Quello che conta

Educazione finanziaria: online la prima versione del portale Quello che conta
Al via anche la consultazione pubblica sulla Strategia nazionale

Da oggi è online la prima versione del portale pubblico di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale Quello che conta (http://www.quellocheconta.gov.it), frutto del lavoro del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria guidato da Annamaria Lusardi.
Il portale offre ai cittadini una fonte informativa autorevole, semplice, rigorosa e indipendente, per aiutarli a prendere decisioni consapevoli nel campo della finanza personale e familiare, dell’assicurazione e della previdenza.
Nel portale Quello che conta sono disponibili: 5 consigli elementari, utili a ridurre il rischio davanti alle scelte sull’impiego delle proprie risorse finanziarie, 7 cose da sapere senza le quali ogni scelta potrebbe risultare poco consapevole e 12 guide pratiche che aiutano a comprendere i rischi e le opportunità che si presentano in specifiche circostanze. Questo contenuto è corredato di un glossario di finanza, assicurazione e previdenza in continua evoluzione e della descrizione dei diversi strumenti bancari, finanziari, previdenziali ed assicurativi accessibili sul mercato. L’accesso ai contenuti è guidato attraverso l’identificazione esemplificativa di 6 momenti che contano nella vita e di nozioni di base utili ad affrontare le scelte di tutti i giorni.
In futuro il portale includerà strumenti di simulazione e auto-apprendimento e fornirà informazioni sulle iniziative e le occasioni di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale promosse dal Comitato.
I contenuti del portale sono curati dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, cui partecipano amministrazioni centrali dello Stato, autorità indipendenti e rappresentanze dei consumatori (Ministero dell’economia e delle finanze, Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, Ministero dello sviluppo economico, Banca d’Italia, Consob, Ivass, Covip, Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo dei consulenti finanziari).
Il portale viene pubblicato in versione beta, concepita come un test aperto a suggerimenti e indicazioni che cittadini e organizzazioni vorranno trasmettere per migliorarne contenuto e linguaggio, contribuendo con le proprie competenze ed esperienze.
Con la pubblicazione del portale Quello che conta parte anche la consultazione della Strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, che resterà aperta fino al 31 maggio 2018.
La Strategia nazionale ha un obiettivo ambizioso, da conseguire in una prospettiva di lungo periodo: agevolare tutti i cittadini nell’acquisizione di conoscenze e competenze finanziarie perché ciascuno, con le risorse di cui dispone, possa effettuare scelte tali da contribuire a costruire un futuro sereno e sicuro.
Per assicurare che la Strategia prenda in considerazione tutte le esigenze della collettività, il Comitato chiede a cittadini, centri di ricerca, associazioni di consumatori, investitori, imprese, sindacati, di partecipare alla stesura della versione definitiva fornendo opinioni e suggerimenti sulla bozza posta in consultazione.
Si può partecipare alla consultazione pubblica sulla Strategia dal portale Quello che conta all’indirizzo http://www.quellocheconta.it/it/chi-siamo/strategia-nazionale/ e dal portale Italia OPEN GOV all’indirizzo http://open.gov.it/it/itaedufin/ .
La consultazione online è svolta in collaborazione con il Dipartimento della Funzione Pubblica – Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria ha il compito di programmare e promuovere iniziative di sensibilizzazione ed educazione finanziaria per migliorare in modo misurabile le competenze dei cittadini italiani in materia di risparmio, investimenti, previdenza, assicurazione.
Il Comitato è composto da undici membri ed è presieduto da un direttore, nominato dal Ministro dell’economia e delle finanze d’intesa con il Ministro dell’istruzione, università e ricerca scientifica tra personalità con comprovate competenze ed esperienza nel settore. La partecipazione al Comitato non dà titolo ad alcun emolumento o compenso o gettone di presenza.
Il Comitato opera attraverso riunioni periodiche collegiali e il lavoro di specifici gruppi cui possono partecipare accademici ed esperti nella materia.
Il Comitato è presente su Twitter con l’account @ITAedufin.
Per ulteriori informazioni: educazionefinanziaria@mef.gov.it

Scacco matto in tre mosse

Scacco matto in tre mosse

di Vincenzo Andraous

In questi giorni qualcuno ha scritto: “Penso che il carcere sia un’invenzione stupida perché non migliora ma invece peggiora i suoi abitanti, non stimola nessuna riconciliazione fra vittima e carnefice. Inoltre, dopo tanti anni di carcere scontato, la pena non ha più nulla a che vedere con il recupero sociale”.

