Il primo “storico” Master Universitario per assistenti alla comunicazione

da Superando

Il primo “storico” Master Universitario per assistenti alla comunicazione

In attesa che diventi finalmente realtà il riconoscimento degli assistenti alla comunicazione, per richiamare i temi scientifici che sottendono ai saperi di questa “nuova” professionalità e per garantire agli stessi assistenti alla comunicazione una formazione sempre più specifica e di livello universitario, l’IRIFOR dell’UICI e l’Università di Modena e Reggio Emilia hanno stipulato una convenzione che ha portato ad attivare il primo “storico” Master di Primo Livello in “Formazione per l’assistente alla comunicazione e per l’autonomia personale degli alunni con disabilità sensoriale”.

«Nel convulso momento sociale che stiamo vivendo – dichiara Gianluca Rapisarda, direttore scientifico dell’IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) – anche i servizi per la disabilità soffrono della mancanza di risorse di natura sia economica che umana. In particolare, uno dei problemi annosi riguardanti l’inclusione e i servizi di supporto educativo alla disabilità consiste nella poca specificità del personale da impiegare in essi, oltreché nella scarsa chiarezza sulle competenze richieste e sulla miglior formazione utile per la costruzione delle stesse. A tal proposito, è certamente degno di nota che da qualche mese la Regione Sicilia, antesignana in Italia, abbia definito, tramite il Decreto Assessoriale n. 5630 del 19 luglio 2017, il profilo dell’importantissima figura professionale dell’assistente alla comunicazione, atteso sin dal varo della Legge Quadro 104/92. Altrettanto fondamentale è che, con quel provvedimento, si sia definito in modo inequivocabile che gli assistenti alla comunicazione devono essere formati contemporaneamente su entrambe le due principali disabilità sensoriali (visive e uditive), quando invece in Sicilia la formazione di tali assistenti procedeva tradizionalmente per vie distinte».

È proprio dunque per richiamare i temi scientifici che sottendono ai saperi di questa “nuova” professionalità e per garantire agli assistenti alla comunicazione una formazione sempre più specifica e di livello universitario, che l’IRIFOR Nazionale – su proposta del proprio presidente Mario Barbuto e del vicepresidente Massimo Vita – e l’Università di Modena e Reggio Emilia – su impulso della docente Elisabetta Genovese e grazie all’instancabile impegno di Marcella Nalli della Cooperativa SocioCulturale ONLUS – abbiano di recente stipulato, come anticipato a suo tempo su queste stesse pagine, una convenzione per attivare il primo “storico” Master di Primo Livello in Formazione per l’assistente alla comunicazione e per l’autonomia personale degli alunni con disabilità sensoriale.
Solo qualche giorno fa è stato ufficialmente pubblicato il bando per le iscrizioni, con il termine fissato per il 31 maggio prossimo (è disponibile a questo o a questo link) e per favorire la partecipazione, l’IRIFOR ha anche deliberato la concessione di borse di studio per corsisti con disabilità visiva.

«Come UICI – spiega poi Rapisarda – stiamo cercando di muoverci in tutti i modi presso il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, affinché il riconoscimento dell’assistente alla comunicazione, così come previsto dall’articolo 13, comma 3 della Legge 104/92, diventi realtà. L’auspicio è quindi che la Conferenza Stato-Regioni recepisca tali nostre sollecitazioni, riconoscendo finalmente questa figura come necessaria per garantire agli alunni con disabilità un sostegno “diffuso”, promosso da tutto il contesto scolastico e non solo dal docente specializzato». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: direttorescientifico@irifor.eu

16 gennaio: vertenza diplomati magistrali

Incontro al MIUR del 16 gennaio sulla vertenza diplomati magistrali: comunicato unitario

Nel corso dell’incontro di oggi al MIUR sulla questione dei docenti diplomati l’amministrazione in apertura ha reso nota una prima serie di dati desunti da un monitoraggio tuttora in corso e che si concluderà nei prossimi giorni, quando gli uffici regionali avranno risposto a un’ulteriore serie di quesiti contenuti in una circolare in corso di invio.

Queste al momento le risultanze dell’indagine:

  • i docenti assunti a tempo indeterminato con clausola risolutiva sono 6.669 a livello nazionale
  • gli iscritti in GAE con riserva a seguito di una sentenza cautelare 43.534
  • gli iscritti in GAE a pieno titolo 26.252

Le supplenze che coinvolgono docenti inseriti in GAE con riserva sono:

  • 23.356 incarichi al 30/6 o 31/8
  • 20.110 supplenze brevi

Ultimato il monitoraggio, il MIUR ne trasmetterà gli esiti, per avere opportune indicazioni operative, all’Avvocatura dello Stato, che difficilmente potrà pronunciarsi prima della metà di marzo, periodo previsto in linea di massima per una nuova convocazione dei sindacati sulla questione. Fino ad allora, quindi, non è ipotizzata da parte del MIUR alcuna iniziativa volta a dare applicazione alla sentenza, i cui effetti peraltro non riguardano assolutamente coloro che sono interessati alle 7 sentenze passate in giudicato (5.000 persone, la cui posizione di inserimento nelle GAE deve pertanto ritenersi definitiva) né tanto meno chi è stato assunto in passato, per concorso o dalle graduatorie per soli titoli, essendo in possesso del solo diploma magistrale.

Dovrebbe essere superfluo, ma è il caso di precisare che quel diploma conserva in via permanente il suo valore legale come titolo abilitante (requisito confermato anche dalla recente sentenza del CdS) il cui possesso dà diritto di partecipare ai concorsi per l’accesso all’insegnamento nella scuola primaria e dell’infanzia.

Occorre fare il possibile per trovare una soluzione politica, lo abbiamo ribadito oggi al MIUR segnalando l’urgenza di interventi che consentano di ricomporre con giustizia ed equilibrio gli interessi e i diritti in gioco in questa vicenda, sulla quale va fatta una vera e propria operazione verità“. Così Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola, che prosegue: “Tante volte le informazioni diffuse sui media sono state date in modo approssimativo, lacunoso, inesatto. Peggio ancora, c’è chi strumentalizza vicende così drammatiche e pesanti prendendole per fare campagna acquisti di candidature per le imminenti elezioni RSU. E questo sarebbe il nuovo modo di fare sindacato? Riceviamo ogni giorno appelli e comunicati di chi, su fronti opposti, rivendica il diritto a mantenere il posto su cui è stato assunto con riserva, o quello di riaverlo perché a suo tempo indebitamente negato. Chi ha interesse a lasciar andare avanti una così triste guerra tra poveri? Noi certamente no. Per noi l’assistenza legale è un servizio agli associati, non uno strumento di propaganda o di proselitismo. Siamo e facciamo sindacato, l’obiettivo è una soluzione politica che rispetti i diritti di tutti e non lasci a casa nessuno”.

