Pubblicato il Sillabo per l’Educazione all’imprenditorialità

Pubblicato il Sillabo per l’Educazione all’imprenditorialità nella scuola secondaria

(Lunedì, 26 marzo 2018) Per la prima volta l’Italia promuove l’introduzione strutturale dell’Educazione all’imprenditorialità a scuola

Inviata a tutte le scuole secondarie, da parte della DG per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione, la circolare che ha come obiettivo l’introduzione strutturale dell’Educazione all’imprenditorialità nella scuola italiana.

Grazie ad un Sillabo dedicato, le scuole saranno accompagnate nella costruzione di percorsi strutturati per dare a studentesse e studenti la capacità di trasformare le idee in azioni attraverso la creatività, l’innovazione, la valutazione e l’assunzione del rischio, la capacità di pianificare e gestire progetti imprenditoriali.
Scopo dell’introduzione dell’Educazione all’imprenditorialità è quello di sviluppare nelle studentesse e negli studenti attitudini, conoscenze, abilità e competenze, utili non solo per un loro eventuale impegno in ambito imprenditoriale, ma in ogni contesto lavorativo e in ogni esperienza di cittadinanza attiva. Si tratta pertanto di competenze trasversali e di competenze per la vita.

Questa importante azione è in linea con l’obiettivo chiave di promuovere e sviluppare le abilità imprenditoriali – definite dalla Commissione Europea con la Comunicazione 2012 “Ripensare l’istruzione: investire nelle abilità in vista di migliori risultati socioeconomici” e rinnovate nella Comunicazione 2016 “A new skills agenda for Europe” – condividendo l’idea che le competenze di imprenditorialità possano affiancare le competenze disciplinari, per far sì che i giovani diventino cittadini attivi, creativi e dotati di spirito di iniziativa.
Per la prima volta, quindi, nella scuola italiana si introduce strutturalmente l’Educazione all’imprenditorialità attraverso un Sillabo dedicato, costruito attraverso il coinvolgimento di circa 40 stakeholder (tra cui rappresentanze nazionali, fondazioni, attori del mondo dell’innovazione, imprese, mondo cooperativo e altri attori della società civile).
Aderendo alla Coalizione Nazionale per l’Educazione all’imprenditorialità, questi soggetti hanno adottato il Sillabo e si impegnano a realizzare attività coerenti ad esso nelle scuole.

Il Sillabo è suddiviso in 5 macro aree di contenuto:
1. Forme e opportunità del fare impresa
2. La generazione dell’idea, il contesto e i bisogni sociali
3. Dall’idea all’impresa: risorse e competenze
4. L’impresa in azione: confrontarsi con il mercato
5. Cittadinanza economica

L’Italia è inoltre tra i primi Paesi in Europa ad adottare strutturalmente il modello concettuale “EntreComp” (Entrepreneurship Competence Framework), il Quadro di Riferimento per la Competenza Imprenditorialità, prodotto dalla Commissione Europea, di cui la traduzione in italiano prodotta dall’ADI (Associazione Docenti e Dirigenti Scolastici Italiani) è stata inviata alle scuole in allegato alla circolare.

Le scuole tramite il Sillabo, gli esempi di attività collegati ad ogni area e il modello “EntreComp” potranno inserire nella propria offerta formativa percorsi dedicati, promuovendo metodologie di insegnamento che favoriscono la dimensione pratica, una didattica incentrata sulla centralità dello studente e basata su casi reali, e valorizzando i collegamenti interdisciplinari presenti tra gli insegnamenti.

Questa azione è da intendersi come strutturalmente legata ai finanziamenti dedicati all’Educazione all’imprenditorialità e previsti dal bando PON 2775 (www.istruzione.it/pon/avviso_educazione-imprenditorialita.html), in corso di valutazione, per un investimento complessivo di 50 milioni di euro.

Il MIUR, quindi, prende una posizione chiara sul tema dell’imprenditorialità con finanziamenti dedicati, un partenariato nazionale e azioni di contenuto.

Assistenza e disabili: pessimi segnali

Assistenza e disabili: pessimi segnali

 

Lasciano quanto meno perplessi le dichiarazioni di Alberto Brambilla, autorevole esponente della Lega Nord, raccolte da La Repubblica di oggi. Oltre che irricevibili sono francamente contraddittorie e insostenibili.”