Quante volte ho scritto anch’io queste parole, quante volte ho ribadito che una pena che non si piega ad alcuna utilità e scopo non farà mai sicurezza, quante volte.

Eccoci ancora qui a parlare di carcere, di galera, di sotterranei sub-urbani, di celle e morti ammazzati, di riforme inconcludenti, di urla e grida per bene silenziate.

Carcere, carcere, carcere, come se la prigione fosse la soluzione a ogni sberleffo consegnato alla vita, a ogni umiliazione sgomitata alla vita, a ogni tragedia per lo più incomprensibile.

Carcere e sovraffollamento che nuovamente sale come dato esponenziale, comprime ogni umanità, ribaltandone valori e principi universali, nell’ inutile consuetudine delle parole deprivate di sostanza e quindi significato.

Ripensando a questa sorta di terra di nessuno, dove appunto nessuno vuole guardare, mi ritorna in mente un testo teatrale che ho scritto e portato in scena qualche tempo fa: Art. 27 e vecchi merletti.

Nella scena quarta il protagonista-detenuto parla del penitenziario in asfissia in maniera anche presuntuosa, affermando che la problematica devastante del sovraffollamento che rende impraticabile qualsiasi forma di sopravvivenza, figuriamoci di rieducazione, ma forse è possibile aggirarla con uno scacco matto in tre mosse.

Come è dato sapere la popolazione carceraria, attualmente, s’aggira intorno alle sessantamila unità, suddivisa in tre parti quasi identiche tra detenuti stranieri, detenuti tossicodipendenti, detenuti autoctoni criminalità comune. Il restante dieci per cento è composto da detenuti organici, o un tempo facenti parte le grosse organizzazioni criminali, per lo più sottoposti al 41 bis o in regime di alta sicurezza-sorveglianza.

Ebbene, siamo un paese che ogni volta viene strattonato politicamente da altri paesi, reagisce affermando che la nostra sovranità e autorevolezza ci aiuta sempre a non demordere, infatti siamo stati capaci di paralizzare le colonne di migranti in mare e terra, mettendoci d’accordo con paesi di dubbia democrazia e moralità, attraverso fiumi di danari e commesse. Abbiamo fermato l’inondazione inarrestabile di miserie umane, al prezzo di non vedere né sentire. Dunque se abbiamo nella nostra faretra sittanta autorevolezza e decisionismo, non vedo perché i tanti e troppi detenuti stranieri in carcere, e quindi non stiamo parlando di profughi tanto meno di rifugiati, né di uomini e donne e bambini in fuga dall’orrore della guerra, dalla tortura e dagli ammazzamenti, bensì di persone pregiudicate e reiteratamente incarcerate per reati contro il patrimonio, per spaccio, per violenze indicibili sulle persone. Perché non dovremmo usare quell’autorevolezza e capacità decisionale per rimandarli nel loro paese di origine a scontare le pene comminate.

Abbiamo una ampia fetta di detenuti tossicodipendenti, per non parlare di quella larga parte di persone che potrebbero essere declinate tranquillamente borderline, peggio, dichiaratamente da doppia diagnosi.

Sul nostro territorio da nord a sud ci sono molte comunità di servizio e terapeutiche che possono essere approntate a ricevere questi “malati” perché di persone malate si tratta, la galera non può certo assolvere al loro disagio sanitario, non solo e non tanto per smetter momentaneamente la dipendenza fisica, ma soprattutto per costruire una possibilità di rinascita dignitosa. Checché se ne dica o si tenti di far passare per buona, la dicitura del recupero e della rieducazione, rimane il fatto che il carcere non insegna né fa apprendere il valore del rispetto per se stessi e per gli altri.

C’è un bacino di utenza penitenziaria che non ha come problema primario l’assoggettamento al crimine, alla dipendenza delle sostanze, bensì è soggetta a un vero e proprio disagio psichico.