La FLC CGIL ha sollevato fra l’altro il problema della tempistica. “L’alto numero delle persone coinvolteafferma il segretario generale Francesco Sinopolipone con forza l’esigenza di individuare una soluzione in tempi brevi e, nonostante la fase di transizione che si vive a livello politico è necessario cominciare da subito a lavorare a una soluzione che dia risposta ai tanti lavoratori interessati, in modo da non escludere nessuno. Il parere dell’Avvocatura – prosegue Sinopoli – dovrà servire a dare rassicurazioni sulle situazioni pendenti, al fine di garantire la conclusione dell’anno scolastico ed evitare che i tanti docenti destinatari di una sentenza cautelare possano esser preda di operazioni speculative e strumentali. I numeri che oggi l’amministrazione ci ha consegnato sono la base da cui partire per definire un piano programmatico di assunzioni nella scuola primaria e dell’infanzia, che risponda alle esigenze diversificate dei docenti e dei territori, evitando le contraddizioni che ha generato la Legge 107”.

I dati ricevuti dal Miurdichiara Pino Turi segretario generale Uil Scuolanon risolvono di per sé il problema, ma aiutano a definirne i contorni. Bisogna mandare messaggi di chiarezza alle persone attraverso un’informativa trasparente e oggettiva; chi ha responsabilità di gestione della scuola pubblica ha il dovere di prendere in mano la situazione e governarla. Solo un intervento legislativo può dare le risposte alle diverse situazioni determinate dalla sentenza. La fase è molto delicata, occorrono parole e idee chiare da parte dell’amministrazione. Soprattutto, indipendentemente dal colore del Governo, bisogna iniziare a lavorare a soluzioni politiche che siano risolutive del problema. E’ acclarato – conclude Turi – che la via giudiziaria è ormai preclusa e comunque non può dare risultati di natura collettiva: occorre un provvedimento specifico che solo la politica può ed ha l’onere di fare con soluzioni che debbano tenere conto delle diverse posizioni giuridiche e geografiche senza lasciare i lavoratori in balia degli eventi”.

È apprezzabile l’impegno dell’amministrazione per aver fornito, su richiesta delle OO.SS., gli esiti di un monitoraggio complessivo sulla situazione numerica riguardante tutte le regioni coinvolte in tale problematicaafferma Elvira Serafini segretaria generale dello Snals ConfsalMa non può essere l’Avvocatura dello Stato, con il proprio parere, a risolvere una situazione così complessa e con risvolti conflittuali all’interno della stessa categoria. Non possiamo assolutamente trascurare nessuna parte interessata che riguardi il personale della scuola dell’infanzia e della scuola primaria: occorre, pertanto, una soluzione politica condivisa con le parti sociali”.

Rino Di Meglio, Coordinatore Nazionale della GILDA-UNAMS, esprime preoccupazione perla latitanza della politica rispetto ad una situazione che rischia di danneggiare la conclusione dell’anno scolastico, coinvolgendo migliaia di docenti. E fra non molti mesiaggiungescatterà anche quanto previsto dalla legge 107/15, cioè coloro che avranno lavorato per un periodo di 36 mesi, anche non continuativi, rischieranno il licenziamento definitivo, in assenza di un rimedio legislativo. Da parte nostra esprimiamo serie perplessità nei confronti di chi tenta di perseguire vie giudiziarie lunghe ed improbabili. Chiediamo al Governo di predisporre con urgenza una soluzione politico-legislativa (anche se dovesse cambiare l’Esecutivo, almeno si abbrevieranno i tempi) che affronti la situazione, salvaguardando i diritti di tutti, compresi quelli non trascurabili degli alunni, tenendo anche presente che le graduatorie della Scuola Primaria sono esaurite in molte province. Una situazione grave che non deve essere sottovalutata”.

Nel corso dell’incontro i sindacati

  • hanno posto all’attenzione del MIUR la necessità di individuare soluzioni atte a rimuovere analoghe ragioni di contenzioso che potrebbero riproporsi anche sul versante degli insegnanti tecnico pratici;
  • hanno infine ribadito come la situazione che si sta determinando per i possibili effetti della sentenza del Consiglio di Stato, unita al compiersi del terzo anno di vigenza della legge 107, renda ancor più evidente la pericolosità delle disposizioni contenute nel comma 131 della legge stessa, che prevede la non reiterazione dei contratti a termine per oltre un triennio. Disposizioni al limite del paradosso, con le quali un giusto obiettivo – contrastare l’abuso di lavoro precario – viene perseguito ponendo a carico dei lavoratori, e non del datore di lavoro, le sanzioni che da tale abuso derivano. Un’assurdità, ma prima ancora una palese ingiustizia che va assolutamente impedita, rimuovendone alla radice la causa prima che i suoi effetti abbiano a verificarsi.

FLC CGIL – CISL SCUOLA – UIL SCUOLA RUA – SNALS CONFSAL – GILDA UNAMS

A difesa dell’Appello per la scuola pubblica

A difesa dell’Appello per la scuola pubblica

di Gabriele Boselli

 

La magistrale arringa pronunciata dal P.M. Rita Bortone nell’aula di EDSCUOLA del 16 gennaio contro gli oltre ottomila firmatari dell’Appello per la scuola pubblica mostra come la retorica sia una scienza a torto dimenticata: essa ha il potenziale per far apparire giustificabili le decisioni altrimenti infondate del potere.

Mi sono ignote le ragioni per cui vengono sostenuti con tanto entusiasmo e competenza retorica ignara degli insegnamenti di Perelman i prodotti dei gruppetti –ignoti al mondo della Cultura e della Scienza- che da vent’anni occupano i piani alti del palazzo di via Trastevere. Un palazzo da troppi anni abitato non dalla Politica ma da modesti politici. Il limite dell’Appello per la scuola pubblica è infatti quello di limitarsi a una critica della L. 107/2015 laddove questa non è che la summa di decine di anni di sciocchezze teoriche e di errori pratici per alcuni lustri pervicacemente commessi nella compiaciuta ignoranza sia di seri studi scientifici che di anche dolorose esperienze pratiche di insegnanti, presidi non-manager e ispettori.

Credo di essere in sintonia con molti dei firmatari dell’appello quando discuto, uno, a mio avviso il principale, tra i punti in esso sollevati e retoricamente contestati dalla pur brava dirigente scolastica.

