Decoding the Disciplines in European Institutions of Higher Education

Decoding the Disciplines in European Institutions of Higher Education: Intercultural and Interdisciplinary Approach to Teaching and Learning

Una nanoprotesi per i danni della retina

Le Scienze del 09-03-2018

Una nanoprotesi per i danni della retina

Sperimentato con successo nei topi un dispositivo che riproduce la funzione delle cellule fotosensibili della retina. Basato su nanocavi in biossido di titanio ricoperti da nanoparticelle di oro, è sensibile ai diversi colori, non ha bisogno di alimentazione esterna ed è stato tollerato bene dagli animali.

SHANGHAI. Ridare la vista ai ciechi. Da miracolo evangelico potrebbe diventare un obiettivo terapeutico concreto per molti pazienti affetti da patologie degenerative della retina, se sarà possibile sviluppare il risultato preliminare ottenuto dagli autori di un articolo pubblicato su “Nature Communications”.

Gengfeng Zheng e colleghi della Fudan University a Shanghai hanno infatti ripristinato la vista nei topi con un particolare impianto protesico. Cuore del dispositivo è una schiera di nanoparticelle di oro rivestite di nanocavi di biossido di titanio che svolge la stessa funzione dei fotorecettori all’interno dell’occhio: catturare la luce.

Una nanoprotesi per i danni della retina

Tutti i progetti per realizzare protesi per ipovedenti e non vedenti devono fare i conti con la complessa struttura anatomica e funzionale dell’interno dell’occhio: in particolare della retina, a cui spetta il compito di trasformare il segnale luminoso in un segnale bioelettrico che, attraverso il nervo ottico, arriva infine al cervello.

Le cellule sensibili alla luce sono dei neuroni specializzati chiamati fotorecettori e suddivisi in coni, concentrati al centro della retina e sensibili ai colori, e bastoncelli, concentrati nelle zone periferiche e deputati alla visione in condizioni di luce scarsa.

La funzionalità dei fotorecettori può essere alterata fino a portare all’ipovisione o alla cecità da gravi patologie degenerative come la retinite pigmentosa o la degenerazione maculare. Un primo approccio protesico sviluppato in passato per questo tipo di problemi prevede l’inserimento nella retina di dispositivi che sono essenzialmente videocamere miniaturizzate.

Più di recente invece si è fatta strada una tecnologia diversa, che sfrutta le proprietà di nuovi materiali nanostrutturati di natura polimerica o i nanotubi di carbonio. In questo caso però gli strati fotoreattivi richiedono un circuito microelettronico aggiuntivo a valle per elaborare il segnale da inviare al nervo ottico, il che finora ne ha limitato le applicazioni.

La sfida ingegneristica è stata superata ora dai ricercatori cinesi rivestendo con nanoparticelle di oro nanocavi di biossido di titanio. Il dispositivo è in grado di generare una tensione elettrica quando viene esposto alla radiazione luminosa. Il segnale che produce viene comunicato ai neuroni vicini riproducendo la trasduzione fisiologica dei segnali.

Le nanoparticelle si sono dimostrate in grado di ripristinare la risposta elettrica dei neuroni e la dilatazione delle pupille quando i topi erano esposti alla luce verde, blu e ultravioletta, indicando una ripresa della sensibilità alla luce.

Inoltre, l’impianto è stato tollerato bene dai topi e ha mantenuto costante la sua funzionalità per otto settimane. Il risultato fa dunque ben sperare che in futuro si possano realizzare impianti protesici per le malattie degenerative dell’occhio in grado di ripristinare la vista in pazienti umani.

Krav Maga Vs Autismo

Superando.it del 09-03-2018

Il Progetto “Krav Maga Vs Autismo”, per conoscere il proprio corpo

Giovani e adulti con autismo che facendo sport e giocando, conoscono il proprio corpo, armonizzano i movimenti e imparano a socializzare: consiste in questo il Progetto “Krav Maga Vs Autismo”, voluto dalle Associazioni ANGSA Umbria e IASD, e che si svolge a Limiti di Spello (Perugia), presso La Semente, Centro Diurno Semiresidenziale gestito dalla stessa ANGSA Umbria. Il Krav Maga (letteralmente “combattimento a corta distanza”) è un metodo di difesa israeliano, noto anche per essere la quintessenza della tattica per l’autodifesa e la protezione di terza persona.

