I criteri di valore di un’istituzione scolastica

I criteri di valore di un’istituzione scolastica

di Rita Manzara

 

E’ di questi giorni la notizia relativa all’indicazione da parte di alcune Istituzioni scolastiche, attraverso la pubblicazione del RAV sul Portale “Scuola in chiaro”, della presenza – come punto di forza – di un’utenza non connotata da problematiche personali e/o sociali.

Oltre a condividere il dissenso espresso in prima persona dal Ministro FEDELI, sembra necessario chiedersi l’origine di tale fenomeno, che porta a riflettere su un sistema di valori.

Va innanzitutto rilevato che, a fronte di una pluralità di scelte possibili della scuola da far frequentare ai propri figli, gli utenti (i genitori) sono diventati, nel tempo, sempre più esigenti, utilizzando criteri di valutazione che, in qualche caso, gli addetti ai lavori (Dirigenti scolastici e docenti) cercano di far coincidere con le priorità organizzative da individuare.

In molti casi, tuttavia, le “considerazioni valutative” formulate dalle famiglie non giungono a toccare realmente il campo dei “valori”.

Nel primo ciclo d’istruzione, ad esempio, molti genitori cercano una scuola strutturata per venire incontro alle proprie esigenze (di lavoro, di famiglia) ponendo tali criteri come presupposto ad ogni altra successiva scelta. In questo caso, i fattori di “valore” possono riguardare la vicinanza della scuola alla propria abitazione o al proprio posto di lavoro, il tempo – scuola, l’orario settimanale delle lezioni, la quantità di compiti domestici da svolgere.

Sempre rispetto ai primi anni di frequenza scolastica, possono essere rintracciati altri elementi “pragmatici” (o meglio derivanti da esigenze individuali) che determinano la scelta di una sede scolastica, come l’attenzione riservata alle richieste delle famiglie in merito alla formazione di classi (“essere insieme a questo o quel compagno”).

Esiste, tuttavia, un’ampia rosa di elementi diversi che contribuiscono a definire l’immagine di scuola nella visione dell’utenza. Si tratta di “valori” intesi in una accezione meno “pragmatica” e più rispondente alla definizione offerta dall’Enciclopedia per Ragazzi TRECCANI: “Valori sono i princìpi che i singoli individui o una collettività considerano superiori o preferibili. Essi vengono utilizzati come criterio per giudicare o valutare comportamenti e azioni.”

In questa sede ci si propone di analizzare i suddetti valori, non partendo da aspetti tecnici riguardanti l’apprendimento o altre questioni complesse come l’orientamento nei percorsi formativi del secondo ciclo d’istruzione, bensì interpretando il concetto di “fama” di una scuola rispetto alle caratteristiche selettive e/o inclusive.

Non si tratta, peraltro, di riproporre il dibattito tra le funzioni in questione, anche perché i concetti di “selezione” ed “inclusione” non si escludono a vicenda ma possono assumere un’ampia gamma di significati, anche a seconda delle diverse tappe del percorso educativo e didattico. Basti, a questo proposito, ricordare le parole del Ministro GIANNINI che, in un’intervista curata dal quotidiano “Il Mattino Tv”, ha affermato testualmente che la scuola “deve essere selettiva nel dare a tutti condizioni paritarie per esprimere il meglio e per arrivare a quella acquisizione di conoscenza e non di messa insieme di informazioni.”

La nostra analisi parte dalle indicazioni fornite da ischool.startupitalia.eu in merito a quelle che vengono considerate le “scuole di élite” nel mondo.

Da un esame delle caratteristiche di ciascuna delle cinque scuole identificate come “le migliori del mondo” emergono alcuni elementi ricorrenti che le accomunano, primo tra tutti la presenza, nella loro storia passata e recente, di “frequentatori illustri”, che sembrano rappresentare di per sé una garanzia di valore dell’Istituzione.

Si tratta di scuole private dai costi molto elevati, che vengono scelte da famiglie facoltose con la certezza di inserire i propri figli in un gruppo di riferimento caratterizzato da standard socio-culturali elevati.

Tale tendenza si riscontra anche in molte realtà presenti nei nostri territori, nelle quali coesistono fasce sociali eterogenee dal punto di vista economico e culturale. Una buona percentuale di famiglie (e non solo quelle con un livello di reddito superiore alla media) quando devono scegliere la scuola da far frequentare ai propri figli si interrogano sull’opportunità o meno di iscriverli ad una scuola privata (magari con uno sforzo economico), pur prendendo in considerazione anche scuole pubbliche a condizione che le stesse siano note come “scuole difficili”.

