Del cono e del cilindro

Del cono e del cilindro e…

di Maurizio Tiriticco

…dell’apprendimento efficace.

Rinvio il lettore alle slide seguenti, pubblicate da edscuola.it: Il laboratorio del gioco.

Si tratta di una serie di slide sull’apprendimento e le funzioni che il gioco assume in proposito soprattutto nella prima infanzia. Ed è una gran fortuna che il nuovo nato apprenda con piacere e senza quella fatica, quella che invece affligge migliaia di adolescenti che frequentano la nostra scuola dell’obbligo. In effetti, si tratta di una fatica lieve nei primi anni, ma sempre più insopportabile nella misura in cui ci si avvicina al sedicesimo anno di età! Quando il nostro alunno può esclamare: “Finalmente! Ce l’ho fatta! Non vedevo l’ora! E’ finita questa scuola dell’obbligo… sono libbberooo!!!” Ma il poverino non sa che oggi apprendere è un’attività a cui dobbiamo attendere, anche obtorto collo, e per tutta la vita!”! In effetti, basta acquistare il cellulare nuovo, e sono mille le nuove funzioni da apprendere! Così avviene nel mondo del lavoro! E non è un caso che da anni si parli di “apprendimento organizzativo”, un tema su cui scrissi un bel volumetto anni fa, “L’apprendimento organizzativo nella scuola dell’autonomia, i nuovi orizzonti culturali di dirigenti scolastici e docenti”, pubblicato da Anicia.

Ma perché organizzativo? Perché non c’è nessun “lavoro organizzato” in cui non si debba costantemente apprendere. E ciò lo sanno bene gli insegnanti – alludo a quelli più sensibili e attenti – che, anno dopo anno, hanno a che fare con alunni che cambiano con velocità inconsuete rispetto solo a qualche anno fa; e con tematiche disciplinari sempre nuove! Insegnare la prima guerra punica o il volume della sfera è molto molto difficile oggi rispetto a quegli anni lontani in cui io frequentavo la scuola! C’era la guerra e c’era la fame, e tanta, e la scuola e lo studio erano, per certi versi, diversivi di/vergenti e interessanti rispetto ad una vita quotidiana povera e, per certi versi, pericolosa! Contestare un insegnante – cosa che ormai è una sorta di sport – era assolutamente impensabile! Forse anche perché gli insegnanti erano tutti bravi e competenti! Quante lezioni cattedratiche! Quanta attenzione! La “didattica laboratoriale”, quella a cui oggi ci richiamano sia le Indicazioni nazionali che le Linee guida erano metodologie assolutamente ignote.

Ma torniamo al cono e al cilindro! Si tratta semplicemente di una metafora. Mi aiuto con le immagini. Il nuovo nato – ciascun nuovo nato – è come se fosse situato su un’ampia circonferenza, che sta ad indicare il mare delle possibilità che ha di apprendere! Con il crescere apprende, nella misura in cui viene stimolato dall’esterno. Più gli stimoli sono ricchi, copiosi e mirati, più il nostro nuovo nato cresce e apprende. Ma, se gli stimoli sono poveri e scarsi, il nuovo nato ha poche occasioni di apprendere. Nel primo caso il cono è alto, nel secondo invece, è basso. Nel primo caso il nuovo nato cresce e acquisisce sempre nuovi stimoli/informazioni. Nel secondo caso il nuovo nato “si deve contentare” dei pochi e scarsi stimoli di cui fruisce.

Restando nella metafora, un apprendimento ricco, continuo, motivante, che duri veramente tutta la vita costituisce la sfida dell’”educazione continua e permanente”. La ipotizzò Comenio (inizi del Seicento), ma rimase un’utopia! La riprese alla fine del secolo scorso il Libro bianco di Cresson, con cui vennero adottati i concetti di lifelong learning e di knowledge society. Sono sfide importanti che siamo in dovere di raccogliere! Ciascuno di noi! Ecco perché il cilindro! La metafora di un apprendimento che non ha mai fine… La sfida di oggi e degli anni che verranno!

