Programma di ricerca e innovazione Euro-Mediterraneo

Sono disponibili i bandi di PRIMA, il Programma di ricerca e innovazione Euro-Mediterraneo sui temi delle risorse idriche e dei sistemi alimentari che è co-finanziato dalla Commissione Europea e da 19 Paesi dell’Area. Università, enti e organismi di ricerca, imprese ed associazioni no profit possono presentare progetti di ricerca e innovazione sulle 12 tematiche previste dai bandi e nei settori dell’efficienza nell’uso delle risorse idriche, dell’agricoltura sostenibile e del comparto agroalimentare.

I bandi sono finanziati per il 2018 con oltre 50 milioni di euro e sono scaricabili dal sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (http://www.ricercainternazionale.miur.it/era/art-185-del-trattato-dell-unione-europea/prima.aspx) e da www.prima-med.org.
PRIMA è stato indicato dal Commissario Europeo Carlos Moedas come il più grande risultato ottenuto finora nell’ambito della cooperazione scientifica euro-mediterranea.

“PRIMA rappresenta un’iniziativa strategica per il nostro Paese, per le sue potenzialità ai fini della promozione della ricerca di eccellenza e per le sue valenze in termini di diplomazia scientifica”, spiega la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, esprimendo anche soddisfazione per il lancio dei bandi al termine di un iter di preparazione nel quale il MIUR ha giocato, fin dal 2012, un ruolo da protagonista. “La cooperazione fra ricercatori e innovatori delle due sponde del Mediterraneo – aggiunge la Ministra – contribuirà, infatti, anche a produrre occupazione e imprenditorialità giovanile e femminile, aiutando così anche a gestire i flussi migratori”.

Angelo Riccaboni, Presidente della Fondazione PRIMA incaricata dell’attuazione del Programma, evidenzia come sia la prima volta che un programma di ricerca e innovazione sia dedicato esclusivamente al Mediterraneo. “La durata decennale – sostiene Riccaboni -, l’ingente finanziamento e la pari dignità fra i Paesi del Nord e del Sud contribuiranno a creare una piattaforma di dialogo tra attori pubblici e privati, indispensabile per società euro-mediterranee sostenibili e inclusive”.

Sulle nuove tecnologie per i testi di scienze

Sulle nuove tecnologie per i testi di scienze *
Esperimenti, risultati, prospettive

di Dario Cillo e Annarita Miglietta


* relazione al XVIII Convegno Nazionale Giscel,
Università di Roma “La Sapienza”, 29 marzo 2014,

pubblicato (con modifiche) nel volume:
AA.VV. (a cura di F. De Renzo e M.E. Piemontese),
Educazione linguistica e apprendimento/insegnamento delle discipline matematico-scientifiche,
dicembre 2016, Aracne, I quaderni del GISCEL 2, pp. 333-344

La grammatica si fa…

La grammatica si fa…

di Maurizio Tiriticco

 

…non si insegna! Quando insegnavo nella scuola media, ho sempre evitato, per quanto fosse possibile, che gli alunni usassero sia i libri di grammatica che i vocabolari. Dicevo loro che ciascuno di noi porta con sé due borse invisibili, una con la mano destra, l’altra con la mano sinistra. La prima serve a conservare tutte le REGOLE che mano mano acquisiamo e che sono necessarie per mettere insieme le parole, quando si parla o si scrive e si vuole dar loro un significato. La seconda conserva tutte le PAROLE che apprendiamo e che servono per dare un significato ai nostri pensieri, alle nostre emozioni, dette o scritte che siano.

In effetti, a monte c’era l’insegnamento di Jerome Bruner, il grande psicologo statunitense scomparso a ben 101 anni di età nel 2016. Il suo scritto più noto è “il conoscere, saggi per la mano sinistra”. Secondo Bruner, il cervello sinistro (o meglio l’emisfero sinistro del nostro cervello, che corrisponde alla mano destra) è “pieno” delle regole che servono, appunto, per mettere insieme le parole in modo che abbiano un significato; ed il cervello destro (o meglio l’emisfero destro del cervello) è “pieno” di tutte le parole che giorno dopo giorno apprendiamo e che usiamo quando parliamo o ascoltiamo e quando scriviamo o leggiamo. Quindi, è come se avessimo nella destra del nostro cervello il nostro personale VOCABOLARIO; e nella sinistra le regole con cui le “mettiamo insieme”, la nostra personale GRAMMATICA.

E giocavamo in aula a costruire periodi: “la sera mangio, vedo la tv e poi vado a letto”; “la sera, dopo aver fatto i compiti, mangio vedendo la tv, poi vado a letto”; “la sera ceno con i miei genitori; un po’ parliamo, un po’ vediamo la televisione; poi ripasso i compiti per il giorno dopo e infine me ne vado a letto”! Si iniziava da un nucleo fondante per poi arricchirlo di altri pensieri/parole. Ovviamente, giorno dopo giorno costruivamo periodi/pensieri anche meno banali! Insomma, l’aula era un’officina di “pensierini”, “poveri” e “ricchi”, orali e scritti! E c’era pure la gara a chi pensava/scriveva con il maggior numero di concetti e di pensieri/parole. C’era poi chi scriveva una favola, chi un racconto, chi qualche fatto di cronaca nera! Anche la fantascienza era molto gettonata. Insomma, i cosiddetti “compiti in classe” erano pratica quotidiana! E soprattutto non c’erano voti! Così nel corso dell’anno scolastico ciascun alunno, giorno dopo giorno arricchiva sia il suo VOCABOLARIO (la borsa della mano sinistra) sia i NESSI GRAMMATICALI (la borsa della mano destra), indispensabili per costruire un discorso. Qualche esempio: “Antonio ha fame e mangia”. “Antonio mangia perché ha fame”. “Antonio mangia quando ha fame”. “Antonio non può mangiare, perché è malato”. E poi una chicca, una grande conquista logica: “A professò!!! Antonio mangia, sebbene non abbia fame”. Ahi! Le concessive!

