Esame di terza media, la prova di italiano si rifà il look

da Il Sole 24 Ore

Esame di terza media, la prova di italiano si rifà il look

di Alessia Tripodi

All’esame di terza media torna in auge il riassunto, ma resta anche il tradizionale tema, seppur con qualche elemento di innovazione. A giugno gli studenti alle prese con l’esame di Stato affronteranno una prova di italiano strutturata in modo diverso rispetto al passato, secondo le indicazioni contenute in documento di orientamento per gli insegnanti presentato ieri al Miur dalla ministra Valeria Fedeli. Il testo, messo a punto da una commissione di esperti guidata dal linguista Luca Serianni, è stato inviato alle scuole e sarà pubblicato sul sito del ministero .

Tre nuovi tipi di prova
Sono tre le nuove tipologie per la prova di Italiano descritte da Viale Trastevere: testo narrativo o descrittivo (molto simile al tradizionale tema), argomentazione scritta per sostenere una tesi con ragionamenti stringenti, comprensione di un testo (per esempio letterario o scientifico) anche attraverso una sua riscrittura (un modo, appunto, per rilanciare lo strumento del riassunto) oppure una prova strutturata che sia un mix delle precedenti. «Il gruppo di lavoro è stato costituito a luglio con il compito di definire una serie di interventi operativi per migliorare le competenze nella lingua italiana degli studenti delle secondarie di primo e secondo grado» ha detto Fedeli, spiegando che «quello che presentiamo oggi è un primo risultato» e «il documento finale potrà rappresentare una utile guida per i docenti anche nell’attività didattica quotidiana, oltre che in vista dell’Esame finale del primo ciclo».

A giugno il nuovo esame
Lo scorso 3 ottobre, fa sapere il Miur, è stato firmato il decreto ministeriale che ha disciplinato il nuovo esame del primo ciclo, secondo quanto previsto dal decreto di riforma della valutazione varato ad aprile in attuazione della legge 107 del 2015. E il 10 ottobre scorso, sottolinea ancora il ministero, gli istituti hanno ricevuto una circolare «che ha avviato un ciclo serrato di conferenze di servizio con le scuole» per accompagnarle verso il nuovo esame che debutta a giugno. Nella sua nuova veste, l’esame prevede tre scritti (una prova di italiano, una di matematica, una sulle lingue straniere) e un colloquio per accertare le competenze trasversali, comprese quelle di cittadinanza. Il lavoro svolto dal gruppo coordinato dal professor Serianni si è inserito, dunque, in questo contesto di accompagnamento e di lavoro preparatorio.
Saranno le singole commissioni a predisporre le prove. Il giorno della prova ogni commissione sorteggerà una terna di tracce da sottoporre ai candidati, che ne sceglieranno una.

E ora straordinario obbligatorio

da ItaliaOggi

E ora straordinario obbligatorio

La proposta dell’Aran ai sindacati. No al ripristino delle relazioni ante Brunetta

Marco Nobilio

Meno diritti, più doveri e, in alcuni casi, senza retribuzione. È quanto emerge dalla proposta avanzata dall’Aran la settimana scorsa ai sindacati nel corso della contrattazione della parte normativa del nuovo contratto del comparto scuola, Afam (accademie, conservatori e istituti per le industrie artistiche), università e ricerca.

Il testo, che ItaliaOggi ha detto, è all’esame del tavolo negoziale, tuttora in corso all’Aran, e presenta una serie di criticità soprattutto per quanto riguarda i docenti della scuola statale.

La trattativa è in stallo, l’Aran attende l’integrazione dell’atto di indirizzo (si vedano le anticipazioni di ItaliaOggi di martedì scorso) che, predisposta dalla ministra dell’istruzione Valeria Fedeli, è ancora all’esame del ministero dell’economia in particolare per quanto riguarda la redistribuzione delle risorse per gli 85 euro di aumento medio.

E intanto l’agenzia governativa per la contrattazione nel pubblico impiego, in attesa di «lumi» politici, ieri non ha neanche dato il via libera alla trattativa sulle relazioni sindacali: i sindacati avevano chiesto di ripristinare la situazione ante Brunetta. L’Aran ha controproposto di discutere delle altre parti, salvo quelle economiche però. Alla fine, le trattative sono state rinviate a domani, si riparte proprio dalle relazioni sindacali. Resta nel frattempo sempre valida l’indicazione a chiudere entro la settimana, in modo da rendere disponbili gli auemnti già con il prossimo cedolino di febbraio.

Straordinario obbligatorio. Il comma 2 dell’articolo riguardante le attività di insegnamento, a pagina 42 del testo che reca la proposta, prevede che il docente sia tenuto a svolgere le attività previste dal piano annuale delle attività adottato dal dirigente scolastico. Lo svolgimento avverrà sulla base di incarichi che saranno assegnati ai docenti dal dirigente scolastico in forma scritta. E l’atto di conferimento potrà prevedere anche attività aggiuntive. Se la clausola sarà approvata in questi termini, lo straordinario diventerà obbligatorio. Perché essendo espressamente previsto dal contratto, diventerà elemento essenziale dello stesso (si veda la sentenza della Corte di giustizia europea, quinta sezione dell’8 febbraio 2001, C-350/99). E siccome la nuova clausola non prevede la stipula di un’integrazione al contratto individuale di lavoro, all’atto del conferimento dell’incarico, i docenti non saranno in grado di conoscere l’entità della retribuzione aggiuntiva e la durata della prestazione.

