Storie di resilienza

Storie di resilienza: a Firenze la presentazione delle migliori 25 esperienze

Gli autori saranno testimonial del riscatto sociale in scuole e carceri italiane

Prende forma la rete di figure di riferimento positiverole model – che attraverso il racconto delle loro storie di riscatto sociale possono ispirare chi vive in contesti difficili. L’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire e l’Unità italiana Epale, la community per l’apprendimento degli adulti in Europa, su invito della Commissione europea, hanno ideato il concorso “Storie di Resilienza”. L’obiettivo è raccogliere testimonianze di migranti, rifugiati, giovani a rischio di abbandono scolastico, detenuti, ex-detenuti, disabili e giovani svantaggiati, che hanno dato una svolta alla loro vita grazie a un percorso di istruzione e di formazione.

Gli autori dei 25 migliori racconti saranno presentati e premiati oggi, a partire dalle ore 15,30, a Firenze, nella Sala Poccetti dell’Istituto degl’Innocenti, nell’ambito dell’evento “Storie di resilienza. Istruzione, formazione e apprendimento per trasformare le difficoltà in momenti di crescita e riscatto sociale”.

Al convegno interverranno Cristina Giachi, Vicesindaca del Comune di Firenze, Anne Ballauf, della Commissione europea, DG Istruzione, Gioventù, Sport e Cultura, Giovanni Di Fede, Consigliere di amministrazione di Indire, Sara Pagliai, coordinatrice dell’Agenzia Erasmus+ Indire, e Patrizia Garista, ricercatrice Indire esperta sul tema della resilienza.

«L’iniziativa – spiega la coordinatrice dell’Agenzia Erasmus+ Indire, Sara Pagliai – ci permette di dar voce a persone che vivono esistenze ai margini, vite che non fanno notizia ma che hanno molto da dirci. Abbiamo ricevuto 70 racconti ricchi di umanità, storie diverse ma legate tutte da una “rinascita”, in cui l’istruzione e la formazione hanno avuto un ruolo determinante. Oggi presentiamo gli autori delle storie più significative, perché la loro esperienza possa ispirare altri individui a intraprendere un percorso di crescita».

Fra i racconti selezionati, molte storie di migranti, che dopo il viaggio drammatico verso le coste italiane sono stati accolti e inseriti in percorsi di istruzione universitaria o nel mondo del lavoro. Altre storie riguardano esperienze come il carcere, l’indigenza e la disabilità fisica.

Nel corso del 2018, queste persone potranno avere un ruolo di “testimonial” in scuole, carceri e istituti per l’apprendimento degli adulti per raccontare la loro storia nell’ottica del role model, una figura di riferimento che interviene in favore di un ambiente di apprendimento e di una società più inclusiva e accogliente.

#RoleModel  – rolemodel.erasmusplus.it

La scuola che verrà

“La scuola che verrà”: 21 e 22 marzo, un’assemblea nazionale a Roma per discutere della scuola che vogliamo

FLC CGIL e Proteo Fare sapere, chiamano a raccolta docenti, giuristi, studenti, donne e uomini che lavorano ogni giorno per una scuola pubblica di qualità.

A pochi giorni dai risultati delle elezioni politiche la FLC CGIL con Proteo Fare Sapere, chiama a raccolta le forze che ogni giorno si battono per una scuola pubblica di qualità e dà appuntamento il 21 e 22 marzo, a Roma, per l’assemblea nazionale “La scuola che verrà”.
Il programma dell’iniziativa

Continuiamo a ritenere il tema dell’Istruzione fondamentale per il destino, lo sviluppo sociale e la tenuta democratica del Paese. Con la firma della pre-intesa per il rinnovo del contratto della Conoscenza abbiamo riconquistato il diritto fondamentale alla contrattazione (azzerato per ben 10 anni) e scardinato l’impianto complessivo della legge 107/15, una delle più dannose per la scuola e i suoi lavoratori, sappiamo però che per la scuola resta ancora molto da fare. Il tema dell’Istruzione e delle risorse ad essa destinate deve ritornare al centro del dibattito politico e per questo vogliamo discuterne, a ridosso di una nuova legislatura, con tutte le forze che sono in campo per un’idea di scuola costituzionale, democratica, inclusiva, ben diversa da quella che ha preso piede in questi anni.

