DIRIGENTI NO PORTFOLIO: CHE COSA CHIEDEREMO AL MIUR

DIRIGENTI NO PORTFOLIO: CHE COSA CHIEDEREMO AL MIUR

DIRIGENTISCUOLA-Di.S.Conf., la sola delle sei sigle rappresentative nell’area
dirigenziale Istruzione, Università e Ricerca, avrà il 7 febbraio un incontro con le alte
sfere del MIUR. Perché è la sola che si è posto il problema della tutela dei dirigenti
scolastici che non hanno compilato il portfolio e sue proliferanti appendici, in
adesione allo stato di agitazione di radicale rifiuto del dispositivo escogitato dalla
Direttiva 36/16, del tutto distonico rispetto alle prescrizioni di legge, che si
propongono, semplicemente, di rilevare sia i comportamenti organizzativogestionali
che il grado di raggiungimento degli obiettivi codificati nel provvedimento
d’incarico e nella diretta disponibilità del soggetto valutato: come per tutti i dirigenti
pubblici, inclusi i pari livello dirigenti amministrativi e tecnici del medesimo datore di
lavoro; che non ricevono visite di nuclei, né colloquiano via skype, né sono
sottoposti ad assistenze tutoriali, né sono gravati dall’impropria compilazione di
ridondanti montagne di carte.
Per queste ragioni, con la nostra copertura sindacale, subito seguita dai competitor,
che poi però l’hanno abbandonata per strada, il 33% dei dirigenti scolastici non ha
stilato il portfolio e non ha ottemperato a tutte le incombenze di una valutazione
che, progressivamente:
– è stata convertita in una solipsistica narrazione da parte dei destinatari. O di
chi per loro;
– è stata svincolata da ogni legame con la retribuzione di risultato;
– è stata depauperata, contra legem, di ogni differenziazione classificatoria del
merito, sia in positivo che – per elementare nesso logico – in negativo,
secondo le graduazioni figuranti nell’art. 21 del D. Lgs. 165/01;
– è stata oggetto di proroga dei termini e di integrazione degli obiettivi regionali
in corso d’opera;
– è stata pertanto svilita in un’ulteriore improduttiva molestia burocratica.
E dunque chiederemo all’Amministrazione di rispondere alle seguenti domande:
1. su quale fondamento, di mera ragionevolezza prima che giuridico, ha inteso
formalizzare una valutazione finale nei confronti dei dirigenti scolastici il cui
Portfolio risulta non compilato, atteso che il dichiarato scopo dell’artificioso
mantenimento in vita di questo ectoplasma è di meglio testarlo ed eventualmente
correggerlo? Per poi al termine del previsto triennio – ma intanto si sarà ancora
preso tempo – decretarne ufficialmente il de profundis, come le consimili
iperconcettuose sperimentazioni che l’hanno preceduto negli ultimi quindici anni?;
2. vuole, per caso, fondare la predetta valutazione sulla mera disobbedienza di
colleghi non disposti a fare da cavia per legittimare ruoli e funzioni altrui?;
3. di conseguenza, se pure nell’immediato sembrano escluse correlate sanzioni,
dovranno gli stessi attendersi implicazioni sulla loro carriera?
Lo chiederemo, certo. E pretenderemo il ritiro della nota ministeriale n. 12025 del
29.09.17 e dei provvedimenti di solerti Uffici scolastici regionali che hanno
proceduto alla schedatura dei tanti riottosi ad obbedir tacendo.
Ma non potremo, purtroppo, costringere l’Amministrazione a corrispondere al
sacrosanto diritto di chi vuole essere valutato – e remunerato – da dirigente vero:
coloro che esplicitamente ci hanno sostenuto e coloro che si sono sottoposti
all’adempimento per il timore di dover subire effetti pregiudizievoli.
Non la potremo, cioè, costringere a ritirare l’attuale caravanserraglio, perché
confortata da tutte le altre sigle sindacali rappresentative e dalle associazioni
professionali della dirigenza scolastica, inclini a filosofeggiare mentre i dirigenti
normali incassano; cui danno man forte – ora con richieste di semplificazione, ora
con richieste di ulteriore complicazione – sia improvvisati commentatori di giornata
che sussiegosi esperti in servizio permanente effettivo, sovranamente ignari di che
cosa sia una valutazione dirigenziale statuita dalle norme di diritto positivo o
convinti che le stesse costituiscano un optional, benché ne abbiano tratto – o
tuttora ne traggano – lucrosi vantaggi, che si vogliono preclusi ai colleghi pezzenti
attributari di una sublime specificità.
Che la loro granitica indisponibilità nel denunciare che il re è nudo – rifiutando,
puramente e semplicemente, la ratio di questo pomposo Sistema di valutazione
della dirigenza scolastica – poggi su prosaiche convenienze o su radicati pregiudizi,
anche in buona fede, ha poca importanza. Perché, a questo punto, dovranno
necessariamente spendersi i diretti interessati nel respingere l’ennesima presa in
giro.
Se si sentono, e vogliono effettivamente essere, dirigenti senza penalizzanti
aggettivazioni.
Certi di trovare DIRIGENTISCUOLA al loro fianco.