Questo il commento secco di Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, a margine delle affermazioni dell’ex sottosegretario al lavoro (Maroni ministro del Governo Berlusconi) nonché esperto in materie previdenziali per la Lega. Brambilla, nell’intervista odierna, individua fra le risorse necessarie per una revisione della legge Fornero un “intervento chirurgico e fattibile: 50 miliardi in dieci anni. Che si coprono tagliando quell’assistenza che va ai falsi invalidi e a chi non se lo merita, perché mente sui requisiti.” Lo stesso Brambilla, non si sa bene sulla base di quali conteggi, sostiene che in assistenza si spenderebbero 100 miliardi l’anno.

La Lega, assieme all’intera coalizione di Centrodestra, in campagna elettorale ha promesso a gran voce l’aumento delle pensioni di invalidità. Come si coniuga questo intento con quelli espressi da Brambilla? Prima ancora della coerenza c’è un elemento di logica e matematica che non torna. Per tacere della bufala sui falsi invalidi che, ancora una volta, ritorna in scena.”

Ed in effetti di tratta di un ritornello caro al Centrodestra e alla Lega in particolare quello dei “falsi invalidi”. Forse non tutti ricorderanno quando il capogruppo della Lega Nord Reguzzoni sosteneva alla Camera che con la caccia ai falsi invalidi di sarebbe recuperato un miliardo di euro. Oppure quando un Ministro della Repubblica affermava in prima serata che un Paese con 2,7 milioni di disabili non poteva essere competitivo.

È grazie a quei pregiudizi, a quella propaganda, a quello stigma – prosegue Falabella – che in meno di dieci anni è stata condotta in Italia una folle campagna di 1.250.000 controlli. Una sciagurata pianificazione che ha prodotto costi e danni. Ora abbiamo anche i numeri asseverati da INPS e da Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali: con 450.000 controlli fra il 2013 ed il 2015 lo Stato ha recuperato 13 milioni e 600mila euro (a fronte di una spesa di 17 miliardi).”

Tagliare 5 miliardi l’anno dall’assistenza con i controlli sui falsi invalidi?

Appare francamente risibile e insostenibile nei numeri. Ma molto preoccupante politicamente e in termini di prospettive per le persone con disabilità. Ancora di più appare inquietante nel momento in cui, da più parti, si riflette sul contrasto alla povertà, all’esclusione sociale… e la disabilità è uno dei primi determinanti dell’impoverimento.”

Non è, quindi, sostenibile una riforma previdenziale, anche la migliore possibile, a spese dell’assistenza, sia perché la spesa per quest’ultima è già fin troppo marginale, sia per la disequità che si continuerebbe a subire.

Non è una prospettiva accettabile né certo compensabile con l’istituzione di un Ministero per la disabilità che peraltro mai abbiamo chiesto e su cui abbiamo motivate resistenze. La governance di questi temi non si risolve o affronta certo con un nuovo organo, ma con una visione politica condivisa e trasversale ai diversi livelli e ambiti istituzionali.”

Chiunque sia al Governo – conclude il Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – e pianifichi una ulteriore riduzione delle misure di supporto alle persone con disabilità o anziane incontrerà la nostra ferma opposizione in tutte le sedi e in tutte le piazze. Nel frattempo non guasterebbe un chiarimento da parte del leader della Lega, Matteo Salvini.”

Apple propone le emoji dedicate alle persone con disabilita’

Wired.it del 26-03-2018

Apple propone le emoji dedicate alle persone con disabilita’

Tra le prossime emoji a vedere la luce su smartphone, tablet e computer di tutto il mondo potrebbe esserci una serie dedicata alle persone con disabilità. La proposta arriva da Apple, che in questi giorni ha inviato un documento al consorzio Unicode (l’ente responsabile di definire i set di caratteri in uso presso i dispositivi elettronici in tutto il mondo) con le proprie idee inerenti le emoji proposte.
Nella rosa composta dalla casa di Cupertino sono inclusi 13 nuovi simboli: dalle protesi per gli arti superiori e inferiori agli apparecchi acustici, e dai cani guida al bastone bianco da orientamento per non vedenti, passando per sedie a rotelle e linguaggio dei segni. Tutti sono pensati per dare un modo più efficace di esprimersi a fette di popolazione che finora nel mondo delle faccine non hanno trovato adeguata rappresentazione.
A immaginare per prima le emoji c’è la sempre aggiornata Emojipedia, anche se non è ancora detto che le nuove faccine arriveranno ufficialmente nella lista di quelle che ci accompagna quotidianamente sui social network e le app di messaggistica.
Quella inoltrata dalla casa di Cupertino è per il momento una semplice proposta, che verrà discussa dal consorzio (del quale Apple non è che un membro tra molti, pur con un peso specifico molto alto) ed eventualmente approvata per l’inserimento nel corso della stesura della prossima versione dello standard Unicode: in questo caso — ma l’approvazione richiederà comunque mesi — non saranno solo iPhone, iPad e Mac a poter visualizzare le nuove emoji, ma anche i gadget della concorrenza.