Ricerca, oltre 4.500 progetti presentati per il bando PRIN

(Giovedì, 29 marzo 2018) Sono 4.552 i progetti presentati nell’ambito del bando PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale), pubblicato lo scorso 27 dicembre, che ha stanziato 391 milioni di euro per la ricerca di base delle università e degli Enti per la ricerca pubblici. La procedura per la presentazione delle proposte è stata aperta lo scorso 15 febbraio e si è conclusa oggi, alle ore 15.00.

Dei 4.552 progetti presentati, 1.610 sono relativi all’area delle Scienze della vita, 1.641 all’area delle Scienze ingegneristiche, chimiche, fisiche e 1.301 a quella delle Scienze umanistiche. Il bando prevedeva poi tre linee d’intervento: una linea principale, una dedicata ai giovani, una dedicata al Sud, per le quali sono stati presentati, rispettivamente, 3.477, 422, e 653 progetti.

Lanciato con lo scopo di favorire il rafforzamento delle basi scientifiche nazionali e rendere più efficace la partecipazione alle iniziative relative ai Programmi Quadro dell’Unione Europea, il bando PRIN si caratterizza per alcuni aspetti innovativi, come la possibilità di presentare i progetti estesa al personale, oltre che delle Università, anche degli Enti pubblici di ricerca vigilati dal MIUR. Come nella precedente edizione del bando, particolare attenzione sarà dedicata alla portabilità dei progetti e alle attività di diffusione e disseminazione dei risultati. I progetti saranno valutati in due fasi e tutta la procedura sarà gestita esclusivamente per via telematica.

“Quello lanciato a dicembre – ricorda la Ministra Valeria Fedeli – è il bando PRIN più sostanzioso di sempre: quasi 400 milioni per la ricerca di base, una dimostrazione molto concreta dell’attenzione posta dal governo Gentiloni all’ambito della ricerca, che abbiamo sempre considerato strategico per la competitività del Paese. La ricerca determina sviluppo e crescita. Sostenere la ricerca, in una società della conoscenza come quella in cui viviamo, significa guardare al futuro”.

I principi guida del programma PRIN sono l’alto profilo dei responsabili scientifici, l’originalità, le potenzialità d’impatto e la fattibilità dei progetti di ricerca. La valutazione delle proposte si svolgerà attraverso una prima fase di preselezione, di competenza diretta dei Comitati di Selezione (uno per ciascuno dei settori di ricerca ERC, per un totale di 25 CdS, che si insedieranno entro la metà di maggio), e una seconda fase di valutazione scientifica del progetto.

Disabilità e Trasporto Pubblico Locale

Disabilità e Trasporto Pubblico Locale: Accordo ASSTRA, FAND e FISH

 

Una novità assoluta per l’Italia: i presidenti di ASSTRA, l’associazione maggiormente rappresentativa delle imprese di trasporto pubblico locale, di FAND, la Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità e di FISH, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, hanno sottoscritto oggi uno storico impegno di collaborazione.

L’accordo è improntato ad una concreta e sinergica collaborazione da attuare sia a livello nazionale che locale. L’obiettivo è al contempo civile e ambizioso: favorire la più ampia garanzia del diritto all’accessibilità, alla mobilità e al trasporto delle persone con disabilità. Lo richiedono, oltre che la volontà di migliorare sempre la qualità dei servizi, fondamentali atti internazionali, già recepiti dal nostro Paese, che vanno dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità alla vigente regolamentazione europea in ambito di trasporto, mobilità e accesso non discriminatorio ai servizi pubblici.

In particolare l’accordo promuove la formazione finalizzata a supportare e informare le imprese di trasporto pubblico locale sui diritti dei viaggiatori con disabilità e sulle soluzioni per l’accessibilità dei servizi così fondamentali per milioni di cittadini e quindi anche per i cosiddetti Passeggeri a Ridotta Mobilità (PRM).

Ma, oltre alla formazione, verranno costituiti Tavoli tecnici di consultazione e di audit per individuare, in modo condiviso, le migliori e preferibili soluzioni tecniche e organizzative per la fruibilità – da parte di tutti – dei mezzi, delle strutture e dei servizi.

Una sfida, anche questa, strategica ma ineludibile che consentirà di orientare al meglio la scelta di mezzi, gli interventi per la rimozione delle barriere, la progettazione di nuove infrastrutture, l’adozione di coerenti soluzioni per il supporto ai passeggeri con disabilità o con mobilità ridotta.