Un bambino appena nato ha un cervello ancora “vuoto” di parole e di numeri; non parla, non conta; però ascolta e si impadronisce, giorno dopo giorno, anzi minuto dopo minuto, delle parole che ascolta. Ha una memoria prodigiosa e il suo cervello è come una spugna! Dopo qualche tempo è già in grado di pronunciare alcune parole, mamma, ad esempio, e pappa! Sono le “parole della sopravvivenza”! E poi vengono papà o babbo, nonna ecc. E poi ancora “cacca” e “pipì”, quando il bambino raggiunge la consapevolezza di certi bisogni! Insomma, giorno dopo giorno il bambino – e ovviamente la bambina! Oggi guai a usare solo il maschile! – comincia a “riempire” il vocabolario del suo cervello destro: una parola dopo l’altra! E poi, più i cosiddetti “attanti”, cioè i genitori, i parenti, le tate, gli/le rivolgono la parola, più lui/lei arricchisce il suo personale vocabolario. Così, parola dopo parola, il suo cervello DESTRO “si riempie” sempre di più… ma, entra in gioco anche il cervello SINISTRO, quello deputato alla progressiva acquisizione delle regole con cui le parole si mettono insieme per dar loro un significato!

Insomma, il nostro bambino compie una lunga e grande marcia! Verso una progressiva conquista delle PAROLE e delle REGOLE con cui metterle insieme per farsi capire e capire! Prima “mamma”, “pappa”, “nonna” e… non so cos’altro, ma… con il tempo il “mamma pappa” si trasformerà in “mamma voglio pappa”! E poi ancora: “questa pappa cattiva”! E più tardi: “questa pappa non mi piace”. E ancora più tardi: “la pappa di ieri era buona”. Entra sempre più in gioco il cervello sinistro, che è quello deputato alle regole grammaticali. Ecco perché ciascun parlante, bambino od adulto, porta sempre con sé queste due invisibili borse, una con la mano destra, l’altra con la mano sinistra: la prima in corrispondenza con l’emisfero sinistro; l’altra con l’emisfero destro del nostro cervello. E sono borse che diventano sempre più pesanti, nella misura in cui il personale VOCABOLARIO e la personale GRAMMATICA si alimentano del conversare quotidiano e di quei testi, scolastici e non, che, in quanto libri, all’inizio sono sempre un po’ indigesti ai nostri alunni! Ma se alla fine saranno appetibili, è segno che la scuola ha vinto la sua battaglia!

Scuola, arriva un miliardo ai Comuni per la sicurezza contro i terremoti

da Repubblica

Scuola, arriva un miliardo ai Comuni per la sicurezza contro i terremoti

L’annuncio del ministero dell’Istruzione: subito i fondi per 1.739 interventi, 234 solo in Emilia Romagna. Record di risorse alla Campania: 149 milioni. Fedeli: “In quattro anni investiti quasi 10 miliardi per l’edilizia scolastica”

di SALVO INTRAVAIA

ROMA – Oltre un miliardo di euro in arrivo per adeguare centinaia di plessi scolastici alle norme antisismiche. Una buona notizia considerato che il grosso del territorio italiano ricade in zone ad elevato e medio rischio sismico. Lo ha annunciato ieri il ministero dell’Istruzione, rendendo noto l’elenco dei Comuni che beneficeranno dei fondi stanziati con la legge di bilancio del 2017. In tutto saranno 1.739 gli interventi di adeguamento che potranno parte in tempi brevissimi. Per un totale di 1.058 milioni di euro. “L’accordo sui Comuni beneficiari – spiegano dal Miur – è stato raggiunto lo scorso 22 novembre, in Conferenza unificata, sulla base delle programmazioni regionali”. Lo scorso mese di dicembre, la ministra Valeria Fedeli ha firmato il relativo decreto, che dà la possibilità agli enti locali di avviare le procedure per iniziare i lavori.

Il maggior numero di interventi, 234 in tutto, verrà realizzato in Emilia Romagna. La cifra più consistente arriva invece in Campania, che si aggiudica quasi 149 milioni di euro. Le risorse assegnate direttamente ai Comuni “serviranno – spiegano da viale Trastevere – prioritariamente per interventi di adeguamento sismico, o di nuova costruzione per sostituzione degli edifici esistenti, nel caso in cui l’adeguamento sismico non sia conveniente”. Ma anche per lavori finalizzati all’ottenimento del certificato di agibilità delle strutture, a interventi di messa in sicurezza necessari dopo le indagini diagnostiche sui solai e sui controsoffitti, interventi per l’adeguamento dell’edificio scolastico alla normativa antincendio, previa verifica statica e dinamica dell’edificio. Secondo l’ultimo dossier di Legambiente, più di 4 scuole italiane su 10 si trovano in aree dove possono verificarsi terremoti “forti” o “fortissimi”.

“Sull’edilizia scolastica – spiega Fedeli – in questi ultimi quattro anni c’è stata una svolta: sono stati investiti quasi 10 miliardi, ma abbiamo operato anche sul fronte della governance, istituendo un Osservatorio dedicato, atteso da quasi vent’anni. Abbiamo ora una programmazione unica nazionale, ovvero un elenco di priorità effettive sulle quali intervenire, abbiamo un’Anagrafe con tutti i dati sullo stato delle nostre scuole”. Scelte importanti “non solo per mettere in sicurezza gli edifici, ma anche per innovare gli ambienti educativi”.

“Sull’edilizia abbiamo fatto e continuiamo a fare un lavoro significativo che mette al centro le studentesse e gli studenti con un rinnovato impegno anche sulle scuole secondarie di secondo grado”, conclude il sottosegretario Vito De Filippo, con delega all’edilizia scolastica.