 

Non sacrificare il potenziale cognitivo all’idolo della competenza

La scuola negli ultimi venti anni è stata colpita pesantemente dai bombardieri al servizio dei politici vincenti. Gli effetti sono stati però limitati dalla meritoria resistenza dei docenti, ed è stata sconfitta sul campo (anche se non nella normativa) una ideologia competenziale che avrebbe forse desiderato rendere la mente degli insegnanti annegata nel Lete e fare perdere ai docenti, insieme all’immaginazione, l’identità. Con la prosecuzione in senso certificatorio il bombardamento porta a rendere la scuola spazio al nulla, chiuso a ogni futuro che non sia iterativa affermazione della volontà di potenza dei signori del presente.

La scuola invece sa di essere essenzialmente quel luogo in cui, ricordando, analizzando, sognando, progettando e costruendo, l’alunno giunge a coscienza di sé e conoscenza del mondo. I campi di esperienza –concetto di origine fenomenologica introdotto inizialmente nella normativa attraverso gli Orientamenti per la scuola dell’infanzia del 1991 e ignorato nei documenti ufficiali successivi- sono gli spazi e nel contempo gli squarci con cui la totalità si presenta al soggetto. Il campo che gli alunni potrebbero esperire non é una strut­tura formale precostituita e archiviabile in quadri di competenze né un insieme compiuto di attività didatti­che oggettivamente rilevabili. Le discipline che lo segnano non preesistono ai soggetti dello studiare ma scarti ammuffiti permangono con la forza degli alieni nelle piccole menti degli esperti preferiti dal MIUR.

L’esser del campo disciplinare differentemente e diversamente percorso lo disegna e accresce il patrimonio formale di chi lo at­traversa. L’inconfigurabile esperienza di vita della mente viene ricostruita sul piano simbolico -qui alcune delle parti migliori dell’Appello- attraverso i linguaggi, le arti, le scienze. Le discipline ricreano allora un territorio che non é costituito da sempre in sé e per sé ma che si forma per l’atto di un suo attraversamento da parte di un soggetto e del suo porre/porsi domande che non possono approdare a risposte seriali. Ogni autentica conoscenza di campo è transformativa dei significati originari, ma anche generatrice di signifi­cati nuovi e importanti che gli schemi valutativi inevitabilmente inquadreranno come “errore”, segno di incompetenza.

La scuola buona (in senso non renziano) attiva invece processi di riflessione sul vissuto attraverso le forme culturalmente accreditate, le discipline, forme trascendentali del conoscere. Attraversare un mondo ogni giorno sempre più nuovo non è dare la risposta prevista a domande preconfezionate; vuol dire co-struirle estendendo il nostro orizzonte, fuoriuscendo almeno con il desiderio dalla contingenza; è creare una contro-pressione intenzionale che contrasti la pressione intenzionale sistemica. Formare non copisti ma scrittori di una storia propria.

 

La dignità del conoscere e la cassetta delle competenze del robottino

Oggi più che mai il potere è dissociato dal conoscere; lo disprezza, non lo vuole. La Politica con la maiuscola prevederebbe la capacità di pensare, immaginare e disegnare con consapevolezza e rigore il mondo venturo; ma è pressochè scomparsa e i politici professionals non hanno idee. Né quelli che comandano né quelli che aspirano a comandare.

Al di là delle leggi come la 107 scritte per un Potere senza idee da alcuni cortigiani esiste per fortuna una perenne teleologia alto-politica e pedagogica che assegna alla scuola finalità di alto profilo: la promozione di una migliore qualità della vita, la maturazione dell’identità, la conquista dell’autonomia. A tal fine è importante tutelare le discipline dall’approccio prestazionale, economicistico, di un’azione condotta in vista del raggiungimento di obiettivi e traguardi prestabiliti senza curarsi troppo di aiutare la formazione del pensare il mondo, dell’interrogarsi nel confronto con gli eventi, con il novum che le discipline seriamente studiate annuncerebbero.

L’enfasi sulle competenze induce a trascurare la capacità di conoscere ed esprime una subalternità della scuola al mondo dell’economia; si tratta per lorSignori di far sì che i soggetti siano messi nelle migliori condizioni per rispondere alle esigenze di quei settori più statici del mondo della produzione (quelli cui piace Trump) che chiedono alla scuola di formare individui che sappiano adattarsi al mercato. La centrazione sulle competenze (con messa in secondo piano dei saperi e della capacità di conoscere) appare fortemente riduttiva perché enfatizza quel che altrimenti è un aspetto periferico e strumentale del sapere. A mio avviso la competenza non può collocarsi al centro e rappresentare la prospettiva dominante di impegno pedagogico nemmeno nelle scuole direttamente professionalizzanti.

La competenza viene invece impostata dai documenti ministeriali e dalle circolari IRRSAE quale unico metro di valutazione prestazione poiché misurabile e certificabile. Quel che non è misurabile non esiste.  Le conoscenze sono in questa prospettiva ammesse solo come “apparati serventi”; asservite pertanto alla produzione di risultati. Conta l’esito, il raggiungimento del traguardo…..

“Traguardi”? A nostro parere, il rischio è quello di offrire una traccia pretenziosa ma nel contempo molto debole del processo di crescita, soprattutto nelle età più intensamente evolutive della vita. Decisamente parziale e miope soffermare l’attenzione solo su ciò che è al momento osservabile.

E’ la conoscenza e il modo in cui si interagisce con essa che consente alla mente di formarsi. Si tratta di aiutare il ragazzo a costruirsi disposizioni affettive, cognitive, relazionali, modi di guardare il mondo che abbiano un valore di tipo non replicativo ma generativo.

La competenza è la capacità di produzione di fatti sistemicamente indotti e poi premiati. S/R, come con i cani di Pavlov. La conoscenza è Atto; nella sua auspicabile incondizionatezza è apertura allo stato puro sul divenire del mondo e delle scienze. Sul piano epistemologico vale anche se oggi non conta molto la costruzione della conoscenza, valgono i saperi: sono semmai le competenze a essere effetti secondari , graditi ma secondari, in quanto capacità di uso e di applicazione dei saperi.   Le competenze sono, per quanto utili, sottoprodotti dell’attività del conoscere. Costituiscono la pur positiva scoria di processi di comprensione. Non si dà nemmeno autentica competenza senza conoscenza (la terra), senza cultura. Un soggetto educato principalmente a dimostrare “oggettivamente” competenza ignorerà ogni quadro teorico in grado di render ragione dei fenomeni culturali e fisici nella loro complessità e interezza.