E siamo arrivati alla percentuale non di poco conto di popolazione autoctona, cosiddetta criminalità comune, quelli che risultano essere dati statistici alla mano, di bassa pericolosità sociale. Che però fanno così rumore da esser percepiti come i peggiori, infatti sono quelli che entrano nelle nostre per rubare, mettondo le mani nelle nostre cose più intime.

Da qualche anno sono responsabile insieme ai miei colleghi nella Comunità Casa del Giovane di un nuovo laboratorio istituito per ospitare persone imputate di reati minori, in messa alla prova o in lavoro socialmente utile, che i tribunali avendo ottenuto la nostra disponibilità, mandano presso le nostre strutture per far loro svolgere quanto stabilito in sentenza, una pena risarcitoria-riparativa e dunque non ininfluente/inconcludente.

Mi chiedo quindi perché non sono indirizzati in percorsi di pubblica utilità tutti quei detenuti a non elevato indice di pericolosità, che invece sovraffollano passivamente il carcere italiano, senza nulla imparare né apprendere, l’importanza di una scelta di cambiamento effettiva, perché connotata da una revisione critica del proprio vissuto.

Insomma cambiano cordata i partiti, nascono nuovi movimenti, così che le idee e gli ideali sommandosi e detraendosi rimangono progetti impolverati dall’incuria intellettuale.

Praticamente è storia vecchia: tutto cambia per rimanere esattamente come è.

Qualcuno potrebbe licenziare quanto fin qui detto, stabilendo che è una proposta esageratamente ambiziosa, a tal punto da rasentare l’utopia.

Potrei tranquillamente obiettare che soltanto l’utopista è un illuso nella teoria e un violento nella pratica, mentre chi si s’accompagna all’utopia non confonde mai il vicolo cieco con la strada maestra.

In conclusione sarà bene per ognuno e per ciascuno comprendere che la libertà non è altro che responsabilità, di conseguenza la capacità di opporre scelte consone. Infatti la libertà non è fare tutto quello che voglio come pensa normalmente un adolescente.

Ecco che allora per chi si troverà a varcare un portone blindato del carcere, sarà davvero salutare che quando ritornerà in seno alla società, abbia raggiunto quella maturità, che lo porterà a pensare che forse la pena l’ha scontata, nonostante l’indicibilità di una sofferenza gratuita e non contemplata in alcun codice penale tanto meno dalla nostra Costituzione.

Forse proprio adesso che i piedi sono “fuori” iniziano i conti con la propria coscienza.

Se il carcere saprà aiutare ad esser uomini migliori, non costringendo le persone a sentirsi cose, oggetti, numeri, avremo una città migliore, ma soprattutto avremo una società migliore.

Prosegue la mobilitazione dei dirigenti

Consiglio Nazionale dell’ANP: prosegue la mobilitazione dei dirigenti!

Il Consiglio Nazionale dell’ANP, riunitosi a Roma il 15 aprile 2018, ha preso posizione sulla mobilitazione della categoria.

Riportiamo qui di seguito il documento approvato all’unanimità da tutti i consiglieri.


DOCUMENTO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ANP

Roma, 15 aprile 2018

 

Il Consiglio Nazionale dell’ANP, in data 2 aprile 2017, ha dato inizio ad una stagione di mobilitazione dei dirigenti delle scuole sintetizzata nell’espressione “La rabbia dei presidi”. La nostra rabbia è stata resa visibile con varie forme di protesta.

Esse mirano a facilitare il raggiungimento di precisi risultati: una retribuzione equa e condizioni di lavoro professionalmente adeguate al ruolo. Ben 3000 dirigenti lo hanno chiesto con forza durante la nostra manifestazione del 25 maggio 2017 a Roma.

Oggi, 15 aprile 2018, riconosciamo che qualche varco è stato aperto nel percorso verso la perequazione retributiva, ma ancora nessun risultato concreto è stato raggiunto.

Il cedolino dei dirigenti continua a segnalare l’iniqua differenziazione esistente, all’interno dell’area istruzione e ricerca, con gli altri colleghi.