Al momento della firma, Massimo Roncucci, presidente di ASSTRA, ha dichiarato: “Grande soddisfazione per questo primo passo che avvicinerà le nostre imprese alle esigenze delle persone con disabilità grazie alla collaborazione con le Federazioni FAND e FISH. Questo ci aiuterà a rendere sempre più accessibile e universale un servizio che per definizione è essenziale per la qualità della vita delle persone.”

Il diritto alla mobilità è funzionale all’esigibilità concreta di molti altri diritti di cittadinanza, di altri servizi e opportunità. – rileva Franco Bettoni, presidente della FAND – La sottoscrizione di questo accordo ci rende soddisfatti ma al contempo pienamente consapevoli e responsabili di quanto ciò sia solo l’inizio di un percorso che dà continuità all’esperienza che in questi anni ci ha visti protagonisti, congiuntamente con la FISH, in azioni ed interventi, in coerenza con la Convenzione ONU e con i Regolamenti Europei, al fine di garantire ai milioni di passeggeri con disabilità e a ridotta mobilità (PRM) l’accesso indiscriminato all’intero sistema di trasporto pubblico ed ai servizi ad esso connessi.”

Questo è al contempo un traguardo e un punto di partenza. – gli fa eco Vincenzo Falabella, Presidente della FISH – È un traguardo perché giunge al termine di un impegno comune a favore del diritto alla mobilità. Ma è soprattutto il punto di partenza che consente di guardare alle buone prassi già esistenti come esempio e di osservare le criticità in un’ottica propositiva. E infine consente di trasmettere a tanti operatori la consapevolezza della disabilità, non in termini pietistici, ma operativi.”

Gli alunni con cittadinanza non italiana A.S. 2016/2017


Sono il 9,4% della popolazione scolastica. Il 61% è nato in Italia

Il 5 e 6 aprile a Firenze la IV edizione del seminario
Costruttori di ponti – La scuola aperta sul mondo

Gli studenti con cittadinanza non italiana che siedono ai banchi delle nostre scuole sono 826mila, il 9,4% della popolazione studentesca complessiva, 11mila in più rispetto all’anno scolastico precedente. Leggermente superiore la quota dei maschi (52%) rispetto alle femmine (48%). Il 61% di loro è nato in Italia, appartiene quindi alle cosiddette seconde generazioni, una quota cresciuta del 35,4% nell’ultimo quinquennio. Nell’ultimo anno la crescita è stata di 24.000 unità (+5,1%). L’incidenza dei nati in Italia sul totale degli alunni con cittadinanza non italiana è dell’85,% nella scuola dell’infanzia, del 73,4% nella primaria, del 53,2% nella secondaria di primo grado, del 27% in quella di secondo grado. Una quota, quest’ultima, destinata a crescere nei prossimi anni.

La Lombardia è la regione con più studentesse e studenti  con cittadinanza non italiana (circa 208.000), circa un quarto del totale presente in Italia. La quota minore si registra, invece, in Campania. Dieci le nazioni più rappresentate, prima fra tutte la Romania (19,2%), seguita da Albania (13,6%), Marocco (12,4%), Cina (6%), Filippine (3,3%), India e Moldavia (rispettivamente 3,1%), Ucraina, Pakistan ed Egitto (tutte al 2,4%).

Il 92,1% delle alunne e degli alunni che ha conseguito la licenza della scuola secondaria di I grado ha scelto di proseguire gli studi: l’83,2% ha scelto un liceo, un istituto tecnico o professionale, l’8,9% ha scelto un percorso di formazione professionale regionale. Sono quindi 191mila le studentesse e gli studenti con cittadinanza non italiana che frequentano le scuole secondarie di II grado, il 7,1% della popolazione studentesca totale.  Il 34% delle diplomate e dei diplomati prosegue poi gli studi andando all’università. Il 39,7% di loro sceglie corsi di laurea dell’area sociale.