Cyberbullismo, 354 denunce alla Polizia nel 2017. Italia tra le più esposte a rischi online

da Il Sole 24 Ore 

Cyberbullismo, 354 denunce alla Polizia nel 2017. Italia tra le più esposte a rischi online

di Alessia Tripodi

Bullismo su Internet, su 354 denunce di minori trattate nel 2017 dalla Polizia Postale, 59 riguardano la diffusione di materiale pedopornografico e sono casi di 116 ingiurie, molestie e minacce. Lo dicono i dati diffusi ieri a Roma durante un incontro sul cyberbullismo organizzato dal Moige e dalla Polizia di Stato, con il patrocinio dei ministeri dell’Istruzione e del Lavoro e dell’ Anci. I numeri sono stati presentati in occasione del Safer Internet Day , la giornata per la sicurezza sul Web promossa da Bruxelles che si è celebrata ieri con eventi sui social e manifestazioni in 140 paesi del mondo, inclusi i 28 dell’Ue.

Le parole chiave per un uso corretto di Internet sono «consapevolezza, informazione, regole ed educazione», ha sottolineato la ministra Valeria Fedeli parlando ai ragazzi in un evento per il Safer Internet Day a Roma. E anche il Papa in un tweet ha ammonito: «Siamo tutti chiamati a impegnarci per proteggere i minori nel mondo digitale».

I dati Moige-La Sapienza
Secondo i dati della Polizia, sono state trattate 13 denunce di minori per stalking, 87 per diffamazione on-line e 79 per furto d’identità su social network. Sono 39, poi, i minori denunciati come responsabili di azioni di cyberbullismo: 13 per diffusione di materiale pedopornografico, 12 per diffamazione online e 11 per ingiurie, minacce e molestie. Nel corso dell’incontro sul bullismo online è stata presentata anche la ricerca svolta dalla professoressa Anna Maria Giannini della facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma su un campione di 1.342 ragazzi tra i 14 e i 19 anni. «Un ragazzo su tre – ha spiegato Giannini – rende accessibile sempre e a tutti il materiale condiviso sui social, 7 su 10 ritengono che si debba parlare solo con amici di problemi legati al bullismo in rete e sono in pochi a capire quanto è diffuso il fenomeno».

Da Twitter 5 consigli per il Web sicuro
Anche la piattaforma dei “cinguettii” prende posizione e lancia 5 consigli sugli strumenti per la sicurezza online: controllare i ‘tag’ nelle foto, silenziare un particolare account, rendere meno visibile il proprio profilo, bloccare una persona, azionare il filtro qualità. E per celebrare la giornata del Web sicuro lancia una emoji speciale che si attiva attraverso l’uso degli hashtag #SaferInternetDay e #SID2018.

Microsoft: sicurezza Web, Italia decima su 23 paesi
Tra i dati diffusi oggi in occasione del Safer Internet Day ci sono i risultati del Digital Civility Index , ricerca che analizza le percezioni degli adolescenti (13-17) e degli adulti (18-74) rispetto all’educazione civica digitale e alla sicurezza online in 23 Paesi. Secondo lo studio, presentato da Microsoft, l’Italia si posiziona al 10° posto nella classifica per l’esposizione ai rischi online. In particolare – riferisce una nota – il 63% degli intervistati dichiara di essere stato vittima di almeno uno dei principali rischi online, in particolare di contatti indesiderati (45%) e di fake news, truffe e frodi online (28%). Tra le notizie positive per il nostro paese, invece, c’è il fatto che, stando ai dati, il 64% degli italiani vittime di molestie o frodi sul Web sa a chi rivolgersi per chiedere aiuto. E da Microsoft Italia, insieme al Centro Nazionale Anti-Cyberbullismo, arriva la campagna di prevenzione dai rischi online , un progetto che prevede incontri mensili per genitori e insegnanti, trasmessi live su Facebook, per riconoscere i segnali di cyberbullismo. Inoltre Microsoft Italia inserirà all’interno del percorso formativo focalizzato sulle competenze digitali per le scuole un modulo dedicato all’utilizzo sicuro e consapevole del Web.

Unicef: ogni giorno 175mila bambini su Web
Pubblicati anche i dati Unicef, secondo i quali ogni giorno oltre 175mila bambini si connettono ad internet per la prima volta, al ritmo di un bambino ogni mezzo secondo. Nel mondo 1 utente su 3 è un bambino, con i giovani a rappresentare il gruppo di età più connesso, con il 71% di soggetti online a fronte del 48% della popolazione totale. Secondo Unicef – che per il Safer Internet Day ha lanciato la guida per genitori “Come parlare ai bambini del web” – nel mondo i giovani africani sono i meno connessi, con circa 3 giovani su 5 offline, mentre in Ue sono 1 su 25. Il 92% di tutte le Url connesse ad abusi sessuali su minori identificate a livello globale dalla Internet Watch Foundation sono localizzate in 5 paesi: Canada, Francia, Olanda, Federazione russa e Stati Uniti. Alcuni adolescenti, inviano 4000 messaggi al mese, o uno ogni sei minuti. Il 73% degli adolescenti possiede uno smartphone, con il quale è online «quasi costantemente».

Telefono Azzurro: 1 adolescente su 4 teme ricatti
Nella lotta al cyberbullismo è impegnato anche Telefono Azzurro, che ha presentato i dati della ricerca Doxa Kids, sull’uso di device tecnologici da parte dei 12-18enni. Scoprendo che per il 72% degli adolescenti la paura maggiore è legata alla diffusione di foto intime e video a sfondo sessuale e che 1 su 4 teme di essere ricattato per la pubblicazione di questo genere di contenuti sui social o su whatsapp. Nel 2017 il Centro Nazionale di Ascolto di Telefono Azzurro ha gestito 220 casi di problematiche legate all’utilizzo di internet: episodi di cyberbullismo (47%), sexting (24,5%), grooming (10,5%).

Dal Moige unità mobile antibullismo
Iniziative per il Web sicuro anche dal Moige, che – in collaborazione con la Polizia di Stato – promuove la lotta dal cyberbullismo a partire dalle scuole . La campagna prevede un numero verde (800937070), un sms dedicato (3933009090) e una rete di 500 giovani ambasciatori nelle scuole superiori del territorio nazionale. Ma anche un’unità mobile, donata da Enel Cuore onlus e attiva a S. Maria a Vico, in provincia di Caserta. L’unità, con un team di psicologi e psicoterapeuti della task force antibullismo, raggiungerà i Comuni che lo richiederanno.