La scelta iniziale dipende comunque in primo luogo dalla valutazione dell’utenza, specialmente in tempi recenti a seguito del crescente fenomeno dell’immigrazione.

La garanzia di inserire il proprio figlio in un gruppo classe adeguato è un requisito fondamentale anche e soprattutto per chi considera il percorso scolastico in un’ottica “competitiva” che presuppone una rapida progressione degli apprendimenti e delle competenze in un ambiente selezionato ove non sussistano fattori di “rallentamento” (es. alunni con difficoltà di apprendimento, di integrazione linguistica, con disturbi comportamentali).

Tale visione si coniuga quasi sempre con l’apprezzamento per le scuole in cui, al di là delle caratteristiche individuali dei discenti, sono ben chiari gli standard da far raggiungere, che debbono essere in linea con i requisiti richiesti alle future classi dirigenti.

In questa prospettiva, le famiglie stesse richiedono che il curriculum scolastico (così come si riscontra anche nelle famose cinque scuole migliori del mondo) preveda un solido e precoce apprendimento delle lingue comunitarie, un’ampia e competente formazione di tipo informatico nonché – nei casi specifici – l’adeguamento del sistema scolastico alle esigenze dello sviluppo dei talenti verso una pratica ad alto livello dell’attività sportiva.

Un punto fondamentale, infine, è il collegamento tra gradi d’istruzione in un percorso preferenziale verso le migliori Università.

Esaminando tutti gli elementi sin qui indicati risulta evidente che nessuno può negare che gli stessi contribuiscano a costituire un’immagine positiva di scuola.

Tuttavia, l’elenco dei valori che ogni genitore dovrebbe esigere nella formazione dei propri figli sono anche altri, quelli che a volte assumono la veste di mere dichiarazioni di principi universali ma che dovrebbero essere costantemente vissuti nella quotidianità della vita scolastica.

E’ superfluo ricordare che la relazione con i pari deve avvenire in un contesto di realtà, affinché ogni individuo sperimenti il proprio essere nell’attuale società multietnica, in cui sono presenti concrete problematiche e diversi stili di vita.

Gli apprendimenti maturati nella scuola, specchio della società, risultano significativi solo se realizzati in un contesto di socializzazione.

I docenti ed i Dirigenti scolastici non possono ignorare le criticità presenti nelle proprie Istituzioni: il loro dovere è quello di tendere al continuo miglioramento, senza tuttavia escludere a priori gli elementi che possono rendere più complesso e difficile il loro compito.

E’ quindi quantomeno inefficace la posizione assunta anche da una parte di operatori scolastici che, sin dal primo grado d’istruzione, auspicano unicamente una scuola più selettiva lamentando un abbassamento progressivo della qualità dell’istruzione.

La qualità dell’istruzione andrebbe, in effetti, ricercata anche nella condivisione tra scuola e famiglia del processo di attribuzione di un valore alla relazione scuola-società e alla singola istituzione scolastica.

Si tratta, in altre parole, di andare oltre gli individualismi e credere nella costruzione condivisa di un progetto.

Va detto, tra l’altro, che nelle scuole americane o inglesi (provviste di strutture che – ahimè – spesso le scuole pubbliche si limitano a sognare) i genitori, hanno comunque l’obbligo di partecipare attivamente alla vita scolastica oltre a quello di conoscere approfonditamente il programma di studi.

Il primo passo verso tale prospettiva deve essere mosso dall’Istituzione scolastica sul terreno della valutazione, intesa come etica del “render conto” (con particolare riguardo all’autovalutazione d’istituto e alla valutazione esterna) e come occasione per ricostruire un rapporto positivo tra scuola come pubblico servizio e società civile.

Ricerca, oltre 300 milioni per il potenziamento delle infrastrutture

Ricerca, oltre 300 milioni per il potenziamento delle infrastrutture.

(Giovedì, 01 marzo 2018) Disponibile l’avviso pubblico che stanzia oltre 326 milioni di euro per il potenziamento di infrastrutture di ricerca (IR) attraverso i fondi PON. I finanziamenti sono coerenti con le strategie indicate nel Programma Nazionale della Ricerca (PNR) e con la Strategia nazionale di Specializzazione Intelligente. Gli investimenti sono prevalentemente rivolti al Centro-Sud. Ma quota parte delle risorse (non superiore al 15%) potrà essere utilizzata anche al Nord.

L’avviso si concentrerà sul potenziamento delle infrastrutture individuate dal MIUR come prioritarie nel Programma Nazionale per le Infrastrutture di Ricerca (PNIR) 2014-2020 e ammissibili per l’accesso ai fondi del PON. Si tratta delle infrastrutture di ricerca che rispondono ai criteri e all’ambito di riferimento dell’ESFRI, organo europeo deputato alla strategia delle IR.