 

Suggerimento

A.Melucci Innovare in politica e in pedagogia in Senso della politica e fatica di pensare, a cura di Antonio Erbetta, Bologna, CLUEB, 2003

Nuove detrazioni per strumenti dedicati a studenti con DSA

Disabili.com del 16-01-2018

Agevolazioni fiscali. Nuove detrazioni per strumenti dedicati a studenti con DSA

La Legge di Stabilità 2018 ha introdotto agevolazioni fiscali sull’acquisto di strumenti che supportano gli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

La legge di Bilancio 2018 ha introdotto, come sappiamo, alcune novità sul fronte delle detrazioni che possono interessare le famiglie italiane, come ad esempio la possibilità di portare in detrazione gli abbonamenti ai mezzi pubblici per recarsi al lavoro, ma anche i bonus casa che comprendono agevolazioni in caso di ristrutturazioni, acquisto mobili e interventi di sistemazione del verde in casa.
Segnaliamo invece una novità che interessa le famiglie con bambini o ragazzi che abbiano ricevuto una diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento (ovvero dislessia, disgrafia, discalculia etc).

DETRAZIONE AL 19%. A partire da quest’anno, si potranno portare in detrazione al 19% in dichiarazione dei redditi anche le spese sostenute in favore dei minori o di maggiorenni con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado, per l’acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici, di cui alla legge 8 ottobre 2010, n. 170, necessari all’apprendimento, nonché per l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere, in presenza di un certificato medico che attesti il collegamento funzionale tra i sussidi e gli strumenti acquistati e il tipo di disturbo dell’apprendimento diagnosticato.

DURATA. Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, l’Agenzia delle Entrate dovrà emanare un decreto con le disposizioni attuative alle quali le famiglie dovranno attenersi per poter usufruire dell’agevolazione. In ogni caso questa disposizione si applicherà alle spese sostenute dall’anno d’imposta in corso fino al 31 dicembre 2018.

DIAGNOSI E STRUMENTI PER DSA. Ci sembra utile ricordare che il riconoscimento dei DSA è previsto dalla legge 170/2010, che stabilisce delle misure per attivare un percorso didattico idoneo allo studente che presenti difficoltà, con la possibilità di accedere a “strumenti compensativi” come le facilitazioni di lettura rese possibili dal formato epub3 e a “misure dispensative”. Si tratta di misure e strumenti contenuti nel PDP (Piano Didattico Personalizzato) che la scuola stila in collaborazione con la famiglia per ciascuno studente con diagnosi di DSA.
Per poter intraprendere percorsi di potenziamento educativo che contemplano questo genere di strumenti è necessario che la famiglia sia in possesso di una diagnosi di DSA, prodotta da specialisti esperti mediante specifici test standardizzati sottoposti al bambino.

L’ ACQUA STRUTTURATA ED INFORMATA

L’ ACQUA STRUTTURATA ED INFORMATA.

Paolo Manzelli  <egocreanet2016@gmail.com>

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  1. Benveniste :

<l’acqua è, nello stesso tempo, un ricevitore ed un emettitore di segnali elettromagnetici, e, quando viene agitata, “si impregna in modo singolare di sostanze in essa disciolte utilizzando la logica del dipolo elettrico e dei clusters magnetici per immagazzinare informazioni biofisiche>.

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L’acqua e una molecola variamente polarizzabile  in quanto è un complesso  un sistema di ponti ad H  ( da 4 a 3 a 2 a 1 ,a 0 ) nelle diverse condizioni ambientali  ( T° e P ) e di soluzione ( l’ H2O pura non esiste a causa della sua elevata solubilita’  ) .  Pertanto l’ angolo tra i due H e l’ ossigeno varia puo’ variare  tra i 97°  e i 104,5 ° a temperature attorno all’ ambiente, ma non solo perche’ l’ H2O puo’ anche modificare per rotazione (vortex) la sua struttura tetraedrica in risposta risonante a varie perturbazioni  elettromagnetiche di bassa frequenza  ( infatti i due elettroni in coda all’ ossigeno possono ulteriormente respingesi ed ampliare o ridurre l’angolo  tra hli H e l’ O ) . Tali effetti risonanti avvengono ad esempio con campi elettromagnetici sia interni ( formazione di cluster di acqua coerente dove le molecole oscillano in fase con un campo elettromagnetico  di insieme “auto-generato”) che con campi esterni come il campo magnetico della terra e del sole ed anche in seguito ad   influssi cosmici  come asseriva (Giorgio Piccardi, 1956).

Vedi: https://www.ibs.it/segreti-dell-acqua-opera-scientifica-libro-generic-contributors/e/9788883232749

 

I legami a H  ( in media assorbono 5.0 Kcal/mole) si rompono al congelamento e cedono la loro energia  all’ ambiente . I Legami a H si formano e si distruggono nell’ ambito di 50.0 Femto secondi ; un mio studente Roberto Righini confermo questi miei calcoli con uno studio con Laser pulsati.

Quanto il Legame ad H intermolecolare si rompe uno dei due H+ di una molecola tende a acquisire uno dei due Elettroni (e-) in coda dell’ Ossigeno dell’ altra molecola ,  quindi si formano atomi di H-GOST  (virtuali) per una inezia di tempo , che immediatamente si auto-distruggono senza dar luogo a bollicine di Idrogeno atomico. Questa azione (virtuale a bassa probabilita’) ) avviene anche quando l’ H2O sostiene con i suoi ponti a H, il DNA , il quale ,senza tale sostegno di alternata ricostruzione del ponti H , degraderebbe rapidamente. Questa è una ragione per cui Acqua e Vita  sono strettamente congiunti.

 

Inoltre  la costruzione/distruzione rapida dei Ponti H diventa un veicolo di informazioni “epigenetiche” per via bio-elettromagnetica ( per tramite quanti di Bio-fotoni della luce e di Bio-fononi del suono ) .

 

Sulla base di tali ampie variazioni strutturali dell’ acqua gia Wilhelm Roentgen ipotizzo  una struttura “bifasica” dell’ acqua come dovuta a diverse possibili configurazioni antisimmetriche dei dimeri di acqua (H2O)2  ; altri studi sulla acqua interfacciale polimerica sono stati fatti per dimostrare la possibilita’ di differenti strutturazioni dell’ acqua, ma piu’ volte tale strutture instabili sono state contestate perche l’ acqua aveva disciolto polimeri a cui l’acqua uniformava strutturalmente .

 

Vedi: Tesi di sintesi delle ricerche sull’ acqua vedi  in : http://porto.polito.it/2597557/1/TESI_PART3_V2.pdf  ;

Vedi: https://www.sanpellegrino-corporate.it/files/tesi/Tiziana%20Biunno.pdf

 

Proprio per le sue caratteristiche di “cristallo liquido dipolare” e la sua capacità di aggregazione in clusters, le molecole dell’acqua hanno la possibilita’ di memorizzare le informazioni delle sostanze con le quali entrano in contatto  condividendo le energie con le quali entrano in risonanza.

