BENE OSSERVATORIO MA SERVONO TEMPI RAPIDI PER RIVEDERE LE LINEE GUIDA

Oggi si è ufficialmente insediato per la prima volta l’Osservatorio Nazionale dell’Alternanza Scuola Lavoro, istituito con DM 50/2018, promesso dal Ministero dell’Istruzione con gli Stati Generali dell’Alternanza dello scorso 16 dicembre e già previsto dalla 107 approvata dal parlamento ormai quasi tre anni fa.
“Siamo contenti che sia stato finalmente istituito quest’organo che abbiamo rivendicato negli anni e nelle piazze – dichiara Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi – è fondamentale che esista uno spazio di confronto di tutti gli attori in gioco dell’Alternanza e che veda un coinvolgimento attivo degli studenti. È però ora fondamentale che lavori al meglio e intervenga ogni qualvolta ci sia la necessità, oltre che renda un ruolo attivo del ministero nella gestione delle politiche di monitoraggio, controllo e valutazione dei percorsi dove in questi anni è stato assente”.
Prosegue Manfreda: “Ora è fondamentale che si lavori a rivedere le linee guida ministeriali sull’alternanza scuola lavoro già entro il mese di marzo, insieme all’avvio di un monitoraggio nazionale che coinvolga la totalità delle scuole e dei percorsi e che sia uno sguardo qualitativo all’Alternanza, troppo spesso infatti al centro rimaneva unicamente la “quantità” dei percorsi.”
“Chiediamo inoltre che venga posta in discussione in quest’organo anche la Carta dei Diritti degli Studenti in Alternanza,  emanata lo scorso novembre, perché crediamo sia fortemente lacunosa, non sancendo alcuna gratuita dei percorsi o nessun limite dei periodi legato alla cirricolarita degli orari. Lo scorso autunno abbiamo raccolto 25.000 firme di studenti nel paese che chiedono una revisione in questa direzione.”

Università, riparte l’Osservatorio per il diritto allo studio

Università, riparte l’Osservatorio per il diritto allo studio
Fedeli: “Tema strategico, proseguire investimenti.
Entro marzo primo monitoraggio”

Riparte l’Osservatorio nazionale per il diritto allo studio previsto dall’articolo 20 del decreto legislativo 68 del 29 marzo 2012 e mai più rinnovato dal 2015. Oggi la prima riunione al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca presieduta dalla Ministra Valeria Fedeli.

“Il diritto allo studio universitario è un tema strategico che guarda al futuro delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. L’attuale  Governo, in prosecuzione con il precedente, ha stanziato risorse importanti che vanno non solo confermate ma anche incrementate”, dichiara Fedeli. “Penso ad esempio al successo ottenuto con la stabilizzazione del Fondo Integrativo dello Stato a 237 milioni di euro, alla ‘no tax area’ per le famiglie a basso reddito o agli interventi di sostegno agli studenti diversamente abili e a quelli con disturbi specifici di  apprendimento. Abbiamo per la prima volta realizzato una campagna informativa per le ragazze e i ragazzi degli ultimi anni della scuola secondaria di secondo grado per spiegare cos’è il diritto allo studio, chi può accedere ai benefici, come si ottengono le borse di studio. L’Osservatorio è il luogo che tiene insieme e dà continuità a tutte queste azioni. È un importante spazio di proposta, di confronto, di verifica e di monitoraggio per le decisioni politiche in questo settore cruciale. Sul diritto allo studio dobbiamo continuare ad agire con responsabilità, in sinergia con tutti gli attori coinvolti”, continua la Ministra.

“Dobbiamo puntare ad avere una banca dati affidabile e trasparente, grazie alla quale orientare e monitorare in maniera efficace gli interventi. Dobbiamo lavorare per dare informazioni chiare alle studentesse e agli studenti, in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, per far sì che possano conoscere al meglio gli strumenti del diritto allo studio universitario presenti in tutte le regioni italiane. Dobbiamo monitorare le politiche per migliorarle ed emendarle con tempestività, là dove necessario. Garantire il diritto allo studio vuol dire garantire mobilità sociale e dare concreta attuazione all’articolo 3 della nostra Carta fondamentale”, chiude Fedeli.