Inoltre, constatiamo che le condizioni di lavoro dei dirigenti delle scuole non sono migliorate nella misura da noi richiesta: l’Amministrazione assicura a parole la volontà di snellire le procedure e di alleggerire i carichi di lavoro ma continua, di fatto, ad imporre vessazioni burocratiche che non migliorano la qualità del servizio e che sono inutilmente onerose per i dirigenti e le scuole.

La procedura di valutazione dei dirigenti, in particolare, appare anche per l’anno in corso insensata ed inefficace: non avrà alcuna connessione con la retribuzione di risultato e continua ad essere irragionevolmente complessa ed opaca.

Questo, per noi, rende inaccettabile la compilazione del portfolio anche per il 2017/2018.

L’ANP crede nella valutazione da sempre e pretende che l’Amministrazione non svenda questo prezioso strumento di riconoscimento professionale pur di assecondare quelle organizzazioni sindacali che sono solo interessate a “scardinare le leggi”, senza alcuna cura dell’interesse pubblico.

Noi non accettiamo che simili accordi vanifichino le disposizioni legislative. 

Il Consiglio Nazionale, pertanto, conferma con forza lo stato di agitazione già proclamato e invita i colleghi mantenere vive le forme di protesta: ora più che mai è necessario garantire una pressione costante sull’Amministrazione. Siamo infatti alla vigilia della sessione negoziale per quello che è il primo contratto dell’area istruzione e ricerca. I dirigenti delle scuole, oggi, non sono più confinati nella gabbia di una malintesa specificità.

Chiamiamo tutti i dirigenti, a prescindere dall’appartenenza sindacale, a protestare con noi e ad assumere comportamenti coerenti fino al raggiungimento degli obiettivi aderendo alle forme di protesta indicate: l’unione fa la forza!

Il Consiglio Nazionale conferisce mandato al Presidente Nazionale di mettere in atto tutte le iniziative coerenti con il presente documento.

La rabbia dei presidi è ancora viva. La protesta pure.

Lingua inglese e contesti culturali

Lingua inglese e contesti culturali

di Eleonora Blundo *

In un precedente articolo (E. Blundo, Giappone, l’inglese nelle primarie è una questione controversa, Webmagazine La vita scolastica, Giunti, 4 aprile 2017), abbiamo avuto modo di parlare dell’insegnamento della lingua inglese in un contesto particolare come il Giappone caratterizzato dall’ uso di un sistema di scrittura molto diverso rispetto a quello occidentale. Vi è comunque un grande impulso a diffondere questa lingua veicolare, anche grazie alle molte scuole locali, mosse dal desiderio di avvicinare i bambini alla lingua straniera.

Tra le numerose (e forse anche più longeve) scuole di inglese a Tokyo, spicca la Pacific Language School (PLS), giunta quest’anno al suo quarantaquattresimo anniversario (www.pacificlanguageschool.com/english-overview/ ). La PLS nasce nel lontano 1973 dall’idea di due coniugi, Ray e Masumi Ormandy, lui americano e lei giapponese, entrambi docenti universitari.

Essi raccontano come a quei tempi, in Giappone, lo studio della lingua inglese fosse finalizzato al solo superamento degli esami di ammissione nelle scuole e non ci fosse alcun interesse per le lingue straniere, né un reale contatto con queste. Il loro intento, dunque, fu da subito quello di promuovere uno studio pratico della lingua, finalizzato a una comunicazione concreta, che potesse infondere nei bambini la sicurezza necessaria per interagire in una lingua straniera.

All’inizio, il progetto non fu bene accolto dalle famiglie in quanto si supponeva che l’apprendimento di una lingua straniera, per di più con un alfabeto diverso da quello usato quotidianamente dai bambini giapponesi, avrebbe ostacolato quello della lingua madre. Ciononostante, essi decisero comunque di portare avanti il progetto e, alla fine, il loro metodo portò al conseguimento di ottimi risultati, anche grazie alla produzione di materiale didattico originale, servendosi all’epoca di veri e propri mezzi di fortuna. Nonostante le molte difficoltà, l’obiettivo fu raggiunto con successo: rendere l’apprendimento dell’inglese naturale, assolutamente efficace e divertente per i piccoli studenti giapponesi.

