Alunni con sostegno: fuori dalla classe piu’ al Nord che al Sud

Vita.it del 18-03-2018

Alunni con sostegno: fuori dalla classe piu’ al Nord che al Sud

L’Istat pubblica il report annuale sugli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, contando 160mila alunni e 88mila insegnanti di sostegno. Intanto CoorDown, in vista della Giornata Mondiale sulla sindrome di Down del 21 marzo lancia una campagna per sostenere l’inclusione scolastica
Tremila alunni con disabilità in più nella scuola dell’obbligo rispetto a un anno fa. Questo è il dato certificato dall’Istat, che ha contato nell’anno scolastico 2016-2017 circa 90mila alunni con disabilità nella scuola primaria (pari al 3% del totale degli iscritti) e 69mila nella scuola secondaria di I grado (il 4% del totale). Si tratta di un dato percentuale in continua crescita: quindici anni fa, nel 2001/02 l’incidenza degli alunni con disabilità era pari al 2,1% nella primaria e al 2,6% nella secondaria di primo grado. Sul totale degli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado, si tratta di quasi 160mila alunni, pari al 3,5%.

Molto sbilanciati i numeri rispetto al genere: i maschi rappresentano più del 64% degli alunni con disabilità, in entrambi gli ordini scolastici. Abbiamo 213 maschi ogni 100 femmine nella scuola primaria e 180 maschi ogni 100 femmine in quella secondaria di primo grado. Nelle scuole primarie si stima che il 20,3% degli alunni con disabilità non è autonomo in almeno una delle attività considerate (autonomia nel mangiare, nello spostarsi e nell’andare in bagno), i più gravi, quelli che non sono autonomi in tutte e tre le attività, sono il 7,3%. Nelle scuole secondarie di primo grado le stesse percentuali sono rispettivamente del 14,8% e del 5,9%. Nel Mezzogiorno si riscontra una maggiore presenza di alunni con problemi di autonomia rispetto al resto d’Italia.

Il problema più frequente è la disabilità intellettiva, che riguarda il 42,6% degli studenti con disabilità nella scuola primaria e il 49,2% di quelli nella scuola secondaria di I grado. Seguono i disturbi dello sviluppo e del linguaggio, che interessano rispettivamente il 25,6% e il 23,2% degli alunni con disabilità nella scuola primaria, mentre nella scuola secondaria di primo grado, dopo la disabilità intellettiva, i problemi più frequenti sono legati ai disturbi dell’apprendimento e ai disturbi dello sviluppo (rispettivamente il 24,3% e il 21,7% degli alunni con disabilità). Gli alunni che presentano più di un problema sono in media il 45% del totale degli alunni con disabilità.

Gli insegnanti di sostegno rilevati dal MIUR sono più di 88mila, 6mila in più rispetto allo scorso anno. Solamente il 70,9% degli insegnanti per il sostegno della scuola primaria e il 72% di quelli della scuola secondaria di primo grado svolge l’attività a tempo pieno all’interno dello stesso plesso scolastico. La Legge 244/2007 fissa in due alunni per ogni insegnante di sostegno il rapporto alunno-insegnante di sostegno: a livello nazionale, il rapporto è minore di quello previsto. Le differenze territoriali sono molto marcate: la Provincia autonoma di Bolzano ha un numero maggiore di alunni per insegnante per il sostegno (3,5 nella scuola primaria, 6,1 nella scuola secondaria di primo grado). Il rapporto più basso si riscontra in Molise, con 1 alunno per ogni insegnante per il sostegno. Il 16,8% degli alunni con disabilità della scuola primaria ha cambiato insegnante di sostegno nel corso dell’anno scolastico, alle medie lo ha fatto il 17,4% per gli alunni. Le percentuali aumentano drasticamente se si analizzano i cambiamenti di insegnante di sostegno rispetto all’anno scolastico precedente: il 41,1% degli alunni nella scuola primaria e il 37,2% in quella secondaria di primo grado. La continuità quindi è ancora da venire.

