Suono, Voce, Fononi

Note su : Suono,Voce,Fononi.

Paolo Manzelli egocreanet2016@gmail.com .

 

SUONO

Il suono che udiamo viene trasformato in impulsi elettrici-nervosi dalle cellule ciliate della coclea e poi trasmesse al cervello dal nervo acustico. Il sistema uditivo è bidirezionale le stereo-ciglia sono di due tipi interne ed esterne .Quelle interne convogliano l’informazione dei suoni e la trasducono in una codificazione riconoscibile dal cervello alterando la concentrazione di ioni nelle membrane uditive viceversa quelle esterne inducano la formazione di suoni prodotti dall’ sistema uditivo dell’orecchio in quanto tali suoni diretti verso l’ esterno servono per ricercare risonanze in processi di feedback uditivo •L’altezza dei suoni dipende dalla frequenza, cioè dalla velocità delle vibrazioni: dato un tempo costante (un secondo), quanto più numerose esse sono, tanto più acuto è il suono. Nel linguaggio musicale l’altezza dei suoni viene rappresentata attraverso le note musicali. L’altezza del suono si misura in “hertz”. Il termine hertz si riferisce al nome del fisico tedesco che per primo studiò questi fenomeni. Un hertz corrisponde ad un’oscillazione completa di un corpo elastico nel tempo di un minuto secondo. Dire che un suono è di 300 hertz significa che il corpo che lo produce vibra 300 volte al secondo. In natura esistono suoni che vanno da un minimo di un hertz a un massimo di circa un milione di hertz. L’orecchio umano può solo sentire i suoni compresi tra 16 e 20.000 hertz. I suoni di frequenza inferiore ai 16 hertz vengono chiamati infrasuoni; quelli superiori ai 20.000 hertz vengono chiamati ultrasuoni. L’intensità del suono si misura in decibel. Con i decibel si misura la pressione acustica provocata dal suono nel mezzo di propagazione (generalmente l’aria). La pressione acustica necessaria perché un suono sia udibile dall’orecchio umano varia a seconda della frequenza (altezza) dei suoni. Un suono di 1.000 hertz è udibile a “zero decibel”, mentre scendendo a 30 hertz occorre un’intensità di almeno 60 decibel perché il suono sia udibile. Esistono molte fonti potenziali capaci di produrre suoni a decibel elevati. Anche se tali suoni in piccole dosi non sono dannosi, è bene evitare una lunga esposizione a suoni di oltre 90 decibel.

Il timbro determina una diversa forma dell’onda sonora generata dal suono. Il timbro dipende da vari fattori: • Dalla forma e dimensione dell’oggetto sonoro • Dal materiale di cui esso è costituito (legno, metallo, vetro, carta) • Dal modo in cui il suono è stato prodotto (percuotendo, pizzicando, strofinando ecc.) la velocita di trasmissione del suono dipende dal mezzo di trasmissione. • Esempio: La velocità del suono attraverso l’aria è di circa 340 metri al secondo, ma nell’acqua essa cresce sino a 1500 metri al secondo

 

VOCE

Gli impulsi elettro-nervosi selezionati dall’ area di Vernicke per dare sìgnificato alla voce e organizzata come elaborazione del linguaggio dall’ area di Broca’ nell’ emisfero sinistro-anteriore , inducono la spinta verso l’esterno dell’ aria che passando attraverso le lamelle della laringe (corde vocali) e risuonando cavo orale, si trasforma nel suono della voce. Con la nascita sperimentiamo l’ingresso dell’aria nel nostro corpo e le grida del bambino rappresentano la probabilita’ del riprodurre l’ andamento ritmico del battito cardiaco materno e del respiro vissuto dentro la pancia della madre. Ogni volta che pronunciamo una parola e una frase creiamo una sintesi che comprende: timbri, altezze, durate, intensità. In particolare il tono della voce segue la tensione delle lamelle che viene modificata dalle emozioni e controllata per tramite i neuroni specchio. Le vocali riguardano prevalentemente il timbro del suono e vengono accentuate nel canto.

 

SUONO E MOVIMENTO: Le onde sonore cosi come ogni altra onda “non sono localizzabili” quindi riempiono grandi spazi e determinano spostamenti come vediamo nelle onde del mare . Il suono del lancio dei satelliti a distanza ravvicinata puo’ uccidere.

 

FONONI

Il fonone, ovvero il quanto di vibrazione (che si comporta come una onda particella quantica) che si propaga nei cristalli e quasi cristalli ordinati trasmettendo suoni e calore. I fononi per sovrapposizione generano strutture geometriche del tipo di quelle che si strutturano durante le “clock reactions” le quali possono essere rese visibili in varie modalita’ .