Accanto agli interventi del Segretario generale della FLC CGIL, Francesco Sinopoli che introdurrà i lavori, e della Segretaria generale della CGIL, Susanna Camusso, che li concluderà, abbiamo fortemente voluto i contributi di giuristi, pedagogisti, docenti universitari (Vittorio Angiolini, Massimo Baldacci, Umberto Margiotta, Annamaria Poggi, Mario Ricciardi, Angela Volpicella), ma anche le testimonianze di quelle forze che in questi anni hanno messo in campo un grosso lavoro di promozione di un’idea “alternativa” di scuola pubblica. Parteciperanno infatti, la professoressa Anna Angelucci, presidente dell’associazione “Per una scuola della Repubblica”, la professoressa Renata Puleo, tra i firmatari dell’“Appello per la scuola pubblica”, Il professor Bruno Moretto del comitato “Scuola e Costituzione“, Tonia Guerra del comitato LIP (Legge d’iniziativa popolare) Scuola, Angela Nava del coordinamento genitori democratici.

Ci saranno inoltre, le comunicazioni di Cristian Raimo (docente e scrittore) e della dirigente scolastica Elena Tramelli (IC Teglia, Genova).

Interverranno i rappresentanti delle maggiori Associazioni dei docenti: Giuseppe Bagni del CIDI, Giuseppe Desideri dell’AIMC, Giancarlo Cavinato dell’MCE, Gennaro Lopez di Proteo Fare Sapere. Porteranno infine, il loro contributo Giammarco Manfreda della Rete degli Studenti Medi e Francesca Picci dell’Unione degli Studenti.

Strumenti musicali con bonus 2018

da Il Sole 24 Ore

Strumenti musicali con bonus 2018

di Luca De Stefani

Dal 26 marzo prossimo e fino alla fine del 2018, gli studenti iscritti a licei musicali o ai conservatori potranno acquistare strumenti musicali nuovi, usufruendo di uno sconto del 65% del prezzo, per un importo massimo di sconto di 2.500 euro (spesa massima agevolata di 3.846,15 euro). È stato pubblicato ieri, infatti, il provvedimento delle Entrate 19 marzo 2017, n. 60401/2018, che ha disciplinato la proroga al 2018 dell’agevolazione introdotta dall’articolo 1, comma 626, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 e dall’articolo 1, comma 984, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (limite di sconto del 2016 di 1.000 euro).

Cosa riguarda

Il «contributo una tantum» è concesso solo per gli acquisti «effettuati» (cioè pagati) nel 2018 e solo per uno «strumento musicale». L’importo del prezzo di 2.500 euro, su cui calcolare il 65%, deve essere ridotto del contributo eventualmente fruito per l’acquisto nel 2016 e/o nel 2017. A differenza del 2017, dove erano disponibili complessivamente 15 milioni di euro, i fondi a disposizione per il 2018 sono di 10 milioni di euro.

A chi spetta

Il contributo una tantum 2018 spetta solo agli studenti in regola con il pagamento delle tasse e dei contributi dovuti per l’iscrizione all’anno 2017-2018 o 2018-2019. Lo studente deve richiedere al proprio istituto un certificato d’iscrizione ai fini del bonus, il quale dovrà essere consegnato al produttore o al rivenditore.

Il contributo sarà «anticipato» sotto forma di «sconto sul prezzo di vendita» (comprensivo di Iva) da parte del rivenditore o produttore.

A quest’ultimo spetterà un credito d’imposta di ammontare pari al contributo riconosciuto agli studenti. Prima di “concludere la vendita dello strumento musicale”, dovrà effettuare un’apposita comunicazione all’agenzia delle Entrate (dal 26 marzo 2018), utilizzando il servizio telematico Entratel o Fisconline delle Entrate.

Le scuole italiane cominciano a diventare bilingue

da Il Sole 24 Ore

Le scuole italiane cominciano a diventare bilingue 

In Italia sono 213, di cui oltre 150 statali, le scuole che aderiscono al programma Cambridge per l’insegnamento in lingua inglese secondo modelli educativi internazionali. Quasi cinquemila invece gli studenti coinvolti. Le discipline più insegnate nel nostro Paese con il metodo Cambridge International sono Geografia, Matematica, Fisica, Biologia e Inglese come seconda lingua.