La proposta, peraltro, sembrerebbe collidere con quanto previsto dall’articolo e 2, comma 2, del dlgs 165/2001, il quale prevede che l’attribuzione di trattamenti economici possa avvenire esclusivamente mediante contratti collettivi o alle condizioni previste mediante contratti individuali. Pertanto, in assenza di disposizioni che definiscano l’entità degli oneri e della relativa retribuzione collegandoli alla capienza del fondo di istituto, il rischio che si corre e che i docenti siano costretti a lavorare gratis oppure con compensi di molto inferiori ai minimi, come spesso già succede. La clausola, peraltro, potrebbe risultare nulla. Perché il codice civile sanzione con l’invalidità la rinuncia alla retribuzione o le transazioni su retribuzioni inferiori ai minimi (si veda l’articolo 2113 del codice civile). In ciò applicando il principio di proporzionalità della retribuzione previsto dall’articolo 36 della Costituzione.

Formazione obbligatoria. I commi 124 e 125 dell’articolo 1 della legge 107/2015 prevedono l’obbligatorietà della formazione per i docenti che va svolta «in servizio» e cioè durante l’orario di lavoro. Per orario di lavoro si intende «qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni» così come previsto dall’articolo 2 della direttiva europea 88/2003. E secondo la giurisprudenza (Tribunale di Verona, sentenza 46/11) la formazione andrebbe retribuita applicando i minimi contrattuali previsti per le attività aggiuntive funzionali all’insegnamento. Questo orientamento, però, non è stato applicato dall’Aran, che ha proposto di qualificare le attività di formazione come mero adempimento dovuto non retribuito come, per esempio, la correzione dei compiti. Anche in questo caso, se la clausola dovesse essere accettata dai sindacati, potrebbe risultare nulla.

Consigli di classe e collegi. Il testo della proposta Aran prevede, inoltre, che le riunioni dei consigli di classe e dei collegi dei docenti (più tutte le altre attività funzionali all’insegnamento di natura collegiale) dovranno rientrare in un unico pacchetto fino a un massimo di 80 ore obbligatorie. La ratio sembrerebbe quella di evitare il più possibile lo sforamento del monte ore che determinerebbe il diritto al compenso accessorio.

La proposta è svantaggiosa per i docenti che hanno poche classi (e che partecipano a poche riunioni dei consigli di classe). Che potrebbero essere costretti a rinunciare a diverse ore di straordinario per le riunioni dei collegi, sempre più frequenti, e che attualmente dovrebbero rientrare in un monte ore di massimo 40 ore annue. Ma potrebbe risultare vantaggiosa per i docenti che hanno molte classi. Che partecipando a molte riunioni dei consigli di classe potrebbero maturare più agevolmente lo straordinario per le ore in più dovute alle riunioni dei collegi, che, secondo la proposta Aran, dovrebbero sommarsi a quelle delle riunioni dei consigli di classe.

Contestualmente prevede che il piano annuale delle attività non debba più essere deliberato dal collegio dei docenti, facendolo rientrare nella competenza esclusiva del dirigente scolastico, che potrebbe anche modificarlo nel corso dell’anno scolastico. La competenza esclusiva del dirigente scolastico in materia di disposizione del piano annuale delle attività rischia, peraltro, di aumentare il rischio per i dirigenti di incorrere in azioni di rivalsa da parte della Corte dei conti in caso di sforamento del budget per lo straordinario.

Tutte le novità della legge di Bilancio che scattano dal 2018, tra organico e graduatorie

da ItaliaOggi

Tutte le novità della legge di Bilancio che scattano dal 2018, tra organico e graduatorie

Fondi in più per il miglioramento dell’offerta formativa, prolungamento della vigenza delle graduatorie dei concorsi a cattedra, incremento degli organici, valorizzazione dei titoli abilitanti all’insegnamento, promozione dell’educazione motoria nella scuola primaria, stabilizzazione dei docenti precari dei conservatori e della accademie

Fondi in più per il miglioramento dell’offerta formativa, prolungamento della vigenza delle graduatorie dei concorsi a cattedra, incremento degli organici, valorizzazione dei titoli abilitanti all’insegnamento, promozione dell’educazione motoria nella scuola primaria, stabilizzazione dei docenti precari dei conservatori e della accademie. Sono queste le novità più importanti previste dalla legge di Bilancio di quest’anno: la legge 205/2017, che è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 29 dicembre scorso. Le misure che interessano la scuola e l’Afam (alta formazione artistica e musicale: accademie e conservatori) sono contenute nell’articolo 1, che è suddiviso in oltre 1.000 commi: una prassi ormai consolidata delle leggi di Bilancio, che derivano dall’approvazione di un maxiemendamento che viene presentato in un’unica soluzione dal governo, per recepire le modifiche proposte dalle commissioni parlamentari e accelerare il processo di approvazione.

Miglioramento dell’offerta formativa

La legge di Bilancio ai commi da 333-bis a 333-quater dell’articolo 1, aggiunti dalla camera dei deputati nel corso della discussione parlamentare, prevede uno stanziamento progressivo fino a 30 milioni di euro per valorizzare la professionalità dei docenti delle istituzioni scolastiche statali. In particolare, il comma 333-bis dispone l’istituzione di una sezione nell’ambito del fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (Mof), con uno stanziamento di 10 milioni di euro nel 2018, 20 milioni nel 2019 e 3 milioni dal 2020 in poi. I criteri per la destinazione dei fondi sono contenuti nel comma 333-ter e consistono nella valorizzazione dell’impegno in attività di formazione, ricerca e sperimentazione didattica e nella valorizzazione del contributo alla diffusione nelle istituzioni scolastiche di modelli per una didattica per lo sviluppo delle competenze. La normativa di dettaglio sull’attribuzione dei fondi sarà definita dalla contrattazione collettiva.