La ministra Fedeli: serve educazione civica digitale
«Bisogna sapere – ha detto ieri la ministra all’affollata platea di studenti al teatro Brancaccio di Roma per il Safer Internet Day- che quando utilizziamo il digitale ogni atto che facciamo può o facilitare chi sta dall’altro lato oppure fare un danno. Non si deve pensare che sulla rete si può essere anonimi. C’è, invece, un aspetto di responsabilità individuale». Fedeli ha quindi aggiunto che i più giovani, generazione digitale, possono avere un ruolo importante: «Se voi siete educati a usare bene la rete potrete costruire relazioni positive attraverso essa, se invece la usate male, con parole di violenza e sopraffazione, si può fare molto male: di cyberbullismo si può anche morire». La ministra ha poi ricordato che il Miur sta sostenendo un piano di formazione per i docenti «perché siano in grado di educare gli studenti all’utilizzo civile, anche didattico, della rete». Sul ruolo degli adulti «che a volte ‘taggano’ i figli in situazioni imbarazzanti» si è soffermata anche Nunzia Ciardi, direttore della Polizia postale mentre la Garante dell’Infanzia, Filomena Albano ha invitato le vittime di bullismo a non provare vergogna – «Individuate una persona di cui vi fidate e parlate» – e i ragazzi «spettatori» a prendere posizione perché «non si può restare indifferenti».

Abilitati: esame orale, anno di prova ed è fatta per l’assunzione

da ItaliaOggi

Abilitati: esame orale, anno di prova ed è fatta per l’assunzione

Ecco cosa prevede il bando. 103 mila gli interessati

Marco Nobilio

I docenti precari abilitati delle secondarie e i docenti di ruolo interessati hanno tempo dalle 9 del 20 febbraio alle 23.59 del 22 marzo prossimi per presentare la domanda di partecipazione al concorso cattedra previsto dal decreto legislativo 59/2017. Il ministero dell’istruzione ha emanato i decreti che daranno il via alle procedure (995 e 984, rispettivamente del 14 e del 15 dicembre scorsi) e a breve gli uffici scolastici regionali pubblicheranno anche i bandi. Le istanze dovranno essere compilate e presentate via web e il costo del contributo per la partecipazione sarà fissato nell’ordine di 5 euro.

Il concorso consisterà in una prova orale della durata di 45 minuti. La data del colloquio sarà notificata agli interessati con un e-mail all’indirizzo di posta elettronica indicato dal candidato nella domanda di partecipazione al concorso e, contestualmente, tramite la pubblicazione del calendario delle prove da parte dell’ufficio scolastico sul proprio sito web istituzionale.

La prova orale consisterà in una lezione simulata e nell’esplicitazione delle scelte didattiche e metodologiche in relazione ai contenuti disciplinari e al contesto indicati dalla commissione. Ed avrà per oggetto il programma indicato nell’allegato A del decreto ministeriale 95 del 2016. Nel corso del colloquio la commissione valuterà anche le capacità di comprensione e conversazione nella lingua straniera prescelta dal candidato, che dovrà essere almeno del livello B2 previsto dal quadro comune europeo di riferimento per le lingue. All’esito delle prove i candidati saranno inclusi in una graduatoria di merito, che sarà scorsa anno per anno per individuare gli aventi diritto ad accedere al terzo e ultimo anno del percorso di formazione iniziale e tirocinio (Fit).

Il percorso, infatti, durerà solo un anno, durante il quale al docente interessato sarà assegnato l’equivalente di un incarico di supplenza annuale retribuita. Durante tale anno il docente in prova sarà affiancato da un tutor e al termine sarà sottoposto a valutazione da parte di una commissione presieduta dal dirigente scolastico. Se l’esito della valutazione sarà positivo il docente sarà assunto con un contratto a tempo determinato e assegnato ad un ambito territoriale.

Se negativo, sarà licenziato. Dopo l’assunzione a tempo indeterminato al docente sarà assegnata una sede per tre anni, secondo il sistema della chiamata diretta introdotta dalla riforma Renzi (legge 107/2015). In ogni caso, all’atto dell’ammissione al percorso Fit, i docenti in prova saranno cancellati definitivamente da tutte le graduatorie nelle quali risulteranno inclusi, sia dalle graduatorie a esaurimento che da quelle di istituto.

L’accesso alla procedura concorsuale è riservato ai docenti che siano in grado di vantare il possesso di almeno un titolo abilitante all’insegnamento nella scuola secondaria di I o II grado conseguito entro il 31 maggio 2017, data di entrata in vigore del decreto legislativo 59/2017. Per accedere al concorso per il sostegno è necessario che i candidati, oltre al possesso dell’abilitazione per una classe di concorso delle secondarie siano anche in grado di vantare il possesso del relativo titolo di specializzazione valido per insegnare nel medesimo grado di istruzione dell’abilitazione già in possesso.

Ogni candidato potrà partecipare in un’unica regione per tutte le classi di concorso o tipologie di posto per le quali sia abilitato o specializzato. In più, saranno ammessi con riserva al concorso per i posti di sostegno i docenti che conseguiranno il relativo titolo di specializzazione entro il 30 giugno 2018. Gli insegnanti tecnico-pratici potranno partecipare al concorso se risulteranno iscritti nelle graduatorie ad esaurimento oppure nella seconda fascia di quelle di istituto, alla data del 31 maggio 2017. Secondo le stime effettuate dal ministero dell’istruzione i potenziali interessati sarebbero 103.476 in tutta Italia: 94.039 aspiranti solo ai posti comuni e 9.437 anche ai posti di sostegno.