I corsi Clil
Secondo i dati sullo studio delle lingue nell’Unione Europea nell’ambito della scuola secondaria, ogni studente italiano apprende in media 1,70 lingue straniere e nel 96% dei casi frequenta lezioni scolastiche di inglese (fonte: Eurostat). Numeri destinati a crescere ancora visto che la Buona Scuola ha introdotto l’obbligo di insegnamento di una materia scolastica in lingua inglese, dal quinto anno in tutti i percorsi di studio e a partire dal terzo anno per i Licei linguistici. Una metodologia che va sotto il nome di Clil (Content and language integrated learning) e che è nata agli inizi degli anni ’90 finalizzata all’insegnamento in inglese di discipline non linguistiche, ma i cui risvolti positivi si estendono a diversi campi dell’apprendimento, grazie ai valori fondanti di interculturalità e approccio plurilingue.

Il programma Cambridge assessment international education
Riunisce quasi un milione di studenti di 10.000 scuole in 160 diversi paesi nel mondo. I programmi e le certificazioni Cambridge offrono un parametro standard di riferimento a livello internazionale delle competenze dello studente. Come spiega Alessandra Varriale, Manager Italy Southeastern Europe, Cambridge Assessment International Education, ha dichiarato: «Il programma Cambridge International si pone l’obiettivo di formare studenti per la vita, aiutandoli a sviluppare una vera e propria passione duratura per l’apprendimento. Si tratta di un passaporto internazionale fondamentale per avere accesso alle più prestigiose università internazionali e alle migliori aziende di tutto il mondo. Perché lo studente possa avere le migliori opportunità di carriera, scolastica e internazionale».

Assunzioni ma solo in part-time

da ItaliaOggi

Assunzioni ma solo in part-time

Per la prima volta, l’orario ridotto è deciso dal ministero al momento della selezione

Sta per trovare piena applicazione per la prima volta la disposizione di cui agli articoli 39 e 58 del contratto 2007- non abrogata dall’ipotesi di contratto relativo al personale del comparto istruzione e ricerca valido per il triennio 2016/2018 – secondo cui «l’amministrazione scolastica costituisce rapporto di lavoro a tempo parziale sia all’atto dell’assunzione sia mediante trasformazione di rapporti di lavoro a tempo pieno su richiesta dei dipendenti interessati, nei limiti del 25 per cento della dotazione organica complessiva di personale a tempo pieno».A tutt’oggi i rapporti di lavoro a tempo parziale si costituiscono, anche all’atto dell’assunzione, mediante trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, esclusivamente nei confronti del personale sia docente che Ata assunto in ruolo su posto a tempo pieno. Non c’è invece alcuna traccia delle assunzioni in ruolo su posti di part-time costituiti in organico di diritto, come invece lasciava intuire la lettera dei due citati articoli.Nella circostanza il condizionale ha una sua ragion d’essere alla luce del decreto del ministero dell’istruzione n. 209 del 28 febbraio 2018 con il quale è stata indetta – in applicazione delle disposizioni di cui all’art. 1, comma 619 della legge 27 dicembre 2017 – una procedura selettiva per titoli e colloquio finalizzata appunto all’immissione in ruolo con contratto di lavoro a tempo parziale del personale titolare di contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati con le istituzioni scolastiche statali ai sensi dei decreti attuativi dell’art. 8 della legge 3 maggio 1999 (trasferimento di personale Ata dagli enti locali alle dipendenze dello Stato), per lo svolgimento di compiti e di funzioni assimilabili a quelli propri degli assistenti amministrativi e tecnici.

Un’immissione in ruolo determinata pertanto, per la prima volta nella legislazione scolastica, su posti di organico di diritto costituiti a tempo parziale, proprio come ad avviso di molti ipotizzavano i suddetti articolo 39 e 58 del contratto collettivo nazionale del 2007.

Protagonisti di questa inusuale procedura di immissione in ruolo sono esclusivamente i circa 800 lavoratori che alla data di entrata in vigore della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (1° gennaio 2018) risultavano in servizio sui 441 posti in organico di assistenti amministrativi e tecnici accantonati da anni per i fini di cui al citato articolo 8 della legge n. 124/1999 e pertanto destinatari di contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati, ai sensi dell’art. 6, comma 2 del decreto legislativo n. 81/2000, da 312 istituzioni scolastiche statali ubicate soprattutto in Sicilia e Campania, con il personale iscritto negli elenchi dei soggetti impegnati nelle attività socialmente utili per lo svolgimento di compiti e di funzioni assimilabili a quelli degli assistenti amministrativi e tecnici.