È tempo di rilanciare la scuola dell’infanzia

È tempo di rilanciare la scuola dell’infanzia prevedendone la generalizzazione in tutto il Paese

A cinquant’anni dalla sua istituzione è necessario rilanciare la scuola dell’infanzia statale, con un piano di investimenti finalizzato alla sua generalizzazione, discutendo anche, come sta avvenendo in Francia, della sua obbligatorietà, iniziando progressivamente a partire dall’ultimo anno. Lo abbiamo detto con chiarezza nella nostra assemblea nazionale sulla scuola del 21 e 22 marzo scorsi. In quell’occasione abbiamo fatto proposte chiare e precise per una scuola nuova, la scuola che verrà, che parte proprio dalla valorizzazione e generalizzazione della scuola dell’infanzia, segnalata unanimemente da studi internazionali come fattore determinante del successo formativo.

Questo segmento del sistema di istruzione è stato, invece, fortemente penalizzato dalla politica dei tagli degli ultimi 10 anni e totalmente ignorato dalla legge 107/2015 sul piano degli investimenti.

Quello che chiediamo, allora, al nuovo Parlamento è l’impegno per un serio investimento politico e finanziario, necessario al miglioramento sociale ed economico del Paese, un investimento che preveda organici che rispondano alla necessità di assicurare il modello pedagogico delle 8 ore in tutte le regioni di Italia e al superamento nel nuovo sistema 0-6 del nido inteso ancora come servizio a domanda individuale con i relativi costi per le famiglie. E’ necessaria, inoltre, la diminuzione del numero di bambini per sezione, l’aumento del  personale collaboratore scolastico, strutture adeguate e spazi educativi funzionali alla realizzazione del progetto educativo e per il benessere delle nostre bambine e dei nostri bambini.

Nuovo contratto Rai e disabilità: luci e ombre

Nuovo contratto Rai e disabilità: luci e ombre

 

Nel novembre scorso la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap chiese e ottenne un’audizione presso la Commissione di Vigilanza Rai. L’organo parlamentare stava infatti esaminando lo schema di Contratto di servizio Rai 2018-2022, atto di notevole rilievo dato il suo impatto sulla qualità e la strategia dell’informazione e dell’intrattenimento nel nostro Paese.

In quell’occasione la FISH fu particolarmente decisa e critica – ricorda il Presidente Vincenzo Falabella – esponendo le nostre perplessità sia in Commissione che, per trasparenza, con un immediato comunicato stampa. Non ci convinceva innanzitutto il linguaggio, l’estrema debolezza su misure di contrasto al pregiudizio, all’odio legato alla disabilità, alla provenienza, alla discriminazione multipla, agli stereotipi. E ancora: lo schema del Contratto rivelava un arretramento su molti aspetti che invece necessitano da subito di un adeguamento tecnologico. Pensiamo, ma solo a titolo di esempio, agli audiovisivi e al multimediale, ma anche a soluzioni come la sottotitolazione, le audiodescrizioni, il linguaggio accessibile.”

Il nuovo Contratto 2018-2022 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 marzo scorso è più soddisfacente?

Ci sono degli elementi positivi, ma permangono delle lacune invece piuttosto serie – prosegue Falabella – Quella più seria riguarda i principi ispiratori dell’informazione. Non è solo il mancato espresso richiamo ai principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ma anche alla sostanza della discriminazione basata sulla disabilità. Le mancanze già sollevate nel testo originale permangono tutte e pertanto sulla discriminazione basata sulla disabilità e sui luoghi comuni su di essa i riferimenti sono troppo generici per ingenerare un cambio di paradigma.”

Appare, invece, più articolata la parte relativa agli Obblighi specifici (art. 25) per le persone con disabilità.

Si prevede la sottotitolazione di almeno l’85% della programmazione delle reti generaliste tra le 6 e le 24 e di tutte le edizioni dei Tg nelle fasce orarie meridiana e serale. Questi ultimi saranno tradotti anche in lingua dei segni (LIS) in almeno una edizione al giorno.

Il Contratto prevede poi di “estendere progressivamente la sottotitolazione e le audiodescrizioni anche alla programmazione dei canali tematici, con particolare riguardo all’offerta specificamente rivolta ai minori” senza però fissare tempi di attuazione.