Il MIUR fornirà contributi a fondo perduto su base competitiva a seguito della presentazione di progetti da parte degli Enti Pubblici di ricerca e delle Università pubbliche collegati alle IR identificate. Tali soggetti potranno presentare progetti in forma singola o aggregata. Potrà essere presentato un solo progetto per ciascuna IR identificata. La particolarità e l’innovatività di tale intervento consistono nel suo ambito di applicazione: in accordo con quanto indicato dalla Commissione Europea (Comunicazione della Commissione 2014/C 198/01), a sottolineare l’importanza che le IR ricoprono all’interno del sistema della ricerca, sviluppo e innovazione, il sostegno esula completamente dal campo degli aiuti di Stato. Sarà quindi possibile per il Ministero finanziare il 100% dei costi ritenuti ammissibili fino ad un importo massimo di 20 milioni di euro per ciascun progetto.

Ulteriore oggetto di innovatività dell’intervento consisterà nel finanziare solo progetti capaci di generare opportunità di sviluppo e di auto-sostenibilità nel medio-lungo periodo. Il proponente dovrà garantire, pertanto, la sostenibilità economico–finanziaria indipendentemente dal mercato e la valutazione verterà anche sul grado di affidabilità in termini di capacità specifiche per assicurare l’utilizzabilità dell’infrastruttura di ricerca potenziata con riferimento alle ulteriori competenze richieste per il suo funzionamento, nonché in termini di analisi dei costi e degli investimenti previsti per garantire la sostenibilità del progetto nel tempo.

I finanziamenti riguarderanno investimenti da effettuarsi nei 32 mesi previsti per la durata dei progetti. Sono spese ammissibili gli investimenti materiali in beni nuovi e gli investimenti immateriali e riguarderanno, principalmente, strumentazione scientifica, ampliamento (estensione) di strumentazione scientifica, licenze Software e brevetti. Non saranno ammesse opere murarie e spese di personale.

Il processo valutativo riguarderà, oltre la capacità tecnico-organizzativa dei soggetti proponenti, la qualità della proposta progettuale e l’impatto del progetto, anche la sostenibilità economico-finanziaria del progetto stesso.

INVALSI: strane sigle e assai poca accessibilita’

Superando.it del 01-03-2018

INVALSI: strane sigle e assai poca accessibilita’ (e i BES non esistono piu’)

di Flavio Fogarolo*

«Fanno discutere – scrive Flavio Fogarolo – le nuove modalità di somministrazione delle prove di valutazione INVALSI per la terza media, in particolare per i rischi di regressione sul fronte dell’inclusione e dei diritti degli alunni con disabilità: l’invenzione di una strana sigla (DVA = “diversamente abili”), ma soprattutto gravi problemi di accessibilità per ciechi e ipovedenti, e difficoltà anche per i sordi. Senza contare la restaurazione ormai in atto sugli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES), che vede gli strumenti compensativi riservati solo a chi ha il certificato “giusto”».

ROMA. Fanno discutere, in questi giorni, le nuove modalità di somministrazione delle prove INVALSI [Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione, N.d.R.] per la terza classe della scuola secondaria di primo grado, in particolare per i rischi di regressione sul fronte dell’inclusione e dei diritti degli alunni con disabilità.
Cominciando da questioni lessicali, ma non banali, colpisce che l’INVALSI, chiami «diversamente abili» gli alunni con disabilità e si inventi anche la sigla DVA. Si tratta infatti di una licenza che potrebbe essere considerata veniale (ma fino a un certo punto), per un istituto scolastico qualsiasi, ma che fa un certo effetto se usata dall’INVALSI, l’Istituto Nazionale di Valutazione di diretta emanazione del Ministero dell’Istruzione.
Ciò che però colpisce assai di più è la mancanza di accessibilità delle nuove prove svolte al computer. O forse, per dirla come piace a loro, semplicemente «Diversamente Accessibili»!

Da quest’anno le prove INVALSI di terza classe della secondaria di primo grado e di seconda classe del secondo grado sono proposte su computer (CBT – Computer Based Test); non avverranno in simultanea in tutte le scuole, ma ci sarà un intervallo di alcuni giorni duranti i quali, in base a turni definiti dalle scuole, i ragazzi si recheranno a gruppi in un’aula attrezzata, entreranno nel sito INVALSI, si identificheranno e troveranno la loro prova da sostenere. Non più la stessa per tutti, come gli altri anni.
E gli alunni con disabilità? Per le superiori le procedure per loro non sono ancora ben definite, ma per la terza media sono state rese pubbliche in questi giorni. E i problemi non mancano. Prima di tutto, appunto, l’accessibilità.