 

Inoltre l’acqua come sostanza diamagnetica possiede proprietà caratteristiche per le quali  se viene esposta ad  un campo magnetico, acquisisce  una magnetizzazione di senso opposto a quello del campo. Questa proprieta’ diamagnetica modifica la polarita’ elettromagnetica ed bio-informativa dell’ acqua  determinando condizioni di differente  informatizzazione dell’ Acqua le quali attivano quei fenomeni .elettrodinamici di tipo quantistico essenziali per la vita di tutti gli esseri viventi.

 

H2O Magnetizzata: http://beppe54.altervista.org/l-acqua-e-il-magnetismo.html

 

H2O Activation: http://www.edscuola.it/archivio/lre/acqua_attivata.htm

 

In vero si sa  che le  possibili diverse strutturazioni dell’ acqua ’cio che interessa il nostro CLUSTER di ricerca e sviluppo Egocreanet, è essenzialmente rivolto a come l’acqua sia un vettore la comunicazione  informazioni elettromagnetiche bio-quantiche ( composte da bio-fotoni e biofononi )  le quali vanno  a regolare le relazioni tra epigenetica e la genetica modulandone  la espressione .

 

Un caro saluto a tutti Paolo  01/01/2018 Firenze  <egocreanet2016@gmail.com>

 

Da oggi via alle iscrizioni online alle prime classi ma non è un «click day»

da Il Sole 24 Ore

Da oggi via alle iscrizioni online alle prime classi ma non è un «click day»

Iscrizioni on line al via da oggi per il 2018/2019. Le famiglie avranno tempo dalle 8 del 16 gennaio alle 20 del 6 febbraio 2018 per iscrivere i propri figli alle classi prime delle scuole primarie e secondarie di I e II grado. Quello di domani non è un “click day”: sarà possibile effettuare la procedura di iscrizione per tutto il periodo indicato. Non sono previste priorità per le domande inoltrate per prime.

Il Miur ha messo a disposizione delle famiglie un sito dedicatowww.iscrizioni.istruzione.it con tutte le informazioni utili per lo svolgimento della procedura e con una sezione specifica per le domande frequenti (Faq). Tre video tutorial illustrano la procedura passo dopo passo: 1. “Come registrarsi (per chi non ha un’identità Spid o credenziali Polis)”;
2. “Come compilare e inoltrare la domanda”;
3. “L’iter della domanda”. Anche quest’anno il Ministero ha realizzato uno spot di servizio per dare informazioni utili alle famiglie, presente sui canali social del Miur e trasmesso dalla Rai negli spazi dedicati alla comunicazione istituzionale.

Chi ha un’identità digitale Spid (Sistema pubblico di identità digitale) potrà accedere con le credenziali del gestore che ha rilasciato l’identità. Altrimenti si potrà fare la normale registrazione al portale e seguire passo dopo passo la propria procedura di iscrizione.
Le iscrizioni on line riguardano anche i corsi dei Centri di formazione professionale regionali (nelle Regioni che hanno aderito). Per le scuole dell’infanzia la procedura è cartacea. L’adesione delle scuole paritarie al sistema delle “Iscrizioni on line” resta sempre facoltativa.

Per chi è ancora alla ricerca della scuola più adatta alle proprie esigenze o dell’indirizzo da scegliere, il portale di riferimento è “Scuola in Chiaro” (www.cercalatuascuola.istruzione.it ), con le schede sintetiche su tutti gli istituti, i principali dati, l’offerta formativa in chiaro e i Rapporti di autovalutazione delle scuole che contengono, fra l’altro, punti di forza e obiettivi di miglioramento.

Fra le novità per chi si affaccia alla scuola di secondo grado, ci sono i nuovi indirizzi quadriennali sperimentali che partiranno a settembre. Hanno avuto il via libera alla sperimentazione già 100 classi: 44 al Nord, 23 al Centro, 33 al Sud. Si tratta di 75 indirizzi liceali e 25 indirizzi tecnici. Sono 73 le scuole statali coinvolte, 27 quelle paritarie. Per altre 92 classi il ministero chiederà al Consiglio superiore della pubblica istruzione il parere per includerle nella sperimentazione. L’elenco completo delle cento scuole già ammesse è disponibile al seguente link: http://www.miur.gov.it/web/guest/-/piano-nazionale-di-innovazione-ordinamentale-per-la-sperimentazione-di-percorsi-quadriennali-di-istruzione-secondaria-di-secondo-grado-avviso-prot-n-3 .

Novità anche per gli indirizzi professionali, riformati da uno dei decreti attuativi della legge 107 del 2015 approvati ad aprile. Dal 2018/2019, I percorsi saranno di 5 anni: biennio più triennio. Gli indirizzi passeranno da 6 a 11: agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane; pesca commerciale e produzioni ittiche; industria e artigianato per il “made in Italy”; manutenzione e assistenza tecnica; gestione delle acque e risanamento ambientale; servizi commerciali; enogastronomia e ospitalità alberghiera; servizi culturali e dello spettacolo; servizi per la sanità e l’assistenza sociale; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico.

Ogni scuola potrà declinare questi indirizzi in base alle richieste e alle peculiarità del territorio, coerentemente con le priorità indicate dalle Regioni. Le scuole potranno utilizzare le loro quote di autonomia, in relazione all’orario complessivo, per rafforzare i laboratori e qualificare la loro offerta in modo flessibile.

Malpezzi (Pd): «Giusta la scelta di riservare 200 milioni alla valorizzazione degli insegnanti più meritevoli»

da Il Sole 24 Ore

Malpezzi (Pd): «Giusta la scelta di riservare 200 milioni alla valorizzazione degli insegnanti più meritevoli»

di Claudio Tucci

È corsa a cambiare la buona Scuola: sui 200 milioni per il merito, il Pd che ne pensa?
Il Pd li ha inseriti perché riteneva che fosse giusto valorizzazione il lavoro dei docenti e quindi riconoscere il lavoro ulteriore di chi, tra di loro, si impegna in diversi ambiti. E continuiamo ad essere convinti che sia un’idea giusta. A chi obietta sulla poca chiarezza delle modalità di valutazione, rispondo che è compito del comitato per la valutazione, istituito in ogni scuola, individuare i criteri per valorizzare il lavoro dei docenti, sulla base di principi generali specifici e stringenti fissati dalla legge. Gli strumenti per rendere la valorizzazione trasparente e la più oggettiva possibile sono quindi ben delineati e a disposizione delle scuole e dei docenti.