Il numero di ore settimanali assegnate in media all’alunno con disabilità evidenzia differenze territoriali: nelle scuole del Mezzogiorno un alunno ha in media 16,1 ore settimanali di sostegno nella scuola primaria e 12,9 ore medie settimanali nella scuola secondaria di primo grado, mentre al Nord un alunno disabile ha in media 12,7 e 10,6 ore medie settimanali di sostegno. Hanno presentato ricorso al Tribunale civile o al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per ottenere l’aumento delle ore sostegno il 6,7% delle famiglie degli alunni della scuola primaria e il 4,7% di quelle della scuola secondaria di primo grado: per entrambi gli ordini scolastici nelle regioni del Mezzogiorno la quota delle famiglie che ha fatto un ricorso è più alta rispetto a quella delle regioni del Nord (nella scuola primaria rispettivamente 10,2% e 4,4% nella scuola secondaria di primo grado rispettivamente 6,9% e 3,2%). Le ore svolte al di fuori della classe sono più elevate nelle scuole del Nord e più basse nel Mezzogiorno, per entrambi gli ordini scolastici. Se l’alunno presenta problemi di autonomia (nello spostarsi, nel mangiare e nell’andare in bagno) diminuisce drasticamente il numero di ore di didattica passate in classe. Nel Nord gli alunni non autonomi trascorrono al di fuori della classe 11 ore nella scuola primaria e 11,8 ore nella scuola secondaria di primo grado. Gli alunni nel Mezzogiorno non autonomi passano, invece, fuori dalla classe 3,9 ore nella scuola primaria e 6,4 ore nella scuola secondaria di primo grado. Si riscontra una buona partecipazione degli alunni con disabilità a uscite didattiche brevi (senza pernottamento) organizzate dalla scuola: gli alunni che non partecipano a questo tipo di attività sono il 5,1% nella scuola primaria e il 9,4% nella secondaria di primo grado. Le cose cambiano molto quanto le gite di istruzione prevedono il pernottamento: nella scuola secondaria di primo grado dove si stima che non partecipino il 21,9% degli alunni con sostegno, con differenze territoriali rilevanti. Nel Mezzogiorno non partecipano alle gite con pernottamento nella scuola secondaria di primo grado il 35,3% degli alunni con sostegno nelle scuole del Mezzogiorno contro il 20,1% del Centro e l’11,5% del Nord.

Al Sud solo il 69% delle scuole ha scale a norma e solo il 67,8% nelle scuole primarie e al 73,7% in quelle secondarie di primo grado ha i servizi igienici a norma. Ancora molto lontana l’accessibilità sul fronte sensoriale: solo il 23,7% delle scuole primarie del Nord ha all’interno del plesso scolastico mappe a rilievo e/o percorsi tattili, che nelle scuole del Mezzogiorno scende al 13,1%.

P. Grossi, Pugni

Grossi è per i più giovani

di Antonio Stanca

Pietro Grossi è uno scrittore italiano di quarant’anni, è nato a Firenze nel 1978 e in questa città è rimasto fino a vent’anni. Poi ha girato il mondo, è tornato a Firenze per seguire un corso di studi universitari e, quindi, è andato a Torino per frequentare la Scuola Holden. In seguito, dal 2001 al 2006, è vissuto a New York, dove ha tentato di d’inserirsi negli ambienti del cinema, a Roma e a Milano, dove agli interessi per il cinema ha aggiunto l’attività di traduttore, di correttore di bozze nonché quella di agente pubblicitario.

Alla ricerca di una chiara definizione dei propri interessi, delle proprie capacità, di una soluzione dei propri problemi sembra essere sempre stato Grossi e di questa condizione della sua vita ha fatto il motivo ricorrente delle sue opere di narrativa, da essa ha ricavato lo spirito che anima i loro protagonisti. Dal primo romanzo, Touché, del 2000, alla raccolta di racconti, Pugni, del 2006, al secondo romanzo, L’acchito, del 2007, ai racconti che ne sono seguiti è sempre possibile assistere alla rappresentazione delle difficoltà sofferte da parte di chi non si è ancora inserito nella vita, dei problemi vissuti quando non si è ancora capita la propria posizione, la considerazione, la valutazione che ci è stata riservata.

Più evidente che altrove è risultato questo tema nei tre ampi racconti che compongono Pugni, opera pubblicata la prima volta nel 2006 dalla Sellerio di Palermo e nel 2017 ricomparsa in un’altra collana della stessa casa editrice. Con essa Grossi è giunto alle finali di molti premi letterari e premiato è stato anche nei paesi stranieri dove l’opera è stata tradotta.

Ragazzi sono i protagonisti di questi racconti, ragazzi che ancora stanno a scuola o che da poco l’hanno finita, sono adolescenti o poco più, appartengono a quella fascia di età che sospesa è tra realtà e idealità, verità e immaginazione, ragione ed evasione. E’ il periodo che fa apparire possibile ogni grandezza, che convince di essa, che limitata, finita fa sentire la propria condizione al confronto di quella che si pensa di poter raggiungere. Disorientati, divisi si sta, pertanto, tra quanto si vorrebbe fare e quanto si deve fare, tra la vita sognata e quella vissuta. Così, in questo modo ci si inizia alla vita, si diventa uomini indipendentemente da quel che succederà, se si riuscirà, cioè, a realizzare quei sogni o meno, se si diventerà grandi o se si rimarrà piccoli.