Se nel 1973 la Pacific Language School era poco più che un modus insegnandi in attesa di essere riconosciuto, oggi la scuola vanta un metodo consolidato e affermato, con un ampio network di scuole gemellate (attualmente circa 50) in tutto il Giappone, che hanno deciso di adottare lo stesso sistema didattico, entrando così a far parte della PLS Sister School Association.

Dal 2004 è inoltre operativo un centro di ricerca (PLS Institute of English Education), che sviluppa e fornisce programmi di aggiornamento, workshop, training e seminari non solo alle scuole private, ma anche a quelle pubbliche (sia elementari che medie).

Ad oggi, l’obiettivo della PLS non riguarda esclusivamente la didattica linguistica. Negli ultimi anni, la globalizzazione ha in parte cambiato le tendenze di questo Paese, per certi versi ancora molto conservatore, imponendo l’esigenza di una maggiore apertura verso il mondo circostante. Un’apertura che non si circoscrive al solo mezzo di comunicazione, usato correttamente, ma piuttosto si estende alla formazione degli studenti come individui sociali, capaci di relazionarsi e convivere con il prossimo. L’eye contact (contatto visivo) e le strette di mano, che di per sé non fanno parte della cultura locale, vengono quindi fortemente incoraggiati da tutto lo staff e i docenti della scuola.

Lo scorso anno, la Pacific Language School ha avviato un progetto di collaborazione con l’Istituto Comprensivo “San Daniele Comboni” di Limone sul Garda (Brescia), grazie anche all’interessamento della locale Amministrazione comunale. Il progetto consiste nella sperimentazione del metodo PLS e di alcuni materiali all’interno di alcune classi elementari della scuola di Limone, conformemente al curriculum didattico previsto in Italia.

Ancora oggi l’insegnamento della lingua inglese, non solo in Italia ma anche in Giappone, verte soprattutto su nozioni grammaticali e lascia poco spazio alla comunicazione e all’interazione. Sorprende come due realtà, geograficamente lontane, siano in realtà così vicine, accomunate da limiti e difficoltà simili nell’apprendimento e insegnamento dell’inglese. Con questa premessa, l’intento di entrambe le scuole è quello di portare avanti la ricerca in ambito didattico, professando un comune obiettivo: garantire un’educazione completa e quanto più possibile ottimale per il futuro degli studenti.

*PLS, Tokyo, traduttrice ed esperta di cultura giapponese

Fedeli: preoccupa il calo degli studenti, ma bisogna continuare puntare su inclusione e innalzamento della qualità

da Il Sole 24 Ore

Fedeli: preoccupa il calo degli studenti, ma bisogna continuare puntare su inclusione e innalzamento della qualità

«Se si vuole affrontare in modo efficace il valore cruciale per il Paese dell’istruzione, tema fondamentale per il futuro delle nuove generazioni, bisogna sempre avere una visione strategica. Lavorare e investire costantemente per l’inclusione e per l’innalzamento della
qualità del sistema, partendo da ciò che già abbiamo oggi, in un’ottica di costante miglioramento. E allora, se entro i prossimi dieci anni ci saranno un milione di studentesse e studenti in meno, non possiamo non essere preoccupati per il calo demografico che si sta verificando nel nostro Paese, con un conseguente progressivo invecchiamento della popolazione. Ma dobbiamo anche da subito avere, per il settore Istruzione, uno sguardo lungo, riflettere nella cornice di un piano strategico, funzionale a una sempre maggiore qualità della formazione delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi e del sistema educativo”. Così la ministra titolare del Miur, Valeria Fedeli, in merito alle proiezioni contenute nello studio pubblicato dalla Fondazione Agnelli “Scuola, orizzonte 2028”».