A guidare la classifica del numero dei potenziali aspiranti è il sud con 40.933 eventuali candidati: 36.725 solo per i posti comuni e 4.208 anche per il sostegno. Segue il nord con 39.676 possibili candidati: 37.196 solo per i posti comuni e 2.480 anche per i sostegno. E chiude la classifica il centro con 22.867 presumibili candidati: 20.118 solo per i posti comuni e 2749 anche per il sostegno. Le statistiche dei potenziali partecipanti sono meramente indicative perché si basano unicamente sui dati relativi ai docenti precari attualmente inclusi nelle graduatorie a esaurimento e nelle graduatori di istituto.

Per giungere al dato finale, però bisognerà aggiungere anche il dato relativo agli abilitati che non hanno potuto far valere il loro titolo perché conseguito in pendenza di giudizio e per effetto di una pronuncia cautelare. E poi bisognerà anche aggiungere gli ulteriori candidati tra le fila dei docenti di ruolo. Perché la Consulta, con la sentenza 251/2017, ha dichiarato incostituzionale la norma della riforma Renzi che precludeva loro l’accesso al concorso.

Scontro aperto sulle sanzioni

da ItaliaOggi

Scontro aperto sulle sanzioni

I sindacati rivendicano la libertà di insegnamento

Carlo Forte

È scontro aperto tra sindacati e Aran sulle sanzioni disciplinari dei docenti. L’Aran vorrebbe estendere anche ai docenti la possibilità di essere sospesi dai dirigenti. Ma i sindacati sono contrari perché ciò metterebbe a rischio la libertà di insegnamento e anche perché ai docenti si applicherebbero disposizioni diverse da quelle del resto del pubblico impiego. La posizione che l’agenzia per la rappresentanza delle pubbliche amministrazioni ha esposto al tavolo negoziale riporta quella del ministero dell’istruzione.

Secondo i tecnici del dicastero di viale Trastevere, come confermato nel corso di una interlocuzione con Italia Oggi, non sarebbe vero che se il contratto prevedesse una sanzione sino a dieci giorni, da comminare a cura del dirigente scolastico, questo sarebbe in contrasto con la legge Madia e quindi da disapplicare, in quanto modificazione del Testo unico scuola. Infatti la legge Madia, prosegue viale Trastevere, assegna esplicitamente ai contratti collettivi nazionali di lavoro il potere di definire le tipologie delle sanzioni e delle infrazioni disciplinari, anche derogando alla legge vigente. In altre parole, sempre secondo il ministero dell’istruzione, sebbene il decreto legislativo 297/94 (cosiddetto testo unico) preveda per i docenti la sanzione della sospensione dall’insegnamento fino a 30 giorni (più diverse sanzioni accessorie) la contrattazione collettiva avrebbe il potere di derogare tale decreto introducendo nuove sanzioni sospensive.

Come per esempio quella della sospensione fino a 10 giorni. Sanzione, quest’ultima, che rientrerebbe nella competenza dei dirigenti scolastici per effetto del decreto legislativo 165/2001. Mentre oggi, secondo il costante orientamento della giurisprudenza, non possono farlo perché la sospensione fino a 10 giorni non è prevista per i docenti, ma solo quella fino a un mese che eccede la loro competenza.

Due le tesi contrarie a questa posizione che è stata assunta anche dall’Aran argomentate dai sindacati nel corso delle trattative. La prima si fonda sul fatto che se venisse assegnato al dirigente scolastico il potere di sospendere i docenti, la relativa disciplina risulterebbe in contrasto con il principio della libertà di insegnamento previsto dall’articolo 33 della Costituzione. La seconda, invece, farebbe riferimento alla gerarchia delle fonti. Il decreto legislativo 297/94 (il testo unico della scuola) si collocherebbe in rapporto di specialità rispetto al decreto legislativo 165/2001 e ciò precluderebbe al tavolo negoziale la possibilità di introdurre nuove sanzioni. Perché la legge speciale (in questo caso il decreto legislativo 297/94) nella gerarchia delle fonti prevale sulla legge generale. E cioè sul decreto legislativo 165/2001 che incorpora anche il decreto Madia.

Pertanto, qualora il nuovo contratto dovesse prevedere la sanzione della sospensione fino a 10 giorni anche per i docenti, il testo unico della scuola, prevalendo sul decreto Madia, renderebbe la sanzione della sospensione fino a 10 giorni inapplicabile. E la clausola negoziale che dovesse prevederlo risulterebbe nulla. Ce n’è abbastanza, dunque, per continuare ad ingolfare le sezioni lavoro dei tribunali. Oltre tutto, se la tesi del ministero dell’istruzione dovesse prevalere, il rischio che si corre è quello di continuare a lasciare impuniti eventuali illeciti disciplinari anche gravi.

Se le relative sanzioni venissero impugnate davanti ai giudici, infatti, le tesi espresse al tavolo negoziale dai sindacati, abilmente argomentate da un buon avvocato, potrebbero indurre ai giudici ad annullare le sanzioni già nella fase delle eccezioni procedurali. Ecco i motivi. Una lettura costituzionalmente orientata del decreto Madia non può prescindere dal fatto che la Costituzione è entrata in vigore nel 1948. Al suo interno vi è una norma la quale prevede che tutti i cittadini hanno diritto ad essere giudicati da un giudice terzo ed imparziale. E all’epoca in cui entrò in vigore la Costituzione le sospensioni dei docenti non erano di competenza dei capi di istituto, ma di un consiglio di disciplina presieduto da un giudice togato (per i maestri si veda il r.d.l. 2163 del 21 novembre 1938 e per i professori il r.d.1054/1923). I Padri costituenti, dunque, quando parlavano della necessità della terzietà e imparzialità del giudice, facevano riferimento non solo al giudizio civile e penale, ma anche al giudizio disciplinare. Ciò anche in considerazione della necessità di garantire la libertà di insegnamento a tutti i docenti.