A tutti loro, a decorrere dall’anno scolastico 2018/2019, il ministero dell’istruzione conferirà, previa la selezione per titoli e colloquio, circa ottocento contratti a tempo indeterminato a copertura pertanto dei 441 posti vacanti in organico di diritto di assistenti amministrativi e assistenti tecnici occupati negli ultimi 15 anni appunto con contratti di collaborazione coordinata e continuativa.

I vincitori saranno assunti anche a tempo parziale, nei limiti di una maggiore spesa di personale, pari a 5,402 milioni di euro nel 2018 e a 16,204 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019.

I rapporti instaurati a tempo parziale non potranno essere trasformati a tempo pieno o incrementato nel numero di ore se non in presenza di risorse certe e stabili, così come precisano gli ultimi due periodi dell’art. 1, comma 619 della più volte citata legge n. 205/2017.

Con riferimento alla procedura selettiva il decreto ministeriale ne sottolinea la natura derogatoria rispetto alle normali procedure di assunzione, in quanto finalizzata sia a sanare situazioni che si protraggono da tempo e che hanno creato diffuse aspettative negli aventi diritto sia a immettere in ruolo personale munito di comprovata ed aggiornata professionalità garantendo così il consolidamento delle pregresse esperienze lavorative all’interno delle istituzioni scolastiche.

Due parametri certamente condivisibili ma che andrebbero applicati a tutti i lavoratori docenti ed Ata che da anni prestano servizio con contratti a tempo determinato e con altrettanta esperienza professionale e lavorativa.

Concorso, caos sulle domande

da ItaliaOggi

Concorso, caos sulle domande

Sito in tilt, i sindacati hanno chiesto una proroga per le istanze che scadono il 22 marzo

I docenti di ruolo e gli aspiranti docenti che intendono presentare la domanda per partecipare al concorso riservato hanno tempo fino al 22 marzo prossimo. Le domande devono essere presentate via web ma, anche questa, volta, il sovraccarico di utenti spesso manda in tilt il sistema e i sindacati hanno chiesto una proroga al ministero per dare più tempo ai diretti interessati, spesso impossibilitati, loro malgrado, ad effettuare le operazioni. E a complicare il tutto contribuisce anche una incongruenza contenuta nel decreto legislativo 59/2017, riguardante la valutabilità dei servizi, che sta creando molte perplessità tra gli addetti ai lavori.La tabella A del decreto 59, infatti, prevede che il servizio possa essere valutato solo se prestato per un periodo continuativo non inferiore a 180 giorni per ciascun anno scolastico (si veda pag. 45 della tabella A). Ma la stessa tabella, quando fa riferimento alla necessità che il servizio sia continuativo, anziché fare riferimento al comma 114, lettera b) della legge 107/2015 che prevede tale requisito, fa riferimento alle norme contenute nel testo unico che, per contro, non fanno alcun accenno a tale necessità. Le norme citate nella tabella A del decreto 59, infatti, sono il comma 1 dell’articolo 438 del decreto legislativo 297/94, il quale dice solo che «la prova ha la durata di un anno scolastico. A tal fine il servizio effettivamente prestato deve essere non inferiore a 180 giorni nell’anno scolastico». E il comma 14 dell’articolo 11 della legge 124/99, il quale dispone che «il servizio di insegnamento non di ruolo prestato a decorrere dall’anno scolastico 1974-1975 è considerato come anno scolastico intero se ha avuto la durata di almeno 180 giorni oppure se il servizio sia stato prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale».

È opportuno ricordare che il decreto 59 dà attuazione alle procedure di reclutamento previste dalla legge 104/2015, che prevede, tra le altre, anche quella relativa al concorso riservato agli abilitati, che è stato bandito con il decreto dipartimentale 85 del 01.02.2018. Sulla questione del servizio, dunque, la normativa di riferimento non è quella contenuta nel testo unico e nella legge 124/99 (che riguarda la ricostruzione di carriera, la mobilità e le graduatorie dei precari) ma il comma 114, lettera b) della legge 107/2015 che , testualmente recita: «Limitatamente al predetto bando (il concorso riservato agli abilitati n.d.r.) sono valorizzati, fra i titoli valutabili in termini di maggiore punteggio: …b)il servizio prestato a tempo determinato, per un periodo continuativo non inferiore a 180 giorni, nelle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado».