Il greco perché

Il greco perché *

di Maurizio Tiriticco

La seconda prova scritta scelta dal Miur per gli esami conclusivi del secondo ciclo dell’istruzione classica, quest’anno, com’è noto, è la versione dal greco. E non è una novità! In effetti una prova simile è stata assegnata anche in altre occasioni nel corso degli ultimi anni. Il che conferma che gli studi classici e il mondo classico nel loro insieme devono pur sempre costituire una parte viva nel background (ah, gli anglicismi!) della nostra cultura e del nostro stesso “Sistema EDUCATIVO nazionale di ISTRUZIONE e FORMAZIONE”. Le virgolette sono necessarie in quanto si vuole sottolineare che oggi la nostra scuola non si propone soltanto ciò che da sempre viene definita impropriamente la trasmissione della cultura e delle conoscenze!

In effetti l’EDUCAZIONE attiene alla cittadinanza, cioè all’insegnare ad apprendere come “stare insieme” in un contesto sociale in cui la libertà e la democrazia sono valori fondanti, che non possono essere trasmessi, ma accesi, se si può dir così! Il nostro Paese è una repubblica democratica in cui “ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art. Cos. 4, c. 2). L’ISTRUZIONE attende all’acquisizione delle conoscenze e dei saperi necessari per acquisire le chiavi interpretative della complessità del mondo contemporaneo sia come cittadino che come lavoratore. La FORMAZIONE riguarda la persona, unica e indivisibile, che, nei processi attivati dal sociale ed opportunamente mediati dalla scuola, acquisisce quelle abilità e quelle competenze necessarie all’esercizio della cittadinanza attiva e di quella professionalità necessaria all’accesso al mondo del lavoro.

Nell’istruzione impartita dal nostro liceo classico la cultura e la lingua greca costituiscono una sorta di unicum, se ci è concessa questa espressione. Il greco degli autori che noi studiamo e traduciamo a scuola non è quello reale dei cittadini di Atene e di Sparta, ma quello che ci è stato trasmesso dai grammatici alessandrini: una lingua scritta in cui ogni parola ha il suo accento scritto ed ogni vocale iniziale ha il suo spirito scritto, aspro o dolce, cosa assolutamente insolita sia per l’italiano che per il latino. Quante volte l’insegnante deve correggere l’alunno che in latino legge, ad esempio “Numìdi”, invece di “Nùmidi”! O “consulère” invece di”consùlere”! Cosa che non accade in greco perché “àntropos” (uomo) o “iatròs” (medico) hanno il loro bell’accento su una data sillaba.

Insomma, tradurre dal latino o dal greco – come anche dall’inglese o dal tedesco – non sono la stessa cosa. E non è un caso che in un liceo classico è molto frequente imbattersi in alunni che preferiscono di gran lunga il latino al greco, o viceversa! Quando, in effetti, ogni lingua, morta o viva che sia, ha la sua grammatica e il suo lessico! Che sono quel che sono! E con cui occorre misurarsi.

Constato che i siti web dedicati agli studenti si stanno affannando in questi giorni a sciorinare consigli su consigli su come affrontare la versione dal greco in italiano, a volte preziosi, più spesso banali. A mio avviso la “cosa” migliore da fare oggi nelle aule delle ultime classi liceali è quello di leggere leggere leggere, tradurre tradurre tradurre. E rilevare le differenze che corrono tra testi di diversi autori. Erodoto (nove libri di Storie, Ἱστορίαι) non scrive come Tucidide (“Le Peloponnesiache”, Περὶ τοῦ Πελοποννησίου πoλέμου,) ed è in genere ritenuto più facile. Le favole di Esopo sono abbastanza leggibili! E Fedro, che le ha tradotte in latino, per certi versi ne ha replicato lo stile. Senofonte con la sua “Anàbasis” (il faticoso rientro in patria dei diecimila mercenari greci assoldati da Ciro il Giovane per usurpare il trono di Persia al fratello Artaserse) è altrettanto “facile”! Ecco l’incipit: “Darèiu kai Parisàtides pàides duo ghìgnontai; presbuteros men Artaxerxês, neôteros de Kuros”, ovvero “Da Dario e da Parisatide nascono due figli, il maggiore Artaserse, il minore Ciro”. Gli autori tragici sono indubbiamente più complessi! Euripide forse è “più difficile” – come si suol dire – di Eschilo, il primo grande tragico greco, e di Sofocle, forse perché attivo qualche decennio dopo i suoi predecessori. di fronte a un pubblico forse più esigente. Comunque, giova anche ricordare la letteratura meno paludata, se si può dir così.