SPELLO. Conoscere il proprio corpo, sfruttandone la coordinazione, armonizzare i movimenti, per imparare a socializzare: sono questi solo alcuni degli obiettivi da cui è nato il Progetto Krav Maga Vs Autismo, che ha per protagonisti l’ANGSA Umbria (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) e l’Associazione Sportiva Dilettantistica IASD (International Academy of Self Defense, ovvero “Accademia Internazionale dell’Autodifesa”) e che si svolge a Limiti di Spello (Perugia), nella palestra della Semente, Centro Diurno Semiresidenziale per giovani e adulti con autismo, gestito proprio dall’ANGSA Umbria.
Per una volta al mese, va segnalato tra l’altro, ad insegnare vi è il maestro Gimmy Fattorini, rappresentante per l’Umbria di The Academic College at Wingate – Università di Israele.

Avviato nelle scorse settimane, il progetto, tra i primi del genere in Italia, rappresenta una delle attività laboratoriali che i giovani della Semente svolgono durante la giornata, insieme a quelli di arteterapia, orticoltura, ceramica, cucina e back office.
Il Krav Maga – che letteralmente significa “combattimento a corta distanza” – è un metodo di difesa israeliano, noto anche per essere la quintessenza della tattica per l’autodifesa e la protezione di terza persona. Gli allenamenti puntano dunque moltissimo sulla velocità, la resistenza e la reattività, senza fondare la propria efficacia sulla forma fisica.
Durante le lezioni in palestra – del tutto gratuite – i giovani con autismo praticano sport e imparano a giocare, oltre ad affinare la percezione dell’ambiente che li circonda. Si tratta quindi di un progetto che unisce gli aspetti ludici, legati alle attività motorie, con lo scopo di avvicinare le persone del Centro La Semente al puro e sano divertimento sportivo, facilitandone la socializzazione con le altre persone. «Inoltre – come viene sottolineato dall’ANGSA Umbria -, grazie alle tecniche di Krav Maga che stanno apprendendo, i ragazzi potranno coordinare al meglio i movimenti del loro corpo, con armonia». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa ANGSA Umbria (Alessia Chiriatti), comunicazione@angsaumbria.org.

Aumenti. Probabilmente da aprile nello stipendio, arretrati fino a 600 – 700 euro

da Orizzontescuola

Aumenti. Probabilmente da aprile nello stipendio, arretrati fino a 600 – 700 euro

di redazione

Il contratto per il comparto Istruzione e Ricerca (Scuola, Università, AFAM, Ricerca) firmato questa mattina dai sindacati FLCGIL, CISL e UIL porterà gli aumenti negli stipendi di circa un milione e duecentomila dipendenti.

Una trattativa lunga e complessa, che alla fine ha portato a fasce di aumento che vanno dagli 80 ai 111 euro circa. Vedi le tabelle per fascia di anzianità e ordine di scuola

AUMENTI DA APRILE

L’accordo firmato dovrà ora seguire l’iter che porterà alla sua definitiva entrata in vigore. Dovrà cioè essere approvato dal Consiglio dei Ministri, e quindi passare alla Ragioneria di Stato.

E’ probabile che gli aumenti in busta paga siano percepiti concretamente a partire dal mese di aprile 2018.

ARRETRATI

Non sono stati ancora quantificati con certezza gli arretrati spettanti, per i quali verranno impiegate le economie accantonate nelle Finanziarie 2016, 2017 e 2018. Dovrebbe trattarsi di una cifra lorda media tra i 400 e i 600 – 700 euro, a seconda sempre della fascia di anzianità e dell’ordine di scuola.

