scelte e gesti di vita quotidiana».

Il Papa ha concluso esortando l’associazione degli insegnanti cattolici a non avere paura «delle differenze e anche dei conflitti che normalmente ci sono nelle associazioni laicali; non nascondeteli, ma affrontateli con stile evangelico, nella ricerca del vero bene dell’associazione, valutato sulla base dei principi statutari. L’essere associazione è un valore ed è una responsabilità, che in questo momento è affidata a voi».

Docenti, il ministero tira dritto: no ai due bonus nello stipendio

da Il Messaggero

Docenti, il ministero tira dritto: no ai due bonus nello stipendio

Ormai non è più solo una semplice trattativa sindacale per il rinnovo del contratto dei docenti, sul piatto c’è molto di più: c’è l’impalcatura della legge della Buona Scuola

Ormai non è più solo una semplice trattativa sindacale per il rinnovo del contratto dei docenti, sul piatto c’è molto di più: c’è l’impalcatura della legge della Buona Scuola. Per i sindacati è tutta da scardinare, utilizzandone le risorse per gli aumenti stipendiali, ma per il ministero dell’istruzione resta blindata. Ed è proprio su questo punto che si sta impantanando la trattativa visto che il ministero, all’indomani dell’avvio della contrattazione, non ha alcuna intenzione di cancellare i punti cardine della riforma della scuola. Dopo l’incontro tra le rappresentanze e l’Aran del 4 gennaio, infatti, la trattativa è in una fase di stallo in attesa che riprendano i lavori giovedì, quando le parti dovranno portare le loro proposte concrete.
L’obiettivo comune è arrivare agli 85 euro medi di aumento previsti, su cui la ministra Fedeli ha dato la sua parola assicurando la disponibilità di fondi. Al momento però si arriva a 75 euro circa e il problema riguarda proprio le fasce con retribuzioni più basse. Si tratta di far coincidere l’aumento medio mensile con una progressione del 3,48% della retribuzione di ogni lavoratore. Il riferimento di partenza è la retribuzione media del comparto di circa 28 mila euro. A questo punto il tavolo, giovedì prossimo, avrà il compito di individuare l’elemento di perequazione per coprire le categorie con stipendi più bassi che, quindi, non arriverebbero al raggiungimento degli 85 euro di aumento.

IL RINVIO

La sola strada percorribile, ad oggi, è quella di far partire il rinnovo del contratto dal 1° marzo, risparmiando così due mesi di retribuzioni che andrebbero a creare un tesoretto per coprire tutta la quota fino a fine 2018. In questo caso però resterebbe il nodo per il 2019 quando il prossimo governo dovrà trovare le risorse necessarie per coprire i due mesi non finanziati nel 2018. L’unica alternativa potrebbe essere quella di individuare, nelle casse del ministero dell’istruzione, fondi stanziati in passato e mai utilizzati. Da scartare invece, come detto, la possibilità di usare i fondi della Buona Scuola: si tratta dei fondi per il merito, pari a 200 milioni e di quelli destinati alla formazione, pari a 380 milioni erogati tramite card da 500 euro ciascuna con cui gli insegnanti possono finanziare gli aggiornamenti necessari alla professione. Ed è questa, di fatto, la richiesta avanzata dai sindacati. Ma in questo modo si cancellerebbero le maggiori novità introdotte dalla Buona Scuola: il merito, con soldi destinati ai docenti migliori individuati dalle singole scuole, e la formazione degli insegnanti tramite la card. La ministra Fedeli resta irremovibile. Inserire i 200 milioni del merito nella contrattazione, infatti, equivale a toglierli dai premi individuali, come prevede invece la legge 107 con i comitati di valutazione ad hoc che hanno premiato circa un docente su tre. Per quanto riguarda invece la formazione va considerato che i 500 euro annui erogati nella card dei docenti sono netti, qualora invece facessero parte della busta paga verrebbero tassati e quindi quasi dimezzati.
L. Loi.

Scuole paritarie in crisi già oltre 400 chiusure

da Il Messaggero

Scuole paritarie in crisi già oltre 400 chiusure

Perdono iscritti e finanziamenti, per le scuole paritarie è crisi nera: da due anni ormai chiude i battenti una media di 4 istituti a settimana.