Il modulo di domanda, però, non consente di inserire i servizi prestati frazionatamente nello stesso anno, salvo prevedere una chiamata che fa riferimento al testo unico. In particolare, la dicitura contenuta nella domanda prevede che il candidato dichiari che il servizio è valutabile coma anno di servizio intero ai sensi dell’articolo 11, comma 14, della legge 3 maggio 199 n. 124.

Il rischio che si corre, dunque, è che i candidati vengano indotti in errore dalle disposizioni contenute nella tabella A del decreto 59 e, per questo motivo, inseriscano i 180 giorni maturati frazionatamente indicando solo il termine iniziale del primo contratto e solo il termine finale dell’ultimo contratto. Nel qual caso si tratterebbe di una dichiarazione non rispondente al vero che potrebbe addirittura determinare il licenziamento in tronco all’atto del controllo d’ufficio delle dichiarazioni dopo l’eventuale immissione in ruolo.

E poi c’è l’ipotesi del candidato che, indicando frazionatamente i servizi, confidando sul disposto dell’articolo 11, comma 14 della legge 124/99, non si veda riconoscere il servizio e intenti l’azione giudiziale. Infine, c’è il giallo sulle classi di concorso di flauto nella scuola secondaria di secondo grado: AG55 a AW55. La prima (AG55) indica il flauto e la seconda (AW55) il flauto traverso. Il doppio codice è frutto di un equivoco sorto all’atto della compilazione della tabella relativa alle classi di concorso. Il codice AG55, infatti, è riferito al flauto in senso stretto, che talvolta viene indicato come flauto traverso: il flauto moderno che si suona nelle orchestre.

La seconda (AW55) che è indicata come flauto traverso, in realtà indica la classe di concorso relativa al flauto dolce e traversiere; due tipologie di flauto antico che si insegnano in alcuni conservatori e anche in alcuni licei musicali, specie al Nord. L’equivoco non è stato chiarito dal ministero dell’istruzione. E già adesso nei licei musicali, all’atto della compilazione delle graduatorie di istituto, si sono verificati diversi inserimenti a pettine degli stessi aspiranti nell’una e nell’altra graduatoria. Proprio perché, per come sono indicate, le classi di concorso non possono essere distinte. E ciò renderà particolarmente complicato il lavoro delle commissioni di concorso di queste discipline.

Strumento musicale nei licei, il Tar boccia la Fedeli: è illegittimo dimezzare le lezioni al primo biennio

da ItaliaOggi

Strumento musicale nei licei, il Tar boccia la Fedeli: è illegittimo dimezzare le lezioni al primo biennio

La decisione del ministero era stata motivata dalla carenza di organico. Ora si attende il cds

Il ministero dell’istruzione dovrà ripristinare la seconda ora di insegnamento dello strumento principale nel primo biennio dei licei musicali. Lo ha stabilito la terza sezione bis del Tar del Lazio, con la sentenza N. 02915/2018, pubblicata il 14 marzo scorso. Il collegio ha annullato la nota con la quale il ministero dell’istruzione ha ridotto da due ad una le ore settimanali di insegnamento dello strumento musicale principale, ritenendo che tale nota sia stata adottata in violazione della normativa di settore che ne prevede due.

Nei licei musicali, infatti, gli alunni studiano due strumenti contemporaneamente. Al primo strumento la legge assegna due ore settimanali nel primo biennio, un’ora settimanale nel secondo biennio e due ore settimanali nell’ultimo anno di corso. Al secondo strumento, invece, la legge assegna un’ora settimanale solo per i primi 4 anni di corso mentre, nell’ultimo anno, tale insegnamento cessa del tutto.

Il ministero dell’istruzione, invece, con la nota prot. 21315/2017 del 15 maggio 2017, ha disposto la decurtazione della seconda ora di primo strumento nel primo biennio e la relativa sostituzione con un’ora di ascolto. La riduzione è stata motivata adducendo carenze di organico che non avrebbero consentito la copertura dell’ora in più prevista dalla normativa. Di qui l’esperimento dell’azione giudiziale da parte di un gruppo di soggetti interessati e l’accoglimento del ricorso da parte del Tar. Che però ha disposto la compensazione delle spese, sgravando l’amministrazione dal peso della condanna a pagare le spese legali dei ricorrenti.