Proroga graduatorie dei concorsi a cattedra

I commi 334-is e 334-ter dell’articolo 1 della legge di Bilancio prevedono, inoltre, il prolungamento della vigenza delle graduatorie dei concorsi a cattedra secondo il cosiddetto principio dello scorrimento delle graduatorie. In pratica, fermo restando la priorità per i vincitori di concorso, che saranno comunque assunti, gli uffici scolastici, una volta assunti i vincitori e in presenza delle relative disponibilità, continueranno a scorrere le graduatorie dei idonei per un altro anno oltre il triennio 2016/2017, 2017/2018, 2018/2019. Le graduatorie attuali, dunque, resteranno valide fino al 2019/2020. La proroga della vigenza delle graduatorie è stata disposta dal comma 334-bis. Il comma 334-bis prevede la proroga delle graduatorie fino al 2019/2020. E il comma 334-ter dispone il superamento del limite del 10% in più dei posti messi a concorso ai fini delle immissioni in ruolo. Pertanto una volta immessi in ruolo tutti i vincitori di concorso, l’amministrazione procederà a scorrere le graduatorie disponendo le immissioni in ruolo degli idonei su tutte le disponibilità che saranno autorizzate per le assunzioni, anche oltre il 10% in più dei posti messi a concorso.

Incrementi di organico e Scienze della formazione

I commi da 336-octies a 336-nonies dispongono, rispettivamente, un aumento dei fondi per incrementare gli organici dei docenti nell’ordine di 50 milioni di euro nel 2018 e di 150 milioni annui dal 2019 in poi. E l’attribuzione di un punteggio maggiore alle lauree in scienze della formazione primaria rispetto ai diplomi magistrali ai fini delle procedure di reclutamento. Il numero dei posti in più, che secondo quanto risulta a ItaliaOggi potrebbe aggirarsi intorno alle 7 mila unità, sarà definito nel limite delle risorse stanziate tramite successivi decreti.

Educazione motoria nella scuola primaria

Il comma 337-bis dà attuazione all’articolo 1, comma 7 della 107/2015 nella parte in cui prevede la promozione dell’educazione motoria nella scuola primaria disponendo a tal fine che il 5% dei posti dell’organico di potenziamento debba essere destinato a questo genere di attività.

Stabilizzazione dei precari Afam

Il comma 357-bis risolve l’annosa questione dei docenti precari dei conservatori e delle accademie attualmente inclusi nelle graduatorie della legge128/2003. Fino ad ora, questi docenti potevano essere assunti solo con contratti a tempo determinato. Da ora in poi, invece, le relative graduatorie saranno utilizzate anche per le immissioni in ruolo in analogia con quanto avviene nella scuola con i precari inclusi nelle graduatorie a esaurimento. Il comma 357-quater prevede, inoltre, l’inserimento in ulteriori graduatorie nazionali finalizzate all’attribuzione di contratti a tempo indeterminato anche dei docenti precari attualmente inseriti nelle graduatorie di istituto che abbiano maturato, fino all’anno accademico 2017/2018 incluso, almeno tre anni accademici di insegnamento, anche non continuativi, negli ultimi otto anni accademici.

a cura di Carlo Forte

I sindacati alla prova delle Rsu

da ItaliaOggi

I sindacati alla prova delle Rsu

Dal 17 al 19 aprile si rinnovano le rappresentanze delle singole scuole. Liste entro il 9 marzo

Le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie nel pubblico impiego, dunque anche nella scuola, si svolgeranno dal 17 al 19 aprile prossimo. La raccolta delle firme per la presentazione delle liste da parte delle organizzazioni sindacali potrà avvenire a partire dal 14 febbraio. Il termine ultimo per la presentazione delle liste elettorali è stato fissato al 9 marzo. I termini sono contenuti nel protocollo di integrazione del protocollo per la definizione del calendario delle votazioni per il rinnovo delle rappresentanze unitarie del personale dei comparti sottoscritto dall’Aran e dalle organizzazioni sindacali il 9 gennaio scorso.

Nella scuola e nell’Afam (alta formazione artistica e musicale conservatori, accademie e istituti superiori per le industrie artistiche) hanno diritto a votare (elettorato attivo) tutti i dipendenti in servizio con contratto a tempo indeterminato o determinato (anche su supplenza breve) alla data delle votazioni. L’accesso all’elettorato passivo (candidature) è concesso, invece, ai dipendenti di ruolo e ai supplenti annuali (con contratto fino al 31 agosto) oppure con contatto fino al termine delle attività didattiche (fino al 30 giugno). Pertanto, fermo restando il diritto di accesso all’elettorato attivo se in servizio alla data delle votazioni, i dipendenti con incarico di supplenza temporanea (cosiddetta supplenza breve o saltuaria) non hanno diritto a candidarsi.

Per essere validamente presentata ogni lista deve essere corredata da un numero di firme di lavoratori dipendenti nell’istituzione scolastica o nell’amministrazione di appartenenza non inferiore al 2% del totale dei dipendenti nelle amministrazioni fino a 2.000 dipendenti e dell’1% in quelle di maggiore dimensione. Ogni lavoratore, può firmare una sola lista a pena di nullità della firma apposta. La lista deve essere presentata da un dirigente sindacale.