L’Osservatorio si occuperà di creare un sistema informativo per l’attuazione e il monitoraggio del diritto allo studio. Curerà analisi, confronti e ricerche, anche attraverso incontri con gli enti erogatori dei servizi, le università e le istituzioni di alta formazione, artistica, musicale e coreutica (AFAM), sui criteri e le metodologie adottate, con particolare riferimento alla valutazione dei costi di mantenimento agli studi, ai livelli essenziali omogenei nonché ai risultati ottenuti. L’Osservatorio dovrà presentare al Ministro proposte per migliorare l’attuazione del principio di garanzia su tutto il territorio nazionale dei livelli essenziali delle prestazioni. Un compito, dunque, a trecentosessanta gradi. Entro il mese di marzo di ogni anno presenterà una relazione annuale sull’attuazione del diritto allo studio a livello nazionale.

L’Osservatorio resta in carica tre anni ed è composto da rappresentanti del MIUR, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano della Conferenza dei rettori (CRUI) del Convegno permanente dei direttori e dei dirigenti dell’università (CODAU), del Consiglio nazionale degli studenti universitari (CNSU), della Conferenza dei Collegi universitari di merito (CCUM), da esperti del settore.

Fiera Didacta Germania

Fiera Didacta Italia sbarca a Fiera Didacta Germania ad Hannover

Le innovazioni italiane dell’istruzione conquistano la Germania

Prossimo appuntamento alla Fortezza da Basso di Firenze, dal 18 al 20 ottobre

Firenze, 19 febbraio 2018  Da martedì 20 a sabato 24 febbraio si svolge nella città di Hannover Fiera Didacta Germania, la più grande fiera del mondo dedicata all’istruzione e alla formazione.

All’evento sarà presente una delegazione del comitato organizzativo di Fiera Didacta Italia (unico spin off della fiera tedesca),formata dal Presidente Indire Giovanni Biondi, dall’assessora al turismo e fiere del Comune di Firenze Anna Paola Concia, da Leonardo Bassilichi presidente di Firenze Fiera e da rappresentanti del MIUR e di ITKAM.La parte espositiva della manifestazione accoglierà uno stand di Fiera Didacta Italia, dove verranno presentate al pubblico le attività della prima edizione, svoltasi con successo dal 27 al 29 settembre scorso alla Fortezza da Basso di Firenze: oltre 20.000 presenze per 93 workshop e convegni che hanno spaziato dall’area tecnologica e immersiva a quella scientifica e umanistica, fino alle architetture scolastiche; 150 espositori, tra cui 9 aziende internazionali arrivate dalla Germania, Austria, Gran Bretagna e Cina. Ad Hannover verranno anche rese note le novità della prossima edizione, in programma dal 18 al 20 ottobre 2018 sempre nei suggestivi spazi espositivi della Fortezza. Tra le principali tematiche in campo, i modelli didattici e il tema dell’utilizzo delle nuove tecnologie nei percorsi formativi che accompagneranno l’evoluzione del sistema scolastico.“La presenza del comitato organizzatore italiano a Didacta Germania di Hannover, con uno stand realizzato anche con il contributo del Fse, dichiara l’assessora all’Istruzione della Regione ToscanaCristina Grieco, rappresenta un trampolino di lancio per la seconda edizione di Didacta Italia, che si terrà ad ottobre. Il pubblico tedesco, ma non solo, potrà approfondire la conoscenza delle nostre esperienze. La prima edizione italiana, a Firenze, ha raggiunto un ottimo risultato in termini di presenze e di soddisfazione per le buone pratiche. Oltre a consolidarci a livello nazionale, intendiamo divenire un punto di riferimento, su questi temi, per i Paesi dell’Europa meridionale”.

“Il partenariato con Didacta Germania è vincente, il commento di Anna Paola Concia, assessora del Comune di Firenze a Fiere, congressi, marketing territoriale e turismo del Comune di Firenze. La loro è una fiera che esiste da 50 anni ma Didacta Italia già dalla sua prima edizione ha dimostrato di essere all’altezza della fiera tedesca. La nostra presenza lì con uno stand autorevole serve per promuovere Didacta Italia nel mondo e per stringere ancora di più la collaborazione con i colleghi tedeschi” .