Dal rapporto emerge che nei prossimi dieci anni ragazze e ragazzi in età scolare, compresi tra i 3 e i 18 anni, passeranno dagli attuali 9 milioni a 8 milioni. «Questa prospettiva non deve – ha sottolineato la ministra Fedeli – comportare una riduzione drastica del numero delle cattedre, un esubero di docenti o un rallentamento del turn over. Affrontando un simile scenario con una visione strategica, i decisori politici possono e, a mio giudizio, devono continuare ad investire su quella che è l’intera filiera del sapere. Così come abbiamo fatto in questi anni. Non bisogna mai più tornare a epoche di tagli e riduzioni. Perché se è vero, come è vero, che al centro del sistema educativo ci sono le studentesse e gli studenti, una riduzione del loro numero può essere affrontata, diversamente dal passato, curvando sempre di più il sistema per rispondere alle loro esigenze e alle sfide del futuro. E questo va fatto in modo strutturale. Diminuzione del numero di alunne e alunni per classe, rafforzamento e allargamento della possibilità di scelta del tempo pieno, in alcune regioni del Paese decisamente carente, attuazione del piano per combattere la dispersione scolastica, che è la base per combattere le diseguaglianze e le altre povertà, reti territoriali per l’apprendimento permanente, favorire e sostenere l’attivazione di percorsi d’istruzione integrati sono alcuni esempi di una scuola che possiamo disegnare già oggi, consapevoli di questi scenari. Alcune scelte in questo senso sono già state compiute», ha affermato ancora Fedeli.

«Il calo di studentesse e studenti è già in atto, ma i 15 mila posti in organico di diritto in più messi nel 2017, lo sforzo per i nuovi concorsi, l’impegno profuso per il potenziamento del
personale, bandi come ”Scuole al centro” per l’apertura degli istituti anche d’estate e gli stessi bandi Pon per contribuire a realizzare una scuola aperta, inclusiva e innovativa sono azioni messe in campo in questi ultimi anni proprio pensando al fatto che, in ogni caso, la scuola debba sempre essere potenziata, mai impoverita. La recente riforma dell’istruzione – conclude Fedeli – va in questa direzione. Su questa traccia bisognerà proseguire, rendendo strutturali le scelte compiute, e continuando a ragionare anche per dare risposte strategiche alle sfide che il nostro Paese si troverà ad affrontare nel prossimo decennio».

Invalsi III media, Miur: svolte un milione e mezzo di prove

da Orizzontescuola

Invalsi III media, Miur: svolte un milione e mezzo di prove

di redazione

Le prove Invalsi  nelle classi terze della scuola secondaria di primo grado sono in corso di svolgimento e termineranno il 21 aprile 2018.

La somministrazione, infatti, considerata la nuova modalità di svolgimento al computer, è prevista in un arco temporale compreso tra il 4 e il 21 aprile, all’interno del quale ciascuna scuola ha scelto la finestra di somministrazione indicata dall’Invalsi.

Le prove, viste le novità (svolgimento al PC e prova di Inglese), hanno destato non poche preoccupazioni alle scuole, al Miur e all’Invalsi medesimo.

Le prove riprenderanno lunedì e, ad oggi, come riferisce il Miur, sono state svolte un milione e mezzo di prove:

Prove Invalsi CBT. Oggi (14 aprile) abbiamo superato un milione e mezzo di prove concluse! Siamo al 67,5% del totale. Grazie ancora a tutti: dirigenti, docenti somministratori, collaboratori tecnici e, ovviamente, studenti della terza media. Si ricomincia lunedì 16 aprile.

La nostra Guida

Ape volontario, disponibile servizio presentazione domanda online. Termine ultimo istanza 18 aprile

da Orizzontescuola

Ape volontario, disponibile servizio presentazione domanda online. Termine ultimo istanza 18 aprile

di redazione

Il 18 aprile p.v., come già riferito, è il termine ultimo per la presentazione delle domande per accedere all’Ape volontario.

Ape volontario, istruzioni Inps su: requisiti, certificazione diritto e prestito. Presentazione domanda entro il 18 aprile

CHI PUÒ PRESENTARE DOMANDA

Possono presentare domanda, entro il 18 aprile 2018, coloro i quali hanno maturato i requisiti tra il 1° maggio e il 18 ottobre 2017. Per i requisti leggi qui

COME PRESENTARE DOMANDA

La domanda può essere presentata online, come comunicato dall’Inps:

È disponibile il servizio online Ape Volontario – domanda di anticipo finanziario a garanzia pensionistica.

Il servizio permette di inviare la domanda di accesso all’anticipo pensionistico, attraverso l’uso dell’identità digitale SPID almeno di secondo livello.

CERTIFICAZIONE DIRITTO

La domanda si può presentare a condizione di aver ottenuto la certificazione del diritto all’Ape.