Tutti i docenti dovranno insegnare il pensiero computazionale, previsto nelle nuove indicazioni nazionali. Di cosa si tratta?

da Orizzontescuola

Tutti i docenti dovranno insegnare il pensiero computazionale, previsto nelle nuove indicazioni nazionali. Di cosa si tratta?

di Giovanna Onnis

Il pensiero computazionale rappresenta un importante traguardo di apprendimento nel primo ciclo di istruzione, previsto dalla recente normativa e indicato anche nei Traguardi delle Indicazioni 2012.

COSA SI INTENDE PER PENSIERO COMPUTAZIONALE?

Come chiarisce il documento “Indicazioni Nazionali e nuovi scenari”, per pensiero computazionale si intende un processo mentale che consente di risolvere problemi di varia natura seguendo metodi e strumenti specifici pianificando una strategia.

È un processo logico creativo che, più o meno consapevolmente, viene messo in atto nella vita quotidiana per affrontare e risolvere problemi. L’educazione ad agire consapevolmente e le strategie messe in atto consentono di apprendere ad affrontare le situazioni in modo analitico, scomponendole nei vari aspetti che le caratterizzano e pianificando per ognuno le soluzioni più idonee.

Tali strategie sono indispensabili nella programmazione dei computer, dei robot, ecc. che hanno bisogno di istruzioni precise e strutturate per svolgere i compiti richiesti

IL PENSIERO COMPUTAZIONALE NELLA DIDATTICA

Nella didattica, è possibile portare avanti attività legate al pensiero computazionale anche senza le macchine. Ogni situazione che presupponga una procedura da costruire, un problema da risolvere attraverso una sequenza di operazioni, una rete di connessioni da stabilire (es. un ipertesto), si collocano in tale ambito, a patto che le procedure e gli algoritmi siano accompagnati da “riflessione, ricostruzione metacognitiva, esplicitazione e giustificazione delle scelte operate

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

La Legge 107/2015 individua tra gli obiettivi formativi prioritari, nel comma 7 lettera h), lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti, con particolare riguardo al pensiero computazionale, all’utilizzo critico e consapevole dei social network e dei media nonché alla produzione e ai legami con il mondo del lavoro.

Al fine di sviluppare e di migliorare le competenze digitali degli studenti e di rendere la tecnologia digitale uno strumento didattico di costruzione delle competenze in generale, la Legge 107/2015, nel comma 56, prevede il Piano nazionale per la scuola digitale dove vengono indicate le competenze che devono raggiungere gli studenti nell’informatica e nell’uso critico della rete.

L’introduzione del pensiero logico e computazionale deve, quindi, partire dalla scuola primaria mediante la l’acquisizione dei primi aspetti operativi delle tecnologie informatiche in un contesto ludico e in modo semplice e divertente, ma creativo e fondamentale, con l’obiettivo di aiutare gli studenti a diventare utenti consapevoli di ambienti e strumenti digitali, ma anche produttori, creatori, progettisti.

Nel PNSD si parla, quindi, di coding come “metodologia trasversale del cambiamento e di cultura digitale, intesa come uso critico delle tecnologie e della rete

Il Piano Nazionale Scuola Digitale precisa, quindi, che l’educazione al pensiero computazionale è essenziale affinché le nuove generazioni siano in grado di affrontare la società del futuro non da consumatori passivi ma da soggetti consapevoli e attori partecipi del loro sviluppo .

Gli stessi docenti, per quanto riguarda le competenze digitali, dovranno essere messi nelle giuste condizioni per agire come facilitatori di percorsi didattici innovativi basati su contenuti più familiari per i loro studenti.

Nel Decreto Ministeriale n.741/2017 si sottolinea l’importanza del pensiero computazionale anche per lo svolgimento dell’ Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione.

Nell’art.8 comma 3 si stabilisce, infatti, che nella predisposizione della prova scritta relativa alle competenze logico-matematiche, la commissione può fare riferimento anche ai metodi di

analisi, organizzazione e rappresentazione dei dati, caratteristici del pensiero computazionale.