Chiamata diretta: va potenziata e fatta svolgere davvero, o è meglio cancellarla?
Preferisco chiamarla “chiamata per competenze”. Parliamo di uno dei pilastri della Buona Scuola e dell’autonomia scolastica. Ogni territorio ha caratteristiche e bisogni diversi. La scuola deve avere quindi la possibilità di scegliere quegli insegnanti che, a parità di titoli, hanno le caratteristiche più adatte per realizzare il piano formativo rispondente alle esigenze di quel territorio. E questo anche per valorizzare le competenze che i docenti possiedono. Quindi va potenziata e resa efficace.

Qualche giorno fa è esploso il caso dei diplomati magistrali. Se il Pd tornerà al governo: nuove stabilizzazioni o nuovi concorsi?
Condividiamo la linea che il Miur ha deciso di seguire. Bisogna aspettare l’interpretazione autentica da parte dell’Avvocatura dello Stato per capire quali siano le possibilità di intervento. Ricordo che il Pd è la forza politica che ha cominciato a risolvere in maniera organica la questione dei precari, definendo per quei docenti della scuola secondaria – che non sono rientrati nel piano assunzionale straordinario – una fase transitoria che consentirà loro di essere assunti. Siamo quelli che hanno deciso di modificare radicalmente il meccanismo di assunzione dei docenti per la secondaria, delineando un sistema che coniuga formazione e reclutamento e quindi siamo disposti a riflettere su un modello anche per scuola dell’infanzia e primaria. I concorsi saranno periodici. Aggiungo finalmente.

Alternanza e nuove competenze: come renderle davvero reali per gli studenti?
L’alternanza è una scommessa. I nostri ragazzi hanno bisogno di acquisire competenze trasversali a maggior ragione in un mondo, ce lo dicono i dati, dove il 60% degli studenti che oggi frequentano la scuola farà un mestiere che attualmente non esiste. L’alternanza è uno strumento in più per arricchire la cassetta degli attrezzi che, domani, i ragazzi potranno aprire per trovare gli strumenti adatti. Serve continuare a lavorare sugli strumenti di accompagnamento e sulla relazione con impresa e territorio.

L’istruzione tecnica è strategica per la manifattura: come rilanciarla?
L’istruzione tecnica è strategica per la manifattura ma anche per limitare la dispersione scolastica. Un’istruzione tecnica che ritrova la sua vera dignità è una scuola in cui i ragazzi si iscrivono con piacere e anche con orgoglio. Il rilancio passa, soprattutto, per il potenziamento dell’attività laboratoriale su cui abbiamo già investito 58 milioni di euro anche nell’ottica di rafforzare i collegamenti con il territorio.

La Fedeli ha derogato per un altro anno al vincolo di permanenza nella mobilità dei prof: come si fa a garantire, non solo a parole, la continuità didattica ai ragazzi?
Il Pd è per la continuità didattica. Sappiamo però che uno dei più grandi problemi della Buona Scuola, quello per cui abbiamo pagato il prezzo maggiore, è il fatto che gli insegnanti sono soprattutto al Sud e i posti liberi soprattutto al Nord. Parliamo di un fenomeno che è sempre esistito, ma che veniva avvertito meno negli anni passati, perché le assunzioni erano in numero molto inferiori. Nel momento in cui, grazie alla Buona Scuola, sono stati assunti molti docenti (oltre 130.00) , il fenomeno è sembrato esplodere. E chiaro che vorremmo tenere insieme la continuità didattica con le necessità affettive delle famiglie, ma per farlo non possiamo ricorrere alle deroghe. Serve un piano complessivo di ampio respiro. E, soprattutto occorre riequilibrare lo sviluppo economico tra le aree del Paese.

Formazione terziaria: più legata al mondo del lavoro e della ricerca, come?
Oggi servono competenze abilitanti all’utilizzo di strumenti avanzati di innovazione tecnologica legati ad industria 4.0. Gli ITS dovranno costruire percorsi formativi progettati con le imprese e realizzati con le università. Serve, inoltre, potenziare la sinergia con i territori, potenziando la filiera tra scuole, imprese, amministrazioni pubbliche. Potenziamento totale della sinergia con i territori. Inoltre è necessario rafforzare l’orientamento legato al territorio.

Docenti assunti lontano da casa, Fedeli pronta a parlarne: ma non siete “deportati”

da La Tecnica della Scuola

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Contratto scuola, nota dello Snals: “Bocciamo la bozza di articolato”

da La Tecnica della Scuola

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Visite fiscali, come consultare gli esiti di quelle disposte d’ufficio dall’Inps

da La Tecnica della Scuola

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I robot e noi: tra 10 anni saranno in casa e forse in classe

da Tuttoscuola

I robot e noi: tra 10 anni saranno in casa e forse in classe

Si dà ormai per scontato che tra 10 anni (ma anche prima a livello sperimentale e su scala ridotta soprattutto nell’ambito delle applicazioni mediche) i robot entreranno nelle fabbriche, negli uffici e anche nelle case, dove potranno fungere da assistenti personali, domestici, infermieri, baby sitter, e aiuteranno i bambini a imparare, con appositi programmi di edutainment, e potranno anche assisterli quando devono fare i compiti.

Di questa prospettiva parla Maria Chiara Carrozza, docente di Biorobotica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nel saggio “I Robot e noi” (il Mulino, 2017), che l’ex ministro della Pubblica Istruzione del governo Letta sta presentando in una serie di incontri sempre molto seguiti.

Entro pochi anni i robot si personalizzeranno nel senso che entreranno in simbiosi con le specifiche esigenze delle persone. Con la diffusione a prezzi attingibili della robotica di consumo, prevede Carrozza, i robot non saranno più utilizzati solo da professionisti o da individui forniti di competenze tecnologiche avanzate, ma potranno essere impiegati da cittadini che li useranno senza alcun addestramento, come si fa ora con uno smartphone.

Il principale problema che dovrà essere affrontato nei prossimi anni, ma già ora ben presente nel dibattito scientifico e anche in quello politico-culturale sui prossimi sviluppi applicativi della Intelligenza artificiale, è quello che riguarda la sicurezza e perfino la libertà degli individui perché nell’interazione con le persone i robot potrebbero “profilarle” e condizionare le loro scelte, subordinandole a interessi di tipo economico.

Le polemiche che stanno investendo alcune grandi aziende, da Google a Facebook ad Amazon (le cosiddette OTT, le Over The Top), che si avvalgono a fini pubblicitari di software basati sull’intelligenza artificiale, software che potrebbero interagire con i robot, dimostrano quanto siano fondate le preoccupazioni espresse da Maria Chiara Carrozza.