Un ragazzo cieco, abituato a usare sempre il computer in tutte le sue attività scolastiche, potrà sostenere la prova INVALSI come gli altri? No, per lui arriverà obbligatoriamente una versione cartacea in Braille.
Non solo: l’INVALSI dice anche, senza nessuna spiegazione, che in questo caso non rilascerà la certificazione di competenza prevista per legge. Non sarebbe stato per nulla complicato predisporre una prova CBT accessibile con display Braille, direi quasi banale per le prove di italiano e inglese, mentre per la matematica si sarebbero dovuti fornire probabilmente dei disegni a rilievo e curare meglio la rappresentazione delle formule, ma nulla di trascendentale.
Ho chiesto a un amico non vedente di testare l’accessibilità di una delle prove di italiano disponibili per esercitazione nel sito dell’INVALSI, e mi ha confermato che con lo screen reader [applicazione che interpreta un testo tramite un sistema di sintesi vocale o di display Braille, N.d.R.] un utente esperto riesce a navigare, disegni a parte, ma che nessuno degli accorgimenti possibili è stato messo in atto per rendere più fruibile la prova a chi accede in questo modo. Accorgimenti ovviamente necessari, se i destinatari sono ragazzi ciechi di terza media, non necessariamente “super smanettoni”.

Va anche peggio per chi vede poco e non usa il Braille: il testo si ingrandisce poco e male, neppure si ricompone su più righe e bisogna scorrere il riquadro verso destra per leggere tutto. Anche i disegni rimangono tagliati e non è neppure possibile visualizzarli a tutto schermo; e ancora, nessun ingrandimento è disponibile per i pulsanti di navigazione (ad esempio per passare alla domanda successiva), né tasti di scelta rapida.
Ma la cosa curiosa è che l’INVALSI non ha previsto una versione cartacea ingrandita, analoga al Braille per i ciechi totali, ma solo la modalità al computer, per cui per i ragazzi ipovedenti questa prova può davvero risultare del tutto inaccessibile, non solo disagevole.

Per i ragazzi sordi il problema riguarda essenzialmente la prova di inglese, che prevede un esercizio di comprensione da ascolto. Si tratta in sostanza di esonerarli da una parte della prova e non si capisce perché anche in questo caso l’INVALSI non rilasci la certificazione delle competenze, come prevista per legge.
Nel regolamento INVALSI del 21 febbraio si legge infatti: «La certificazione di competenza INVALSI (articolo 9, comma 3, lettera f del Decreto Legislativo 62/17) non è rilasciata nei casi di esonero o lo svolgimento in formato per sordi o Braille di una o più prove INVALSI».

E c’è infine la questione BES (Bisogni Educativi Speciali). Dalle indicazioni per le prove INVALSI emerge ormai chiaramente il piano di restaurazione in atto sulla questione degli alunni con Bisogni Educativi Speciali, individuati dalla scuola: finora avevamo solo degli indizi, a cominciare dal già citato Decreto Legislativo 62/17 sulla valutazione, che li ignorava completamente, ma la Nota Ministeriale n. 2936 del 22 febbraio scorso scioglie ogni definitivo dubbio: «Si ricorda inoltre che le alunne e gli alunni con bisogni educativi speciali non certificati né ai sensi della Legge n. 104/1992 (alunni con disabilità) né ai sensi della Legge n. 170/2010 (alunni con disturbi specifici di apprendimento), svolgono le prove INVALSI standard al computer senza strumenti compensativi». La stessa cosa varrà anche per gli esami e, probabilmente, anche per le altre prove INVALSI, della scuola primaria e secondaria di secondo grado.
In sostanza: le poche tutele che erano state inserite negli anni scorsi, a partire dalla Direttiva del ministro Profumo del dicembre 2012, per gli alunni con BES, ma senza certificazione di disabilità o DSA, vengono abrogate, ma nessuno al MIUR si è mai degnato di spiegare perché.
I BES non esistono più, abbiamo scherzato, e torniamo indietro di cinque anni: o le famiglie portano a scuola un certificato medico, ma quello “giusto” non uno qualsiasi, o la scuola è autorizzata a trattare tutti nello stesso modo.
Sono gli effetti dei Decreti Attuativi dello scorso anno, non solo il 62/17 sulla valutazione, come abbiamo visto, ma anche il Decreto 66/17, che impropriamente si chiama «Sull’inclusione scolastica», ma che, dopo avere enunciato all’articolo 1 che l’inclusione scolastica «risponde ai differenti bisogni educativi e si realizza attraverso strategie educative e didattiche finalizzate allo sviluppo delle potenzialità di ciascuno», al successivo articolo 2 dice che tutto il resto del Decreto si applica esclusivamente agli alunni «con disabilità certificata ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104». Ai «DVA», per dirla con l’INVALSI…
Evviva l’inclusione!