In quel mondo pagano, precristiano e precattolico, non mancavano le composizioni mirate a far ridere! Gli scritti satirici e le commedie, spesso anche abbastanza audaci, animavano quel mondo abbastanza libero da quei laccioli che caratterizzeranno poi l’avvento delle religioni monoteiste: il culto di Mitra prima, l’ebraismo ed il Cristianesimo successivamente. Le cosiddette Favole Milesie (in greco antico Μιλησιακά, o Μιλησιακοί λόγοι) di Aristide di Mileto sono una serie di novelle, oggi purtroppo perdute, quasi tutte a sfondo erotico. E quel genere di favolistica (che non ha nulla a che vedere con la fiaba, su cui ha scritto tanto Valadimir Propp nel suo “Morfologia della fiaba”) nel mondo classico era molto diffusa. Non a caso, la favola di Amore e Psiche, tramandataci da Apuleio, inserita in quel suo “Asinus aureus”, l’asino d’oro, è una delle più belle e per certi versi raffinate. E mi piace ricordare quel “soldato e la vedova”, molto pruriginosa, attribuita al nostro Fedro che… in effetti non scriveva solo favole per bambini!!!

Le divagazioni sul tema potrebbero procedere, ma il rischio è solo quello di perdersi nei meandri di un mondo che ci ha lasciato eredità narrative copiose e divertenti anche! Concludo sottolineando che la proposta di un “greco scritto” oggi ai nostri esami di Stato non è affatto peregrina, ma più che puntuale, soprattutto in un mondo in cui sono in troppi a tentare di tagliare le radici di questo nostro stupendo passato!


* pubblicato sul n. 76 di SCUOLA7, Tecnodid, Napoli

Legge di Bilancio 2018: DSGA e ATA parafulmini non riconosciuti

Legge di Bilancio 2018: DSGA e ATA parafulmini non riconosciuti *

Cambia la legge ma non il copione: nessun incentivo e nessun riconoscimento per chi continua a sobbarcarsi buona parte delle incombenze scolastiche

di Agata Scarafilo

Abstract

Il DSGA, figura centrale della scuola dell’autonomia, dimenticato, insieme a tutto il personale ATA, dalla Legge di Bilancio 2018, così come già accaduto con la Legge 107/2015. Tra le soluzioni, che potrebbero riequilibrare, adeguare e dare la giusta valorizzazione a dei profili, che sono notevolmente cambiati, vi è per il DSGA la Dirigenza amministrativa, che di fatto già svolge, e per gli AA l’attivazione dell’area C.  

Se due anni fa la Legge 107/2015 si dimenticò completamente del personale ATA,  la Legge di Bilancio 2018 regala un misero contentino, tra l’altro riparatore della Legge di Stabilità 2015 (possibilità di nominare dopo 30 giorni di assenza gli Assistenti Amministrativi) ma, ancora una volta, quando si parla di valorizzazione e di incentivi, i DSGA e gli Assistenti Amministrativi non vengono contemplati.

Così, mentre la Legge di Bilancio 2018 (L. 27/12/2017, n. 205, in G.U. n. 302 del 29/12/2017, S.O. 62) ha previsto, con l’art. 1 comma 591, per i Dirigenti Scolastici (DS) lo stanziamento di appositi finanziamenti, nulla viene riconosciuto a chi, come i Direttori dei Servizi Generali ed Amministrativi (DSGA), ogni giorno li affiancano coadiuvandoli.

La stessa cosa ha fatto la Legge 107/2015 che, in “ragione delle competenze attribuite”, con il comma 86, riconosce ai Dirigenti Scolastici un incremento del “Fondo  unico  nazionale” per la retribuzione della  posizione fissa  e  variabile.

La stessa Legge, di contro, non riconoscendo alcun incremento retributivo ai DSGA, non recepisce una ricaduta degli stessi cambiamenti su un profilo a cui viene negato (vedasi emendamento proposto con la seduta 457 dell’ 8 luglio 2015: http://webtv.camera.it/evento/8162) perfino il “rapporto funzionale” con il DS.

Un paradosso che mette in evidenza come probabilmente non vi è alcuna conoscenza dall’alto non solo del ruolo, ma anche delle mansioni che, di fatto, il DSGA svolge nella scuola.

All’insegna, poi, della valorizzazione del personale della Scuola, la medesima Legge ha previsto per i docenti  lo stanziamento di ulteriori finanziamenti che si andranno a sommare con quelli già previsti dalla Legge 107/2015, per la “valorizzazione della professionalità dei docenti” e che andranno a confluire in un’apposita sezione del fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (MOF).

Se tali stanziamenti rappresentano un segnale positivo ed importante di riconoscimento di due profili del mondo della Scuola (DS e docenti), la stessa cosa non si può sicuramente affermare per i DSGA e gli Assistenti Amministrativi, la cui completa esclusione dagli incentivi, dal bonus, dagli adeguamenti, non può che essere interpretata come un segnale prettamente negativo e di assoluta non considerazione e valorizzazione dei profili in parola.