Vai al servizio

Scuole Polo per l’inclusione, quante ne vanno individuate e quali compiti svolgono. Nota Miur

da Orizzontescuola

Scuole Polo per l’inclusione, quante ne vanno individuate e quali compiti svolgono. Nota Miur

di redazione

Il Miur, con nota n. 847 del 12 aprile 2018, ha fornito delle precisazioni in merito al ruolo delle scuole Polo per l’inclusione, di cui al decreto legislativo n. 66/2017.

Nella nota si evidenziano sia gli elementi di continuità rafforzati dal succitato decreto sia gli elementi di innovazione.

ELEMENTI DI CONTINUITÀ

Il decreto conferma il ruolo strategico della collaborazione tra istituzioni pubbliche, private e famiglie e rafforza i luoghi di confronto e partecipazione, sia per le decisioni di carattere generale sia per quelle riguardanti la definizione del progetto individuale.

Al fine suddetto, sono state istituite le Scuole Polo quali luogo di confronto e partecipazione.

SCUOLE POLO

Compiti

Le scuole Polo hanno il compito di svolgere azioni di supporto e consulenza con le reti del territorio per la promozione di ricerca, sperimentazione e sviluppo di metodologie e uso di strumenti didattici per l’inclusione.

Al fine suddetto, ogni scuola Polo si relaziona con i vari gruppi per l’inclusione (GLIR, GIT, GLI, CTS e CTI).

Individuazione

E’ prevista l’istituzione di una scuola Polo per ogni ambito territoriale, individuata dalle scuole del medesimo ambito, in rete o individualmente, in continuità con quanto stabilito in merito alle scuole polo per la formazione.

Attività

Queste, a titolo esemplificativo, le azioni che le scuole polo possono attivare:

  • orientamento scolastico;
  • individuazione e diffusione modelli didattici e organizzativi considerati efficaci per l’inclusione;
  • attività di formazione/informazione rivolte sia al personale scolastico sia agli stakeholder, in collaborazione con la scuola Polo per la formazione;
  • consulenza e supporto nei percorsi di alternanza scuola-lavoro;
  • istituzione di gruppi di ricerca e sperimentazione tra docenti e/o con personale di altre amministrazioni (sanità, sociale …);
  • proposte di ampliamento dell’offerta formativa per l’ambito territoriale anche in orario extracurricolare;
  • rilevazione dei bisogni formativi di ambito e valorizzazione delle professionalità anche in un’ottica di utilizzo in rete.

Le scuole Polo, conclude la nota, operano in sinergia con tutte le altre istituzioni scolastiche dell’ambito, in presenza o meno di una rete formalizzata.

nota Miur

Un anno di scuola all’estero, occhio a tutor e famiglia ospitante: il caso della studentessa rimasta sola

da La Tecnica della Scuola

Un anno di scuola all’estero, occhio a tutor e famiglia ospitante: il caso della studentessa rimasta sola

Sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio

(Lunedì, 16 aprile 2018) ll Piano nazionale di formazione docenti 2016-2019 fornisce opportunita’ importanti necessarie per professionalizzare la formazione, per studiare e capire nuove metodologie, valutarne le ricadute e l’impatto nel lavoro del docente, cercando di delineare alcune prime condizioni attuative del principio sancito dal comma 124 della legge 107 del 2015. Per accompagnare e arricchire tale riflessione la Direzione generale per il personale scolastico del Ministero ha costituito tre gruppi di lavoro (Decreto Direttoriale protocollo 941 del 21 settembre 2017) con l’obiettivo di favorire la focalizzazione di alcune delle principali questioni del Piano nazionale di formazione 2016-2019 in particolare su temi quali: indicatori di qualita’, standard professionali, curriculum e portfolio professionale del docente. Il documento in allegato illustra il lavoro dei 3 gruppi.


Giornata della ricerca italiana nel mondo

Lunedì 16 aprile alle ore 18.00 si apre alla Farnesina la prima edizione della Giornata della ricerca italiana nel mondo, iniziativa lanciata con uno specifico Decreto dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), d’intesa con il MAECI e il Ministero della Salute, nella ricorrenza del 15 aprile – data della nascita di Leonardo Da Vinci –  per promuovere e valorizzare il lavoro delle ricercatrici e dei ricercatori e  divulgare i risultati delle loro ricerche nel mondo.