* Flavio Fogarolo Formatore

La ricerca del senso perduto

La ricerca del senso perduto

di Paolo Manzelli
egocreanet2016@gmail.com

 

Alla base della malattia e del cancro c’è un difetto di comunicazione ed una perdita di senso causato dalla permanente esistenza di concezioni meccaniche troppo lontane dal capire la Vita.

http://www.edscuola.it/archivio/lre/MECCANICISMO.pdf

–> Tema considerazioni su: <EPIGENOMA E CELLULE STAMINALI

 

Queste cellule, staminali e i segnali epigenetici che ne determinano la specializzazione e delle cellule è oggi una delle ricerche di importanza cruciale per lo sviluppo del Cluster /EGOCREANET . www.bioquantica.org

 

Sono passati gia’ sei anni da quando Shinya Yamanaka, (Premio Nobel 2012), dimostrava che le cellule della pelle potevano essere riprogrammate in laboratorio per diventare del tutto simili a cellule staminali embrionali. Tutte le cellule di un adulto contengono esattamente lo stesso DNA, ossia gli stessi geni. La differenza fra i tipi di cellule risiede quindi nella serie specifica di geni che viene effettivamente espressa Quindi possiamo pensare all’epigenetica come all’insieme delle modifiche del DNA che comandano e organizzano la espressione dei geni.

 

–> Il Ruolo dei fattori epigenetici nell’identità delle cellule staminali per la rigenerazione tissutale

 

E stato lungamente studiato dal Prof PM.Biava Vedi: https://salute.bio/riprogrammazione-cellulare/, le cui ricerche hanno analizzato il ruolo della l’epigenetica della programmazione e della riprogrammazione cellulare, incluso l’utilizzo della riprogrammazione cellulare per lo sviluppo di nuovi modelli sperimentali per lo studio del cancro e delle malattie del sistema nervoso. La conclusione di tali studi è in progressivo sviluppo ed in particolare ” riveste un ruolo .importante importante nel network europeo “The Epigenome).

 

Allo stato attuale si ritiene che il riprogrammare le cellule in laboratorio significa disattivare i geni specifici della cellula differenziata, quelli che le attribuiscono una funzione specializzata all’interno dell’organismo, e quindi ri-condurla allo stadio di cellula staminale pluripotente in grado di assumere una nuova identità. a-specifica . La sintesi di tale ragionamento è in sostanza la seguente : tutte le cellule del nostro corpo, che siano del cervello, del cuore, dei muscoli o di qualsiasi altro organo, sono dotate dello stesso identico genoma eppure è evidente quanto siano differenti per forma e funzione. Cosa rende quindi così diverso un neurone da una cellula della pelle? Dei 25.000 geni presenti in ciascuna cellula solo un determinato gruppo è espresso mentre gli altri sono silenziati. Di conseguenza si e ritenuto importante concepire un meccanismo selettivo che avviene a livello epigenetico (dal greco “sopra i geni”) che consiste nel favorire modifiche chimico-molecolari che governano l’espressione genica attivando o reprimendo determinati geni senza alterare la sequenza del DNA. Una delle modalità con cui avviene la regolazione epigenetica è pertanto la modificazione per ” metilazione degli istoni”, proteine che legano il DNA e permettono la formazione della cromatina. Inoltre altre numerosi silenziamenti chimici del DNA risultano essere possibili in quanto anche essi provocano le modificazioni istoniche ad oggi individuate: , come l’ ubiquitinazione, acetilazione e fosforilazione.

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EUREKA , ESCLAMAZIONE attribuita ad Archimede Pitagorico per indicare una scoperta innovativa capace di cambiare il Paradigma Meccanico della Quanto-Biologia

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Il “DNA e’ uno strumento interattivo per dar forma alla vita” , integrando la informazione epigenetica (morfogenesi) e quindi il DNA non è piu’ limitato nel contenere una memoria genetica di informazioni ereditarie, sostanzialmente finalizzate a produrre proteine. Infatti ormai dal’ anno 2003 in cui e stata completata la mappatura del genoma umano, sappiamo che per tale funzione di produzione proteica puo’ essere riservato solo un 2% del genoma umano , mentre l’ intero genoma ha la funzione di “scolpire le forme ed i colori” in cui si manifesta la vita integrando in se la informazione epigenetica.