 

MASARU EMOTO

Suono e Voce imprimono la forma negli esperimenti di cristallizzazione dell’acqua. In particolare le parole trasmettono significati ed emozioni che si trasformano in forme cristallizzate armoniche o disarmoniche.

 

BIBLIO ON LINE

Il suono e la voce : file:///C:/Users/User/Downloads/Lavoro%20Originale%20di%20Barbara%20Tonni.pdf

Il Suono: http://boccignone.di.unimi.it/Modelli_Percezione_files/LezPMPAcustica.pdf

La Voce dl Bambino: https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/neuroscienze-cervello/influenza-del-suono-vibrazioni

Dalla voce al Canto: https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/consapevolezza/dalla-voce-al-canto

Scienza cervello e Musica :

http://www.gsjournal.net/old/science/manzelli44.pdf ; http://www.gsjournal.net/old/science/manzelli45.pdf

Cervello e linguaggio : http://www.edscuola.it/archivio/lre/cerling.html

Clock-Reactions : https://dabpensiero.wordpress.com/2016/12/01/il-cambiamento-dalla-chimica-che-inquina-alla-chimica-per-lambiente/

Masaru Emoto -Acqua Informata : https://www.youtube.com/watch?v=rXkEWjDkPiE

 

180 Dipartimenti di eccellenza

Università, pubblicato l’elenco dei 180 Dipartimenti di eccellenza

Oltre 1 mld per capitale umano, infrastrutture, attività didattiche altamente qualificate

Fedeli-De Vincenti: “Stanziamento importante, in arrivo ulteriori misure per il Sud”

Selezionati i 180 dipartimenti universitari cui andranno i 271 milioni di euro previsti annualmente, per il quinquennio 2018-2022, dalla legge di bilancio 2017 per rafforzare e valorizzare l’eccellenza della ricerca, con investimenti in capitale umano, infrastrutture e attività didattiche di alta qualificazione. In tutto si tratta di un finanziamento pari a oltre 1 miliardo.

I criteri di selezione sono stati individuati da una commissione formata da sette personalità di alto profilo scientifico e presieduta dalla Professoressa Paola Severino. Hanno potuto presentare domanda per i finanziamenti, inviando i loro progetti di ricerca, 350 Dipartimenti inseriti nell’elenco predisposto dall’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione dell’Università e della Ricerca) sulla base di un indicatore standardizzato di performance (ISPD) individuato dalla stessa Agenzia. La selezione dei 180 Dipartimenti è avvenuta sulla base della fattibilità dei progetti di ricerca presentati, della coerenza dei progetti con le priorità del sistema nazionale e internazionale, delle ricadute attese. Dei 180 progetti finanziati, per un totale di 1,3 miliardi nel quinquennio, 106 sono di università del Nord, 49 del Centro, 25 del Sud.

“Parliamo di un investimento importante che immette risorse fresche nel sistema e investe sulle giovani e i giovani: fino al 70% dei fondi potrà essere utilizzato per assumere docenti, valorizzandone talenti e idee. Le altre risorse serviranno per rafforzare laboratori e strumenti di ricerca e sviluppare attività didattiche di alta qualificazione”, sottolinea la Ministra Valeria Fedeli. “L’investimento sui settori della conoscenza prosegue – continua la Ministra – nella convinzione che, come abbiamo ribadito più volte, valorizzare le eccellenze del sistema universitario significa fare un’operazione che guarda al futuro del Paese, delle giovani e dei giovani. D’accordo con il Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, per rendere ancor più efficace la partecipazione ai progetti internazionali dei Dipartimenti collocati nelle Università del Sud, stiamo lavorando a una ulteriore azione specifica che guardi al Mezzogiorno, alle sue giovani e ai suoi giovani. Vogliamo utilizzare una quota pari a 110 milioni di euro del Fondo sociale europeo, nell’ambito del PON “Ricerca e Innovazione”, per favorire il reclutamento di ricercatrici e ricercatori e, al tempo stesso, per rafforzare le strutture amministrative deputate alla gestione di procedure per la partecipazione a programmi di ricerca internazionali”.