Pertanto, se l’intenzione del legislatore è proprio quella di cancellare il principio di terzietà e imparzialità nel giudizio disciplinare dei docenti, il decreto Madia potrebbe essere incostituzionale. Va detto, inoltre, che il rischio di comprimere la libertà di insegnamento, dando ai dirigenti il potere di sospendere i docenti, è stato messo in evidenza a suo tempo anche dallo stesso ministero dell’istruzione nella circolare 88/2010.

Quanto alla questione della prevalenza del testo unico sul decreto Madia, anche tale tesi non sembrerebbe priva di pregio secondo le sigle sindacali, Il diritto punitivo, infatti, è tassativo. Il principio di tassatività, peraltro, discende dall’articolo 25 della Costituzione, Attualmente, l’unica legge che prevede le sospensioni per i docenti è il decreto legislativo 297/94. Va detto, inoltre, che mentre le norme sul procedimento disciplinare contenute nel decreto 297/94 sono state espressamente abrogate dal decreto Brunetta, quelle sulle sanzioni non hanno subito alcuna modifica. Va da sé che l’intenzione del legislatore sia stata quella di mantenerle in vita così da continuare ad applicarle. Queste norme, peraltro, essendo previste solo per i docenti sono, per loro natura, norme speciali. E siccome «le norme speciali derogano alla normativa generale per esigenze legate alla natura stessa dell’ambito disciplinato (Corte di cassazione, sentenza 15 dicembre 2011, n. 27041)», eventuali docenti sospesi dai dirigenti avrebbero gioco facile in giudizio a far dichiarare nulla la sanzione. Il risultato sarebbe l’impunità generale e forti danni per l’erario costretto a pagare le spese della soccombenza. Il decreto legislativo 165/2001, che contiene anche le norme disciplinari del decreto Madia, vale infatti per tutto il pubblico impiego. E quindi è una norma generale. Mentre il decreto legislativo 297/94, che contiene le norme sulle sospensione dei docenti, vale solo per i docenti e ciò fa sì che sia una norma speciale.

Uno scontro, come si vede, di posizioni tra ministero e sindacati tutto in punta di diritto che il tavolo dell’Aran dovrà risolvere.

Mobilità, il sostegno sarà unico

da ItaliaOggi

Mobilità, il sostegno sarà unico

Pronta l’ordinanza, ma servono i dati dei pensionati

Carlo Forte

Le domande di trasferimento e di passaggio dei docenti dovranno essere presentate dal 3 al 26 aprile. Per istanze di mobilità del personale Ata i termini andranno dal il 23 aprile e il 14 maggio. Sono queste le date ipotizzate dal ministero dell’istruzione in vista della prossima tornata di mobilità. Si tratta di termini ancora non definitivi, perché non è ancora stata pubblicata l’ordinanza che recherà le disposizioni di attuazione del contratto sulla mobilità sottoscritto il 21 dicembre scorso da Cgil, Cisl, Uil e Snals (la Gilda-Unams non lo ha firmato in quanto contraria al sistema degli ambiti e della chiamata diretta), e i sindacati hanno chiesto anche uno slittamento dei termini per effetto della concomitanza delle elezioni delle Rsu che si terranno in tutte le scuole dal 17 a 19 aprile. Ma anche se la richiesta delle rappresentanze dei lavoratori dovesse essere accolta, le date non dovrebbero slittare di molto.

Le operazioni di mobilità, infatti, preludono alle operazioni di avvio dell’anno scolastico, comprese le assunzioni. E per avere i docenti in cattedra già dal 1° settembre occorre fare presto. In ogni caso, la tempistica delle operazioni dovrà fare i conti anche con i tempi tecnici dell’Inps per la comunicazione dei nominativi dei docenti e dei non docenti che andranno in pensione dal 1° settembre.

I posti lasciati liberi dai pensionati, infatti, assumono rilievo sull’organico di diritto. Vale a dire, sull’organico in riferimento al quale vengono disposti i trasferimenti, i passaggi di cattedra e di ruolo, le immissioni in ruolo e le supplenze annuali fino a 31 agosto. È prassi consolidata, peraltro, che gli uffici rendano noti i posti vacanti al 1° settembre dell’anno scolastico successivo, per effetto dei pensionamenti, proprio per consentire ai docenti e ai non docenti di orientarsi nella scelta delle preferenze da indicare nelle domande. Operazione particolarmente delicata soprattutto per i docenti, perché, dall’anno scorso, il numero delle preferenze è stato ridotto a 5, mentre prima era di 15 preferenze nelle secondarie e 20 nella scuola dell’infanzia e nella primaria. Va detto subito che il contratto sulla mobilità di quest’anno altro non è se non la proroga di quello dell’anno scorso.

Tra le novità più importanti (novità che riguardano solo l’ordinanza ministeriale di quest’anno) il fatto che l’individuazione dei soprannumerari sui posti di sostegno nella scuola superiore sarà effettuata previa compilazione di una graduatoria unica. I docenti di sostegno delle scuole superiori, dunque, saranno trattati secondo il criterio della fungibilità dell’insegnamento, così come avviene nelle scuole secondarie di I grado. In altre parole, anziché essere suddivisi nelle consuete quattro aree a seconda dei gruppi di classi di concorso di provenienza (AD01, AD02, AD03 E AD04) e in 4 graduatorie di istituto diverse suddivise per aree (una graduatoria per AD01, una per AD02, una per AD03 e una per AD04) le istituzioni scolastiche compileranno un’unica graduatoria di istituto dei docenti di sostegno nella quale gli interessati entreranno a pettine con il loro punteggio a prescindere dall’area di appartenenza. E i posti di sostegno dell’organico di diritto della scuola di servizio saranno trattati come se appartenessero ad un’unica area, esattamente come già avviene nelle scuole secondarie di I grado, con graduatoria unica (non divisa per aree). Facciamo un esempio.