Il Decreto Ministeriale n.742/2017 stabilisce che le istituzioni scolastiche statali e paritarie del primo ciclo di istruzione certificano l’acquisizione delle competenze progressivamente acquisite dalle alunne e dagli alunni.

Tra le competenze che devono essere certificate vi sono anche quelle digitali.

Come chiarisce l’art.1 comma 3, la certificazione delle competenze “descrive i risultati del processo formativo al termine della scuola primaria e secondaria di primo grado, secondo una valutazione complessiva in ordine alla capacità di utilizzare i saperi acquisiti per affrontare compiti e problemi, complessi e nuovi, reali o simulati”, in sintonia, quindi, con il pensiero computazionale.

TRAGUARDI DELLE INDICAZIONI NAZIONALI 2012

Nei Traguardi delle Indicazioni Nazionali 2012 sono previste attività legate al pensiero computazionale in particolare nell’ambito della Tecnologia, anche se è possibile prevederne in ogni ambito disciplinare.

Coding , pensiero computazionale ed altri aspetti connessi allo sviluppo tecnologico, come chiarito nelle Nuove Indicazioni Nazionali, sono presi in considerazione, nelle Indicazioni 2012, proprio nel paragrafo dedicato alla Tecnologia, dove si sottolinea quanto segue:

(…) “Quando possibile, gli alunni potranno essere introdotti ad alcuni linguaggi di programmazione particolarmente semplici e versatili che si prestano a sviluppare il gusto per l’ideazione e la realizzazione di progetti (siti web interattivi, esercizi, giochi, programmi di utilità) e per la comprensione del rapporto che c’è tra codice sorgente e risultato visibile.”

QUALI COMPETENZE?

L’educazione al pensiero logico e analitico finalizzato alla soluzione dei problemi, caratteristica del pensiero computazionale, contribuisce alla costruzione delle competenze matematiche, scientifiche e tecnologiche, ma , come sottolineano le Nuove Indicazioni Nazionali, contribuisce anche allo sviluppo dello spirito di iniziativa e al potenziamento delle competenze linguistiche.

Si tratta sostanzialmente di educare gli studenti al pensiero logico e analitico diretto alla soluzione di problemi. Impiegandolo in contesti di gioco educativo (es. la robotica), evidenzia maggiormente le proprie potenzialità, perché l’alunno ne constata immediatamente le molteplici e concrete applicazioni.

FINALITÀ E APPLICAZIONI

In base a quanto stabilito nelle Indicazioni 2012 e ribadito nelle Nuove indicazioni Nazionali, risulta indispensabile aiutare gli studenti ad acquisire, alla fine del primo ciclo di istruzione, una prima elementare padronanza del coding e del pensiero computazionale con l’obiettivo di “governare le macchine e comprendere meglio il loro funzionamento”.

Si tratta di competenze importanti per le possibili applicazioni nei diversi ambiti disciplinari e per la realizzazione di progetti in diversi contesti nei quali gli studenti potranno trovarsi ad operare.

Anonymous attacca il Miur: on line migliaia di mail e password di insegnanti

da Il Sole 24 Ore

Anonymous attacca il Miur: on line migliaia di mail e password di insegnanti 

«Salve popolo, siamo qui oggi per comunicarvi con grande gioia, che circa 26.600 dati personali (email, password, cellulari, indirizzi) di maestre, insegnanti, referenti e dirigenti di molte scuole italiane sono entrate in nostro possesso!». È il tweet postato dall’account LulzSecIta (uno degli account utilizzati dagli attivisti di Anonymous). Allegato un link in cui gli hacker, rivolgendosi direttamente alla ministra Valeria Fedeli, spiegano che l’obiettivo della loro azione è l’alternanza scuola-lavoro.