“Nel quadro di un processo importante che investe risorse sullo sviluppo delle eccellenze del nostro sistema universitario – osserva il Ministro Claudio De Vincenti – troviamo una presenza anche di Dipartimenti situati nel Mezzogiorno, ma in proporzione minore: è evidente perciò che dobbiamo lavorare a un rafforzamento significativo degli atenei meridionali e della loro capacità progettuale. Abbiamo cominciato con la riforma del Fondo di finanziamento ordinario delle Università, varata con il decreto legge Mezzogiorno, che ha accompagnato criteri di premialità con misure importanti di equilibrio territoriale nei finanziamenti. Ora proseguiremo, nell’ambito del PON “Ricerca e Innovazione”, con la programmazione di interventi che rafforzino il reclutamento di giovani ricercatori da parte delle Università meridionali e le loro capacità amministrative”.

I 180 Dipartimenti

Quando i simboli contano

Superando.it del 09-01-2018

Quando i simboli contano

di Mirella Carlesi*

Una proposta di simbolo della disabilità alternativa, concreta e a costo zero, che riprende quella realizzata dalla Rete Ferroviaria Italiana per le stazioni del nostro Paese, condivisa con le Associazioni di persone con disabilità, è stata portata all’attenzione a Bruxelles, durante il 4° Parlamento Europeo delle Persone con Disabilità, da Giulio Nardone, presidente nazionale dell’ADV (Associazione Disabili Visivi) e membro del Consiglio Direttivo della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). E numerose sono state le manifestazioni di apprezzamento.

BRUXELLES. “Disabile = persona su sedia a ruote”: ecco ovviamente un’equazione errata, ma per la cui diffusione non è privo di colpe l’attuale simbolo dell’accessibilità in cui è raffigurato tale importante ausilio.
Una proposta alternativa, concreta e a costo zero ha sollevato una certa attenzione anche fra i Parlamentari Europei – tra gli italiani soprattutto Luigi Morgano e Brando Bonifei – in occasione del 4° Parlamento Europeo delle Persone con Disabilità, svoltosi il 6 dicembre, a Bruxelles e promosso dall’EDF, il Forum Europeo della Disabilità, insieme allo stesso Parlamento Europeo, preziosa occasione che riunisce intorno al tema dei diritti e dell’inclusione i rappresentanti delle organizzazioni delle persone con disabilità da tutta Europa, a fianco di numerosi Eurodeputati e di alti rappresentanti delle altre Istituzioni dell’Unione Europea [se ne legga già ampiamente anche nel nostro giornale, N.d.R.].

E dunque, nell’aula gremita di delegazioni provenienti da tutti i Paesi d’Europa, dopo la prolusione di Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo e di Yannis Vardakastanis, presidente dell’EDF, si sono alternati gli interventi di Deputati Europei e di persone con disabilità, sempre molto brevi per consentire a tutti di parlare.
Il leggero chiacchiericcio di fondo, però, è cessato quando l’attenzione dei presenti è stata richiamata da un cartello molto colorato, apparso accanto all’oratore di turno, Giulio Nardone, sui grandi schermi posti in fondo all’aula. In tal modo, Nardone, presidente nazionale dell’ADV (Associazione Disabili Visivi) e membro del Consiglio Direttivo della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), ha potuto spiegare in un silenzio molto attento il significato di quel cartello, riuscendo a comunicare diversi concetti in un paio di minuti, pur con qualche acrobazia sintattica.
In primo luogo ha spiegato che malgrado le leggi italiane siano abbastanza complete e cogenti riguardo alle nuove costruzioni e alle ristrutturazioni, non sempre si provvede ad eliminare le barriere architettoniche. Ma anche quando ciò avviene per gli ostacoli fisici, come le scale e le porte strette, quasi mai i progettisti, gli appaltatori o i tecnici comunali si ricordano che le leggi prescrivono di superare anche le barriere senso-percettive, installando i segnali tattili a terra necessari alle persone non vedenti e ipovedenti per orientarsi e riconoscere i luoghi e le fonti di pericolo. In una parola, per muoversi da soli e in sicurezza, come è loro preciso diritto.
La causa di ciò è ovviamente la mancata conoscenza delle norme vigenti, ma la dimenticanza è agevolata dal fatto che all’ingresso di decine di migliaia di luoghi, soltanto per il fatto che sono privi di gradini e dotati di un bagno per disabili, viene piazzato abusivamente il cartello con la sedia a ruote che dovrebbe certificare la mancanza di ogni barriera, ma che mente – in silenzio – sulla possibilità che chi non vede possa usufruire di quella stessa struttura.
Di qui la presentazione di quel manifesto composito, realizzato dal Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, in accordo con le Associazioni, di cui Nardone ha consegnato una copia al presidente dell’EDF.