Poniamo che in una scuola secondaria siano stati attivati 4 posti di sostegno nell’organico di diritto dell’anno in corso (2017/2018) uno per ogni area: uno per AD01, uno per AD02, uno per AD03 e uno per AD04 e che tutti e 4 i posti siano coperti da titolare appartenente all’area specifica del posto. Tanto premesso, ipotizziamo che, con effetti a far data dal 1° settembre 2018, venga meno un posto di sostegno dell’area AD04 in organico di diritto. Secondo le vecchie regole, il docente di sostegno dell’area AD04 titolare del posto sarebbe andato automaticamente in soprannumero, a prescindere dal punteggio posseduto, essendo l’unico docente incluso nella graduatoria di sostegno dell’area AD04. Dal prossimo anno, e dunque a partire dalle operazioni di individuazione dei soprannumerari che le scuole adotteranno a breve, l’individuazione del soprannumerario avverrà diversamente. I 4 docenti di sostegno titolari delle 4 diverse aree saranno inseriti a pettine in un’unica graduatoria di istituto che ingloberà tutte e 4 le aree senza alcun distinzione. E il docente soprannumerario sarà individuato nel docente con il minor punteggio in graduatoria, a nulla rilevando l’area di appartenenza.

Ciò vuole, dire che, se il docente titolare del posto dell’area AD02 sarà il meno titolato, sarà individuato come soprannumerario e trasferito d’ufficio o a domanda condizionata. E il suo posto dell’area AD02 sarà assegnato al docente titolare dell’area AD04 che, pur non avendo più il posto dell’area specifica di appartenenza, vantando un maggiore punteggio, avrà titolo a non essere trasferito d’ufficio.

Sul nuovo concorso l’incognita del TAR

da ItaliaOggi

Sul nuovo concorso l’incognita del TAR

Per il tribunale del Lazio non è legittima l’esclusione dei precari

Nicola Mondelli

È nelle mani dei giudici del Tar Lazio il regolare svolgimento del corso- concorso per dirigenti scolastici bandito ai sensi del decreto ministeriale 138/2017 e pubblicato in G.U. del 24/11/2017. L’incognita è data dall’ordinanza n. 547 del 1° febbraio 2018 n. 547 con la quale i giudici amministrativi hanno sostenuto la non legittimità del predetto dm nella parte in cui si esclude che possano partecipare al corso-concorso i docenti di ruolo che non abbiano ancora superato il periodo di prova e i docenti precari – soprattutto gli oltre 35 mila docenti che entro il 29 dicembre 2017 hanno presentato domanda di ammissione al concorso potendo fare valere i titoli richiesti dal bando e cioè l’essere in servizio con contratto a tempo indeterminato e avere superato il periodo di prova e avere prestato un servizio di almeno cinque anni nelle istituzioni scolastiche ed educative del sistema nazionale di istruzione.

Difficile allo stato ipotizzare quali potrebbero essere le conseguenze della decisione dei giudici amministrativa sul regolare svolgimento del corso-concorso (modificare il decreto ministeriale n.138 nel senso indicato nell’ordinanza con conseguente riapertura dei termini per chiedere l’ammissione al concorso?; ammissione con riserva degli aspiranti esclusi?; impugnazione urgente dell’ordinanza da parte del ministero dell’istruzione?).

Presumibilmente spetterà alla ministra Fedeli individuare gli strumenti più idonei per consentire lo svolgimento del concorso e dovrà farlo prima della pubblicazione del calendario della prova preselettiva prevista dal bando, comprensivo del giorno e dell’ora dello svolgimento della prova, calendario che, come ricorda una nota ministeriale, sarà reso noto sul numero del 27 febbraio 2018 della 4ª Serie Speciale, Concorsi ed Esami, della Gazzetta Ufficiale. Su quello stesso numero della Gazzetta sarà resa nota anche la data di pubblicazione dell’archivio di 4 mila domande da cui saranno estratti i quesiti della prova preselettiva. La banca dati dei quiz sarà comunque pubblicata sul sito del Miur almeno venti giorni prima dell’inizio della prova. L’elenco delle sedi della prova preselettiva e le ulteriori istruzioni operative saranno comunicati almeno 15 giorni prima della data di svolgimento delle prove, tramite avviso pubblicato sul sito internet del Ministero.

Date le premesse appare invece più facile ipotizzare i tempi occorreranno per completare una procedura concorsuale complessa a articolata quale è quella delineata nel regolamento pubblicato in G.U. del 20 settembre 2017 (tre fasi: una concorsuale vera a propria, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole). I nomi dei vincitori e le sedi loro assegnate dovranno potersi conoscere, forse, solo con l’inizio dell’anno scolastico 2019/2020. Un ritardo questo che vanificherebbe, in particolare, gli obiettivi principale del concorso quelle cioè di coprire i posti disponibili per il triennio 2018/2021 e, come ha dichiarato la ministra Valeria Fedeli, dare una risposta effettiva al problema delle reggenze.

Un problema questo delle reggenze che nell’anno scolastico in corso risultano essere 1.748 su un organico di dirigenti scolastici di 7.981 unità di cui risultano in servizio effettivo 6.792. Un numero quello delle reggenze che nel prossimo anno scolastico potrebbe addirittura raddoppiare se saranno confermate le anticipazioni di una fuga dei dirigenti scolastici di ruolo verso la pensione con decorrenza 1° settembre 2018.Sono 39.264 le domande presentate per il concorso in rampa di lancio, di cui 35.044 effettivamente inoltrate

Delle 35.044 domande inoltrate, il 70,7% è stato inviato da candidate donne, il 29,3% da uomini. L’età media delle candidate e dei candidati è di 49 anni. La regione nella quale sono state presentate più domande è la Campania (7.039), seguita da Sicilia (5.595), Lazio (3.887), Puglia (3.719) e Lombardia (3.051).

Saranno inoltre 15 i candidati residenti all’estero che sosterranno la prova preselettiva nel Lazio, come previsto dall’articolo 6 del bando di concorso emanato a novembre. I posti a bando sono 2.425, di cui 9 destinati al concorso per le scuole di lingua slovena o bilingue presenti in Friuli Venezia Giulia.