Perdono iscritti e finanziamenti, per le scuole paritarie è crisi nera: da due anni ormai chiude i battenti una media di 4 istituti a settimana. Un bilancio decisamente critico per un settore che, di fatto, contribuisce a portare avanti il servizio scolastico statale. Anche l’anno che si è appena concluso ha registrato perdite importanti e saranno le prossime iscrizioni scolastiche, in partenza il 16 gennaio, a rivelare il futuro delle paritarie. A pesare sul settore sono stati da un lato la crisi economica che ha investito le famiglie, quindi anche quella quota che in passato preferiva la scuola paritaria come scelta educativa, e dall’altro il calo dei finanziamenti che sta mettendo in difficoltà i gestori degli istituti. E le conseguenze sono inevitabili. E’ sufficiente infatti leggere i dati relativi all’anno scolastico 2015-2016 per contare i danni: sono 415 le scuole che hanno chiuso i battenti in due anni. Oltre duecento l’anno, quasi 4 scuole a settimana. La perdita in tutto, secondo le rilevazioni di Tuttoscuola, equivale al 3,2% e investe soprattutto le regioni del Sud: la Sicilia ha perso 104 scuole e la Campania 70, la Puglia 28 e la Calabria 22. Su tutti ha inciso, ovviamente, il calo degli iscritti. In due anni sono mancati all’appello, presso le classi delle paritarie, oltre 23 mila studenti. Un calo vertiginoso se si guarda al 2012-2013 quando gli iscritti erano oltre un milione, oggi invece si scende sotto i 900 mila. In 5 anni, quindi, sono andati perduti 100 mila studenti. E non è poco visto che le scuole paritarie vanno ad alleggerire il carico di presenze nelle scuole pubbliche, spesso sovraffollate. È il caso, primo fra tutti, degli asili. Le scuole dell’infanzia, statali o comunali, troppo spesso non reggono la richiesta delle famiglie e sarebbe impossibile fare a meno delle strutture private. Avviene soprattutto nelle grandi città, dove le graduatorie per le materne ogni anno devono fare i conti con liste d’attesa infinite. La soluzione, per chi può, è rivolgersi alle strutture paritarie. Eppure delle 415 scuole private che hanno chiuso in due anni, ben 292 sono asili. E il taglio è destinato a crescere. Nella legge di bilancio 2018, infatti, è previsto un taglio sui fondi statali alle paritarie: è stato abolito il contributo di 50 milioni di euro, inserito un anno fa nella Legge di Bilancio del 2017.

LE PROTESTE

«Si deve riscontrare, ancora una volta – spiega la Fism, Federazione italiana delle scuole materne – la sordità e l’insensibilità su questioni che interessano centinaia di migliaia di famiglie, visto che le scuole e le istituzioni educative associate alla Fism accolgono circa 600 mila bambini da zero a sei anni». In base ai dati forniti dalla Fism, gli interventi statali per le scuole dell’infanzia paritarie nel 2017 sono stati pari a 1,95 centesimi al giorno per bambino, mentre nella scuola statale per ogni bimbo è stato speso 26,08 euro. Per una spesa annua di 5.739,17 euro. Ad insorgere sono anche i vescovi, in difesa delle scuole paritarie cattoliche. Adriano Tessarollo, vescovo di Chioggia e presidente della Commissione ecclesiale triveneta per scuola, università e educazione, lancia l’allarme: «il prossimo anno chiuderanno altre scuole materne». Il fondo per le paritarie, per il 2017, è stato di 574 milioni di euro complessivi, compresi i 23 milioni destinati alla disabilità e i 50 milioni in più per l’infanzia. Dal prossimo anno, dopo il taglio dei 50milioni, una boccata di ossigeno potrebbe arrivare dai fondi Pon a cui le scuole paritarie possono accedere, come recentemente previsto dalla Commissione europea.
Lorena Loiacono

Aumenti, il piatto piange: 20 euro in più e non per tutti, ma il Governo si compiace

da La Tecnica della Scuola

Aumenti, il piatto piange: 20 euro in più e non per tutti, ma il Governo si compiace

Diplomati magistrali, MIUR: nessun effetto immediato, chiesto parere ad Avvocatura

da La Tecnica della Scuola

Diplomati magistrali, MIUR: nessun effetto immediato, chiesto parere ad Avvocatura

Congedo straordinario: si può richiedere anche se il disabile lavora?

da La Tecnica della Scuola

Congedo straordinario: si può richiedere anche se il disabile lavora?