Con una grafica accattivante e colorata, il simbolo proposto intende richiamare l’attenzione su varie disabilità, disegnando ai quattro angoli una sedia a ruote, un occhio, un orecchio e un normale bastone utilizzato dalle persone anziane.
Avvicinato da alcuni Eurodeputati, il Presidente dell’ADV ha potuto specificare che il modello adottato dalle Ferrovie italiane è solo una delle possibili soluzioni e che probabilmente occorrerà interloquire con l’ONU, presso cui sembra sia stato proposto come simbolo dell’accessibilità il leonardesco Homo Vitruvianus, la figura umana stilizzata e iscritta in un quadrato e in un circolo. In realtà questo disegno dovrebbe rappresentare la perfezione dell’essere umano con le sue regole di simmetria, e quindi non sembrerebbe molto coerente con il concetto di disabilità. A parte ciò, secondo Nardone quest’ultimo simbolo – che nelle intenzioni di chi lo propone dovrebbe invitare alla “progettazione universale”, tenendo conto di tutte le persone, indipendentemente dalle loro abilità o disabilità – ha sicuramente un alto valore culturale, ma una molto scarsa efficacia pratica nella direzione di ricordare agli addetti ai lavori le varie problematiche di cui devono tenere conto.
Come idea progettuale, lo stesso Nardone immagina invece uno sfondo costituito dalle circonvoluzioni cerebrali, per indicare i problemi psichici e cognitivi, i quattro disegni presenti nella tavola mostrata e al centro, solo come sintesi totalizzante, l’Homo Vitruvianus.
Chissà che qualche bravo grafico non voglia dare forma a questa idea che porrebbe i progettisti nell’impossibilità di dimenticarsi dei vari aspetti del “pianeta handicap”…

Mirella Carlesi,
Dirigente dell’ADV

Legge di bilancio e scuola: alcune riflessioni

Legge di bilancio e scuola: alcune riflessioni

La legge di bilancio 2018 presenta alcune disposizioni che rispondono in parte a questioni che ANP ha messo al centro delle iniziative di protesta intraprese nel 2017 e che ha segnalato con forza nel corso dei lavori del tavolo per la semplificazione amministrativa, avviato grazie alla manifestazione del 25 maggio.

Oltre a quanto previsto dal c. 591 (stanziamento di risorse finalizzate alla perequazione della retribuzione di posizione di parte fissa dei dirigenti delle scuole a quella dei dirigenti dell’area Istruzione e Ricerca), già oggetto del nostro comunicato del 29 dicembre 2017, segnaliamo alcuni provvedimenti che, nelle intenzioni del legislatore, sono finalizzati a rendere meno critica la gestione delle scuole:

– c. 602: si dispone la possibilità di conferire incarichi per supplenze brevi e saltuarie in sostituzione degli assistenti amministrativi e tecnici a decorrere dal trentesimo giorno di assenza (in deroga all’art. 1 c. 332 della L. 190/2014);

– c. 605: si prevede la pubblicazione del bando di concorso per l’assunzione di DSGA entro il 2018, con possibilità di partecipazione degli assistenti amministrativi che abbiano maturato, negli ultimi otto anni, tre anni interi di servizio nelle mansioni di DSGA (anche in mancanza del requisito culturale previsto nella TABELLA B del CCNL);

– cc. 607-608: si autorizza l’avvio di un concorso per il reclutamento di 258 unità di personale con competenze di natura amministrativa, giuridica e contabile (di cui 5 dirigenti di seconda fascia e 253 funzionari) per rafforzare l’Amministrazione centrale e periferica nel supporto alle scuole: la finalità dichiarata è quella di ridurre gli adempimenti burocratici a carico delle scuole per lo svolgimento di attività amministrative non strettamente connesse alla gestione del servizio istruzione. Si prevede inoltre che per le controversie relative ai rapporti di lavoro del personale scolastico l’Amministrazione ricorra a tale unità di supporto (compatibilmente con il numero a disposizione) per la delega della rappresentanza in giudizio dell’Amministrazione;

– c. 615: si prorogano al 31 agosto 2018 i contratti co.co.co. già stipulati per lo svolgimento di funzioni assimilabili a quelle degli assistenti amministrativi e tecnici.

A giudizio dell’ANP, tali misure possono contribuire a migliorare le condizioni di lavoro nelle istituzioni scolastiche ma il percorso per eliminare le vessazioni burocratiche è ancora molto lungo e presuppone un’attenzione non episodica dell’Amministrazione e dell’Esecutivo tutto alle criticità che rendono molto difficoltoso il lavoro delle segreterie scolastiche.