di Lorenzo Longhitano

Tre anni di mobilità senza vincolo triennale. Risultato? Un «carosello» di 240mila prof

da Il Sole 24 Ore

Tre anni di mobilità senza vincolo triennale. Risultato? Un «carosello» di 240mila prof

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

La giostra degli insegnanti italiani è po’ come la ruota panoramica di Coney Island che ha segnato l’immaginario cinematografico di intere generazioni: sempre in movimento. Per il terzo anno consecutivo stiamo per assistere a un vero e proprio tourbillon di docenti che vanno e che vengono. Quasi sempre lungo due direttrici: da Nord verso Sud e dalla periferia verso il centro città. Nonostante la «Buona Scuola» prevedesse per gli insegnanti il vincolo triennale di permanenza nella sede di servizio (o di titolarità) anche stavolta viene consentito a decine di migliaia di professori di cambiare istituto, ambito o provincia. Come? Presentando domanda di mobilità dal 3 al 26 aprile prossimo. E solamente online.

Rinviando all’articolo qui sotto per i dettagli della procedura messa a punto dal ministero dell’Istruzione in questa sede conviene soffermarsi sugli effetti e sulla platea che potrebbe essere interessata dal nuovo “carosello”. Le prime stime parlano di 80/90mila domande. Un numero inferiore se confrontato con le circa 141mila istanze inoltrate lo scorso anno, e meno della metà delle 207mila presentate dai docenti che hanno partecipato al primo anno, 2016/2017, di mobilità straordinaria successivo alla maxi-infornata di precari avvenuta per effetto della legge 107. Di queste 80/90mila domande di trasferimento stimate se ne conta di accoglierne almeno 20mila. Il conto è presto fatto: i posti vacanti e disponibili da turn-over e “residui” degli anni precedenti sono circa 40mila. A questi vanno aggiunte le nuove cattedre che si trasformeranno da organico di fatto in organico di diritto (intorno alle 10mila) in base alle risorse stanziate dai governi Renzi-Gentiloni. Insomma, in tutto 50mila posti, che saranno così distribuiti: il 60% andrà a nuove assunzioni (circa 30mila) e il restante 40% alla mobilità (i rimanenti 20mila). Anche qui un dato in flessione rispetto alle domande accolte negli ultimi due anni: nel 2017/2018 poco più di 61mila, schizzate a oltre 157mila nel 2016/2017. In pratica, nel giro di tre anni, la deroga al vincolo triennale, ha portato quasi 240mila insegnanti a cambiare istituto.

È come se in tre anni tutti gli abitanti di una città di medie dimensioni come Messina avessero deciso di trasferirsi altrove. Con una differenza però. Che nel caso degli insegnanti gran parte degli spostamenti si sono verificati lungo l’asse Nord-Sud nonostante gran parte delle cattedre scoperte fossero al settentrione. Dei 22mila prof introvabili l’anno scorso (e rimasti tali) oltre 15mila riguardavano il quadrilatero Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna.

Ma facciamo un passo indietro per capire le origini del fenomeno. In base alla riforma del 2015 i trasferimenti “straordinari” su tutti i posti liberi dovevano avvenire solo nel 2016/2017 per far riavvicinare a casa gli assunti fuori regione. Ebbene, quell’anno, la situazione sfuggì letteralmente di mano: a fronte di 207.330 domande di mobilità presentate ne furono accolte 96.624 su scuola, 61.277 su ambito, generando caos, ritardi, e contenziosi all’avvio della scuola (e a danno degli studenti), complice pure le 27.036 assegnazioni provvisorie concesse dal Miur con “manica larga”. Nel 2017/2018 c’è stato qualche miglioramento: la mobilità è divenuta volontaria, i posti liberi per i trasferimenti sono scesi al 40% , e c’è stata una stretta sulle assegnazioni provvisorie. Nonostante ciò, nei due anni, si sono spostati comunque 218mila prof.