La situazione del personale amministrativo della Scuola non è delle migliori, se si considera sopratutto il fatto che la vita delle Segreterie negli ultimi 10 anni è cambiata notevolmente. Le richieste e le attività,  imposte dall’alto, sono sempre più delicate e complesse richiedendo alta competenza giuridica, economica, fiscale, legislativa e ora, ancor più con il CAD, anche informatica.

In più, il DSGA si barcamena tra scadenze (sempre più numerose), sistemi operativi che non dialogano e che costringono a compiere le medesime operazioni più volte,  aspettative e richieste dell’utenza interna ed esterna della Scuola a cui deve far fronte insieme agli AA; personale che se legittimamente si assenta, non può neanche essere sempre sostituito.

Per non parlare poi delle aspettative, talvolta vere e proprie pretese, nei confronti dei DSGA da parte dei DS che, investiti a loro volta da mille responsabilità (tuttavia riconosciute ed incentivate), li considerano un po’ “parafulmini personali” di ogni situazione a cui delegare, mansioni e compiti, come suggerito da qualche sigla sindacale di categoria, che a loro volta non si sottraggono di consigliare nomine ed incarichi al DSGA a costo zero.

Senza tema di smentita (vedasi le richieste di chiarimento e i commenti sui social e le pagine Facebook di noti gruppi di DSGA), si invita a verificare cosa è successo, nel mese di gennaio nelle scuole italiane, per la nomina del RASA (Responsabile dell’anagrafe per la Stazione Appaltante).

Insomma, in molte scuole oramai i DSGA, tutto fare, si occupano materialmente  anche di cose che non competerebbero a loro e, a dire il vero, molti non si sottraggono affatto a tutto ciò, specie lì dove lo spirito di collaborazione con il DS è forte e reciproco.

Del basilare ruolo del DSGA ha parlato altresì, nel 2015, la “Fondazione Giovanni Agnelli” di Torino, che è un istituto di ricerca nelle scienze sociali, che da quasi cinquant’anni interpreta i cambiamenti della società italiana e ne ha interpretato anche quelli avvenuti nel mondo della Scuola. Infatti, la Fondazione Agnelli, grazie ad uno studio etnografico dal titolo “Gli equilibristi”, a cura di Massimo Cerulo, afferma che se i DS e i DSGA riescono a stabilire una collaborazione fattiva e una buona relazione personale, i problemi vengono risolti e la scuola ha perfino delle condizioni più favorevoli per offrire una buona qualità dell’insegnamento. Ma emerge anche il ruolo determinante del DSGA, a cui tuttavia le norme vigenti del comparto Scuola non dedicano adeguata attenzione. Infatti, nell’appurata ricerca della Fondazione il DSGA viene definito una figura centrale della scuola dell’autonomia.

Insomma, una figura centrale di fatto, ma non di diritto, vista la non considerazione che, poi, le leggi e i provvedimenti riservano a questo profilo professionale.

Nel testo, Cerulo propone che al DSGA venga riconosciuto un ruolo dirigenziale, che di fatto già svolge, in modo da sgravare il dirigente di compiti amministrativi per cui non è particolarmente formato.

Ed anche questa è una sacrosanta verità, perché se per accedere al concorso per DS non sono richieste lauree specifiche, così non è per il DSGA che, da qualche anno oramai, per ricoprire il ruolo deve essere laureato in Giurisprudenza, Economia e Commercio, Scienze Politiche.

Se, dato il periodo di “vacche magre” unitamente ad una scarsissima rappresentatività del profilo,  è davvero difficile pensare ad un automatico riconoscimento del ruolo dirigenziale, davvero  paradossale appare, però, la completa preclusione al DSGA di partecipare al concorso di Dirigente Scolastico, possibilità che continua ad essere riservata unicamente al personale docente.

Non va sicuramente meglio per  gli Assistenti Amministrativi, ai quali al momento è completamente negata, nonostante di fatto la esplicano, l’area C del Coordinatore Amministrativo, perché prevista, ma mai effettivamente introdotta. Infatti, il profilo professionale andrebbe riscritto integralmente e riconosciuto la giusta dignità professionale.

La situazione, dunque,  non è delle più rosee, ancor di più se ad altre categorie del mondo della Scuola sono stati loro riconosciuti degli incentivi, mentre al DSGA e agli Assistenti Amministrativi sono stati riservati soltanto ulteriore lavoro e responsabilità non retribuite.

Ricordiamo a tale riguardo che la Legge 107/2015, pur contemplando (unico caso) il personale ATA ( DSGA e Assistenti Amministrativi) nel dovere della formazione, lo abbia, poi,  escluso da ogni forma di bonus finalizzato a tale fine, così come, invece, lo ha riconosciuto al personale docente.