Infine, le disposizioni di cui ai cc. 592 e 593 sono molto chiare nel prevedere una – purtroppo modesta – integrazione del fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (MOF) pari a 10 milioni per l’anno 2018, a 20 per il 2019 e a 30 a decorrere dal 2020. Si tratta di risorse che ovviamente rientrano, come tutto il MOF, nella competenza della contrattazione integrativa ma che sono strettamente finalizzate, in tale sede, alla valorizzazione di due specifiche attività svolte dai docenti: 1) l’impegno in attività di formazione, ricerca e sperimentazione didattica; 2) il contributo alla diffusione di modelli per una didattica per lo sviluppo delle competenze.

Riteniamo utile evidenziare, a scanso di qualsiasi equivoco interpretativo, che tali disposizioni non hanno nulla a che vedere con il cosiddetto bonus premiale, introdotto dalla Legge 107/2015 e dalla stessa compiutamente disciplinato come già puntualizzato, in varie occasioni, dalla Magistratura del lavoro.

In 100 istituti, a breve 192, al via le superiori a quattro anni

da Il Sole 24 Ore

In 100 istituti, a breve 192, al via le superiori a quattro anni

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

C’è chi snellisce i programmi e trova comunque il modo di aumentare le discipline in lingua straniera (metodologia Clil). Chi potenzia l’uso di laboratori, tecnologia, materie scientifiche (in vista, anche, dei futuri test universitari), diritto ed economia. E c’è chi modifica l’orario di lezione, portandolo a 36 ore a settimana o a 40, nel caso dei tecnici, oppure si allunga al pomeriggio pianificando progetti di alternanza e potenziamento o ancora anticipa di una o due settimane l’inizio delle lezioni. Senza dimenticare chi scommette su moduli di autoistruzione e piattaforme e-learning: meno lezioni frontali, più classi virtuali, confidando nell’autonomia e consapevolezza di ragazzi e insegnanti. Sono alcune delle soluzioni messe in campo da 100 scuole (73 pubbliche e 27 paritarie) per accorciare da 5 a 4 anni la durata delle superiori. Sulla base di altrettanti progetti che hanno ottenuto prima di Natale l’ok del ministero dell’Istruzione. E che avvicinano un po’ di più l’Italia al cuore dell’Europa visto che in 12 Stati membri su 28 l’età per il diploma già oggi è fissata a 18 anni anziché a 19.

Ma l’elenco degli istituti “apripista” sembra destinato a salire fino a quota 192 se – come sembra – il Consiglio superiore della pubblica istruzione (Cspi) nella seduta del 18 gennaio darà parere favorevole al decreto ministeriale che aggiunge, alle 100 già selezionate, altre 92 scuole. Tutte autrici di un progetto che a viale Trastevere è stato giudicato «fortemente corrispondente» con gli obiettivi della sperimentazione nazionale. E cioè alta qualità della progettazione e forte innovazione didattica.

Le 100 scuole selezionate – di cui 75 licei e 25 indirizzi tecnici – o, probabilmente, 192 quando arriverà l’ok del Cspi, potranno essere scelte da famiglie e studenti a partire dal 16 gennaio, data di apertura ufficiale delle iscrizioni, online, al prossimo anno. Mentre da oggi sarà possibile pre-registrarsi al portale Scuola in chiaro e ottenere nome, utente e password con cui la prossima settimana cominciare a esercitare la scelta.

L’idea di introdurre in Italia percorsi secondari di durata quadriennale non è nuova. Ad avanzarla per la prima volta, nel 2000, l’ex ministro Luigi Berlinguer. Quella riforma non venne mai attuata, ma nel 2013 una commissione istituita da Francesco Profumo riprese il tema. Maria Chiara Carrozza diede il via ad alcune sperimentazioni, Stefania Giannini non si oppose, e ora, Valeria Fedeli, ha deciso di imprimere una svolta, consentendo una valutazione di questi percorsi su grandi numeri e su tutto il territorio nazionale. Del resto, l’abbreviazione (di un anno) del percorso di studi permetterà di far uscire i ragazzi dalle aule a 18 anni, come avviene da tempo in molti altri Paesi europei. Tra cui Belgio, Francia, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito oppure in Germania ma limitatamente alle scuole tecniche (Fachoberschule). E aiuterà, inoltre, a contrastare l’abbandono scolastico: già oggi, raccontano dal ministero dell’Istruzione, sono centinaia gli studenti che vanno all’estero al quarto anno di scuola.