Ciò in controtendenza rispetto alla prassi invalsa, secondo la quale, chi perde la causa paga anche l’avvocato di chi vince. I giudici amministrativi hanno motivato la decisione facendo presente che la normativa in materia è chiara, da un lato, nell’attribuire una priorità all’apprendimento tecnico-pratico della musica assegnando al primo strumento due ore di lezione nel primo biennio. Ma nonostante questo l’amministrazione ha ritenuto di assegnare alla materia Esecuzione e interpretazione (è così che viene indicato l’insegnamento dello strumento musicale nei licei) soltanto un’ora per il primo strumento e un’ora per il secondo strumento.

Il tutto con l’espresso riconoscimento dell’intervenuta decurtazione di un’ora per il primo strumento, cui si va ad aggiungere un’ora di ascolto musicale. In sostanza un’ora di lezione frontale per il primo strumento musicale, spiegano i giudici amministrativi nella sentenza, è stata sostituita con un’ora di ascolto e, tuttavia, la normativa in materia non prevede alcuna ora di ascolto in tale disciplina «né evidentemente», si legge nel provvedimento, «l’ascolto può essere ricondotto comunque all’esecuzione e all’interpretazione dello strumento musicale e, pertanto, sebbene l’ascolto rappresenti una parte della didattica all’interno del liceo musicale, lo stesso non può prevalere in termini di ore di insegnamento impartite ai discenti, rispetto alle attività tecnico-pratiche, che rappresentano la finalità principale della predetta tipologia di liceo, considerazione quest’ultima utile a respingere anche la tesi che l’interpretazione comprenda anche l’ascolto sotto il profilo della percezione in gruppo della postura e dell’esecuzione singola».

L’amministrazione, peraltro, ha motivato la riduzione dell’orario di insegnamento frontale del primo strumento adducendo le carenze della dotazione organica «che, tuttavia», secondo la terza sezione bis, «non costituisce una valida motivazione a supporto della scelta di non rispettare il piano di studi predisposto in sede normativa per la sezione musicale dei licei».

Resta da vedere quali decisioni adotterà il ministero dell’istruzione per dare seguito alla pronuncia. Le sentenze del Tar, infatti, sono immediatamente esecutive. E quindi l’amministrazione dovrebbe procedere tempestivamente per darvi attuazione, ripristinando l’ora mancante nei primi due anni dei licei musicali. L’esecutività, però, potrebbe essere bloccata dal Consiglio di stato qualora il ministero dell’istruzione ritenesse di impugnare la sentenza di primo grado.

In assenza di tale sospensione, il ministero avrebbe l’obbligo di procedere nel senso indicato dal Tar. Ma è prassi che l’amministrazione rimanga inerte anche in questi casi. E quando ciò avviene l’ordinamento prevede la possibilità, per i ricorrenti vittoriosi, di procedere con un’ulteriore azione che dà luogo al cosiddetto giudizio di ottemperanza: un procedimento che si conclude con la nomina di un commissario ad acta da parte del Tar, al quale viene imposto di procedere all’esecuzione della sentenza.

Va detto subito, peraltro, che l’annullamento non vale per il periodo precedente alla pubblicazione della sentenza. Il Tar, infatti, ha semplicemente annullato la nota senza dichiararla nulla. Ciò vuol dire che il provvedimento annullato ha efficacia interinale.

Concorsi pubblici, diventa indispensabile l’attestato di conoscenza della lingua inglese

da La Tecnica della Scuola

Concorsi pubblici, diventa indispensabile l’attestato di conoscenza della lingua inglese

Le risorse per la formazione tornano in contrattazione

da La Tecnica della Scuola

Le risorse per la formazione tornano in contrattazione

Formazione docenti neo-assunti, apre la sezione Tutor dell’ambiente Indire

da La Tecnica della Scuola

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Erasmus+, Partenariati per gli scambi tra scuole: problemi tecnici con i webForm

da La Tecnica della Scuola

Erasmus+, Partenariati per gli scambi tra scuole: problemi tecnici con i webForm

Concorso docenti abilitati, si aprono i termini per le commissioni di valutazione. C’è tempo fino al 9 aprile

da La Tecnica della Scuola

Concorso docenti abilitati, si aprono i termini per le commissioni di valutazione. C’è tempo fino al 9 aprile