Questa impostazione diametralmente differente dalla concezione del DNA come testamento ereditario di codici di informazione genetica e’ quello sviluppato dal Cluster Egocreanet e recentemente anche da altri, la quale pone in rilievo la azione del DNA come “Antenna rice trasmittente” basata sulla elettrodinamica quantica.

 

Vedi: https://dabpensiero.wordpress.com/2017/10/15/morfogenesi-e-quantum-dna-laser-antenna/

; http://gsjournal.net/Science-Journals/Communications-Biology%20/%20Medicine/Download/7085

 

In tal caso la interazione quantica tra Genoma ed Epigenoma avviene come processo di integrazione energetica tra informazioni epigenetiche e geniche capaci di dar vita alla forma del corpo e dei suoi organi come la cui organizzazione viene effettuata dalla emissione del DNA, di biofotoni e biofononi che hanno acquisito un carattere morfogenetico

 

Tale sistema “Bioquantico interattivo tra genetica ed epigenoma” , conduce quindi ad un netto superamento della precedente concezione per la quale si ritiene che mentre le cellule evolvono verso la loro specializzazione , alcune aree del relativo genoma vengono “chiuse” o alterate da varie modifiche chimico-istoniche, tali da impedire il flusso di informazione epigenetiche di attivare normalmente la differenziazione cellulare cosi da trovare una strategia retroattiva per far regredire le cellule a staminali totopotenti, mediante la disattivazione di alcuni geni o di loro combinazioni.

Questa limitazione dell’accesso alla specializzazione cellulare provocata da un silenziamento chimico .della cromatina, come EGOCREANET-Cluster, la consideriamo assurda e probabilmente pericolosa perche’ provoca una dannosa limitazione della espressione del DNA –ANTENNA che invece deve manifestarsi a pieno come espressione del “potenziale quantico -morfogenetico” capace di effettuare una ottimale integrazione tra energia ed informazione genetica ed epigenetica per dar forma alla vita.

Diversamente dalla medicina rigenerativa riteniamo pertanto che per il fatto che le cellule staminali sono in grado di produrre qualunque tipo di cellula, il loro DNA-Antenna, sia maggiormente aperto alle informazione epigenetica e di conseguenza alla manipolazione morfogenetica irradiata come Biofotoni e Biofononi per la organizzazione del sistema vivente.

 

In tal modo su si apre un nuovo capitolo della “Bioquantica della vita“ capace di rivelare i segreti morfogenetici che inducono e possano rendere reversibile la specializzazione delle cellule staminali a scopo terapeutico .

 

La medicina rigenerativa:fondata su sistemi meccanicisti di metilazione o altro , a nostro avviso dovra’ capire come il DNA ANTENNA sia capace di integrare la informazione epigenetica ed irradiare informazione morfogenetica risultante con modalita bioquantiche adatte a ri-modulare lo sviluppo delle cellule staminali

 

Pertanto non consideriamo piu’ utile ed etico agire mediante la metilazione della cromatina come processo cruciale di indole meccanica per bloccare la espressione del DNA , cio’ in quanto la regolazione dell’espressione genica non dipende unicamente dal silenziamento di aree del DNA, ma prevalentemente dalla integrazione morfogenetica tra il DNA-ANTENNA e la informazione /energia proveniente dall’ ambiente e dalle sue variazioni che sono capaci di far evolvere in particolare alcune funzioni rigenerative delle cellule staminali in vero cruciali nello sviluppo armonico dell’organismo.

 

Le potenzialità della azione Morfogenetica del DNA-ANTENNA permetteranno un notevole avanzamento delle conoscenze delle funzioni epigenetiche nella integrazione della emissione di biofotoni e biofononi irradiati dai vari DNA ( Nucleare. Mitocondriale ) e ritrasmessi da vari recettori biologici.

 

Uno degli aspetti salienti della Quanto-biologia basata su la funzione del DNA-ANTENNA riguarda pertanto l’ aumento della plasticita delle cellule staminali semi o totopotenti la cui capacita’ di differenziare in vari tipi cellulari – diviene un un aspetto chiave nel potenziale utilizzo di queste cellule al fine di rigenerare tessuti ed organi la cui composizione e funzione viene compromessa in condizioni patologiche causate da profondi cambiamenti ambientali.