Più stringente è invece l’impegno ad assicurare, entro ventiquattro mesi, le audiodescrizioni ad almeno i tre quarti dei film, delle fiction e dei prodotti audiovisivi di prima serata e ad avviare forme di sperimentazione per favorire l’accesso all’offerta degli altri generi predeterminati.

Una doverosa attenzione – peraltro già obbligatoria per legge – è riservata anche all’accesso delle persone con disabilità sensoriale o intellettiva all’offerta multimediale, ai contenuti dei siti e dei portali Rai.

Il Contratto torna poi generico quando prevede (sine die) di predisporre un piano di intervento per sviluppare sistemi idonei a favorire la fruizione di programmi radiotelevisivi da parte di persone con deficit sensoriali.”

E quindi ci rimangono tre linee di impegno: – conclude Vincenzo Falabella – alzare la soglia di rivendicazione sulla qualità dell’informazione pubblica trovando leve anche fuori dal Contratto, ad esempio presso l’Autorità Garante per le Comunicazioni; vigilare sull’effettiva applicazione di ciò che è effettivamente previsto e, infine, agire per l’effettiva applicazione di ciò che è solo genericamente espresso come intento.”

Troppe ore sui tablet voti bassi in matematica

da la Repubblica

Troppe ore sui tablet voti bassi in matematica

Penalizzato chi li adopera sempre, risultati migliori per chi ne fa a meno L’indagine internazionale sulle competenze scientifiche di bimbi e ragazzi

Il dubbio lo avevano in molti, ma ora arriva la conferma dai numeri: gli alunni “troppo” digitali sono meno bravi a scuola. Verrebbe da dire che, per essere utili nello studio, le tecnologie possono essere usate ma con parecchia moderazione.

Secondo i risultati del Timss (Trends in International Mathematics and Science Study) 2015, l’indagine sulle competenze in Matematica e Scienze dei bambini di quarta elementare e dei ragazzini di terza media di mezzo mondo, le performance migliori vengono fornite dai ragazzi che si tengono a distanza da computer e tablet nei pomeriggi passati a studiare per il giorno successivo.

Estrapolando dall’enorme database di Timss i dati in base alla permanenza degli alunni davanti a computer e tablet, si nota che per ottenere buoni risultati basta studiare il vecchio libro di testo. Un trend che soprattutto alla primaria è sorprendente. All’elementare, in Matematica, i bambini italiani totalizzano nel complesso 506 punti, ma quelli che non usano quasi mai le tecnologie per svolgere i compiti a casa raggranellano 522 punti. E i loro coetanei che invece usano computer e tablet ogni giorno si fermano a 481 punti. Una differenza di oltre 40 lunghezze.

L’esposizione ideale alle tecnologie, che per l’Iea (il consorzio di studiosi e analisti di tutto il mondo che cura il rapporto) fa salire a 527 lo score, è di una o due volte al mese. Per Benedetto Vertecchi, decano dei pedagogisti italiani, il fenomeno è determinato “da due gli aspetti fondamentali”. «Uno tipicamente cognitivo e l’altro sociale.

Riguardo al primo — spiega — i bambini che usano massicciamente il computer usano meno la testa, hanno un atteggiamento più passivo nei confronti del mondo che li circonda e si muovono anche meno dal punto di vista motorio.

Dal punto di vista sociale — continua Vertecchi — a mio avviso il più drammatico, si vede che i bambini appartenenti a livelli sociali più avvantaggiati usano meno il computer di quelli appartenenti a gruppi svantaggiati. E i bambini messi davanti ad uno schermo sono in uno stato di passività, sono meno sollecitati». Le cose non cambiano passando alle competenze in Scienze o alla scuola media, dove in Matematica i ragazzini che utilizzano nei pomeriggi raramente (una o due volte al mese) computer e tablet raggiungono 509 punti. Gli adolescenti nostrani si fermano a 494 lunghezze, mentre gli utilizzatori compulsivi di mouse e tavolette elettroniche scendono a 484 punti. Per questa ragione, conclude il pedagogista, «in alcuni paesi, come Usa e Svizzera, nelle scuole più attente l’uso delle tecnologie è vietato fino a una certa età». Mentre “in Italia manca una politica che tenti almeno di capire le conseguenze sui giovanissimi di una esposizione esagerata alle tecnologie”. Ma c’è chi non crede che queste possano addirittura costituire un ostacolo all’apprendimento. «Più che il computer in se stesso — esordisce Paolo Mazzoli, direttore generale dell’Invalsi — credo che a incidere maggiormente sui risultati sia l’uso che si fa dello stesso. Oggi ci sono ragazzi che fanno cose egregie col computer anche a livello di studio, come la simulazione di esperimenti. E penso pure che questi dati siano condizionati dal livello di interesse che mostrano i ragazzi per lo studio. E poi i risultati sono una conseguenza. Aspetterei la prossima tornata di test, nel 2019, per analizzare questo aspetto».