La posta in palio è il diritto di accesso alla contrattazione collettiva e alle prerogative sindacali (distacchi e permessi sindacali) che si consegue quando il tasso di rappresentatività del singolo sindacato non risulti inferiore al 5%. La percentuale si calcola facendo la media tra il numero degli iscritti e dei voti conseguiti alle elezioni delle Rsu: metà per il numero degli iscritti e l’altra metà per il voti alle Rsu. La normativa di riferimento è contenuta nell’art.43 del decreto legislativo 165/2001. In particolare, il comma 1 dispone che «l’Aran ammette alla contrattazione collettiva nazionale le organizzazioni sindacali che abbiano nel comparto o nell’area una rappresentatività non inferiore al 5%, considerando a tal fine la media tra il dato associativo e il dato elettorale».

Allo stato attuale, nel comparto istruzione, università e ricerca, di cui fa parte la scuola, i sindacati rappresentativi sono 5: Cgil, Cisl, Uil, Snals-Confsal e Gilda-Unams. La rilevazione del dato elettorale avviene, di norma, ogni tre anni. Quello dell’ultima tornata, che è avvenuta nel 2015, però, è stato ufficializzato solo il 4 dicembre scorso. Il ritardo è dovuto al fatto che, nel frattempo le regole del gioco sono in gran parte mutate. Il legislatore, infatti, ha disposto la riduzione del numero dei comparti di contrattazione. E ciò ha determinato l’accorpamento dei comparti scuola, Afam (conservatori, accademie e istituti superiori delle industrie artistiche), università e ricerca in un comparto unico.

L’accorpamento ha determinato la necessità di adeguare il contratto quadro sulle prerogative sindacali alla nuova situazione. E le trattative sono durate quasi tre anni: esattamente il tempo di validità dei voti Rsu le cui elezioni si rifanno ogni tre anni. E dunque, i sindacati che hanno ottenuto meno voti nell’ultima tornata elettorale hanno continuato a fruire di un numero di distacchi e permessi che, se le rilevazioni fossero state effettuate con i nuovi dati, sarebbero spettati ad altre organizzazioni che nell’ultima tornata del 2015 avevano ottenuto un risultato migliore. Ciò vale solo per il dato elettorale, che si rinnova ogni tre anni.

Il dato relativo al numero degli iscritti, invece, viene ricalcolato anno per anno. Dunque, la tardività dell’applicazione dei dati aggiornati assume rilievo solo ed esclusivamente per il 50% del tasso di rappresentatività: quello legato al dato elettorale. Secondo i dati resi noti dall’Aran lo scorso anno nel mese di ottobre, Cgil, Cisl e Snals hanno subito un calo del tasso di rappresentatività. Mentre la Uil e la Gilda hanno ottenuto un incremento. Il dato va letto con le dovute cautele, perché i rilevamenti del triennio 2013/2015 fanno riferimento al solo comparto scuola, mentre l’ultimo rilevamento è calcolato sul nuovo megacomparto istruzione, Afam, università e ricerca.

Pertanto, è opportuno fare riferimento alle sole percentuali complessive da assumere a titolo meramente orientativo. In particolare, la Flc Cgil rispetto al 2013 ha perso quasi un punto e mezzo percentuale passando dal 28.29% di rappresentatività al 26,81%. La Cisl ha perso il ,2,4% passando dal 26,42% al 24.02%. La Uil ha guadagnato quasi un punto percentuale passando dal 14,27% al 15,19%. E ha sorpassato lo Snals, che ha perso più di un punto e mezzo, passando dal 16,52% al 14,72%. Infine, la Gilda-Unams, ha guadagnato quasi un punto percentuale passando dal 7,74% all’8,60%. Questi dati, peraltro, sono aggiornati al rilevamento del numero degli iscritti (deleghe) del 2016. Dunque, è già superato.

La nuova rilevazione, relativa al 50% di rappresentatività collegato al numero degli iscritti, è attualmente in corso. Il dato definitivo sulle iscrizioni, infatti, si calcola sulla base delle deleghe in essere al 31 dicembre 2017 che risultino confermate anche a gennaio 2018. Per conoscere questo dato, dunque, bisognerà attendere almeno fino al mese di aprile. Questo per quanto riguarda i dati ufficiali del 50% di rappresentatività che si calcola in base al numero degli iscritti. Che peraltro presenta anche l’alea delle doppie tessere.

Non sono pochi, infatti, i docenti e i non docenti che sono iscritti a più di un sindacato contemporaneamente. Ciò comporta che la stessa persona venga calcolata tante volte quante sono le tessere di cui dispone e tale dato incide comunque sul calcolo della rappresentatività generale. In ogni caso, per i dati non ufficiali collegati al numero dei voti che saranno riportati dalle sigle sindacali all’esito delle lezioni delle Rsu e si potrà avere un quadro abbastanza affidabile dei nuovi tassi di rappresentatività.

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da La Tecnica della Scuola

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Robotica: tre squadre italiane vincitrici del Campionato Mondiale studentesco

da Tuttoscuola

Robotica: tre squadre italiane vincitrici del Campionato Mondiale studentesco

Sono tre le squadre italiane che, lo scorso 11 gennaio, sono state proclamate vincitrici del Campionato Mondiale di Zero Robotics, il torneo internazionale tra  studenti delle scuole superiori che si sfidano nella programmazione degli Spheres (Synchronized Position Hold, Engage, Reorient Experimental Satellites), piccoli satelliti sferici realizzati dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) e ospitati all’interno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Le squadre erano composte da alunne e alunni dell’ITIS G.B. Pininfarina di Moncalieri, dell’ITIS G. Galilei di Livorno, del Liceo Scientifico Statale Leonardo Da Vinci di Treviso, del Liceo Scientifico Statale E. Fermi di Padova e dell’IISS Ettore Majorana di Seriate, che hanno sviluppato, in collaborazione con altre studentesse e studenti americani, programmi per controllare, in modo completamente autonomo, i robot a bordo dell’ISS.