 

Infine in conclusione di questa breve sintesi degli studi del CLUSTER /Egoreanet , l’ approccio ri-generativo possibile diventa del tutto diverso da quello che conduce a distruggere le cellule cancerogene ,come fanno tradizionalmente con la chemioterapia , cio in quanto si ritiene possibile rieducare Morfogeneticamente le cellule toto o semipotenti a riattivarsi in modo fisiologico ed armonico con le variazioni ambientali .

Precompilata, proroga per le opposizioni

da Il Sole 24 Ore

Precompilata, proroga per le opposizioni

di Salvina Morina e Tonino Morina

Gli asili nido hanno tempo fino al 9 marzo 2018 per trasmettere all’agenzia delle Entrate i dati relativi alle spese sostenute nel 2017 dai genitori, per ciascun figlio, per il pagamento di rette relative alla frequenza dell’asilo nido e di rette per i servizi formativi infantili. La proroga riguarda anche la comunicazione dei dati relativi agli eventuali rimborsi erogati. Si sposta inoltre al 9 marzo il termine entro il quale i contribuenti possono opporsi e rendere indisponibili gli stessi dati all’agenzia delle Entrate.

Con un provvedimento dell’agenzia delle Entrate del 27 febbraio 2018 arriva un tris di proroghe per le comunicazioni all’anagrafe tributaria, utili per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata 2018, modello 730/2018, per l’anno 2017. Si allunga infatti dal 28 febbraio al 9 marzo 2018 il termine per presentare i dati riguardanti le rette per la frequenza di asili nido, gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica eseguiti su parti comuni degli edifici residenziali e le spese sanitarie rimborsate.

Come già detto beneficiano di questo differimento al 9 marzo gli asili nido, pubblici e privati, gli amministratori di condominio e gli enti, le casse e le società di mutuo soccorso con esclusivo fine assistenziale e i fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale, nonché gli altri fondi.

Il nuovo termine del 9 marzo è stato individuato per venire incontro alle esigenze manifestate dalle associazioni di categoria rappresentative dei contribuenti obbligati alla trasmissione telematica dei dati. Resta fermo che la nuova scadenza non dovrà compromettere la tempistica per l’elaborazione della dichiarazione precompilata, modello 730/2018, per l’anno 2017.

La mini proroga di nove giorni è stata concessa per assicurare la presentazione di informazioni più corrette e complete, ma non deve avere alcun impatto sul calendario della stagione delle dichiarazioni annuali 2018. Con ciò si intende che nessuna variazione è al momento prevista per i termini relativi ai versamenti e alla presentazione delle dichiarazioni annuali relative all’anno 2017, modello 730/2018, Iva/2018, Redditi/2018, Irap/2018 e modello 770/2018.

Entro il 9 marzo gli asili nido devono trasmettere telematicamente alle Entrate una comunicazione con le informazioni relative alle spese sostenute dai genitori, e a eventuali rimborsi, avvenuti nell’anno precedente per ciascun figlio in relazione al pagamento di rette di frequenza e per i servizi formativi infantili.

La nuova scadenza del 9 marzo riguarda anche i contribuenti che intendono opporsi all’utilizzo, ai fini dell’elaborazione della dichiarazione precompilata, delle spese sostenute nel 2017 relativamente alle rette per la frequenza degli asili nido, inclusi i relativi rimborsi ricevuti, chiedendo di non farli inserire nel proprio modello 730.

Gli amministratori di condominio devono inviare, sempre entro venerdì 9 marzo, i dati relativi alle spese sostenute nell’anno 2017 dal condominio con riferimento agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni di edifici residenziali, nonché con riferimento all’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici finalizzati all’arredo delle parti comuni dell’immobile oggetto di ristrutturazione. Per la comunicazione si dovranno usare le nuove specifiche tecniche che sono state adeguate alle disposizioni normative in tema di cessione del credito e perfezionate rispetto allo scorso anno.

Infine, gli enti e le casse aventi esclusivamente fine assistenziale devono trasmettere le informazioni sui rimborsi delle spese sanitarie, utilizzando le nuove specifiche tecniche, anch’esse perfezionate rispetto all’anno passato.

Milano, il Tar boccia il ricorso contro la mensa negata ai genitori morosi

da Il Sole 24 Ore

Milano, il Tar boccia il ricorso contro la mensa negata ai genitori morosi

di Al. Tr.

Il Tar della Lombardia ha dichiarato «inammissibile» il ricorso presentato contro una delibera con cui il comune di Corsico, nel Milanese, due anni fa ha deciso di non ammettere al servizio mensa delle scuole comunali i figli dei genitori morosi, ossia che non avevano versato il contributo per quel servizio. Tra i motivi della bocciatura il fatto che, secondo i giudici, nel diritto all’istruzione non rientra il servizio mensa.