La prima edizione di Fiera Didacta Italia – sottolinea il Presidente di Indire Giovanni Biondi – si è chiusa con un bilancio molto positivo. La grande affluenza registrata ai workshop e ai convegni ha significato che gli insegnanti e i dirigenti scolastici italiani sono interessati a rendersi attori protagonisti dell’innovazione. Didacta Italia deve diventare sempre più un evento internazionale di esposizione, ma anche un luogo ideale per confrontarsi su tematiche come l’innovazione tecnologica, nuove prospettive per la formazione dei docenti e nuovi ambienti educativi in grado di passare dalla modalità trasmissiva ad una d’apprendimento che metta al centro lo studente. Questo è il momento fondamentale per promuovere il cambiamento nella scuola italiana e intraprendere il cammino dell’innovazione del modello educativo”.

Fiera Didacta Italia – dichiara Leonardo Bassilichi presidente di Firenze Fiera – rientra nelle nostre ambizioni di ospitare i grandi eventi nel campo della cultura e del progresso. Forti del successo della prima edizione, stiamo lavorando a fianco delle istituzioni e degli organi competenti nostri partner per rendere ancora più bella e competitiva la mostra, che rappresenta non solo un’opportunità di business per tante imprese del comparto scuola ma anche un appuntamento irrinunciabile per l’aggiornamento del corpo docente italiano oltreché un centro catalizzatore e stimolante per le comunità di ricerca e per lo sviluppo della cultura e delle eccellenze”.

Festival della didattica digitale

Scuola: al via il Festival della didattica digitale sulle “culture partecipative”

Appuntamento dal 21 al 24 febbraio. Quattro giorni di laboratori e workshop rivolti a docenti e alunni

 

Un viaggio nei saperi più avanzati per la didattica e l’apprendimento. Quattro giornate di incontri, idee e progetti, per oltre 100 eventi completamente gratuiti. Torna a Lucca, dal 21 al 24 febbraio la rassegna dedicata al mondo della scuola, che si svolgerà negli ambienti di San Micheletto e del Complesso Conventuale di San Francesco. Il Festival della Didattica Digitale si propone ancora una volta come percorso attraverso l’innovazione tecnologica e didattica, opportunità unica di formazione per docenti e ragazzi.

La rassegna è organizzata dalla Fondazione UIBI col sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e in collaborazione con Indire (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), partner scientifico della manifestazione.

L’edizione 2018 è dedicata al fenomeno contemporaneo delle “Culture Partecipative”, per cui i laboratori e i workshop ruoteranno attorno a tre tematiche: immersiva (vivere vicende e culture diverse e costruire contesti con un coinvolgimento cognitivo); etica (uso consapevole delle nuove tecnologie che comporta anche questioni di sostenibilità ambientale e sociale); ideativa (capacità tecnico-progettuali che rappresentano le competenze fondamentali per osservare, comprendere e affrontare le sfide del futuro con creatività); ludica (potenziare competenze individuali attraverso processi di apprendimento basati su meccanismi ludici).

Il 23 febbraio alle ore 15, e il giorno seguente alle ore 9,30, è previsto il convegno “Dall’aula agli Ambienti di Apprendimento: arredi scolastici innovativi” con i ricercatori Indire. Si parlerà degli aspetti didattici, psicopedagogici e tecnici dell’arredo scolastico e dell’ambiente di apprendimento. Attraverso i contributi dei ricercatori dell’Indire, che da anni approfondiscono questo settore di studio, verranno documentate esperienze di eccellenza in Italia e all’estero, buone pratiche, esempi di ambienti scolastici che hanno saputo raccogliere le sfide della modernità e proporre soluzioni efficaci. In un quadro nazionale, che dopo molto tempo offre alcune importanti opportunità per sviluppare “scuole nuove”, viene proposto un nuovo modo di concepire gli ambienti: non più una netta separazione tra chi deve progettare (attivamente) una scuola e chi la deve (passivamente) abitare, evidenziando invece una partecipazione attorno a un’idea condivisa.