Visita fiscale: tutte le novità e le modalità di svolgimento

da Tuttoscuola

Visita fiscale: tutte le novità e le modalità di svolgimento

La pubblicazione sulla G.U. (n. 302 del 29.12.2017) del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 206 del 17.10.2017, che entrerà in vigore il prossimo 13 gennaio 2018, aggiunge un tassello fondamentale alle modalità di effettuazione delle visite fiscali per i dipendenti dei comparti pubblici privatizzati, quindi, anche per il personale del comparto scolastico. Di seguito, le novità di maggior rilievo.

Richiesta della visita fiscale

Il Decreto, con l’art. 1, dopo avere ribadito quel che è già previsto dal vigente CCNL della scuola, ovvero la possibilità di richiedere, da parte del datore di lavoro (per la scuola, il dirigente scolastico), la visita fiscale sin dal primo giorno di assenza per malattia del dipendente, introduce un elemento ulteriore. Anche l’Inps, di propria iniziativa e con modalità autonome e predefinite, potrà disporre le visite fiscali nei confronti di tutti i dipendenti pubblici.

Richiama inoltre, con l’art. 2, l’obbligo del datore di lavoro di richiedere la visita fiscale ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 55-septies, comma 5, del d.lgs. n. 165/01, vale a dire in tutte le situazioni in cui l’assenza per malattia “…si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative. Di più. Precisa che per tali tipologie di assenze le visite fiscali possono avere “ cadenza sistematica e ripetitiva”. Cioè, essere disposte non solo con ricorrenza regolare e ripetuta, ma essere svolte anche per più volte per uno stesso periodo di malattia.

Ed è, quest’ultima, una innovazione di non poco conto, posta in atto – quasi certamente – per contrastare e/o prevenire il triste fenomeno dell’assenteismo.

Fasce orarie di reperibilità

Le fasce orarie di reperibilità domiciliare (cfr. art. 3) del dipendente assente per malattia non subiscono variazioni, rimangono quelle fissate dal precedente Decreto(n. 206/2009), ovvero dalle ore 9,00 alle ore 13,00 e dalle ore 15,00 alle ore 18,00, di tutti i giorni non lavorativi e festivi. Non è stata accolta, per questo aspetto, la sollecitazione del Consiglio di Stato, intesa a equiparare le fasce di reperibilità oraria del settore pubblico con quelle del settore privato.

Esclusione dall’obbligo di reperibilità

Sono esclusi dall’obbligo di reperibilità domiciliare (cfr. art.4) i dipendenti assenti:

  • per patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
  • per causa di servizio ascrivibile alle prime 3 categorie della Tab. A del Dpr 30.12.1981, n. 834 ( mancanza di arti, deformazioni, gravi forme di cecità, ecc…) o da patologie di cui alla Tab. E dello stesso Decreto ( soggetti affetti da gravi forme di invalidità e che percepiscono assegni di superinvalidità);
  • per stati patologici connessi a invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%.

Anche per questo aspetto – salva la conferma del non obbligo di reperibilità per i dipendenti affetti da patologie con terapie salvavita – è dato constatare un severo giro di vite rispetto alla disciplina previgente.

In particolare, non risultano più inclusi tra coloro che non hanno l’obbligo di reperibilità domiciliare i soggetti che – pur affetti da patologie riconosciute come derivanti da causa di servizio – riscontrano forme patologiche di minore gravità (ad es., sindrome ansiosa, gastriti, bronchiti, ecc…). Va ricordato, inoltre, che la causa di servizio è istituto giuridico abrogato dal 2011 (cfr. art. 6, D.L. n. 201. Del 2011, convertito con L. n. 21472011).

Inoltre, anche la malattia connessa o derivante da invalidità riconosciuta ha subito un brusco ridimensionamento. Con la normativa previgente, infatti, erano esclusi dall’obbligo di reperibilità tutti i soggetti titolari di una qualsiasi e non quantificata percentuale d’invalidità. Ora, invece, tale esclusione riguarda – come già evidenziato – i soli dipendenti con un’invalidità superiore ai 2/3.