«Sono molto orgogliosa dei risultati delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi – ha dichiarato la Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli – che si sono aggiudicati nei giorni scorsi un posto sul podio del Campionato Mondiale di Zero Robotics. Voglio complimentarmi con loro. Non solo per la loro eccellenza, riconosciuta ampiamente dai premi ottenuti, ma per la loro passione, la loro intraprendenza e la loro voglia di mettersi in gioco. Hanno dimostrato di avere grandi sogni e con questi anche la determinazione a realizzarli attraverso lo studio, la ricerca, il confronto anche in contesti internazionali. Queste straordinarie intelligenze sono da stimolo per la nostra azione di governo: abbiamo il dovere di sostenerle e di mettere in campo interventi per costruire un futuro all’altezza delle loro ambizioni. Ogni investimento sulle nuove generazioni è un investimento sul domani del nostro Paese e del mondo intero».

Alla Zero Robotics Competition 2017/2018, concorso organizzato per la parte italiana, fra gli altri, dal Politecnico di Torino, dall’Università di Padova, dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte, dalla Rete Robotica a Scuola e dall’Agenzia Spaziale Italiana, insieme al Massachusetts Institute of Technology (MIT), alla NASA e all’Agenzia Spaziale Europea (ESA), hanno partecipato squadre provenienti da scuole superiori di Stati Uniti, Italia, Australia, Russia, Germania, Romania, Messico, Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio, Polonia, Corea del Sud, Grecia, Repubblica Ceca, Canada, Ungheria. Fra le nazioni europee, l’Italia è di gran lunga quella col maggior numero di scuole partecipanti. Quest’anno, inoltre, per la prima volta la branca europea della finale mondiale si è tenuta in Italia, a Torino: il Politecnico ha ospitato nei giorni scorsi 150 delle ragazze e dei ragazzi arrivati in finale, che hanno potuto assistere in diretta all’ultimo torneo della competizione, che si è svolto a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e in collegamento con il MIT di Boston e con l’Università di Sidney.

Diplomati magistrali: nuovo sciopero in vista

da Tuttoscuola

Diplomati magistrali: nuovo sciopero in vista

Senza attendere le indicazioni dell’Avvocatura dello Stato su tempi e procedure di attuazione della sentenza n. 11/2017 del Consiglio di Stato per i diplomati magistrali cancellati dalle GAE, l’Anief passa nuovamente all’attacco, proclamando sciopero degli scrutini per il primo quadrimestre tra il 29 gennaio e il 12 febbraio prossimo.

Se per lo sciopero dell’8 gennaio scorso la protesta era contro la sentenza del Consiglio di Stato (primo caso nella storia repubblicana di astensione dal lavoro contro un organo istituzionale dello Stato), questo nuovo sciopero ha invece l’obiettivo di ottenere un intervento straordinario salvifico di tutti mediante un decreto legge varato dal Governo.

Un decreto-legge che l’Anief ha già predisposto e proposto, dichiarandone l’urgenza (a Camere sciolte) con l’affermata finalità di salvare la continuità didattica per l’anno in corso (ma la ministra Fedeli ha già annunciato da tempo che i contratti attuali dei diplomati ex-GAE saranno portati a termine, salvandone la continuità).

Certamente la sentenza del Consiglio di Stato è giunta inattesa per molti, ha colpito decine di migliaia di docenti, molti dei quali in servizio a tempo determinato e in alcuni casi (6 mila) già assunti a tempo indeterminato. Peraltro sono coinvolti altrettanti docenti o aspiranti tali che invece erano stati danneggiati dalle precedenti sentenze dei Tar e di alcune sezioni del Consiglio di Stato, e sarebbero colpiti dalle ragioni dello sciopero.

Insomma un gran pasticcio, con tanti disagi per le persone coinvolte, come purtroppo spesso accade per i disastrosi meccanismi di reclutamento nella scuola statale italiana. Le prossime elezioni politiche (ma anche quelle per il rinnovo delle RSU…) aggiungono ulteriore “pepe” alla vicenda, e tentazioni di strumentalizzazione.

L’astensione dagli scrutini ovviamente non coinvolge i docenti della scuola dell’infanzia, e dovrebbe riguardare la scuola primaria dove, però, a differenza della secondaria di I e di II grado, la formalizzazione delle procedure di scrutinio non è mai stata definita chiaramente.

Nuovi disagi in vista per bambini e famiglie.

Congedo parentale e furbetti della legge 104: quando sarà possibile stanarli?

da Tuttoscuola

Congedo parentale e furbetti della legge 104: quando sarà possibile stanarli?

Alcuni organi di stampa hanno riportato e commentato la sentenza n. 590/2018 della Corte di Cassazione che ha definitivamente confermato la validità del licenziamento di un padre che, utilizzando il congedo parentale per la cura del figlio, si era assentato dal lavoro dedicando il suo tempo ad altro.

La Corte ha confermato il licenziamento di questo genitore che lavorava presso una ditta privata, sentenziando che “conta non tanto quel che il genitore fa nel tempo da dedicare al figlio, quanto piuttosto quello che invece non fa nel tempo che avrebbe dovuto dedicare al minore”.

La massima che discende da questa sentenza e che può valere anche per i permessi della legge 104 si può così sintetizzare: il congedo, prima di essere un diritto del lavoratore, è un diritto primario di chi dal lavoratore deve ricevere cura (il figlio) o assistenza (familiare disabile).