L’evento vede la partecipazione del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) Angelino Alfano e della Ministra del MIUR Valeria Fedeli.

Alla sessione inaugurale, moderata dal Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese Vincenzo de Luca, interverranno anche il Presidente della Consulta dei Presidenti degli Enti pubblici di Ricerca Massimo Inguscio, il Presidente della Conferenza dei Rettori Gaetano Manfredi, il Presidente della Ricerca e Sviluppo di  Confindustria Daniele Finocchiaro, il Capo Dipartimento per la formazione superiore e la ricerca del MIUR, Marco Mancini e il  Commissario italiano all’EXPO di Dubai 2020 Paolo Glisenti.

In rappresentanza dei tre settori rappresentativi del sistema della ricerca italiano (università, centri di ricerca e industria), si terrà la tavola rotonda “Raccontare scienza e tecnologia italiane nel mondo” dove interverranno alcuni “testimonial” della giornata: Maria Chiara Carrozza, Professore di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Direttore Scientifico della Fondazione Don Gnocchi Onlus con sede a Milano; Luciano Maiani, Professore Emerito dell’Università di Roma La Sapienza;  Fulvio Uggeri, Direttore Innovazione  globale e Operazioni tecniche di Bracco Imaging.

Forte il coinvolgimento nell’iniziativa della Farnesina, che presenterà un programma di 81 eventi, organizzati in 53 diverse sedi diplomatiche all’estero. Si punterà a sottolineare il valore della ricerca italiana e dei nostri ricercatori,  la qualità del  nostro sistema educativo e il  know-how tecnologico nazionale.

Il commento del Ministro Alfano: “La scienza permette di superare i confini e le barriere culturali e linguistiche e ha la capacità di accompagnare con efficacia l’azione politico-diplomatica, talvolta precedendola. L’Italia è orgogliosa dei suoi ricercatori, che in Italia e all’estero sono riconosciuti per a loro capacità e per la loro creatività, ambasciatori della nostra cultura, della nostra consuetudine a perseguire conoscenza e innovazione, del nostro saper coniugare valori civili, qualità della vita, bellezza e modernità. Ovvero del nostro saper vivere all’italiana”.

Il commento della Ministra Fedeli: “La ricerca è decisiva per la crescita del nostro Paese – crescita economica, sociale, culturale, civile -, per la nostra competitività a livello internazionale. Oggi la consapevolezza di quanto questo settore della conoscenza valga e pesi è aumentata e gli ultimi governi hanno chiaramente riconosciuto il valore della ricerca, incrementando le risorse a essa destinate e predisponendo azioni e interventi a supporto e potenziamento. Sono convinta che dobbiamo proseguire su questa strada: bisogna consolidare investimenti e programmazione, per fare della ricerca motore di sviluppo sostenibile e giusto per l’Italia. Ho voluto istituire con grande convinzione e determinazione questa iniziativa congiunta. La Giornata di oggi non serve solo a celebrare le nostre migliori intelligenze, ma anche e soprattutto a ribadire l’importanza di un nostro sostegno e della nostra collaborazione alla loro attività. Il nostro Paese deve dire grazie alle nostre ricercatrici e ai nostri ricercatori: la loro eccellenza ci porta ad emergere in maniera incontestabile nei contesti europei e internazionali”.

Al termine della serata, sarà presentata in anteprima nel Salone d’onore, in Sala Mosaici e in Sala Mappamondi della Farnesina la mostra “Italia: la bellezza della conoscenza”, promossa e finanziata dalla Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del MAECI e realizzata tramite il Consiglio Nazionale delle Ricerche con il contributo dei quattro musei scientifici italiani di rilievo internazionale: Fondazione IDIS – Città della Scienza di Napoli, Museo Galileo di Firenze, Museo delle Scienze di Trento e Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano che hanno raccolto elementi, immagini e oggetti da Università, Centri di ricerca e imprese innovative. La mostra rimarrà installata alla Farnesina dal 16 al 20 aprile, giornata quest’ultima già dedicata a visite del pubblico esterno, nell’ambito del Calendario “Farnesina Porte Aperte”. Subito dopo, la mostra partirà per un tour mondiale.