 Modalità di svolgimento della visita fiscale

Il medico, subito dopo l’effettuazione della visita ed utilizzando una specifica modalità telematica approntata dall’Inps, redige il relativo verbale, che viene:

  • messo a disposizione del dipendente tramite un apposito servizio telematico;
  • reso disponibile al datore di lavoro tramite un “ambito dedicato” del portale dell’Istituto previdenziale.

L’esito della visita, però, viene comunicato dal medico al dipendente seduta stante. Ed ove quest’ultimo non concordi con la decisione assunta in merito dal medico, deve eccepirlo immediatamente con la contestale apposizione della propria firma sul verbale. Il medico, da parte sua, preso atto del dissenso espresso, invita il dipendente ad una successiva visita ambulatoriale, nel primo giorno utile.

Un po’ diversa è la procedura da seguire qualora il dipendente, che ha espresso esplicito dissenso, opponga un netto rifiuto alla apposizione della propria firma sul processo verbale. In tal caso, il medico informa sollecitamente l’Inps e predispone un apposito invito per la visita ambulatoriale.

Mancata effettuazione della visita

Nel caso in cui la visita fiscale non venga effettuata a motivo dell’assenza del dipendente dal domicilio indicato, l’Inps provvede a darne notizia al datore di lavoro che l’ha richiesta e, al contempo, il medico lascia – per il dipendente – un apposito invito per la visita ambulatoriale.

Rientro anticipato al lavoro

Nell’ipotesi di guarigione anticipata rispetto ad un precedente periodo di prognosi, il dipendente – per poter riprendere servizio – è tenuto a produrre un certificato sostitutivo. Il certificato sostitutivo deve essere rilasciato dal medico che ha redatto la certificazione di malattia con prognosi ancora in corso o, da altro medico, in caso di assenza o d’impedimento assoluto del primo.

Iscrizioni online 2018 scuole superiori: tempi e modalità, ammissione e tutto quello che c’è da sapere

da Tuttoscuola

Iscrizioni online 2018 scuole superiori: tempi e modalità, ammissione e tutto quello che c’è da sapere

Le iscrizioni alle scuole statali di ogni ordine e grado si effettuano dal 16 gennaio 2018 al 6 febbraio 2018.
Anche per gli istituti d’istruzione secondaria di II grado le iscrizioni si effettuano on line, secondo modalità definite dalla circolare ministeriale, per tutte le classi iniziali.
Per gli studenti in fase di preadozione, l’iscrizione non viene effettuata on line ma è effettuata dalla famiglia affidataria direttamente presso l’istituzione scolastica prescelta.
Sono escluse dalla modalità d’iscrizione on line le classi terze dei licei artistici e degli istituti tecnici e professionali, e il percorso di specializzazione per “Enotecnico” degli istituti tecnici del settore tecnologico a indirizzo “Agraria, agroalimentare e agroindustria”, articolazione “Viticoltura ed enologia”.
Oltre alle scuole statali, le iscrizioni alle classi iniziali dei corsi di studio delle istituzioni scolastiche paritarie si possono effettuare on line esclusivamente per le scuole paritarie che aderiscono alla modalità telematica, in quanto la loro partecipazione al sistema “Iscrizioni on line” è facoltativa.
Nella scelta della scuola i genitori possono avvalersi, senza alcun obbligo, del “consiglio orientativo” espresso dal Consiglio di classe per tutti gli studenti della terza classe di scuola secondaria di primo grado e reso noto ai genitori degli studenti al termine del primo quadrimestre e, comunque, in tempo utile per l’iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado.

Per aiutare le famiglie a iscrivere i propri figli alla scuola dell’Infanzia, Primaria, e Secondaria di I e II grado, Tuttoscuola ha elaborato una guida scaricabile gratuitamente in formato pdf dal titolo “Iscrizioni a scuola 2018/19, la guida per le famiglie“.

Iscrizioni online 2018: cosa bisogna fare per attivarle?