In questo senso i costi economici e organizzativi sostenuti dalla comunità vanno difesi dai ‘furti’ dei furbetti, che prima che essere un’illecita sottrazione di risorse pubbliche, tolgono un diritto a soggetti realmente bisognosi.

La sentenza della Corte ci porta, comunque, a due riflessioni. La prima. Il licenziamento è avvenuto nel settore privato. Sarebbe stato possibile nel settore pubblico, come, ad esempio, in una scuola?

C’è da dubitarne, perché il datore di lavoro – per la scuola il dirigente scolastico – non dispone dei mezzi di indagine per accertare il reato, diversamente da quanto avvenuto da parte del datore di lavoro del genitore licenziato che aveva utilizzato un’agenzia investigativa.

La seconda riflessione. L’abuso smascherato per il congedo parentale ci porta ad altra situazione analoga, quella relativa ai permessi per l’assistenza a familiari disabili (legge 104). Anche in questo settore, a fronte di un diritto legittimo di alto valore civile, è possibile l’abuso.

L’abuso probabilmente c’è, soprattutto nei settori pubblici, ma è difficile da smascherare, perché il datore di lavoro pubblico ha armi spuntate per il controllo e l’individuazione dei ‘furbetti’.

Non sappiamo a che punto sia l’iniziativa lanciata a settembre dalla ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, per stanare i furbetti della 104, quando, a fronte di denunce e segnalazioni (tra cui un dettagliato servizio di Tuttoscuola), la stessa aveva comunicato di aver proceduto alla convocazione per i primi giorni di ottobre di un tavolo con le Regioni, il ministero della Salute e l’Inps per mettere a punto delle strategie efficaci per contrastare il fenomeno dell’abuso dei permessi e delle assenze nella scuola.

Nel dettaglio, secondo quanto annunciato da Fedeli, si sarebbe provveduto a monitorare le assenze dei beneficiari della legge 104, sia da parte dei docenti che degli Ata.

A dir la verità un monitoraggio in merito l’aveva già condotto anche l’ex sottosegretario alla P.I., Davide Faraone, ma al di là dell’analisi dei dati sulla fruizione dei permessi, non era seguita alcuna azione di accertamento né erano stati individuati strumenti di controllo legittimo da mettere nelle mani dei dirigenti scolastici.

È legittimo chiedersi: prima della conclusione della legislatura, pur nella ordinaria gestione ministeriale di fine mandato, è possibile sperare in un intervento amministrativo efficace che metta la dirigenza in grado di separare il grano dal loglio, gli aventi diritto dai furbetti?

Ricordiamo, come ha citato la Corte Costituzionale nella sentenza del padre licenziato, che “costituisce giusta causa di licenziamento l’utilizzo da parte del lavoratore che fruisce di permessi ex lege n. 104 del 1992 per attività diverse dall’assistenza al familiare disabile, violando la finalità per la quale il beneficio è concesso” (Cass. n. 4984 del 2014; Cass. n. 8784 del 2015; Cass. n. 5574 del 2016; Cass. n. 9749 del 2016).

Futura: festa del Piano Nazionale per la Scuola Digitale

Piano Scuola Digitale, dal 18 al 20 gennaio a Bologna arriva “Futura”
tre giorni di dibattiti, incontri, racconto di buone pratiche
Il 19 l’intervento della Ministra Fedeli

La scuola digitale ‘invade’ la città di Bologna. Dal 18 al 20 gennaio va in scena “Futura”, una tre giorni di iniziative formative, dibattiti, racconto di buone pratiche pensata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e realizzata in collaborazione con il Comune di Bologna per fare il punto sui temi del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) e sulla sua attuazione, a due anni dall’introduzione avvenuta con la legge 107 del 2015. Il Piano ha stanziato oltre un miliardo di euro per promuovere l’innovazione all’interno delle scuole in termini di metodologie didattiche, di competenze da offrire alle nuove generazioni, di formazione dei docenti, di infrastrutture. L’evento di Bologna sarà lo spunto per guardare al futuro della scuola, ma anche per consentire alle migliori esperienze di raccontarsi e di confrontarsi in un’ottica di
arricchimento reciproco.

Il titolo dell’iniziativa – “Futura” – parte da un omaggio ad uno dei
cittadini più famosi di Bologna, Lucio Dalla, ma si ispira al contempo
al percorso tracciato dal PNSD per la scuola “futura”, la scuola del
domani, della quale passo dopo passo si stanno ponendo le basi con
investimenti e azioni specifiche già nel presente. “Futura” sarà
un’occasione di studio, di riflessione, di confronto, di definizione
di interventi, di scambio sull’innovazione digitale al servizio del
sistema di istruzione e formazione italiano. In una dimensione sia
nazionale che internazionale. Durante “Futura” tutte e tutti i
partecipanti potranno imparare e conoscere, approfondire e acquisire nuove competenze attraverso esperienze pratiche.

“Dal 18 al 20 gennaio il futuro invade Bologna – dichiara la Ministra
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli – e
lo fa attraverso un grande evento dedicato alla scuola che si mette in
gioco, che si fa promotrice del cambiamento, che si chiede come
sostenere le nuove generazioni nel loro percorso di crescita, che le
orienta e fornisce loro contenuti e strumenti per governare i tempi
che verranno. Una scuola che si rinnova nelle metodologie didattiche, negli spazi di apprendimento, trovando nel digitale la sua strada verso un domani di sviluppo sano, equo e sostenibile. Le giornate di ‘Futura’ saranno una straordinaria occasione di protagonismo delle idee, delle ambizioni di tutte e tutti coloro che compongono la comunità scolastica. Un’occasione di studio, di lavoro e di ricerca.
Di festa. Perché stiamo ponendo le basi di un cambiamento necessario e ormai irrimandabile. E lo stiamo facendo attraverso le migliori risorse a disposizione del Paese: le nostre giovani e i nostri
giovani”.