Esame I ciclo

Presentato il 16 gennaio il Documento di orientamento per la redazione della prova d’italiano nell’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo


Esame del I ciclo, Fedeli e Serianni presentano il documento di orientamento per la predisposizione della prova di italiano

(Martedì, 16 gennaio 2018) La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli e il professor Luca Serianni hanno presentato oggi al MIUR il “Documento di orientamento per la redazione della prova d’italiano nell’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo”. Il testo è frutto del lavoro di un’apposita commissione di esperti guidata dal noto linguista e composta da Massimo Palermo, ordinario di Linguistica italiana all’Università per stranieri di Siena, Nicoletta Frontani, docente di Lettere presso il liceo classico “Augusto” di Roma, Antonella Mastrogiovanni, docente e collaboratrice dell’INVALSI (Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema di Istruzione), Carmela Palumbo, Capo del Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del MIUR.

“Il gruppo di lavoro è stato costituito a luglio con il compito di definire una serie di interventi operativi per migliorare le competenze nella lingua italiana delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli -. Quello che presentiamo oggi è un primo risultato. Ringrazio il professor Serianni e tutta la commissione per il lavoro svolto e per aver messo le proprie competenze al servizio del Paese e della nostra scuola. Il documento finale è di alto valore e potrà rappresentare una utile guida per le nostre e i nostri docenti anche nell’attività didattica quotidiana, oltre che in vista dell’Esame finale del primo ciclo”.

“Il gruppo guidato da Serianni – prosegue – ha fornito, in questa prima fase, la necessaria consulenza tecnica per la produzione delle tre tipologie di prove in cui si articola la prova scritta d’italiano al termine del I ciclo: testo narrativo o descrittivo; testo argomentativo; comprensione e sintesi di un testo, anche mediante richiesta di riformulazione. Tre tipologie di prove che, lo ricordiamo, se ben strutturate, consentono alle e ai docenti di verificare le diverse competenze linguistiche di cui si compone la padronanza della lingua italiana, padronanza verso cui la scuola deve traguardare studentesse e studenti per farne, davvero, cittadine e cittadini attivi e competenti”.

“La commissione ha messo insieme competenze e sensibilità diverse, lavorando con grande armonia. Il proposito è stato quello di offrire ai docenti suggerimenti per predisporre al meglio le prove d’esame e valutare le competenze di lingua italiana per quanto riguarda sia la comprensione sia la produzione del testo”, ha dichiarato il professor Serianni.
Lo scorso 3 ottobre è stato firmato il decreto ministeriale che ha disciplinato il nuovo Esame del I ciclo, secondo quanto previsto dal decreto di riforma della valutazione varato ad aprile in attuazione della legge 107 del 2015. Il 10 ottobre le scuole hanno ricevuto un’apposita circolare che ha avviato un ciclo serrato di conferenze di servizio con le scuole per accompagnarle verso il nuovo Esame che debutta a giugno e prevede tre scritti (una prova di italiano, una di matematica, una sulle lingue straniere) e un colloquio per accertare le competenze trasversali, comprese quelle di cittadinanza. Il lavoro svolto dal gruppo coordinato dal professor Serianni si è inserito in questo contesto di accompagnamento e di lavoro preparatorio.

La prova di italiano, ha spiegato la circolare di ottobre, potrà essere strutturata anche in più parti riferibili alle diverse tipologie proposte (testo narrativo o descrittivo; testo argomentativo; comprensione o sintesi di un testo) che potranno essere utilizzate in maniera combinata all’interno della stessa traccia. Saranno le singole commissioni a predisporre le prove. Il giorno della prova ogni commissione sorteggerà una terna di tracce da sottoporre ai candidati che ne sceglieranno una.

La commissione guidata da Serianni ha lavorato sulla prova di italiano, mettendo a punto un documento che offre indicazioni operative sulle possibili modalità per verificare le competenze di lingua italiana delle studentesse e degli studenti che affronteranno l’Esame di terza, con un suggerimento rivolto alle e ai docenti affinché, durante tutto il triennio della scuola di primo grado, anche in vista dell’Esame finale, sia rilanciato il ruolo del riassunto che, spiegano gli esperti, presenta “alcuni requisiti formativi che appaiono di grande importanza”. Il riassunto, infatti, “verifica la comprensione di un testo dato e la capacità di gerarchizzarne i contenuti, anche attraverso la scansione in macrosequenze; abitua, con la pratica della riformulazione, all’uso di un lessico adeguato; infine, propone ad alunne e alunni testi di natura e destinazione diverse, mostrando loro attraverso il contatto diretto il variare della lingua a seconda della specifica tipologia testuale”.

Per ogni tipologia di prova, nel documento presentato oggi vengono illustrate nel dettaglio le competenze linguistiche che possono essere maggiormente sviluppate nelle studentesse e negli studenti. Sono indicati gli accorgimenti da utilizzare nella redazione delle prove con attenzione ai testi da selezionare e proporre. Infine vengono proposti esempi concreti di prove.

Nei prossimi mesi il gruppo di lavoro porterà la sua attenzione all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo. Come previsto dal Decreto legislativo 62/2017 (art. 17, comma 5), il Ministero dovrà definire, infatti, per la prova d’italiano e per le seconde prove, appositi quadri di riferimento utili per la loro redazione e valutazione. Il gruppo di lavoro coordinato dal professor Serianni fornirà anche in questo caso il suo contributo tecnico per elaborare il quadro di riferimento per la prova scritta d’italiano.

Diplomati magistrali

Le OO.SS. sono riconvocate al MIUR per martedì 16 gennaio 2018, alle ore 10.

Il 4 gennaio 2018 si è svolto al Miur un incontro con le Organizzazioni sindacali in merito alla questione dei diplomati magistrali, a seguito alla sentenza n. 11 del 2017 pubblicata il 20 dicembre scorso dal Consiglio di Stato in Adunanza Plenaria.


Diplomati magistrali, ulteriori chiarimenti: nessun effetto immediato, chiesto parere ad Avvocatura

A fronte delle numerose richieste di chiarimento che stanno giungendo al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sulla questione dei diplomati magistrali, si precisa che, come spiegato anche nel verbale dell’incontro che si è svolto con le Organizzazioni sindacali, la decisione assunta in Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 11/2017 non ha effetti immediati su tutte le situazioni giuridiche soggettive dei diplomati magistrali o dei controinteressati. La decisione ha bensì la funzione di assicurare che i giudici amministrativi interpretino in maniera uniforme la normativa, in occasione delle future sentenze e tenuto conto che in passato vi erano stati diversi orientamenti giurisprudenziali.