Prove Invalsi 2018, Ricci: ‘La disponibilità dei risultati di una prova uguale per tutti motiva gli studenti’

da Tuttoscuola

Prove Invalsi 2018, Ricci: ‘La disponibilità dei risultati di una prova uguale per tutti motiva gli studenti’ 

Mancano poco più di due settimane alla prova del fuoco della nuova formula delle prove Invalsi 2018 per la rilevazioni dei livelli di apprendimento in italiano, matematica e inglese degli alunni delle terze classi di scuola secondaria di I grado (statale e paritaria). Non più invii di enormi plichi con complicato smistamento alle scuole, non più elaborazioni su supporto cartaceo, non più correzioni e tabulazioni da parte dei docenti delle scuole: le prove si svolgeranno per la prima volta al computer, in modalità CBT (computer based test), con semplificazione dei tempi, dei costi, delle procedure e della rilevazione degli esiti.

Si tratta di una rivoluzione vera e propria che, almeno in prima applicazione, metterà alla prova non solo l’Invalsi, ma anche e soprattutto le istituzioni scolastiche interessate.

Proprio l’aspetto organizzativo, per il quale vari siti si attardano a evidenziare possibili difficoltà a causa della ridotta disponibilità di computer, sembra oggi prevalere sul merito dell’intera operazione che rischia, quindi, di essere non adeguatamente considerata e valorizzata agli occhi degli alunni, degli insegnanti e delle famiglie.

Con l’intento di rimettere al centro dell’attenzione le finalità e i contenuti dell’intera operazione, il responsabile Invalsi dell’Area delle prove Nazionali, il dott. Roberto Ricci, ha pubblicato una breve nota per evidenziare la portata innovativa e positiva delle prove Invalsi CBT.

È importante per lo studente – osserva Riccivedere il proprio esito delle prove Invalsi espresso su una scala nazionale. Essa consente di capire in modo semplice ed esplicito qual è il livello di competenza raggiunto rispetto a traguardi comuni a tutti gli studenti del Paese, senza però che questo incida sul voto d’esame che, invece, tiene conto di un complesso insieme di valutazioni formative e sommative dei docenti”.

Inoltre – continua il dirigente dell’Invalsi – la disponibilità dei risultati di una prova uguale per tutti i cui dati sono raccolti automaticamente e corretta con un unico sistema su tutto il territorio nazionale può avere un rilevante effetto positivo sulla motivazione degli studenti, fornendo loro un risultato che li informa sul livello di preparazione raggiunto su una scala unica per tutto il Paese.

Inoltre è importante per gli insegnanti e per la scuola disporre dei risultati dei loro allievi su una scala unica per ciascun ambito disciplinare, legata direttamente ed esplicitamente ai traguardi delle Indicazioni nazionali.

Vi è infine la grossa novità della rilevazione dell’inglese, articolata in una sezione rivolta alla comprensione della lettura e una alla comprensione dell’ascolto. La prova Invalsi 2018 d’Inglese è una prova bilivello: A1 e A2. In questo modo è possibile restituire gli esiti degli allievi nella certificazione delle competenze anche per coloro che non raggiungono il livello A2.

È del tutto evidente – osserva Ricci – che questa scelta è stata effettuata per consentire alle scuole, ma anche alle famiglie, di disporre di informazioni utili per l’innalzamento complessivo delle competenze linguistiche degli studenti, individuando con maggiore chiarezza le aree di intervento prossimale sulle quali è più utile intervenire e che possono garantire una maggiore possibilità di successo”.

17 aprile: elezioni RSU: in palio la rappresentatività e i distacchi

da Tuttoscuola

17 aprile: elezioni RSU: in palio la rappresentatività e i distacchi 

Manca meno di un mese alle elezioni per il rinnovo delle RSU. La settimana scorsa è scaduto il termine per la presentazione delle liste ed ora è ufficialmente partita la campagna elettorale per ottenere il sostegno del milione di docenti e Ata chiamati al voto.