Insomma, il personale ATA è obbligato a formarsi ed ad essere all’altezza di ogni situazione calata d’ufficio dall’alto, ma completamente a proprie spese.

Il dato è ovviamente ancora più preoccupante ed ampiamente criticabile per il profilo dei DSGA (Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi) che tra le tante mansioni ha anche quella della formazione del personale ATA di cui è a capo.

Insomma, non si può pretendere che il  DSGA abbia delle responsabilità formative, o pretendere che svolga anche mansioni che non rientrano nella propria sfera di competenza, senza riconoscerne, in termini giuridici ed economici, quel valore che lo riscatterebbe anche socialmente dando termine a quel coro di addetti e non addetti del mondo della Scuola che continua a chiamarlo impropriamente: “Segretario”!

 

Fonti normative

Legge 13 luglio 2015, n. 107
Legge 23 dicembre 2014, n. 190
Legge 27 dicembre 2017, n. 205


* da Scuola e Amministrazione, 5 febbraio 2018

Alternanza scuola-lavoro, arrivano i tutor-controllori: “Vogliamo estirpare i casi di abuso”

da Il Fatto Quotidiano

Alternanza scuola-lavoro, arrivano i tutor-controllori: “Vogliamo estirpare i casi di abuso”

L’obiettivo degli “inviati” dell’Agenzia nazionale per le politiche del lavoro è quello di risolvere il problema di mettere in contatto imprese e istituti oltre che aiutare i dirigenti scolastici nella burocrazia. Si parte con 400 scuole su 5mila. Tra gli obiettivi anche quello di avere una mappatura delle mansioni offerte ai ragazzi

Gli alunni italiani ignorano i rischi delle tecnologie online

da Il Sole 24 Ore

Gli alunni italiani ignorano i rischi delle tecnologie online

di Natascia Ronchetti

Li utilizzano soprattutto per giocare o per comunicare con gli amici, poco per informarsi. E non sembrano molto preoccupati da insidie come il cyberbullismo, le molestie o le truffe. I bambini e i ragazzi di oggi convivono quotidianamente con smartphone e tablet ma non sempre sono in grado di usarli nel modo più efficace per la loro formazione. È questa l’opinione prevalente degli insegnanti, secondo una indagine condotta dal centro di ricerche Themis nell’ambito di “Programma il futuro”, il piano varato dal Cini, il consorzio delle università italiane che insegnano e fanno ricerca in informatica, in collaborazione con il Miur, per diffondere negli istituti scolastici del Paese le basi scientifiche del pensiero computazionale.

I risultati dell’indagine
La ricerca ha coinvolto un campione di oltre 2.400 docenti di ogni ordine di scuola, da quelle dell’infanzia alle secondarie di secondo grado, con una larga rappresentanza (quasi il 60% dei partecipanti) di insegnanti delle primarie. I risultati confermano la grande dimestichezza dei bambini e dei giovani con le tecnologie digitali. Ma anche che per la maggioranza dei docenti servono più iniziative per favorirne un uso consapevole. Per il 43% del campione, i loro studenti hanno, ad esempio, una scarsa consapevolezza dei rischi ai quali possono essere esposti con le tecnologie online, a partire dal bullismo. Ed è anche per questo che ben l’87% dei docenti considera molto utili le lezioni di Programma il futuro, per approfondire la conoscenza dell’informatica. Un dato positivo: l’influenza delle cosiddette cattive compagnie non sembra pesare molto. Il 42,5% degli insegnanti ritiene positiva l’interazione con amici e compagni, solo una minoranza (il 19,8%) la considera negativa.

L’uso delle tecnologie
Fondamentale per tutti è invece il ruolo rivestito da docenti e genitori per indirizzare i ragazzi verso un uso più meditato delle tecnologie. L’indagine infatti rileva anche che gli studenti le utilizzano soprattutto per giocare (83,9% del campione), per comunicare con gli amici (56,9%), per ascoltare o scaricare musica (44,7%). I vari device vengono usati per avere informazioni solo da una minoranza di studenti, pari al 16,9 per cento. Anche per questo per i docenti occorre facilitare un uso più informato delle tecnologie (73,1%) per favorire la conoscenza dei rischi correlati ma anche per aumentare la capacità di utilizzarle nel modo più efficace (48,4% degli intervistati). Il piano del Cini coadiuvato dal Miur dal 2014 a oggi ha coinvolto oltre 100mila classi e circa 30mila insegnanti.