In attesa dei nuovi giudizi di merito, che si uniformeranno necessariamente alla decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, il Ministero, per poter ottemperare correttamente alla sentenza, ha innanzitutto analizzato tutte le situazioni giuridiche e di fatto esistenti e consolidate. Con particolare riferimento alla concreta gestione delle graduatorie e dei rapporti di lavoro che nel frattempo si sono instaurati con le e i docenti già inseriti (seppure con riserva) nelle GAE (Graduatorie ad esaurimento). Inoltre, per poter agire al meglio, nel rispetto di quanto stabilito dal Consiglio di Stato, il MIUR, come specificato ieri ai Sindacati e come riportato nel verbale dell’incontro, ha chiesto immediatamente, già il 22 dicembre scorso (la sentenza è stata pubblicata il 20) un parere all’Avvocatura Generale dello Stato sulle corrette modalità di esecuzione della sentenza, considerate le diverse fattispecie in campo e con l’obiettivo di garantire l’uniformità di attuazione sul territorio nazionale e, nel frattempo, anche la continuità didattica a tutela di studentesse e studenti.

Il MIUR precisa, inoltre, che la sentenza n. 11 del 2017 del Consiglio di Stato riguarda i diplomati magistrali che hanno conseguito il titolo entro il 2001/2002, che non risultavano inseriti nelle Graduatorie permanenti all’atto della loro trasformazione in Graduatorie ad esaurimento nel 2007 e che recentemente hanno proposto ricorsi per ottenere comunque l’inserimento nelle citate GAE. Il Consiglio di Stato ha deciso, con la sentenza pubblicata il 20 dicembre, che tale richiesta tardiva di inserimento nelle GAE non ha fondamento giuridico. La sentenza non ha invece alcun impatto, né immediato né futuro, sui diplomati magistrali, già di ruolo o ancora oggi iscritti nelle GAE, che risultavano già iscritti nelle Graduatorie permanenti nel momento in cui la legge n. 296 del 2006 le ha trasformate in Graduatorie ad esaurimento. Questi ultimi, infatti, per essere inclusi nelle GAE, avevano dovuto conseguire o l’idoneità in un concorso pubblico per titoli ed esami o frequentare e superare un corso straordinario organizzato dal MIUR finalizzato al conseguimento dell’idoneità per la scuola elementare o dell’abilitazione per la scuola materna, corso destinato esclusivamente a coloro che erano in possesso del diploma magistrale o di scuola magistrale e di determinati requisiti di servizio.


VERBALE INCONTRO 4 GENNAIO 2018

Il giorno 4 gennaio 2018, presso il MIUR, il Sottosegretario Vito De Filippo, il Capo di Gabinetto, il Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione e il Direttore generale per il personale scolastico hanno incontrato i segretari generali delle Organizzazioni Sindacali rappresentative per il comparto Istruzione e Ricerca, presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, in merito alla sentenza n. 11 del 2017 resa dal Consiglio di Stato in Adunanza Plenaria.

La sentenza riguarda l’utilità del titolo di diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 ai fini dell’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento, successivamente alla loro costituzione a partire dalle ex graduatorie permanenti.

La legge n. 341 del 1990 (articolo 3, comma 2) ha previsto per la prima volta che il diploma di laurea costituisse titolo necessario per l’accesso ai concorsi nella scuola dell’infanzia e primaria, e quindi anche per l’inserimento nelle graduatorie prima permanenti, poi ad esaurimento, che danno accesso al ruolo. Precedentemente, il titolo previsto per la partecipazione ai concorsi era invece quello di diploma magistrale.

I predetti corsi di laurea furono però attivati solo a partire dall’anno accademico 1999/2000. Perciò, con il decreto interministeriale 10 marzo 1997 fu previsto un regime transitorio, che conservò ai diplomi magistrali conseguiti entro l’a.s. 2001/2002 il valore di titolo idoneo a consentire la partecipazione alle sessioni riservate di abilitazione all’insegnamento finalizzate alla inclusione nelle graduatorie permanenti o ai concorsi per titoli ed esami a posti di insegnamento.

Negli anni si è instaurato un corposo contenzioso dinanzi soprattutto ai giudici amministrativi, col quale numerosi diplomati magistrali (con titolo conseguito entro il 2001/2002) non iscritti nelle ex graduatorie permanenti, hanno vantato l’ulteriore utilità del loro titolo di studio anche al fine dell’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento.

A seguito della sentenza in adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 11 del 2017, tali richieste sono state dichiarate infondate giuridicamente. Al riguardo, si sottolinea che la decisione assunta in adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha la funzione di assicurare che i giudici amministrativi interpretino in maniera uniforme la normativa, in occasione delle future sentenze, tenuto conto che in passato vi erano stati diversi orientamenti giurisprudenziali.

Il Sottosegretario De Filippo, richiamata brevemente la predetta complessa situazione giuridica risalente a numerosi anni addietro, informa le Organizzazioni Sindacali che la presenza di diritti e interessi contrapposti, tra i diplomati magistrali e gli altri abilitati all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e primaria, impone la massima attenzione nella doverosa esecuzione della sentenza e delle successive sentenze di merito da parte dell’autorità amministrativa. In attesa dei nuovi giudizi di merito, il Ministero, al fine di poter ottemperare correttamente alla predetta decisione, ha analizzato tutte le diverse situazioni giuridiche e di fatto esistenti e/o consolidate, con particolare riferimento alla concreta gestione delle graduatorie e dei rapporti di lavoro nelle more instauratisi con i soggetti già inseriti (seppure con riserva) nelle GAE.

Proprio per questo, l’Amministrazione il 22 dicembre 2017 ha tempestivamente coinvolto l’Avvocatura Generale dello Stato, chiedendo un parere sui tempi e sulla corretta modalità di esecuzione della suddetta decisione considerate le diverse fattispecie ed al fine di garantire l’uniformità di attuazione sul territorio nazionale.

Il Direttore generale per il personale scolastico ha, quindi, fornito i dati principali in merito al numero di soggetti coinvolti. I diplomati magistrali iscritti nelle GAE a seguito dei contenziosi di cui trattasi sono più di 43.000, mentre sono più di 6.000 quelli che sono stati assunti in ruolo, pur se con riserva non essendo destinatari di sentenze passate in giudicato. Questi ultimi sono concentrati per lo più nelle regioni del Nord.

Le OO.SS., prendendo atto della posizione dell’Amministrazione, hanno rappresentato l’esigenza di una soluzione complessiva della questione.

Al termine del confronto le Parti hanno convenuto di riconvocare il tavolo politico non appena intervenuto il parere dell’Avvocatura dello Stato, tenuto conto della esigenza condivisa di una ordinata conclusione dell’anno scolastico in corso e convenendo tra l’altro sulla necessità di una riflessione generale sul meccanismo di reclutamento da utilizzare per la scuola dell’infanzia e primaria, anche alla luce delle soluzioni già adottate dal Governo per la scuola secondaria.

Nelle more di tale riconvocazione, le Parti si impegnano a monitorare congiuntamente e costantemente, in un apposito tavolo tecnico, l’evolversi della situazione.