Il messaggio di Anonymous
«Siete solo aguzzini che – scrivono gli hacker che in passatto hanno attaccato anche il leader della Lega Salvini- sfruttano l’esperienza nulla che hanno i giovani d’oggi approfittandovene per il vostro tornaconto personale. Se prima la scuola non funzionava per le infrastrutture inadeguate o fatiscenti, gli insegnanti ignoranti e negligenti (ancora presenti in abbondanza), e per tutta la farsa di studiare materie improntate non alla logica ma al puro nozionismo, ora funziona ancor di meno. Ma tanto alla Sig.ra Fedeli & Company, cosa interessa? Lei e la sua ciurma a fine mese hanno sempre lo stipendio in banca (chissà per quanto), lasciando fare quella misera esperienza lavorativa agli studenti». In un tweet precedente, datato 2 marzo, la stessa sigla provocatoriamente chiede «abbiamo avuto problemi @MiurSocial?» e sotto fornisce tutti i link per aprire i documenti, con gli indirizzi mail degli insegnanti. Conferma dell’attacco informatico, risalente a una decina di giorni fa, arriva anche dagli investigatori.

Il Miur: l’attacco non rigurada i domini del ministero
In serata è arrivato anche il chiarimento del Miur che ha spiegato in una nota che i dati pubblicati non sono riconducibili a componenti dei sistemi informatici del ministero. «In particolare, non sono stati trafugati dati dai sistemi che gestiscono l’accesso alle caselle del dominio @istruzione.it. Da un controllo effettuato sugli indirizzi @istruzione.it presenti nei dati pubblicati risulta che su 6.163 indirizzi email: 4.565 non sono attivi; 1.598 sono attivi». Il ministero ha poi spiegato che le password pubblicate da Anonymus associate alle email non sono quelle necessarie per accedere alle caselle di posta. «È molto probabile che gli indirizzi email @istruzione.it, così come quelli appartenenti ad altri domini – aggiunge il Miur – siano stati utilizzati dagli utenti per registrarsi/iscriversi ad un sito esterno, che è stato oggetto di attacco. Pertanto, le credenziali di accesso pubblicate sono relative non al servizio di posta @istruzione.it, ma al sito esterno hackerato». In ogni caso «in via di estrema tutela» il ministero ha inviato una email agli utenti degli indirizzi attivi suggerendo di cambiare la password della casella di posta @istruzione.it.

8 marzo, Mattarella e Fedeli hanno premiato le scuole vincitrici del concorso “Le Madri della Costituzione”

da Il Sole 24 Ore

8 marzo, Mattarella e Fedeli hanno premiato le scuole vincitrici del concorso “Le Madri della Costituzione”

Sono 16 le scuole vincitrici del concorso “Le Madri della Costituzione” che ieri mattina sono state premiate al Quirinale in occasione della Giornata internazionale della donna. A consegnare i riconoscimenti alle delegazioni delle studentesse e degli studenti di ciascun istituto sono stati il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la ministra del Miur.
«Ringrazio tutte e tutti voi – ha detto la ministra Fedeli alle studentesse e agli studenti premiati – per la passione e il talento con cui avete risposto a questa iniziativa. Le Madri della Costituzione, di cui quest’anno celebriamo i 70 anni, furono 21. Erano donne tra loro molto diverse per provenienza sociale, estrazione culturale, opinioni politiche. Ma qualcosa di grande le univa: la volontà di ricostruire un Paese in macerie su nuove basi di uguaglianza e libertà; la fede ferma, incrollabile, nella democrazia; la speciale attenzione ai problemi sociali e alle richieste delle donne. I vostri lavori – ha concluso – creano un ponte tra il nostro passato e il nostro futuro, un futuro di speranza e di giustizia per tutte e tutti».