Ecco il concorso per i docenti abilitati: oltre centomila gli aspiranti

da la Repubblica

Ecco il concorso per i docenti abilitati: oltre centomila gli aspiranti

Le domande si potranno presentare dal 20 febbraio al 22 marzo. La prova è orale. Chi passa dovrà fare un anno di formazione

Ilaria Venturi

Era atteso, è arrivato: il primo dei tre concorsi per salire in cattedra alla scuola media e superiore annunciati nel nuovo sistema di reclutamento è uscito. Si tratta della selezione riservata agli insegnanti abilitati. L’iter del decreto si è concluso ed è prossima la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, unitamente al bando di concorso vero e proprio. Ma già si sanno le date. Le domande si potranno presentare dalle ore 9 del 20 febbraio prossimo fino alle 23:59 del 22 marzo. Sono 103.476 gli aspiranti, ovvero i docenti di scuola secondaria abilitati o specializzati per il sostegno attualmente presenti nelle graduatorie ad esaurimento e di istituto (seconda fascia). Un vero e proprio esercito a cui potrebbero aggiungersi insegnanti di ruolo.

“Il nuovo sistema di reclutamento andrà a regime nel giro di un triennio interrompendo, finalmente, la prassi per cui si entrava nella scuola solo dopo un lungo precariato – aveva detto la ministra all’istruzione Valeria Fedeli –  D’ora in poi i concorsi avranno cadenza biennale. Le nuove regole garantiranno una maggiore qualificazione professionale delle docenti e dei docenti”. Con l’emanazione del bando il Ministero attiverà anche una pagina tematica dedicata al concorso sul proprio sito con tutte le informazioni per le candidate e i candidati e con l’apposita sezione per poter presentare la domanda per via telematica. Il concorso sarà la prima delle tre selezioni che il ministero sta avviando in base a quanto previsto da uno dei decreti attuativi della legge 107 varati ad aprile.

·IL BANDO PER ABILITATI 
La selezione sarà aperta a chi ha una abilitazione o è specializzato sul sostegno, inclusi le docenti e i docenti già di ruolo. Le graduatorie di merito saranno regionali e formate sulla base di una prova orale (massimo 40 punti) e del punteggio derivante dai titoli e dal servizio pregresso (massimo 60 punti). Durante l’anno di formazione iniziale e tirocinio, il docente sarà sottoposto a visite in classe per verificarne l’attitudine alla professione. L’anno si concluderà con una valutazione che, se positiva, porterà all’immissione in ruolo definitiva.

· ECCO COME SARA’ LA PROVA ORALE
Il concorso prevede una prova orale non selettiva e la costituzione, nelle varie regioni, di una graduatoria di merito per ogni classe di concorso/ambito e per il sostegno in base al punteggio della prova (max 40 punti) a cui si aggiunge quello di titoli e servizi (max 60 punti). “La prova orale consiste in una lezione simulata e nell’esplicitazione delle scelte didattiche e metodologiche in relazione ai contenuti disciplinari e al contesto scolastico indicati dalla commissione”. La prova orale valuta anche “la capacità di comprensione e conversazione nella lingua straniera prescelta dal candidato almeno al livello B2”. Per posto comune la prova “valuta la padronanza delle discipline in relazione alle competenze metodologiche e di progettazione didattica e curricolare anche mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione”. Per i posti di sostegno la prova “valuta la competenza del candidato nelle attività di sostegno alla studentessa e allo studente con disabilità volte alla definizione di ambienti di apprendimento, alla progettazione didattica e curricolare per garantire l’inclusione e il raggiungimento di obiettivi adeguati alle possibili potenzialità e alle differenti tipologie di disabilità, anche mediante l’impiego delle tecnologie normalmente in uso presso le istituzioni scolastiche”.

· I PUNTEGGI DELLA PROVA ORALE
Alla prova orale è assegnato un punteggio massimo di 40 punti: non è previsto un punteggio minimo. Alla capacità di comprensione e conversazione nella lingua straniera sono assegnati massimo 3 punti dei 40. Alle competenze sull’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono assegnati massimo 3 punti dei 40.
La tabelladi valutazione è allegata al Decreto e prevede l’assegnazione di un massimo di 60 punti relativi a:
titolo di accesso (massimo 34 punti); ulteriori titoli professionali e culturali (massimo 25 punti); pubblicazioni (massimo 9 punti); servizi di insegnamento (massimo 30 punti).

Cessazioni Dirigenti scolastici, domande entro il 28 febbraio 2018

da La Tecnica della Scuola

Cessazioni Dirigenti scolastici, domande entro il 28 febbraio 2018

Part-time nella scuola: le domande entro il 15 marzo 2018. I modelli di istanza per docenti e Ata

da La Tecnica della Scuola

Part-time nella scuola: le domande entro il 15 marzo 2018. I modelli di istanza per docenti e Ata

Insegnanti eroi, aguzzini, vittime: immagini di una professione a rischio

da Tuttoscuola

Insegnanti eroi, aguzzini, vittime: immagini di una professione a rischio

In queste ultime settimane la cronaca ha dovuto occuparsi ripetutamente di insegnanti, offrendone un’immagine a tinte fortemente contrastanti: da quella, agghiacciante, della molestatrice (si tratta quasi sempre di donne) di bambini in tenera età a quella, altrettanto impressionante, del professore pedofilo (si tratta quasi sempre di uomini) che ha approfittato della sua posizione per istituire con qualche sua alunna una relazione non propriamente di tipo didattico.