Innanzitutto i genitori devono registrarsi, accedendo al servizio “Iscrizioni on line”, disponibile sul portale del MIUR (www.istruzione.it), utilizzando le credenziali fornite tramite la registrazione.
Coloro che sono in possesso di un’identità digitale (SPID) possono accedere al servizio utilizzando le credenziali del proprio gestore.
Dalle ore 9:00 del 9 gennaio 2018 è possibile avviare la fase della registrazione sul sito web www.iscrizioni.istruzione.it.
L’iscrizione vera e propria viene dopo la registrazione.
All’atto dell’iscrizione, i genitori rendono le informazioni relative allo studente per il quale è richiesta l’iscrizione (codice fiscale, nome e cognome, data di nascita, residenza, etc.) ed esprimono le loro preferenze in merito all’offerta formativa proposta dalla scuola prescelta.
Le segreterie delle scuole offrono un servizio di supporto alle famiglie prive di strumentazione informatica.
I genitori possono presentare una sola domanda di iscrizione, ma possono anche indicare un secondo o terzo istituto a cui indirizzare la domanda nel caso in cui l’istituzione di prima scelta non abbia disponibilità di posti.
Il sistema di iscrizioni on line comunica di aver inoltrato la domanda di iscrizione verso gli istituti scolastici indicati in subordine. L’accoglimento della domanda di iscrizione da parte di una delle istituzioni scolastiche indicate nel modulo on line rende inefficaci le altre opzioni.
Le domande di iscrizione on line possono essere presentate dalle ore 8:00 del 16 gennaio 2018 alle ore 20:00 del 6 febbraio 2018.
Il sistema “Iscrizioni on line” avvisa in tempo reale, a mezzo posta elettronica, dell’avvenuta registrazione o delle variazioni di stato della domanda. I genitori possono comunque seguire l’iter della domanda inoltrata attraverso una funzione web.
Attenzione!
Dopo la scadenza del termine finale del 6 febbraio 2018, per eccezionali motivi debitamente documentati, la domanda di iscrizione può essere presentata direttamente alla scuola prescelta, tenendo informato il competente Ufficio scolastico territoriale, che, in ipotesi di motivato diniego da parte della scuola e sentiti i genitori, provvede a indirizzare la richiesta verso altra istituzione scolastica.

Iscrizioni online 2018: l’ammissione

In caso di eccedenza del numero di domande in base ai posti disponibili, la precedenza di iscrizione tiene conto dei criteri stabiliti da ogni istituto e resi pubblici prima del termine delle iscrizioni con affissione all’albo della scuola, con pubblicazione sul sito web dell’istituzione scolastica e, per le iscrizioni on line, in apposita sezione del modulo di iscrizione opportunamente personalizzato dalla scuola.
Qualora, in base ai criteri di precedenza deliberati dal consiglio di istituto, si verifichi un’eccedenza di domande rispetto ai posti disponibili nella scuola di prima scelta, le domande non accolte vengono indirizzate verso altri istituti. In questo caso, il sistema “Iscrizioni on line” comunica ai genitori, a mezzo posta elettronica, di aver inoltrato la domanda di iscrizione all’istituto indicato in subordine. L’accoglimento della domanda di iscrizione da parte di una delle istituzioni scolastiche indicate nel modulo on line rende inefficaci le altre opzioni.
Il sistema “Iscrizioni on line” comunica, via posta elettronica, l’accettazione definitiva della domanda da parte di una delle scuole indicate.
Non può essere data priorità alle domande di iscrizione in ragione della data di invio delle stesse.
Al fine di garantire l’assolvimento dell’obbligo di istruzione nel primo biennio della secondaria di II grado, i genitori che intendono avvalersi dell’istruzione parentale presentano comunicazione preventiva direttamente alla scuola del territorio di residenza, dimostrando di possedere le competenze tecniche e i mezzi materiali per provvedere all’istruzione dello studente.
Sulla base di tale dichiarazione, il dirigente dell’istituzione scolastica prende atto che l’assolvimento dell’obbligo di istruzione viene effettuato mediante l’istruzione parentale, comunicando altresì ai genitori che, annualmente, lo studente dovrà sostenere il prescritto esame di idoneità.
Per gli studenti regolarmente iscritti che attualmente frequentano la scuola i genitori non devono ripresentare domanda di iscrizione, in quanto – fatta salva diversa decisione delle famiglie – la loro iscrizione è confermata d’ufficio.