Ma come funzionano, in concreto, queste classi di quattro anni? Le ricette variano da regione a regione. E da scuola a scuola. Al liceo linguistico statale Pablo Picasso di Pomezia, a settembre, partirà il corso sperimentale «in relazioni economiche internazionali – spiega la preside, Alessandra Silvestri -. Il piano di studio è potenziato con l’aggiunta di un’ora di diritto ed economia per ciascun anno di corso, in modo da offrire allo studente una preparazione di base in tale ambito. Alcune materie tradizionali vedono poi curvata la loro programmazione, privilegiando, per esempio, la geografia economica, la storia economica e la storia del pensiero economico. Anche le indicazioni per la programmazione della matematica prevedono un’attenzione da riservare a elementi di base di matematica finanziaria; lo studio di nozioni di informatica per la didattica completa l’insegnamento della disciplina».

Il problema di concentrare lo stesso numero di ore e di materie in quattro anni «è stato risolto elevando l’orario settimanale a 40 ore e puntando su alternanza già a partire dal primo anno e informatica con la metodologia Clil – aggiunge Addolorata Mazzotta, a capo dell’istituto Galilei-Costa di Lecce -. Sperimentiamo anche nuove metodologie: lo studio dell’economia, per esempio, viene tarato sull’auto-imprenditorialità. Si modificano poi le ore curriculari: oggi per l’italiano si fanno quattro ore a settimana, più due di storia; nella nuova classe quadriennale ci saranno tre ore di italiano e tre ore storia, o meglio “storie”, comprendenti anche laboratori e storytelling di casi imprenditoriali di successo».

L’allungamento dell’orario è la soluzione su cui punta anche il “Savoia Benincasa” di Ancona che sperimenterà il percorso abbreviato nel liceo scientifico delle scienze applicate. Al posto delle 27 ore nel biennio e 30 nel triennio che attualmente vengono trascorse in classe si passerà a 36 ore settimanali. Ma l’altra parola d’ordine – come sottolinea la dirigente scolastica Alessandra Rucci – sarà «personalizzazione dei percorsi didattici» grazie a una programmazione che non comporterà – è l’impegno della preside – perdite formative. Anzi. A un nucleo di discipline con orario (e livello) standard si aggiungerà la possibilità di frequentare in modalità “high livel” alcuni insegnamenti caratterizzanti: matematica, scienze, inglese e filosofia (della scienza). Come? Anticipando al 1° settembre la campanella per il rientro in classe dalle vacanze estive.

In cattedra si sale per merito (non con scioperi e ricorsi)

da Il Sole 24 Ore

In cattedra si sale per merito (non con scioperi e ricorsi)

di Claudio Tucci

Ieri è andato in scena uno sciopero, legittimo, ma che mostra in tutta la sua amarezza (in primis, per gli studenti, ancora una volta penalizzati) l’insostenibilità dell’attuale sistema di formazione iniziale e reclutamento dei docenti della scuola italiana, disegnato oltre vent’anni fa, e che si regge su inesauribili graduatorie a esaurimento e su concorsi pubblici, di fatto quasi sempre riservati.

La nuova querelle
Il sasso nello stagno lo lanciano questa volta i 43.600 diplomati magistrali ante 2001/2002. Ma chi sono? Si tratta di maestri di infanzia e primaria che fino al 2001/2002, appunto, potevano insegnare con 4 anni di studio (il percorso magistrale). Nel 2001 si sono chiuse queste scuole magistrali e nel 2006 si è deciso che per entrare nelle graduatorie a esaurimento bisognava avere i requisiti che dalla riforma Moratti in avanti erano necessari per fare l’insegnante, vale a dire una laurea e in più la scuola di specializzazione. Quindi, queste 43.600 persone, dopo aver fatto contenziosi e avendo ottenuto il riconoscimento del loro diploma come abilitante, sono stati inseriti “con riserva” nelle Gae. Prima di Natale è arrivata la sentenza definitiva del consiglio di Stato che, correggendo le precedenti sentenze amministrative, ha stabilito invece il loro “non diritto” a essere inseriti nelle graduatorie a esaurimento. In pratica, è stato detto che non si può equiparare un percorso di soli 4 anni a un percorso di 10 anni (ai fini dell’immissione in ruolo).

Di qui la protesta dei diplomati magistrali ante 2001/2002. Essere nelle Gae significa prima o poi, con il famigerato criterio assunzionale 50 per cento, graduatorie, 50 per cento, concorso, essere assunti stabilmente nella scuola. Essere fuori dalle Gae, e probabilmente, come intende fare il Miur, declassare queste persone in seconda fascia, significa continuare a lavorare nella scuola, ma come supplenti. E per essere stabilizzati, bisogna partecipare a un concorso. «Abbiamo chiesto all’avvocatura dello Stato di darci le linee attuative della sentenza del Consiglio di Stato – ha detto la ministra, Valeria Fedeli -. Appena arriverà la risposta, convocheremo le parti e troveremo le soluzioni più idonee».