Il concorso “Le Madri della Costituzione” è stato promosso dal Miur e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale -, con l’Alto patrocinio della Corte Costituzionale. Alle studentesse e agli studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado sono stati richiesti lo studio e la realizzazione di elaborati sulla vita e sull’operato delle 21 Madri Costituenti. Con il voto a suffragio universale del 2 giugno 1946, e con l’esercizio dell’elettorato passivo, per la prima volta in Parlamento sono entrate anche le donne. Si votava per il referendum istituzionale tra monarchia o Repubblica e per eleggere l’Assemblea costituente che si riunì in prima seduta il 25 giugno 1946, a Montecitorio. Su un totale di 556 deputati, furono 21 le donne elette. Un lavoro non facile il loro, in un contesto non ancora abituato a considerare le donne adatte al lavoro politico.

Alle studentesse e agli studenti che hanno partecipato al concorso con la guida degli insegnanti è stato proposto di “adottare” una Madre Costituente nel corso dell’anno scolastico, approfondendone la vicenda umana e pubblica, ed elaborando poi una ricerca sulla sua attività professionale e politica e sul ruolo avuto nel panorama pubblico italiano prima, durante e dopo i lavori dell’Assemblea.

Percorsi sperimentali quadriennali, un successo da difendere

da Il Sole 24 Ore

Percorsi sperimentali quadriennali, un successo da difendere

di Roberto Pasolini*

Dopo una sperimentazione in ordine sparso, che ha coinvolto una quindicina di scuole, con esiti positivi, e dopo anni di attesa, il Miur ha deciso di ampliare la sperimentazione dei percorsi quadriennali, avviando un processo di innovazione che potrebbe preludere a un diffuso miglioramento del nostro sistema formativo. Si annunciano difficoltà da parte delle scuole per le iscrizioni e subito i detrattori del progetto hanno attaccato la ministra colpevole, secondo loro, di aver dato il via ad un progetto poco apprezzato perché impoverisce l’offerta formativa. Bastava leggere il bando per capire che si tratta di affermazioni senza fondamento.

I progetti quadriennali hanno lo stesso profilo d’uscita e gli studenti sostengono lo stesso esame di Stato, presupposto contrario a qualsiasi ipotesi di “impoverimento”. Gli studenti che hanno già frequentato le prime sperimentazioni hanno avuto buoni risultati e proseguono con successo il loro percorso universitario, mostrando capacità organizzativa, alto livello di autonomia personale, padronanza di un metodo di studio efficace e le famiglie hanno apprezzato la possibilità non tanto di “risparmiare” un anno, quanto di vedere crescere più rapidamente la maturità dei loro figli. I docenti coinvolti hanno espresso giudizi praticamente unanimi di soddisfazione, vedendosi chiamati a costruire la loro programmazione in piena autonomia con il solo fine di raggiungere gli obiettivi previsti dal profilo di uscita.

I progetti sono di alta qualità e portano a regime le migliori esperienze di innovazione degli ultimi anni: didattica laboratoriale e digitale, lavoro cooperativo, padronanza e certificazione delle lingue straniere, metodologia Clil, alternanza scuola lavoro anche all’estero. In questo clima positivo, come mai le famiglie sembrano riluttanti ad iscrivere i ragazzi al quadriennale, liceo o istituto tecnico che sia? Il fatto è che non hanno avuto il tempo di conoscere ed apprezzare i progetti.

Il ministero ha autorizzato le prime 100 scuole solo il 28 dicembre, a decisioni delle famiglie già prese, aggiungendone altre 92 a febbraio, aumentando l’offerta senza dare il tempo di pubblicizzarla adeguatamente. e senza chiedersi se l’allargamento non fosse eccessivo rispetto alla possibile richiesta.

E’ difficile non pensare che dietro ai ritardi burocratici, alle resistenze ministeriali e sindacali, agli errori di strategia, al concedere l’autorizzazione a decisioni già prese dalle famiglie, alle difficoltà delle scuole statali bloccate dal problema degli organici, ci sia la strisciante volontà di far fallire questa operazione, per la preoccupazione che un grande successo spianerebbe la strada verso la piena autonomia delle istituzioni scolastiche.
Purtroppo, questa sarebbe un’ennesima opportunità vanificata dai fautori del “tutto cambia purché nulla cambi”. Ma il processo d’innovazione, modernizzazione, piena autonomia deve procedere rapidamente: ne hanno bisogno il nostro Paese e i nostri giovani per il loro futuro, i loro sogni e le loro aspettative.