Accanto a questi insegnanti che tradiscono la loro missione ce ne sono altri che rimangono sempre più spesso vittime di aggressioni fisiche da parte di parenti, o addirittura di propri studenti, scontenti per qualche loro atteggiamento o decisione di tipo didattico (un voto, una nota, una parola…), fino ad arrivare al caso della professoressa di italiano di un istituto tecnico della provincia di Caserta, Franca Di Blasio, accoltellata dall’allievo che aveva rimproverato per il suo scarso impegno nello studio ma che, come ha scritto Massimo Gramellini nella sua rubrica quotidiana ‘Il Caffè’ sul Corriere della Sera (3 febbraio), si è comportata da «santa» perdonando  il ragazzo e interrogandosi con toni autocritici («forse con lui abbiamo fallito?»).

In tutti questi casi, ai quali va aggiunto il ricorso al TAR di quei genitori che pretendevano che gli insegnanti assegnassero al loro rampollo la valutazione di ‘eccellente’ al posto di quella di ‘ottimo’, si evidenziano aspetti diversi di un unico fenomeno, che è la profonda crisi nella quale è precipitata la figura dell’insegnante dal punto di vista del prestigio sociale e professionale.

Ma sarebbe semplicistico ritenere, come fa il segretario della Gilda degli insegnanti Rino Di Meglio, che «la responsabilità della drammatica escalation di violenza nei confronti dei docenti (sia) principalmente della politica», che avrebbe «volutamente trasformato la scuola da istituzione a servizio socio-assistenziale e alunni e famiglie in consumatori da soddisfare».

La questione è assai più complicata, e intreccia ragioni di carattere socio-culturale (il crollo del principio di autorità e della famiglia tradizionale), la perdita di fiducia nella scuola come ascensore sociale, la mancata valorizzazione della professione docente dal punto di vista economico e delle prospettive di carriera (cui ha notevolmente contribuito l’egualitarismo voluto dai sindacati), e infine la miopia di una classe dirigente – non solo di quella politica –  rivelatasi incapace di ridefinire e rilanciare il ruolo della scuola e dei suoi operatori in termini di investimento di lungo periodo in questa fase di transizione epocale alla società dell’informazione e dell’industria 4.0.

Safer Internet Day

La Commissione europea dal 2004 ha istituito la giornata della Sicurezza in Internet, denominata “Safer Internet Day” (SID) al fine di promuovere un utilizzo più responsabile delle tecnologie legate ad internet, specialmente tra i bambini e gli adolescenti.


Safer Internet Day 2018, insediato oggi al MIUR
il Tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto  del  cyberbullismo

Firmato il Protocollo MIUR-AGCOM per uso critico delle tecnologie digitali

Si è riunito oggi per la prima volta, al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Tavolo tecnico inter-istituzionale per la prevenzione e il contrasto  del  cyberbullismo previsto dalla Legge 71/2017, costituto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ma coordinato dal MIUR.

A questa prima riunione hanno partecipato i rappresentanti del Ministero dell’Interno, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero della Giustizia, del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero della Salute, della Conferenza Unificata, dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, del Garante per l’infanzia e l’adolescenza, del Garante per la protezione dei dati personali.

Il tavolo tecnico ha il compito, stabilito per Legge, di elaborare un Piano di azione integrato per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo e di realizzare un sistema di raccolta di dati finalizzato al monitoraggio dell’evoluzione dei fenomeni, anche avvalendosi della collaborazione con la Polizia postale e delle comunicazioni e con altre Forze di polizia.

Il primo incontro del Tavolo tecnico si è tenuto in occasione del Safer Internet Day (#SID2018), la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea che, giunta alla sua XV edizione, si è celebrata in contemporanea in oltre 100 nazioni di tutto il mondo. Obiettivo della giornata: far riflettere le ragazze e i ragazzi non solo sull’uso consapevole della Rete, ma anche sul ruolo attivo e responsabile che ciascuna e ciascuno può giocare per una navigazione positiva e sicura.

Sempre in occasione del SID2018, la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, e il Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Angelo Marcello Cardani, hanno firmato oggi al MIUR un Protocollo d’intesa per promuovere tra le nuove generazioni un uso critico e consapevole delle tecnologie digitali.

In Italia l’evento nazionale, collegato al #SID2018, si è tenuto a Roma, presso il Teatro Brancaccio alla presenza della Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, affiancata dalla Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Filomena Albano, dal Direttore del servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni, Nunzia Ciardi, e dagli altri partner del Consorzio di ‘Generazioni Connesse’, il Safer Internet Centre Italiano, cofinanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal MIUR, in partenariato con la Polizia Postale e delle Comunicazioni, l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, l’Università degli Studi di Firenze, l’Università degli Studi di Roma “Sapienza”Save the Children Italia OnlusSOS Il Telefono Azzurro Onlus, Cooperativa E.D.I., Movimento Difesa del Cittadino Skuola.net e Agenzia di stampa Dire. In platea circa 900 studentesse e studenti.