Il Festival è accreditato come attività di aggiornamento professionale docenti riconosciuto dall’USR Toscana. La partecipazione consente di concorrere all’ottenimento di 1 UFC del valore di 25 ore. Per info www.festivaldidatticadigitale.it.

Cosa studiare per trovare lavoro nei prossimi anni? 2 alunni su 3 si specializzeranno in competenze che oggi non esistono

da La Tecnica della Scuola

Cosa studiare per trovare lavoro nei prossimi anni? 2 alunni su 3 si specializzeranno in competenze che oggi non esistono

Vaccini, corsa per la scadenza del 10 marzo. Cosa accade in caso di mancata certificazione?

da La Tecnica della Scuola

Vaccini, corsa per la scadenza del 10 marzo. Cosa accade in caso di mancata certificazione?

Fedeli: ‘È incivile aggredire la scuola. Serve una nuova partnership tra genitori e docenti’

da Tuttoscuola

Fedeli: ‘È incivile aggredire la scuola. Serve una nuova partnership tra genitori e docenti’

Insegnamento e genitorialità insieme al servizio dell’educazione delle nuove generazioni. È una missione appassionante che tocca il nucleo e l’essenza stessa della società”. Dialogo, rispetto reciproco, responsabilità, regole chiare: sono gli ingredienti per una nuova alleanza educativa. Va restituita autorevolezza alla scuola e agli insegnanti, che però devono essere formati e aggiornati: “non basta salire in cattedra per essere autorevoli”. Molti genitori non possiedono gli strumenti culturali per affrontare la sfida dell’educazione. La scuola può aiutarli. Ci vogliono luoghi di incontro tra scuola e famiglia e momenti di informazione e approfondimento.
 di Giovanni Vinciguerra

Viale Trastevere, fine legislatura, elezioni alle porte, un anno intenso di lavoro alle spalle, paracadutata all’improvviso nel mondo elefantiaco, complicato ma appassionante della scuola, l’unica agenzia sociale che tocca quotidianamente il 47% degli italiani – se agli operatori e agli studenti aggiungiamo i loro genitori – e l’avvenire di tutti (in realtà le sono stati affidati anche il mondo dell’università e della ricerca, che non trattiamo in questa intervista).

“In questi mesi abbiamo lavorato per rimettere al centro l’alleanza educativa fra scuola e famiglie e rilanciare la figura dell’insegnante”. La ministra dell’istruzione Valeria Fedeli lo ripete quasi come un mantra nel lungo colloquio che concede a Tuttoscuola, in cui traccia un bilancio dei quattordici mesi trascorsi al palazzo della Minerva.

E si infervora. “D’altronde, qual è la missione dei genitori? L’educazione dei figli; e la missione della scuola? L’educazione degli studenti, cioè di quegli stessi figli: c’è piena coincidenza, è un’alleanza naturale, di cui in troppi si dimenticano, ma che è prevista dalla stessa Costituzione. Docenti e genitori sono adulti con pari responsabilità educative, sia pure con funzioni e compiti diversi, chiamati a operare in sinergia e unione di intenti mettendo al centro l’interesse delle studentesse e degli studenti”.

È diventato cruciale abbassare il livello di conflittualità (e di contenzioso) nella scuola. Come rigenerare il patto educativo tra scuola e famiglia?
«È fondamentale il dialogo. Invito tutti a riflettere sul fatto che di fronte a qualsiasi contrasto c’è sempre la possibilità di arrivare con il dialogo ad una soluzione costruttiva. Altri ingredienti sono la comprensione reciproca (anche delle difficoltà dei rispettivi ruoli), l’impegno della responsabilità, la chiarezza nelle regole. Nelle prossime settimane presenteremo il nuovo Patto di corresponsabilità educativa, che darà importanti risposte a queste istanze. Non sarà un atto burocratico, ma un punto di incontro tra scuola e i genitori. Solo l’incontro tra una comunità educante ed accogliente (la scuola) e famiglie che credono nell’educazione dei figli come la risorsa fondante per la vita dei ragazzi può consentire di rigenerare un patto educativo vincente».