Questa fase di preparazione, d’iniziazione stanno attraversando i ragazzi dei racconti di Pugni. I due, la “Ballerina” e la “Capra”, del primo racconto hanno posto tutte le loro speranze di successo nel pugilato, ai due fratelli del secondo, Natan e Daniel, il padre ha regalato due cavalli con i quali hanno iniziato il loro viaggio nella vita, a Nico, protagonista del terzo racconto, sta succedendo di veder fallire intorno a sé quanto, amicizie, affetti, amori, aveva creduto dovesse durare, sta annaspando tra quel che gli è rimasto, sta cercando altro senza sapere cosa.

Abile è stato Grossi nel rappresentare situazioni così particolari, stati d’animo così complessi. Nessuno dei suoi protagonisti è ancora riuscito nei suoi intenti, nessuno si è ancora chiarita la propria strada e tutti sono esposti ad un turbinio di pensieri, tutti sono in preda a turbamenti, tormenti, ossessioni. E non solo nell’anima soffrono ma anche nel corpo quei ragazzi ché tutto in loro risente del travaglio patito e di tutto, di ogni particolare, scrive Grossi con un linguaggio molto realistico che non rinuncia, però, agli abbandoni poetici, agli effetti lirici, che a volte non dice e lascia intuire.

E’ questa, soprattutto, la sua novità, quella che insieme al contesto, intenzionalmente indeterminato, nel quale colloca le vicende rappresentate, lo distingue dagli altri autori che con questi temi si sono cimentati.

Miur, si blocca il sito delle istanze «Troppi accessi per il concorso»

da Corriere della sera

Miur, si blocca il sito delle istanze «Troppi accessi per il concorso»

Gli aspiranti candidati al concorso per insegnanti e chi ambisce alle supplenze Ata affollano la piattaforma delle Istanze Online. Che quindi si inceppa. Non è la prima volta

di Valentina Santarpia

Centinaia di domande caricate in poche ore, migliaia di accessi, e la piattaforma di Istanze Online del ministero dell’Istruzione si blocca: per l’ennesima volta, verrebbe da dire. Stavolta ad intasare il sito sono gli aspiranti candidati al concorso docenti riservato agli abilitati e o specializzati sul sostegno, che entro il 22 marzo devono inviare la propria domanda: si tratta del primo dei tre concorsoni previsti dal ministero, quello «facilitato» per gli abilitati di seconda fascia- con Sis, Tfa o Pas- che insegnano da tempo e sono rimasti fuori dalle graduatorie e per chi, come gli idonei fantasma, pur avendo superato tutte le prove del concorso non è stato assorbito per colpa del bando, che prevedeva un limite massimo. La platea di interessati a questo concorso dovrebbe aggirarsi intorno ai 76 mila, compresi i 13 mila delle Gae. A loro si aggiungono i migliaia di aspiranti supplenti Ata, collaboratori tecnici amministrativi, che da ieri, 14 marzo, possono scegliere le scuole dove proporsi per una supplenza tramite il modello D3, che può essere invece presentato fino al 13 aprile. Il mix di accessi genera il caos: il sistema si rallenta, si inceppa, si blocca, e sono decine gli insegnanti che su Facebook segnalano difficoltà nel presentare la domanda.

I precedenti

Non è la prima volta. Il tilt che si è verificato l’estate scorsa, quando il sistema di accesso si bloccò per le domande di supplenza dei prof (150 al minuto, per un totale di circa 700 mila docenti precari), portò il ministero a dover modificare alcuni parametri del sistema informatico per arginare il flusso di richeste forsennate sul modello B. A settembre nuovi problemi: le graduatorie di istituto appena pubblicate in Veneto, furono revocate per «errori informatici» ammessi dallo stesso ministero. L’anno scorso fu l’algoritmo del Miur, che avrebbe dovuto smistare le domande di trasferimento e assegnazione dei docenti, a combinarne di tutti i colori: almeno cinquemila in tutta Italia le conciliazioni per rimettere al loro posto i docenti che protestavano per mancata corrispondenza tra richiesta, punteggi e assegnazioni. Sembra evidente, rileva Tecnica della scuola, che per ogni scadenza in cui si debba usare la piattaforma, siano puntuali «l’intasamento e il caos». Ma di chi è la «colpa»?

Concorso docenti abilitati, per i vincitori cancellazione dalle graduatorie precedenti: le info utili

da La Tecnica della Scuola

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Mobilità 2018/2019, come presentare la domanda

da La Tecnica della Scuola

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