Alla base di questo meccanismo un accordo integrativo con i sindacati per far ripartire la giostra anche l’anno successivo. Intesa prorogata, poi, per altri 12 mesi, nel dicembre scorso, alla vigilia del nuovo Ccnl che assicurerà a partire da aprile/maggio un aumento medio in busta paga di 96 euro. Con il paradosso che per gli incrementi stipendiali varrà il nuovo contratto collettivo, mentre per la mobilità si continuerà a utilizzare il vecchio integrativo. Fino al 2019 quando diventerà operativa la “ferma” triennale prevista dalla «Buona scuola». Ma solo per gli spostamenti verso un’altra scuola perché le opzioni da/verso ambito potranno essere esercitate (ancora) annualmente.

Ogni docente può indicare fino a 5 scuole e 10 province

da Il Sole 24 Ore

Ogni docente può indicare fino a 5 scuole e 10 province

di Eu. B. e Cl. T.

Tutti i professori, dall’infanzia alle superiori, compresi i neo assunti a settembre 2017, titolari sia di scuola sia dei nuovi ambiti territoriali introdotti dalla legge 107, potranno chiedere di trasferirsi. La domanda è unica, e l’intera procedura, come lo scorso anno, è semplificata e interamente online.

Le preferenze esprimibili dagli insegnanti sono in totale 15 (al massimo cinque istituti, anche per la mobilità professionale – vale a dire i passaggi di ruolo o di cattedra – le restanti 10 scelte dovranno essere rivolte verso ambiti o intere province). Unico divieto, che sopravvive ai tanti “ammorbidimenti”: il docente non potrà indicare la scuola di titolarità o di assegnazione (in quanto ritenuta dal Miur «sede non esprimibile» per le operazioni di mobilità).

La procedura telematica che si aprirà il prossimo 3 aprile conferma, poi, la possibilità per l’insegnante titolare su ambito, con incarico triennale su scuola, di poter esprimere preferenze anche su istituto (un ulteriore modo per “aggirare” la chiamata diretta da parte dei presidi, ormai comunque largamente depontenziata per via della serie di paletti introdotti negli ultimi tempi).

I posti di sostegno potranno essere richiesti anche dai prof che partecipano ai corsi universitari di specializzazione (e conseguono il titolo dopo l’apertura delle operazioni di trasferimento purché però cinque giorni prima della chiusura delle funzioni Sidi).

Inoltre, nel caso in cui i docenti (ma la norma vale anche per il personale Ata) ottengano una preferenza relativa a una scuola con più sedi (articolate anche su più comuni) l’assegnazione non avverrà più, come in passato, su uno specifico punto di erogazione del servizio, ma all’istituto stesso. Sarà poi il dirigente a decidere a quale sede assegnare l’insegnante (o il collaboratore tecnico-amministrativo). Il preside può decidere unilateralmente se le sedi sono nello stesso comune, altrimenti deve concordare i criteri in seno alla contrattazione integrativa di scuola.

Confermate, poi, le precedenze per assistenza al familiare disabile; e le agevolazioni a ottenere la mobilità professionale per i docenti da anni utilizzati sui posti di strumento presso i licei musicali (in questi casi la domanda di trasferimento è in formato cartaceo). Per il passaggio di ruolo a infanzia e primaria occorre essere in possesso della laurea in scienze della formazione primaria, o del titolo magistrale entro il 2001/2002, considerato abilitante dalla magistratura amministrativa. Quanto ai titoli, viene confermato un punteggio pressoché pieno per il servizio pregresso (pre-ruolo e altro ruolo).

Per gli educatori, le domande di mobilità si presentano dal 3 al 28 maggio, per il personale Ata dal 23 aprile al 14 maggio, per chi insegna religione dal 13 aprile al 16 maggio.

Nessuna particolare novità sulle tempistiche: si procederà prima ai trasferimenti provinciali, poi si passerà a quelli interprovinciali. Immutate anche le regole sulle assegnazioni provvisorie che potranno essere richieste (e concesse) solo, come già definite, per alcune categorie di docenti (e per situazioni particolari e puntualmente documentate).