Anno prova e formazione, disponibile sezione “Approfondimenti”. Sintesi del percorso formativo

da Orizzontescuola

Anno prova e formazione, disponibile sezione “Approfondimenti”. Sintesi del percorso formativo

di redazione

I docenti neo assunti sono attualmente impegnati a seguire i laboratori formativi e a svolgere le attività online nell’ambiente Indire.

Il percorso formativo, com’è noto, prevede una parte di formazione online e una parte in presenza, per poi giungere all’esame finale innanzi al comitato di valutazione.

PERCORSO FORMATIVO

Di seguito sintetizziamo le tappe del percorso.

Formazione in presenza:

  • incontri iniziali (laboratori formativi);
  • patto formativo;
  • laboratori formativi-visiting;
  • peer to peer;
  • incontri finali;
  • esame finale.

Formazione online:

  • curriculum formativo;
  • bilancio iniziale delle competenze;
  • documentazione di due attività didattiche (Attività 1 e Attività 2);
  • bilancio finale delle competenze;
  • rappresentazione dei propri bisogni formativi per il futuro;
  • questionari;
  • dossier finale.

SEZIONE APPROFONDIMENTI

Al fine di supportare i docenti neoassunti nel percorso suddetto, l’Indire ha aperto la sezione “Approfondimenti”, che contiene degli approfondimenti periodici su temi relativi alle varie tappe del percorso.

Nel primo numero troviamo quanto segue:

  1. Cartoline – Scatti e pensieri catturati dagli incontri iniziali neoassunti 2017/2018
  2. “Anno di Formazione e Prova: quali informazioni nell’ambiente online?” Di Valentina Della Gala (Indire)– A beneficio dei docenti in formazione e dei professionisti che li affiancano, in questo contributo si evidenzia in modo sintetico dove reperire le informazioni utili alle varie tappe della formazione.
  3. “Memorie e impressioni dalle visite in scuole innovative” di Stefano Meloni (USR Sardegna) – Racconto della sperimentazione del visiting nella Regione Sardegna, con riferimenti e approfondimenti al protocollo organizzativo messo in essere dai referenti USR per evidenziare il valore culturale, di crescita e di confronto che questa esperienza ha lasciato in tutti coloro che vi hanno partecipato.
    4. “INDUCAS, un’azione pilota europea a supporto dei neoassunti e dei loro tutor: primi bilanci e prospettive” di Massimiliano D’Innocenzo, Inducas – Si parla di due community online per neoassunti e per i loro mentori (“tutor”), attualmente in corso nell’ambito del progetto europeo INDUCAS, coordinato da European Schoolnet, implementato nel corso dell’anno scolastico 2017-18 in soli quattro paesi, tra cui l’Italia. Le community sono attualmente attive ed è possibile fare alcune riflessioni sull’interesse che queste azioni hanno suscitato tra i partecipanti e sui temi che hanno destato il maggior interesse.
  4. “Mentep (Mentoring Technology Enhanced Pedagogy)” di Gabriella Taddeo (Indire). Qui si presenta MENTEP, un tool per auto-valutare le proprie competenze digitali in ambito pedagogico, frutto di un progetto Europeo e ora disponibile per tutti i docenti. Il tool può risultare uno strumento utile per comprendere meglio i propri bisogni formativi, per mettere sotto la lente di ingrandimento una dimensione della competenza professionale dell’insegnante: quella legata all’uso del digitale. Usato a scuola dagli animatori digitali, invece, può fornire una “fotografia” dei bisogni del proprio corpo docente, in modo da pianificare in maniera più efficace l’offerta formativa individuale e di gruppo.