Alternanza, ecco l’Osservatorio

da ItaliaOggi

Alternanza, ecco l’Osservatorio

La Fedeli lancia la nuova struttura, report ogni sei mesi e aggiornamenti delle Linee guida

Emanuela Micucci

Alternanza scuola-lavoro, a monitorarla nei diversi percorsi sarà l’Osservatorio costituito la scorsa settimana dalla ministra dell’istruzione Valeria Fedeli con l’obiettivo di accompagnare l’attuazione dell’alternanza curricolare nel triennio finale di tutte le scuole superiori, affinché siano garantiti agli studenti percorsi formativi di qualità. Secondo la Fedeli, infatti, il monitoraggio della qualità dell’alternanza «finora era mancato». Eppure, già prima che, con la legge 107/2015, questa la metodologia didattica orientativa diventasse curricolare, l’Indire annualmente realizzava un monitoraggio quantitativo e qualitativo dei percorsi realizzati alle superiori e, dopo la riforma della Buona Scuola, il Miur ha affidato all’Indire la rivelazione qualitativa dell’alternanza, lasciando a sé quella quantitativa. L’ultima nel 2017 relativa ai percorsi del primo anno scolastico di avvio della riforma, 2015/16.

Dal punto di vista scientifico, osservava allora l’Indire, «si è resa necessaria una riflessione metodologica e disciplinare sulla base dei cui esiti si è provveduto a ideare un modello di monitoraggio qualitativo sperimentale, centrato sull’adozione di approcci investigativi differenziati e articolato in più azioni di ricerca, selezionando per ognuna le tecniche e gli strumenti di rilevazione e analisi dei dati ritenuti più adeguati in relazione ai quesiti posti, secondo una logica di sistema di rilievo nazionale».

Un’attività scientifica di ricerca che adesso il Miur sembrerebbe affidare al neonato Osservatorio sulla qualità dell’alternanza che, dichiara la ministra, «avrà un ruolo centrale nel monitoraggio».

O meglio, ai sui 25 membri, cioè ai rappresentanti degli studenti, dei docenti e dei dirigenti scolastici, i membri delle imprese, dell’Anci, della Conferenza delle regioni, dirigenti e funzionari del Miur. Ogni sei mesi, infatti, l’Osservatorio produrrà un report sull’attuazione dell’alternanza, «con un’attenzione specifica agli obiettivi qualitativi, oltre che quantitativi», spiega la Fedeli. Non solo. Il gruppo seguirà anche l’aggiornamento della Guida operativa per le scuole e suggerirà Linee guida in relazione ai protocolli di intesa sull’alternanza.

Prove Invalsi, saranno solo online: il cartaceo non è previsto dalla legge

da La Tecnica della Scuola

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Uffici scolastici rimandati in tema di anticorruzione e trasparenza. Tutti i dati

da La Tecnica della Scuola

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Esami di Stato II ciclo, domande candidati esterni che cessano la frequenza entro il 20 marzo

da La Tecnica della Scuola

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Assegno Nucleo Familiare, spetta anche per le unioni civili e le convivenze?

da La Tecnica della Scuola

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Edilizia scolastica, 1,058 mld per antisismica. Pubblicato l’elenco dei comuni beneficiari

da Tuttoscuola

Edilizia scolastica, 1,058 mld per antisismica. Pubblicato l’elenco dei comuni beneficiari

È disponibile sul sito del Miur l’elenco dei Comuni beneficiari delle risorse destinate prevalentemente all’adeguamento alla normativa antisismica delle scuole, stanziate dalla Legge di bilancio per il 2017 (numero 232 del 2016). Si tratta di 1,058 miliardi di euro che consentono di partire da subito con 1.739 interventi. L’accordo sui Comuni beneficiari è stato raggiunto lo scorso 22 novembre, in Conferenza Unificata, sulla base delle programmazioni regionali. A dicembre la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha firmato il relativo decreto che, ora, completato l’iter, è disponibile sul sito del Ministero insieme all’elenco dei Comuni beneficiari. Lo fa sapere il Miur in una nota.

«Sull’edilizia scolastica – spiega Fedeli -, in questi ultimi quattro anni, c’è stata una svolta: sono stati investiti quasi 10 miliardi, ma abbiamo operato anche sul fronte della governance, istituendo un Osservatorio dedicato, atteso da quasi 20 anni. Abbiamo ora una Programmazione unica nazionale, ovvero un elenco di priorità effettive sulle quali intervenire, abbiamo un’Anagrafe con tutti i dati sullo stato delle nostre scuole. Abbiamo fatto delle scelte importanti non solo per mettere in sicurezza gli edifici, ma anche per innovare gli ambienti educativi. Scelte e azioni concrete che mettono al centro le nostre giovani e i nostri giovani. E con essi lo sviluppo del Paese a partire dal sistema di istruzione e formazione. In questo quadro, l’antisismica ha un ruolo importante. Le risorse che stiamo dando ai Comuni – aggiunge la Ministra –  erano molto attese e abbiamo lavorato velocemente per consentire subito i necessari interventi».

Le risorse assegnate serviranno prioritariamente per interventi di adeguamento sismico, o di nuova costruzione per sostituzione degli edifici esistenti (nel caso in cui l’adeguamento sismico non sia conveniente); interventi finalizzati all’ottenimento del certificato di agibilità delle strutture; interventi di messa in sicurezza resisi necessari a seguito delle indagini diagnostiche sui solai e sui controsoffitti; interventi per l’adeguamento dell’edificio scolastico alla normativa antincendio previa verifica statica e dinamica dell’edificio.

«Sull’edilizia è stato fatto e continuiamo a fare un lavoro significativo che mette al centro gli studenti con un rinnovato impegno anche sulle scuole secondarie di secondo grado. Fino all’ultimo lavoreremo al Ministero per portare avanti il Piano nazionale che in questi anni ha consentito interventi importanti sul nostro patrimonio edilizio», sottolinea il Sottosegretario Vito De Filippo, con delega all’edilizia scolastica.

Educazione&Scuola©

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