Il merito mancato
Diciamolo subito e con chiarezza. Massimo rispetto per queste persone: se si riconosce un diritto (seppur sbagliando), non è un bel segnale poi vederselo cancellare. Ma con altrettanto rispetto e chiarezza è l’ora di guardare agli studenti: oggi per insegnare a infanzia e primaria serve la laurea in scienze primarie, e un’adeguata preparazione. Molti di questi diplomati ante 2001/2002 in cattedra non sono mai saliti, pur pretendendo oggi la stabilizzazione. Cosa insegna questo ennesimo “caso scolastico”? Che l’attuale sistema di formazione iniziale e reclutamento dei nostri insegnanti, co-gestito in questi anni dal sindacato, va immediatamente cancellato. Il meccanismo delle stabilizzazioni senza valutazione deve finire. In cattedra, come in qualsiasi posto di lavoro pubblico e privato, si deve salire per merito, e non di volta in volta per sentenze giudiziali (o sanatorie più o meno mascherate per accontentare il sindacato di turno).

Viaggio della Corte costituzionale nelle scuole, prima lezione a Roma

da Il Sole 24 Ore

Viaggio della Corte costituzionale nelle scuole, prima lezione a Roma

Nel suo settantesimo anniversario, la Costituzione entra nelle scuole con insegnanti d’eccezione: i giudici della Consulta, custodi della nostra Carta fondamentale, impegnati in un “viaggio” negli istituti italiani: la prima “lezione” è stata tenuta dal presidente della Corte
Costituzionale Paolo Grossi agli studenti dell’Istituto tecnico agrario Emilio Sereni, nell’estrema periferia di Roma, colpito di recente da un grave lutto, con lo studente morto investito da un suo compagno di scuola. A questo incontro ne seguiranno altri nei prossimi cinque mesi, come prevede l’intesa tra la Consulta e il Miur siglata da Grossi e dalla ministra Valeria Fedeli per il “Viaggio in Italia: la Corte costituzionale in Italia”.

Saranno approfonditi la genesi, la composizione e il funzionamento della Corte costituzionale, la sua attività, illustrata attraverso le sentenze che hanno inciso di più sulla
vita quotidiana. «Vogliamo – ha detto Fedeli alla lezione inaugurale – che le nuove generazioni incontrino nel loro percorso formativo quanto prima la nostra Costituzione, che la avvertano come “familiare”, che ne riconoscano il valore di strumento di coesione sociale, di guida per una cittadinanza attiva e responsabile. La Costituzione rappresenta il cemento
della nostra comunità – ha aggiunto – un manifesto di principi e valori, diritti e doveri, cui ispirare l’azione di ognuna e ognuno nella società, nella vita personale, come nella
politica». Rivolta agli studenti ha sottolineato come «conoscerla oggi è indispensabile per non disperdere un patrimonio di valori conquistati a caro prezzo da chi ci ha preceduti e per far sì che la Carta possa continuare ad essere un antidoto rispetto a distorsioni e a mali che possono minacciare la democrazia».

«Ritengo che in questi anni non sia stato fatto abbastanza per aiutare i giovani a familiarizzare con la Costituzione – ha osservato il presidente della Consulta, Grossi – e l’iniziativa della ministra Fedeli va nella direzione di colmare questa lacuna». Gli studenti potranno anche cimentarsi nel concorso nazionale “La Costituzione dei ragazzi”, rivolto a tutte le scuole, un’occasione di riflessione e confronto sulla nascita della Repubblica e sull’importanza della Carta costituzionale in questi 70 anni nella crescita di un’Italia democratica.

Diplomati magistrale, Malpezzi (PD): “Nessuno verrà licenziato”

da La Tecnica della Scuola

Diplomati magistrale, Malpezzi (PD): “Nessuno verrà licenziato”

“Sequestro per le scuole a rischio terremoto, anche di lieve entità”. La sentenza della Cassazione

da La Tecnica della Scuola

“Sequestro per le scuole a rischio terremoto, anche di lieve entità”. La sentenza della Cassazione

Iscrizioni 2018/19, da martedì 9 via libera alla registrazione al portale dedicato

da La Tecnica della Scuola

Iscrizioni 2018/19, da martedì 9 via libera alla registrazione al portale dedicato

Diplomati magistrale, il 16 gennaio incontro al Miur con i sindacati

da La Tecnica della Scuola

Diplomati magistrale, il 16 gennaio incontro al Miur con i sindacati

Master in Data Science for Travel, Tourism and Culture

Master in Data Science for Travel, Tourism and Culture

C’è tempo fino al 16 gennaio per iscriversi al 1° master a livello internazionale in Big Data organizzato da Ca’ Foscari e Ciset.