*Dirigente scolastico di uno degli istituti con sperimentazione dei percorsi quadriennali

Il gap delle donne: più brave a scuola, meno pagate sul lavoro

da la Repubblica

Il gap delle donne: più brave a scuola, meno pagate sul lavoro

Rapporto Almalaurea 2017: all’esame di Terza media il 35 per cento delle studentesse prende nove (contro il 26 per cento dei coetanei), il voto di diploma e quello di laurea sono di due punti superiori. Le ragazze fanno più stage, tirocini, viaggi all’estero e meno ripetizioni. Ma cinque anni dopo il titolo accademico in busta paga mancano 262 euro rispetto ai maschi. E per le madri con figli il tasso di occupazione è di 29 punti più basso

Corrado Zunino

ROMA – Vanno meglio a scuola, e all’università. Poi non trovano lavoro. Meglio, faticano a trovarlo rispetto ai maschi che hanno avuto pari formazione. Le donne italiane quando sono adolescenti prendono almeno 9 all’Esame di Terza media nel 35 per cento dei casi (contro il 26 dei maschi), non fanno ripetizioni per recuperare le insufficienze (solo il 9 per cento contro il 15 dei coetanei) e, più grandi, il loro voto di diploma sarà – in media – 78,6 su cento. Per i ragazzi solo 75,1.

Il Rapporto 2017 di Almalaurea sul profilo dei diplomati dice che le donne italiane nella fase della preparazione sono “veloci e con le idee chiare”. Vanno meglio dei maschi perché sono più assidue e scrupolose: il 38 per cento dedica allo studio e ai compiti a casa più di 15 ore settimanali contro il 16 per cento, meno della metà, dei coetanei. Anche la fase delle esperienze internazionali è più intensa, sul versante femminile: viaggia all’estero, spesso per ragioni di studio, il 39 per cento delle femmine contro il 26 per cento dei maschi e le ragazze intraprendono in maggior misura percorsi formativi linguistici conseguendo un numero di attestati superiore (38 per cento contro 28).

PIU’ TIROCINI, STAGE E BORSE DI STUDIO 
Le studentesse fanno più libero volontariato e libere attività culturali. Sempre le donne, tendenzialmente, proseguono gli studi all’università: 77 per cento delle ragazze contro il 63 per cento dei ragazzi. Lo fanno per poter svolgere in futuro l’attività professionale di personale interesse e per approfondire gli interessi culturali.

Anche all’università i voti restano migliori. Tra i laureati del 2016, dove è nettamente più elevata la presenza della componente femminile (59 per cento), la quota delle donne che si laurea in corso è superiore a quanto registrato per gli uomini (rispettivamente il 51 per cento e il 46) e il voto medio di laurea è uguale a 103,4 su 110 per le prime e a 101,3 per i secondi. Ancora due punti in più. Le donne svolgono più tirocini e stage riconosciuti dal proprio corso di laurea. E ottengono più borse di studio. Anche nelle discipline Stem (tecnico-scientifiche), pur essendo inferiori in termini di iscrizioni ai corsi di laurea, raggiungono risultati sensibilmente migliori: il voto medio di laurea è 103,5 per le donne contro 101,4. Le laureate, tra l’altro, partono svantaggiate su un piano sociale provenendo da contesti familiari meno favoriti. Il 27 per cento delle donne ha almeno un genitore laureato contro il 33 dei maschi. E su un piano prettamente economico solo il 21 per cento proviene da una famiglia di estrazione elevata contro il 24 dei maschi.