Una legge per tutelare i docenti aggrediti: parte la petizione

da La Tecnica della Scuola

Una legge per tutelare i docenti aggrediti: parte la petizione

Organici, pochi posti per tornare a casa: ancora tanti docenti con la valigia

da La Tecnica della Scuola

Organici, pochi posti per tornare a casa: ancora tanti docenti con la valigia

Estate INPSieme Italia, estero e corso di lingue: le graduatorie 2018

da La Tecnica della Scuola

Estate INPSieme Italia, estero e corso di lingue: le graduatorie 2018

Olimpiadi di Italiano 2018, premiati i vincitori: ecco chi sono gli studenti più bravi con la lingua italiana

da Tuttoscuola

Olimpiadi di Italiano 2018, premiati i vincitori: ecco chi sono gli studenti più bravi con la lingua italiana

Si sono sfidati a colpi di analisi del testo, riassunti, scrittura creativa sulle orme di Italo Calvino, hanno argomentato sul tema delle baby gang. Sono state assegnate questa mattina, a Firenze, le medaglie ai campioni dell’ottava edizione delle Olimpiadi di Italiano organizzate dal Ministero dell’Istruzione. È lo stesso Miur a darne notizia in una nota.

Sul podio, i ragazzi che hanno dimostrato la migliore conoscenza e padronanza della lingua italiana. Una vittoria importante e impegnativa: erano oltre 60.000 le studentesse e gli studenti in competizione quest’anno, solo in 84 sono arrivati in finale e hanno svolto le prove in questi giorni.

“Desidero fare i complimenti  alle vincitrici e ai vincitori di questa competizione, che rappresenta una straordinaria occasione per approfondire e valorizzare la conoscenza dell’italiano, attraverso una manifestazione ricca, articolata, capace di valorizzare e rendere protagonisti le ragazze e i ragazzi – ha dichiarato la Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, attraverso un messaggio inviato alle finaliste e ai finalisti -. Voglio complimentarmi anche con tutte e tutti coloro che hanno partecipato alle selezioni, arrivando in finale. La lingua è identità, unità, è strumento fondamentale per una cittadinanza reale, piena. Lingua e cittadinanza sono un binomio inseparabile. Non c’è cittadinanza se non c’è padronanza della lingua. Alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi un invito: portate in alto la nostra lingua, siatene orgogliosi ambasciatori”.

Le Olimpiadi di Italiano sono promosse dal Ministero dell’Istruzione sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Sono organizzate con la collaborazione dell’Accademia della Crusca e del Comune di Firenze. Si tratta di gare individuali di lingua italiana rivolte agli studenti delle secondarie di II grado delle scuole italiane e delle scuole italiane e sezioni all’estero.

Oggi, la proclamazione delle vincitrici e dei vincitori, nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio. Quella di quest’anno è una edizione da record: gli iscritti alle gare sono stati 60.300. Mai così tanti nelle precedenti edizioni. Ai ragazzi è stato chiesto di dimostrare perizia nell’analisi e comprensione del testo, capacità di sintesi e logico-argomentativa, ma anche creatività e originalità nell’uso della lingua.

Olimpiadi di italiano 2018: i premiati

– Senior Italia  
Paolo Valenti, Liceo Scientifico N. Copernico – Brescia
Samuele Dotta, Liceo G. Peano-S. Pellico – Cuneo
Giorgio Sciamanna, Liceo Classico Statale G. Leopardi – Spinetoli (AP)

– Junior Italia
Gaia Bortoluzzi, Istituto Superiore Statale G. Marconi – Conegliano (TV)
Livia Racanella, Liceo Classico e delle Scienze umane F.A. Gualterio – Orvieto (TR)
Camilla Cozzi, Liceo Classico G. Pascoli – Gallarate (VA)

– Senior estero
Kristi Nika, Scuola Italiana di Atene – Atene (Grecia)

– Junior estero
Filippo Milani, Liceo H. De Balzac – Parigi (Francia)

– Senior liceo
Paolo Valenti, Liceo Scientifico N. Copernico – Brescia

– Junior liceo
Gaia Bortoluzzi, Istituto Superiore Statale G. Marconi – Conegliano (TV)