Mobilità, logistica e turismo gli ambiti di applicazione del corso.

VENEZIA – Si sente tanto parlare di Big Data, ma cosa sono? Ogni giorno enormi quantità di dati vengono generati in tutto il mondo ed è responsabilità di analisti specializzati interpretarli e reperire le informazioni preziose che contengono, per fornire indicazioni al management delle aziende.

La data analytics, come si chiama il processo di raccolta e analisi di grandi volumi di dati per estrarre informazioni nascoste, cambia i fondamentali della competizione: aiuta gli operatori a catturare ed estrapolare le informazioni per arricchire e diversificare il prodotto, migliorare il rapporto con il cliente finale, sviluppare nuove opportunità di business, oltre che ottimizzare la gestione dei propri processi interni.

Molte aziende, tuttavia, catturano solo una frazione del valore potenziale insito nell’uso di tali dati. Tra le principali barriere, oltre a quella organizzativa, c’è la carenza di talenti adeguati, con competenze scientifiche non solo per “domare” una consistente mole di informazioni, strutturate e non strutturate, ma anche per individuare e delineare nuove soluzioni, grazie a buone conoscenze dei contesti di applicazione e delle traiettorie evolutive in atto.

L’Università Ca’ Foscari di Venezia e CISET – Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica, fondato da Ca’ Foscari e Regione del Veneto – hanno deciso di unire le proprie competenze in ambito scientifico per lanciare un nuovo Master in Data Science for Travel, Tourism and Culture. Il master beneficia delle competenze in data analytics, data & business intelligence, computer science e machine learning, dei Dipartimenti di Informatica, Statistica ed Economia di Ca’ Foscari e degli oltre 25 anni di studi e ricerche del Ciset nel campo dell’innovazione applicata al turismo.

«Abbiamo fortemente voluto questo Master» afferma Raffaele Pesenti, Direttore del corso e ordinario di ‘Strumenti computazionali per il Business’ presso l’Università lagunare «perché il turismo e la mobilità sono industrie complesse, per la quantità e varietà di informazioni prodotte. La data analytics cambia i fondamentali della competizione, ma richiede talenti adeguati, con competenze non solo per “domare” una consistente mole di dati, ma anche per individuare nuove soluzioni, grazie alla conoscenza del contesto applicativo».

Il corso, che inizierà a febbraio e sarà svolto in inglese, è articolato in un periodo d’aula con laboratori, lezioni interattive, testimonianze aziendali, project work, attività field e case studies. Sono previsti settimane e week end di formazione intensiva, aperti alla frequenza di professionisti del settore.

Il corso è riservato a un massimo di 20 laureati in Scienze dell’Informazione, Statistica, Matematica, Fisica, Economia con indirizzo computer science, Ingegneria informatica e gestionale. Saranno valutate le candidature di laureati in altre discipline con comprovata esperienza lavorativa in tali ambiti. Nove le borse di studio disponibili.
Gli stage verranno svolti presso le principali imprese e organizzazioni che si occupano di mobilità, trasporti, turismo e cultura, in Italia e all’estero.

Tra le aziende sostenitrici del corso c’è anche Save, la società che gestisce i principali aeroporti del Nordest: Venezia, Treviso, Verona e Brescia. «Profilare i comportamenti dei passeggeri dei nostri aeroporti e comprendere le loro necessità è fondamentale per ottimizzare la gestione e i servizi offerti, e quindi offrire una migliore customer experience e di conseguenza garantire una maggiore redditività degli asset» sostiene Andrea Geretto, Direttore Commerciale e Marketing Non Aviation del Gruppo SAVE.

«Non solo Big Data ma Big Analytics» aggiunge Giovanni Santoro, Responsabile Relazioni Istituzionali e con la Clientela del Gruppo AVM, società di trasporti lagunare. «Abbiamo bisogno di competenze trasversali che conoscano il settore in cui operiamo ma anche quelli paralleli, che ne influenzano gli andamenti, e che siano in grado di mettere insieme informazioni provenienti da fonti diverse. Solo così potremo disegnare percorsi di mobilità integrata a Venezia, rispondenti alle reali esigenze della domanda».

Info e dettagli alle pagine unive.it/ciset e unive.it/master.

TERMINE ULTIMO PER LE ISCRIZIONI: 16 GENNAIO 2018

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