Piazza Maggiore, Palazzo Re Enzo, Palazzo D’Accursio, la Biblioteca
Comunale dell’Archiginnasio, l’Urban Center: tutta Bologna sarà teatro di innovazione, scenario e coprotagonista di attività, laboratori, atelier, incontri, gare che coinvolgeranno studentesse e studenti, insegnanti e animatori digitali (figure nate proprio con il Piano Nazionale Scuola Digitale), dirigenti scolastici, formatori, esperti, imprese, cittadine e cittadini.

Saranno oltre 200 i workshop di formazione gratuita, prevista e
istituita dalla legge 107 del 2015, tenuti da circa 100 formatori, ai
quali potranno partecipare fino a 6.800 tra docenti e dirigenti
scolastici. Oltre 400 gli istituti scolastici che si sono già candidati a partecipare alle iniziative in programma, articolate in sette differenti aree dove sono previsti: incontri istituzionali, conferenze, appuntamenti con testimonial, la condivisione delle migliori pratiche, gare di robotica e droni, fablab, esperienze di realtà immersiva. Oltre 3.000 i metri quadri che saranno ‘invasi’ dalla scuola digitale per tre giorni.

L’appuntamento istituzionale con la Ministra Valeria Fedeli, con il
Presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, e con il Sindaco di Bologna, Virginio Merola, è fissato per venerdì 19 gennaio alle 17 a Palazzo Re Enzo. Al centro dell’incontro, il punto sul PNSD, i risultati dei gruppi di lavoro ministeriali sull’uso dei dispositivi personali in classe e sulle metodologie didattiche innovative. Ma non solo: come difendersi dalle fake news? Come prevenire e contrastare fenomeni come il cyberbullismo? Come introdurre il pensiero computazionale negli ordinamenti scolastici? Come diffondere etica, tecnologia e consapevolezza digitale come base per una piena cittadinanza? Come portare creatività ed educazione all’imprenditorialità in ogni scuola? Saranno questi i temi che verranno discussi con insegnanti, esperti, rappresentanti delle
istituzioni, mondo delle associazioni e delle imprese. Sarà possibile
seguire l’evento in streaming sulla pagina Facebook del MIUR e sul
sito www.miur.gov.it.

Ma il calendario di iniziative ed eventi è fitto. Si comincia giovedì
18 gennaio (alle 11:30, a Palazzo Re Enzo) con gli Youtuber di
EduTube, associazione nata con l’intento di promuovere la cultura, le
arti e la ricerca scientifica e tecnica sul web e con Erik
Thorstensson, fondatore di Strawbees, un sistema ideato per sviluppare nelle nuove generazioni un bagaglio di competenze per il futuro attraverso l’esplorazione pratica e il lavoro con design, costruzione, elettronica e programmazione. Alle 16 sarà la volta di Giacomo Stella, professore ordinario di Psicologia Clinica all’Università di Modena e Reggio Emilia e direttore scientifico di SOS Dislessia, che discuterà del rapporto tra innovazione e disturbi dell’apprendimento. “Make Rap Make the Difference” è il titolo dell’incontro con il rapper-educatore Daniele Vitrone, alias Diamante, ideatore di una metodologia didattica innovativa in grado, attraverso la “grammatica del rap”, di coinvolgere studentesse e studenti, di fare emergere le loro capacità e i loro talenti nascosti, di motivarli e arginare fenomeni di dispersione scolastica e abbandono. Alle 18.15, invece, i Millennials si racconteranno: condivideranno le loro esperienze innovative in diversi ambiti tra i quali cibo, media, relazioni internazionali, si confronteranno ed esporranno il modo in cui hanno deciso di fronteggiare la propria sfida con il futuro.

Venerdì 19, a partire dalle 9.30, Alessandro Bogliolo, professore di
Sistemi per l’elaborazione delle informazioni dell’Università degli
studi di Urbino “Carlo Bo”, discuterà di come introdurre la pratica
del pensiero computazionale a scuola. Mentre il giorno dopo, il 20
gennaio, alla stessa ora l’architetto Mario Cucinella, Siv Marit
Stavem, Norwegian Director of education and training e delegata OCSE, Beate Weyland, professoressa di didattica presso la Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano e i tre più giovani progettisti vincitori del concorso di idee per
#ScuoleInnovative (Federico Zaunier, Vincenzo Bernardelli e Aurora
Perra) si confronteranno sul modo in cui l’architettura fa scuola, su
come incide sui livelli e le modalità di apprendimento delle alunne e
degli alunni.

Filo conduttore delle iniziative in programma sarà anche l’educazione alla sostenibilità, come prevista dall’Agenda 2030 dell’Onu. Ragazze e ragazzi potranno discuterne nell’ambito dell’Hackathon dedicato, Hack 2030, una gara di idee che li vedrà protagonisti, e con Enrico Giovannini, coordinatore del gruppo di lavoro Miur per l’Educazione alla Sostenibilità, nel corso della mattina del 20 gennaio, a partire dalle 12.30. L’idea di un progresso attento al pianeta sarà al centro di installazioni artistiche che si troveranno per le strade di Bologna.