– Senior Istituti Tecnici
Riccardo Gianfelici, Istituto Tecnico Tecnologico (E. Divini) – San Severino Marche (MC)

– Junior istituti tecnici
Giacomo Gabaldo, Educandato Statale San Benedetto – Montagnana (PD)

– Senior Istituti professionali
Mariagrazia Losurdo, Istituto di Istruzione Secondaria Superiore N. Garrone – Barletta (BT)

– Junior Istituti professionali
Sara Gava, Istituto d’Istruzione Superiore Statale Marco Fanno – Conegliano (TV)

Concorso docenti abilitati 2018: presentate circa 50mila domande. Il candidato medio è donna e del Sud

da Tuttoscuola

Concorso docenti abilitati 2018: presentate circa 50mila domande. Il candidato medio è donna e del Sud

Sono poco meno di 50mila gli insegnanti che hanno presentato domanda per partecipare al concorso per docenti abilitati della scuola secondaria di I e II grado bandito lo scorso febbraio. Lo scorso 26 marzo, alle 14.00, si è chiusa la fase di presentazione delle domande: sono 49.901 quelle inoltrate al Ministero dell’Istruzione, ne dà notizia un comunicato del Miur.

Secondo una prima analisi dei dati riportata dal Ministero, il numero maggiore di domande è stato presentato al Sud (23.476), seguito dal Nord (17.036) e dal Centro (9.389). La regione con il maggior numero di domande è la Campania (7.352 istanze inoltrate), seguono Lombardia (7.161), Sicilia (6.340), Lazio (4.797). Hanno presentato domanda soprattutto candidate donne: sono 34.020. L’età media di chi ha fatto domanda di partecipazione è 43 anni. Potevano presentare istanza anche i docenti già di ruolo: ne sono pervenute 10.404. La maggior parte delle domande proviene da insegnanti specializzati sul sostegno nella scuola di II grado e abilitati in Italiano, Storia, Geografia nella scuola secondaria di I grado. A seguire abilitati in discipline letterarie negli istituti di istruzione secondaria di II grado e scienze giuridico-economiche.

Poteva presentare domanda, come da bando, chi ha già una abilitazione per la scuola secondaria o è specializzato per l’insegnamento sul sostegno, inclusi le e i docenti già di ruolo. Le aspiranti e gli aspiranti insegnanti sosterranno una prova orale (il punteggio massimo è di 40 punti) e saranno inseriti in una graduatoria di merito, anche in virtù del punteggio derivante dai titoli posseduti e dal servizio pregresso (massimo 60 punti). I docenti vincitori del concorso dovranno poi superare con una valutazione positiva un anno di formazione e di tirocinio per la definitiva immissione in ruolo. La loro attitudine all’insegnamento verrà valutata anche con visite in classe.

L’iter del concorso docenti abilitati è iniziato lo scorso dicembre con la firma del necessario decreto da parte della Ministra Valeria Fedeli e con la pubblicazione dello stesso decreto in Gazzetta Ufficiale lo scorso 16 febbraio. Il bando di concorso rientra tra quelli previsti da uno degli otto decreti attuativi della Legge 107 del 2015 che ha disegnato un nuovo modello di reclutamento per i docenti con percorsi definiti e tempi certi per il ruolo. Il nuovo modello prevede anche una fase transitoria di cui il concorso per abilitati rappresenta il primo step. Seguiranno infatti il bando per docenti iscritti nelle graduatorie di istituto non abilitati ma con tre anni di servizio almeno alle spalle e quello per i neo-laureati.

La tabella regionale delle istanze elaborata dal Miur:

Regione Istanze
inoltrate
ABRUZZO 1.356
BASILICATA 704
CALABRIA 2.451
CAMPANIA 7.352
EMILIA ROMAGNA 2.803
FRIULI VENEZIA GIULIA 680
LAZIO 4.797
LIGURIA 855
LOMBARDIA 7.161
MARCHE 1.235
MOLISE 378
PIEMONTE 2.501
PUGLIA 3.813
SARDEGNA 1.082
SICILIA 6.340
TOSCANA 2.650
UMBRIA 707
VENETO 3.036
Totale nazionale 49.901