La vicenda
I giudici spiegano, prima di tutto, che coloro che hanno depositato il ricorso – cittadini del comune, un’associazione e alcuni genitori (ma non quelli morosi) – non erano “titolati” a farlo e aggiungono, inoltre, che il servizio di «refezione scolastica» non rientra nel «diritto all’istruzione», ma è solo «strumentale all’attività scolastica». Al centro del procedimento davanti ai giudici amministrativi c’era la decisione del comune di non «ammettere ai servizi scolastici comunali» i bimbi «appartenenti a nuclei familiari che presentino morosità», «fatti salvi i casi di comprovata e documentata condizione di gravità socio-economica della famiglia». Una delibera presa, ricorda il Tar, «nel solco» di una decisione già attuata dal Comune nel 2015, quando si era saputo che circa 500 bambini sarebbero stati esclusi dal servizio mensa. I giudici (presidente Ugo Di Benedetto), però, fanno notare che i ricorrenti non versano «in situazione di morosità nei confronti dell’amministrazione» e, dunque, non erano legittimati a ricorrere, anche se lamentavano una violazione del «diritto all’istruzione anche dei loro figli nella misura in cui non consumerebbero il pasto con i figli dei morosi»

La mensa non rientra nel diritto all’istruzione
Nel merito il Tar precisa poi che «l’ente locale non ha alcun obbligo di istituire ed organizzare» il servizio mensa, ma se decide di farlo può stabilire «la misura percentuale finanziabile con risorse comunali e quella da coprire mediante contribuzione degli utenti».

Elezioni RSU 2018: prorogata al 13 marzo la data per la presentazione delle liste

da La Tecnica della Scuola

Elezioni RSU 2018: prorogata al 13 marzo la data per la presentazione delle liste

Part-time nella scuola: le domande entro il 15 marzo 2018

da La Tecnica della Scuola

Part-time nella scuola: le domande entro il 15 marzo 2018

Ata, attesa per il modello D3. Il Miur sollecita le scuole a completare adempimenti

da La Tecnica della Scuola

Ata, attesa per il modello D3. Il Miur sollecita le scuole a completare adempimenti

Immissione in ruolo personale con contratti co.co.co: domande entro il 30 marzo

da La Tecnica della Scuola

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Le ore di sostegno devono essere quelle indicate sul PEI: 1000 euro di risarcimento per ogni mese di mancanz

da La Tecnica della Scuola

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Lorenzin, sanzioni a chi non vaccina. Segnalati cartelloni no vax

da La Tecnica della Scuola

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Vaccini, indicazioni Miur 2017/2018 e 2018/2019: tutte le scadenze da rispettare

da La Tecnica della Scuola

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Supplenze brevi ATA con personale già in servizio e completamento di orario

da La Tecnica della Scuola

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Contrattazione integrativa: quali sindacati potranno partecipare?

da Tuttoscuola

Contrattazione integrativa: quali sindacati potranno partecipare?

Nei giorni scorsi Tuttoscuola ha sollevato il problema della titolarità sindacale nelle contrattazioni integrative, affermando che Gilda e Snals, per il momento non sottoscrittori dell’ipotesi contrattuale, rischiano di non poter partecipare alla contrattazione integrativa a tutti i livelli territoriali.

Non si tratta di una interpretazione di parte né ancor meno di un nostro auspicio, perché, al contrario, riteniamo utile che i due sindacati possano partecipare a pieno titolo, apportando, come sempre, un prezioso contributo di competenza e di esperienza.

Lo Snals in un comunicato, ribadisce che nonostante la mancata sottoscrizione del contratto ha, comunque, pieno titolo a partecipare alla contrattazione integrativa.

Nell’augurare che le argomentazioni dello Snals siano riconosciute fondate dagli organismi istituzionali competenti, Tuttoscuola conferma che alla base del commento sul tema  si colloca la lettura formale dell’art. 22 dell’ipotesi contrattuale (il cui testo è esattamente uguale a quello di tutti i precedenti contratti nazionali) che così recita:

La contrattazione integrativa per il settore scuola si svolge: a) a livello nazionale, tra la delegazione costituita dal MIUR e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali nazionali di categoria firmatarie del presente CCNL; b) a livello regionale, tra il dirigente titolare del potere di rappresentanza nell’ambito dell’ufficio o suo delegato e i rappresentanti territoriali delle organizzazioni sindacali firmatarie del presente CCNL; c) a livello di istituzione scolastica, tra il dirigente scolastico e la RSU e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali firmatarie del presente CCNL, che costituiscono la parte sindacale.