È possibile consultare il programma attraverso il sito dedicato:

http://www.istruzione.it/scuola_digitale/prog-festa-pnsd.shtml

Il video di presentazione di “Futura”:

https://youtu.be/5e9beloJuWQ

La mappa dell’evento:

http://www.istruzione.it/scuola_digitale/allegati/2017/Mappa_FestaPNSD_compressed.pdf

Contratto Comparto Scuola

Dal 2 gennaio 2018 riprendono gli incontri all’ARAN sul contratto di lavoro del comparto “Istruzione e Ricerca”.

Questo il calendario degli incontri:

  • martedì 2 e giovedì 4 gennaio relazioni sindacali e risorse
  • lunedì 8 gennaio ore 15.30 università
  • martedì 9 gennaio ore 9.30 ricerca e a seguire AFAM
  • giovedì 11 gennaio ore 9.30 scuola
  • lunedì 15 gennaio ore 15.00
  • mercoledì 17 gennaio relazioni sindacali

Contratto, Fedeli: “Trattative entrano nel vivo. Risorse ci sono, chiudere presto rinnovo. Investimenti sulla filiera della conoscenza determinanti per futuro delle nuove generazioni”

(Martedì, 02 gennaio 2018) Dopo la firma del contratto del comparto “Funzioni centrali”, sono riprese oggi all’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (ARAN) le trattative con le Organizzazioni sindacali per la firma del rinnovo del contratto del comparto “Istruzione e Ricerca”, bloccato da circa otto anni. L’obiettivo è chiudere in tempi rapidi: il calendario dei prossimi incontri è già fissato. Giovedì 4 gennaio si terrà la prossima riunione.

Sono interessati dal rinnovo oltre un milione di dipendenti della Scuola, 53.000 delle Università (esclusi le e i docenti universitari), 24.000 degli Enti di ricerca e 9.500 dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM).

“Dopo la prima riunione, che ha sancito l’apertura del tavolo contrattuale, con l’incontro di oggi con le Organizzazioni sindacali entriamo nel vivo della trattativa per il rinnovo del contratto, di comparto e dell’area dirigenziale, del settore ‘Istruzione e Ricerca’ – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli -. Stiamo accelerando, puntiamo a sottoscriverlo in tempi rapidi: le risorse ci sono, nella legge di bilancio sono stati fatti importanti stanziamenti. Il rinnovo è una questione di giustizia, un atto doveroso nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche delle nuove generazioni. Rilanciare i settori della conoscenza con investimenti specifici, a partire dalle risorse per la valorizzazione di chi lavora nella filiera della conoscenza, significa impegnarsi per garantire un futuro di qualità alle nostre giovani e ai nostri giovani”.

“Il rinnovo del contratto – prosegue la Ministra – avverrà nella cornice dell’intesa del 30 novembre 2016, alla luce degli accordi che questa reca, e in attuazione dell’Atto di indirizzo, trasmesso nel mese di ottobre all’ARAN. Non possiamo attendere oltre: si tratta di un necessario riconoscimento professionale ed economico a queste lavoratrici e a questi lavoratori, un riconoscimento che concorre a incrementare la qualità formativa offerta alle studentesse e agli studenti, fine ultimo di ogni nostra azione. Andiamo avanti celermente, in un clima di confronto franco, di trasparenza, alla ricerca di una utile mediazione per il rinnovo di un contratto che è molto atteso dal mondo della Scuola, dell’Università, dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica e della Ricerca”.


Le OO.SS. sono convocate presso l’ARAN il 9 novembre 2017, alle ore 15, per l’apertura delle trattative per il rinnovo contrattuale del Comparto dell’Istruzione e della Ricerca relativo al triennio 2016-2018


Il 19 ottobre 2017 viene trasmesso all’ARAN l’Atto di indirizzo per il rinnovo del contratto (di comparto e dell’area dirigenziale) dell’Istruzione e della Ricerca.


PA, Fedeli e Madia: “Chiuso l’Atto di indirizzo per il comparto Istruzione e Ricerca. Subito contrattazione, rinnovo entro fine anno”

(Giovedì, 19 ottobre 2017) L’Atto di indirizzo per il rinnovo del contratto (di comparto e dell’area dirigenziale) dell’Istruzione e della Ricerca è stato chiuso e trasmesso oggi all’Aran.

L’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni potrà ora avviare il tavolo di contrattazione.

Ne danno notizia le Ministre dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli e della Pubblica Amministrazione Marianna Madia.

“La chiusura dell’Atto di indirizzo – spiegano – è un importante passo verso il rinnovo del contratto atteso ormai da dieci anni. Il governo sta proseguendo sulla strada tracciata con l’accordo dello scorso 30 novembre. L’apertura della contrattazione partirà subito per avere il rinnovo entro la fine dell’anno. ci sono sia i tempi che le risorse per farlo”, concludono le due Ministre.

Il comparto e l’area dirigenziale dell’Istruzione e della Ricerca comprendono i dipendenti:

  • della Scuola: dirigenti, docenti, educatori, amministrativi, tecnici ed ausiliari;
  • dell’AFAM: direttori, docenti, coordinatori, assistenti, coadiutori;
  • dell’Università: dirigenti, elevate professionalità e personale amministrativo;
  • degli Enti pubblici di ricerca: dirigenti, personale amministrativo e di ricerca di 21 enti.

L’Atto di indirizzo ha una parte comune ai settori coinvolti e le specifiche sezioni. Fermi restando gli incrementi garantiti a tutti dal rinnovo, l’Atto siglato oggi consente alle istituzioni e agli enti coinvolti la possibilità di una maggiore valorizzazione del personale.