La continuità didattica è rimasta sulla carta

da Il Sole 24 Ore

La continuità didattica è rimasta sulla carta

di Luisa, Ribolzi

Nel 2015, la “buona scuola” dichiarava che, finalmente, si sarebbe posto fine al precariato, garantendo la continuità e la qualità dei docenti. Non è stato così: grazie alle deroghe al complicato maxi piano di assunzioni previste a partire dal 2016, in due anni sono state presentate oltre 350 mila domande di mobilità, a cui se ne aggiungeranno probabilmente 80/90 mila. Nel complesso, è ragionevole stimare che ne siano state accettate un pò più della metà. Quanto al precariato, le graduatorie a esaurimento si sono molto ridotte, ma gli incarichi a tempo tra il 2015 e il 2017 sono saliti da 118 a 126 mila, anche se l’incidenza proporzionale è leggermente diminuita (da 14,6% a 14,4%), e gli iscritti nelle graduatorie di istituto non sono tenuti a passare dal tirocinio. Il recente contratto prevede la possibilità di trasferirsi dopo un anno se si viene accettati nell’ambito, ma non nella scuola, in cui si è fatta domanda, e quindi il turn over, passato da 21,9% tra il 2004/2005 e il 2005/2006 a 29% tra il 2015/2016 e il 2016/2017 non pare destinato a ridursi. Queste cifre significano che in tre anni hanno visto venire meno la continuità didattica gli alunni di circa 200mila insegnanti che si sono trasferiti, più il centinaio di migliaia che avevano un supplente, più, se vogliamo, gli studenti delle scuole paritarie i cui insegnanti, in graduatoria, hanno optato per lo Stato.

Attribuire alla Buona Scuola questa situazione disfunzionale sarebbe però scorretto; possiamo piuttosto accusarla di essersi illusa di risolvere con un tratto di penna e cospicui finanziamenti due problemi presenti da sempre nella scuola italiana, l’eccesso di mobilità e il precariato, a cui quasi tutte le riforme nel secondo dopoguerra avevano dichiarato con tranquilla quanto errata sicurezza che avrebbero posto fine. Quanto alla mobilità, con Colucci e Gallo si può parlare dell’insegnamento come di un vero e proprio fenomeno di «migrazione interna» ( “In cattedra con la valigia”). Questo non deve stupire: in mancanza di possibilità di carriera, il solo miglioramento possibile è spaziale: ritorno a casa, avvicinamento alla residenza, spostamento da una scuola di periferia a una del centro città.

Da questi dati si possono trarre tre conclusioni. La prima è che, ancora una volta, la scuola si è mostrata finalizzata agli interessi dei docenti, e non degli studenti. La seconda è che, nell’equilibrio fra norme e concertazione, l’ago della bilancia si è spostato verso la concertazione, abolendo o indebolendo le decisioni viste con ostilità dagli insegnanti, o dai loro rappresentanti. Infine, se permangono le condizioni di reclutamento centralizzato, non è e non sarà mai possibile ridurre il «mismatch geografico e disciplinare» fra gli insegnanti assunti e gli effettivi bisogni della scuola denunciato da Barbieri e Sestito ne “La giostra degli insegnanti”, assicurando quella formazione di qualità cui ha diritto, oltre che ogni ragazzo, il paese nel suo insieme. Solo un reclutamento diretto delle scuole o delle reti di scuole all’interno di un corpo docente accreditato dallo Stato potrà segnare un’inversione di tendenza. Rispetto all’attuale sistema, che ha il raro pregio di scontentare gli studenti, le loro famiglie, i dirigenti e molta parte degli stessi insegnanti.

Graduatoria interna d’istituto. Anni di preruolo su sostegno, domanda di perdente posto. Consulenza

da Orizzontescuola

Graduatoria interna d’istituto. Anni di preruolo su sostegno, domanda di perdente posto. Consulenza

di redazione

Riportiamo le ultime risposte dei nostri consulenti nella rubrica “Chiedilo a Lalla”. Ricordiamo che per le istituzioni scolastiche abbiamo approntato un canale di consulenza gratuita e con risposta garantita.

Se il docente è titolare su posto comune gli anni di pre ruolo su posto di sostegno non si raddoppiano

Cinzia – scrivo in merito alla graduatoria interna per individuare eventuali soprannumerari. Sono una docente di scuola primaria posto comune, immessa in ruolo  1/09/2017 con  7  anni di pre-ruolo ( di cui 2 anni svolti su posto comune, 3 anni su posto di sostegno senza titolo di specializzazione su sostegno e 2 anni su posto di sostegno avente il titolo di specializzazione su sostegno). Quanti sono i punti che dovrei trovare nella graduatoria come anzianità di servizio? Grazie mille.

Indicare Sì o NO nella domanda da perdente posto?

Antonia  – Salve, sono un’insegnante di sostegno di scuola primaria che risulterà soprannumeraria e quindi potrà presentare domanda cartacea che annullerà la domanda eventualmente presentata on line. Se condizionerò la domanda, mi sarà precluso l’eventuale trasferimento in scuole/ambiti da me indicati nella stessa, nel caso in cui dovesse liberarsi nuovamente il posto, durante i movimenti, nella scuola di attuale servizio? Ringrazio per la risposta.