Tre anni fa i votanti sfiorarono le 900 mila unità, confermando un livello di partecipazione tra i più alti dei comparti pubblici. Allo stesso modo il comparto scuola anche allora aveva fatto registrare il maggior tasso di sindacalizzazione tra i dipendenti pubblici con oltre 600 mila iscritti con delega.

Come si sa, proprio il tasso di sindacalizzazione insieme al tasso elettorale che si determinerà tra un mese concorre a determinare la rappresentatività (almeno il 5% complessivo).

Per i sindacati scuola che da sempre vanno per la maggiore (Flc-cgil, Cisl-scuola, Uil-scuola e Snals), la sfida elettorale dovrebbe servire a confermare o rafforzare le posizioni già raggiunte, mentre per Gilda degli insegnanti il voto dovrebbe servire ad evitare una flessione verso il tasso minimo di rappresentatività.

Nelle ultime elezioni per le RSU si è avuta questa percentuale di consensi nel voto: Flc-cgil 30,3%, Cisl-scuola 22,6%, Uil-scuola 16,2%, Snals 13%, Gilda 7,7%, Anief 3,2%, Cobas 2%.

Chi, invece, conta di arrivare finalmente al tasso complessivo del 5% per entrare nel gotha dei sindacati rappresentativi, un obiettivo mancato già un paio di volte nelle precedenti tornate elettorali per il rinnovo delle RSU, è l’Anief che conta soprattutto sul voto del personale precario per il quale si è speso in numerose azioni legali.

Ma l’obiettivo del voto per le RSU vale non solo per il tasso di rappresentatività (condizione necessaria per partecipare alla contrattazione), ma anche, e soprattutto, per il “premio” costituito da distacchi e permessi sindacali (che sono a carico dello Stato), da sempre appannaggio ambito per i sindacati vincitori.

Violenza a scuola: tempi duri per le insegnanti che maltrattano i bambini

da Tuttoscuola

Violenza a scuola: tempi duri per le insegnanti che maltrattano i bambini

Due facce opposte della società violenta che sfoga frustrazioni all’interno della scuola: da una parte ci sono insegnanti picchiati da genitori e studenti, e, dall’altra, insegnanti che maltrattano bambini.

Da troppo tempo le cronache registrano violenze di segno opposto che coinvolgono la scuola, segno preoccupante del deteriorarsi dei valori civili di convivenza. Gli ultimi avvenimenti riguardano due maestre violente nei cui confronti è stata fatta ‘giustizia’ in modo clamoroso.

Una maestra di scuola dell’infanzia, arrestata tre anni fa per ripetuti maltrattamenti nei confronti di alcuni bambini e che aveva già patteggiato un anno e sei mesi col beneficio di sospensione della pena, è stata condannata dal tribunale civile di Bari a risarcire le vittime, dopo che i genitori dei bambini si erano costituiti parte civile.

La consulenza medico-legale disposta dal Tribunale ha accertato danni biologici di natura psichica quantificando dall’11 al 25% i disturbi post-traumatici da stress per un importo di 100 mila euro per ciascun bambino maltrattato.

La punizione della maestra violenta è avvenuta in tribunale, ma per un’altra insegnante, anch’essa pugliese (è di Taranto) e di scuola dell’infanzia, è avvenuta in tutt’altro modo.

L’insegnante, arrestata nel novembre scorso per maltrattamenti nei confronti di bambini di circa tre anni, è stata aggredita e malmenata da una coppia di genitori mentre faceva acquisti in un negozio del centro, e, dopo le medicazioni al pronto soccorso, ha denunciato i due genitori ‘vendicatori’.

I genitori avevano preferito farsi giustizia da soli per punire una colpa, da loro ritenuta grave, di cui si era macchiata la maestra nei cui confronti gli investigatori avevano accertato ripetute condotte violente (spinte, schiaffi, strattonamenti, urla) che, sempre secondo gli investigatori, denoterebbero “incapacità nel gestire i piccoli alunni durante l’orario scolastico, nonché assenza totale di metodo educativo, mancanze cui la stessa ha tentato di sopperire con aggressività e violenza, sia fisica che psicologica“.

Sulla base della motivazione dell’arresto della maestra violenta e malmenata dai genitori toccava all’Amministrazione scolastica, licenziandola per inattitudine. Ma forse non avrebbe evitato l’aggressore dei genitori giustizieri.