L’impegno del MIUR su questi temi va avanti da anni e si arricchisce sempre di nuove iniziative e collaborazioni di grande valore e qualità – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli -. L’approvazione di una legge per il contrasto del cyberbullismo è stata una svolta importante. Il Ministero sta lavorando da mesi alla sua attuazione e proprio oggi, nella stessa giornata in cui celebreremo il Safer Internet Day, abbiamo avviato i lavori del Tavolo tecnico inter-istituzionale. In questa prima riunione abbiamo fatto il punto di quanto realizzato fino ad oggi e di come proseguire per dare alle ragazze e ai ragazzi  le competenze per un uso corretto e attivo degli strumenti di navigazione, ma anche per orientarsi e saper leggere in modo consapevole le informazioni che trovano in Rete”.

In concomitanza con il Safer Internet Day, anche quest’anno, il secondo, si è celebrata la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola dal titolo “Un Nodo Blu – le scuole unite contro il bullismo”. Un’iniziativa lanciata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano nazionale contro il bullismo.

Nel corso dell’evento al teatro Brancaccio è stata presentata un’indagine condotta da Skuola.net in collaborazione con l’Università di Firenze, proprio in occasione del #SID2018, dalla quale è emerso che più di 2 giovani su 5 sono connessi almeno 5 ore al giorno (il 20,9% dichiara di esserlo sempre). Un dato che, rispetto a due anni fa, è aumentato quasi del 10%. I social network sono i ‘luoghi’ di ritrovo preferiti: il 33% delle e degli intervistati è attivo quotidianamente su almeno due piattaforme, il 24% su tre, il 10% su quattro, il 15% addirittura su cinque social contemporaneamente. Con nuovi player che si fanno strada: Facebook crolla (ormai lo usa regolarmente solo un quarto delle e degli adolescenti, nel 2016 erano quasi 2 su 3 a esserci quotidianamente), mentre esplode la Instagram mania (è presente su questo social l’82,7% degli under 18). Cresce anche Youtube (per il 66,5% delle e degli intervistati, in un biennio, ha guadagnato una decina di punti). Resiste WhatsApp: è il social più utilizzato (circa il 90% dei teenager lo apre almeno una volta al giorno).

Il SID2018 di Roma si è aperto con un collegamento dall’Europarlamento di Strasburgo dove la Commissaria all’Economia e alla Società digitale, Mariya Gabriel, ha incontrato alcune delegazioni di studentesse e studenti con i loro insegnanti per celebrare insieme il Safer Internet Day. È stato inoltre lanciato il nuovo video dei “Super Errori”, i cartoon della campagna nazionale lanciata da Generazioni Connesse. Sette personaggi, uno per ogni rischio sulla Rete: Chat Woman, l’Incredibile Url, l’Uomo Taggo, la Ragazza Visibile, Silver Selfie, Tempestata e Il Postatore Nero. A presentare la kermesse sono stati i Panpers di Colorado Cafè.  Durante l’evento la Ministra Valeria Fedeli ha anche lanciato in anteprima lo spot sul bullismo realizzato in collaborazione con la RAI. Durante la mattinata è stata infine presentata anche la nuova piattaforma per la formazione dei docenti referenti nelle scuole per le tematiche del bullismo e del cyberbullismo. Realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell’Università di Firenze, la piattaforma sarà disponibile da aprile, si chiamerà ELISA (E-learning degli Insegnanti sulle Strategie Antibullismo) e doterà le scuole di strumenti per intervenire efficacemente sui temi del cyberbullismo e del bullismo.

Un momento molto atteso dalle ragazze e dai ragazzi seduti nella platea del teatro Brancaccio è stato l’incontro con Claudio Colica, giovane attore e youtuber, testimonial della campagna “Be Aware. Be Digital”, promossa dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) della Presidenza del Consiglio, realizzata con lo scopo di promuovere l’utilizzo consapevole del web e delle tecnologie, con particolare riferimento al tema della sicurezza dei dati che immettiamo in Rete.


Decreto Ministero SPA 6 febbraio 2018

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

COMUNICATO

Costituzione della Consulta nazionale per l’integrazione in ambiente di lavoro delle persone con disabilità (18A02370)

(GU Serie Generale n.77 del 03-04-2018)

Con decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica
amministrazione del 6 febbraio 2018, registrato alla Corte dei conti
il 9 marzo 2018, e’ stata costituita, presso il Dipartimento della
funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, la
Consulta nazionale per l’integrazione in ambiente di lavoro delle
persone con disabilita’, in attuazione dell’art. 10 del decreto
legislativo 25 maggio 2017, n. 75.

Il decreto e’ disponibile sul sito www.funzionepubblica.gov.it


Decreto Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione 6 febbraio 2018