Salvini (lega): pronti a riformare la Scuola e ad abolire la legge Fornero

da Orizzontescuola

Salvini (lega): pronti a riformare la Scuola e ad abolire la legge Fornero

di redazione

Il leader della Lega, Matteo Salvini, interviene sulla scuola e sulle pensioni, tramite twitter e FB.

Ricordiamo che dopo l’elezione dei Presidenti di Camera e Senato, si attendono adesso le consultazioni per la formazione del Governo.

Salvini, in attesa dei prossimi sviluppi, ribadisce la sua volontà di riformare la Scuola, quindi di modificare la legge n. 107/2015.

Allo stesso tempo, conferma l’intenzione di abolire la legge Fornero.

Ecco quanto scritto dal leader della Lega:

Via legge Fornero e spesometro, giù tasse e accise, taglio degli sprechi e spese inutili, riforma della scuola e della giustizia, legittima difesa, revisione dei trattati europei, rilancio dell’agricoltura e della pesca italiane, Ministero per i disabili, pace fiscale fra cittadini ed Equitalia, autonomia e federalismo, espulsione dei clandestini e controllo dei confini. Noi siamo pronti, voi ci siete”. Lo scrive su twitter e FB il leader della Lega Matteo Salvini.

Registro elettronico, se deliberato dal collegio docenti è obbligatorio. Compilazione in tempo reale

da Orizzontescuola

Registro elettronico, se deliberato dal collegio docenti è obbligatorio. Compilazione in tempo reale

di redazione

Il decreto legge n. 95/2012 ha introdotto l’uso del registro elettronico a partire dall’a.s. 2012/13.

NORMATIVA

E’ l’articolo 7, comma 31, del decreto a prevedere che:

A decorrere dall’anno scolastico 2012-2013 le istituzioni scolastiche e i docenti adottano registri on line e inviano le comunicazioni agli alunni e alle famiglie in formato elettronico.

Il comma 27 del suddetto articolo 7 ha previsto la predisposizione da parte del Miur di un apposto Piano di dematerializzazione, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto:

Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca predispone entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto un Piano per la dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca e dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie.

Nonostante siano passati quasi 6 anni dall’approvazione del decreto, il suddetto Piano non è stato ancora adottato.

OBBLIGATORIETÀ REGISTRO ELETTRONICO – DELIBERA COLLEGIO DOCENTI

Sino a quando non ci sarà il Piano, l’adozione del registro elettronico non è obbligatoria.

In caso il Collegio docenti si esprima, deliberandone l’adozione, allora l’uso del registro elettronico diventa obbligatorio.

COMPILAZIONE REGISTRO ELETTRONICO

Il registro (di classe e personale), essendo un atto pubblico (V Sezione Penale della Corte di Cassazione: 12726/2000; 6138/2001; 714/2010) deve essere compilato nel medesimo momento in cui il docente è in classe.

L’insegnante, infatti, in qualità di pubblico ufficiale deve registrare all’istante quanto avviene in sua presenza.

L’uso del registro elettronico. pertanto, dovrebbe essere deliberato solo nei casi in cui la scuola sia dotata di infrastrutture e strumenti tali da mettere il docente in condizione di operare in classe, ovvero nei casi in cui ci sia un’efficiente connessione wirless e ci siano P.C. e/o tablet a disposizione dei docenti in ogni classe.

Il 6 aprile la Notte Europea della Geografia

da La Tecnica della Scuola

Il 6 aprile la Notte Europea della Geografia

Nota 26 marzo 2018, AOODGOSV 5162

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Ai Direttori e ai Dirigenti prepostiUffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Al Sovrintendente sco lastico per laRegione Valle D’Aosta
AOSTA
Al Sovrintendente scolastico per lascuola in lingua italiana
BOLZANO
All’Intendente scolastico per la scuola in lingua tedesca
BOLZANO
All’Intendente scolastico per la scuola delle località ladine
BOLZANO
Al Dirigente del Dipartimento istruzione per la Provincia di Trento
TRENTO
Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado
LORO SEDI

Nota 26 marzo 2018, AOODGOSV 5162

Oggetto: VIII Seminario nazionale 2018 “Le vicende del confine orientale e il mondo della scuola. La fine della Grande Guerra e il Confine orientale”.