Questo lungo viaggio d’impegno culturale, però, ancora non approda alle legittime soddisfazioni lavorative. Le donne italiane registrano, sì, risultati più brillanti lungo il percorso formativo e in quasi tutti gli indirizzi di studio, ma sul mercato del lavoro scontano ancora un forte divario in termini occupazionali, contrattuali e soprattutto retributivi. Tra i laureati magistrali biennali, a cinque anni dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione è pari all’81 per cento per le donne e all’89 per gli uomini. Nello stesso arco di tempo, i contratti a tempo indeterminato sono una prerogativa maschile: riguardano il 52 per cento delle donne e il 61 per cento degli uomini. Le differenze sono legate alle diverse scelte professionali maturate da uomini e donne: queste ultime tendono più frequentemente a inserirsi nel pubblico impiego e nel mondo dell’insegnamento, luoghi di lavoro in difficoltà nel garantire, almeno nel breve periodo, una rapida stabilizzazione.

I MESTIERI A ELEVATA SPECIALIZZAZIONE
La busta paga è diversa, conferma il Rapporto 2017. Tra i laureati magistrali biennali che hanno iniziato l’attuale attività dopo la laurea e lavorano a tempo pieno emerge che il differenziale, a cinque anni, è pari al 19 per cento a favore dei maschi: 1.637 euro per gli uomini contro 1.375 euro, 262 euro in meno per le donne. E il titolo di laurea ai maschi serve di più per lavorare: il 56 per centro degli occupati (contro il 53) ritiene il titolo “efficace o molto efficace” per lo svolgimento del proprio mestiere. A cinque anni dal titolo magistrale svolge un lavoro a elevata specializzazione (compresi i legislatori e l’alta dirigenza) il 47 per cento delle donne e il 56 degli uomini. E le donne guadagnano meno anche nelle occupazioni più richieste: Professioni sanitarie, Ingegneria, settore Economico-Statistico e poi Scientifico. Questa condizione di arretramento era stata già illustrata nel Rapporto 2013.

Per le Professioni sanitarie i maschi, sempre a cinque anni dalla laurea, percepiscono 1.618 euro mensili netti, le donne1.412. In Ingegneria 1.767 euro per gli uomini contro i 1.611 euro delle donne. Nel gruppo Economico-Statistico sono 1.646 euro contro 1.450, nel gruppo Scientifico 1.805 euro contro 1.571. Nel campo dell’insegnamento – dove persiste un differenziale sull’occupazione, naturalmente favorevole ai maschi – gli uomini percepiscono 1.418 euro e le donne 1.208. In Psicologia la differenza è ancora più alta: 1.505 euro contro 1.187. Una differenza intorno ai cento euro si registra anche nei gruppi che si sono laureati nelle discipline letterarie e linguistiche. Va notato, unico vantaggio femminile, che in questi due gruppi le donne hanno una lieve superiorità nell’ottenere contratti a tempo indeterminato.

E LA CARRIERA SI ACCORCIA  
La lettura dei dati conferma che le donne sono più penalizzate sul lavoro se hanno figli. Il divario in termini contrattuali e retributivi tra uomini e donne, infatti, aumenta in presenza di figli: a cinque anni dalla laurea sale addirittura a 29 punti percentuali. Il tasso di occupazione crolla al 61% per le donne con figli (resta all’80 per cento per le donne senza). Per  le madri i contratti a tempo indeterminato scendono al 47 per cento.

Le donne, alla fine di questo ragionamento, sono più insoddisfatte del proprio lavoro visto che hanno meno contatti con l’estero, minori prospettive di guadagno e carriera, meno sicurezza sul lavoro.

AAA cercasi ministro dell’Istruzione della svolta

da La Tecnica della Scuola

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PON 2014/2020, chiarimenti sul calcolo delle ore dei progetti a costi standard

da La Tecnica della Scuola

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Ricorso al Consiglio d’Europa dei diplomati magistrale

da La Tecnica della Scuola

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Hackerato il sito del Miur: a rischio 26mila indirizzi mail di insegnanti

da La Tecnica della Scuola

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Religione cattolica, per il concorso si spera nel nuovo Governo

da La Tecnica della Scuola

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La settimana del cervello porta le neuroscienze a scuola

da La Tecnica della Scuola

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