Più facile a dirsi che a farsi, di questi tempi…
«Vanno create e salvaguardate le condizioni di successo. In primo luogo occorre restituire autorevolezza alla scuola e a chi la rappresenta, in particolare alla figura del docente, che svolge una funzione fondamentale. Autorevolezza – voglio sottolinearlo – che passa per un’adeguata formazione iniziale, una selezione rigorosa, un continuo aggiornamento professionale, ai quali devono corrispondere – ne sono convinta e su questo abbiamo iniziato un percorso che deve continuare – adeguati riconoscimenti anche economici. Non è che basta salire in cattedra per essere autorevoli. Detto questo, bisogna sensibilizzare tutta la società. È un problema che riguarda tutti, non solo chi a vario titolo frequenta la scuola. Se il ragazzo non impara a scuola ad accettare le regole della convivenza e ad accettare di essere valutato (e se i genitori non lo aiutano in questo), non potrà diventare un cittadino equilibrato e rispettoso dei diritti altrui.
E dico di più: attenzione, l’autorevolezza dell’insegnante si intreccia strettamente, agli occhi delle ragazze e dei ragazzi, con quella dei genitori. La sfida dell’educazione è per entrambe le figure. Riflettiamoci: agli insegnanti si richiedono competenze sempre più evolute, che toccano anche la sfera relazionale e psicologica, oltre a quella cognitiva. Basti pensare che oggi gli insegnanti si confrontano con generazioni che sviluppano un ‘pensiero digitale’, mentre loro si sono formati sulla base di un ‘pensiero analogico’. Ma la complessità crescente della società civile, i nuovi temi che si affacciano, investono anche il ruolo di genitore e la sua funzione verso i figli. E in molti casi i genitori non possiedono gli strumenti, anche culturali, per affrontare queste sfide. In questo la scuola può offrire un contributo importante».

Come?
«Ad esempio se l’offerta formativa di una scuola punta in particolare sulla cittadinanza attiva e sull’educazione al rispetto, ai genitori devono essere offerti strumenti di conoscenza di queste tematiche. Ci vogliono luoghi, anche fisici, di incontro tra scuola e famiglia, momenti di informazione, di approfondimento e di dibattito sulle linee strategiche e sugli elementi distintivi del piano dell’offerta formativa perseguito dall’istituto scolastico».

Sta dicendo che i genitori dovrebbero tornare sui banchi di scuola?
«No, il genitore deve fare il genitore, ma docenti e genitori possono affrontare insieme l’importante compito di essere educatori verso gli studenti/figli. Insegnamento e genitorialità al servizio dell’educazione delle nuove generazioni. È una missione appassionante che tocca il nucleo e l’essenza stessa della società».

Una nuova partnership?
«Sì, per i motivi di fondo di cui parlavo prima, chiaramente nella netta distinzione dei rispettivi ruoli. In questa cornice il genitore ha anche ovviamente tutto il diritto di verificare e discutere l’operato della scuola. Ma questo può avvenire solo se c’è rispetto reciproco. Non è mai accettabile la delegittimazione della funzione docente e dell’istituzione scolastica, che peraltro è l’anticamera della delegittimazione della stessa funzione genitoriale. Entrambi sono aspetti di quella crisi del principio di autorità – ma io preferisco dire ‘autorevolezza’ – che ha accompagnato l’evoluzione delle società liberal e socialdemocratiche nel passaggio dalla seconda rivoluzione industriale alla attuale fase post-industriale, che sta ridisegnando valori e gerarchie. Ma l’autorevolezza e il rispetto dei ruoli sono indispensabili in una società democratica e vanno ricostruiti a tutti i livelli, cominciando appunto dalla scuola. E vado oltre: anche chi non ha i figli a scuola deve capire che l’autorevolezza degli insegnanti non riguarda solo i diretti interessati (non è certo una mera rivendicazione di categoria), ma tutti gli studenti, tutte le famiglie, con e senza figli a scuola. È un problema di tutta la società».

Fin qui abbiamo parlato di conflittualità, comunque all’interno dei limiti di civiltà. Ma ormai nelle scuole si susseguono veri e propri episodi di violenza. In percentuale minima, per fortuna, ma comunque in preoccupante aumento. Presidi minacciati, docenti picchiati, addirittura un’insegnante sfregiata con un coltello…
«Quello è un salto ulteriore, direttamente verso l’inciviltà. Questo è totalmente inaccettabile. La violenza – di qualsiasi tipo: fisica, verbale, psichica, morale, sessuale – è un reato e va punita severamente, e se commessa a scuola c’è un’aggravante. E questo chiunque la commetta: che sia un genitore, uno studente (con le dovute distinzioni per i minori) o anche un docente. E che non si scherzi su questo, penso sia stato dimostrato dal fatto che per la prima volta è stato previsto nel contratto scuola il licenziamento per chi commette molestie a carattere sessuale verso studentesse o studenti. La fermezza nei provvedimenti sanzionatori verso chi tradisce la propria delicata funzione dà credibilità alla scuola e al patto di corresponsabilità e rappresenta una garanzia agli occhi di tutti gli interlocutori».

Smartphone e didattica: ecco perché è un binomio che funziona

da Tuttoscuola

Smartphone e didattica: ecco perché è un binomio che funziona

Quando andavo a scuola io, tutte queste diavolerie (che sarebbero tablet e smartphone) non esistevano e neanche ne sentivamo la mancanza (ovviamente, se non esistevano) e a scuola andavamo lo stesso”. Oppure: “Dove andremo a finire? Presto i cellulari prenderanno il posto dei libri, povera scuola”. Su Facebook, piovono commenti simili a quelli riportati, con centinaia di like e messaggi di approvazione. Perché cambiare la scuola? Che bisogno abbiamo di usare gli smartphone, quando gli studenti hanno nei libri, penne e quaderni (peccato che l’inchiostro e il calamaio ormai non siano più di moda), un riferimento autorevole? Addentrandoci nella nostra ricerca assistiamo anche a timidi tentativi di riflessione “Perché non provare? In molte scuole già si fa”, ma i commenti negativi fioccano e i più si arrendono. Tranne che per i gruppi specifici, dove l’attenzione alla didattica e alla tecnologia è elevata e costante (un esempio su tutti, la pagina della Classe Capovolta del prof. Maglioni), la proposta dell’uso degli smartphone avanzata dalla ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, sembra non destare interesse, né benevolenza alcuna.

Dalla nostra breve ricerca realizzata su Facebook, emerge un quadro abbastanza chiaro: a molti, per fortuna non a tutti, dei docenti italiani l’idea dello smartphone non va giù. Ciò che più colpisce, e che forse deve far riflettere, è che per manifestare tutta la loro rabbia, questi docenti utilizzano proprio un social network, e lo fanno per confrontarsi, ragionare, trovare soluzioni a problemi. Proprio le stesse motivazioni che sono alla base dell’invito della Ministra.

Partiamo da un dato di fatto scontato. L’uso dei cellulari, intesi come strumento didattico, deve essere considerato come una possibilità, un’opzione possibile e non l’unica strada per promuovere il processo di insegnamento apprendimento in classe. Si tratta di alternare metodi innovativi e strategie tecnologiche, ad altri approcci più tradizionali, con l’obiettivo di accompagnare ogni studente al proprio successo formativo.

Imparare a scegliere la strada migliore, quella in grado di non lasciare indietro nessuno, è forse questa la sfida principale della scuola italiana. Perché allora non partire da ciò che tutti gli studenti hanno in tasca? Perché non accompagnare lo studente verso un uso didattico, educativo, di un strumento che ha grande potenzialità, ma anche incredibili rischi? Lo smartphone, in altre parole, può essere sia strumento didattico, che fine educativo.

Attraverso i loro cellulari i nostri alunni si incontrano, si fidanzano, si innamorano (l’ordine di queste prime tre attività è sparso), prendono appuntamenti per la serata, a volte leggono un libro o parte di esso, più spesso guardano video e fotografie. Essendo uno strumento così importante, è necessario che ci sia un’educazione e un’attenzione della scuola, verso un uso corretto e adeguato. La scuola può tirarsi indietro da questa sfida?

Ciò che forse maggiormente spaventa i docenti è forse il fatto di non avere il controllo sui loro alunni, il rischio di perdere la loro attenzione. Sappiamo però, che ad oggi il livello di attenzione è molto basso, e sembra che un adulto, dopo circa 10 minuti, non sia in grado di seguire un discorso nella sua lingua madre. Un adulto. Immaginiamo un adolescente, abituato a comunicare usando una pluralità di codici diversi, alternando immagini, a video, a riflessioni di vario genere. Probabilmente manca nel nostro paese una formazione capillare sull’uso delle nuove tecnologie ed i docenti, nel dubbio di fallire, preferiscono non rischiare. È comprensibile. Però la scuola e la società, da sempre, sono legate da un processo osmotico di interscambio continuo ed è impossibile che le grandi innovazioni sociali non entrino, in un modo o nell’altro, nella scuola. Partiamo dai nostri alunni, dalle loro competenze, rendiamoli maestri, tutor, formatori. Partiamo dalla loro curiosità, dalla richiesta di capire il presente, dallo slancio verso il futuro.

Partiamo da loro e con loro. E se c’è campo, mandiamo anche un invito tramite WhatsApp.

#PalermoChiamaItalia

Anche quest’anno #PalermoChiamaItalia e l’Italia risponde. Saranno circa 70.000 le studentesse e gli studenti che, il 23 maggio 2018, si uniranno per dire il loro “no” a tutte le mafie, partecipando alle iniziative organizzate in occasione del XXVI anniversario delle stragi di Capaci e di via d’Amelio. A presentare gli eventi e le attività in programma, lunedì 19 febbraio, alle ore 14, nella Sala della Comunicazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in viale Trastevere 76/A, ci saranno la Ministra Valeria Fedeli, il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, la Presidente della “Fondazione Falcone”, Maria Falcone, la Presidente dell’Associazione “Quarto Savona Quindici”, Tina Montinaro, moglie di Antonio, agente della scorta del giudice Giovanni Falcone.

Durante l’incontro sarà, inoltre, presentato il concorso “Angeli custodi: l’esempio del coraggio, il valore della memoria”, rivolto a studentesse e studenti delle istituzioni scolastiche italiane di ogni ordine e grado, statali e paritarie, per riflettere sul coraggio di donne e uomini della Polizia di Stato impegnati nei servizi di scorta, che difendono la vita degli altri mettendo a rischio la propria e per ricordare quanti hanno sacrificato la loro esistenza nell’adempimento del proprio dovere per difendere la giustizia, la legalità e la democrazia nel nostro Paese.

Prenderanno parte alla conferenza stampa anche le studentesse e gli studenti dell’Istituto Comprensivo “Virgilio” e quelli dell’IPSSEOA “Amerigo Vespucci” di Roma che illustreranno un progetto, da loro realizzato, sul tema della legalità.

#PalermoChiamaItalia è l’iniziativa  organizzata dalla Fondazione Falcone e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per la commemorazione delle stragi di Capaci e via D’Amelio in cui hanno perso la vita i giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini e le donne delle loro scorte, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Claudio Traina.

Osservatorio nazionale ASL

Scuola-Lavoro, insediato l’Osservatorio
Fedeli: “Monitorerà la qualità dell’Alternanza.
Entro giugno il primo report”

 

Insediato il 19 febbraio 2018 al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca l’Osservatorio voluto dalla Ministra Valeria Fedeli per monitorare la qualità dell’Alternanza Scuola-Lavoro, resa curricolare dalla legge 107 del 2015 in tutti i percorsi di istruzione secondaria di II grado.

“Il lavoro di monitoraggio dell’Osservatorio sarà centrale: servirà a garantire esperienze formative sempre più qualificanti alle ragazze e ai ragazzi”, ha sottolineato la Ministra aprendo i lavori. “L’Alternanza è un’innovazione didattica importante. È un modo nuovo di fare scuola perché permette di unire il sapere, le conoscenze acquisite sui banchi, con il saper fare, le conoscenze e le competenze acquisite con l’esperienza pratica – aggiunge Fedeli -. Ma affinché le ragazze e i ragazzi possano fare esperienze significative, occorre che i percorsi formativi  siano di qualità”.

L’Osservatorio “mette intorno a un tavolo tutti gli attori coinvolti – conclude la Ministra -, a partire dalle studentesse e dagli studenti, dalle loro famiglie e dai loro docenti e dirigenti scolastici. Ovvero coloro che vivono e attuano l’Alternanza. L’Osservatorio sarà un luogo di dibattito e confronto, ma sarà anche molto operativo: ogni sei mesi prevediamo un report sullo stato di attuazione dell’Alternanza, con un’attenzione specifica agli obiettivi qualitativi, oltre che quantitativi”. Il primo report, ha annunciato la Ministra durante la riunione odierna, sarà reso noto a giugno.

L’Osservatorio seguirà anche l’aggiornamento della Guida operativa per le scuole e suggerirà Linee guida in relazione ai Protocolli di intesa sull’Alternanza. È composto da 25 componenti (vedi allegato) individuati tra i rappresentanti delle studentesse e degli studenti, delle famiglie, delle docenti e dei docenti, delle dirigenti e dei dirigenti scolastici, dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, della Conferenza delle Regioni e delle imprese e tra i dirigenti e i funzionari del MIUR.

I lavori saranno coordinati dal professor Antonio Schizzerotto e potranno essere aperti di volta in volta anche ad esperti di istituzioni formative e di ricerca, imprese, associazioni, per un eventuale loro contributo.


Alternanza Scuola-Lavoro, istituito l’Osservatorio nazionale. Fedeli: “Sarà centrale per il monitoraggio della qualità dei percorsi”. Nel gruppo di lavoro anche studenti e docenti

(Martedì, 30 gennaio 2018) Un Osservatorio per monitorare la qualità dell’Alternanza Scuola-Lavoro. Lo ha costituito la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, con l’obiettivo di accompagnare l’attuazione dell’Alternanza, resa curricolare dalla legge 107 del 2015 in tutti i percorsi di istruzione secondaria di II grado. Il lavoro dell’Osservatorio servirà a garantire esperienze formative sempre più qualificanti alle ragazze e ai ragazzi delle scuole.

“L’Alternanza Scuola-Lavoro è un’innovazione didattica importante. È un modo nuovo di fare scuola perché permette di unire il sapere, le conoscenze acquisite sui banchi, con il saper fare, le conoscenze e le competenze acquisite con l’esperienza pratica”, sottolinea la Ministra Fedeli.

“Ma affinché le ragazze e i ragazzi possano fare esperienze significative, occorre che i percorsi formativi siano di qualità. È per questo che lo scorso 16 dicembre, al MIUR, in occasione degli Stati Generali dell’Alternanza, abbiamo lanciato un pacchetto di iniziative che prevedono il monitoraggio della qualità dell’Alternanza, che finora era mancato”.

L’Osservatorio “avrà un ruolo centrale nel monitoraggio: metterà intorno ad un tavolo tutti gli attori coinvolti, a partire dalle studentesse e dagli studenti e dai loro docenti e dirigenti scolastici. Ovvero coloro che vivono e attuano l’Alternanza. L’Osservatorio sarà un luogo di dibattito e confronto, ma sarà anche molto operativo: ogni sei mesi prevediamo un report sullo stato di attuazione dell’Alternanza, con un’attenzione specifica agli obiettivi qualitativi, oltre che quantitativi. Vogliamo favorire – prosegue la Ministra – il continuo miglioramento di questi percorsi, la crescita e lo sviluppo costante di queste esperienze formative, mettendo davvero al centro ragazze e ragazzi”.

L’Osservatorio seguirà anche l’aggiornamento della Guida operativa per le scuole e suggerirà Linee guida in relazione ai Protocolli di intesa sull’Alternanza. Sarà composto da 25 componenti che saranno individuati tra i rappresentanti delle studentesse e degli studenti, delle e dei docenti, delle e dei dirigenti scolastici, dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, della Conferenza delle Regioni e delle imprese e tra i dirigenti e i funzionari del MIUR. I lavori saranno coordinati da un esperto individuato dalla Ministra Fedeli e potranno essere aperti di volta in volta anche ad esperti di istituzioni formative e di ricerca, imprese, associazioni, per un eventuale loro contributo.